Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Magliano de' Marsi - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

Cerca nel Sito
Vai ai contenuti

Menu principale:

Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Magliano de' Marsi

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di MAGLIANO DE' MARSI (Aq) (m. 728 s.l.m.)
     
  CAP: 67062  - 0863 -  0863.450642   - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI MAGLIANO DE MARSI 0863.516201   0863.515018       0863.517744 - C. F.: 00182090662
Raggiungere Magliano de Marsi:(Stazione Avezzano a 10 Km.)  (Uscita Magliano dei Marsi) -Aeroporto d'Abruzzo a 110 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
** HOTEL HOLIDAY
Via Massa d'Albe, 11 - 67062 Magliano de' Marsi (Aq)
tel. 0862 51203 - mobile 393 3528460
hotelholiday3@gmail.com - www.holidaymagliano.it
 Servizi offerti dalla struttura










* HOTEL DRAGO
Via Cotecorno 19 - 67062 Magliano de' Marsi (Aq)
tel. 0863 51173
 Servizi offerti dalla struttura











RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
*** RESIDENZA TURISTICA ALBERGHIERA PARCO DELLA ROVERE
Via Cicolana, Km. 72+300 - 67062 Magliano de' Marsi (Aq)
 Servizi offerti dalla struttura















CAMPEGGI MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
CENTRO TURISTICO SPORTIVO CAMPEGGIO BOSCO SAN CASCIANO 
Via San Martino - Località San Casciano - 67062 Magliano de' Marsi (Aq)
tel. 0863 23014 / 0863 23014 / Fax 0863 441291 - mobile 348 5103641
 Servizi offerti dalla struttura



VILLAGGI TURISTICI MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
I monumenti e i luoghi d'interesse a Magliano de' Marsi. Architetture religiose a Magliano de' Marsi: Il monumento religioso più caratteristico della cittadina è senza dubbio la chiesa di Santa Lucia, per la quale è stato impossibile, almeno fino ad oggi, stabilire una data certa della sua fondazione. Le sue origini sembrano confondersi con le origini stesse di Magliano per quanto, alcuni studiosi della Marsica, le facessero risalire all'epoca imperiale; Chiesa trecentesca della Madonna di Loreto; Chiesa e convento di San Domenico del XIV secolo; Sacrario dei caduti inaugurato nel 1932; Nella frazione di Rosciolo dei Marsi, alle pendici del Monte Velino, in posizione solitaria, si trova la piccola e caratteristica chiesa romanica di Santa Maria in Valle Porclaneta che, sfidando il tempo, conserva miracolosamente la sua struttura e la suppellettile ecclesiastica di eccezionale pregio. L'attuale chiesa è ciò che rimane di un'antica badia benedettina costruita verso la metà dell'XI secolo. Essa conserva ancor oggi il suo nome antico: Santa Maria in Valle Porclaneta, dal nome della valle Porclaneta in cui fu fondata. Altre chiese della frazione sono quella dedicata a Santa Maria delle Grazie con portali del XIII e XV secolo, situata nel borgo storico e la chiesa rurale di San Sebastiano; A Marano dei Marsi, altra frazione del comune, c'è la chiesa parrocchiale, dedicata all'Assunta che ha il titolo di abbazia. Titolo derivato in origine dalla presenza dei benedettini nel paese marsicano. Infine l'antica chiesa dei Ss.Giovanni e Paolo posta in alto a dominare il borgo medievale.
