Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Lama dei Peligni (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Lama dei Peligni (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI LAMA DEI PELIGNI (CH)
 
Ospitalità nel Paese di LAMA DEI PELIGNI (Ch) (m. 669 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Lama dei Piligni: 42°03′N - 14°11′E
     
  CAP: 66010 -  0872 -  0872.91204 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI LAMA DEI PELIGNI 0872.916176   0872.916184       0872.91221 - 00124520693
Raggiungere Lama dei Peligni Satzione: Palena a 20 Km.   Aeroporto d'Abruzzo a 67 Km.  Uscita: Val di Sangro
 
HOTELS ED ALBERGHI LAMA DEI PELIGNI (CH)
* CENTRO TURISTICO LE PISCINE
Via Del Calvario - 66010 Lama dei Peligni (Ch)
 Servizi offerti dalla struttura



















RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE LAMA DEI PELIGNI (CH)
Luoghi di interesse artistico e naturalistico a Lama dei Peligni. Chiese e luoghi di culto: Chiesa parrocchiale di Gesù Bambino. La chiesa parrocchiale, originariamente intitolata ai SS. Nicola e Clemente, è stata intitolata nel corso del 2015 a Gesù Bambino, con Decreto dell'Arcivescovo Mons. Bruno Forte. È sita in piazza Umberto I, dinanzi al municipio. L'edificio originario risale al XVI secolo. Un'epigrafe sul campanile attesta che la chiesa è avvenuta nel 1589 nel Settecento sono state aggiunte due finestre sulla facciata per avere più luce. Il portico, sito sul lato destro, è novecentesco. La facciata è rettangolare. Un timpano sovrasta il portale, mentre un rosone è ornato da alcune testine di angeli. Il portico è a sei campate con arco a tutto sesto. Il campanile è a tre livelli scanditi all'esterno da cornice marcapiano. L'interno è a tre navate, una centrale e due laterali. Nelle navate laterali sono presenti altari minori, con rappresentazioni di Santi. Nella navata destra compaiono, nell'ordine, una nicchia con S. Sebastiano, un primo altare moderno con un'effigie della Divina Misericordia (allestito recentemente), che ospita il fonte battesimale, quest'ultimo coperto da un cassone in legno tardo-gotico risalente all'Ottocento. Successivamente vi è un altare con la Madonna Addolorata e il Cristo morto, poi un altare con S. Antonio da Padova e infine un ultimo con la raffigurazione del Sacro Cuore di Gesù. Nella navata di sinistra compaiono, nell'ordine, un primo altare con la Madonna del Rosario, poi un altare con un quadro della Madonna delle Grazie. Successivamente un altare con S. Cesidio, seguito da quello in onore di S. Giuseppe. Per finire vi è una nicchia con S. Gabriele dell'Addolorata. In fondo alla chiesa, sul portone di ingresso, è posto un soppalco sostenuto da quattro colonne, che ospita un organo a canne realizzato nel XVII secolo. In fondo a sinistra della navata centrale è situato un pulpito in legno, con rappresentazioni della vita di Gesù. L'altare maggiore è posto in fondo alla navata centrale, posto al centro del presbiterio ed è illuminato dalla luce della cupola. Dietro l'altare è posta l'urna del Santo Bambino, con al di sotto il tabernacolo. Eremo della Grotta Sant'Angelo e abside di Sant'Agata. Chiesa di Santa Maria della Misericordia e Convento di Sant'Antonio da Padova a Lama dei Peligni. È sito nella località Largo Convento. Il convento è stato fondato nel 1327 da Roberto da Salle: Il campanile è stato realizzato da Roberto Verlengia. La chiesa ha facciata a capanna. Il timpano presenta alcune decorazioni mostranti delle storie di Sant'Antonio. Una statua dello stesso santo è posta sopra il timpano. L'interno è ad un'unica navata. Il campanile è a cinque piani divisi da cornici marcapiano. Il secondo e quinto piano hanno delle bifore con una balaustra. L'annesso convento è sito alla sinistra della chiesa il quale consta di più locali con delle murature in pietra. Agli interni si trovano una croce in rame di maestranze abruzzesi del XIV secolo, una statua della Madonna del XII secolo e dei manoscritti di Sant'Alfonso Maria de' Liguori. Chiesa di San Rocco a Lama dei Peligni. È sita presso il laghetto Plebiscito. La chiesa è stata rimaneggiata più volte su un edificio risalente alla metà del XVII secolo. Venne ricostruito nel 1713 dopo il terremoto del 1703, epoca in cui risulta arricchito da argenterie ed arredi sacri. Nel 1802 il campanile venne aggiunto nel 1802. Nel 1933 la chiesa è resa impraticabile per via del terremoto cui si rese necessario un restauro. Nella seconda guerra mondiale che provocò danni all'abside e alla facciata ricostruite negli anni cinquanta. Nel 1994 risale il rifacimento del tetto. Il campanile è a quattro piani scanditi all'esterno da cornici marcapiano. I primi tre piani sono in pietra, mentre l'ultimo è in mattoni mentre gli angoli sono rafforzati da cantonali. L'interno è ad aula suddivisa da quattro campate sostenute da tre coppie di pilastri. L'abside è coperta a vela.
