Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Lucoli - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Lucoli

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI LUCOLI (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di LUCOLI (Aq) (m. 950 s.l.m.)
     
  CAP: 67045  - 0862 -  0862.73137 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI LUCOLI 0862.73160   0862.730790       0862.73160 (interno 8)  P. IVA: 01456000668
Raggiungere Lucoli:(Stazione Avezzano (Uscita Tornimparte/Campo Felice) -Aeroporto d'Abruzzo a 153 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI LUCOLI (AQ)
*** HOTEL CAMPO FELICE
Via Campo Felice, 1 - Località Casamaina - 67045 Lucoli (Aq)
tel. 0862 73991 - fax 0862 73487
 Servizi offerti dalla struttura
*** HOTEL LA VECCHIA MINIERA
S.S. 584 Km 20,400 - 67045 Lucoli (Aq)
tel. 0862 730210 - fax 0862 730212
 Servizi offerti dalla struttura


*** HOTEL RIFUGIO ALANTINO
Località Campo Felice - 67045 Lucoli (Aq)
 Servizi offerti dalla struttura




*** HOTEL TUTTOSPORT
Strada Statale 584 Km 12,800 - 67045 Lucoli (Aq)
tel. 0862 73741 / 0862 73742 / 0862  73743 - fax 0862 73745
 Servizi offerti dalla struttura















RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE LUCOLI (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse a Lucoli (Aq) Nel vasto territorio comunale sono presenti numerosi luoghi d'interesse storico, artistico e religioso. Architetture religiose: L' abbazia di San Giovanni Battista è senza dubbio il fiore all'occhiello dell'importante patrimonio artistico-culturale del comune di Lucoli. Le sue origini risalgono al 1077. A seguito del terremoto del 1703 l'interno dell'abbazia fu trasformato in stile barocco, ma dopo un primo restauro nel 1835 ed uno più recente nel 1994, la basilica è tornata al suo originario splendore. Di particolare importanza risultano essere gli affreschi rinvenuti proprio con l'ultimo restauro, attribuiti al De Litio, il chiostro e il porticato. All'interno dell'abbazia si può ammirare anche l'organo del Farina (1500), ritenuto essere il più antico d'Abruzzo.
CAMPEGGI LUCOLI (AQ)
Cosa visitare. I monumenti e luoghi d'interesse a Lucoli (Aq) La chiesa di San Michele Arcangelo, costruita su un colle da cui si gode una spettacolare vista su tutta la vallata, è di epoca medievale. Distrutta dal terremoto della Marsica del 1915, fu ricostruita grazie alla volontà dei paesani. La chiesa di S. Menna di Lucoli, la più antica sul territorio, risale al IX secolo. Vanta preziosi affreschi, tra cui La Crocefissione ad opera di Saturnino Gatti risalente al 1500. Aree naturali a Lucoli (Aq) Il comune offre possibilità di, escursionismo sci escursionismo e scialpinismo sulle montagne del territorio, oltre allo sci alpino e allosci nordico a Campo Felice.
VILLAGGI TURISTICI LUCOLI (AQ)
Lucoli e la Comunità montana Amiternina era una comunità montana istituita con la Legge regionale 6 luglio 1976, n. 35 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. È stata accorpata alla Comunità montana Montagna di L'Aquila dopo una riduzione delle comunità montane abruzzesi che sono passate da 19 ad 11 nel 2008. La Regione Abruzzo ha abolito la nuova Comunità montana insieme a tutte le altre comunità montane nel 2013. La Comunità montana Amiternina traeva il suo nome dall'antica città italica di Amiternum. Aveva sede nel comune dell'Aquila e comprendeva i territori di tredici comuni della Conca Aquilana e dell'alta Valle dell'Aterno in provincia dell'Aquila: Barete; Cagnano Amiterno; Campotosto; Capitignano; Fossa; Lucoli; Montereale; Ocre; Pizzoli; Scoppito; Tornimparte; Villa Sant'Angelo; Sant'Eusanio Forconese.
