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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Lecce nei Marsi

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI LECCE NEI MARSI (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di LECCE NEI MARSI (Aq) (m. 740 s.l.m.)
     
  CAP: 67050  - 0863 -  0863.888324   - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI LECCE NEI MARSI 0863.88129   0863.88186    0863.88186  P. IVA: 00224000661
Raggiungere Lecce nei Marsi:(Stazione Avezzano (Uscita Pescina) -Aeroporto d'Abruzzo a 98 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI LECCE NEI MARSI (AQ)
La Storia del paese di Lecce nei Marsi (Aq) Di certo fu l'antica "Litium" (o "Litum") nel territorio dei Marsi, popolo italico che abitò la regione del Fucino e dell'Abruzzo montano. Lecce sarebbe risorta in epoca longobarda, dopo la distruzione dell'antico castello marso durante la guerra sociale detta anche "guerra Marsica", combattuta dagli italici contro i romani. Era costituita, come molti centri marsicani, da vari casali che col tempo sono confluiti nell'abitato principale. Le prime tracce del nome delle sue località e delle sue chiese si trovano nella Bolla di Papa Clemente III (anno 1188). Nel prezioso documento figurano le chiese dedicate a Santa Maria e San Pietro, appartenenti all'antico castello Licio, e i tre castelli di Macrano, Agne ed Angre. Dati più certi si hanno a partire dal XV secolo. Lecce, chiamata nel medioevo Licine (o Liciae), figurava tra i castelli del "comitatus Celani", ovvero la contea di Celano. Il paese, infatti, fu soggetto come quasi tutti gli altri centri del territorio fucense ad Odoardo Colonna e a sua moglie Covella. Nel XVI secolo anche Lecce passò sotto il controllo dei Piccolomini. La chiesa di S. Pietro, abbandonata e quasi distrutta all'epoca della peste (anno 1656), negli anni immediatamente successivi "fu ricostruita per voto sotto il titolo di Sant'Elia", stando a quanto scritto dal famoso storico Pietro Antonio Corsignani. La chiesa di San Martino, invece, posta nell'antico borgo montano di Agne (corrispondente o alla località di Taroti o a Castelluccio), surrogata all'antica chiesa parrocchiale di Santa Maria, ottenne da Urbano VIII il privilegio di indulgenze speciali per chi visitasse i suoi sette altari. In epoca moderna, nel 1915, il paese è stato devastato dal terremoto della Marsica del 13 gennaio. Anch'esso, come tutti i centri marsicani colpiti dal sisma, è stato pazientemente ricostruito.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE LECCE NEI MARSI (AQ)
I monumenti e i luoghi d'interesse a Lecce nei Marsi (Aq) Architetture religiose: Chiesa di Santa Maria Assunta; Chiesa di San Biagio a Vallemora; Chiesetta di Sant'Antonio (denominata sulle carte Madonna delle Grazie) in località Macchia; Torre campanaria dell'antica chiesa di San Martino in Agne; Chiesa della Madonna del Pozzo, chiusa al culto; Chiesa di Sant'Elia. Lecce Vecchio e Sierri: Il terremoto del 1915 che distrusse molti centri della Marsica causò l'abbandono dei paesi posti in altura e, al contempo, il quasi definitivo allontanamento dall'economia pastorale, non più fiorente, favorirono la ricostruzione a valle. Questo avvenne anche a Lecce nei Marsi dove il vetusto borgo di Lecce Vecchio e la località di Sierri, già in fase di decadenza, furono completamente distrutti dal sisma e del tutto abbandonati dai pochi superstiti. Le aree più suggestive del borgo abbandonato sono costituite dai ruderi di Ca' Buccella, Ca' Marino, e le rovine di Sierri dove, alle intemperie ed allo scorrere del tempo, resiste l'arco.
CAMPEGGI LECCE NEI MARSI (AQ)
Il Castello di Litium a Lecce nei Marsi (Aq) I resti del castello, appartenuto ai marchesi Trasmondi, e della torre medievale di Litium sono situati nei pressi della località "La Guardia" a circa 1300 metri slm in posizione dominante rispetto al borgo abbandonato di Lecce Vecchio. Altre testimonianze e rinvenimenti archeologici accreditano in quest'area la presenza di un oppidum denominato "Vicus Anninus" risalente all'epoca romana. Nel XIV secolo l'area era anche nota con il nome di "Castrum Litii". Il castello di Litium, su due colli e una cerchia muraria con tre porte. Il colle a nord ovest che guarda verso il Fucino è denominato "Collemino" dove, accanto alla chiesa di Sant'Elia, c'era "Porta Caiòla". Posta a strapiombo sulla valle costituiva la porta principale poiché metteva il borgo in comunicazione con il piano tanto da essere chiamata la "Pila", che significa "Porta", per antonomasia, tanto da dare il nome a tutto il quartiere. Il colle dominante a sud est, più vicino al monte Turchio, è denominato "colle dell'Ospedale" (ovvero "luogo elevato"). Qui sono visibili i ruderi della chiesa parrocchiale e della "Porta del Campanile". La terza porta si trovava nel mezzo, situata fra i due colli. Il suo nome era "Porta di Metta" o "Porta della Corte", che vuol dire "Porta della Città".
