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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Lentella (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI LENTELLA (CH)
 
Ospitalità nel Paese di LENTELLA (Ch) (m. 398 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Lentella: 42°00′N - 14°41′E
     
  CAP: 66050 -  0873 -  0873.321111 - Da visitare:   
MUNICIPIO DI LENTELLA 0873.321117   0873.321052       0873.321117 -83000350690 00249580697
Raggiungere Lentella:  Satzione: Vasto-San Salvo   Aeroporto d'Abruzzo a 82 Km.  Uscita: Montenero di Bisaccia/Vasto Sud/San Salvo
 
HOTELS ED ALBERGHI LENTELLA (CH)
LENTELLA (ruderi del castello Manno) Il borgo di Lentella: «La grangia di Castello Manno, centro abitato che sorgeva alla confluenza del Treste nel Trigno sul colle della Coccetta, figurava tra le proprietà dell’abbazia cistercense di Santa Maria di Casanova. Gli homines de CasteI1o Manno compaiono per la prima volta in un documento nel 994 come comunità di uomini liberi che misero assieme i propri possessi fondiari per creare l’abitato (castellum) ed il relativo territorio di pertinenza. Verso la fine del sec. XII la metà del castello fu concessa a Casanova da Berardo conte di Loreto e Conversano, mentre l’altra metà venne donata all’abbazia nel 1217 dalla moglie e dall’omonimo figlio dell’ormai defunto conte. Nella metà del sec. XIII i Cistercensi vi organizzarono un ricovero per i monaci anziani o malati, ma le attività principali della grangia erano quelle legate al controllo del tratturo Centurelle-Montesecco. che attraversava il Trigno proprio ai piedi dell’abitato, e alla produzione agraria da esportare tramite lo scalo esistente alla foce del Trigno. Verso la fine del Duecento ai Cistercensi si affiancarono i Templari, ai quali furono concessi dal re Carlo II d’Angiò due boschi nel territorio dell’insediamento, probabilmente per fornire la legna agli abitanti delle loro masserie locali e le ghiande per i maiali. Le scelte patrimoniali dei Cavalieri del Tempio erano legate alla necessità di imbarcare, attraverso gli scali marittimi, non solo i pellegrini e i Crociati, ma anche i prodotti delle masserie da destinare alla Terrasanta. In tale contesto si spiega forse l’alta densità delle loro proprietà nella zona costiera del Chietino meridionale, dove vantavano ospedali (veri e propri centri assistenziali per i pellegrini ed i viandanti), masserie e proprietà fondiarie nelle zone di Atessa, Monteodorisio, Gissi, Vasto e Pennaluce. Dell’abitato, scomparso come tanti altri nel corso del sec. XV, sono attualmente visibili i resti di una struttura a pianta quadrangolare (probabilmente una torre fortificata) sulla sommità della collina della Coccetta e nella zona sono sparsi spezzoni di muri e materiale ceramico».
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE LENTELLA (CH)
Eventi e manifestazioni a Lentella (Ch) Festa patronale dei santi Cosma e Damiano (26-27-28 settembre). Festeggiamenti in onore dei Santi medici Cosma e Damiano (26/27 settembre) Lentella (CH). Festeggiamenti in onore dei Santi medici Cosma e Damiano, patroni del caratteristico borgo del comprensorio di Vasto e che conserva ancora il suo aspetto medievale. Programma: 26 settembre ore 11,00 S.Messa e processione; ore 21,00 spettacolo musicale. 27 settembre ore 10,30 Tradizionale sfilata folcloristica con la partecipazione di ragazze, in costume tipico, che recano conche in rame decorate con fiori e dolciumi. Gli uomini conducono i trattori addobbati con i prodotti della terra e vivande tipiche del territorio; ore 12,00 S.Messa in piazza Garibaldi, a seguire processione, al termine fuochi pirotecnici; - ore 20,00 Fuochi pirotecnici in piazza; ore 21,00 Piazza Garibaldi, spettacolo musicale. Per ulteriori informazioni: Comune di Lentella tel.0873321117- Ufficio IAT-Informazioni ed Accoglienza Turistica di Vasto tel.0873367312.
