Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Massa d'Albe - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Massa d'Albe

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI MASSA D'ALBE (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di MASSA D'ALBE (Aq) (m. 856 s.l.m.)
     
  CAP: 67050  - 0863 -  0863.519100 - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI MASSA D'ALBE 0863.519144    0863.519439       0863.519144 Interno 4 - P. IVA: 00187170667
Raggiungere :(Stazione Avezzano a 11 Km.)  (Uscita Magliano dei Marsi) -Aeroporto d'Abruzzo a 112 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI MASSA D'ALBE (AQ)
* HOTEL LA MAGNOLA
Via Umberto 1°, 37 - 67050 Massa D'Albe (Aq)
Tel. 0863 510109 - Fax 0863 510350
 Servizi offerti dalla struttura












RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE MASSA D'ALBE (AQ)
*** RESIDENZA TURISTICA ALBERGHIERA PARCO DELLA ROVERE
Via Cicolana, Km. 72+300 - 67050 Massa D'Albe (Aq)
 Servizi offerti dalla struttura















CAMPEGGI MASSA D'ALBE (AQ)
Sito archeologico di Alba Fucens. Alba Fucens: antica città romana i cui scavi non sono ancora stati completati. Le numerose opere rinvenute dalla spedizione archeologica del belga Fernand De Visscher, sotto la direzione di Joseph Mertens, sono state trasferite nel museo archeologico di Chieti, mentre il materiale documentaristico e i lucidi relativi ai lavori di scavo si trovano presso l'”academia belgica” a Roma. Non distante dal sito ci sono i ruderi del castello Orsini e del borgo medievale di Albe Vecchia. Resti dell'acquedotto romano di Alba Fucens: tra la sorgente di Sant'Eugenia, alle pedici del Velino-Magnola a circa 1120 metri s.l.m. e il sito archeologico di Alba Fucens sono visibili i resti di un acquedotto di epoca romana (I secolo a.C.) che collegava l'area di Fonte Capo la Maina, Forme e la località di Arci con la colonia romana.  Aree naturali all’interno del paese di Massa d’Albe (Aq). Grotta di San Benedetto: La grotta, detta anche "del Cristiano", è larga oltre 20 metri e si trova alle falde del monte Velino, a 1680 metri di altezza s.l.m.. Lo storico Muzio Febonio, nella preziosa Historiae marsorum, racconta di un eremita che l'avrebbe abitata, non precisando però l'epoca. Il Corsignani scrisse invece della sepoltura dell'eremita Beato Benedetto, probabilmente un francescano. Il corpo sarebbe stato spostato nella chiesa di San Pietro in Albe in un'urna in pietra che potrebbe essere riconosciuta nel sarcofago conservato all'interno della cripta. Il Parco regionale naturale del Sirente-Velino è un'area naturale protetta istituita nel 1989, situata in Abruzzo, in provincia dell'Aquila. L'area protetta è stata istituita dalla Regione Abruzzo con la legge regionale n.54 del 13 luglio 1989. Due provvedimenti di riperimetrazione dell'area parco sono stati emanati con leggi regionali n. 23 del 2000 e n. 42 del 2011.
VILLAGGI TURISTICI MASSA D'ALBE (AQ)
L'area protetta di Massa d’Albe copre un territorio di 54.361 ettari. Nel 2016 è stata avanzata la proposta di trasformazione dell'area protetta in un parco nazionale. Il nome Velino deriva dall'antico dialetto marsicano: velino sta per distesa d'acqua, di cui si ha una ricca presenza nella zona, anche grazie alle formazioni di derivazione glaciale presenti nella zona. Si estende per una superficie di circa 564 km² comprendendo i territori del massiccio del Monte Velino e del Monte Sirente, riuniti sotto la denominazione comune di catena del Sirente-Velino, e dei territori ad essi limitrofi come l'altopiano delle Rocche, i Piani di Pezza e parte della piana di Campo Felice, collegandosi direttamente a nord-ovest con l'adiacente Riserva regionale Montagne della Duchessa in territorio laziale e comprendendo al suo interno l'omonima Riserva naturale del Monte Velino. Acciano, Aielli, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Celano, Cerchio, Collarmele, Fagnano Alto, Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Magliano de' Marsi, Massa d'Albe, Molina Aterno, Ocre, Ovindoli, Pescina, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Secinaro, Tione degli Abruzzi. Le più comoda vie di accesso sono dai comuni di Rocca di Cambio, Celano, Massa d'Albe e Secinaro. È attraversato dalla Strada statale 696 del Parco Regionale Sirente-Velino.