AFFITTACAMERE LUCOLI (AQ)
Dintorni di Lucoli (Aq) Il Gruppo Montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno è una breve dorsale montuosa interna dell'Appennino centrale situata inAbruzzo in provincia dell'Aquila. Fa parte della catena del Sirente-Velino e ricade in parte all'interno dell'omonimo parco regionale naturale del Sirente-Velino. Esso è mediamente disposto da nord-ovest verso sud-est, parallelamente a molte altre dorsali appenniniche come quella limitrofa diMonte Orsello, e sovrasta la valle dell'Aterno in corrispondenza del capoluogo abruzzese L'Aquila e della parte bassa della conca aquilana. Interessa il territorio del comune dell'Aquila con le frazioni (ex comuni) di Bagno e Roio e i comuni di Lucoli, Ocre e Rocca di Cambio. Con una lunghezza di circa 16 km ed una larghezza massima di circa 7 km, dal punto di vista geomorfologico e geografico separa la conca aquilana e la piana di Roio dalla vallata di Lucoli e la piana Campo Felice. Raggiunge la quota altimetrica più elevata con il Monte Ocre (2204 m) seguito da Monte Cagno (2156 m) posto sulla stessa cresta montuosa a sud-est, i Monti di Bagno (2077 m) e Monte Cefalone (2145 m), mentre l'intera dorsale prende origine e consta di altre cime minori come il Colle Cerasitto (1760 m) e il suo gemello Monte Le Quàrtora (1783 m) in direzione nord-ovest posti nel territorio di Bagno; ai prodromi nord-occidentali è posto Monte Luco, nel territorio di Roio. La naturale prosecuzione geomorfologica verso sud-est della dorsale è di fatto il gruppo Sirente-Velino interrotto dall'altopiano delle Rocche nel mezzo e, verso l'interno, la cresta del Serralunga, Monte Rotondo e Monte Magnola. L'aspetto tipico di questa dorsale è l'essere totalmente priva di vegetazione nel versante sud-ovest e quasi del tutto spoglia anche nel versante nord-est a maggior dislivello. La cima si raggiunge abbastanza facilmente da Campo Felice e Rocca di Cambio oppure salendo progressivamente dalla vallata di Lucoli o da Roio; da essa si può godere di una panoramica completa della conca aquilana con il sottostante capoluogo abruzzese, delle vicine cime del Monte Velino, delle Montagne della Duchessa, del Monte Sirente nonché dell'intera catena del Gran Sasso d'Italia, i Monti della Laga a nord fino ai Monti Sibillini con il Monte Vettore e il Terminillo.
BED & BREAKFAST LUCOLI (AQ)
BED & BREAKFAST LE VILLE DEL COLLE
Colle di Lucoli - 67045 Lucoli (Aq)
CASE PER VACANZA LUCOLI (AQ)
Dintorni di Lucoli (Aq) Monte Orsello. Il Sirente-Velino è una catena montuosa dell'Appennino centrale, ed in particolare dell'Appennino abruzzese, di cui occupa la dorsale centrale fra quella dei Monti della Laga ed il Gran Sasso a nord-est e la serie dei Monti Carseolani, Monti Simbruini, Monti Cantari e Monti Ernici ad ovest. L'area si trova principalmente nell'Abruzzo occidentale (provincia dell'Aquila), con una piccola parte ad ovest nel Lazio (Cicolano). È delimitato a nord-est dalla Valle Subequana, la valle dell'Aterno e la conca aquilana, a nord-ovest da quella del Salto e a sud-ovest dalla piana del Fucino, a sud-est dalla Valle Peligna. A nord-ovest si trovano i gruppi montuosi minori del Monte Cava-Monte San Rocco e del Monte Nuria (Monti del Cicolano), che ne costituiscono il collegamento geomorfologico con il massiccio del Terminillo e i monti dell'alto Lazio (Monti Reatini), a sud-est si trova invece il massiccio della Majella. La catena è la terza per altezza dell'Appennino continentale dopo Gran Sasso e Majella e raggiunge l'altezza massima con il Monte Velino (2.487 m). Nel territorio sono presenti due aree naturali protette: la Riserva regionale Montagne della Duchessa ed il Parco regionale naturale del Sirente - Velino.