CAMPEGGI LENTELLA (CH)
Lentella e i duchi d'Avalos sono stati una famiglia assai influente e titolare di molti feudi nel regno di Napoli. I Principi di Pescara, Vasto e Francavilla, Duchi d'Avalos: Don Carlo Cesare d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Principe di Torrebruna, Duca di Celenza (1727–1810); ∞ Donna Maria Teresa d'Avalos d'Aquino d'Aragona (1745–1820), figlia di Don Diego d’A. d’A. d’A., Principe di Pescara, Vasto e Francavilla, Principe di Montesarchio, Troia e Vitulano, e di Eleonora d'Acquaviva dei Conti di Conversano. Don Gaetano d'Avalos d'Aquino d'Aragona, 1813 1. Duca d'Avalos (1775–1855); (1813) Jeanne Hortense Andrieu (1792–1855); nipote di Gioacchino Murat, Re di Napoli; Don Francesco d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Principe del Sacro Romano Impero, 8. Principe di Pescara, Vasto e Francavilla, 3. Duca d'Avalos (1819–1885); (1867) Cherubina Caturano; Don Giuseppe d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Principe del Sacro Romano Impero, 9. Principe di Pescara, Vasto e Francavilla, 4. Duca d'Avalos (1865–1907); Maria de Varona; Don Ferdinando d'Avalos d'Aquino d'Aragona; Don Carlo d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Principe del Sacro Romano Impero, 11. Principe di Pescara, Vasto e Francavilla, 6. Duca d'Avalos (1891–1970); Giuseppina Basevi; Donna Maria d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Principessa del Sacro Romano Impero (* Napoli 1925); ∞ Dr. Domenico Viggiani (1922-1998), Dir. Gen. del Banco di Napoli; Ing. Giuseppe Viggiani (* Napoli 1949); Donna Donatella Dentice di Accadia Capozzi (* Roma 1956), dei Conti di Santa Maria Ingrisone; Don Francesco d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Principe del Sacro Romano Impero, 12. Principe di Pescara, Vasto e Francavilla, 6.Duca d'Avalos (1930–2014), compositore e direttore d'orchestra; Antonella Nughes-Serra; Principe Don Andrea d'Avalos d'Aquino d'Aragona, Principe del Sacro Romano Impero, 13. Principe di Pescara, Vasto e Francavilla, 7. Duca d'Avalos (* Londra 1971).
VILLAGGI TURISTICI LENTELLA (CH)
La tradizione centenaria dei festeggiamenti a Lentella (Ch) in onore dei santi Cosma e Damiano, noti anche come santi medici (Costantinopoli - Cirro, Siria, 303) sono ritenuti dalla tradizione due fratelli di origine araba, medici in Siria e martiri sotto l'impero di Diocleziano: sono venerati da tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. Le fonti pervenuteci non sono pienamente concordanti tra loro, pur avendo molti aspetti comuni, ma riportano tre diverse tradizioni: una tradizione "asiatica", originatasi a Costantinopoli, capitale dell'impero bizantino; una tradizione "romana" affermatasi soprattutto in Siria; una tradizione "araba", che però si diffuse soprattutto nell'Europa occidentale (Roma). Tutte e tre le tradizioni fanno riferimento a "fratelli, gemelli e medici.Damiano viene però perlopiù considerato il fratello minore e non gemello". Questi erano in grado di operare prodigiose "guarigioni" e "miracoli", e la loro azione era completamente gratuita nei confronti di tutti, da qui l'appellativo "anàrgiri" (dal greco anargyroi = senza denaro). Con questo termine si designavano nella Chiesa greca i santi che, secondo gli scritti agiografici, esercitavano la medicina senza alcuna retribuzione. Grazie a questa fama, i due diventarono tradizionalmente santi protettori dei medici e dei farmacisti. Pare che i due fossero originari dell'Arabia, appartenenti ad una ricca famiglia. Il padre, Niceforo, si convertì al cristianesimo dopo la loro nascita, ma morì durante una persecuzione in Cilicia; la madre, Teodota (o Teodora), da più tempo cristiana, si occupò della loro prima educazione. Dopo aver appreso l'arte medica nella provincia romana di Siria, praticarono la loro professione nella città portuale di Ægea, in Cilicia, sul golfo di Alessandretta (attuale Turchia). Nota è la loro gratuità nell'operare i loro servizi medici, in applicazione del precetto evangelico: "Gratis accepistis, gratis date" (Mt 10,8). Uno dei loro più celebri miracoli, tramandati dalla tradizione, fu quello di aver sostituito la gamba ulcerata di un loro paziente con quella di un etiope morto di recente. Secondo la passio, tuttavia, in una sola occasione era stata elargita ai santi una ricompensa, di tre uova nelle mani del fratello minore Damiano, da parte di una contadina, Palladia, un'emorroissa, miracolosamente guarita. Cosma era rimasto tanto deluso e mortificato per quel gesto, da esprimere la volontà che le sue spoglie fossero deposte, dopo la morte, lontane da quelle del fratello. Durante le persecuzioni dei cristiani promosse da Diocleziano (284 - 305) furono fatti arrestare dal prefetto di Cilicia, Lisia. Avrebbero quindi subito un feroce martirio, così atroce che su alcuni martirologi è scritto che essi furono martiri cinque volte. I supplizi subiti da Cosma e Damiano differiscono secondo le fonti. Secondo alcune furono dapprima lapidati, ma le pietre rimbalzarono contro i soldati; secondo altre furono crudelmente fustigati, crocefissi e bersagliati dai dardi, ma le lance rimbalzarono senza riuscire a fare loro del male; altre fonti ancora narrano che furono gettati in mare da un alto dirupo con un macigno appeso al collo, ma i legacci si sciolsero e i fratelli riuscirono a salvarsi, e ancora incatenati e messi in una fornace ardente, senza venire bruciati. Furono quindi decapitati, assieme ai loro fratelli più giovani (o discepoli), Antimo, Leonzio ed Euprepio, nella città di Cirro, nei pressi di Antiochia.