AFFITTACAMERE MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
Siti Archeologici a Magliano de' Marsi. Lungo la Via Valeria (Strada Statale 5 Tiburtina Valeria) si possono trovare i ruderi della supposta tomba del Re di Macedonia Perseo che dopo essere stato sconfitto dai romani venne imprigionato ad Alba Fucens. Dopo la morte il corpo venne traslato per la sepoltura lungo il tracciato originario dell'antica via Tiburtina Valeria che da Tivoli conduceva ad Alba Fucens. Nelle immediate adiacenze del casello autostradale della A25, in località Colle Lucciano, sono state ritrovate delle tombe arcaiche risalenti al VII-V secolo a.C. e gladi a stami, punte e spade in ferro e fibule in bronzo. I resti di un ocres marso a pianta ovoidale e resti di mura composta da enormi massi. Resti di una necropoli, da cui sono tornati alla luce dischi corazza risalenti al VII secolo a.C., sono presenti al Colle di Santa Lucia, nel centro storico di Magliano. Aree naturali a Magliano de' Marsi. Realizzato dal Corpo Forestale dello Stato il centro permette di conoscere da vicino gli aspetti legati a geomorfologia, flora e fauna della riserva naturale. Il centro è attrezzato di orto botanico, area faunistica riservata a cervi e caprioli, voliera per rapaci, area faunistica, sentiero natura e nolo bike. Laghetto di Magliano de' Marsi: Laghetto artificiale situato alle porte del paese, oltre la piazza di San Luigi Orione (detta "del Serpentone"). Immerso nel parco naturale è un punto di ritrovo degli amanti della pesca.
BED & BREAKFAST MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
BED & BREAKFAST B&B LA RESIDENZA
Via Melchiorre, 15 - 67062 Magliano de' Marsi (Aq)
tel. 340 5277295
BED & BREAKFAST BRICIOLE DI...
Via Santa Maria In Valle Porclaneta - Rosciolo - 67062 Magliano de' Marsi (Aq)
CASE PER VACANZA MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
Abbazia Santa Maria Assunta a Magliano de' Marsi: La Chiesa parrocchiale di Marano è dedicata all'Assunta e ha il titolo di "ABBAZIA", titolo derivato dalla presenza dei Benedettini a Marano. La Chiesa di Marano era proprietaria di considerevoli appezzamenti di terreno e di boschi e nulla aveva da invidiare ad altre chiese e abbazie. Attualmente quella consistenza e quel prestigio si sono disintegrati e a Marano non c'è neppure un parroco stabile. La Chiesa deve essere stata costruita in una zona del vecchio castello. Si dice che fosse la scuderia. Alcune pietre a vista, nella parete esterna verso le "Are Sante", fanno supporre lo loro provenienza da una precedente costruzione, forse dal vecchio castello diroccato. Col dilagare dello stile architettonico "barocco", la Chiesa, come altre chiese, cadde sotto l'arroganza di questo stile. Vi si vennero a trovare ben sette altari, più o meno belli. Cinque di essi furono distrutti nel dopo guerra da uno strano fervore iconoclasta. Si salvarono: - altare maggiore col quadro dell'Assunta; - altare di Santo Antonio; - nicchia della Madonna delle Grazie, dove c'è la statua moderna della Madonna del latte. Ricordo di aver letto una scritta di fianco al distrutto altare di Sant'Agata: "altare costruito nel 1400". Anche i quadri degli altari sono andati in disfacimento, per incuria, abbandono ed usura del tempo. Nella Chiesa si trovava pure un vecchio organo a mantice, un pulpito in legno lavorato e una balaustra con colonnine in legno ben tornite. La Chiesa, inoltre, aveva un solido pavimento a lastre di pietra, sostituite ora da comuni mattonelle in cotto. Qualche lastra di pietra si può scorgere nelle predelle degli altari rimasti. Esisteva anche un sotto-chiesa, ora interrato, adibito, nell'antichità, a luogo dì sepoltura.