CAMPEGGI LAMA DEI PELIGNI (CH)
Luoghi di interesse artistico e naturalistico a Lama dei Peligni. Chiese e luoghi di culto: Chiesa di San Pietro. È sita sulla strada provinciale per Taranta Peligna. Verosimilmente la chiesa è sorta nel novecento su di un preesistente edificio. La facciata è a capanna con due campanili a vela. La porta è preceduta da una piccola scalinata. Il portale è sormontato da una finestra a sua volta sormontata da un timpano. L'interno, ad aula, conserva un busto in legno raffigurante San Francesco Saverio. La Chiesa di San Clemente a Lama dei Peligni. È sita su un burrone posto alla periferia del paese. Data la mancanza di fonti non è possibile datare con certezza la fondazione della chiesa, tuttavia una pietra della chiesa riporta il 1529. Il terremoto della Maiella del 1933 e susseguentemente la seconda guerra mondiale fecero abbandonare per sempre l'edificio religioso. La struttura della chiesa è semplice e povera con mura in pietre di diversa forma. La facciata, forse, era a capanna. A fianco del portale erano delle finestre devozionali. A causa della vegetazione rigogliosa che è all'interno non è possibile accedere all'interno. La Chiesa della Madonna dei Corpi Santi a Lama dei Peligni. È sita nella Contrada Corpi Santi. L'edificio attuale è frutto della ricostruzione, nell'Ottocento, di un precedente edificio distrutto nel terremoto del 1706. Tra i cimeli della vecchia chiesa rimangono una lampada di piombo ed una statua della Madonna. Il coronamento è orizzontale. Un timpano suddivide la facciata in due parti. L'interno è a navata unica con delle cappelle laterali. Le Grotte del Cavallone a Lama dei Peligni: situate al confine tra Lama e Taranta Peligna. Il poeta Gabriele D'Annunzio ci ha ambientato la tragedia La figlia di Iorio. Grotta Sant'Angelo di Lama dei Peligni. La prima attestazione certa risale al 1447. Nella parte relativa a Lama del “Registro dei fuochi del Regno di Napoli” è menzionata una tale Margarita concubina prioris Sancti Angeli de monte (“Margherita, concubina del priore di S. Angelo del Monte”). L'intitolazione a S. Michele Arcangelo fa presupporre, tuttavia, una fondazione altomedievale. Nel 1838 il luogo viene menzionato nei Decreti della Prima Santa Visita di G.M. Saggese, vescovo di Chieti. Secondo una tradizione locale, nel 1656, per sfuggire alla peste, vi si rifugiò il ricco notaio De Camillis; un secolo dopo, il ritrovamento di uno stivale pieno di monete d'oro provocò la distruzione delle mura da parte degli abitanti del luogo alla ricerca di un eventuale tesoro. La struttura è la seguente: ampio androne largo circa 20 m all'ingresso con poche tracce superstiti di muratura che permettono di ricostruirne a grandi linee la struttura originaria. La parte frontale della grotta era interamente chiusa, con un unico accesso al centro, mentre l'interno era costituito da due ambienti di diversa grandezza. Il primo, che conserva ancora i resti di un piccolo altare sormontato da un'edicola lignea, costituiva la zona presbiteriale del complesso, come testimonia anche la presenza di un'acquasantiera scavata nella roccia della parete d'ingresso; il secondo ambiente, di dimensioni più piccole, era il nucleo abitativo dell'eremo.