AFFITTACAMERE MASSA D'ALBE (AQ)
AFFITTACAMERE COFINI GIUSEPPINA
Via L. Pendenza, 4 - Frazione Forme - 67050 Massa D'Albe (Aq)
tel. 0863 510398 - fax 0863 705615
BED & BREAKFAST MASSA D'ALBE (AQ)
Altre attrazioni a Massa d’Albe (Aq) All'interno dell'area protetta sono presenti anche due stazioni sciistiche, quella di Campo Felice e quella di Ovindoli, mete di molti appassionati di sport invernali. Zone di interesse naturalistico e paesaggistico, oltre ai due gruppi montuosi del Velino e del Sirente con le loro cime, sono l'Altopiano delle Rocche, i Piani di Pezza, i Prati del Sirente, la Valle d'Arano e le Gole di Celano. La Flora: Nel parco risultano censite 1.926 entità floristiche. Di rilevanza scientifica la flora che annovera specie mai segnalate prima sul massiccio del Velino come la Nigritella rubra widderi, l'Orchis spitzelii e la Peonia officinalis. Va ricordata anche la presenza di relitti della vegetazione di epoca glaciale come: la Saxifraga marginata. Nei boschi prevalgono i faggi e le betulle. La Fauna: Il lupo appenninico (Canis lupus italicus) è una sottospecie endemica italiana del lupo. È stata accertata la presenza di 216 specie di vertebrati, di 149 uccelli, di 43 mammiferi, di 13 rettili e di 11 anfibi, come da sito ufficiale del parco. Nei boschi il mammifero più interessante presente è sicuramente il gatto selvatico, che si pensava scomparso dalla zona. Un incontro interessante, quanto fortunato è quello con gli orsi marsicani, che ha dato anche qualche problema agli abitanti della zona, viste le non infrequenti visite a pollai e arnie degli agricoltori locali. Alla presenza costante del lupo appenninico si affianca quella della volpe, della lepre, della faina e della donnola. Gli ornitologi possono osservare diverse specie di rapaci, l'aquila reale, il gufo reale, lo sparviero e la poiana, oltre a specie più piccole. È presente da qualche anno anche il grifone in numerosi esemplari.
CASE PER VACANZA MASSA D'ALBE (AQ)
I nuclei originali del paese di Massa D’Albe furono abitati nel XIV secolo in seguito all’abbandono dell’antica città italica di Alba Fucens. Fino al 1343 fu feudo della famiglia Angioina dei Durazzo, per poi essere ceduta ai Savoia e successivamente alla nobile famiglia romana dei Colonna. Il nucleo centrale del comune odierno è il risultato della ricostruzione congiunta di due villaggi una volta distinti, Massa e Corona, dopo il terremoto che nel 1915 li distrusse parzialmente. Durante la seconda guerra mondiale Massa fu sede di un comando delle SS naziste che presidiavano la linea di difesa tedesca dell’Italia Centrale che attraversava il suo territorio e per questo fu luogo di una significativa attività partigiana e subì alcuni bombardamenti aerei. Onorificenze al paese di Massa D’Albe. Medaglia d’argento al merito civile: «Comune scelto, all’indomani dell’armistizio, come sede del quartier generale della X Armata tedesca, subì due violentissimi bombardamenti che procuravano quarantuno vittime civili, fra cui sette bambini, e la quasi totale distruzione dell’abitato. Durante l’occupazione la popolazione offriva altresì un’ammirevole prova di generoso spirito di solidarietà, prodigandosi in aiuto dei numerosi prigionieri alleati fuggiti dai vicini campi di concentramento.» — Massa D’Albe (AQ), 1943 - 1944 .