APPARTAMENTI PER VACANZA MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
Chiesa della Madonna di Loreto a Magliano de' Marsi: Due sono i cicli di affreschi della chiesetta trecentesca della Madonna di Loreto : quello nell'abside , l'altro in una cappella laterale, a destra di chi entra. Il primo ciclo è esclusivamente mariano. Da una parte è rappresentata la nascita della Vergine. Gli elementi costitutivi sono quelli stessi che si rinvengono nei dipinti sullo stesso argomento , lasciatici nel tardo medioevo e nel primo rinascimento. Basta ricordare il mosaico di Pietro Cavallini in Santa Maria in Trastevere a Roma, gli affreschi di Taddeo Gaddi in Santa Croce a Firenze, quelli di Domenico Ghirlandaio in Santa Maria Novella sempre a Firenze. La parte destra è scomparsa completamente. Vi dovevano essere raffigurati San Gioacchino ed una donna con un involto di panni sulla testa e la comochia in mano, così come viene ricordato dallo studioso ottocentesco, Antonio De Nino. La scena rimastaci rappresenta la neonata adagiata su di un vassoio ed è accudita da due donne. In fondo si scorge Sant'Anna adagiata sul letto. Tutta la scena si svolge sotto un intercolonnio dipinto in prospettiva . Nella parte sinistra dell'abside c'è lo sposalizio della Vergine. E' questa la scena meglio conservata . Nel centro c'è il sacerdote , alla sua sinistra Maria con un seguito di giovani donne, a destra San Giuseppe col bastone fiorito, accompagnato da giovani. Uno di questi sta spezzando il suo bastone. Il tutto è inquadrato in un ambiente architettonico rinascimentale. Le due scene sono collegate al centro da una cerchia di mura merlate, dietro cui si innalzano dei cipressi. Nel catino absidale è rappresentata l'incoronazione della Vergine, circondata dalla cosiddetta noce, simbolo della verginità. Ai due lati degli angeli danzanti festeggiano la Regina del cielo e della terra al suono delle tube. Lo stile e la lavorazione riportano l'esecuzione alla fine del quattrocento e non più tardi del primo decennio del cinquecento. Nella cappella laterale è rappresentata la nascita del Redentore. L'affresco, che era stato completamente ricoperto da vernice vero il 1950, forse perché si riteneva irrecuperabile per lo stato di degrado in cui era ridotto, è stato riscoperto e restaurato in questi ultimi anni. L'affresco, anche se meno pregevole del primo ed eseguito con mano poco esperta, tuttavia si ammira per una certa freschezza sia nella composizione che nel colore che creano una atmosfera di ingenua poesia. Forse l'opera è della metà del quattrocento.
CASE PER LE FERIE MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
Chiesa Santa Lucia a Magliano de' Marsi: Impossibile, almeno fino ad oggi, è stabilire una data certa per la fondazione della chiesa di S. Lucia in Magliano dei Marsi. Le sue origini sembrano confondersi con le origini stesse del paese. Sebbene queste ultime, secondo alcuni studiosi di cose marsicane, si facessero risalire ad epoca romana, tuttavia, allo stato attuale delle ricerche, tale ipotesi non appare suffragata da fonti sicure. Interessante la tesi sostenuta dallo studioso Paolo Fioraní nel libro Una Città Romana: Magliano dei Marsi. Egli facendo derivare, attraverso lo studio del tessuto urbano, l'antico centro abitato da un accampamento romano, ravvisa nelle fondamenta della chiesa di S. Lucia i resti di un tempio dedicato a Giove Statore. Al di là di tale suggestiva ipotesi, credo che lo studio più accurato e più completo, almeno in base alle fonti scritte, sia quello di Angelo Melchiorre, che costituisce l'Introduzione alla presente pubblicazione. Mi atterrò pertanto a tracciare un breve profilo storico della costruzione della Chiesa, tenendo presenti solo i motivi architettonici e costruttivi, che caratterizzano l'architettura medievale in Abruzzo. Come è noto " il terremoto del 13 gennaio 1915, scosse dalle fondamenta la chiesa di S. Lucia, e, scompigliandone l'ossatura e infrangendone le membra, la travolse nello squallore più desolante" (1). L'architettura interna, quindi, interamente ricostruita in struttura