VILLAGGI TURISTICI LAMA DEI PELIGNI (CH)
Altri monumenti e luoghi d'interesse a Lama dei Peligni (Ch) Palazzo Verlengia. È sito in piazza Umberto I. La presenza di un'inferriata barocca fa supporre che l'edificio sia settecentesco. Il palazzo è stato rielaborato nel Novecento. Attualmente il palazzo è abitato solo in parte. Ove l'intonaco è caduto si vedono tracce di muratura. Anche la porta ha una mostra in pietra.  Palazzo dei Baroni Tabassi. È sito in piazza Umberto I. La costruzione risale al XVI secolo, susseguentemente l'edificio è stato ristrutturato e rimaneggiato. Il palazzo è su tre livelli separati da cornici marcapiano. La facciata principale ha, negli angoli delle lesene giganti su cui è posta, in alto, una trabeazione. Il portale principale è in pietra sormontato da un arco a tutto sesto. Sopra la cornice del portone vi è lo stemma della famiglia ducale. A fianco del portale principale vi sono altri tre portali a sesto ribassato. Ai piani superiori vi sono finestre e balconi che hanno disposizione di gusto classico. Il Palazzo Ducale a Lama dei Peligni. È sito a piazza Umberto I. Il palazzo fu costruito per volontà dei duchi Di Capua nel Cinquecento. Nel 1756 il palazzo risulta di proprietà dei D'Aquino di Caramanico. Dell'impianto originale resta ben poco salvo qualche pietra cantonale e qualche finestra. Il palazzo è su tre livelli. Il cantonale è costituito da una parasta che è sormontata da un elemento circolare che è sorretto da mensole. La finestra posta su di un cantonale ha una mostra in pietra con dei piedritti con delle decorazioni a motivi floreali impiantati su un davanzale sostenuto da mensole. La cornice sulla quale termina la trabeazione è sostenuta da alcune mensole con decorazione a foglie di acanto. La facciata ha un profilo a scarpa. La Fonte Cannella a Lama dei Peligni. È sita in via Nazionale Frentana. È una fontana a tre cannelle con due vasche a forma rettangolare poste ai lati. Forse è stata realizzata nel XX secolo su di uno stabile precedente posto su una sorgente. La vasca ha un profilo con modanature ed è sorretta da due piedistalli a volute. La parete di fondo ha una cornice aggettante, sovrastata da un attico più alto nella parte centrale. Grotta del Cavallone; Museo naturalistico archeologico "Maurizio Locati" a Lama dei Peligni e il Giardino botanico "Michele Tenore". Lama dei Peligni nella letteratura: Il paese è famoso per esser stato scelto da Gabriele d'Annunzio, assieme alle Grotte del Cavallone, come scenario della sua tragedia La figlia di Iorio. Il paese di Lama dei Peligni nella storia è abitato da pastori, tra i quali vi è la famiglia di Lazaro, proveniente da Roio del Sangro, che sta per festeggiare il matrimonio del giovane Aligi, figlio del capofamiglia, con una popolana locale. Tuttavia Aligi rifiuta la sua amata, perché s'innamora della contadina Mila, che salva da un linciaggio di pastori, perché creduta una strega che porti male. Nell'opera d'Annunzio evidenzia molto l'aspetto del paese e dei suoi abitanti, che fondano le loro certezze nelle credenze religiose del cristianesimo e del paganesimo, e che non esitano a considerare l'estraneo come un essere maligno che voglia portare la sventura nel paese. Persone legate a Lama dei Peligni: Antonio Del Pizzo (Lama dei Peligni 29 novembre 1896 - ?), poeta dialettale; Francesco Verlengia (Lama dei Peligni 14 dicembre 1890 - Chieti 15 dicembre 1967), storico dell'arte, creatore della "Rivista Abruzzese" e direttore della Biblioteca "De Meis" di Chieti; Nyls (di origine lamese, 23 settembre 1982), cantante italo-francese noto per vari successi in Europa e Giappone con i suoi dischi «Kairos» e «Nightlife». Manifestazioni ed eventi a Lama dei Peligni: Fino al 17 gennaio: rievocazione delle tentazioni del diavolo a Sant'Antonio abate. 20 gennaio: festa patronale di San Sebastiano. 1ª domenica di maggio: festa in onore della Madonna Addolorata nella contrada Fonterossi. 3ª domenica di maggio: raduno di canoa sull'Aventino. Penultimo sabato domenica di maggio: festa del Santo Bambino di Lama. Ultima settimana di luglio: festival "Aventino Blues". 12-13 agosto: festa in onore di Sant'Antonio dei Peligni. Penultimo sabato e domenica di agosto: festa in onore di San Martino nella contrada Fico San Martino. 1º sabato e domenica di settembre: festa in onore della Madonna di Corpi Santi, nella contrada Corpi Santi. 25-26 dicembre: festa in onore di Santa Barbara. 11 agosto: festa della musica a cura dell'Associazione Culturale Festa della Musica.