APPARTAMENTI PER VACANZA MASSA D'ALBE (AQ)
APPARTAMENTO PER VACANZA AMICUCCI ALESSANDRA ROSSANA
Via Trascenna - Località Forme - 67050 Massa D'Albe (Aq)
tel. 0863 447710 / mobile 339 1464386 - fax 0863 447710
APPARTAMENTO PER VACANZA VELINO
Via Umberto 1° - Frazione Forme - 67050 Massa D'Albe (Aq)
tel. 0863 510155
CASE PER LE FERIE MASSA D'ALBE (AQ)
Alba Fucens è un sito archeologico italico, nata come colonia di diritto latino, che occupava una posizione elevata e ben fortificata (situata a quasi 1.000 m s.l.m.) ai piedi del Monte Velino, a 7 km circa a nord dell'odierna città di Avezzano. Com'è noto, il toponimo "Alba", assai diffuso nel mondo latino, deriva da una comune radice indoeuropea che significa "altura", ma anche "bianco". Secondo l'Olstenio il nome deriverebbe "dal campo all'intorno, sparso e pieno di sassi bianchi", e altri studiosi concordarono con tale ipotesi. Oggi invece, sulla base anche delle fonti storiche, si è convinti che il nome derivi da quello di Alba Longa, metropoli latina. Per quanto riguarda l'aggettivo "Fucens", questo si ricollega al nome del vicino Lago Fucino (in latino Fūcinus), a sua volta associato all'etnico Fūcentes, un appellativo dei Marsì che vivevano sulle sponde orientali del lago. I coloni di Alba Fucens erano detti Albensi, mentre Albani erano quelli della madrepatria, come dichiarano in maniera esplicita le fonti. Origini e primo sviluppo della città di Alba Fucens: Fu fondata da Roma come colonia di diritto latino nel 304 a.C., o secondo altre fonti nel 303 a.C., nel territorio degli Equi, a ridosso di quello occupato dai Marsi, in una posizione strategica. Si sviluppava su una collina appena a nord della via Tiburtina Valeria, arteria che probabilmente fu prolungata oltre Tibur in questo stesso periodo. Inizialmente fu popolata da 6.000 coloni che edificarono, negli anni immediatamente successivi al proprio stanziamento, una prima cinta muraria. Costoro dovettero difendersi dagli attacchi degli Equi, che non potendo tollerare la presenza di una cittadella fortificata latina sul proprio territorio, tentarono, senza successo, di espugnarla.
COUNTRY HOUSE MASSA D'ALBE (AQ)
COUNTRY HOUSES BORGO MEDIOEVALE DI ALBE
Via Albe Vecchia, 1 - Alba Fucens - 67050 Massa D'Albe (Aq)
tel. 0863 449662 / mobile 329 4362008 - fax 0863 449662
OSTELLI DELLA GIOVENTU' MASSA D'ALBE (AQ)
Età repubblicana nella città di Alba Fucens. Durante la Seconda guerra punica Alba inizialmente rimase fedele alla madrepatria e, nel 211 a.C., inviò un contingente di 2.000 uomini per soccorrere Roma verso cui si stava dirigendo Annibale, ma in seguito, assieme ad altre undici colonie (Ardea, Nepete, Sutrium, Carseoli, Sora, Suessa, Circeii, Setia, Cales, Narnia, Interamna Nahars) rifiutò di fornire ulteriori aiuti e fu punita. Alba Fucens si trasformò successivamente in un posto dove confinare importanti prigionieri di stato, come Siface re di Numidia, Perseo re di Macedonia, Bituito, re degli Arverni. Grazie alla propria ubicazione, la città fu sempre considerata strategicamente importante, soprattutto durante le guerre civili. Per tale ragione fu attaccata dagli alleati durante la Guerra sociale, ma rimase fedele a Roma. Nella lotta fra Silla e Mario, la città di Alba Fucens prese le parti di quest'ultimo. Al termine del conflitto, Silla, per punirla e nel contempo soddisfare le richieste di uno dei suoi luogotenenti, Metello Pio, distribuì ai veterani di quest'ultimo parte delle territorio di Alba Fucens. Coinvolta nel conflitto fra Cesare e Pompeo, ospitò una guarnigione di sei coorti agli ordini di Lucio Domizio Enobarbo, del bando pompeiano, poi arresesi alle legioni del conquistatore delle Gallie. L’Età imperiale della città di Alba Fucens. La sua prosperità, nel periodo imperiale, è testimoniata dalle iscrizioni trovate. Fra queste se ne segnala una di particolare importanza relativa al destino del vicino alveo del Fucino, emerso a seguito del primo prosciugamento del lago effettuato nel I secolo per volontà dall'imperatore Claudio. Alba Fucens è menzionata per l'ultima volta da Procopio di Cesarea che ci tramanda come, nel 537, venisse occupata dai bizantini durante la guerra gotica.
RIFUGI E BIVACCHI A MASSA D'ALBE (AQ)
Area archeologica di Alba Fucens. Struttura urbana: Nel secondo dopoguerra furono intrapresi per la prima volta scavi sistematici per approfondire le conoscenze storiche e culturali sulla città. Vennero effettuati a partire dal 1949 da un gruppo di lavoro dell'Università di Lovanio guidata da Fernand De Visscher, seguita dal Centro belga di ricerche archeologiche in Italia diretto da Jozef Mertens. Ulteriori ricerche furono condotte a partire dal 2006 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo. La città di Alba Fucens, situata fra i 949 e i 990 m s.l.m. è racchiusa entro una cinta muraria lunga circa 2,9 km conservatasi in gran parte fino ai giorni nostri. Le pareti esterne, sono costruite con massi poligonali perfettamente incastonati fra di loro e le superfici sono lisciate. Si segnala la presenza di una sola torre e di due bastioni a protezione di tre delle quattro porte principali. Su uno di tali bastioni sono presenti simboli fallici che dovevano servire ad allontanare le forze malefiche. Sul lato settentrionale era stata approntata, per una lunghezza di circa 140 metri, una triplice linea difensiva eretta in epoche diverse. La più antica fu probabilmente edificata dai primi coloni anche se c'è chi sostiene che potrebbe essere anteriore all'arrivo dei conquistatori romani. La città si iniziò a sviluppare all'interno della cinta muraria nel III secolo a.C. e raggiunse la sua massima espansione in età imperiale. La struttura viaria urbana, ancor oggi chiaramente identificabile, era basata sull'incrocio degli assi stradari principali, tipico di altre città di fondazione latina.
Forme è una piccola frazione, circa 500 abitanti, di Massa d’Albe (AQ). Ancora nello scritto di De Andreis vengono citate due nuove chiese presso Forme: la prima, sita in località San Chiumento, ne restavamo all’epoca solo ruderi ed era intitolata a San Clemente; la seconda, sita sulla strada per Castelnuovo. Nel 1812 Sant’Anatolia si staccò dal Comune di Massa d’Albe e, verso gli anni sessanta vennero trasferite al comune di Avezzano anche Antrosano e Castelnuovo. Del 1881 è la relazione in cui viene descritto lo stemma di Forme constante di 5 monti con, al centro, una croce e, ai lati, due stelle. Fino agli inizi del Novecento risultarono possessori di alcuni terreni nei dintorni di Forme i Colonna di Avezzano, tra cui dei pascoli di alta quota nei dintorni di Magnola. La montagna di Magnola, dopo la prima guerra mondiale, risulta essere possedimento, invece, di alcuni fattori locali. In questa epoca la zona di Forme era interessata per la maggior parte di allevamento che richiamava la quasi totalità degli abitanti maschi che venivano richiamati a questo lavoro sin dalla tenera età, fenomeno che faceva crescere l’analfabetismo della zona dato che la gente andava ad allevare invece che a scuola. I lavori degli allevatori erano suddivisi secondo la seguente scala gerarchica: i più giovani, con età che variava dagli 11 ai 15 anni, venivano lasciati i lavori meno onerosi, la pulizia delle stalle e delle capanne, l’approvvigionamento idrico e l’apertura delle stalle e degli stazzi. i pastori, ragazzi dai 15 ai 20 anni; altri ragazzi tra i venti e l’età adulta facevano i caciari (addetti alla produzione dei formaggi); gli adulti i fattori (gli addetti alla conduzione dell’azienda). Coloro che non avevano nessun possedimento lavoravano per conto terzi, ma vi erano molte persone che avevano moli possedimenti. Tra la prima e la seconda guerra mondiale il bestiame, in zona, raggiunse i 15.000 capi, che nel periodo invernale venivano trasferiti nell’agro romano. Il trasporto avveniva in treno tramite la stazione di Cappelle dei Marsi. Molti anziani, ad oggi, ricordano fiumi di greggi che venivano trasbordati presso la stazione. Dopo la seconda guerra mondiale il centro di Forme si spopolò, la gente migrò così verso altre città italiane. La poca gente rimasta è interessata oggi perlopiù a lavori agro-zootecnici. Ora si contano circa 700 capi di bovini, 400 di equini e 1500 ovini. Monumenti e luoghi d’interesse a Massa D’Albe (Aq): La chiesa di San Teodoro. La facciata è in stile barocco, è tripartita. In alto vi è un frontone.