mista, muratura e cemento armato, ben poco oggi potrebbe ancora dire in quanto alle origini, se nell'opera di ricostruzione non si fosse seguito il criterio di ripristinare, in base ad alcuni elementi architettonici originari, il sacro edificio cosi come doveva essere, all'epoca della fondazione, liberato dalle sovrastrutture rinascimentali e barocche, dovute ai molti restauri ed agli ampliamenti, che si susseguirono attraverso i secoli. Per quanto riguarda la parte anteriore dell'edificio, che era la più antica, " osservata all'esterno si vedeva che le muraglie dei fianchi delle navatelle mantenevano le cortine a piccole pietre annerite, in cui erano praticati vani di finestre sestoacute rimurate " (2). Nell'interno le campate tra gli archi trasversali della prima cappella a sinistra e della seconda a destra erano coperte con volte a crociera ad ogiva " sorrette da costoloni a sezione semi-ottagonale, che si incrociavano in un disco decorato a stelle e nascevano da peducci mensoliformi " (3). "Gli archi trasversali delle navatelle poggiavano da un lato sui piloni rettangolari dividenti le navate, dall'altro su semi-colonne addossate alle mura perimetrali ove rimanevano le antiche basi con larghe foglie protezionali sul plinto " (4). Di tali semicolonne tre ne restavano a destra, tre a sinistra. La Chiesa originaria, quindi, che comprendeva solo le tre prime campate e parte della quarta, che doveva costituire il presbiterio (le altre, come vedremo, furono aggiunte in epoche successive), si presentava, con qualche lieve modifica, cosi come è oggi: a tre navate, la mediana più alta e larga, colonne con capitelli scolpiti a diversi disegni, archi a sesto acuto, tetto apparente. La luce filtrava, tenue, dalle finestrelle, che si aprivano nelle navatelle laterali. Che la Chiesa originaria comprendesse le tre prime campate e parte della quarta, lo dimostrano i successivi ampliamenti, documentati più che da fonti scritte, che sono scarse 5, dalla diversa struttura delle fondamenta, su cui poggia il sacro edificio e che tuttora possono essere studiate. Gli elementi fin qui descritti, dimostrando somiglianze con la Chiesa di San Cesidio a Trasacco e con quella di San Giovanni in Celano, chiese di cui esiste una documentazione più sicura, appartengono a quel genere di costruzione che " si manifestò appunto nella Marsica, quando i maestri borgognoni con Santa Maria d'Arabona (a. 1208) ebbero dato impulso all'uso del loro stile " (6). Da questi primi maestri avrebbe avuto inizio una vera e propria Scuola Marsicana che fiorì nel secolo XIII e precisamente quando i Celanesí, ottenuto il permesso da Federico II di tornare dall'esilio e ricostruire la città, chiamarono e accolsero artisti di fuori, che si costituirono in maestranze " (7). Questi stessi artisti avrebbero eseguito anche " i mirabili plutei, che sono oggi infissi nella cortina della facciata e che facevano parte di un cancello presbiteriale ", cioè un parapetto, corrispondente alle odierne balaustre, formato di vari scomparti decorati con bassorilievi raffiguranti animali simbolici e che serviva a separare il presbiterio dall'aula. L'uso di tali cancelli fu proprio di questa epoca. Uno di questi è ancora in opera nella Chiesa di San Pellegrino di Bominaco (1263) (8). Secondo tali elementi l'origine della Chiesa di Santa Lucia potrebbe essere assegnata alla metà del secolo XIII.
COUNTRY HOUSE MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
Chiesa Santa Maria in Valle Porclaneta a Magliano de' Marsi: In Abruzzo, nella regione Marsicana, in, fondo ad una valle solitaria che si adagia alle pendici del Monte Velino nella conca del lago Fucino giace una piccola chiesa che, sfidando il tempo, conserva miracolosamente la sua struttura e la suppellettile interna di eccezionale fattura. Tale piccola chiesa è quel che rimane di una badia benedettina costruita circa verso la metà del secolo XI, successivamente abbandonata dai monaci e di cui oggi non rimane traccia. Essa conserva ancor oggi il suo nome antico: Santa Maria in Valle Porclaneta, dal nome della valle " Porclaneta "in