AFFITTACAMERE LAMA DEI PELIGNI (CH)
AFFITTACAMERE GUES HOUSE CASA MADONNA
Via Statale Frentana, 47 - 66010 Lama dei Peligni (Ch)
tel. 085 4214814 - mobile 348 3312013
BED & BREAKFAST LAMA DEI PELIGNI (CH)
La chiesa dei Santi Nicola e Clemente è la chiesa parrocchiale di Lama dei Peligni, in provincia di Chieti. È costituita da un'aula ripartita in tre navate e abside rettangolare, un portico laterale e un campanile. Nel 2015 l'Arcivescovo Monsignor Bruno Forte (Chieti - Vasto), ha cambiato il nome della chiesa in "Gesù Bambino".  La leggenda del Gesù Bambino: Il fatto omaggia una statua di cera della testa del Bambinello, risalente al XVIII secolo: secondo la leggenda fu fatta costruire a Gerusalemme da un prete lamese, ma avendo pochi soldi, ricevette solo la testa della statua intera. Durante il viaggio di ritorno, il pellegrino fu ospitato a Venezia, ma non dette al Doge la miracolosa testa, benché richiesta. La leggenda vuole che all'arrivo della testa a Lama, le campane delle chiese suonarono da sole, e che le messi rigoglirono in abbondanza. La Storia: La prima costruzione risale al XVI secolo, come sembra attestare un'iscrizione apposta sul campanile che riferisce come data di edificazione il 1589. Le due finestre rettangolari della facciata sono un'aggiunta settecentesca, dettata dalla necessità di maggiore illuminazione, mentre il portico che fiancheggia l'edificio venne eretto solo nel XX secolo. La descrizione: La facciata, dai lineamenti essenziali e di gusto rinascimentale, presenta una terminazione rettangolare, un portale con timpano, in asse con un rosone ornato da testine d'angelo, e due paraste angolari in pietra. Il resto del prospetto principale e di quelli laterali sono intonacati. Il portico è composto da sei arcate a tutto sesto poggianti su pilastri, tutti quanti realizzati con conci di pietra squadrata. Il campanile, a base quadrata, è suddiviso in tre settori da due cornici marcapiano. Ad eccezione del prospetto parallelo al portico, con pietra a vista, esso è interamente intonacato. All'interno dell'ambiente, riccamente decorato con stucchi bianchi e dorati, quattro campate sono sorrette da arcate a tutto sesto impostate su colonne e pilastri. La navata centrale è caratterizzata da un soffitto piano con decorazioni dorate a motivi ottagonali, mentre quelle laterali possiedono volte a padiglione. Tra il coro e la navata principale vi è una cupola con lanterna circolare. All'ingresso dell'edificio un ambone dal profilo ondulato e con parapetto decorato e sostenuto da quattro colonne accoglie un organo a canne del XVII secolo. In fondo alla navata centrale è presente invece un pulpito in legno del 1600, che ospita statue di santi dell'artista romano Bartolomeno Balcone.
CASE PER VACANZA LAMA DEI PELIGNI (CH)
CASA PER VACANZA IL CAMOSCIO
Via Fonte Cannella, 9 - 66010 Lama dei Peligni (Ch)
tel. 0872 911015 / mobile 333 4653829 - fax 0872 911015
CASA PER VACANZA TIROASEGNO
Via Nazionale Frentana, 210 - 66010 Lama dei Peligni (Ch)
tel. 0872 916004 - fax 0872 916028
APPARTAMENTI PER VACANZA LAMA DEI PELIGNI (CH)
La grotta del Cavallone (altrimenti conosciuta come grotta della Figlia di Jorio) è una grotta di interesse speleologico che si apre nella Valle di Taranta, nel cuore del Parco nazionale della Majella, e ricade nel territorio dei comuni di Taranta Peligna e Lama dei Peligni, in provincia di Chieti. Fu nell'anno 1704 che avvenne la prima esplorazione della grotta ad opera di Jacinto de Simonibus, Donat'Antonio Francischelli e Felice Stocchetti, benché la prima traccia di una esplorazione sia la data 1666 incisa, insieme ad altre più recenti, su un masso sito nell'antro d'ingresso. Nel 1893 con la costituzione della Società delle Grotte del Cavallone e del Bue, inizia la valorizzazione turistica della cavità, realizzando il sentiero di accesso scavato nella viva roccia, nei punti più pericolosi del percorso ipogeo vennero collocate delle scale in legno, i cui resti sono ancora visibili. Nel 1904 Francesco Paolo Michetti, per il secondo atto della tragedia pastorale La figlia di Iorio di Gabriele d'Annunzio, realizzò la scenografia ispirandosi all'antro d'ingresso della grotta del Cavallone. Sull'onda del successo dell'opera dannunziana la grotta venne anche chiamata della Figlia di Jorio e richiamò l'attenzione di numerosi visitatori, molti dei quali la descrissero in termini fantasiosi. Lo speleologo Luigi Vittorio Bertarelli fece una ricognizione stimandone le reali dimensioni, mentre nel 1912 lo speleologo friulano G.B. De Gasperi effettuò le prime osservazioni geomorfologiche. La grotta fu utilizzata, dopo la distruzione sistematica del paese nel corso della seconda guerra mondiale, nell'inverno 1943-44 quale rifugio per molti abitanti di Taranta Peligna. (T.P.) Utilizzata come rifugio per gli abitanti tarantolesi durante la seconda guerra mondiale nel periodo tra dicembre 1943 e febbraio 1944 (all'interno sono ancora visibili le firme dei rifugiati), fu oggetto di nuove esplorazioni da parte degli speleologici a partire dagli anni 50. Una funivia permette oggi di raggiungere l'ingresso della grotta dalla strada del fondovalle che si dirama a circa sei chilometri nella Val di Taranta Peligna. La funivia parte in località "pian di valle" a circa 750 metri s.l.m. ed arriva a quota di circa 1300 metri s.l.m., sempre nella valle di Taranta. Il percorso interno alla grotta del cavallone si snoda per un chilometro con la possibilità di attraversare sale di grande interesse, in particolare per ciò che concerne i primi 600 metri; è qui infatti che si notano innumerevoli stalattiti e stalagmiti. Vale la pena di ricordare la "foresta incantata", la "sala degli Elefanti" e lo stupendo "pantheon" con la sua "sala delle Statue" Il resto della grotta, pur essendo privo di particolari concrezioni, resta interessantissimo sotto il punto di vista geologico: i terremoti hanno infatti scrostato le pareti rendendo ammirabile la montagna del suo interno. Alcuni punti salienti della grotta sono stati denominati con termini dannunziani come ad esempio la sala di Aligi, l'eremo di Cosma o l'Angelo muto. Del sistema speleologico della grotta del Cavallone fanno parte anche la grotta del Bue, la grotta dell'Asino e la grotta del Mulo. La grotta è famosa nella letteratura teatrale per essere stata l'ambientazione, assieme al paese di Lama dei Peligni, della tragedia pastorale La figlia di Iorio, scritta da Gabriele d'Annunzio. La grotta nel testo ha valori simbolici e magici, perché vi si nascondono gli amanti Aligi e Mila. Il primo è un giovane di buona famiglia, che deve sposare una donna a lui promessa, ma che s'innamora di Mila; quest'ultima infatti è una povera popolana sopra cui cade il pregiudizio dei contadini locali, definita una strega malefica. Infatti è rincorsa da dei fattori per essere linciata, ma Aligi la protegge, e la protegge dentro le grotte.