APPARTAMENTI PER VACANZA LUCOLI (AQ)
Dintorni di Lucoli (Aq) L'Aterno-Pescara (Aternus in latino) è il fiume più lungo d'Abruzzo e il maggiore per estensione di bacino (3.190 km²) fra quelli che sfociano nell'Adriatico a sud del Reno. Nasce come Aterno sui Monti della Laga, nei pressi di Montereale (AQ), e si sviluppa prevalentemente tra la provincia dell'Aquila e quella di Pescara, toccando in minima parte anche la provincia di Chieti; nei pressi di Popoli (PE) si unisce al fiume Pescara e sfocia nel mare Adriatico nell'omonima città. Nei dintorni di Lucoli (Aq) La Riserva Naturale Regionale delle Montagne della Duchessa, è una riserva naturale regionale che rientra nel Sistema delle Aree Protette della Regione Lazio. Istituita con la legge Regionale 70/90, si estende per circa 3500 ettari, interamente nel territorio del Comune di Borgorose, nel basso Cicolano, in Provincia di Rieti, nel territorio montuoso dei Monti della Duchessa. Il nome "Montagne della Duchessa" fu coniato dall'ingegnere bolognese Francesco De Marchi nel XVI sec. in omaggio a Margherita d'Austria, Duchessa di Parma e Piacenza e del Ducato di Leonessa e Cittaducale. Il confine orientale e meridionale dell'area protetta coincide con quello regionale della limitrofa Regione Abruzzo sovrapponendosi a quello del Parco regionale naturale del Sirente - Velino, assieme al quale protegge un unicum ecologico rappresentativo dell'ecosistema appenninico. Nel 2005, la regione ha individuato due siti di interesse comunitario (SIC) all'interno della riserva: l'area sommitale dei Monti della Duchessa (IT6020020) di circa 1173 ha e Vallone Cieco e Bosco Cartore (IT6020021) estesi su un'area di 521 ha. Tali aree aumentano il monitoraggio e la tutela dei Monti della Duchessa, a rischio di impoverimento floristico per l'uso a pascolo eccessivo e l'espansione antropica. Si sta preparando il Piano di Gestione dei SIC e della ZPS all'interno della riserva.
CASE PER LE FERIE LUCOLI (AQ)
Cosa visitare nei dintorni di Lucoli (Aq) Il Monte Velino (2487 metri s.l.m.) è la cima più elevata della catena Velino-Sirente, terzo gruppo montuoso più elevato dell'Appennino continentale dopo Gran Sasso e Maiella. È situato in Abruzzo a poca distanza dal confine con il Lazio, tra la conca del Fucino e le valli dei fiumi Aterno e Salto. È affiancato dalle montagne della Duchessa a nord-ovest e dal massiccio del monte Sirente a sud-est, da cui è separato dall'altopiano delle Rocche. Ricade all'interno del parco naturale regionale Sirente-Velino.
COUNTRY HOUSE LUCOLI (AQ)
Cosa visitare a Lucoli (Aq) L' abbazia di San Giovanni Battista è un'abbazia che si trova nel comune di Lucoli in provincia dell'Aquila ed è monumento nazionale dal 1902. Il monastero venne fondato nel 1077 dal conte Oderisio dei Marsi con una donazione costituita da un territorio corrispondente all'attuale comune di Lucoli al primo abate primo abate Pietro e la sua comunità monastica, ponendola anche sotto il controllo della Santa Sede per sottrarla alla giurisdizione locale. Unita il 27 settembre 1294 da papa Celestino V almonastero di Santo Spirito di Sulmona, tornò autonoma nel 1318. Il monastero venne poi soppresso nel 1461 da papa Callisto III ed iniziò un periodo di decadimento che culminò nel 1754 con la decisione di papa Benedetto XIVdi porre l'abbazia sotto la giurisdizione della diocesi dell'Aquila. La reazione negativa della popolazione spinse Ferdinando I delle Due Sicilie a dichiarare nel 1793 l'abbazia di regio patronato, con il potere di eleggere l'abate commendatario. Questa situazione durò fino 1869, quando il parroco di San Giovanni Battista tornò ad essere nominato dal vescovo.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' LUCOLI (AQ)
L’esterno della abbazia di San Giovanni Battista a Lucoli (Aq) La facciata della chiesa è composta è da un porticato a tre archi, con quelli laterali a sesto acuto. All'interno del porticato si trova la porta di accesso al chiostro del convento, posto sulla destra della chiesa. Sulla sinistra della facciata si trova il campanile dei primi del 500, collegato alla chiesa da un passaggio attraverso la canonica. L’interno della abbazia di San Giovanni Battista a Lucoli: L'interno della chiesa è a tre navate suddivise da pilastri ottagonali che sorreggono archi a tutto sesto. La copertura attuale è lignea, che ha sostituito la volta a botte introdotta con la trasformazione in barocco dopo il terremoto dell'Aquila del 1703, riportato poi allo stato originario dal restauro del 1994. Durante questo restauro sono stati anche riportati alla luce due affreschi raffiguranti San Lorenzo e San Giorgio ed attribuiti ad Andrea De Litio. L'altare maggiore, opera di Bernardo Ferradini, è separato dalla navata centrale da una balaustra in marmi bicolori, opera di Giuliano e Pietro Pedetti. L'organo cinquecentesco che si trova sulla parete d'ingresso della navata centrale è opera di Giovanni Farina da Guardiagrele, del quale però rimane solo la cassa.
RIFUGI E BIVACCHI A LUCOLI (AQ)
Con questo testo vogliamo trattare del territorio di Lucoli e Campo Felice soprattutto negli anni compresi tra il 1100 ed il 1200. Territorio che oggi viene definito come compreso nell'AREA OMOGENEA DELLA NEVE. L'aspetto che predomina, nell'osservare la conformazione storica del Comune di Lucoli, è senz'altro la reminiscenza di una tipologia insediativa caratterizzata sin dalle origini da abitati di dimensioni minime (i cosiddetti vicus) sparsi all'interno di un territorio comune, lontano dai confini della città romana. Le molteplici frazioni che costituiscono il Comune di Lucoli derivano, infatti, da un insediamento che al tempo dei romani veniva identificato come pagus, una sorta di circoscrizione di tipo rurale, talvolta di origini preromane, accentrata attorno a luoghi di culto pagani. Non vi erano sostanziali differenze o gerarchie fra i diversi borghi, anche se in uno di essi risiedeva il Magister, patrizio rappresentante del governo romano. Alcuni degli oneri di tale figura, come ad esempio quello della manutenzione delle strade, furono conservati anche dopo l‟assorbimento di tali organizzazioni in vere e proprie città. Nel caso dell'Abruzzo e, in particolare, nell'attuale ‟area omogenea della Neve", la tipologia insediativa diffusa fu ulteriormente rafforzata dalle invasioni gotiche e longobarde, che portavano con sé la tradizione del "gau" tedesco, una sorta di contea che ebbe una diffusione talmente ampia da divenire, fra IX e X secolo, l'unità amministrativa dell'impero carolingio. Non si hanno troppe notizie di carattere amministrativo sui vicus romani dell'area di Lucoli, ma fu una forma di governo locale senz'altro tramandata nelle dinastie che si succedettero ad alterne vicende, per investitura o eredità, sotto l'egida dell'impero, del papato e dei vari regni. Persino i longobardi, che distrussero ogni centro della provincia romana, in realtà mantennero la struttura amministrativa nelle loro gastaldie e piccoli feudi.
L'insediamento nella valle lucolana a Lucoli del conte Odorisio determinò senza dubbio il costituirsi di un centro di potere in qualche modo antagonista ai possedimenti farfensi. La posizione della valle si caratterizzava come area di frontiera, al confine con zone di maggiore centralità sia politica che geografica, ma l’insediamento di un potere a base locale come quello dei Collimentani fu senza dubbio un evento non circoscritto ma collegabile a dinamiche storiche di più ampio respiro. Nella scelta di quel luogo per la costruzione del castello giocarono senza dubbio una molteplicità di fattori. La valle di Lucoli offriva, infatti, quei vantaggi che probabilmente erano già stati apprezzati dagli antichi frequentatori di Colle Munito e di Collimento: una struttura morfologica stretta e allungata, ben difendibile attraverso due sole entrate naturali, a valle e a monte, e la possibilità di rimanere al tempo stesso collegati, tramite brevi tratti di sentieri montani e di mezza costa, ai territori circostanti. In quegli anni si verificarono le prime scorrerie dei Normanni che costrinsero i feudatari a costruire castelli per difendersi. La valle, inoltre, era strategicamente importante per il controllo che comunque esercitava sui pascoli di Campo Felice oltre che per un avviato sfruttamento silvo-pastorale, beni di cui godevano evidentemente le terre della curtis farfense e che per questo erano stati per lungo tempo al centro di così tante dispute. Il conte Odorisio volle, poi, stabilire un potere personale in un’area limitata ma economicamente ben avviata e in cui da anni il controllo e l’influenza dei grandi monasteri erano messe costantemente in discussione. Cercò quindi di impiantare un centro di potere alternativo attraverso una condotta politica sufficientemente accorta: in sostanza "capì che una qualsiasi politica di potenza non poteva in quel momento contrapporsi alla politica religioso-monastica, ma doveva passare esclusivamente per essa" (3). Il conte Odorisio fondò così ex novo l'abbazia di San Giovanni Battista, attuando una pratica che si diffondeva nel tempo: le signorie rurali attuarono una duplice politica nei confronti del potere monastico, da un lato si adoperarono per non entrarci in conflitto, continuando la pratica delle donazioni, dall’altro escogitarono il modo di non perdere il controllo sui territori tramite la fondazione di nuove abbazie, istituendo cioè nuove comunità religiose indipendenti dalle grandi abbazie e dallo stesso potere dei vescovi.