cui fu fondata. Alla chiesa si perviene abbandonando la via Cicolana da Magliano dei Marsi, fino a Rosciolo e poi percorrendo per circa due chilometri una mulattiera, a stento carrabile, che si inoltra nella campagna fin sotto alle falde del Monte Velino. Rosciolo fu terra del Contado di Alba e di Tagliacozzo; di questa località ci ha lasciato memoria l'Antinori nelle sue schede manoscritte. Le notizie più antiche del Monastero di Santa Maria in Valle Porclaneta le abbiamo dal cronista Cassinese: " Berardus etiam Comes filius Berardi Marsorum Comitis eo tempore obtulit R. Benedicto Monasterium S. Mariae in valle Porclanesi, et castellum Roscolum cum pertinentijs suis " (An. 1084) . Agostino Lubin lasciò scritto di questa chiesa: " Abbatia seu Monasterium titulo S. Maríae in Valle Porclanetí, quod Berardus Comes filius Berardi Marsorum Comitis circa annum 1080 obtulit Casinensi Coenobio, ut refertur in Chronico Casinensi` lib 3, cap.61, unde colligitur situm fuisse apud Marsos" e ciò che l'abbazia nel 1808 fu oggetto di donazione a Montecassino da parte di Berardo, conte dei Marsi. Prima di questa offerta si hanno notizie del Monastero in epoca anteriore e cioè quando il Conte Berardo " per redenzione, dell'aníma sua e dei suoí congiunti " donò il Castello di Rosciolo con le sue pertinenze al Monastero di S. Maria edificato nella Valle Porcanete . La Carta dell'offerta di Berardo consegnata all'Abate del Monastero, Giovanni, porta la data del 1048. In una sua dissertazione G. Dragonetti nel ricercare le prove della fondazione del Monastero da parte dei Conte Berardo, oltre ad altre ragioni, tra cui quella che solo il fondatore poteva esercitare sul Monastero " quella potestà, che a' soli Fondatori si conveniva ", adduce a riprova le parole dello stesso Conte Berardo " ad ipsum Monasterium Sanctae Dei Genitricis, o Virginis Mariae, quae constructa est in loco ubi Valle Porcaneci vocatur " ; ed aggiunge che le parole " quae constructa est " dimostrano la recente fondazione fatta dal Conte, essendo stato sufficiente, per citare soltanto il luogo dove era posto il Monastero, dire " quod situm est ". Pochi anni dopo averlo dotato, il Conte Berardo offrì il Monastero a Desiderio, Abate di Montecassino. Il Monastero rimase per lungo tempo sotto la giurisdizione dell'Abbazia Cassinese: venne a questa confermata nel 1137 da Lotario e nel 1911 dall'imperatore Enrico VI insieme con molti altri monasteri. In tale ultimo anno fu compilato il registro delle rendite: tutti i terreni erano stati distribuiti in 39 feudí, oltre ad altri 25 pezzi coltivati. Nei secoli posteriori il monastero fu distrutto. Ma di tale distruzione non si ha alcuna precisa notizia. Il Dragonetti avanza l'ipotesi che essa avvenne nella guerra combattuta nei Campi Palentini tra Corradino di Svevia e Carlo I d'Angiò nel 1268, deducendolo dalle lettere che Carlo I scrisse dai Campi Palentini a Clemente IV dopo la vittoria ivi riportata: da queste lettere appare come l'esercito tedesco si aggirasse nelle vicinanze della Valle Porclaneta, onde si può dedurre che in quella occasione il Monastero ivi esistente rimanesse danneggiato dagli eventi bellici, così come, nella medesima guerra, furono distrutte le Ville di S. Martino, di S. Barnaba e di Villa Maggiore e molte altre che si trovavano nelle vicinanze della Valle Porclaneta. Delle rovine del monastero, di cui G. Dragonetti nell'opera citata dice " ed ancor oggi (1765) in quella deserta Valle se ne ammiran le vestigia ", non rimane oggi alcuna traccia, ad eccezione della Chiesa.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