CASE PER LE FERIE LAMA DEI PELIGNI (CH)
La grotta di Sant'Angelo con l'annesso eremo di Sant'Angelo è sita nel territorio comunale di Lama dei Peligni, in provincia di Chieti. La grotta con l'annesso eremo è sita a 1300 m. s.l.m. Nei pressi vi è anche la grotta con l'eremo di Sant'Agata di Palombaro. La prima notizia indubbia è del 1447 con la numerazione dei fuochi della Valle del Sangro quando viene citata una certa "Margarita concubina priorpis Sancti Angeli de Monte". Alcune delle caratteristiche della grotta fecero in modo che, in epoca Longobarda nascesse l'idea di costruire un monastero di San Michele Arcangelo che fu fatto poi edificare da Roberto da Salle. Nel XIII secolo venne costruito l'eremo di Sant'Angelo. Due tradizioni narrano della grotta: Nel 1327 l'eremo fu abitato dal beato Roberto da Salle prima fondare il sottostante cenobio, forse il Monastero di Santa Maria della Misericordia a Lama dei Peligni; Nel 1656 il notaio Camillis di Lama, per sfuggire alla peste si riparò nella grotta. Nella permanenza nella grotta trovò uno stivale pieno di monete d'oro. Diede così il via a una caccia al tesoro che provocò la distruzione delle poche mura dell'eremo rimaste. L'ingresso alla grotta è molto impervio e ripido. La piccola cella forse era provvista di una piccola finestra sul lato della valle. Un androne era forse la parte abitata dato che era più pianeggiante. Una scalinata d'accesso scavata nella roccia vi consentiva l'ingresso presso cui è stata realizzata, sempre scavando la roccia, un'acquasantiera. Anticamente l'androne era chiuso sul davanti mediante un grosso muro. Delle altre strutture rimangono una piccola edicola lignea. Nel fondo ed ai lati dell'edicola vi erano dipinti Sant'Angelo, San Benedetto e Pietro da Morrone, dipinti ora scomparsi. Una vasca è sita presso un muro in cui veniva convogliata una vena d'acqua mentre in una piccola sorgente nasce del muschio. Il Museo naturalistico archeologico "Maurizio Locati" è sito a Lama dei Peligni, in provincia di Chieti. Il museo abruzzese è dedicato allo zoologo milanese Maurizio Locati. Il museo si suddivide in due sale in cui pannelli, diorami, supporti muldimediali, reperti naturalistici ed archeologici mostrano la storia del territorio. Una sezione è dedicata alla lavorazione della pasta. Una ricostruzione di una grotta della Maiella con le sue pitture rupestri introduce la sezione archeologica, dedicata a Francesco Verlengia. La sezione archeologica espone oggetti dalla Preistoria al Medioevo provenienti da Lama dei Peligni e dai comuni adiacenti: vasi, monete, un corredo funerario con oggetti in ferro e bronzo, delle lapidi funerarie romane di età imperiale ed il calco dell uomo della Maiella di cui l'originale risale a 7000 anni fa e proviene dagli scavi archeologici di Fonterossi. La sezione naturalistica è dedicata al camoscio d'Abruzzo. Intorno al museo vi è il giardino botanico Michele Tenore che raccoglie circa 500 specie vegetali di cui la maggior parte è endemica dell'Appennino Centrale o esclusive della Maiella. Il giardino botanico Michele Tenore è sito a Lama dei Peligni, in provincia di Chieti. L'oasi floreale è stata riconosciuta "giardino di interesse regionale" dalla regione Abruzzo con D.G.R. n. 3489 del 23/12/98, ma è stato fondato nel 1995. Il simbolo del centro floreale è il fiordaliso della Maiella ed è stato intitolato a Michele Tenore in quanto per primo identificò questo fiore sulla Maiella. Il giardino ospita 500 su una superficie di 9000 m² ed è suddiviso in varie sezioni didattiche ed altre sezioni che rappresentano i vari ambienti vegetali della Maiella. Molte specie sono endemiche dell'Appennino centrale o endemiche della Maiella. Tra le varie ricostruzioni vi è la ricostruzione di un paesaggio agricolo risalente al Neolitico. Molte specie raccolte nel parco sono in rischio di estinzione e perciò sono inserite nel Libro rosso d'Italia o nella Lista rossa delle piante d'Abruzzo. Su richiesta è possibile organizzare degli incontri e proiezioni inerenti alla natura, percorsi didattici tematici, seminari e corsi teorico-pratici sulla natura. Inoltre il parco raccoglie vari semi per scambiarli con vari altri giardini botanici italiani ed esteri. Specie principali conservate: Aquilegia magellensis; Centaurea tenoreana; Iris marsica; Astragalum aquilanus; Acer cappadocicum subsp. lobelii; Salvia officinalis var. angustifolia.
COUNTRY HOUSE LAMA DEI PELIGNI (CH)
Lama dei Peligni (Ch) Il paese è posto a 669 m sul livello del mare, alle pendici del Monte Amaro, alla sinistra dell'alta valle del fiume Aventino e del Parco Nazionale della Majella. Il nome "Lama" deriva dal termine pre-latino "Lamatura" che significa "terreno dove l'acqua ristagna". "Dei Peligni" venne aggiunto successivamente, nel 1863, ritenendo che il popolo dei Peligni si fosse esteso fino all'Aventino. Ogni comune possiede uno stemma che è riportato su tutti i documenti comunali e nel sigillo ufficiale, accompagnando cosí tutta lavita l'amministrazione comunale. Lo stemma: Lo stemma del comune di Lama Dei Peligni, originariamente, riportava solo un monte con tre cime rappresentando cosí i Monti Pizzi, ma successivamente venne aggiunta una lama nel mezzo stando a significare il nome proprio del paese presente fin dall'inizio. L'origine dello stemma del comune è molto antica in quanto era già scolpito in una pietra della casa posseduta dall'Università entro le mura del castello eretto nel medioevo. Anche se le caratteristiche principali sono rimaste invariate, lo stemma del comune ha subito l'influenza dei tempi e cosí fu rappresentato in modo diverso, a seconda di chi gestiva il potere. Cenni storici sul paese di Lama dei Peligni (Ch) Il territorio fu abitato sin dall'epoca preistorica, come testimoniato ampiamente da una serie di pitture rupestri rinvenute nelle grotte della zona e dai resti di un villaggio di epoca neolitica. In "Contrada Fonterossi", proprio nelle vicinanze del sito neolitico, fu rinvenuto, agli inizi del XX secolo, il cosiddetto "Uomo della Maiella", resto umano di una sepoltura preistorica risalente al 7000-5000 a.C. In età romana, la zona fu abitata dalla tribù italica dei Carecini, di derivazione sannita, distribuita nei centri abitati principali di Cluviae e Juvanum. Il periodo del Medioevo si caratterizzò per la presenza di alcuni ed eremi, presso cui dimorarono asceti e santi; tra i tanti va menzionato il Beato Roberto da Salle, discepolo di Celestino V, alloggiato presso il locale Eremo di Sant'Angelo. Lo sviluppo del paese nel campo della produzione della lana si ebbe a partire dall'epoca rinascimentale. Il paese fu completamente distrutto da violenti terremoti e nella Seconda guerra mondiale; entrato a far parte della Brigata Maiella, il paese fu liberato dai tedeschi il 31gennaio 1944. Nei pressi è sita la Grotta del Cavallone in cui Gabriele D'Annunzio vi ambientò La figlia di Iorio. Le parrocchie a Lama dei Peligni: La popolazione era divisa in tre parrocchie con tre differenti sacerdoti: San Pietro, San Nicola e San Clemente che continuarono a convivere fino alla fine del 1700. Si crede che la parrocchia di San Clemente fosse nata per prima con i primi cristiani, e che comprendesse la parte meridionale, la "Lama vecchia" verso il fiume Aventino. La chiesa di San Pietro comprendeva la parte alta del paese intorno al castello; mentre la chiesa di San Nicola, era del comune. Dopo la frana del 1546 la chiesa di San Nicola venne abbellita per opera della confraternita del Corpo di Cristo. La convivenza tra le tre chiese andò bene per circa un secolo, ma verso la metà del XVII secolo, un prete di San Pietro attribuì a quelli abbellimenti tutti i benefici fatti dalla sua parrocchia. Il curato della chiesa di San Nicola se ne risentì e cominciarono le liti tra le due chiese fino alla causa portata di fronte all'arcivescovo. Nel XVIII secolo le tre parrocchie continuarono a coesistere, ma le celebrazioni religiose venivano effettuate solo nella chiesa di San Nicola che era provvista di ogni sorta di arredi sacri.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' LAMA DEI PELIGNI (CH)
OSTELLI DELLA GIOVENTU' IL VECCHIO ASILO
Via D. Ricchiuti, 21 - 66010 Lama dei Peligni (Ch)
tel. 0872 916067 / mobile 340 6807479 - fax 0872 916067
RIFUGI E BIVACCHI A LAMA DEI PELIGNI (CH)
Lama dei Peligni ottiene il riconoscimento di "Bandiera Arancione": Il Touring Club Italiano assegna il riconoscimento di qualità turistico-ambientale a due nuove località in provincia di Chieti, nell'ambito dell'iniziativa Bandiere arancioni nel territorio del GAL Majella Verde, realizzata da TCI e dal Gruppo di Azione Locale (GAL): Lama dei Peligni e Fara San Martino. Il progetto ha coinvolto numerose amministrazioni comunali di piccole località dell'entroterra, che si sono messe in gioco e si sono confrontate con il Touring sull'importanza, nonostante la sfavorevole congiuntura economica, di valorizzare le risorse locali e migliorare i servizi offerti al visitatore, preservando la qualità del territorio e le sue tipicità. Le due nuove località premiate si aggiungono a Palena e Roccascalegna in provincia di Chieti e a Civitella Alfedena in provincia de L'Aquila e portano a 5 le Bandiere arancioni abruzzesi. Importanti i risultati ottenuti sul territorio tramite l'iniziativa: il TCI ha ricevuto la candidatura di ben 31 comuni, tutte le località hanno avuto accesso alla fase successiva di analisi sul campo tramite sopralluogo anonimo da parte degli esperti Touring. Sulla base dell'analisi condotta, tutti i 31 Comuni riceveranno nelle prossime settimane un Piano di miglioramento, utile documento di indirizzo redatto ad hoc per ciascuna località che suggerisce le principali linee di sviluppo della qualità turistico-ambientale, e un Piano d'Area per individuare le azioni da attivare in modo sinergico tra più soggetti pubblici e privati del territorio.
Gli amministratori locali di lama dei Peligni, aderendo all'iniziativa, hanno dimostrato di aver colto l'importanza di investire nello sviluppo di un turismo sostenibile di qualità per incrementare la competitività dei territori a beneficio anche dei residenti. Nata nel 1998 dalla riflessione comune tra Assessorato al Turismo della Regione Liguria e Touring Club Italiano, la Bandiera arancione è il marchio di qualità del Touring Club che seleziona e certifica le località dell'entroterra con meno di 15.000 abitanti che soddisfano oltre 250 rigorosi criteri di valutazione, garantendo un'esperienza turistica di qualità, alla scoperta di luoghi di cultura e tradizione fuori dai flussi turistici tradizionali. Un'iniziativa incentrata sulla sostenibilità, l'autenticità e l'accoglienza, che unisce un'associazione non profit, il Touring Club, i partner territoriali come i GAL e i Comuni con l'intento di rilanciare e rafforzare le identità che caratterizzano il nostro Paese stimolando la crescita sociale ed economica attraverso lo sviluppo sostenibile del turismo. Simbolo di un’Italia meno conosciuta ma dal grande potenziale, la Bandiera arancione è l'esempio di un'Italia che funziona. L'assegnazione del riconoscimento (ad oggi su oltre 2.000 candidature solamente il 9% lo ha ottenuto), porta numerose ricadute positive sul territorio, valorizzando le risorse locali, incentivando la cultura dell'accoglienza, l'artigianato e le produzioni tipiche e dando impulso all'imprenditorialità locale. Dall'anno di assegnazione della Bandiera arancione, infatti, l'80% delle località certificate ha potenziato l'offerta ricettiva e le strutture hanno registrato un incremento medio del 79%, mentre i posti letto sono aumentati del 65%. Gli arrivi nei borghi arancioni sono aumentati in media del 43%, mentre le presenze del 35% (sempre dall'anno dell'assegnazione).
Etimologia del nome di Lama dei Peligni (Ch) Il toponimo è di derivazione pre-latina, provenendo dalla parola "lama" che letteralmente significava "lamatura", cioè "terreno dove l'acqua ristagna"; successiva è da ritenersi l'aggiunta riferita al popolo italico, i Peligni appunto, che si sarebbe spinto sino al territorio del fiume Aventino. LAMA DEI PELIGNI (CH) Centro visita Parco Nazionale della Majella - Loc. Colle Madonna. Tel. 0872 916010 - info@cooperativamajella. It - www.comunelamadeipeligni.it. Il contesto naturalistico nel quale si trova Lama dei Peligni è di grande pregio, tra il fiume Aventino e alle pendici del monte Amaro, all'interno del Parco Nazionale della Majella. Proprio la natura, da vivere con escursioni a piedi o a cavallo o ammirando grotte e aree protette, è uno dei motivi per cui visitare questa località, insieme al suo patrimonio storico-culturale e alla proposta gastronomica. Perché Bandiera arancione al paese di Lama dei Peligni: La località, in un contesto naturalistico di pregio (Parco Nazionale della Majella), si distingue per il valore e la varietà degli attrattori storico-culturali e ambientali, adeguatamente promossi e valorizzati. La località si visita agevolmente anche grazie alla presenza di efficienti mappe del centro che permettono di individuare i principali attrattori, adeguatamente indicati anche con apposita segnaletica. Buona è la comunicazione dei servizi turistici e di svago e discreta la vivacità complessiva della località, con diversi negozi di prodotti tipici.
I Peligni erano un piccolo popolo italico di lingua osco-umbra, storicamente stanziato nel I millennio a.C. nella Valle Peligna, parte dell'odierno Abruzzo. Entrati in conflitto con la Repubblica romana alla fine del IV secolo a.C., presto furono indotti dall'evidente supremazia dell'esercito romano a unirsi in alleanza con Roma, accettando una condizione di chiara subordinazione. Conservarono a lungo un certo margine di autonomia interna fino a quando, nel I secolo a.C., l'estensione a tutti gli Italici della cittadinanza romana, decisa in seguito alla Guerra sociale alla quale avevano preso parte anche i Peligni, accelerò il processo di romanizzazione del popolo, che fu rapidamente inquadrato nelle strutture politico-culturali di Roma. L'origine dell'etnonimo "Peligni" (in lingua latina "Paeligni"), attestato fin dall'antichità, è ancora oscura. Non pare in relazione con il dialetto peligno, della famiglia osco-umbra, parlato dal popolo. Le fonti antiche offrono due diverse ipotesi sull'origine del popolo dei Peligni. Secondo Festo erano di origine illirica; secondo Ovidio, sabina (e quindi italica). Entrambe le ipotesi sono plausibili, e non si escludono l'una con l'altra. Genti indoeuropee del gruppo osco-umbro penetrarono in Italia nella seconda metà del II millennio a.C., probabilmente intorno al XII secolo a.C. Non è noto il momento esatto in cui genti di lingua osco-umbra si stabilirono nell'area della Valle Peligna; il popolo dei Peligni si differenziò probabilmente già in loco, ed è anzi possibile che i suoi tratti etnici fossero discesi dalla fusione di più elementi. Predominante fu comunque, non solo dal punto di vista linguistico ma anche da quelli politico, culturale e religioso, l'apporto osco-umbro. Storicamente, i Peligni emergono attestati nel loro territorio a partire dal IV secolo a.C., quando ebbero i primi contatti testimoniati con la Repubblica romana. Abitavano le pendici del massiccio formato dai monti Maiella e Morrone: la Valle Peligna, solcata dai fiumi Aterno, Gizio e Sagittario. I loro centri principali furono Sulmo (l'odierna Sulmona, dove nacque il poeta Publio Ovidio Nasone), Superaequum (oggi Castelvecchio Subequo) e Corfinium (l'attuale Corfinio), già capitale dei Peligni indipendenti e in seguito, durante la Guerra sociale, sede dell'assemblea degli Italici ribelli (90 a.C.). I Greci incontrarono i Peligni nei loro commerci in centri sulla costa, come Aternum, Histonium e Anxianum; forse è per questo motivo che Strabone estende il territorio dei Peligni a tutta la costa adriatica, tra il fiumi Aterno e Sangro.
Lama dei Peligni: una palestra di studio per i geologi. Sorge a 669 m sulle pendici sud-orientali della Majella ed è caratterizzato da un territorio molto ampio, sia dall’ambito montano, sia collinare, che fluviale. Ad ogni quota, ad ogni angolo, in ogni parte si respira aria di geologia ed ogni strato ci racconta una storia geologica diversa ed importante. Terra di grotte (Grotta Sant’Angelo e tutti i condotti carsici della Grotta del Cavallone), di frane (ad una delle quali deve il suo nome, forse ad una del 1400), di forme particolari, dette localmente le Pupe (forme dovute all’azione del carsismo, dei fiumi e delle frane da crollo) e soprattutto di terremoti. Il più famoso e studiato, da ricercatori di tutto il mondo è quello della notte del 26 Settembre del 1933. I paesi interessati dalla crisi sismica furono più di sessanta e gli abitati più colpiti furono Lama dei Peligni, Taranta Peligna, Civitella Messer Raimondo e Fara San Martino. Fortunatamente furono poche le vittime (nove morti), perché due brevi scosse avevano già allarmato la popolazione. Non dimenticare di visitare il Museo Naturalistico – Archeologico (indicato sulla Carta Geologico-Turistica allegata). Lo sapevi che Lama dei Peligni: molte persone furono testimoni dei cosiddetti “lampi sismici” descritti come una nube rossastra da alcuni, come una lingua di fuoco che si muoveva dalla Majella in direzione del mare, da altri. Riferimenti: Municipio di Lama dei Peligni - Tel: 0872 91221 - Fax 0872 916184. http://www.comune.lama-dei-peligni.ch.it. e-mail comlama@tin.it. Pro Loco di Lama dei Peligni: Tel. 0872 91559 - Parco Nazionale della Majella. Tel. 0872 916067 - Centro Info. Turistica - Tel. 0872 916120 / Museo Naturalistico Archeologico “M. Locati”. Tel. 0872 916067 - 0872 916184. http://www.coopmajella.it
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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