I primi documenti scritti che ricordano il territorio di Lucoli fanno riferimento ad alcuni possedimenti dell'abbazia di Farfa e sono datati oltre l'anno mille: il Chronicon Farfense (1062-1099) e una bolla di Alessandro III del 1178. In compenso, si ha notizia nel IX secolo della costituzione della contea di Collimento, proprio durante l'avvento dell'impero di Carlo Magno, quando i castaldi della provincia Valeria furono elevati a titolo di Conti. La contea dei Marsi ebbe origine a metà dell'ottocento e, in qualità di feudo maggiore, si liberò della dipendenza dal duca di Spoleto (Barbato-Del Bufalo 1978, 16). Nel 926 Ugo d'Arles scese in Italia a cingersi della corona, il conte Berardo il Francisco ottenne dal re l'investitura comitale del paese dei Marsi, dando inizio a una dinastia di conti che perdurò circa tre secoli. I successori si divisero il feudo in tre contadi (quello della Marsica, quello amiterno-reatino con Forcona e quello di Valva), in seguito suddivisi ancora in tante piccole signorie prima dell'arrivo dei Normanni (Arpea 1964, 23). Dopo che i figli del conte Berardo il Francico si divisero il feudo in tre contadi, il processo di suddivisione che ne conseguì diede origine alla costituzione, a Lucoli, della contea di Collimento (Barbato-Del Bufalo 1978, 121). Il sistema di suddivisione in contadi favorì il perpetuarsi in tutto il comprensorio del governo di un signore locale. Laddove le popolazioni si erano dovute fortificare contro le usurpazioni dei barbari e dei prepotenti locali, si erano venuti a formare dei veri e propri "castra", che consentirono l'infeudamento medievale e l'infittirsi della rete difensiva generata dalle primitive torri di avvistamento isolate. Sono stati condotti degli studi sul Castello di Collimento edificato intorno al 1100 dal conte Odorisio (appartenente ad un ramo della famiglia dei conti dei Marsi) che possono darci delle informazioni interessanti sulla vita del tempo. In quei tempi l'area di Lucoli ha avuto un vissuto storico piuttosto interessante, era governata da due importanti centri di potere: il "Castellum Colomonti" e l’abbazia benedettina di San Giovanni Battista. Lo scoglio roccioso che si protende in direzione nord sul torrente Rio, poco fuori le case dell’attuale Frazione di Collimento è stato identificato, almeno in parte, con Columente, noto dalle fonti farfensi come residenza di ben 79 fittuari (1). In questo luogo, che nella toponomastica attuale viene indicato come "il castello", vennero rinvenuti frammenti ceramici e tracce evidenti di lavoro umano rappresentate dalla spianatura della roccia calcarea naturale e da una serie di sei o sette buche di palo. Questo tipo di ritrovamenti si possono riferire al periodo di vita della curtis e convivono con resti, anche consistenti, di epoca più antica. E' stato ritrovato un muro in opera "poligonale", che deve essere stato rilevante, che circonda il lato est dell’altura, di questo manufatto si parlò nel convegno "Sistemi fortificati preromani lungo la dorsale appenninica abruzzese", Chieti, 11 Aprile 1992.
Per quel che riguarda la fase della costruzione del castello le fonti sono sostanzialmente concordi nel definire il 1077 come terminus ante quem. Dalla donazione di Odorisio si evince infatti l’esistenza del castello e di tutte le sue pertinenze, compresi i vari servi e dipendenti. Nonostante questa documentazione storica l’aspetto che più ha colpito gli studiosi relativamente al sito del 'castello' è l’assenza di strutture medievali visibili. Non è stato possibile eseguire letture stratigrafiche degli elevati così come non è stato possibile delineare anche solo uno schizzo del suo profilo o dei corpi di fabbrica di cui fosse composto. Anche per la totale mancanza, nella documentazione cartacea, del benché minimo accenno all’aspetto del castello, per non citare la totale assenza di fonti iconografiche anche tarde. Il controllo del territorio risultò sostanzialmente di vita breve e travagliata. Il fallimento è da intendersi nell’ottica laica del controllo di lunga durata del Lucolano. È probabile che, ad una tale precarietà del potere, facesse da specchio una relativa modestia delle strutture castellane, di cui infatti, in superficie, non rimangono tracce tangibili. A questa considerazione vanno aggiunti altri due fattori: la possibilità che le strutture medievali forse non eccessivamente monumentali siano state smontate e riutilizzate in epoche successive come cave di materiali per il borgo sottostante; e che le ridotte dimensioni del castello di Odorisio (per altro confermate dalle dimensioni dello sperone roccioso) si riferiscano piuttosto ad un ridotto difensivo fisicamente staccato dall’insediamento vero e proprio.  Purtroppo il paese attuale, che fino alla metà del secolo scorso conservava intatte molte delle sue vie e abitazioni in pietra a vista, come molti nella valle di Lucoli e in generale nei territori circostanti, ha subito pesanti restauri e nuove costruzioni a partire dagli anni sessanta del secolo scorso che ne hanno obliterato irrimediabilmente l’aspetto originario. È difficile seguire le sorti della discendenza di Odorisio attraverso la scarsa documentazione rimasta, sebbene il documento del 1077 citi esplicitamente dei figli. Le varie ricostruzioni della genealogia dei Collimentani non sempre sembrano coincidere con le parentele espresse in alcuni documenti (4). Sebbene sia chiaro che Collimento darà il nome a tutti i futuri discendenti del conte per moltissime generazioni, è ragionevole comunque ipotizzare che i suoi diretti eredi quasi sicuramente non risiedessero più nel castello, sebbene continuassero ad esercitare una sorta di patronato sull’abbazia di San Giovanni. Nel 1126 infatti un certo Teodino Sancti Bictorini forse al tempo conte di Amiterno, presenziò alla donazione di un mulino sito in località Adunale a pro del monastero di Collimento da parte del presbitero Pagano e suo fratello Gualtiero. L’abbazia dunque continuava ad espandere i suoi possedimenti. Fra il 1158-1168, risulta che Colimenti e Luci (Lucoli) sono per metà posseduti da un certo Benegnata figlio di Garsenio, feudatario di Gentile Vetulo. I Collimentani invece sembrano essersi ritagliati altre sfere di influenza se Todinus de Colimento possiede Ocre con altri feudi e Berardus de Colimento, suo consanguineo, possiede Stiffe, Rocca Cedici e Barile. Dopo la distruzione di Amiterno e di Forcona da parte di Federico II, il Castello di Lucoli con la sua contea e la sua abbazia fu considerato il più importante tra quelli soggetti allo Stato Pontificio (Murri 1983, 10; Chiappini 1941, 42. Nel 1229 I fiscalismi eccessivi indussero il popolo di Amiterno e di Forcona a fare ricorso al papa Gregorio IX in richiesta d‟aiuto. Il Pontefice, commosso, esortò gli oppressi a riunirsi e a fondare una città indipendente «ad locum Acculae» (Rivera G. 1906, 232-233 n. 411; Barbato-Del Bufalo 1978, 21). Con essa, pur rimanendo soggetti ai tributi imposti dal Conte di nomina regia (prestazioni feudali destinate al conte e “collette” destinate al Re), i piccoli comuni potevano dipendere da un Comune maggiore conservando un limitato potere politicoamministrativo, consistente nella libera elezione del podestà e dei consiglieri e nella facoltà di assumere provvedimenti di carattere economico e religioso (Murri 1983, 11). Più avanti il podestà si chiamò Sindaco e i sottoposti furono detti maestri, giudici, massari, baiuli.
Nel 1581 Lucoli e le sue ville furono vendute alla famiglia Colonna di Roma. Il primo feudatario fu Marzio Colonna, duca di Zagarolo, che ebbe nove figli da Giulia Sciarra Colonna dei Signori di Palestrina e morì nel 1607. Il primogenito Pierfrancesco nel 1610 dovette vendere la proprietà al napoletano Marcantonio Palma, duca di S. Elia, per via dei debiti del baronato del padre. Ma più tardi la riacquisì suo figlio Pompeo. Intorno al 1635 Pompeo Colonna, figlio di Pierfrancesco, riacquisì il feudo che era stato alienato da suo padre. Il ramo dei Colonnesi di Zagarolo si estinse e i beni di Lucoli furono reincamerati dal Regia Corte (Murri 1972, 27-28). Messi all'asta dalla R. Corte per l'estinzione della stirpe, i beni devoluti da Pompeo Colonna di Gallicano e Duca di Zagarolo furono acquisiti per 200.000 ducati da Maffeo Barberini di Sciarra, principe di Palestrina, con atto siglato dal notaio Matteo Angelo Sparano e da Mons. Attilio Marcellini procuratore speciale del Principe Barberini, poi ratificato dal re Filippo IV con privilegio datato 5 maggio 1663 (Arpea 1999, 118). Così, nel 1663 il principe Maffeo Barberini entrò ufficialmente in possesso dei compartimenti acquisiti, tra i quali figuravano: Lucoli (con 14 ville di Lucoli e 5 di Roio); Cicolano (con 12 ville); Tornimparte (con diverse ville, Rocca Santo Stefano e Sassa); Roccadimezzo (con Roccadicambio e Terranera); Fontavignone, Fosse, Sant'Eusanio e Casentino (Arpea 1964, 158). Dal 1663 i Barberini governarono il feudo oltre un secolo e mezzo, anche per conto del Regno degli Asburgo (dopo il 1807, abolito il feudalesimo, rimasero pacifici possessori dei beni burgensatici in Rocca di Mezzo) (Arpea 1964, 104; Cifani 1982, 98). 1806, agosto. Prima restaurazione borbonica. La riorganizzazione territoriale messa in atto dalla prima restaurazione borbonica abolì i poteri feudali e impose un nuovo ordine amministrativo sui centri dell'Altopiano e di tutto l'Abruzzo. Prima dell'abolizione dei feudi, l'ultimo procuratore dei Principi Barberini fu Alessandro de Sanctis di Terranera, in carica dal 2 febbraio 1796 (Arpea 1999, 120). Quando nel 1806 furono aboliti i poteri feudali e la prima restaurazione borbonica impose una riorganizzazione del territorio, la città dell'Aquila si vide organizzata in quattro Distretti, a loro volta divisi in circondari. L'Altipiano fu suddiviso fra il circondario di San Demetrio (comprendente le Rocche) e il circondario di Celano (a cui fecero capo Ovindoli, San Potito e Santa Iona), ma a Lucoli si continuò a valorizzare la caratteristica dell'insediamento diffuso, mediante il rafforzamento della sua qualità di villaggi sparsi (denominati appunto “Ville”), piuttosto che di Comune (ad oggi sembra non essere cambiato nulla.....). Bisogna ammettere, tuttavia, che, nonostante la spinta riorganizzativa del periodo napoleonico, l'attuale "area della Neve" fu mantenuta ancora in condizioni di pessima accessibilità per meglio assicurare la difesa del Regno, con il solo asse di attraversamento della via Alba-Amiterno. Una nuova strada carrabile attraversante le Rocche per congiungere L'Aquila alla Marsica fu decretata dal governo Murat nel 1814, ma rimase incompiuta fino al 1855. Dalla fine dell'Ottocento, la costruzione delle nuove arterie carrabili fu ultimata nel secondo dopoguerra, accompagnata sempre da grandi ristrettezze e difficoltà logistiche. Nel 1927 con decreto del 9 luglio 1927 il Comune dell'Aquila, che abbracciava un'area di 144 kmq, fu esteso con l'aggregazione totale o parziale dei territori dei Comuni vicini di: Arischia, Bagno, Camarda, Lucoli, Paganica, Preturo, Roio Piano, Sassa e della frazione San Vittorino del Comune di Pizzoli (Merlo 1942). Lucoli fu aggregato quindi all'Aquila come frazione e perse la sua autonomia comunale. Lucoli ritornò ad essere Comune autonomo nel 1947.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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