Chiesa Santa Maria in Valle Porclaneta a Magliano de' Marsi. Ai tempi di Re Roberto (nominato nel 1342), il Cenobio era sotto la giurisdizione regia: sembra che sin da questo tempo i ,monaci l'avessero abbandonato e che la Chiesa fosse stata data in Commenda a qualche Abate di S. Salvatore Maggiore. In virtù dei suoi diritti, Re Roberto, nel 1342, presentò al Vescovo dei Marsi come nuovo Rettore della Chiesa, Ludovico da S. Liceto, allorché l'allora Rettore Orso degli Orsini, deposto l'abito clericale, passò allo stato laico, con le seguenti parole: " Nos, quibus ex causa legitima jus in eandem Ecclesiam S. Mariae de Valle competit Patronatus, Lodoycurn de Sancto Liceto familiarem et fidelem nostrum in ipsius Ecelesiae Rectorem harum serie presentamus ". In questo tempo la Chiesa era sotto la giurisdizione del Vescovo dei Marsi, come si rileva da una bolla di Innocenzo VI del 1353, con la quale egli conferi la Chiesa al Cardinale Rinaldo Orsini. Nel 1484 la chiesa era ancora di regia dipendenza come risulta da una lettera del Re Ferdinando del 1484 in cui egli dice che la prepositura della chiesa apparteneva all'Abate Pietro Dogna, suo regìo Cappellano e Cantore. Da questo tempo la Chiesa fu in contestazione tra i Vescovi dei Marsi e gli Abati di Farfa, come risulta da diverse Bolle conservate nell'Archivio Rotale in Vaticano e nella Cancelleria Vescovile dei Marsi, emesse dall'una e dall'altra parte (quelle degli Abatì Farfensi portano la data degli anni 1514, 1520, 1540, 1574, 1584, 1713). In una carta delle Diocesi dei Marsi-dell'anno 1735 di Giuseppe Baronio, si vede che la zona ove è sìtuata la Chiesa appartiene, a quell'epoca, alla Diocesi di Farfa. Per molto tempo la chiesa, benché di regio padronato, fu posseduta dalla famiglia Colonna, la quale, avendo ricevuto in feudo Alba con il castello dì Rosciolo, usurpò per molti anni il diritto sulla Chiesa, successivamente rivendicato dalla Corona; in tale occasione appunto fu scritta dal Dragonetti la " Difesa del Regio Padronato ", più volte citata. Queste notizie sparse ho raccolto qua e là. Quasi tutte le antiche memorie riguardanti la fondazione, le rendite e le nomine di questo Cenobio, che, pare, una volta fossero conservate nell'archivio dell'Abbazia, furono, al tempo in cui il Cardinale Latino Orsini era Abate Comendatario di Farfa, unite in un volume chiamato " Censuale debìtorum et feudorum Sanctae Marìae de Valle ": ma questo libro, già nel 1765. era andato disperso. Da quest'epoca il Cenobio decadde. Oggi non resta che la Chiesa, dichiarata monumento nazionale, per l'alto valore del suo contenuto artistico e per lo splendore che faceva scrivere a Muzio Phoebonio: " Monasterium illud S. Mariae (cìoè della Valle Prclanete dal Conte Berardo offerto a Montecassino, come aveva poco innanzi accennato) in estremo perangustae Vallis pene solo cessit; templum autem magnifucum et peramplum, perpolitis lapidibus contextum, tribus fornicibus quadratis columnis suffultis, ab injura temporis illaesum permanet, illisque major ara quator columnis sapulcrum mirae artis variisque figuris excavatum substentatur; praesbiterium Ecclesia tabulis sacris immaginibus penniculo ad vivum expressis ornatur".
RIFUGI E BIVACCHI A MAGLIANO DE' MARSI (AQ)
Il Convento e la Chiesa di San Domenico a Magliano de' Marsi: Il convento e la chiesa furono costruiti nel quattordicesimo secolo ma subirono ampliamenti e modifiche attraverso i secoli. Vi abitarono fino alla metà del 1500 le monache agostiniane e la chiesa era dedicata a Santa Maria Maddalena, lo stesso titolo del villaggio e convento di rimpetto a Marano , che da esso dipendevano. Fino all'inizio dell'ottocento il nome di Maria Maddalena era ancora indicato nei registri comunali, sebbene già negli ultimi decenni del cinquecento l'uno e l'altra erano passata ai padri predicatori detti più comunemente domenicani. La chiesa è ad una sola nave con cappelle laterali decorate con motivi tardo-tinascimentali. I lacunari sulla volta, dipinti a chiaroscuro , sono lavoro moderno, opera dei Fratelli Cianciarelli. L'archiettura d'insieme, nonostante i molti restauri attuati nel diversi secoli, si mantiene abbastanza pura. Di notevole il pulpito in legno nello stile tipico delle chiese domenicane, collocato in alto nella parete di destra e con copertura a baldacchino, per dare maggiore risonanza alla voce del predicatore. La facciata è ingentilita da un portale rinascimentale, finemente lavorato. Anche il portale che porta al convento è della stessa epoca, ma lavorato in forma meno fine. Ora la chiesa è officiata dai Francescani minori.
