Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Liscia (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Liscia (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI LISCIA (CH)
 
Ospitalità nel Paese di LISCIA (Ch) (m. 740 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Liscia: 41°57′18.86″N - 14°33′19.15″E
     
  CAP: 66050 -  0873 -  0873.930576 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI LISCIA 0873.930100 - 0873.935838   0873.930100       0873.930100 - 00264620691
Come raggiungere Liscia  Aeroporto d'Abruzzo a 88 Km.  Uscita: Montenero di Bisaccia/Vasto Sud/San Salvo
 
HOTELS ED ALBERGHI LISCIA (CH)
Il santuario di San Michele Arcangelo a Liscia: Il luogo in cui venerarlo è un piccolo edificio ai piedi del paese, noto a tutti come il Santuario di San Michele. Qui si perpetua un rito antichissimo dell'acqua. Dall'esterno non si coglie nulla della vetustà, bisogna entrare nella chiesa per scoprire la grotta originaria di stalattiti dove l'acqua si raccoglie in una piccola vasca sorvegliata dalla scultura dell'Arcangelo. I pellegrini è lì che si recano i giorni della sua festa l'8 maggio e il 29 settembre per rinnovare antichi rituali: toccano le pareti e bevono l'acqua della sorgente ritenendoli pervasi di virtù taumaturgiche e apotropaiche. Nella ricorrenza di maggio concludono la visita con una scampagnata in cui consumano tra l'altro l'immancabile 'ventricina' di maiale. La sera salgono in paese per partecipare alla processione e alle feste profane che prevedono spettacoli e musiche per grandi e piccoli. Nel luogo secondo la tradizione sarebbe apparso in una data imprecisata l'Arcangelo Michele segnandone per sempre la sacralità. Intorno alla fonte, nel '700 i marchesi D'Avalos fecero costruire il santuario. Nel corso del tempo ha subito alcuni rimaneggiamenti fino ad assumere la forma attuale. La piccola navata ospita un modesto altare dove troneggia la statua di san Michele, opera del valente artista Giacomo Colombo e in una nicchia laterale la statua devozionale di San Rocco. L'immagine dell'Arcangelo compare inoltre nella vetrata policroma e nel tovagliato. Come riferisce il Paterno: Contemporaneamente al Gargano l'Arcangelo apparve nella grotta di Liscia, dove era annidato Lucifero, che venne poi scacciato, all'apparire miracoloso del Santo. Da qualche tempo un pastore del limitrofo comune di Palmoli smarriva durante il pascolo un torello che verso sera egli vedeva ricomparire, improvvisamente e per sentieri misteriosi. Un giorno il pastore volle seguire l'animale nel suo strano girovagare. Ad un certo momento osservò sbalordito, e come d'incanto, che la foresta, impervia e chiusa, si apriva al passaggio del torello che potette camminare così agevolmente, sino ad arrivare nei pressi di una Grotta del tutto sconosciuta. Ma appena giunto davanti alla caverna il torello s'inginocchiò. Apparve allora in quella “Grotta”, in mezzo ad un bagliore di luci, l'Arcangelo S. Michele. Il buon pastore che passo passo aveva seguito l'animale, svenne non potendo resistere a tanto improvviso ed accecante splendore. Quando riprese i sensi si sentì arsa la gola che ebbe necessità assoluta di bere. Allora, per prodigio, prese a gocciolare acqua nella grotta e la bevve. Il torello seguitò il suo misterioso cammino.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE LISCIA (CH)
Le tradizioni popolari nel paese di Liscia (Ch) L'8 maggio da Liscia e da San Buono partono due processioni dirette verso il santuario che si incontrano poco prima di arrivarvi. All'arrivo a destinazione viene celebrata una messa. I fedeli, infine, fanno la coda per raccogliere l'acqua della grotta. L'ultimo venerdì di maggio si aggiungono i fedeli provenienti da Vasto. Una leggenda vuole che l'eremo sia stato fondato da un pastore quando, seguendo un piccolo toro che, accortosi che lo aveva smarrito, lo ritrovò all'ingresso della grotta ove gli apparve il santo cui sarà dedicato l'eremo. Feste e manifestazioni a Liscia (Ch) 8 ed ultimo venerdì di maggio: San Michele Arcangelo; 16 agosto: San Rocco; 29 settembre: San Michele Arcangelo. La Comunità montana Medio-Vastese (zona T) era stata istituita con la Legge regionale 18 maggio 1976, n. 22 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. È stata soppressa dopo una riduzione delle comunità montane abruzzesi che sono passate da 19 ad 11 nel 2008. Aveva la sede nel comune di Gissi e comprendeva sedici comuni della Provincia di Chieti: Carpineto Sinello; Casalanguida; Cupello; Dogliola; Fresagrandinaria; Furci; Gissi; Guilmi; Lentella; Liscia; Monteodorisio; Palmoli; Roccaspinalveti; San Buono; Scerni; Tufillo.
CAMPEGGI LISCIA (CH)
Giuseppe Pomponio (nato a Liscia e morto a Furci, 27 settembre 1870) è stato un brigante italiano, attivo nel territorio del Medio e Alto Vastese e nella bassa valle del Trigno. Biografia: Figlio di contadini, assieme al fratello Michelangelo fu a capo di una delle più importanti bande della provincia di Chieti che seminò il terrore per circa nove anni, compiendo omicidi, rapine, saccheggi e sequestri di persona. Pomponio fu autore di più di una trentina di omicidi, taluni anche eclatanti, come il rapimento e la conseguente uccisione del barone Gaetano Francescelli o l'assassinio del Capitano della milizia di San Salvo Luigi Ciavatta. La sua lunga attività di fu dovuta principalmente all'aiuto delle classi popolari, tant'è che la sua banda era composta principalmente da contadini e braccianti che di giorno svolgevano le loro abituali mansioni e di notte si dedicavano ai furti ed alle rapine. La gravità e la frequenza di tali azioni delittuose erano così elevate da portare il sindaco Giuseppe Ciavatta, fratello di Luigi, ad esortare l'intervento dell'esercito e l'attuazione di misure eccezionali: "Da otto mesi che i due briganti Giuseppe e Michelangelo Pomponio uniti a un terzo sconosciuto, e favoriti da ignoti manutengoli, scorrono questo tenimento e tutta la valla del Treste, per cui si hanno a lamentare gravi misfatti, atroci casi di morte violenta e la perduta sicurezza. Ne è seguito l'abbandono degli affari e seri dissesti finanziari. Invano l'autorità Pubblica e Militare, con zelo superiore ad ogni elogio, hanno cercato di distruggere la mala pianta, poiché le loro fatiche, malgrado il concorso di onesti cittadini, non hanno raggiunto lo scopo. La causa principale dell'insuccesso consiste nel perché i cennati briganti hanno fedeli corrispondenti entro il Comune, e perché i contadini in generale per tema di sanguinose rappresaglie, e taluni per gola dell'oro brigantesco, in buona voglia, ne occultano le mosse. A mali eccezionali bisognano eccezionali rimedi. Quindi crediamo opportuno e conveniente pregare l'Autorità Governativa a permettere ed ordinare tutte quelle misure eccezionali, che si credono della circostanza, tanto relative alla vigilanza e alla chiusura delle masserie sospettose, quanto alla fermata preventiva dei manutengoli”. In tal modo il sindaco ottenne che un distaccamento militare si stabilisse nel paese. L’uccisione di Luigi Ciavatta: Il 15 settembre 1868, Giuseppe Pomponio, insieme al fratello Michelangelo ed ad altri sei briganti, tese un agguato a Luigi Ciavatta, Capitano della milizia di San Salvo, come rappresaglia per l'azione di contrasto portata avanti dai due fratelli Ciavatta. I briganti si nascosero nei pressi dell'incrocio tra le attuali Via del Caravaggio e Contrada Colle Pagano a San Salvo, sapendo che Luigi Ciavatta sarebbe passato lì, come sua consuetudine, per andare a caccia. Avendolo sorpreso e disarmato, dopo una violenta colluttazione a mani nude, lo uccisero con un colpo di fucile al cuore. In conseguenza di questo fatto, la via dove avvenne l'agguato venne comunemente chiamata "via della disgrazia". Il rapimento di Gaetano Franceschelli: Con l'arrivo del distaccamento più volte venne tentata l'espugnazione da parte di carabinieri e guardia nazionale della torre di Montebello, rifugio della banda, senza però l'ottenimento di alcun risultato. Si giunse ad una svolta nell'autunno del 1870, quando venne rapito Gaetano Franceschelli, discendente della famiglia baronale di Montazzoli. Nonostante avessero già incassato buona parte delle 63.750 lire di riscatto, i fratelli Pomponio decisero di non liberare il prigioniero, fornendo al capitano Chiaffredo Bergia l'occasione di snidarli dai loro covi. L'ufficiale fece spargere la voce di essere stato trasferito altrove; invece con altri 4 carabinieri partì alla volta di Dogliola appostandosi nei pressi del paese, sulla riva sinistra del fiume Trigno. Dopo ore d'appostamento riuscirono a catturare ed uccidere D'Alena, mentre un altro brigante, Berardino Di Nardo, si dava alla fuga. Giuseppe Pomponio, sentendo i colpi d'arma da fuoco si allontanò con il rapito, il quale, seppur avanti con gli anni, attese che Pomponio si addormentasse e gli tolse il fucile: sparò due colpi ferendo il brigante alla spalla e di striscio in pieno volto, poi si diede alla fuga per i campi. Pomponio inseguì facilmente il Franceschelli data l'età, lo raggiunse ad un chilometro di distanza e lo finì con cinque colpi di rivoltella alla schiena. La morte di Giuseppe Pomponio  di Liscia: Ma le ferite riportate non erano di poco conto e lo costrinsero a chiedere aiuto a Angelo Maria Argentieri. Viste però le condizioni precarie di Pomponio, Argentieri, volendo salvarsi dalla galera, il 27 settembre riferì tutto ai carabinieri facendolo catturare in una masseria di Furci, durante il conflitto a fuoco risultante ed il corpo a corpo con Bergia venne ucciso da un colpo di pistola sparatogli dal carabiniere Pavan. Secondo un'altra versione Pomponio, gravemente ferito da Franceschelli cerco' rifugio presso la masseria del manutengolo Angelo Maria Argentieri di Furci, che tuttavia lo tradì segnalandone la presenza ai carabinieri, Pomponio venne catturato e trasportato ferito nell'abitato di Furci, dove morì senza rivelare i nascondigli delle refurtive. Secondo una terza versione dopo la sua cattura sarebbe stato impiccato, decapitato e il giorno dopo squartato e per monito agli altri briganti, una parte del suo cadavere fu appeso nel bastione di Vasto detto del ”Bassano”, un braccio all'entrata del castello di Monteodorisio, l'altro braccio sotto l'arcata della ”Porte de la Terre” di San Salvo. Il fratello Michelangelo, venne ucciso il 2 ottobre, sempre a Furci, dopo che lo stesso Argentieri aveva indicato il suo rifugio nella masseria della brigantessa Filomena Soprano, di Itri, druda di D'Alena.
VILLAGGI TURISTICI LISCIA (CH)
San Rocco di Montpellier, che si festeggia l’ ultimo venerdì di maggio a Liscia (Ch), universalmente noto come san Rocco (Montpellier, 1346/1350 – Voghera, notte tra il 15 e il 16 agosto1376/1379), è stato un pellegrino e taumaturgo francese; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica ed è patrono di numerose città e paesi. È il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste, e la sua popolarità è tuttora ampiamente diffusa. Il suo patronato si è progressivamente esteso al mondo contadino, agli animali, alle grandi catastrofi come i terremoti, alle epidemie e malattie gravissime; in senso più moderno, è un grande esempio di solidarietà umana e di carità cristiana, nel segno del volontariato. Con il passare dei secoli è divenuto uno dei santi più conosciuti nel continente europeo e oltreoceano, ma è rimasto anche uno dei più misteriosi. Arrivato in Italia, durante le epidemie di peste andava a soccorrerne i contagiati anziché fuggire i luoghi ammorbati. Verosimilmente l'epidemia più rilevante di cui si tratta era la peste che investì l'Italia nel 1367-1368, anche se Rocco certamente aveva già conosciuto il drammatico evento durante la sua giovinezza, a Montpellier. La peste mieteva a migliaia le sue vittime, i colpiti non si contavano più e aumentavano i cadaveri insepolti; le città e le campagne erano abbandonate, preda di saccheggiatori e depravati; i medici non erano in grado di curare gli infermi, i sacerdoti erano insufficienti nel prestar conforto con la fede. In questa immane tragedia si faceva strada Rocco, allora ventenne, che nonostante la sua persona debolissima (piccolo di statura, pelle bianca, mani sottili ed eleganti, capelli biondi e arricciati, occhi dolci e pensosi e una testa piccola e regolare) si sentiva ugualmente idoneo ad affrontare il grave pericolo di un lungo viaggio e dedicarsi alla sua vera vocazione: la carità, senza alcun limite di tempo e spazio. Nel suo pellegrinaggio mai si confuse nella folla intenta a visitare ed ammirare le chiese e i monumenti delle città. Acquapendente è una delle poche città ricordate unanimemente da tutte le antiche agiografie, non solo come tappa fondamentale e irrinunciabile per qualunque pellegrino medievale diretto a Roma, ma soprattutto in quanto suggestivo luogo del primo, importante episodio della vita di san Rocco in terra italiana. L'incontro con Vincenzo, presumibilmente nel locale Hospitale di San Gregorio - incontro magistralmente narrato da Francesco Diedo nella sua Vita Sancti Rochi (1479) - è infatti diventato l'unico che possa essere paragonato, in termini di popolarità, con i celebri eventi della zona di Piacenza. Un fatto straordinario accompagnò la missione del giovane pellegrino ad Acquapendente: su invito di un angelo, egli benediceva gli appestati con il segno della croce e all'istante li guariva toccandoli con la mano taumaturgica. Così, in breve tempo, l'epidemia si estinse. Analogamente si comportò Rocco in diverse altre località, dove intervenne per contrastare la peste, occupandosi di malati che, a volte, venivano abbandonati persino dai familiari. Molti di essi guarirono in modo miracoloso, il che contribuì a far emergere il carisma del santo presso una popolazione terrorizzata: basti dire che la peste nera del 1348 uccise un terzo, forse la metà, dell'intera Europa! Per la verità, sono molte le città che sono state associate, nel corso dei secoli, al pellegrinaggio italiano di san Rocco. Ovviamente non è possibile certificare alcunché, ma quantomeno alcune località sono state tramandate dalle antiche agiografie quattrocentesche: oltre ad Acquapendente, Cesena, Rimini (e la Romagna in genere), Roma, la zona di Treviso, Novara e Piacenza. Voghera, invece, è comparsa nel manoscritto di Bartolomeo dal Bovo (si veda sopra). Giunto a Roma, secondo la nuova cronologia, tra il 1367 ed il 1368, vi rimase tre anni e qui curò, fino ad ottenerne la guarigione, un cardinale non meglio individuato, che comunque, secondo alcuni storici, andrebbe identificato con Anglico Grimoard, francese, originario di Grisac, fratello di papa Urbano V; personaggio insigne per virtù religiose, uomo pratico di governo, fu nominato cardinale nel 1366 con il titolo di san Pietro in Vincoli. Fu lui a presentare Rocco al papa, per un'udienza che ha assunto una notevole importanza anche per le ricostruzioni cronologiche degli storici.
AFFITTACAMERE LISCIA (CH)
L’Eremo di San Michele Arcangelo di Liscia (Ch) La Grotta e l’Eremo di San Michele Arcangelo di Liscia. Tipologia: Chiesa a navata unica con grotta; Ubicazione: Località San Michele, Liscia (Ch); Utilizzazione: Fruibile, chiesa regolarmente officiata; Epoca di costruzione: XVIII secolo; Stato di conservazione: Buono stato di conservazione. Descrizione dell’edificio: In un ambiente rupestre, immersa in un particolare e suggestivo scenario naturale, l’antichissima «Grotta», ricca di stalattiti, è scavata nel cuore della roccia dalla quale sgorga una fresca ed abbondante acqua. In essa si narra che sia apparso San Michele Arcangelo. Presenta in fondo un altarino con l’immagine dell’Arcangelo in un quadretto illuminato da una lucerna ad olio. Attigua alla grotta, i marchesi d’Avalos nei primi anni del ‘700 fecero costruire la cappella votiva, anch’essa molto suggestiva. Ha un unico altare su cui troneggia la statua lignea di S. Michele (sec. XVIII) attribuita allo scultore napoletano Giacomo Colombo. È stata ampliata in ulteriori forme baroccheggianti successivamente. (M. M.) Bibliografia: – D. Aquilano, M. Massone, Via Francigena del Vastese. Ricerca preliminare su itinerari e pratiche religiose, Vasto, 2007; – E. Abbate, Guida dell’Abruzzo, Roma, 1903, ristampa: Sala Bolognese (Bo), 1984; – I. Bellotta, E. Giancristofaro, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità dell’Abruzzo, Pescara, 2000; – V. Furlani, Centri Storici. Interpretazione dei processi storico formativi e della dinamica aggregativi, Provincia di Chieti Assessorato Assetto del Territorio Settore V Urbanistica e Pianificazione territoriale, CD-Rom, s.d. – Oltre Histonium. Note di Archeologia per la storia del Medio Vastese, Vasto (Ch), 1996 – E. A. Paterno, Città e paesi d’Abruzzo e Molise, Pescara, 1963 – P. Sella (a cura di), Rationes decimarum Italiae : Aprutium – Molisium: le decime dei secoli XIII-XIV con carta topografica delle diocesi, Città del Vaticano, 1936.
BED & BREAKFAST LISCIA (CH)
Info sulla Grotta di San Michele Arcangelo a Liscia (Ch) È notorio che il territorio abruzzese è trapunto di luoghi di culto che testimoniano una devozione fortemente radicata in questa regione. Tra di essi bisogna annoverare la grotta, di origine naturale, ove si venera il culto di San Michele Arcangelo proprio ai piedi della collinetta dove sorge il borgo di Liscia, meta ogni anno di molti pellegrini devoti. Liscia è un ridente paesino della provincia di Chieti ubicato nell’entroterra di Vasto, nota località balneare del chietino, sulla riva sinistra del fiume Treste, posta tra due lussureggianti colline ammantate da immensi boschi di cerri e roverelle che la incastonano come un preziosissimo diamante tra i monti che una volta erano abitati da antiche popolazioni Frentani e che oggi, invece fanno da confine tra Abruzzo e Molise. Il suo toponimo potrebbe derivare dalla parola “Liscie”, cioè pietre piatte che servivano per la copertura delle case, oppure si riferisce alla grande roccia che oggi si trova al centro del paese formandone la piazza, ma che una volta faceva da cornice per l’incontro di briganti, i quali attraversavano la nostra regione e in alcuni casi vi trovavano anche ricetto. Sembra, quindi, che questo paesino della provincia di Chieti, racchiuda in sé le diverse anime della tradizione dell’Abruzzo, che per la sua conformazione geomorfologia pare abbia fornito rifugio a Pastori, Santi e Briganti. Negli Abruzzi, infatti, la pastorizia con relativa transumanza, è stata praticata da tempi remotissimi. Questa attività si diffuse nel VII secolo a. C., ma già nell’età del bronzo la pastorizia rappresentava l’unica fonte di sostentamento per “l’uomo della Majella”. Essa, dapprima, verticale, cioè ci si spostava dai monti verso le valli, successivamente diventò orizzontale, dopo la pace forzata imposta dai romani, ci si trasferiva dagli Abruzzi verso la Puglia. I pastori e gli armenti si muovevano lungo sentieri chiamati “tratturi”; questi erano vere e proprie autostrade sterrate che si snodavano dall’Aquila fino a Foggia, traboccanti di gente e torme di ovini. Nel 1447 re Alfonso d’Aragona costituì la “Dogana della Mena delle pecore della Puglia”, con sede a Foggia, con la quale riordinò e riorganizzò questa attività che stava diventando un grande affare commerciale per le casse dello Stato, grazie al pedaggio da pagare. I bracci tratturali più importanti da cui si diramavano altri secondari, erano, oltre al succitato Aquila – Foggia, chiamato tratturo del Re o tratturo Magno, vi erano: Centurelle – Montesecco, Celano – Foggia, Pescaseroli – Candela, Ateleta – Biferno. Questi sentieri erano disseminati di “Pajari”, dei ricoveri per uomini e armenti costruiti con pietra a secco la cui struttura è simile a quello dei Tholos; erano alti circa sei metri, con il tetto a falsa volta, ottenuto attraverso la sovrapposizione ellittica di pietre calcaree non lavorate. Lungo questi sentieri erano nati anche dei templi pagani dedicati alle più disparate divinità, riconducibili, comunque, alle dee dell’abbondanza, come la Grande Madre, divinità femminile universale, creatrice del mondo.
CASE PER VACANZA LISCIA (CH)
Info sulla Grotta di San Michele Arcangelo a Liscia (Ch) Con l’avvento del cristianesimo, attraverso la sua opera di sincretismo, questi luoghi furono riconvertiti in chiese o abbazie. Molti di questi culti erano celebrati in grotte, anfratti o fenditure della montagna; essi, poi, divennero santuari di santi cristiani, in primis la Vergine Maria e San Michele. Il nome Michele significa, secondo alcune fonti, “Chi come Dio”, altri sostengono che l’etimo del suo nome significhi “Dio Guarisce”; comunque sia, Egli è colui che diffonde la parola di Dio facendola rispettare, a volte, anche in maniera coercitiva; questo Santo rappresenta il tramite tra mondo fisico e metafisico, tra Dio e gli uomini. L’arte sacra lo ha rappresentato con le ali, come la Vittoria alata, con una lucente armatura e con una spada sguainata e una lancia con le quali sconfigge il male identificato con Satana che gli appare sotto forma di drago; a volte porta anche la lunga bacchetta degli ostiari, cioè di coloro che avevano il compito di custodire luoghi sacri; altre volte, invece, viene raffigurato con una bilancia con la quale pesa le anime: le più leggere, – quindi prive di gravi peccati – andranno in Paradiso, quelle appesantite dal peccato saranno condotte all’inferno. L’iconografia Bizantina lo rappresenta come un nobile di corte, a differenza di quella occidentale che lo raffigura come un santo guerriero molto fiero e maestoso, capo delle milizie celesti. Egli è protettore dei commercianti, maestri d’arme, poliziotti, farmacisti, schermidori e fabbricanti di bilance. Secondo la tradizione orale pare che San Michele, partito da Oriente per sconfiggere il paganesimo, si sia fermato in un bosco nelle vicinanze di Liscia prima di arrivare sul Gargano; tale bosco si ubica intorno a Monte Sorbo, zona che anticamente aveva un’alta densità antropica, come si può rilevare dal notevole materiale archeologico qui rinvenuto e proveniente da tombe italiche. Sempre in tema di leggenda si narra che un uomo di Palmoli, paesino dell’alto vastese confinante con Liscia, intento a pascolare le mucche vicino al fiume Treste, notò che tutti i giorni un giovane toro si perdeva per poi ritornare alla sera. Un giorno, però, l’allevatore, incuriosito da tale comportamento misterioso, decise di seguire il suo animale e vide che la vegetazione si apriva, come d’incanto, al suo passaggio come per indicare una direzione da seguire; questo strano percorso lo condusse fino ad una grotta dove vide il toro inginocchiato davanti ad un’immagine lignea di San Michele Arcangelo, la quale fece sgorgare miracolosamente dell’acqua affinché l’uomo si potesse dissetare e riprendersi dalla scoperta per essere testimone di questo evento sovrannaturale. In memoria di tali eventi accaduti a Liscia, i Marchesi d’Avalos, nel settecento inglobarono la grotta all’interno di una piccola chiesetta, forse, per regolare il grande afflusso dei pellegrini richiamati, qui, dalla devozione popolare all’Arcangelo Michele, culto che si perde nella notte dei tempi. Al suo interno si trova una statua in legno del Santo che è probabilmente settecentesca ed è un’opera attribuita ad uno scultore napoletano. Sulla destra si può vedere una cavità con una conca naturale che raccoglie l’acqua che cola da alcune curiose formazioni rocciose modellatesi nel corso del tempo attraverso la lenta erosione delle gocce d’acqua che scendono lentamente e continuamente dalla roccia, che poi formano piccole pozze dove i fedeli prendono l’acqua servendosi di un mestolo di rame. Su di un’altra parete vi sono due bassi cunicoli, che oggi sono stati chiusi ma che in tempi lontani, probabilmente, portavano a degli angusti vani abitati da eremiti. Al centro della grotta vi è un piccolo altare che fa capolino tra due pilastri di origine naturale. All’alba dell’8 maggio, mese dedicato alla Madre di Gesù, da Liscia e da San Buono, dove pare vi sia ostello dove si fermavano i pellegrini che percorrevano l’antica via Francigena, partono due processioni di fedeli e devoti che con il loro passo lento e le loro preghiere scandiscono, separatamente, il tratto di strada che porta al santuario e poco prima di giungervi, le due processioni si riuniscono per poi proseguire insieme. Al loro arrivo si inizia un solenne rito religioso molto emozionante che segna il culmine della celebrazione: i fedeli si recano nella grotta per rendere omaggio al Santo e nello stesso tempo si rinfrescano dopo la faticosa camminata. I fedeli si mettono in fila per bere e per riportare a casa l’acqua prodigiosa; mentre camminano strofinano lungo le pareti della grotta fazzoletti, pezzi di stoffa, mani ed oggetti sacri come segno di devozione al Santo o per ricevere protezione. Dopo le funzioni, i fedeli si riuniscono per fare una piccola passeggiata nel vicino bosco, per poi mangiare la “Ventricina”, tipico salame dell’entroterra vastese, in compagnia di amici e parenti. Questo rituale si ripete anche l’ultimo venerdì di maggio quando arrivano diversi fedeli da Vasto e poi il 29 settembre.
APPARTAMENTI PER VACANZA LISCIA (CH)
San Michele Arcangelo: San Michele non e' solo l'espressione del guaritore, del comandante delle schiere celesti, vincitore su satana, accompagnatore di anime, ma una strada, una scelta, una via, un percorso che l'uomo puo' seguire per diventare un guerriero di Michele guidato dal discernimento, mediato dal sentimento sul sentiero della luce. Luoghi di culto a Liscia: Il culto dell'arcangelo Michele (impropriamente ma tradizionalmente equiparato ad un Santo) è di origine orientale. L'imperatore Costantino I a partire dal 313 gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. La prima basilica dedicata all'arcangelo in Occidente è quella che sorgeva su di una altura al VII miglio della Via Salaria, ritrovata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 1996; il giorno della sua dedica, officiata con ogni probabilità da un Papa prima del 450, ovvero il 29 settembre, è rimasto fino ad oggi quello in cui tutto il mondo cattolico festeggia "San Michele". La basilica "in Septimo" fu meta di pellegrinaggi fino al IX secolo, quando il riferimento geografico della festa del 29 settembre risulta trasferito al santuario garganico e alla chiesa di Castel Sant'Angelo a Roma. In Oriente san Michele è venerato con il titolo di "archistratega", che corrisponde al titolo latino di princeps militiae caelestis (principe delle milizie celesti) che compare nella preghiera a San Michele. Alla fine del V secolo il culto si diffuse rapidamente in tutta Europa, anche in seguito all'apparizione dell'arcangelo sul Gargano in Puglia. Secondo la tradizione, l'arcangelo sarebbe apparso a san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto l'8 maggio 490, ed indicatagli una grotta sul Gargano lo invitò a dedicarla al culto cristiano. In quel luogo sorge tutt'oggi il Santuario di San Michele Arcangelo - Celeste Basilica - (nel mezzo del nucleo cittadino di Monte Sant'Angelo), che nel Medioevo fu meta di ininterrotti flussi di pellegrini, i quali per giungervi percorrevano un percorso di purificazione lunga la Via Francigena. Fin dal VII secolo i pastori pugliesi che si recavano in transumanza sulla Maiella portarono con loro il culto di San Michele Arcangelo. A Letto manoppello a circa 750 mslm c'è un'ampia grotta in cui è collocata una statua in pietra del santo particolarmente venerata nei secoli passati da tutti i lettesi (abitanti di Lettomanoppello) che, ogni anno, l'8 di maggio si recavano in processione dal paese fino alla grotta per celebrarvi messa. Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, ai piedi della grotta costruì una piccola cappella. Attualmente nella grotta è collocata una copia della statua in quanto quella originale, poiché di notevole valore storico-artistico (nonché economico) dopo un tentativo di furto è custodita presso il Museo delle Genti d'Abruzzo a Pescara. Nella vita di papa Gregorio I riportata dalla Leggenda aurea, si narra che durante una tremenda pestilenza, al termine di una processione con il canto delle litanie istituite dal papa intorno alla città di Roma, Gregorio vide apparire su Castel Sant'Angelo San Michele che deponeva la spada nel fodero, segno che le preghiere erano state ascoltate e che la terribile epidemia sarebbe cessata. Per commemorare l'episodio sul monumento fu eretta una statua raffigurante l'arcangelo.
CASE PER LE FERIE LISCIA (CH)
Il culto di San Michele Arcangelo a Liscia (Ch): Altro luogo di venerazione dell'arcangelo Michele è l'isolotto francese di Mont Saint-Michel. Qui, secondo la leggenda, l'arcangelo Michele apparve nel 709 a sant'Uberto, vescovo di Avranches, chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia. Il vescovo ignorò tuttavia per due volte la richiesta finché san Michele non gli bruciò il cranio con un foro rotondo provocato dal tocco del suo dito, lasciandolo tuttavia in vita. Il cranio di sant'Uberto con il foro è conservato nella cattedrale di Avranches. Molto caro ai russi assieme all'arcangelo Gabriele e oggetto di diverse icone. Un monastero del XII secolo a lui dedicato, costruito sulla foce della Dvina, ha dato il nome all'intera città di Arcangelo, nel nord della Russia. Il culto di san Michele fu assai caro ai Longobardi, e in Italia l'arcangelo Michele è patrono di molti paesi e alcune città. Il culto fu caro anche a San Colombano ed ai monaci colombaniani di Bobbio, lo stesso santo monaco missionario irlandese fondò numerose chiese dedicati al santo nella sua opera evangelizzatrice in Europa ed eresse nel 615 l'Eremo di San Michele di Coli poco distante da Bobbio e dalla sua abbazia. Giovanna d'Arco identificò nell'Arcangelo Michele una delle Voci che la ispirarono e la prima che le si presentò. San Michele viene invocato per la buona morte ed è il protettore dei paracadutisti, commercianti, maestri d'arme, poliziotti, merciai, speziali, fabbricanti di bilance e schermidori. È curiosa la storia di Cerveteri: Si racconta che l'8 maggio dell'842 i Saraceni, attratti da Cerveteri, tentarono un'incursione, ma dopo aver fatto pochi metri furono gradualmente avvolti in una fittissima nebbia. I Saraceni comunque non si arrestavano, poiché erano guidati dal suono della campana che avvisava i cittadini del pericolo. Ad un certo punto, però,le campane si fermarono improvvisamente, lasciando sbigottito lo stesso campanaro, e così i saraceni furono costretti a tornare alle loro navi, avendo perso l'ultima speranza di orientamento. Non vi furono dubbi sulla causa: il massimo difensore della fede non aveva permesso che venisse profanato un luogo a lui caro, dato che lasciò anche le sue impronte sulla campana. La festa si celebra normalmente il 29 settembre, ma anche l'8 maggio, ricorrenza dell'apparizione.
COUNTRY HOUSE LISCIA (CH)
Informazioni e notizie storiche sul comune di Liscia (Ch) Storia, notizie e informazioni utili sul comune di Liscia. Notizie storiche. Il paese di Liscia, in provincia di Chieti, è situato in posizione panoramica sul versante sinistro del fiume Treste. La menzione più antica del paese risale al secolo XII, quando il comune entrò a far parte della contea di Monteodorisio. Viottoli e scalinate si snodano nella zona più antica ove è situata la Chiesa di S. Martino. Fuori del paese, scendendo verso la valle, s’incontra il Santuario di S. Michele Arcangelo. La chiesetta attuale, una delle maggiori attrattive del luogo, costituisce un ampio ingresso al primitivo santuario naturale: la grotta, che insieme all’acqua sorgiva, è oggetto di adorazione e culto da parte dei fedeli. Nei pressi di Liscia sono infine i resti del Monastero di S. Pietro, costituito da alcuni cumuli di blocchetti di pietra e tegoloni, e permane traccia di un esteso cimitero cristiano. Informazioni sul territorio di Liscia: Altitudine: 740 mslm; Abitanti: 752; Denominazione abitanti: lisciani; Superficie: 8,02 kmq; Classificazione sismica: sismicità media; Coordinate geografiche: latitudine 41°57’22″32 N; longitudine 14°33’22″32 E; CAP: 66050; Comuni limitrofi: Carpineto Sinello, Carunchio, Palmoli, San Buono. Previsioni meteo di Liscia: Numeri e Servizi Utili del comune di Liscia: Ambulatorio: v.le Adriatico, 9 – Telefono: 0873/930651; Farmacia: Dispensario Dottoressa Piccirilli Loreta -via Roma,1 – Telefono: 0873/930866; Municipio: p.zza San Rocco – Amministrazione: Sindaco e consiglieri comunali – Telefono: 0873/930100 – Sito internet: http://www.comune.liscia.ch.it/ – E-Mail: comunediliscia@libero.it; Scuola materna (dell’infanzia) – via Calvario 43 – Telefono: 0873.952245; Scuola elementare (primaria) – via Calvario 43 – Telefono: 0873.952245; Ufficio postale: viale  Adriatico 22 – Telefono e Fax: 0873.930576; Giorno Mercato: Venerdì. Principali Festività di Liscia: Patrono: S. Michele Arcangelo; Festa di S. Michele 8 Maggio, ultimo venerdì di Maggio e 29 Settembre; Festa religiosa S. Rocco 16 Agosto; Sagra della porchetta in Agosto; Sagra della ventricina in Agosto. Da visitare e vedere a Liscia: Chiesa di San Martino; Eremo di San Michele Arcangelo. Ambiente naturale nel comune di Liscia: Sito di Interesse Comunitario Monti Frentani – Fiume Treste; Sito di Interesse Comunitario Monte Sorbo (Monti Frentani). Cosa e dove mangiare nel paese di Liscia (Ch): Ristorante “I Cinque Tigli” – Loc. Montagna – LISCIA – Tel. 348.8536717 – 333.1603445. Prodotti tipici di Liscia: Ventricina e salumi tipici del vastese, carni, pane e dolci tradizionali. Dove acquistare i prodotti tipici di Liscia: Salumi “Masciotta Renato” -via Fontana- Liscia – 0873.930183; Emporio-Macelleria “Da Paolo” -P.zza San Rocco 2 – Liscia- 0873.930122; Panificio “Ezio e Sandra” -P.zza San Rocco 10 – Liscia – 0873.955002.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' LISCIA (CH)
Liscia, Provincia di Chieti, Abruzzo, Italia. Su una collina lungo la riva sinistra del fiume Treste, questo centro di origine medievale è interessante per i suoi numerosi bei palazzi, medievali e rinascimentali, con la Chiesa di San Martino sulla parte superiore. Informazioni sul paese di Liscia (Ch) Altitudine: 740 m slm - Distanza da Chieti: 98 km - Popolazione: ca. 700 abitanti nel 2010 - CAP: 66050 - telefono cellulare il codice Area: 0873 - Come arrivare: - strada : SS 86 da Vasto. La Storia del comune di Liscia: L'attuale paese è aumentato nel 12 ° secolo. Appartenne alla importante della contea Monteodorisio. Punti di interesse a Liscia: Sant'Angelo Grotta , a poche miglia di distanza, una destinazione religiosa preferita, dove si wordhipped San Michele Arcangelo. Eventi & Feste: 8 maggio e il 29 settembre : Festa di San Michele. Genealogia, News & Link sul paese di Liscia (Ch) Cognomi attualmente registrati nel Liscia; Le persone che ricercano a Liscia.
RIFUGI E BIVACCHI A LISCIA (CH)
Liscia (Ch) Liscia è un comune di circa 800 abitanti che sorge lato sinistro del fiume Treste a 740 metri s.l.m.. Fa parte della Comunità montana Medio Vastese. Storia – cenni: Non ci sono le notizie storicamente certe sulle origini del comune, ma il borgo ha chiare origini medievali le cui tracce sono chiaramente visibili nelle strutture architettoniche delle abitazioni del centro storico. Probabilmente il nucleo originario nacque come borgo fortificato sviluppandosi attorno alla Chiesa di San Martino. La prima citazione storica di Liscia si ebbe in un documento del XII secolo che attesta che il feudo in quegli anni entrò a far parte della contea di Monteodorisio. Da vedere a Liscia: la chiesa di San Martino, fondata nel XIV secolo e ampliata nel 1767. Successivamente subì diversi rifacimenti fino al 1935; La chiesa rurale di San Michele Arcangelo, situata ai piedi del paese, fu costruito a ridosso del famoso eremo dove ormai da secoli si svolge un antico rito dell'acqua legato alla presenza di una sorgente ritenuta miracolosa; sul Monte Sorbo si trova un luogo adatto al relax e ben attrezzato per il tempo libero: una natura incontaminata ed un bosco misto di farnie e cerri. Comuni vicini a Liscia: Carpineto Sinello, Carunchio, Palmoli, San Buono. Liscia: ristoranti, alberghi, agriturismo, b&b, cantine.
Liscia è un comune di 770 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana Medio Vastese e sorge sul versante sinistro del fiume Treste, tra i rilievi abruzzesi dei Monti Frentani, e più precisamente dal lato sud del colle San Giovanni. La prima menzione storicamente accertata sul paese di Liscia è del XII secolo quando il paese risulta feudo della contea di Monteodorisio. Denominato anticamente Lisile, il borgo è menzionato per la prima volta in una testimonianza documentaria del XII secolo. Dopo una seconda citazione trecentesca, il toponimo si eclissa nelle fonti e si perdono le tracce del feudo. È notizia non sufficientemente documentata che nel XVIII secolo fosse una delle tredici terre che componevano la contea di Monteodorisio, soggetta alla famiglia D'Avalos-D'Aquino di Aragona. Il centro storico conserva pregevoli esempi di edilizia minore, oltre alla splendida parrocchiale di S. Martino, adorna di stucchi; fuori dell'abitato è da visitare la cappella di San Michele Arcangelo, sita all'interno di una grotta ricca di stalattiti. Nel ventennio che separa i due conflitti mondiali la consistenza numerica della comunità era doppia di quella attuale. La fase di spopolamento ha avuto inizio negli anni Cinquanta ed è ancora in atto ai nostri giorni, come del resto accade nella maggior parte dei comuni dell'entroterra abruzzese.
La grotta-Santuario di Liscia (Ch) La grotta-santuario di Liscia è una delle più suggestive fra le innumerevoli dedicate al culto dell'Arcangelo Michele, che costellano l'intero Appennino. Essa è tuttora meta di numerosi devoti, che giungono qui da tutto l'Abruzzo e anche dal vicino Molise; due volte l'anno si ripete l'antico rito di bere l'acqua che sgorga al suo interno, ritenuta miracolosa. La devozione popolare vi risulta documentata fin dal Seicento, quando i d'Avalos - feudatari di Monteodorisio - fecero costruire davanti al suo ingresso una chiesetta nella quale è esposta la statua del santo. L'8 maggio e il 29 settembre i fedeli compiono una serie di emozionanti rituali: toccano e strofinano contro le pareti di roccia fazzoletti e oggetti sacri, poi bevono l'acqua di sorgente che gocciola dalle stalattiti, creduta un rimedio efficace contro vari mali. I pellegrini si affidano ai poteri guaritori del santo invocando la grazia, come testimoniano i tantissimi ex voto conservati all'interno. Liscia è un grazioso paese del comprensorio vastese, a circa 35 km. da Vasto.
Il fiume Treste nasce presso Castiglione Messer Marino in località Monte Castel Fraiano ad un'altitudine di 1415 m s.l.m. e confluisce nel fiume Trigno come suo affluente di sinistra, in località Bonifica Bufalara. Suo affluente di sinistra è il Vallone Lama, presso Ponte Rio Torto nel comune di Fraine. Il 3 dicembre 2011 le Guardie Ittiche dell'ARCI Pesca hanno scoperto uno scarico idrico inquinante, consistente in liquami che hanno contaminato le acque del fiume. Episodi analoghi erano già stati denunciati dall'ARCI nel 2010.
Il Santuario di San Michele Arcangelo a Liscia (Chieti) Secondo l’immaginario popolare San Michele Arcangelo, prima di fermarsi sul Gargano, scese a Liscia ed apparve in una grotta, posta poco fuori l’abitato, dove da allora gli fu tributato un culto solenne e profondamente radicato tra la gente del paese e dei dintorni. Il racconto parla anche di episodi miracolosi in cui un bianco vitello si sarebbe rifugiato nella grotta, dove il mandriano lo avrebbe ritrovato inginocchiato davanti all’immagine del Santo. Sotto le sembianze di un vitello bianco l’Angelo avrebbe fatto numerose apparizioni nel territorio circostante tra Liscia, Palmoli e San Buono, fino a quando un contadino non avrebbe tentato di fermarlo a colpi di fucile. Il Santo però, alzando la zampa avrebbe sviato il colpo. A ricordo dell’evento miracoloso la statua di San Michele reca in mano una palla di piombo che è considerata dai devoti una potente reliquia. La mattina dell’8 maggio la grotta di Liscia è meta di numerosi pellegrini che, giunti sul luogo di culto, dopo le celebrazioni liturgiche, ripetono una serie di rituali litici ed idrici, toccando le pareti della roccia su cui strofinano fazzoletti ed oggetti sacri e bevendo l’acqua di una sorgente che stilla tra le stalattiti ed è ritenuta taumaturgica.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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