VILLAGGI TURISTICI LECCE NEI MARSI (AQ)
I siti archeologici a Lecce nei Marsi (Aq) Centro fortificato di Litium: detto anche Lice, costituito da cita muraria e necropoli. Situato sul sentiero del monte Turchio nella località dove i marsi nel V secolo a.C. eressero uno degli oppida difensivi sulle alture del lago Fucino. Dell'antico castello non fortificato, è visibile in parte la cinta muraria. Dal paese diroccato di Lecce Vecchio è emersa la necropoli di epoca imperiale con innumerevoli reperti tornati alla luce. Il centro fortificato della località Cirmo, risalente al periodo italico (III-I secolo a.C.) costituì, con ogni probabilità, l'acropoli del Vicus Anninus. Le operazioni di studio e scavo hanno riportato alla luce, anche qui, diversi reperti archeologici. In località Torrente Tavana (o Rio Tana) sono visibili, invece, i resti di sistemi d'arginatura antica. In Marsica altre arginature di età repubblicana sono state rinvenute presso i torrenti Fossato di Angizia a Luco dei Marsi e Rio ad Aielli. La Grotta dei Mandrilli: oltre il paese diroccato di Lecce Vecchio ed il rifugio di localtà La Guardia, superato il fontanile del torrente Tavana, una forra conduce all'ingresso principale della grotta, praticabile solo in periodo di secca. L'area è ricca di piccole sorgenti e presenta un laghetto, il piccolo inghiottitoio Giardinetti con risorgente e, non distante, la cavità della grotta dell'Orso.
AFFITTACAMERE LECCE NEI MARSI (AQ)
Le tradizioni e il folclore a Lecce nei Marsi (Aq) 17 gennaio: festa di Sant'Antonio Abate; 3 febbraio: festa patronale di San Biagio a Lecce nei Marsi e Vallemora; aprile: festa di Sant'Antonio e della Madonna delle Grazie; Settembre: festa della Madonna Addolorata e festa patronale di San Biagio; 11 novembre: festa di San Martino; 13 dicembre: festa e mercato di Santa Lucia presso la località Valle di Santa Lucia. Persone legate a Lecce nei Marsi: Andrea De Litio, (Lecce nei Marsi, 1420 circa – Atri, 1495 circa), pittore del Rinascimento; Aulo Virgio Marso, (Vicus Anninus - Vëcennë Santa Lucia, 20 a.C. ca. – 40 d.C. ca.), si arruolò nell'esercito romano prestando servizio nella Legione III Gallica di stanza in Siria. La carriera: "primipilo", il più alto in grado fra i sessanta centurioni della legione. Comandante, "primus pilus, strenuus vir peritusque militiae", ovvero uomo valoroso ed esperto dell'arte militare (Tito Livio, VIII, 8) del primo manipolo dei triari, soldati più anziani e di sperimentato valore, "spectatae virtutis". Comandante di campo in Egitto; comandante del genio; tribuno della quarta coorte dei pretoriani a guardia dell'imperatore Augusto; tribuno della undicesima coorte dei pretoriani a guardia dell'imperatore Tiberio (tra il 23 d.C., creazione delle coorti X-XII, e il 37 d.C. morte di Tiberio). Si ritirò in congedo a la Vëcennë, (sud-est di Taroti). Rivestì la carica di quadrumviro a Marruvio (San Benedetto dei Marsi), municipio da cui dipendeva il Vicus Anninus; Erminio Sipari, (Alvito, 1879 – Roma, 1968), deputato, naturalista ed ambientalista. Artefice e primo presidente del parco nazionale d'Abruzzo, è stato anche il promotore della condotta forestale marsicana, primo consorzio forestale d'Italia. Ha ricevuto la cittadinanza onoraria nel 1925.
BED & BREAKFAST LECCE NEI MARSI (AQ)
La Valle del Giovenco è un'area abruzzese di circa 405 km² situata nella Marsica, in provincia dell'Aquila. È costituita da un'area montuosa che ad est, nord est segna il confine rispettivamente con la valle Peligna e la valle Subequana e a sud con l'alto Sangro ricadendo in buona parte nell'area protetta del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il suo versante settentrionale ricade invece nell'area del parco regionale naturale del Sirente - Velino. Ad occidente comprende i comuni che insistono sul versante est, sud est dell'altopiano del Fucino. Nel tratto che va da Aielli Stazione, a Carrito di Ortona dei Marsi è affiancata dall'autostrada A25 Roma-Torano-Pescara. Nel suo territorio ricade il casello autostradale di Pescina. La strada statale 5 Via Tiburtina Valeria e la linea ferroviaria Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara attraversano la sua porzione più settentrionale. La strada statale 83 Marsicana la congiunge a Pescasseroli e all'area del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise costituendo una delle porte d'ingresso dell'area protetta.
CASE PER VACANZA LECCE NEI MARSI (AQ)
La Storia della Valle del Giovenco: La valle prende il nome dal fiume Giovenco la cui sorgente si trova sul monte Pietra Gentile, ad un'altitudine di 1250 metri slm nel territorio del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il fiume che l'attraversa quasi completamente sfocia in un canale dell'alveo del Fucino. Attraversando il canale fucense che si spinge oltre il ventre del monte Salviano, confluisce al fiume Liri all'altezza di Capistrello. Quando il Fucino era un lago il fiume Giovenco e le sorgenti di Bisegna rappresentavano l'unico affluente dell'area lacustre. Diversi rinvenimenti in siti d'interesse archeologico dislocati da Aielli a San Sebastiano dei Marsi fanno risalire già dal neolitico le frequentazioni di tribù stanziali in questi luoghi. Ancora più numerosi sono stati i ritrovamenti di oggetti risalenti all'età del ferro. Il centro fortificato più importante dell'area è l'oppida di Ortona dei Marsi, di cui sono ancora visibili le tracce di mura megalitiche situate tra Rivoli e Cesoli di Ortona dei Marsi che appartengono al centro fortificato dell'antica Milonia (o Milionia). Qui i sanniti alleati con i marsi cercarono di contrastare la spinta espansionistica dei romani prima di esserne assoggettati (294 a.C.). In un'area non ben localizzata della valle del Giovanco, tra San Benedetto dei Marsi ed Ortona dei Marsi, nacque Quinto Poppedio Silone, condottiero e strenuo fautore dei diritti delle popolazioni italiche, grazie al quale, anche i marsi, ottennero i benefici della cittadinanza romana dopo tre anni di guerra sociale (denominata anche guerra italica o guerra marsica) nell'88 a.C. Dal primo dopo guerra l'area fu interessata dal fenomeno dell'emigrazione italiana che si fece più consistente dal secondo dopoguerra causando il grave spopolamento dei borghi montani. In epoca contemporanea anche la valle del Giovenco come tutta l'area fucense-rovetana subì gravissimi danni dal terremoto della Marsica del 1915. L'istituzione nel 1922 del Parco nazionale d'Abruzzo da un lato e nel 1989 del parco regionale Sirente - Velino dall'altro ha favorito la valorizzazione delle aree montane e il recupero dei borghi che caratterizzano il suo territorio. Nel 1922 ci fu, grazie alla partecipazione di alcuni comuni della valle, la costituzione del primo consorzio forestale italiano con la nascita della condotta forestale marsicana. Erminio Sipari fu l'artefice e primo presidente del parco nazionale d'Abruzzo, ed anche il promotore della condotta forestale. La valle del Giovenco è stata fino al 2008 una delle tre comunità montane della Marsica: le altre erano la comunità montana Marsica 1 e la comunità montana Valle Roveto. I Marsi erano un popolo italico di lingua osco-umbra, storicamente stanziato nel I millennio a.C. nel territorio circostante il lago Fucino, zona che attualmente corrisponde a un'ampia area dell'Abruzzo chiamata appunto Marsica. Entrati in conflitto con la Repubblica romana alla fine del IV secolo a.C., presto furono indotti dall'evidente supremazia dell'esercito romano a unirsi in alleanza con Roma, accettando una condizione di chiara subordinazione. Conservarono a lungo un certo margine di autonomia interna fino a quando, nel I secolo a.C., l'estensione a tutti gli Italici della cittadinanza romana, decisa in seguito alla Guerra sociale della quale i Marsi furono tra i principali ispiratori, accelerò il processo di romanizzazione del popolo, che fu rapidamente inquadrato nelle strutture politico-culturali di Roma.
APPARTAMENTI PER VACANZA LECCE NEI MARSI (AQ)
Il nome "Marsi" è di origine sacra e deriva dalla divinità più importante che essi veneravano: Marte, dio della guerra, che in lingua sabellica si pronunciava "Mars" o "Mors". Questa etimologia, secondo alcuni, spiegherebbe l'indole violenta e guerresca di questo popolo. Il nome fu assunto in seguito a un rito di primavera sacra, attraverso il quale i Marsi si staccarono dal generico tronco sabellico. Le origini e il territorio della Valle del Giovenco: Genti osco-umbre penetrarono in Italia nella seconda metà del II millennio a.C., probabilmente intorno al XII secolo a.C. Non è noto il momento esatto in cui genti di lingua osco-umbra si stabilirono nell'area del Fucino; il gruppo che sarebbe emerso storicamente come Marsi raggiunse la regione seguendo la valle del Salto. Il loro centro più importante era Marruvium, la contemporanea San Benedetto dei Marsi, mentre altri centri di rilievo erano Antinum (Civita d'Antino), Cerfennia (Collarmele), Fresilia, Milonia (Ortona dei Marsi), Plestinia e Lucus Angitiae presso il bosco sacro consacrato alla dea Angizia. Le prime notizie sui Marsi e sulle altre tribù autoctone della zona vengono dalla storiografia romana. La parte centrale della zona fucense era occupata dai Marsi, a nord-ovest erano presenti gli Equi che sconfinavano nell'odierno reatino, mentre a sud c'erano i Volsci, che occupavano la parte sud della Valle Roveto. Le principali fonti storiche cominciano a occuparsi del Fucinus lacus a proposito di un violento scontro avvenuto tra i Romani e i Volsci nel 408 a.C., con il conseguente controllo del lago da parte del tribuno consolare romano Publio Cornelio.
CASE PER LE FERIE LECCE NEI MARSI (AQ)
Lecce nei Marsi e i rapporti con Roma. I Marsi, insieme ai Vestini, ai Marrucini e ai Peligni, presero parte a una confederazione contro cui i Romani entrarono in conflitto durante la Seconda guerra sannitica, nel 325 a.C. Contro l'alleanza italica Roma inviò il console Decimo Giunio Bruto Sceva; secondo Tito Livio si trattò di una mossa audace, poiché fino a quel momento i Vestini e i loro alleati non avevano minacciato direttamente la Repubblica, ma necessaria per prevenire una loro possibile alleanza con i Sanniti. Bruto devastò le campagne degli Italici per costringerli a scendere in battaglia in campo aperto; lo scontro fu sanguinoso e anche l'esercito romano subì gravi perdite, ma i nemici furono costretti ad abbandonare i loro accampamenti e a trincerarsi nelle loro cittadelle. In seguito Livio accenna a un modesto scontro tra le legioni di Quinto Fabio Massimo Rulliano e i Sanniti, cui presero parte anche Marsi e Peligni; si trattò di una scaramuccia, sottolineata dallo storico in quanto prima "defezione" dei Marsi dal campo romano. Dal 325 a.C. in poi ci furono varie ribellioni, alle quali Roma reagì istituendo in territorio marso la colonia latina di Alba Fucens (303 a.C.). Nel 304 a.C., dopo la grave disfatta subita dagli Equi per opera dei Romani guidati dai consoli Publio Sempronio Sofo e Publio Sulpicio Saverrione, i Marsi, come i loro vicini Peligni, Marrucini e Frentani, inviarono ambasciatori a Roma per chiedere un'alleanza, che fu loro concessa attraverso un trattato. Non appoggiarono quindi la Lega sannitica, contribuendo in tal modo in maniera decisiva alla vittoria romana. Nel 301 a.C., approfittando di una contemporanea rivolta dell'Etruria, i Marsi si opposero alla colonia di Carseoli (o Carsioli), appena fondata da quattromila uomini. Per far fronte all'emergenza Roma nominò dittatore Marco Valerio Corvo, che sbaragliò i Marsi in una sola battaglia; li costrinse quindi a trincerarsi nelle loro cittadelle, prima di conquistare in rapida successione Milonia, Plestinia e Fresilia. Stabilì quindi che i Marsi avrebbero dovuto rinunciare a parte del loro territorio, prima di rinnovare l'alleanza con loro. La romanizzazione dei Marsi fu graduale. Dopo il trattato del 304 a.C., conservarono ampi margini di autonomia interna come popolo alleato e non già sottomesso; la loro politica, tuttavia, non entrò mai in contrasto con quella di Roma, alla quale si accodavano. A differenza di altri popoli osco-umbri, dopo la sottomissione rimasero fedeli a Roma in occasione delle Guerre pirriche. I Marsi combatterono poi al fianco di Roma alla Seconda guerra punica partecipando nel 225 a.C. a un contingente di cavalleria di quattromila armati insieme a Marrucini, Frentani e Vestini. Secondo Tito Livio, sempre nel corso della Seconda guerra punica (217 a.C.) il loro territorio e quello dei loro vicini Peligni sarebbe stato devastato dalle truppe di Annibale, in marcia verso sud dopo la vittoria nella battaglia del Lago Trasimeno; tale informazione è tuttavia scorretta, giacché Marsi e Peligni non si trovavano lungo l'itinerario dei Cartaginesi.
COUNTRY HOUSE LECCE NEI MARSI (AQ)
Lecce nei Marsi e i rapporti con Roma nel II-I secolo a.C. La Sabina secondo l'Historical Atlas: i Marsi erano stanziati all'estremità meridionale della regione, presso il Lago del Fucino. Il rapporto tra i Marsi e i Romani fu instabile, intervallato da momenti di pace e di alleanza, a improvvise ribellioni che costringevano Roma a duri interventi repressivi. La rivolta più grave delle popolazioni fucensi, portò, nel 91 a.C., allo scoppio della Guerra sociale – detta anche Bellum marsicum - che coinvolse quasi tutta la penisola e gettò Roma nella guerra civile tra Mario e Silla. La rivolta degli alleati italici fu poi sedata dal console Gaio Mario con la conseguente concessione della cittadinanza romana a tutti i confederati. Agli inizi del I secolo a.C., i Marsi furono quindi i principali ispiratori, con Peligni e Piceni al loro seguito, della vasta coalizione di popoli italici che scatenò la Guerra sociale per ottenere la concessione della cittadinanza romana più volte negata (91-88 a.C.). L'esercito italico, ripartito in due tronconi - uno sabellico guidato dal marso Quinto Poppedio Silone, l'altro sannitico affidato a Gaio Papio Mutilo - contava contingenti di numerosi popoli; quello marso era guidato da Tito Lafrenio. Nel 90 a.C. Lafrenio fu il primo difensore di Ascoli (città non marsa, a testimonianza del carattere federale della lotta), assediata da Gneo Pompeo Strabone; presto ricevette il soccorso dei Piceni di Gaio Vidacilio e dei Peligni di Publio Vettio Scatone. In seguito i Marsi di Lafrenio assediarono lo stesso Pompeo a Fermo, prima di essere battuti separatamente da Mario. Poppedio, dal canto suo, alla testa di Marsi e Vestini tese un'imboscata vincente nella quale cadde il romano Quinto Servilio Cepione il Giovane (90 a.C.), prima che la generale vittoria di Roma sui socii ribelli culminasse con la presa di Ascoli da parte di Pompeo. Dopo la Guerra sociale la Lex Julia de civitate, che concedeva la cittadinanza romana a tutti gli Italici rimasti fedeli a Roma, fu progressivamente estesa anche ai popoli ribelli, tra i quali i Marsi. I loro territori furono intensamente colonizzati, soprattutto nell'epoca di Silla. Ottenuta la cittadinanza, i popoli sabellici furono incorporati nelle tribù romane: i Marsi, con i Peligni, furono iscritti nella gens Sergia. A partire da allora la romanizzazione degli Italici si avviò rapidamente a compimento, come attesta la rapida scomparsa delle loro lingue, sostituite dal latino. Durante i numerosi conflitti che avevano coinvolto direttamente la piana del Fucino, i Marsi si guadagnarono la fama di guerrieri invincibili e coraggiosi, testimoniata da un proverbio romano riportato negli scritti dello storico greco Appiano di Alessandria. Le leggende relative ai Marsi riportano ad un altro proverbio latino secondo il quale "per fare un guerriero marsicano sono necessari quattro legionari romani". Nei secoli successivi i Marsi combatteranno al fianco delle legioni romane.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' LECCE NEI MARSI (AQ)
Lecce nei Marsi e i rapporti con Roma nel II-I secolo a.C. La Sabina secondo l'Historical Atlas: i Marsi erano stanziati all'estremità meridionale della regione, presso il Lago del Fucino. Il rapporto tra i Marsi e i Romani fu instabile, intervallato da momenti di pace e di alleanza, a improvvise ribellioni che costringevano Roma a duri interventi repressivi. La rivolta più grave delle popolazioni fucensi, portò, nel 91 a.C., allo scoppio della Guerra sociale – detta anche Bellum marsicum - che coinvolse quasi tutta la penisola e gettò Roma nella guerra civile tra Mario e Silla. La rivolta degli alleati italici fu poi sedata dal console Gaio Mario con la conseguente concessione della cittadinanza romana a tutti i confederati. Agli inizi del I secolo a.C., i Marsi furono quindi i principali ispiratori, con Peligni e Piceni al loro seguito, della vasta coalizione di popoli italici che scatenò la Guerra sociale per ottenere la concessione della cittadinanza romana più volte negata (91-88 a.C.). L'esercito italico, ripartito in due tronconi - uno sabellico guidato dal marso Quinto Poppedio Silone, l'altro sannitico affidato a Gaio Papio Mutilo - contava contingenti di numerosi popoli; quello marso era guidato da Tito Lafrenio. Nel 90 a.C. Lafrenio fu il primo difensore di Ascoli (città non marsa, a testimonianza del carattere federale della lotta), assediata da Gneo Pompeo Strabone; presto ricevette il soccorso dei Piceni di Gaio Vidacilio e dei Peligni di Publio Vettio Scatone. In seguito i Marsi di Lafrenio assediarono lo stesso Pompeo a Fermo, prima di essere battuti separatamente da Mario. Poppedio, dal canto suo, alla testa di Marsi e Vestini tese un'imboscata vincente nella quale cadde il romano Quinto Servilio Cepione il Giovane (90 a.C.), prima che la generale vittoria di Roma sui socii ribelli culminasse con la presa di Ascoli da parte di Pompeo. Dopo la Guerra sociale la Lex Julia de civitate, che concedeva la cittadinanza romana a tutti gli Italici rimasti fedeli a Roma, fu progressivamente estesa anche ai popoli ribelli, tra i quali i Marsi. I loro territori furono intensamente colonizzati, soprattutto nell'epoca di Silla. Ottenuta la cittadinanza, i popoli sabellici furono incorporati nelle tribù romane: i Marsi, con i Peligni, furono iscritti nella gens Sergia. A partire da allora la romanizzazione degli Italici si avviò rapidamente a compimento, come attesta la rapida scomparsa delle loro lingue, sostituite dal latino. Durante i numerosi conflitti che avevano coinvolto direttamente la piana del Fucino, i Marsi si guadagnarono la fama di guerrieri invincibili e coraggiosi, testimoniata da un proverbio romano riportato negli scritti dello storico greco Appiano di Alessandria. Le leggende relative ai Marsi riportano ad un altro proverbio latino secondo il quale "per fare un guerriero marsicano sono necessari quattro legionari romani". Nei secoli successivi i Marsi combatteranno al fianco delle legioni romane.
RIFUGI E BIVACCHI A LECCE NEI MARSI (AQ)
LA POPOLAZIONE DI LECCE NEI MARSI: Enorme utilità nello stabilire le origini del paese e la composizione delle famiglie ha avuto il CATASTO ONCIARIO, un vero e proprio censimento della popolazione che risale al 1753 e che annovera molte famiglie la cui origine e’ chiaramente spagnola, mentre altre sono il risultato di contaminazioni tra le culture orientali e quelle locali attorno al X secolo d.c. La popolazione di Lecce nei Marsi non ha abitato la zona in maniera omogenea, ma in piccoli gruppi che poi sono confluiti in un unico agglomerato. Secondo alcuni studiosi infatti, la vera origine del paese risale addirittura al X secolo A.C. (!), quando il luogo fu abitato dalla cosiddetta CIVILTA’ SAFINO - ITALICA. Tante sono le leggende a proposito di questa gente, ivi compresa quella che vorrebbe i Safini come depositari dell’eccezionale pratica del culto dei morti ereditata dagli ETRUSCHI, ma le rovine rinvenute negli scavi del torrente TAVANA sembrano accreditare la presenza di un nucleo abitato che risale piu’ o meno all’epoca ROMANA e definito “VICUS ANNINUS”. Testimonia l’origine del VICUS come agglomerato di epoca romana la scoperta nel 1877 di alcune tombe che avevano inciso in piu’ parti sulla pietra l’iscrizione “ANNINUS”. Poi, nel 1976, alcuni scavi effettuati presso la zona sud-orientale del paese, precisamente lungo l’alveo del torrente TAVANA, portarono alla luce un piedistallo di epoca romana con un’epigrafe che parlava di un certo AULO VIRGIO MARSO, militare presso l’esercito imperiale di Tiberio, che donava alla popolazione la somma di 10.000 sesterzi! Secondo gli storici, sul piedistallo doveva esserci una statua in argento che fu trafugata in tempi di carestia e l’attendibilità dell’epigrafe e’ data da un confronto fatto sul CIL (raccolta di iscrizioni latine) di THEODOR MOMMSEN, la maggiore raccolta in assoluto di epigrafi. Oggi il prezioso piedistallo si trova presso il castello di Celano. Il periodo alto - medioevale presenta purtroppo delle ampie lacune che non aiutano a risolvere il problema di una eventuale integrazione tra i cittadini del Vicus e gli asiatici del castello di LITIUM (Lecce Vecchio), pertanto non si può dire molto a tal proposito. Comunque si sa che intorno al Castello Licio vero e proprio si formarono delle localita’ come SIERRI e CIRMO, nonche’ CA’ BUCCELLA e CA’ MARINO ( e non Ca’Bucilli e Camerino(?), o peggio ancora Le Serre(?), nomi  che campeggiano sulle indicazioni turistiche un po’ dappertutto nel nostro paese!), che avevano anche una discreta estensione. Come tutti i centri marsicani, anche Lecce era costituita da nuclei abitativi satelliti. Ma il primo di cui si ha menzione e’ il castello di ANGRE o AGNE, che corrisponde alla frazione di TAROTI o di CASTELLUCCIO, Tale castello fu distrutto quando vi fu la guerra tra RUGGIEROTTO ACCLOZAMORA e gli ORSINI. E’ citato anche nella Bolla di Papa Clemente III, nel secolo XI, dove si parla della chiesa di S. Martino in Angre. Il nucleo di Lecce Vecchia fu sottoposto a dure prove dalle frequenti pestilenze e dall’attivita’ dei BRIGANTI, che ne limitarono lo sviluppo, cosicche nel 1656, dopo una pestilenza alquanto violenta, che decimo’ la popolazione, il paese ebbe un periodo di decadenza notevole. Ma il rifiorire delle arti e delle attivita’ , nonche’ un massiccio aumento della popolazione, e’ testimoniato dal CATASTO ONCIARIO, gia’ menzionato, compilato nel 1753 dai governanti del Regno delle Due Sicilie, che esplora a fondo la situazione socio-economica del paese e testimonia una discreta ricchezza ed un nucleo abitato da circa 1100 persone. In epoca Napoleonica. Lecce viene inglobato nell’Abruzzo Ulteriore II. Si ha notizia di un sindaco Pietro Terra nel 1818. Dopo l’Unita’ d’Italia, il Sindaco Emidio Terra nel 1876 comunica allo Stato di avere un Gonfalone con il simbolo della Quercia (abbondante nel territorio) e l’iscrizione S.B., iniziali del Santo Protettore San Biagio. Si dice che in epoca risorgimentale Lecce avesse una locale sezione di Carboneria, formata da 21 adepti su 1146 abitanti. L’epoca a cavallo del 1900 vede Lecce come abitato che fonda la sua floridita’ economica sulla pastorizia e sul commercio del legname. Tali attivita’ ebbero ben pochi benefici dal prosciugamento del lago del Fucino, ultimato attorno alla fine del 1880, poiche’ in effetti la sua scomparsa ebbe come risultato solo l’ estinzione di Olivi e di coltivazioni agricole elevate, a causa della diminuzione dell’umidita’. Dunque l’agricoltura a 1000 metri non dava molto e paradossalmente il beneficio arrecato ai paesi limitrofi dal prosciugamento si rivelo’ come danno per Lecce nei Marsi. Il terremoto del 1915 ha poi costretto gli abitanti a spostarsi piu’ giu’ rispetto al vecchio abitato, con la possibilita’ di ricostruire case piu’ confortevoli e soprattutto di ottenere piu’ frutti dai campi, essendosi abbassato il livello dell’abitato di almeno 300 metri. Il terremoto, che provoco’ centinaia di vittime nell’abitato di Lecce e decine di migliaia in tutta la Marsica, manifesto’ la sua violenza la mattina del 13 gennaio 1915 e ancora oggi c’e’ chi ricorda i tremendi attimi di quell’evento disastroso che mise in ginocchio le popolazioni locali. La Prima Guerra Mondiale poi contribui’ all’opera di distruzione, in quanto furono molti i giovani costretti a lasciare il lavoro per partire al fronte. I morti in guerra furono tanti, a ricordo dei quali sorse anni dopo un monumento ai caduti che ancora oggi puo’ essere ammirato nella piazza di fronte al Municipio. In origine, sulla colonna del monumento vi era una statua di bronzo raffigurante un soldato che lancia una bomba (immagine testimoniata anche da una bellissima foto d’epoca), ma poi essa fu requisita dai tedeschi che ne ordinarono la conversione in attrezzi ed armi. La colonna e’ rimasta spoglia per molto tempo, fino a quando, pochi anni fa, vi e’ stata messa sopra una statua che simboleggia la liberta’.
IL SECONDO DOPOGUERRA A LECCE NEI MARSI: I cittadini di Lecce nei Marsi si prepararono, come tutta l’Italia, ad una seconda guerra che avrebbe di nuovo stravolto le loro abitudini. I combattenti di Lecce nei Marsi, raffigurati in una bellissima foto d’epoca con tanto di nome per ciascuno di essi, partirono con destinazioni diverse. Essi erano all’incirca 200, ma la foto di gruppo ne riporta 153. I piu’ sfortunati caddero subito sul fronte Greco-Albanese, mentre altri affrontarono la terribile “campagna di Russia” (operazione Barbarossa) ed altri ancora passarono anni in prigionie diverse, perfino in Africa. La data del 08 settembre 1943 fu drammatica per Lecce nei Marsi, poiche’ in paese erano presenti centinaia di soldati tedeschi, i quali, dopo il “tradimento” italiano, usarono il pugno di ferro con i cittadini. Pero’, senza grossi drammi, si giunse alla proclamazione della Repubblica Italiana e a Lecce, come in ogni comune d’Italia, si torno’ a votare per eleggere i propri rappresentanti politici in seno alle Amministrazioni. Divertente e’ adesso leggere le cronache di quei giorni intorno agli anni 1949-50, laddove il fervore dei cittadini era evidente soprattutto per la politica nazionale, che doveva essere rispecchiata fedelmente anche a livello locale. Il 1950 pero’ fu un anno chiave anche per la Marsica, poiche’ ci fu l’assegnazione delle terre del Fucino agli agricoltori, a seguito della “Rivolta Agraria”, consumata in polverose strade di campagna, contro il possesso latifondista dei Torlonia. I due schieramenti politici di Lecce, storicamente, sono la DC ed il PCI, che si sono alternati alla guida del paese fino ad oggi. LECCE NEI MARSI..... OGGI: Il brusco cambiamento delle condizioni sociali e culturali di Lecce nei Marsi attorno alla fine degli anni ’70, ancora oggi non trova una spiegazione del tutto valida, ma e’ certo che il piccolo paese di pastori e braccianti si trasformò in una località turistica di interesse notevole e molto rinomata! A Lecce si crearono dal nulla enormi complessi residenziali, e, nei primi anni ’80, la costruzione delle case popolari tolse in via definitiva anche le vecchie abitazioni fatiscenti che risalivano al dopo-terremoto. Si calcola che l’anno con più presenze turistiche a Lecce nei Marsi sia stato il 1982: nel periodo dal 01 al 20 agosto si registrarono in paese, a fronte di una popolazione di 2000 abitanti, circa 6500 persone !! Oggi, Lecce nei Marsi può essere rappresentato in cifre come segue (N.B. La fonte dei seguenti dati e’ l’ISTAT). La tradizione dei campi scout a Lecce nei Marsi e’ ormai una cosa profondamente radicata, visto che il territorio comunale offre molti luoghi suggestivi e salubri per svolgere al meglio l’ importante ed interessante attività degli scout. Il grande vantaggio che offrono i luoghi intorno a Lecce nei Marsi sono correlati alla presenza di molte fontane e fontanili di acqua potabile, dislocati in punti strategici ed anche al di fuori delle principali direttive di traffico o abitate. Pertanto, i campi scout, anche molto numerosi, possono essere posti in zone che allo stesso tempo sono immerse nella natura e collegate  da una strada panoramica asfaltata, che consente di far fronte ad emergenze di una certa gravità. Per la stagione ventura, sono già arrivate delle prenotazioni da parte di alcuni tra i più grandi gruppi scout della capitale, con conseguente beneficio per la cittadinanza, sia in termini economici che in termini sociali. Si effettua la raccolta differenziata  e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Tutti i gruppi scout hanno il dovere di raccogliere i rifiuti di carta (giornali, riviste, libri cartoni e scatoloni piegati), di plastica (bottiglie delle bibite, flaconi dei detersivi, recipienti con sigle PET PVC PE), di vetro (bottiglie, vasetti, bicchieri) in distinti sacchetti. Gli altri rifiuti non riciclabili (vasetti yogurt, contenitori di latte, vaschette in polistirolo) vanno messi in altri sacchetti.Si raccomanda un uso razionale dell’acqua potabile. Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise rappresenta una delle rare zone dell'Europa Occidentale dove, nelle vaste foreste che ammantano i monti o nelle alte praterie rupestri, è ancora possibile imbattersi in animale come l'Orso marsicano, il Camoscio d'Abruzzo, il Lupo, la Lince e l'Aquila reale. Molte altre specie di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci rappresentano altrettante rarità tanto da essere inserite nella "Lista Rossa" degli animali d'Italia, o sottoposte a tutela internazionale dalla Direttiva Habitat o dalla Convenzione di Washington (CITES). E’ opportuno prenotare con un certo anticipo la visita, consultando i Centri altrettanto importante è la Flora del Parco con oltre 2000 specie tra cui rarità assolute come il Giaggiolo della Marsica o la Scarpetta di Venere che trovano nelle radure e negli anfratti del Parco l'ultimo rifugio. Il successo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise risiede anche nel fatto di aver saputo coniugare la conservazione dell'ambiente naturale con lo sviluppo socio-economico delle comunità locali. I numerosi Centri di Visita, le Aree Faunistiche, la rete sentieristica e le altre infrastrutture esistenti per la fruizione del Parco hanno consentito la rivitalizzazione di piccoli centri storici di grande valore.
IL PRIMO DOPOGUERRA A LECCE NEI MARSI: Anni duri furono quelli che hanno accompagnato la popolazione di Lecce fino alla Seconda Guerra Mondiale, poiche’ l’ingerenza fascista nelle attivita’ quotidiane contribuiva ad aggravare le modeste condizioni economiche dei poveri braccianti, costretti anche a riverire i “signorotti” locali per avere qualche giornata lavorativa presso uno dei poderi di proprieta’ dei suddetti. Prese piede l’usanza, da parte dei piu’ poveri, di mandare “a servizio” presso le ricche famiglie borghesi del paese tutte le figlie in eta’ adolescenziale e molte di esse lasciarono anche Lecce per accompagnare i signori nei loro viaggi o nelle loro nuove residenze. Naturalmente, le notizie che riguardano l’abitato di Lecce nei Marsi nei periodi piu’ recenti, vale a dire dal 1915 in poi, sono molto piu’ attendibili e verificabili con maggior certezza, vista anche la dovizia di documenti ( parte depositati presso la Parrocchia, parte invece conservati nell’archivio del municipio).Si consolido’ dunque, a 900 metri s.l.m.,  l’insediamento che, composto da diverse frazioni, non ha un nome unico, ma raccoglie denominazioni  pittoresche: SIERRI, CA’MARINO, CA’BUCCELLA, CA’ CARLONE, CA’ SCAPPONE e MACCHIA. Il nome SIERRI non ha una precisa etimologia, ma puo’ derivare da SERRE, che in dialetto  significa “VETTA, SOMMITA’”. A tutti gli effetti, esso era il centro piu’ popolato e piu’ importante del luogo (potremmo definirlo come LA CAPITALE!). Si presume che la popolazione di Sierri si aggirasse intorno alle 500 unita’! MACCHIA invece si trovava molto piu’ a ovest di Sierri e distava da esso circa 2 Km. Le rovine di Macchia sono visibili nel tratto di antico sentiero che porta verso ovest, nel luogo denominato “fiume di Ortucchio”. CA’MARINO e’ il nucleo abitato che fa da fulcro per tutti gli altri, poiche’ le sue rovine sono poste esattamente in un quadrivio che consente di procedere in tutte le direzioni.Il suo nome, come quelli di CA’ SCAPPONE, CA’ CARLONE e CA’ BUCCELLA, deriva dai nomi di famiglie numerose o eminenti che identificano il luogo dove ci si trova. Infatti, in dialetto, “CA’ “ significa “a casa di”. Erronee, come suddetto, sono le indicazioni che campeggiano sui segnali turistici di Lecce nei Marsi, laddove, nella speranza di restituire una parvenza di italiano alla corretta toponomastica del luogo, si parla di “CA BUCILLI, SERRE “ e, peggio ancora, “CAMERINO!”. La zona, abitata per poco tempo, offre poche spunti di discussione storica, ma un fatto e’ saliente a tal proposito. Infatti, durante la II Guerra Mondiale, per paura dei bombardamenti, la gente che ormai abitava nell’odierno centro abitato di Lecce nei Marsi, posto molto piu’ a valle, torno’ alle vecchie case in montagna e alcune famiglie vi dimorarono anche un paio di anni (1942- 1944)! Comunque, attorno al 1920, ormai il paese era posto nella posizione che oggi conosciamo. Il fascismo impresse una sterzata notevole alle abitudini dei cittadini, cosicche’ piovvero dall’alto alcuni PODESTA’ di nomina governativa che poco avevano a che fare con gli usi e le consuetudini del tempo. Quello che tra essi duro’ piu’ tempo in carica fu CALLINI POMPEO, che sembra abbia retto le sorti di Lecce per circa 15 anni.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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