La riserva " M.Velino" a Magliano de' Marsi. La riserva Naturale Orientata del Monte Velino estesa per 3.500 ettari, comprende un territorio montuoso dell'Appennino centrale che, da una quota minima di 987 M. (BOCCA DI TEVE),si innalza sino a cime che che superano i 2000 m. di altitudine, come quelle del Monte Velino 2487 M. la terza vetta dell'Appennino, del Monte Cafornia (2424 M), del Monte di Sevice (2331 M.SM.). in tale ambito si contano circa 600 specie vegetali e 187 specie di vertebrati, regolarmente censite sinora.Un decreto del Ministre dell'Ambiente del 1987 istituzionalizzò ufficialmente la Riserva del Velino, ma ciò fu possibile grazie alla volontà dei Comuni proprietari, MAGLIANO DEI MARSI E MASSA D'ALBE, ED AL CORPO FORESTALE DELLO STATO a cui é affidata la gestione e la tutela del territorio. Nel corso degli anni questa sinergia tra le parti si é ulteriormente rafforzata ed ogni iniziativa presa all'amministrazione dell'area protetta è stata sempre fatta di comune accordo con le realtà locali. La Riserva nacque per poter tutelare un territorio bellissimo e soprattutto l'aquila reale, da sempre presente su questa montagna ma fortemente minacciata da un uso ed una presenza sconsiderata di escursionisti e turisti. Il signore del vento : il ritorno del grifone nell'Appennino Centrale. Il grifone (Gyps fulvus) è un avvoltoio di grandi dimensioni, può pesare infatti fino a 9-10 kg ed ha una apertura alare variabile da 240 a 280 cm. Il grifone vive in colonie numerose che necessitano di pareti rocciose poco accessibili e dove le diverse coppie nidificano. Nonostante l'aspetto "rapace" e le dimensioni notevoli, il grifone si nutre solo ed esclusivamente di animali selvatici (cervi, caprioli, camosci,cinghiali,ecc) o domestici (equini, bovini, ovini, caprini) già morti, rinvenuti nelle aree che vengono raggiunte durante le perlustrazioni giornaliere anche a distanza di alcune decine di chilometri dai dormitori. Il Corpo Forestale dello Stato gestore della Riserva Naturale Orientata Monte Velino, dopo una accurata analisi delle potenzialità territoriali del massiccio del Monte Velino e delle esigenze ecologiche di questa specie animale, ha avviato nel 1993 un progetto di reintroduzione del grifone nell'Appennino centrale. Gli esemplari liberati sono quasi tutti esemplari prelevati nei centri specializzati di varie località della Spagna. Ad oltre dieci anni dall'inizio del progetto grifone oggi si registra la presenza di oltre 90 esemplari, perfettamente integrati nel territorio della Riserva Naturale del Monte Velino. A tutt'oggi il progetto "grifone", occupa il personale della Riserva in attività di : - monitoraggio e salvaguardia - osservazione (con particolare attenzione alle nidificazioni ed agli involi) - parziale alimentazione (attraverso appositi carnai) - sorveglianza e monitoraggio delle attività antropiche nelle zone soggette a regime di tutela integrale Inoltre la nidificazione dell'aquila reale all'interno di questo territorio, rende l'azione di sorveglianza e monitoraggio, di importanza ancora maggiore. La Riserva Naturale Orientata MONTE VELINO è facilmente raggiungibile attraverso l'Autostrada dei Parchi (A24/A25) - uscita Magliano dei Marsi. Distanze dalle principali città: - Roma : 90 km - L'Aquila : 50 km - Pescara : 110 km Il centro Visita "Monte Velino", Il Centro Visita è il primo contatto che il visitatore ha con la Riserva. Nel Centro è possibile conoscere in modo indiretto le caratteristiche dell'ambiente ed acquisire la conoscenza del territorio. La struttura di accoglienza e di informazione generale del Centro è la Sala Grande dove il visitatore riceve materiale divulgativo nonché informazioni, con plastici, diorami, ecorami, pannelli, vetrine, fotografie, ecc., su tutti gli aspetti della riserva. E' possibile inoltre approfondire la conoscenza dell'ambiente naturale con una passeggiata nel Giardino Botanico e lungo il Sentiero Natura , alle pendici del Monte Lo Pago. Qui si può osservare un'arnia didattica con una famiglia di api, il nido dell'aquila reale e quello dello sparviero a dimensioni naturali, cervi e caprioli ospitati in due recinti adiacenti. Nel complesso è stata realizzata anche un'area pic-nic attrezzata: può essere utilizzata dai visitatori durante la visita al Centro. Anche questa, oltre ad un momento di relax, vuole servire come invito per una fruizione più corretta e completa dell'ambiente, nel rispetto della natura.