AFFITTACAMERE LENTELLA (CH)
La Storia del paese di Lentella (Ch). Secondo un’antica leggenda, la nascita e il nome di Lentella si sono avuti quando una nobildonna romana di nome Lentula fece sosta col suo seguito in una zona prossima al fiume Trigno, e più precisamente là dove questo confluisce col Treste; si pensa che la carovana abbia lasciato sul posto alcune tende (castra) dove in seguito si sarebbero insediati gli abitanti delle terre circostanti. A prescindere dalla veridicità della leggenda etiologica, è lecito supporre che in epoca preromana nella zona esistessero insediamenti di tribù indigene, la cui cultura è attestata dal ritrovamento di bronzetti primitivi in foggia di guerrieri; anche la cultura greca ha lasciato sulla fascia costiera tracce della sua presenza con un tempio sulle cui basi sorse, in epoca di molto posteriore, una badia di monaci nella contrada che ancora oggi viene chiamata “Monaci”. L’odierna Lentella si trova spostata nell’entroterra su un’altura che domina l’intera vallata; lo spostamento risale a epoca medioevale e fu dovuto a precise ragioni storiche. Infatti secondo una storiografia per lo più documentata la costa del vastese, come tutte le coste adriatiche, nel IX secolo era soggetta alle scorribande e ai saccheggi dei Saraceni provenienti da diverse basi sulla costa dell’Africa settentrionale e della Spagna (allora dominio arabo); erano genti delle più diverse origini: arabi, berberi, ed anche cristiani rinnegati. Per avere un’idea del loro modo di agire si può leggere un passo di un mano scritto francese del nono secolo: “Su tutte le coste le Chiese sono sconvolte, le città saccheggiate, i monasteri devastati. Tale è la ferocia dei barbari che i cristiani caduti nelle loro mani sono uccisi se non pagano grossi riscatti. Molti cristiani, abitanti delle zone costiere, abbandonano le loro proprietà e lasciano il loro paese per vivere in luoghi fortificati o nell’interno del paese; molti invece preferiscono morire piuttosto che abbandonare i loro beni. Alla fine i luoghi più celebri diventano deserti e gli edifici più famosi scompaiono sotto sterpi e rovi”. In molti punti delle coste liguri, tirreniche, ioniche e adriatiche sorgono ancora oggi ruderi di torri erette dalle popolazioni costiere di un tempo per avvistare a distanza l’avvicinarsi di navi pirata in modo che la popolazione, avvertita, potesse porsi in salvo sui monti vicini. È possibile perciò dedurre che mentre l’antica Lentella sorgeva in basso, alla confluenza del Treste col Trigno, in una vallata molto ricca per l’agricoltura e la pesca, si spostasse in seguito nell’entroterra a causa delle scorribande dei Saraceni, che, sbarcando sulla costa, risalivano il Trigno per predare. Infatti l’altura su cui sorge l’attuale Lentella è inaccessibile a qualsiasi attacco proveniente dalla costa. A conferma di questa ipotesi vi è l’esistenza, presso Termoli, Mafalda e altre località della zona, di antichi ruderi di torri di avvistamento. Nel periodo di dominazione normanna, sotto il regno di Ruggero II, intorno all’anno 1100, Lentella costituiva probabilmente uno dei possedimenti dei baroni Grandinati, i quali risalivano a lontane origini longobarde. Il nome di Lentella. appare scritto per la prima volta, in riferimento all’ anno 1130. Infatti Pietro della Fazia, in una sua Memoria sui demani comunali di Fresagrandinaria afferma, in base ai documenti consultanti, che: “[...] nell’anno 1130 Ugone dei Grandinati signoreggiava in Fresa, Montesorbo, Baronia di San Giovanni in Galdo, San Giovanni di Serra, Sant’Angelo in Cornacchio, Dogliola, San Benedetto in Planei e Castel di Lentella”.
BED & BREAKFAST LENTELLA (CH)
La Storia del paese di Lentella (Ch). Sempre secondo la storia documentata il nome di Lentella è menzionato ancora nel 1279. Possono essere rammentate a questo punto alcune notizie tratte dal manoscritto Le famiglie nobili estinte del Signor Fernando della Marra, duca della Guardia, lontano parente dei Grandinati: “Il 4 gennaio dell’anno 1279, Carlo d’Angiò ordinò il pagamento delle tasse a tutti i suoi feudatari, per mezzo di Guglielmo Brunello, milite e regio giustiziere d’Abruzzo, che tutti i conti, baroni e feudatari del Regno, oltremontani, latini, franchi e provinciali che avessero terre e beni feudali in capite della Corte Regia, muniti d’armi, cavalli e cose opportune, decentemente con tutto il servizio cui erano tenuti per dette e feudi, fossero pronti all’aprire della settima Indizione (1280), sotto pena la perdita di quelli”. Avanti al giustiziere d’Abruzzo, per ordine del Re, si fissò la mostra dei feudatari, per tutti i beni feudali che si tenevano in quel giustizierato. Se ne registrarono il nome delle persone, le terre e la somma delle tasse annuali, ossia del servizio che erano tenuti a prestare al Re. Perciò taluni che erano assenti mandarono i loro procuratori con palafreni, giumenti e armi A tale rivista intervennero: Riccardo Grandinato, signore di Santobono, Montesorbo, Frisa di Grandinato; Pietro di Grandinato, che teneva Castel Di Moro e Montenero; Gentile di Grandinato, possessore di Furci e Pollutri con parte di Lentella mentre l’altra ubbidiva a Rainaldo di Lentella. Chi dà, per mezzo di un documento, la prima descrizione di Lentella è un frate benedettino, Serafino Razzi, che vi si recò nel 1576. Nello scritto del Razzi si legge: “Alli 25 d’agosto 1576, in sabbato, do vespro partendo da Vasto a cavallo, con un compagno frate e con garzone, andare mo a una terra lontana circa 7 miglia, detta Lentella, per metterci e fondarci la compagnia del Santo Rosario. È questa terretta edificata sopra di un alto sasso, il quale da tre bande apparisce inaccessibile. Il sito è vago, l’aera è ottimo e la veduta è gioconda. Dalla parte settendrionale e verso l’Adriatico le corre un fiumicello, chiamato Treste il quale due miglia lontano da lei se n’entra nel fiume del Trigno. Ella fa circa 200 fuochi et è soggetta alla contea di Monteodorici. Chiamasi Lentella, quasi ‘lindella’ con vocabolo spagnolo, ‘lindo’, che bello vuoi dire, e pulito. Ovvero detta è Lentella, quasi lino tien’ella, havendone abbondanza e maturandone assai nel suggetto fiume Tresta”. Altre notizie riguardanti la storia di Lentella sono desumibili dal registro Delle visite pastorali degli anni 1567-1577 scritto in volgare da Monsignor Oliva, e vengono qui di seguito brevemente riassunte. Dopo il concilio di Trento (1545-1563), essendo uscito un decreto con cui si obbligavano i vari vescovi a compiere delle visite pastorali nei paesi delle loro diocesi, nel 1568 Monsignor Giovanni Oliva si recò per la prima volta a Lentella, partendo da Monteodorisio e passando per Villa Cupello. Giunto nel paese di Lentella baciò dapprima la croce usata per le processioni sacre che gli fu portata dalla popolazione accorsa ad accoglierlo. Dalla porta d’ingresso nelle mura della cittadella fu accompagnato fino alla Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, dove celebrò la messa alla presenza di tutti gli abitanti. In seguito si recò a far visita all’ospedale dei poveri e alle Chiese di Santa Liberata e Santi Cosma e Damiano fuori le mura. A proposito della Chiesa di Santa Maria, cui sopra si accenna, bisogna ricordare che esisteva già nei secoli XIII e XIV: è documentato infatti che in questo periodo questa,insieme alla Chiesa di San Salvatore di Fresa, apparteneva al Monastero di Sant’Angelo in Cornacchio, nel territorio di Dogliola, cui doveva contribuire con 24 utarenos. Per i secoli successivi Lentella è da inquadrare nella storia dell’Italia meridionale, più precisamente in quella del Regno di Napoli. Dopo la pace di Chateau Cambresia (1559), fino alla pace di Utrecht (1713), il Regno di Napoli fu sotto il predominio. spagnolo. Tale periodo fu certamente negativo anche per Lentella, poiché la dominazione spagnola ebbe carattere quasi esclusivamente fiscale e mirò, con imposte, gabelle, tributi di ogni genere, a spremere dai sudditi la maggior quantità di denaro possibile, senza curarsi di promuovere la ricchezza del paese. A testimonianza dello stato di cose stanno le numerose rivolte scoppiate in quegli anni, come quella famosa di Tommaso Anello, detto Masaniello, e l’altra di Gennaro Annese. Nel periodo tra il 1734 e il 1759 il Regno di Napoli fu sotto Carlo III di Barbone. Egli si valse del ministro Bernardo Tanucci il quale limitò i privilegi dei baroni e del clero e dichiarò obbligatoria la precedenza del matrimonio su quello religioso, abolì la “chinea”, atto di omaggio del Re di Napoli alla Chiesa, promosse l’agricoltura, l’industria e il commercio. In epoca risorgimentale Lentella segue l’evoluzione storica che portò il Regno di Napoli all’unificazione con l’Italia.
CASE PER VACANZA LENTELLA (CH)
Tradizioni religiose a Lentella (Ch) A Lentella ci sono due chiese. Una, quella parrocchiale, costruita nel 1500 circa, è dedicata a Santa Maria Assunta. L’altra, costruita alla fine del 1700, è dedicata a Santi Patroni Cosma e Damiano, protettori dei medici. Quest’ultima, attualmente inagibile per i danni riportati nel terremoto del 2002 di San Giuliano di Puglia, si trova nella piazza principale del paese di fronte al Municipio: forse casuale, ma comunque significativa la ubicazione urbanistica di entrambi gli edifici che si “guardano” e che sono delimitano l’agorà, la piazza del paese, dove si svolgono feste civili e religiose e dove i lentellesi discorrono amabilmente il proprio tempo libero, a dimostrazione del culto per le due istituzioni e del rispetto per la sede del Governo e per la sede della Chiesa Cattolica. Il culto per i due Santi medici inizia per i lentellesi nel 1790, che nel 1990 hanno festeggiato solennemente il bicentenario. Fin dai tempi remoti il popolo di Lentella venera quali suoi protettori i Santi Cosma e Damiano. Ogni anno il 27 settembre i Santi Medici vengono festeggiati con particolare solennità, non solo dai Lentellesi ma anche da forestieri dei paesi vicini, con messa solenne, preghiere e processione per il paese. Tale solenne festività arricchita da spettacoli musicali e altre manifestazioni ricreative. Viene proceduta da altre tre feste durante l’anno, feste che i Lentellesi chiamano bonariamente e affettuosamente “San Cosimuccio”. L’origine di tali festicciole si perde nella notte dei tempi e queste poche notizie che qui vengono esposte, non hanno nessuna pretesa di veridicità e ufficialità, ma sono il frutto di ricordi che spontaneamente vengono trasmessi di generazione in generazione e che vengono gelosamente custodite, quale patrimonio collettivo nel cuore dei nostri concittadini.
APPARTAMENTI PER VACANZA LENTELLA (CH)
Tradizioni religiose a Lentella (Ch) La prima di queste festicciole cade il 25 febbraio, in pieno inverno, ed è, delle tre, quella che più si perde nella leggenda. Si racconta, dunque, che Lentella, paese essenzialmente agricolo, fosse particolarmente rinomato nell’allevamento dei suini e nella fabbricazione e conservazione di salumi di eccezionale qualità. La fama di queste qualità si sparse ovunque, fino ad arrivare nelle Puglie da dove, per anni, e proprio a febbraio, venivano briganti numerosi a saccheggiare e a fare bottino. Il popolo lentellese, stanco di subire, decise di reagire per porre rimedio a tale situazione. Ma cosa fare? Ci fu chi consigliò di armarsi, chi di incutere spavento ai briganti col tendere loro agguati, chi di opporsi loro decisamente. Alla fine prevalse la decisione di farsi incontro ai briganti, portando in processione i santi Cosimo e Damiano. Il popolo attese con decisione, ma con grande fede nei Santi, l’arrivo dei banditi. Quando finalmente fu avvistato l’arrivo dei briganti le campane cominciarono a suonare a distesa e il popolo, con le statue dei Santi Protettori, si avviò verso la fine del paese per impedire agli invasori l’ingresso. Sempre stando ai ricordi, si dice che ci sia stata una sparatoria e che un brigante sia rimasto ucciso. Successivamente corse voce che, tra la folla, i Santi Medici, in divisa da ufficiali, abbiano messo in fuga i briganti, che impauriti da tale presenza, improvvisamente fuggirono, lasciando finalmente libera Lentella. Il saccheggio non si ripeté più e, da quell’anno, ininterrottamente si celebra la festa il 25 febbraio, come ringraziamento ai Santi per la grazia ricevuta. C’è, però, anche un altro episodio particolare che contribuì a consolidare l’istituzione di tale festa. Questo episodio risale a circa 65 anni fa, allorché un contadino, un certo Di Ienno Giuseppe, che abitava in campagna in una casa di vecchia costruzione, si trovò coinvolto in un autentico diluvio che durò per tre giorni. Pioggia e vento premevano con grandissima violenza sulle fragili mura della casa e il Di Ienno dovette vegliare giorno e notte per tentare di controllare la furia degli eventi atmosferici. Alla fine, stanco, si addormentò. Come poi ebbe modo di raccontare, in sogno gli apparvero i Santi che gli dissero di uscire perché la casa stava per crollare. Svegliatosi, fece appena in tempo a mettere in salvo se stesso e la famiglia che la casa poco dopo crollò. Per tale motivo il Di Ienno sostenne che per molti anni le spese per l’organizzazione della festa del 25 febbraio.
CASE PER LE FERIE LENTELLA (CH)
Tradizioni religiose a Lentella (Ch) L’istituzione della seconda festa, il 29 aprile, è fatta risalire all’ultimo decennio del 1800, allorché Lentella fu colpita da una terribile siccità. Per quattro mesi non cadde una sola goccia di acqua, le campagne ingiallirono e i contadini cominciarono a nutrire sconforto e preoccupazione per la coltura del grano, che rischiava di essere compromesso. Fu allora che la parte del popolo più colpita dagli effetti di tale siccità cominciò a manifestare l’intenzione di portare in processione i santi Cosma e Damiano sul colle vicino da dove, con un colpo d’occhio, si poteva osservare l’intero agro di Lentella e lì implorare la grazia per una benefica pioggia. Nonostante la scetticismo dei notabili e di una parte degli abitanti del paese, i promotori che erano i più, riuscirono nell’iniziativa. La processione si fece e con grande partecipazione. Il popolo in processione raggiunse il colle dove, con fede e devozione, tutti pregarono in ginocchio. Terminate le preghiere, si intraprese la via del ritorno; tutti erano commossi e con le lacrime agli occhi. Improvvisamente tutti si volsero verso il nord del paese da dove si vedeva avanzare un intenso annuvolamento. Prima che la processione potesse rientrare in chiesa pioveva a dirotto. La pioggia continuò a lungo, le coltivazioni agricole furono salve e quell’anno il raccolto fu particolarmente abbondante. Fu in quell’occasione che sul colle venne piantata una croce tuttora esistente e recentemente rinnovata. Tradizioni religiose a Lentella (Ch) L’eco di questo fatto straordinario rapidamente si diffuse nei paesi vicini e suscitò fervore presso tutti, in particolare verso San Salvo, distante da Lentella circa 10 km. Tra i due paesi, in quel periodo, si venne a instaurare una specie di gemellaggio, a tal punto che il 28 aprile di ogni anno, giorno della festa di san Vitale, patrono di San Salvo, il popolo di Lentella si recava in processione a San Salvo, con le statue dei Santi Cosma e Damiano, accolte con grande devozione e solennità e con lo scambio delle stole da parte dei rispettivi parroci, in un abbraccio fraterno. Lentella avveniva in serata, con uguale solennità e devozione religiosa. Il giorno dopo, 29 aprile, la comunità di San Salvo contraccambiava la visita. Tale usanza rimase in vigore per diversi decenni. L’evoluzione dei tempi e i mutamenti sociali e culturali hanno fatto sì che questa specie di gemellaggio perdesse il suo primitivo motivo e avesse fine. Rimane però ancora il ricordo di tutto ciò nel cuore di molti sansalvesi e lentellesi. Questo fatto straordinario, oltre ad aumentare ancora di più la fede e la devozione per i Santi, fece nascere l’idea di costruire una chiesa in onore dei Santi Cosma e Damiano.
COUNTRY HOUSE LENTELLA (CH)
Tradizioni religiose a Lentella (Ch) L’idea fu accolta con entusiasmo da tutti. All’unanimità fu scelto il luogo dove erigerla, il luogo dove prendere le pietre; fu decisa la manodopera e stabiliti i mezzi di trasporto in rapporto alle proprie capacità e possibilità: chi trasportava pietre col carro trainato da buoi, chi a dorso di mulo o asino e, chi non possedeva niente (e così anche le donne), portava una pietra alla volta sulla testa (la distanza dalla cava era di circa 3 km) Chi faceva il muratore offriva volentieri la sua opera, e così pure gli scalpellini che intagliavano e squadravano le pietre, fino ai semplici manovali. Non si può, a questo punto, non sottolineare con commozione e ammirazione, la fede intensa e forte dei nostri padri , la loro fermezza di propositi nel realizzare una tale opera e il loro coraggio di rinunciare a qualcosa di proprio, onde contribuire a dare ai Santi protettori una degna Casa; tutto ciò (non solo la Cappella dei Santi Cosma e Diamano) è il patrimonio lasciato in eredità al popolo di Lentella dai loro padri. La terza festa dei Santi medici Cosma e Damiano viene celebrata il 26 luglio. La sua istituzione risale a circa la metà del 1800, quando ci fù una terribile epidemia di colera. Lentella allora ebbe una ventina di morti nel giro di pochi giorni. La situazione era allarmante e il morale dei cittadini era a terra; molta era la tristezza che regnava sui loro volti, ma forte era anche la speranza. Come in altre circostanze il popolo ricorse con fiducia e fede ai Santi Protettori, fece una processione per le strade del paese  e chiese con fede l’aiuto e la grazia ai Santi. Il furore del morbo si placò e non ci furono più morti, di qui la decisione di celebrare questo evento miracoloso con una festa. A questa festa, a partire dal ’90, anno del bicentenario dell’edificazione della chiesa, è stata abbinata la Giornata dell’ammalato, organizzata dalla comunità parrocchiale insieme all’Unitalsi di Vasto. In questo periodo giungono a Lentella, dai paesi vicini, molti ammalati e disabili. Vengono in tanti per chiedere ai Santi Cosma e Damiano, i Santi Medici, protezione e conforto per le loro sofferenze. Lentella li ha accoglie con amore, gioia e rispetto. La generosità di tanti provvede largamente a tutto l’occorrente affinché questi nostri fratelli e sorelle trascorrano una giornata serena e tranquilla, circondati da tanto amore.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' LENTELLA (CH)
Tradizioni religiose a Lentella (Ch) Queste feste, a partire dal 1994, vengono celebrate l’ultima domenica dei mesi di febbraio, aprile e luglio. Particolarmente sentita è la festa del 27 settembre, in cui ricorre la morte dei Santi Cosma e Damiano. La festa viene celebrata con grande solennità fin dai tempi antichi. Numerosi sono i devoti dei Santi che vengono da altri paesi, una volta a dorso di mulo e asini e, magari, viaggiando di notte; essi si accampavano nelle campagne vicine e la mattina della festa si recavano a gruppi in chiesa cantando inni religiosi. L’accoglienza dei cittadini di Lentella è stata verso di loro sempre calorosa e cordiale, e, quando ancora non c’era l’acquedotto, si andava a prendere l’acqua a una sorgente lontana cinque chilometri, per alleviare ai pellegrini la loro arsura. Per tradizione, nella mattinata del 27, prima della messa solenne, c’è la sfilata delle conche in costume abruzzese e dei trattori agricoli che, addobbati coi frutti di stagione, fiori e verde, portano i frutti della terra quale contributo dei cittadini alle spese per la realizzazione della festa. La sfilata avviene per le strade del paese e si conclude in piazza davanti alla Cappella dei santi e, in una commozione indescrivibile, c’è la benedizione generale. Verso le 11.30 c’è la messa solenne concelebrata sempre da più sacerdoti; segue poi la solenne processione per le vie del paese. La festa del 27 settembre è molto seguita tra i paesi vicini e il popolo di Lentella ne è giustamente fiero. Alla riuscita della festa, nella quale non mancano mai le bande, le orchestre, spettacoli popolari e folkloristici e fuochi artificiali, contribuiscono generosamente tutti, non solo i lentellesi, ma anche i forestieri. In conclusione, tutto ciò non deve stupire: il fascino di questi due grandi Santi della Chiesa, Cosma e Damiano, è stato sempre grande e ha contribuito a rendere salda la fede nel cuore dei lentellesi, che li hanno sentiti sempre come loro protettori e dai quali hanno avuto sempre copiose grazie.
RIFUGI E BIVACCHI A LENTELLA (CH)
L'economia a Lentella (Ch) Un’economia agricola di sussistenza è stata la risorsa principale delle famiglie lentellesi fino allo sviluppo delle grandi fabbriche nelle aree industriali vicine. Degne di nota sono state anche le attività estrattive e di lavorazione del gesso. Dalla metà degli anni ‘70 anche Lentella ha la propria zona artigianale. La Laterlite, produttrice di inerti e argilla espansa, è senza dubbio l’insediamento più importante che da circa trent’anni impiega una fetta significativa della popolazione lentellese. Cementi e inerti sono i prodotti principali anche della Nuova Imic, altro stabilimento presente nella zona industriale del paese. Sul territorio sono presenti imprese quali la Moviterra e la Edilscavi Trigno. Inoltre, sicuramente da menzionare la ditta Roberti Claudio, specializzata nella costruzione di macchine agricole.
La Parrocchia. La comunità parrocchiale di Lentella si riunisce nella chiesa di Santa Maria Assunta, edificata intorno al 1500 sulla sommità del colle lentellese, nel cuore del primo agglomerato urbano. L’imponente profilo e la torre campanaria quadra in pietra, visibili da grande distanza, sono ormai diventati uno dei simboli di Lentella. Nel corso del tempo ha subito vari restauri: nel 1750, nel 1926, fino ad arrivare agli ultimi interventi del 2010. L’attuale parroco è don Luca Corazzari.
Come arrivare a Lentella (Ch). In auto: • Autostrada A14: uscita Vasto Sud | Strada Statale 650 ‘Trignina’ in direzione ‘Isernia’ | Svincolo ‘Lentella’. Autostrada A1: uscita San Vittore | Strada Statale 430, Strada Statale 6, Strada Statale 85 in direzione ‘Roccaraso/Campobasso/Isernia | Svincolo per Strada Statale 650 ‘Trignina’ in direzione San Salvo/Vasto | Svincolo ‘Lentella’. In treno: Stazione ferroviaria Vasto-San Salvo. La sagra della porchetta a Lentella (Ch): "La porchetta lentellese" è una vera specialità gastronomica preparata secondo le antiche ricette che la rendono veramente unica! L'appuntamento con la XXIX edizione della sagra che si svolge, nelle ore serali, nel centro storico del caratteristico borgo, situato vicino a Vasto (Ch), si terrà sabato 20 agosto 2016 dalle ore 19,00. Approfittiamo dell'occasione per visitare anche il grazioso borgo di origine medievale. "La porchetta" è prodotta utilizzando un maiale intero che viene completamente disossato e insaporito con vari aromi secondo le tradizioni locali. Poi, dopo aver riunito i due lembi della carcassa, si lega il tutto con lo spago e si pone nel forno a legna per la cottura, che deve avvenire lentamente per circa 5/7 ore, a seconda del peso del maiale. Al termine della cottura, rilascia nell'aria un profumo intenso ed invitante. E' ottima calda.
I gessi di Lentella (Ch) Il sito, di interesse comunitario, si presenta con affioramenti gessosi tipici della fascia costiera, inglobati nelle più ampie formazioni argillose. E’ caratterizzato da spiccata xerofilia. Vi è la presenza di gariga a Phagnalon graecum subsp. illyricum. L’area si estende per circa 436 ettari, inserendosi, a cuneo, nel punto di confluenza tra il fiume Treste ed il Trigno, dove si impone come una grande terrazza con vista sull’Adriatico. All’importanza geologica di questo sito di importanza comunitaria si associa, dunque, quella biologica, con la presenza di una ricca vegetazione di tipo mediterraneo e piccole formazioni boschive. Secondo l’Ue, il sito, per le sue peculiarità ecologiche, è meritevole di menzione. Qui troviamo specie vegetali poco diffuse, quali le orchidee spontanee come l’ofride gialla, l’ofride calabrone e l’ofride vespa, unitamente a piccoli arbusti come la coronilla di Valenzia e lo scuderi illirico, e animali, come il nibbio reale, la testuggine d’acqua dolce e l’occhione.
La tradizione centenaria dei festeggiamenti a Lentella (Ch) Dopo il loro martirio, coloro che avevano assistito al macabro spettacolo vollero dare degna sepoltura a coloro che tanto bene avevano elargito in vita, cercando anche di rispettare la volontà di Cosma circa la separata sepoltura: ciò fu loro impedito da un cammello che, secondo la leggenda, prese voce, dicendo che Damiano aveva accettato quella ricompensa solo perché mosso da spirito di carità, onde evitare che quella povera donna potesse sentirsi umiliata dal rifiuto. I presenti diedero dunque sepoltura ai loro corpi deponendoli l'uno a fianco dell'altro. Il culto dei santi Cosma e Damiano, invocati come potenti taumaturghi, iniziò subito dopo loro la morte. Il vescovo di Cirro, Teodoreto († 458), parla già della divisione delle loro reliquie, inviate alle numerose chiese già sorte in loro onore (a Gerusalemme, in Egitto, in Mesopotamia); l'imperatore Giustiniano I e il patriarca Proclo dedicarono ai santi una basilica di Costantinopoli che divenne meta di numerosi pellegrinaggi; anche a Roma papa Felice IV (526 - 530) edificò, sul sito dell'antico Templum Romuli e della Bibliotheca Pacis, nel Foro della Pace, una basilica a loro intitolata e ne favorì il culto in opposizione a quello per i pagani Castore e Polluce. I crani dei santi vennero traslati da Roma nel X secolo e portati a Brema: nel 1581 Maria, figlia di Carlo V, li donò alla chiesa del convento delle clarisse di Madrid: le stesse reliquie sono però venerate anche nella chiesa di San Michele Arcangelo a Monaco di Baviera dove, in base all'iscrizione sul reliquiario, vennero poste nel XV secolo. Il primo documento che attesta la presenza delle reliquie delle braccia dei Santi a Bitonto è del 1572, data di svolgimento della visita pastorale di monsignor Musso. Il culto dei taumaturghi, secondo quanto risulta da alcune testimonianze iconografiche, è però introdotto in Bitonto fin dal XIV secolo.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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