Gli edifici e i luoghi di interesse a Massa D’Albe. Nel centro dell'abitato era situato il forum (142 m di lunghezza per 43,50 di larghezza), su cui si affacciavano i più rappresentativi edifici pubblici cittadini: la basilica, dove si trattavano gli affari e si amministrava la giustizia, edificata con ogni probabilità fra la fine del II secolo a.C. e i primi decenni del secolo successivo; il macellum o mercato, della stessa epoca e, contigue ad esso, le terme, costruite in età tardo-repubblicana, ma ampliate in epoca imperiale. Queste ultime erano decorate con preziosi mosaici raffiguranti scene e soggetti marini. Ad Alba Fucens era presente anche un anfiteatro e numerose case appartenenti al patriziato locale, fra cui una villa nota come Domus che, secondo un'ipotesi suggestiva, non corroborata da fonti, dovette essere di proprietà di del Prefetto del Pretorio Quinto Nevio Sutorio Macrone, vissuto durante il regno dell'imperatore Tiberio. Numerosi erano anche gli edifici religiosi sia nel centro urbano (Tempio di Iside, Sacrario di Ercole, ecc.) che sulla collina situata all'estremità occidentale dell'abitato. Quest'ultima era occupata da alcuni luoghi di culto, fra cui un tempio dedicato ad Apollo, trasformato in chiesa cristiana e ampiamente ristrutturato in età medievale, noto come la chiesa di San Pietro che contiene antiche colonne ed alcuni mosaici di fine fattura cosmatesca. È l'unica chiesa monastica in Abruzzo in cui la navata centrale è separata da quelle laterali da antiche colonne. Di epoca moderna è invece la collegiata di S. Nicola, nel villaggio di Albe, costruita con ogni probabilità utilizzando materiali provenienti dal sito archeologico limitrofo. Forme è una piccola frazione, circa 500 abitanti, di Massa d’Albe (AQ). Forme è situato alle pendici del Monte Velino, a 1020 metri s.l.m. e non è molto distante (circa 8 km) dalla città di Avezzano. Questo paesino d’estate attrae molte persone, soprattutto persone anziane che vengono da grandi città come Roma per trovare tranquillità e relax. Durante la stagione invernale, invece, diventa una zona di passaggio per coloro che devono recarsi ad Ovindoli per praticare sport invernali (sci, snowboard e kite). La prima citazione storica del piccolo centro di Forme risulta essere nel 1768 quando un manoscritto redatto da Don Giustino De Andreis, parroco di Forme stessa, su commissione del vescovo della Marsica, il quale chiedeva al parroco del piccolo agglomerato presso la Conca del Fucino notizie inerenti Albe, le sue ville e le sue chiese. In quell’epoca Forme era una villa dipendente di Albe insieme ai centri limitrofi, oggi ridotti a case sparse o scomparsi, di Massa Sottana o Massa Inferiore, Massa Soprana o Massa Superiore, San Pelino, Antrosano e Castelnuovo. Il documento di Don Giustino, oltre che narrare del periodo dei suoi tempi arriva a tempi retrodatati fino al 1000 riguardanti la sua chiesa ed il culto di Forme e dintorni. Sulla quarta pagina del documento viene riportata la notizia su uno scavo organizzata dal Responsabile Provinciale Capredoni presso la collina di Albe sita presso la chiesa di Santa Maria con il quale si tenta di far luce sugli albori della cristianità in loco. Secondo il redattore del manoscritto fu San Marco il Galileo, ordinato vescovo da San Pietro che fu incaricato di evangelizzare gli Equicoli dalla città di Alba Fucens a partire dal 46 d.C. Di quello stesso periodo risulta la predicazione in loco di San Rufino vescovo e San Cesidio. Sempre il De Andreis asserisce di aver letto su un documento liso dei signori Blasetti notizie inerenti di una Collegiata di Albe, inteso come raggruppamento di chiese, di cui faceva parte appunto la chiesa Santa Maria di Albe. Tale chiesa risultò essere già attiva negli anni 975-984, periodo in cui si contarono 10 canonici. Nel 1575, sempre secondo i controlli del De Andreis, i canonici erano 6, i quali erano obbligati a servire messa nei centri limitrofi suddetti, ma nel 1602, sempre nei dati in possesso del De Andreis, questi centri si staccarono, così si dovette provvedere alla ricerca di un prete officiante messa. Tuttavia Castelnuovo e San Pelino risultarono dipendenti dalla Collegiata di Albe per almeno cent’anni. I centri si auto-fornirono di catasto traendo così il nome di Università con tanto di