Madonna delle Grazie a Magliano de' Marsi: Altro monumento importante a Rosciolo è lo scenografico complesso di "Santa Maria delle Grazie", la chiesa madre dedicata alla Vergine, che si trova al centro del paese. Si hanno documenti sull'esistenza del castello di Rosciolo fin dal sec. XI e se ne deduce che la sua Chiesa Parrocchiale sorgeva in modeste forme quando, per donazione del Conte Berardo, tutto il territorio passò ai Benedettini. Le antiche strutture dell'edificio sparirono nei secoli seguenti e specialmente nel XV e XVI sec. Con importanti restauri, che furono quasi una completa ricostruzione. Ma rimase un portale del sec. XIII a fianco dell'ingresso maggiore, forse rimosso dal suo luogo d'origine, quando i maestri Giovanni e Martino ricostruirono l'intera facciata (a. 1446). Il portale è la superstite testimonianza della precedente più piccola chiesa , ad una navata, di cui costitutiva l'unico ingresso. E' di figura rettangolare ed ha l'architrave e gli stipiti coverti con un denso fregio a bassorilievo. L'architrave semicircolare, con cornice di forte oggetto, è sostenuto da due leoni sdraiati. Tutta la costruzione è a tre navate e sono divise da quattro archi in senso acuto su piloni quadrati, la navata di centro è coperta a soffitta, le navatelle laterali a crociera d'ogiva. Nella navata destra è posto un altarolo rinascimentale in pietra dipinta e dorata, presumibilmente resti di un tempio pagano del periodo romano imperiale. Il campanile occupa il luogo tradizionale, cioè la prima campata della navatella di sinistra. Si alza quadrato e piuttosto rozzo, poggia interamente su due arconi impostati sopra due grossi pilastri cilindrici che recano i segni dell'arte araica, probabilmente di tipo etrusco. La facciata asimmetrica a coronamento orizzontale ed il rosone gotico sono caratteri di indiscutibile valore. Nel 1446 i maestri Giovanni e Martino, due tagliapietre appartenenti alle maestranze aquilane che si erano sparse nella provincia, eseguirono il Portale centrale della facciata, di impronta ogivale con colonnine nello strombo. Ciò lo sappiamo dalla seguente iscrizione incisa nell'architrave: +ANNO.DNI. M.CCCC.XL.VI.AVE.M. G. PLEN MAGISTER. IOHANNES. ET. MARTIN. FECERUNT. HOC. OPUS. Con il restauro del 1935 sono state rimesse in luce le strutture originali dell'interno. Nel 1997 è stata ripulita l'itera facciata e sotto l'orologio è stata rinvenuta una pietra sulla quale è incisa la seguente frase : "quanti ticchi do io qui dentro a sorte, tanti passi dai tu verso la morte". Nei primi mesi del 1998 sono iniziati i tanti attesi lavori per riportare alla luce e restaurare le pitture esistenti alle volte e alle pareti.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
Casa di Cura L'immacolata a Magliano de' Marsi. Opera svolta dalle suore: Siamo le Suore Francescane di Santa Filippa Mareri, siamo  presenti in questa casa e nella stessa attività da quando è sorta ed è stata messa su proprio dall’inizio e cioè dai primi ospiti che hanno occupato questa casa. Viene diretta e gestita da noi religiose con l’aiuto del personale laico. La nostra giornata inizia con la celebrazione della S. Messa e dell’ufficio liturgico, dopo esserci caricate  di buon mattino con la Parola di Dio, cominciamo la nostra opera mettendola in pratica, ognuna al suo lavoro specifico. La Superiora si occupa dell’organizzazione di tutta la casa dal lavoro del personale ai rifornimenti giornalieri e al coordinamento e alla supervisione di tutto affinché proceda tutto in ordine per il buon andamento della casa. La Sr. Infermiera si occupa delle cure e delle terapie dei pazienti insieme al dottore, è molto attenta e scrupolosa affinché i nostri ospiti non si ammalino e vivano il più lungo e meglio possibile. Abbiamo anche il servizio ambulatoriale per i nostri ospiti e anche per le persone che vengono dal paese, il medico arriva nel nostro centro il martedì e il venerdì dalle ore 16.00 alle 17.00. La Suora responsabile del secondo piano che si occupa del proprio reparto e dei suoi pazienti. La Suora responsabile del primo piano anch’essa si occupa del proprio reparto. PER MAGGIORI INFORMAZIONI VISITARE IL SITO UFFICIALE: http://www.casasaluteimmacolata.it/
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu