Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Monteodorisio (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Monteodorisio (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI MONTEODORISIO (CH)
 
Ospitalità nel Paese di MONTEODORISIO (Ch) (m. 315 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Monteodorisio: 42°05′N - 14°39′E
     
  CAP: 66050 -  0873 -  0873.316139 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI MONTEODORISIO 0873.316131   0873.316450       0873.  -  00257030692
Raggiungere Monteodorisio Satzione: Vasto/San Salvo   Aeroporto d'Abruzzo a 66 Km.  Uscita: Casalbordino/Vasto Nord
 
HOTELS ED ALBERGHI MONTEODORISIO (CH)
La chiesa di San Giovanni Battista è sita in Via Duca degli Abruzzi a Monteodorisio in provincia di Chieti. Storia: La chiesa risale a prima del XIV secolo. La chiesa è menzionata durante la visita dell'arcivescovo G. Oliva del 1528 come ben curata nonostante le invasioni dei turchi. In seguito, nel 1831, fu demolita. Della chiesa medievale rimangono tuttavia delle mura di fondazione. Successivamente la chiesa viene ampliata e l'ingresso è spostato da ovest a nord. La ricostruzione fu terminata nel 1861 nello stile neoclassico. Descrizione: La facciata è in cortina laterizia di cui il registro inferiore è suddiviso da quattro paraste con capitello dorico. Sopra vi è un timpano semicircolare. L'interno è a tre navate. Un organo, costruito nel 1757 ed attribuito ai D'Onofrio, si trova presso il transetto a destra dell'altare maggiore presso una cantoria in legno con parapetto mistilineo curvo al centro con delle pitture che imitano in marmo. La cassa è lignea, mentre i mantici sono disposti l'uno sopra l'altro sotto l'organo. Tra le campate e sul cornicione vi sono delle decorazioni vegetali. Sotto la cantoria si trovava, in origine, l'ingresso. Il convento di San Francesco d'Assisi a Monteodorisio (Ch), ridotto allo stato di rudere, si trova in Via Vittorio Emanuele III a Monteodorisio in provincia di Chieti, Italia. Nel 1902 era stato dichiarato monumento nazionale. Cenni storici: L'impianto originario è precedente il 1334. La chiesa è stata demolita negli anni sessanta del XX secolo per costruirvi il Municipio. L'impianto originario rappresentavano la chiesa-fienile dell'Ordine mendicante dove erano applicate le regole del Capitolo Generale di Narbona del 1260. La navata era unica con copertura a capriata. La facciata, come l'interno erano sopravvissute alle varie modifiche barocche. La facciata era capanna. Il portale era ogivale sormontato da rosone e timpano sorretto da colonnine con figure zoomorfe. Oltre la chiesa fu abbattuta anche la torre campanaria in laterizio e pietra squadrata. Agli inizi del Novecento era ancora possibile vedere, nonostante l'incuria e le intemperie, un affresco raffigurante San Cristoforo. Il convento con il chiostro fu demolito nell'Ottocento dopo la soppressione dell'abolizione dell'ordine dei Frati Minori Conventuali nella prima metà del 1600.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE MONTEODORISIO (CH)
Il santuario della Madonna delle Grazie è sito in Largo Madonna delle Grazie a Monteodorisio in provincia di Chieti. Storia: Il santuario è del XIX secolo. Nel 1866 durante le riparazione di un muro di una vecchia chiesa sgorgò dell'acqua che, secondo una leggenda popolare, guariva i malati e gli animali che la bevevano. A seguito dei numerosi pellegrinaggi di malati ed infermi e del diffondersi della fama della sorgente anche al di fuori della regione e grazie alle svariate offerte dei devoti, si decise di costruire il santuario e l'acqua della sorgente venne deviata in un pozzo, dal quale ancora oggi è possibile attingere. Descrizione: L'interno è a tre navate con volta a crociera. Dietro l'altare maggiore vi è un'abside con una nicchia con la statua della Madonna delle Grazie. Nell'interno vi sono dei dipinti murali in stile liberty di Gaetano d'Agostino e Nicola Biondi, nonché una statua quattrocentesca di Sant'Antonio da Padova con il Bambin Gesù proveniente da uno dei monasteri distrutti di Monteodorisio. La facciata è tripartita, con il corpo centrale avanzato rispetto ai due corpi laterali minori, e presenta dei beccatelli sotto il cornicione. Le facciate sono a salienti. Consta di tre portoni con arco a tutto sesto, uno per ogni corpo, di cui il centrale è strombato. Sopra quest'ultimo portale vi è un rosone, anch'esso strombato, con intorno dei laterizi di diverso colore. I tre corpi della chiesa, così come il corpo dell'edificio conventuale, sono a bande di laterizio di diverso colore. Anche sotto il cornicione dell'edificio conventuale vi sono dei beccatelli.
CAMPEGGI MONTEODORISIO (CH)
Il borgo fortificato è sito nel centro storico di Monteodorisio in provincia di Chieti. Il borgo di Monteodorisio risale al XIV secolo[1] mentre secondo altri risale al X secolo, quando compare nel 983 nella contea Teatina contro le contee longobarde come proprietà di un certo Odorisio conte dei Marsi. Descrizione: Il borgo fortificato era recintato da una cerchia muraria che, verosimilmente girava intorno al quartiere di Capo Rocca, indi proseguiva per Porta Carbonara e via muro rotto. Nel quartiere di Capo Rotto sono posti dei ruderi di una torre urbica a pianta quadrata detta il Castelluccio (del XII secolo). Ai limiti dello stanziamento collinare si trova la torre campanara del monastero dei celestini. Altre sono poste in Largo Carbonara ed in Via del Muro Rotto. Nel punto più alto si trova il castello risalente al XIV secolo. L'impiego della pietra, prevalentemente calcarea, rispecchia il relativo sottosuolo. Altra fonte di approvvigionamento del materiale edile è il riciclo dei pezzi architettonici, fenomeno dovuto alla difficoltà di trasporto dei materiali. Si recuperano così materiale da risulta proveniente da crolli e demolizioni tra cui laterizi, bozze e blocchi di calcare compatto degli edifici più antichi. Tra questi edifici con materiale da riciclo vi è la torre dei Celestini (del XIII secolo) posta la torre settentrionale e la torre occidentale. La torre dei Celestini consta di conci di calcare di circa 60 X 30. Il Castelluccio forse era un presidio di avvistamento in epoca normanna.
VILLAGGI TURISTICI MONTEODORISIO (CH)
Il Castello D'Avalos a Monteodorisio (Ch) Il castello risale all'XI secolo, costruito dai Normanni per controllare la valle del Sinello. Successivamente fece parte del dominio di Oderisio dei Conti dei Marsi (XIII secolo). Nel XVI secolo passò alla famiglia D'Avalos, che cambiò gli interni in residenza gentilizia. Tuttavia la struttura originaria si è abbastanza conservata. Ha pianta quadrata con quattro torri circolari angolari, due delle quali modificate, e altre decorate dei tipici beccatelli del XVI secolo. Chiesa di San Giovanni Battista a Monteodorisio (Ch) La chiesa è del XIV secolo, e fu saccheggiata dai Turchi nel XVI secolo, e poi modificata completamente in stile neoclassico. Ha facciata a cortina laterizia, con suddivisione inferiore a quattro paraste con capitelli dorici. L'interno ha tre navate neoclassiche. Il campanile è l'unico elemento medievale.
AFFITTACAMERE MONTEODORISIO (CH)
Santuario Madonna delle Grazie Monteodorisio (Ch) Siamo a Monteodorisio, nel Santuario della Madonna delle Grazie. Nel lontano 1000 in questa area sorse una piccola Chiesa, che situata lungo il tratturo dei pastori diede rifugio agli stessi raccogliendoli nel contempo in preghiera. Nella stessa area, per volere del conte Pandolfo di Monteodorisio, fu poi eretto un monastero abitato da monaci Benedettini seguaci di San Pietro da Morrone poi Papa Celestino. Andati via i monaci verso il 1500, la Piccola Chiesa, ormai decadente, fu riedificata e dedicata alla Madonna delle Grazie. La statua attuale della Madonna è la medesima di allora, lignea raffigurata con il Bambino in braccio ed in particolare vestita con abito in panno ancora  perfettamente conservato. La leggenda di Monteodorisio vuole che durante i lavori della Chiesa nel punto dell’altare si scoprì una sorgente d’acqua che non fu rimossa per un avvenimento miracoloso che avvenne allorché una madre disperata per la sua bimba in fin di vita, dissetandola a tale fonte ottenne la completa guarigione della bimba. Dopo tale episodio altre persone ed anche animali furono ugualmente guariti bagnandosi o bevendo alla stessa fonte. Non si è mai interrotto il culto per La Madonna delle Grazie ed il Santuario si è sempre arricchito di straordinaria bellezza. Alcuni locali del vecchio  monastero sono oggi adibiti a Canonica ed in particolare uno a sala degli “ ex voto “, ed impressionanti sono le testimonianze di devozione in esso presenti. L’inaugurazione del Santuario avvenne nel 1895 ed ogni prima domenica di Settembre ricorre il festeggiamento a ricordo con pellegrini provenienti da tutte le regioni limitrofe e con gli emigranti del luogo che tornano per l’occasione con sempre vivo il ricordo di quando ragazzi venivano in adorazione alla Madonna, accompagnati dai genitori. L'interno è a tre navate con volta a crociera. Dietro l'altare maggiore vi è un'abside con una nicchia con la statua della Madonna delle Grazie con sul capo una corona di dodici stelle. Il santuario presenta pregevoli affreschi inseriti in un’architettura svettante con splendide volte a crociera vi sono dei dipinti murali in stile liberty di Gaetano d'Agostino e Nicola Biondi, nonché una statua quattrocentesca di Sant'Antonio da Padova con il Bambin Gesù proveniente da uno dei monasteri distrutti di Monteodorisio. La facciata è tripartita, con il corpo centrale avanzato rispetto ai due corpi laterali minori, e presenta dei beccatelli sotto il cornicione. Consta di tre portoni con arco a tutto sesto, uno per ogni corpo, di cui il centrale è strombato. Sopra quest'ultimo portale vi è un rosone, anch'esso strombato, con intorno dei laterizi di diverso colore. I tre corpi della chiesa, così come il corpo dell'edificio conventuale, sono a bande di laterizio di diverso colore. Anche sotto il cornicione dell'edificio conventuale di Monteodorisio vi sono dei beccatelli. Negli anni successivi ebbero cura del Santuario, mons. Aristide Sabellico e oggi il parroco Mons. Nicola Antonini ai quali si deve l’impegno, con la generosa contribuzione dei fedeli, delle opere di restauro dell'edificio curato dall'arch. Molfetta con la vigilanza della Soprintendenza ai Monumenti e Belle Arti dell'Aquila. Lo scultore vastese Antonio Di Spalatro ha eseguito un bassorilievo, collocato nel vicino pozzo, dono e ringraziamento del Parroco Don Antonini per i 10 anni del suo Sacerdozio, nel 1986, raffigurante l'allegoria del miracolo. Altri e più impegnativi lavori di restauro sono stati eseguiti sugli affreschi all'interno dell'edificio di culto, grazie al concorso dei fedeli, ma ancora proseguono iniziative per proseguire l'abbellimento e conservare gli splendori di questa meravigliosa oasi di spiritualità, fonte di grazia a sollievo dell'umanità sofferente. Ogni anno, nella prima domenica di settembre, si celebra una solenne festa con grande partecipazione di fedeli.
BED & BREAKFAST MONTEODORISIO (CH)
Il Castello di Monteodorisio (Ch) Emergenza architettonica del tessuto urbano, il castello si colloca ai margini occidentali dell'abitato in posizione privilegiata per il controllo del territorio. La lettura e la comprensione delle sue fasi costruttive sono basate sulla lettura delle strutture esistenti, essendo carenti i documenti d'archivio. L'impianto originale a pianta rettangolare aveva quattro torri di forma circolare con scarpa orientate secondo i punti cardinali. Attualmente si conservano l'intera cortina del lato maggiore nord-ovest e il corpo di fabbrica sul lato minore sud-est e i relativi tre torrioni; dei versanti sud-est e nord-est della cortina muraria e del torrione orientale si conservano alcuni resti. Le torri realizzate in muratura mista di mattoni e pietrame, merlate e dotate di caditoie, sono coronate da un fregio a cerchi tangenti con sottostante fila di archetti ciechi in laterizio. I rilievi restituiscono una descrizione dettagliata delle strutture castellate: la cortina a nord realizzata con muratura in pietrame e ciottoli è lunga 28,40 m con uno spessore medio di 2,20 m, sul prospetto si rilevano inoltre feritoie e aperture rettangolari con dimensioni variabili. La torre occidentale, prossima all'abitato, ha un diametro di 7 metri; presenta una scarpa ed è suddivisa in ambienti coperti a calotta. La cortina si conclude con la torre maggiore di forma cilindrica con scarpa e altezza di 16,30 m con ambienti coperti a calotta. La parte terminale della torre è realizzata in ciottoli e mattoni con il coronamento aggettante a beccatelli privi di caditoie; la torre presenta vani coperti a calotta tranne quello a quota 5 metri che ha una configurazione ottagonale con copertura a spicchi. Compreso fra le due torri si trova il corpo di fabbrica adibito a residenza. Esso si articola su due livelli fuori terra e un livello seminterrato che comunica con la parte restante dell'edificio mediante una botola nell'androne delle scale; gli ambienti sono voltati con strutture a botte e a padiglione. La fascia sopra il redondone nella torre settentrionale ha un motivo decorativo con mattoni disposti a spina di pesce di notevole pregio. Le strutture del complesso fortificato sono per lo più costruite con materiale del luogo, in prevalenza pietre squadrate e ciottoli. Le strutture murarie denunciano alcuni interventi di consolidamento databili alla fine del XV secolo ed altri, più recenti, risalenti al 1960. Tra la torre occidentale e quella verso la piazza, anch'essa protetta da una copertura inclinata, si rileva un corpo di fabbrica adibito a residenza che si estende anche nelle torri laterali verso via Rinforzi; limitrofo alla citata torre si trova un serbatoio idrico di costruzione recente che ostruisce la fruizione dello spazio del castello. Lungo via Muro Rotto si rilevano tracce di mura urbane con torre cilindrica a scarpa incastonata tra vecchie case e palazzi ottocenteschi, e in largo Porta Carbonara è presente una torre coeva. Esse sono realizzate con ciottoli di origine fluviale. Porta Carbonara rappresenta il fulcro del nucleo antico: il quartiere di Capo di Rocca, dove si hanno tracce di una torre a base quadrata detta Il Castelluccio", possibile punto di avvistamento in età normanna.
CASE PER VACANZA MONTEODORISIO (CH)
Il Centro Urbano di Monteodorisio (Ch) Ad una prima osservazione sulla topografia del paese è possibile individuare, sul versante del colle, a meridione, un nucleo, sicuramente di prima formazione, sviluppatosi verso il basso con una serie di curve concentriche che coincidono abbastanza puntualmente con le curve di livello; a settentrione invece, distesa su una superficie meno degradante, una zona, sviluppatasi certamente in seguito, con un tracciato a maglie ortogonali: assi longitudinali percorrono in lunghezza tutto il paese, scandendo con le diverse quote l'intero tessuto urbano; uno di questi assi (oggi via Roma), come si legge nella planimetria di Luigi Dau del 1860, collegava l'estremo settentrionale del paese con il castello fiancheggiandone lo slargo denominato successivamente piazza Umberto I, realizzatasi a seguito di nuove edificazioni. Si osservano poi visibili avanzi di una cinta muraria che doveva circondare il paese a completamento avvenuto, quindi intorno al 1300. Nella relazione peritale su Monteodorisio del 1749, il De Lellis, parlando appunto della murazione, afferma che questa si apriva all'esterno mediante quattro porte: Porta Castello, Porta Cupello, Porta san Francesco e Porta Carbonara. In base ai resti individuabili allo stato attuale è possibile ricostruire il tracciato: doveva probabilmente girare intorno all'attuale quartiere Capo di Rocca, proseguire verso Porta Carbonara, il cui etimo richiama appunto il fossato esterno o "carbonariae", continuare per via Muro Rotto, piegare per via Pietraguscio, continuare fino alla scomparsa chiesa di san Francesco, poi per via dei Rinforzi, quindi richiudersi. I resti più evidenti si notano in due torri (una terza è stata abbattuta recentemente) lungo via Muro Rotto: queste presentano pianta cilindrica con basamento lievemente a scarpa; il materiale che le costituisce è in prevalenza ciottolo di fiume, intero o spaccato, proveniente sicuramente dal vicino Sinello, internamente però si osserva anche l'uso dei mattoni in laterizio. La forma di dette torri suggerisce l'anteriorità di queste rispetto a quelle del castello, oggi visibili. Indubbiamente anteriori alla cinta muraria, il "Castelluccio" e la Torre dei Celestini; entrambi dovevano appartenere alla prima struttura difensiva relativa al nucleo di prima formazione; questo è intuibile dalla loro ubicazione, dalla datazione della Torre dei Celestini e dalla loro conformazione: torre quadrata con pareti verticali. La prima, situata lungo il versante sud-ovest del colle, con funzione di avvistamento e di difesa (si osservano feritoie verticali sui tre lati oggi rimasti); il materiale impiegato nella costruzione è anche qui il ciottolo di fiume intero e spaccato, si osserva però anche l'uso del mattone cotto di argilla, specie sugli spigoli dove è unito ad arenaria. La torre dei Celestini, annesso ad un convento ora scomparso, assolveva, in qualità di avamposto alle pendici del colle, alla funzione di avvistamento e di prima oltre a quella di torre campanaria: internamente presenta infatti una serie di rampe di scale in muratura addossate alle pareti in ciottolo; quest'ultime sono all'esterno rivestite da mattoni in laterizio con spigoli in pietra calcarea. Un documento del conte F. Ricci ne da una precisa attribuzione al 1289. Sulla sommità del colle, in posizione decentrata rispetto all'insediamento abitativo, si trova il castello della cui forma trapezoidale rimangono oggi solo due lati e tre torrioni angolari. Il manoscritto del De Lellis del 1749 e quello di F. Ricci del 1840 attestano entrambi che il castello era munito di quattro torrioni angolari; nella successiva planimetria di Luigi Dau invece, nel 1860, ne compaiono solo tre; da ciò si può dedurre che il quarto sia caduto tra il 1840 e il 1860. La forma delle tre torri residue suggerisce la posteriorità di queste rispetto a quelle, ugualmente cilindriche, della cinta muraria. le prime infatti presentano una scarpa più pronunciata e la base è raccordata alla parte superiore cilindrica da un redendone in pietra dura; purtroppo però non sono stati rinvenuti documenti che possano attestare una precisa data di fondazione del castello. Cinta muraria, torri e castello formavano una struttura difensiva capace di esercitare un ruolo di controllo sull'intero territorio circostante.  La posizione strategica del castello garantisce un sistema di avvistamento a larghissimo raggio ed inoltre domina l'unico asse di comunicazione allora importante: "il tratturo, che dal Sinello muove verso il guado di Pietrafracida posta alla confluenza del Treste col Trigno.
APPARTAMENTI PER VACANZA MONTEODORISIO (CH)
Il Monastero e la chiesa di San Bernardino a Monteodorisio (Ch) Il monastero è ricordato dal Fr. Arcangelo da Montesarchio nel suo libro, edito a Napoli nel 1732, dal titolo Cronistoria della riformata provincia di S. Angelo in Puglía, cap. V, p. 271. I resti murari delle fondazioni del convento e del chiostro, con cisterna, erano ancora visibili sullo scorcio del Novecento. Questa antichissima terra, benché oggi fosse un piccolo avanzo dei Ladronecci del tempo, pure tiene il nobile titolo di capo del Contado di Monteodorisio, ed ancora dalle confuse rovine degli edifici si comprende, che sia stata una magnifica Fortezza, di molta grandezza ed assai popolata, poiché dai più gravi scrittori si raccoglie, che a paragone di Arce, armava 10 mila combattenti ; ma poi dalle guerre, e dai Tremuoti è stata affatto distrutta da quello che era. Vi sono ancora le mura dei conventi atterrati, e si vede l'antica struttura dell'intera Chiesa del Convento di S. Francesco, già un tempo posseduto dai Padri Minori Conventuali. È situata sopra uno amenissimo colla, nella provincia di Abruzzo Citra, Diocesi di Chieti ; ed è posseduta dalla nobilissima Famiglia D'Avalos : circa l'anno del Signore 1422, nella Valle del Cantalupo, antichissima terra, situata nel forte del bosco, oggi appellato Cantalupo, alla riva del fiume Asinello, fu dal B. P. Niccolò da Osimo edificato un Convento, sotto il titolo di S. Onofrio, siccome riferisce il Gonzaga con queste parole : Fuerat olim locus multo humilior a devoto quodam Religioso P. F. Nicolao ab Osimo in Valle de Cantalupo ex diversis eleemosinis, sub titulo S. Honuphrii ædificatus, ab co, ac aliis Fratibus fuit inhabitatus (a). Pel corso di moltissimi anni dimorarono i Religiosi in detto Convento di Canatlupo; ma riuscendo troppo pestilenziale quell'aria alla loro sanità, e di molto impedimento allo spirito ; applicarono tutte le loro industrie alla fondazione di un nuovo Convento, e di già con Breve di Pio II, Sommo Pontefice, l'edificarono sotto il titolo di S. Bernardino da Siena, il quale era già stato ascritto al Catalogo dei Santi. Trovasi questo convento situato sopra un colle verso Austro in una intricata foresta, nelle pertinenze della Terra di Morone ; giusta la contezza, che ne da lo stesso Gonzaga: Beato P. Bernardino de Senis inter Sanctos Relato, ex concessione Pii II. Pont. Max. (cuius Apostolicum Breve adhuc superest) ad Clivum cujusdam Collis, non longe tamen distantis, atque amplissimæ silvæ imminentis sub invocatione s. Berardini translatus est Cujus Structura, præcedenti tamen angustior, pulchriorque Oppido Morono, quod on procul ab eo distat, pertnet : Et ad Illustrissimos Piscariæ, Histoniique, (vulgo Guasto) Marchiones debetur. Oggi però la suddetta Terra di Morone affatto è distrutta, ed appena si ammirano alcune macerie degli antichi edifici. Ma questo Convento è attualmente situato nel distretto della Terra di Monteodorisio, da cui è quasi due miglia distante, in quella forma, e sito, che nota il Gonzaga, ne fa altra pompa, se non quella di una altissima povertà, vero patrimonio di tanti Beati Religiosi, che vi sono dimorati, e morti, come si è narrato nella prima e seconda parte di questa cronistoria. A simiglianza del Convento, è la Chiesa assai povera, ma insinua molta divozione ai Popoli, che di continuo la visitano a guisa di Santuario. Nella parte superiore del Coro si vede un divoto Crocifisso di legno, quasi della misura di un uomo, il quale anticamente stava collocato sopra l'Altare Maggiore, ed operò per virtù Divina questo prodigio. Era quasi tutto il Regno di Napoli infestato da pessimi ladri, o erano pubblici grassatori o banniti; i quali con irreparabili danni scorrevano le campagne, e spesse volte si ritiravano in Convento, dove ricevevano gli ordini e la provvisione dei viveri dai loro protettori. Un giorno, siccome era solito, essendovi nascostamente venuti, e non ricevendo le solite cortesie, fatti sospetti di qualche inganno, o che i Frati avessero ordito qualche male, li legarono strettamente, e con spesse bastonate gli minacciavano anche la morte. In tal guisa legati, furono dai banditi condotti alla Sagristia, dove con buona guardia li rinchiusero, per aver campo di girare il Convento, ed accertarsi di qualche inganno, ma appena alcuni di essi entrarono in Chiesa, che veggendo il suddetto Crocifisso col volto tutto raggiante, sorpresi da gran timore, precipitarono di faccia a terra. Accorsero gli altri compagni, ed ammirando i raggi di fuoco, che tramandava dal viso il miracoloso Crocifisso, si posero colle ginocchia a terra, chiedendo ad alta voce pietà e misericordia a Dio. Liberarono i Frati, i quali divotamente orando, cessò quello prodigioso splendore, e molti di coloro piansero i loro peccati, e lasciarono di più menare quella pessima vita. Riposano in questa Chiesa molti Ven. Corpi dei Beati Religiosi, di cui si è parlato nella prima e seconda parte di questa Cronistoria. Nell'anno 1707 vi fu seppellito F. Tommaso di Guglionesi Laico, il quale morì con fama di ottimo Religioso, ma non trovasi di lui registrata altra notizia. Nel 1617 il 6 marzo, nel capitolo celebrato nel convento di san Bernardino di Monteodorisio, fu eletto custode il P. Pietro da Cammarota, uomo di gran maneggio e dottrina. Il convento dei Padri Minori Conventuali fu soppresso nel 1654 con bolla di Papa Innocenzo X. Per l'abolizione e restrizione dei conventi al tempo del governo militare francese del 1809, questo convento fu soppresso; i religiosi passarono al convento di sant'Onofrio di Vasto e gli arredi sacri ed utensili furono concessi alla Chiesa Matrice di Monteodorisio. Arcangelo da Montesarchio, Cronistoria della Riformata Provincia di S. Angiolo in Puglia, Napoli, Stamperia di Felice Mosca, 1732.
CASE PER LE FERIE MONTEODORISIO (CH)
Convento dei Padri Conventuali di San Francesco a Monteodorisio (Ch) Il convento dei Frati Minori Conventuali di Monteodorisio, fondato nel 1341, la notizia è riportata nel Provinciale Ordis Fratrum Minorun redatto da fra Paolino da Venezia, apparteneva, come quello di San Francesco di Vasto, alla Provincia di Sant'Angelo, la quale comprendeva l'Abruzzo a sud dei fiume Sangro, il Molise e la Puglia con il Gargano e la Capitanata. L'insediamento di Monteodorisio conferma la tipica scelta insediativa dei francescani verso gli agglomerati urbani più consistenti. Infatti, questo centro, "[...] che tanta parte ebbe nei fasti di questa regione"', era, a quei tempi, un importante contado che controllava molti altri Comuni. Monteodorisio risultava una delle prepositure più dotate del Vastese, tant'è vero che le sue decime arrivavano ad un valore di due once nel 1308 e le sue chiese erano pari a dieci nel 1324-1325. La demolizione nel 1964 di questo antico cenobio, per costruirvi, sullo stesso sito, l'edificio comunale, suscitò l'indignazione di molti storici. Lorenzo Bartolini Salimbeni così scrive: "Particolarmente grave è la perdita della chiesa [di San Francesco] di Monteodorisio, della quale fino a pochi decenni fa si conservava l'involucro esterno, squadrata mole laterizia, ancora perfettamente restaurabile [...]". Certamente, non si può che rimanere attoniti di fronte al triste epilogo che ha portato alla distruzione di questo insigne monumento e, in questa sede, si è preferito far parlare le eloquenti note dell'Antologia francescana. La chiesa di Monteodorisio, della quale ci sono state tramandate le dimensioni della facciata e delle partiture architettoniche in pietra scolpita, oltre che della pianta, della navata e del coro, [La chiesa era a navata unica, coperta a tetto, con quadrato voltato a crociera cui si accedeva attraverso un arco sestiacuto; misurava m. 8.30 x 24.70 ed altezza, all'imposta delle capriate, di m. 9.30 ca., mantenendo quindi nell'aula il canonico rapporto 1 : 3 fra larghezza e lunghezza] rappresentava la tipica chiesa-fienile dell'Ordine mendicante, dove erano applicate con scrupolo le disposizioni del Capitolo Generale di Narbona del 1260. La navata era ad aula unica, con tetto a capriata, senza transetto, conclusa da un coro con volta a crociera costolonata. La facciata, sopravvissuta come l'interno alle trasformazioni barocche, aveva la forma a "capanna" con due spioventi: fatto assai strano in una regione, quella abruzzese? molisana, dove a prevalere era invece, il coronamento orizzontale. Nella facciata erano collocati il portale ogivale ed il rosone con timpano poggiante su colonnine sorrette da mensole zoomorfe, riconducibili a quegli artefici della Scuola di Lanciano (sec. XIV) di cui si hanno testimonianze, inoltre che nella città frentana, a Larino, Agnone e Chieti. Oltre alla chiesa, è stata abbattuta la torre campanaria, che si presentava come una robusta costruzione con un apparecchio murario costituito da ricorsi di conci in laterizio e pietra squadrata. Agli inizi dei Novecento, all'interno della chiesa era ancora possibile vedere, nonostante l'abbandono e l'esposizione alle intemperie, un grande affresco raffigurante San Cristoforo, protettore dei viandanti e dei pellegrini, a testimonianza dell'intenso passaggio di "viaggiatori" in cammino lungo le vie di questo centro posto a guardia del fiume Sinello, a ridosso dei tratturi Lanciano-Cupello e L'Aquila-Foggia. Oltre all'affresco, si potevano notare: altri dipinti murali, una cappella dedicata al Santissimo Rosario ed un'altra a Sant'Antonio da Padova, degli altari egregiamente intagliati in legno dorato ed una colonna di granito egizio che ricorda la grandezza del tempio. Attualmente si conservano, in un deposito comunale, alcune parti dell'antico portale e del rosone, mentre alcune opere d'arte sono sparse tra la chiesa parrocchiale ed il santuario della Madonna delle Grazie. Il convento, con il chiostro, la cisterna e la porta urbica della città, detta di San Francesco, furono demoliti nell'Ottocento. L'edificio dei Frati Minori Conventuali soppresso nella metà del 1600, conseguentemente all'emanazione della bolla di Papa Innocenzo X, conosce dunque un destino analogo a quello dei conventi di Sant'Elia a Pianisi, Palena e Francavilla al Mare. Similmente a quanto si auspica per questi conventi, anche per quanto riguarda l'insediamento di Monteodorisio si spera in un intervento di recupero archeologico ed architettonico, teso a valorizzare le vestigia dell'importante fabbrica francescana. Dentro l’abitato vi era il convento dei Padri Minori Conventuali. Il medesimo era situato in ottima posizione. Si mirano tuttavia i ruderi e le fondamenta del convento e del chiostro, ove esiste tutt’ora la cisterna disseccata. La chiesa ad una nave ben lunga ed a proporzione più alta che larga dimostra la qualità e grandezza del convento, che un dì doveva essere rispettabile. I finestroni a forma alquanto gotica, ma non totale, dimostra la struttura sia il secolo XV al XI. Anche la porta grande della chiesa e ben’intesa con pietre lavorate a fogliami ed incisioni ad intagli rilevati, una con il gran finestrone a rosa. Questa è adornata di colonnette sorgenti dalla periferia d’un piccolo cerchio centrale. Esse sono dieci contornanti questo cerchio, ed ognuna sostenuta nel capitello le basi dei due semicerchi, che fra loro intersecandosi formano un vago intreccio. L’apice di detti semicerchi s’uniscono a toccare l’orlo interno del cornicione circolare tutto maestrevolmente ben intagliato a fogliami e festoni. Questo vago finestrone e contornato da due altre colonnette laterali sostenute entrambe da due leoncini foggiati su d’un piedistallo. Dal capitello di queste colonne indi sorge come una linea di pietra anche lavorata a fogliami che vanno poi a unirsi al vertice del gran cerchio esterno, ma non toccandolo e nel punto della tangente di tali due linee vi è un capitello di pietra anche lavorata a festoni che sembra voglia sostenere le medesime. Le fabbriche ben sode e gli ornamenti dimostrano il buon gusto e la pietà dei religiosi e del popolo che concorrere vi dovettero. Questo convento riconosce la sua abolizione ( e da qualche terremoto per cui crollato, venne abbandonato dai religiosi e dalla Bolla di Clemente X che soppresse i Conventini non colleggiati, che forse è più probabile per la designazione, poiché passò ad essere quasi un beneficio semplice di Vicaria Economa Curata coadiutrice della Parrocchiale matrice. Nella chiesa di San Francesco dei Conventuali vi è eretta la congregazione sotto il titolo di San Rocco e Sant'Antonio ed è roboata di Regio Dispenso fino dai tempi del Re Carlo III. I confratelli ed altri fedeli con le elemosine vi eressero il Campanile circa la fine del caduto secolo. L'antico era sito nel lato opposto verso il giardino contiguo alle mura della Chiesa di prospetto ad oriente.
COUNTRY HOUSE MONTEODORISIO (CH)
Il Santuario della Madonna delle Grazie a Monteodorisio (Ch) È nato dalla fede per la fede. È uno dei santuari più belli e affascinanti dell’Italia cantrale. Si staglia solenne all’ingresso di Monteodorisio, richiamo mistico anche per il viandante frettoloso. Nicola Biondi, eccelso pittore della scuola napoletana del primo Novecento, soleva ripetere che il santuario della Madonna delle Grazie era una delle più belle gemme d’Abruzzo. Correva l’anno 1886, l’inverno era molto freddo e rigide folate di vento sferzante ammonticchiavano cumuli di neve. In quei giorni, durante i lavori di scavo per il restauro della cappella della Madonna (del Cinquecento), da una fenditura iniziò a zampillare dell’acqua. Cesare Turci, addetto ai lavori, consigliò a una donna di Capello, che aveva una figlia colpita da un gravissimo morbo, di bagnare la piccina con quell’acqua. La bimba dopo soltanto tre giorni cominciò a migliorare fino a guarire completamente e inspiegabilmente. Dalle contrade e dai paesi vicini la notizia corse di bocca in bocca e migliaia di persone si radunarono dinanzi alla cappella per pregare, elevando altresì voti affinché sul posto fosse costruito un santuario in onore di Maria Santissima delle Grazie. La gente di Monteodorisio si mise subito all’opera dando grande prova di generosità sia con offerte in denaro e in prodotti alimentari, ma anche con il proprio alacre impegno personale. Proprio grazie a quest’impegno venne costruita una fornace di laterizi vicino al Sinello e di lì la gente, allineata in fila indiana, per una lunghezza di oltre tre chilometri, si passava di mano in mano il materiale per costruire, sino all’area destinata al futuro santuario. La costruzione durò circa dieci anni. L’inaugurazione fu solennemente celebrata il 1° settembre 1895. Il santuario presenta pregevoli affreschi inseriti in un’architettura svettante con splendide volte a crociera. In fondo, sul trono marmoreo, la statua miracolosa della Madonna delle Grazie con sul capo una corona di dodici stelle. La festa si celebra solennemente ogni anno nella prima domenica di settembre, con grande partecipazione di popolo. È commovente vedere tanta gente sfilare davanti alla Vergine per una preghiera d’amore. Numerosi sono i miracoli riconosciuti dalle stesse autorità ecclesiastiche; innumerevoli le grazei rappresentate in un salone stracolmo di ex voto.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' MONTEODORISIO (CH)
Chiesa di San Giovanni Battista a Monteodorisio (Ch) La chiesa matrice sotto il titolo di san Giovanni Battista è molto antica. Rilevasi dalla forma delle piccole finestre laterali delle navette costruite posteriormente ed aggiunte all’antica chiesa che ora è la nave di mezzo, giusta si proseguì fino all’XI o XII secolo e più. Vi si conservano diverse sacre reliquie segnatamente un bel bozzetto del legno della S. Croce e di san Marcellino un osso. Questa sacra reliquia venne traslata a Monteodorisio con breve apostolico, e si stabilisce per giorno fisso della commemorazione festevole della traslazione e solennità a questo Santo protettore principale del paese di Monteodorisio la seconda domenica di maggio. La predetta chiesa di san Giovanni Battista principale e matrice è retta da un’Arciprete che è il primo parroco, e nell’essere bollato, è intitolato Curato eziandio della parrocchia di San Salvatore al Castello, aggregata e perpetuamente unita alla matrice da tempo immemorabile, come forse accadrà all’altra chiesa di san Nicola che crollata la chiesa propria ora si è trasferita provvisoriamente nella medesima chiesa arcipretale per le funzioni. Preveggo però che la suddetta chiesa curata di san Nicola non si ricostruisce, stante le dissenzioni che già fra l’arciprete ed il preposito vi sono venendo a litigi aperti, il temperamento sarà della riunione delle parrocchie al che però si osteranno sia il Marchese del Vasto che ne pretende la nomina, purché il governo altro temperamento su giuste nomine, la reverdissima Curia per i propri interessi, sebbene la deficienza dei ministri col tempo a ciò dovrà costringere chi avrà lo zelo della salute spirituale delle anime. In tale chiesa di san Giovanni battista si conservano il viatico ed i Sacramenti per tutte le parrocchie del territorio separate. Vi è un campanile di bella ed eminente struttura con ottime campane di armonioso suono. Questo campanile si fece erigere mercè il lascito di diversi territori vicino al mulino di Monteodorisio Giampaolo Calcola ora Caldora volgarmente detto, la famiglia di cui discendono i Caldori di Morcone, nel suo testamento rogato dal notaio Francescoantonio Oliviero in Carpineto, di cui era barone, lasciò che il suo cadavere si fosse nel Vasto trasportato a seppellirsi nella chiesa di San Pietro ove era la tomba dei suoi maggiori. Ordinò che si vendessero i predetti territori e si costruisse un campanile nella chiesa parrocchiale di san Giovanni Battista di Monteodorisio. In questa chiesa vi è un bell’organo armonioso, le sacre funzioni vi si esercitano con decenza, posatezza e devozione a proporzione dei tempi calamitosi nei quali viviamo. Vi esistono pure in questa chiesa diverse statue di santi che appartenevano all’ex convento di san Bernardino da Siena dei Minori Riformati. Vi si fa distinguere quella di san Sebastiano martire in alabastro di scultura bellissima donata dai Marchesi del Vasto. Nella soppressione di detto convento di Monteodorisio i cittadini del Vasto volevano la statua, ma non l’ottennero. I pochi signori fanno a gara nelle sacre liturgie di concorrere con le loro assistenze. Si voleva rimodernare questo tempio, onde togliersi alquanto umido e si voleva rifare la casa del curato benanche che esisteva anticamente, vicino la chiesa di San Salvatore, ma i deputati con discapito furono impediti con delle accuse al governo perché nella recissione degli alberi non erasi proceduta colle debite licenze. Trasandato questo dovere è crollata al suolo la casa Arcipretale, per cui ora i parroci vanno raminghi e piggionandi.
RIFUGI E BIVACCHI A MONTEODORISIO (CH)
Il Palazzo Fanghella di Monteodorisio (Ch) Il palazzo Fanghella (ora Fanghella - De Cristofaro) fu costruito nel 1880; presenta la fronte principale a fondale di uno slargo dove si raccordano tre strade: via Roma, via dei Rinforzi e la salita di Palazzo. Gli altri prospetti sono orientati verso il vallone dove scorre il fiume Sinello. L'edificio, che si sviluppa su due piani oltre quello semi interrato, denota caratteristiche strutturali, distributive e formali aderenti ad un impianto di tipo rigorosamente geometrico rispetto ad un asse di simmetria che attraversa l'androne, il cortile ed il vano scala. La parete delle scale sul cortile è traforata da tre archi a pieno centro su pilastri che anticipano quelli strutturali della scala a tre rampe. La fabbrica di Monteodorisio (Ch) si sviluppa quindi intorno al cortile con vani disposti intorno ad esso determinando all'esterno una sequenza ritmica di aperture scandite dalle paraste bugnate ricavate dall'uso sapiente del mattone a faccia vista, di cui è costituita peraltro la struttura dell'edificio. Gli ambienti sono tutti coperti da volte del tipo a padiglione, a vela o a botte. Il prospetto principale è spartito in tre corpi, dei quali i laterali sono avanzati lievemente rispetto alla parte centrale di più ampia estensione su cui è il portale archivoltato tra semicolonne con capitello pseudo-dorico e architrave da cui sporge un balcone con ringhiera in ghisa. I prospetti laterali dell'edificio, anch'essi nel rispetto del rigoroso disegno distributivo dei vani, sono esaltati da paraste bugnate ad intervalli eguali. Con il colore caldo reso dal mattone, lasciato a faccia vista, il palazzo acquista un carattere di calibrata sobrietà peraltro aderente alle espressioni compositive dell'epoca. Monteodorisio 1860. È mio intendimento di rivolgere a te lo sguardo e la mente, o Monteodorisio, paese ripieno di uomini civili e concordi; a te, che avanzi moltissimi nella gentile ospitalità e patriottico amore; a te finalmente, che avvezzi il tuo popolo a costituirsi ingegnoso, morlae, libero e forte. Accogli dunque, o terra felice, queste poche parole che escono dal labbro di un uomo nazionale, sincero e paterno. Dopo la più bella e la più splendida festa celebrata in Vasto ad onore del Generale Cialdini, che dava l’ultima ora di regno a Francesco Borbone, successe immediatamente quella di Monteodorisio anco a lode ed encomio dell’invitto trionfator di Gaeta. Al primo concerto musicale eseguito dalla Banda filarmonica di Gissi, si dava principio alla clamorosa festa, che richiamò l’attenzione di non pochi vastesi, che vennero a bella posta ad onorarla. Poscia seguiva uno sparo, che cominciando alle ore 22 d’Italia, cessava senza interruzione alcuna verso le ore quattro della notte; ma quel che più sorprendeva e rallegrava l’animo di ognuno era la graziosa attitudine delle signorine, di cui alcune sventolanti sulle finestre e sui balconi bandiere tricolorate, ed altre con pistole e fucili, facendo anch’esse vivo fuoco di gioia.
Il colera a Monteodorisio (Ch) del 1836. Tra il 1830 e il 1838 I' intera Europa venne investita da una tremenda epidemia di colera, che segnò a lutto una casa su cinque. Lo spettro nero, figlio delle misere e sovraffollate città dell'Asia giunse in Russia con le carovane delle spezie, e da lì si propagò in quasi tutte le nazioni europee. Nel 1835 arrivò in Italia e sconvolse la Lombardia e il Veneto; nel 1836 infestò la Liguria e la Romagna, arrivò in Abruzzo nel 1837. Fin dalla sua comparsa in Italia nel nord, il Governo delle Due Sicilie emanò una serie di disposizioni agl' Intendenti provinciali affin-ché mettessero in moto i servizi sanitari distrettuali e locali, in modo da adottare tutte le misure atte a prevenire il morbo. Siccome si aveva una fiducia cieca nella efficienza dei cordoni sanitari, prima di ogni altra cosa, vennero istituiti dei severissimi controlli nelle zone di confine, sia per terra che per mare. E l'Abruzzo, che confinava con lo Stato Pontificio a Nord e a Ovest, si trovò subito nell'occhio del ciclone. Il servizio di con-trollo a terra veniva effettuato da pattuglie a piedi e a cavallo, e per mare, con navi da guerra. A livello locale, i Decurioni deli-berarono tutta una serie di provvedimenti encomiabili, soprattutto per lo zelo con cui furono applicati, ma di scarsissima efficienza e utilità reale. Venne preso in affitto il magazzino del Duca, ubicato all'ingresso del paese, confinante e vi venne allestito una specie di ospedaletto da campo, autosufficiente. Alla spesa occorrente si provvide con le entrate del bilan-cio e con una pubblica sottoscrizione in cui vennero accettate, oltre alle offerte in danaro, anche derrate alimentari, coperte, lenzuola, letti e quant'altro potesse essere utile in caso di emer-genza. A mano a mano che la presenza del morbo veniva segna-lata sempre più vicino agli Abruzzi, nella popolazione cresceva il timore del contagio e il terrore della morte, che si sapeva av-venire tra violente coliche intestinali. Allora anche le maglie del cordone sanitario divennero più strette, fino al punto da ridurre quasi a zero non solo la libera circolazione delle merci ma, so-prattutto, quella degli uomini. Nessuno poteva entrare e uscire da Paglieta senza uno speciale lasciapassare, chiamato "bolletta sanitaria" e rilasciato dalI' Ufficio Sanitario del Comune, che lo concedeva con grande parsimonia e solo per documentati moti-vi. Un controllo severissimo veniva esercitato soprattutto sulle derrate alimentari in entrata, che comunque dovevano es-sere accompagnate dalla "bolletta sanitaria" del comune di pro-venienza. In che cosa consistessero quei controlli non è difficile immaginare. Essendo nella impossibilità scientifica di effettuare analisi di laboratorio, che in quei tempi non esistevano, i con-trollori si limitavano a dare uno sguardo alla merce e così, a occhio e croce, stabilivano se la merce fosse inquinata o meno. Il decurionato il giorno 16 agosto del 1835 prese i primi prov-vedimenti. Vennero stanziate ducati 50 " onde fare fronte alle spese d'urgenza , salvo ogni dippiù da calcolarsi in vista del bilancio ed in tutti i fondi disposti in questo comune, dietro le oblazioni gratuite e le risorse che possono ottenersi dalle cap-pelle laicali", venne reperito anche un luogo ove accogliere gli infermi " il Decurionato trova adatto all'uopo la casa del sig. Cesare delle Donne di qualche ampiezza ed in buona posizione nel rione di San Francesco". Ma la commissione distrettuale non diede il parere favorevole, allora il Decurionato scelse come ospedale temporaneo la Chiesa di San Berardino "per ampiezza e posizione, fuori dell'abitato preferibile a qualunque altro, ed anche per essere circondato da territorio ove possono inumarsi i cadaveri." Fatto sta che con o senza cordone sanitario nell'estate del 1836 il colera arrivò anche a Monteodorisio, seminando morte in numerose famiglie. In quell'anno si ebbero 82 decessi.
Servo di Dio F. Francesco di Cercello a Monteodorisio (Ch) Nacque nell'antichissima terra di Cercello, frazione di Monteodorisio diocesi di Benevento. Non vantò nobile prosapia, ma forti genitori assai umili, ma molto più timorati di Dio. All'età di 22 anni vestì l'abito del P.S. Francesco in questa Provincia riformata, col titolo di semplice frate laico, e dallo stesso anno del noviziato fu conosciuto maestro, bene addottrinato nella scuola dell'orazione. Dimorando nel convento di san Bernardino di Monteodorisio, fu sorpreso da febbre cotanto possente, che in pochi giorni lo costituì negli ultimi periodi della sua vita. In tutta quella penosa infermità, tollerando con incapibil pazienza il malore, diede indubitati attestati della sua religiosa perfezione. Era attuale superiore del convento P. Alessio di s. Bartolomeo, il quale da più anni era il suo confessore e visitandolo un giorno, f. Francesco disse: "padre guardiano mio, vivamente la supplico, perché si degni farmi la carità di sentire una generale confessione dei miei peccati; lo farò di buon cuore" rispose quegli, e perché l'ora era già tarda, appuntarono, che la seguente mattina l'avrebbe confessato. Tosto che cominciò a vedere l'aurora, andò il padre guardiano a visitare l'infermo, e con particolar rammarico lo trovò, che dirottamente piangeva. Entrò subito in sospetto, che qualche frate indiscreto l'avesse maltrattato, e perciò praticò tutta l'industria per investigarne il vero, ma accertato, che il suo sospetto era vano, pativa lo stimolo della curiosità per sapere cagione di un pianto così dirotto. Non rispose mai all'inchiesta il Servo di Dio, e quando era obbligato a rispondere, erano le sue parole così equivoche, che non poteasi ricavarne il significato. Insomma reso troppo curioso il P. Guardiano, gli comandò in virtù di Santa Ubbidienza, perché manifestasse cosa gli fosse avvenuta, o pure se il pianto suo era qualche avviso del cielo: Non celate a me cosa alcuna gli disse, perché essendo Superiore, tengo le veci di Dio. Al comando superiore, a cui voce era a F. Francesco un Sacramento, ogni parola un oracolo, subito umilmente rispose: P. Guardiano mio; la Beatissima Vergine si è degnata di rivelarmi, che la mia infermità, non è già mortale, come da me si sperava, e ciascheduno credea; ma che oggi avrà meta il malore, e cessando la febbre, resterò sano, come prima. Pel concetto, che il P. Guardiano avea della bontà della sua vita, non dubitò del già narrato favore e solamente replicò: Dunque, fratello, sei in obbligo di ringraziare Maria Santissima per la bella grazia, che ti ha impetrata. E di già, siccome il buon religioso disse, così avverossi, uscendo lo stesso giorno di letto. sano e liber, come mai fosse stato ammalato, restando il padre guardiano accertato di quanto la Vergine avea manifestato al suo Servo. Dimorò per più anni nel convento di san Bernardino di Monteodorisio ed in quello del Vasto, unitamente con f. Umile da Guglionesi, religioso di gran santità, ed era un continuo bel vedere, perché f. Umile sovente s'improvissava in una felicissima estasi, o col corpo si elevava in aria, e f. Francesco in ogni sua azione formava un fiume di lacrime, ed in tutte le sue orazioni, bagnava la terra col pianto. Leggendosi in refettorio qualche bel fatto dei Santi, egli dirottamente piangea. Bastava che parlasse on un religioso, o secolare della gloria del Paradiso, o dell'acerrissime pene dell'Inferno, che subito egli per l'uno e per l'altro motivo amaramente piangeva. Rese l'anima al signore il 26 dicembre 1679.
Comuni di Cupello e di Monteodorisio: Il 16 maggio del 1811 venne scioltala promiscuità tra i Comuni di Cupello e di Monteodorisio. Ciò che significava, stando alla relativa ordinanza emessa dal Commissario del Re per la ripartizione dei demani, Cav. De Thomasis, la nascita ufficiale del Comune di Cupello. Questa data appare, nella storia di Cupello, come uno spartiacque: da una parte segna il culmine di un processo durato all'incirca quattro secoli; dall'altra costituisce l'avvio di una vicenda penetrata, tra incertezze e confusioni che vanno al di là della storia locale, fino ai giorni nostri. Tutto prende l'avvio sul finire del XV secolo, allorquando una colonia di Schiavoni, fuggiti dai territori d'Oltreadriatico sottoposti all'espansione turca, ottiene il permesso di stabilirsi di poco a sud dell'abitato di Monteodorisio, su un pianoro rialzato, la cui caratteristica morfologica riecheggia nel toponimo Cupello.
Teodoro Mommsen di Monteodorisio (Ch) Il grande archeologo tedesco Teodoro Mommsen (1817-1903) nel suo Corpus Iscriptonium latinarum considera Monteodorisio un Vicum mediterraneum magis. Il termine Vicus era riferito agli insediamenti che non avevano autorità municipale e, nel contempo, aveva un preciso valore giuridico: si applicava a comunità che, nonostante una limitata autorità locale, dovevano obbedienza ad una autorità civile più alta, spesso una città limitrofa come al municipio di Histonium nel nostro caso. Di tale municipio giova sottolineare che sorse anch'esso su una collina a brevissima distanza dal mare. Nel corso dei secoli alla città frentano-romana si è sovrapposta la Vasto attuale che nella sua parte vecchia ne ripete fedelmente l'impianto urbanistico. Monteodorisio che pur trova nell' età frentano-romana le premesse umane della sua esistenza, ha sviluppato invece il suo centro urbano su un'area prossima a quella antica di Histonium in zona collinare ovvero sul "monte". Testimonianze relative ad insediamenti frentano-romano nel territorio sono state rinvenute nei paesi di Monteodorisio; notevoli sono i resti di mura opus reticulatum nella zona meridionale del bosco di San Bernardino e ruderi di una villa presso l'attuale abitato in contrada Sant'Anna(masseria fitti); questa testimonianza è costituita da un vano absidato, databile al IV sec. d. C., inserito in muratura medioevale. In contrada San Bernardino, nei pressi della masseria Marisi, duranti alcuni lavori di sterro, furono rinvenute numerose sepolture del tipo comune del periodo tardo-romano (III-IV sec. d. C.). Le tombe erano costruite da tegoloni e pietra contenenti corredi poveri: anfore, lucerne, piccoli vasi, alcune monete. Un piccoli cimitero quindi, costituito da gruppi di tombe, sito in prossimità di luoghi abitati.
I Feudi Abruzzesi di Sordello da Goito a Monteodorisio (Ch) Marco Boni, in un ampio studio premesso alla nuova e recente edizione delle poesie di Sordello, pubblicate a Bologna presso la Libreria antiquaria Palmaverde, si indugia sulle ultime vicende della vita del grande trovatore e ripubblica i documenti relativi alle donazioni di feudi abruzzesi, a lui fatte da Carlo I d'Angiò; donazioni che ne fanno inserire il nome, sia pure per poco, nella storia regionale. I documenti furono pubblicati per la prima volta da Cesare de Lollis nella sua Vita e poesia di Sordello da Goito (Halle, 1896), ma l'opera del De Lollis è ormai tanto rara che si può dire introvabile; e la ripubblicazione dei documenti stessi col relativo commento, ai fini della storia feudale dei paesi a cui si riferiscono, appare quanto mai opportuna. Com'è noto, intimi e vivi furono i rapporti che corsero tra Sordello e Carlo I d'Angiò. Sordello, nato in Italia nel 1200, e, durante la sua vita ospite delle corti di Spagna e Portogallo, fu, per molti anni in Provenza alla corte di Raimondo Berengario IV, ma quando Carlo d'Angiò, nella metà di maggio del 1265, dopo gli accordi col Papa, si imbarcò a Marsiglia per la conquista del regno di Sicilia, egli lo seguì come cortigiano, come fautore, e come amico.
I Longobardi a Monteodorisio (Ch) La venuta dei Longobardi in questa regione è documentata almeno dal 572 d. C., sia per il Ducato di Spoleto che per quello di Benevento; ma, quando apparvero nell'Abruzzo non trovarono ne tanti da uccidere, ne tanto da saccheggiare : questa zona era povera e spopolata. Sicura traccia della loro presenza è documentata non solo dal materiale, a dire il vero esiguo, ma anche e soprattutto dai toponimi, come "fara" o nel nome di alcuni paesi come Roccascalegna e Monteodorisio. Infatti il nome Monteodorisio è un composto di monte e di un antroponimo germanico (longobardo) Auderis, attestato anche a Farfa nel 763, mentre un Auderisius risulta essere vescovo di Ascoli nel 776. I Templari a Monteodorisio (Ch) L'Ordine monastico-militare dei Templari fu fondato nel 1119, a Gerusalemme, con lo scopo di proteggere i pellegrini e difendere le vie d'accesso ai luoghi santi. Sua primitiva sede fu un'ala del palazzo reale, costruito sulla spianata del Tempio di Salomone (da qui il nome). L'ordine si diffuse anche in Europa, dove eresse una fitta rete di precettorie e di mansioni, strutturate in forma di castelli o di caseforti, le cosiddette "domus de forcia". In breve tempo accumulò incalcolabili ricchezze, dovute ai lasciti testamentari, alle operazioni finanziarie e al commercio, tali da destare l'invidia del clero secolare e dei monarchi. Preoccupato per l'eccessiva potenza dei Templari e desideroso d'impadronirsi delle loro immense fortune, Filippo il Bello, re di Francia, li fece arrestare nel 1307, accusandoli di eresia e di atti osceni. I prigionieri subirono estenuanti processi, nei quali furono sottoposti alle più orrende torture. Ne 1312, il papa Clemente V, succubo del re, cui doveva la sua elezione al trono pontificio, abolì l'Ordine del Tempio, senza tuttavia condannarlo canonicamente, e devolvette i suoi beni all'ordine dell'Ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme, detto poi di Rodi e poi di Malta.
La Cena Medievale di Monteodorisio (Ch) Domani a Monteodorisio sfilata in costumi medievali a.b. Monteodorisio. Figuranti in costumi d'epoca, saltimbanchi, giocolieri e musiche. Uno scenario particolarmente suggestivo per la cena medioevale organizzata a Monteodorisio dall'associazione C.S.A. Intorno al grande banchetto si sono ritrovati in cento, ma le richieste sono state di gran lunga superiori. In tanti hanno tempestato di telefonate il Comune, sperando di trovare posto a tavola. Quelli che hanno prenotato in tempo, hanno cenato circondati da giocolieri, musicisti e figuranti in costume d'epoca. Il menù? Pan oliato con caciotta, prosciutto con rucola e sedano, zuppa con cicerchia, porchetta, frutta, tarallucci. Il tutto bagnato con vino rosso. Per gli astemi, acqua di fonte. Un pasto frugale, servito su una grande tavola imbandita con l'essenziale: un cucchiaio di legno (niente forchette e coltelli, ovviamente), piatti e bicchieri di coccio e brocche. Iniziata alle 21,30 la cena è andata avanti oltre la mezzanotte, intervallata da giochi e musiche che hanno coinvolto i commensali, tra i quali il sindaco Saverio Di Giacomo. Stupenda la cornice rappresentata dal castello medioevale, nelle cui sale è stata allestita una mostra documentaria. Scopo dell'esposizione, che resterà aperta fino al 3 settembre, è ripercorrere, attraverso i reperti e i documenti esposti, le tappe salienti della secolare storia di Monteodorisio. E dal castello medioevale partirà, domani alle 18,30, la sfilata della rievocazione storica in costume sull'arrivo nel 1351 a Monteodorisio di Luigi Taranto re di Sicilia.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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