stemma. Alla separazione dei centri da Albe tentò di opporsi Marcantonio Colonna perché quest’ultima cittadina era fornita di mura e quindi difesa da attacchi. Comunque, le ville che intendevano separarsi acquisirono dal camerario di Napoli l’autorizzazione di staccarsi mediante il pagamento di una tassa detta Colletta, tassa simile al focatico in quanto regolata dal numero di fuochi censiti nel censimento adibito all’uopo (Forme ne conto 79, che secondo alcuni calcoli corrispondevano a circa 1500 unità). Nelle "Cronache Cassinesi" (libro I capitolo 36 e libro 3º capitolo 39) non Vengono descritti i luoghi Forme, ma, stando al Corsignani, ne vengono nominate le chiese, cioè quella di Sant’Antimo, San Benedetto, San Donato ed infine di San Pietro di Forme. Il Corsignani riporta, nello stesso periodo, che il luogo risulta noto per il martirio di tre Cristiani di nome Vittore, Giovanni e Stefano verificato verso il 164 d.C. per ordine di Lucio Aurelio Antonino Vero. Secondo altri studiosi il luogo è da ricercarsi tra Luco dei Marsi ed Incile (località presso l’emissario del Fucino. Febonio, alla pagina 164 del III libro della sua stessa opera, segnala Forme narrando della improduttività della campagna dei dintorni di Albe. Ciononostante il colle Albe era pieno zeppo di alberi, tra cui di meli, peri e noci. Viceversa, nello scritto del De Andreis, viene narrato come luogo di villeggiatura tuttalpiù per i nobili. Ancora il De Andreis afferma che già nel 1700 Forme era uno dei centri della zona come si poteva constatare dalla grandezza della sua chiesa, più piccola solamente a quella della collegiata di Albe.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
Arci. Resti del ponte-sifone dell’acquedotto romano di Alba Fucens. (I sec. a.C.) Fondata alla fine del IV sec. a.C., Alba Fucens fu dotata in età tardo-repubblicana di un acquedotto capace di portare l’acqua nel centro urbano e rispondere alle nuove esigenze della vita cittadina. Il percorso dell’acquedotto si sviluppa dai 1120 metri s.l.m. della sorgente di S.Eugenia, la più in quota delle numerose sgorganti dalle pendici del Velino-Magnola, per giungere dopo 10 Km in città. Gran parte dell’acquedotto era realizzato con un canale sotterraneo a scorrimento libero (specus), tranne che per l’ultimo tratto – di oltre 3 km - dove procedeva in condotta forzata, in tubazioni disposte in superficie. La valle intermedia, con fondo posto a 932 m slm, era superata tramite un sifone rovescio, ossia un dispositivo in grado di far risalire l’acqua sino alle alture di Alba Fucens, comprese tra i 978 e 1004 metri s.l.m. Il sifone rovescio è infatti un sistema idraulico conformato ad “U”, che sfrutta il principio dei vasi comunicanti, ben noto nell’antichità: con la sola forza gravitazionale, un fluido può essere trasferito da un serbatoio (detto di carico) ad un altro (detto di ricezione) tramite un collegamento assicurato da condotte a pressione (tubazioni), a condizione che il punto di partenza sia ad una quota maggiore rispetto all’arrivo. Gli Arci sono i resti di un possente muraglione (terrapieno) in opera poligonale e nucleo in cementizio, la cui altezza, scandita da gradoni rientranti, aumentava all’aumentare della profondità della valle. Nella struttura – attualmente interrata per quasi due metri, larga sul fronte sino a 12 e visibile per più di 130 metri di lunghezza - è possibile riconoscere parte del venter (la parte più bassa) del sifone rovescio. Dal Piano de La Vara l’acquedotto procedeva in condotta forzata e il passaggio nella valle avveniva, appunto, sulla robusta struttura degli Arci: un ponte-viadotto con altezza originaria molto maggiore dell’attuale e sulla cui sommità doveva esser posta la tubatura, diminuendo così considerevolmente la pressione interna del sistema idraulico. Come in altre strutture antiche consimili – è il caso degli acquedotti di Alatri (FR) e Patara in Licia (Turchia) - il muraglione doveva essere interrotto nel fondovalle da arcuazioni e da queste, probabilmente, deriva il toponimo Arci (o Archi). La costruzione dell’acquedotto di Alba Fucens è databile al I sec. a.C. Testi e immagini Dario Rose (Dip. Topografia Antica “La Sapienza” Università di Roma).
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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