Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Gissi (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Gissi (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI GISSI (CH)
 
Ospitalità nel Paese di GISSI (Ch) (m. 499 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Gissi: 42°01′N - 14°33′E
     
  CAP: 66052  -  0873 -  0873.93417 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI GISSI 0873.93412 - 937032   0873.937471       0873.937032 -  81002540698  00364860692
Come raggiungere Gissi Satzione: Vasto/San Salvo   Aeroporto d'Abruzzo a 76 Km.  Uscita: Casalbordino/Vasto Nord
 
HOTELS ED ALBERGHI GISSI (CH)
** HOTEL SANTA LUCIA
Via Italia, 108/e - 66052 Gissi (Ch)
tel. e fax 0873 937380
 Servizi offerti dalla struttura








RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE GISSI (CH)
Eventi e tradizioni nel paese di Gissi (Ch) 19-20 maggio: Festa di San Bernardino da Siena. Bernardino da Siena, al secolo Bernardino degli Albizzeschi (Massa Marittima, 8 settembre 1380 – L'Aquila, 20 maggio 1444), è stato un religioso e teologo italiano, appartenente all'Ordine dei Frati Minori: è stato proclamato santo nel 1450 da papa Niccolò V. La vocazione ed i primi anni: San Bernardino nacque a Massa Marittima l'8 settembre 1380 dalla nobile famiglia degli Albizzeschi (famiglia di origine senese), dove il padre Tollo era governatore, e lo stesso giorno venne battezzato nella cattedrale. Rimasto orfano (a 3 anni della madre Nera e a 6 dal padre) si trasferì a Siena dove frequentò gli studi e visse agiatamente, curato dalle zie. Dopo aver vestito l'abito a ventidue anni, iniziò un'intensa attività come predicatore girando e predicando con forbito linguaggio per tutta l'Italia settentrionale. La sua predicazione fu così incisiva da essere sprone di forte rinnovamento per la Chiesa cattolica italiana e per tutto il movimento francescano. Nelle sue prediche insisteva sulla devozione al Santissimo Nome di Gesù. Si ritiene che grazie a lui il Cristogramma JHS sia entrato nell'uso iconografico comune e sia divenuto familiare alla gente. Infatti, ai fedeli che ascoltavano le sue prediche venivano fatte baciare delle tavolette di legno incise con il monogramma JHS sormontato da una croce e attorniato da un sole. Il simbolo disegnato sulle tavolette: un sole d'oro in campo azzurro[1], al centro del cerchio del sole le tre lettere JHSAN  Il sole ha dodici raggi che san Bernardino, in relazione al nome Gesù così descrive: I Rifugio dei peccatori; II Vessillo dei combattenti; III Medicina degli infermi; IV Sollievo dei sofferenti; V Onore dei credenti; VI Splendore degli evangelizzanti; VII Mercede degli operanti; VIII Soccorso dei deboli; IX Sospiro di quelli che meditano; X Aiuto dei supplicanti; XI Debolezza di chi contempla; XII Gloria dei trionfanti. L'uso di baciare un simbolo religioso durante la celebrazione era diffuso nel Medioevo; il simbolo religioso, solitamente la croce, rappresentava la pace e come tale veniva presentato.
CAMPEGGI GISSI (CH)
Eventi e tradizioni nel paese di Gissi (Ch) 19-20 agosto: Festa San Rocco e Santa Lucia. Santa Lucia (Siracusa, 283 – Siracusa, 13 dicembre 304) è stata una martire cristiana, morta durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. I racconti, che risalgono al periodo normanno e non hanno molta plausibilità storica, narrano di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Syracusæ, che era stata promessa in sposa ad un pagano. La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata di emorragie, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato. Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di siracusani al sepolcro di sant'Agata, pregarono la martire catanese affinché intercedesse per la guarigione della donna. Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno Agata dirle: Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre? Nella visione Agata le preannunciava anche il martirio e il suo patronato sulla città. Ritornata a Syracusæ e constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo e di donare tutti i suoi averi ai poveri. Il pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa donare tutto il suo patrimonio, verificato il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana. Erano in vigore i decreti di persecuzione dei cristiani emanati dall'imperatore Diocleziano. Il processo che Lucia sostenne dinanzi all'arconte Pascasio attesta la fede ed anche la fierezza di questa giovane donna nel proclamarsi cristiana. Minacciata di essere esposta tra le prostitute, Lucia rispose: "Il corpo si contamina solo se l'anima acconsente". Il dialogo serrato tra lei ed il magistrato vide piuttosto ribaltarsi le posizioni, tanto da vedere Lucia quasi mettere in difficoltà l'Arconte. Pascasio dunque ordinò che la giovane fosse costretta con la forza, ma lei diventò miracolasamente così pesante, che né decine di uomini né la forza di buoi riuscirono a spostarla. Lucia allora fu sottoposta al supplizio del fuoco, ma ne rimase totalmente illesa, sicché infine, piegate le ginocchia, fu decapitata, o secondo le fonti latine, le fu infisso un pugnale in gola (jugulatio). Morì solo dopo aver ricevuto la Comunione e profetizzato la caduta di Diocleziano e la pace per la Chiesa.
VILLAGGI TURISTICI GISSI (CH)
Eventi e tradizioni nel paese di Gissi (Ch) 20-23 agosto: Festa San Nicola e Santa Maria. San Nicola di Bari, noto anche come san Nicola di Myra, san Nicola dei Lorenesi, san Nicola Magno, san Niccolò e san Nicolò (Patara di Licia, 15 marzo 270 – Myra, 6 dicembre 343), è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane, fu vescovo greco di Myra (oggi Demre), una città situata in Licia, una provincia dell'Impero bizantino, che si trova nell'attuale Turchia. È noto anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus (o Klaus), conosciuto in Italia come Babbo Natale. Le sue reliquie sono conservate a Bari, Venezia, Rimini, Saint-Nicolas-de-Port (Francia), Bucarest, Volos (Grecia) e Cernomorets (Bulgaria). Nacque probabilmente a Pàtara di Licia, tra il 261 ed il 280, da Epifanio e Giovanna che erano greci cristiani e benestanti. Cresciuto in un ambiente di fede cristiana, perse, secondo le fonti più diffuse, prematuramente i genitori a causa della peste. Divenne così erede di un ricco patrimonio che distribuì tra i poveri e perciò ricordato come grande benefattore. In seguito lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra dove venne ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo metropolita di Myra, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. Imprigionato ed esiliato nel 305 durante la persecuzione di Diocleziano, fu poi liberato da Costantino nel 313 e riprese l'attività apostolica. Non è certo che sia stato uno dei 318 partecipanti al Concilio di Nicea del 325: secondo la tradizione, comunque, durante il concilio avrebbe condannato duramente l'Arianesimo, difendendo l'ortodossia, ed in un momento d'impeto avrebbe preso a schiaffi Ario. Gli scritti di Andrea di Creta e di Giovanni Damasceno confermerebbero la sua fede radicata nei principi dell'ortodossia cattolica. Ottenne dei rifornimenti durante una carestia a Myra e la riduzione delle imposte dall'Imperatore. Morì a Myra il 6 dicembre, presumibilmente dell'anno 343, forse nel monastero di Sion.
AFFITTACAMERE GISSI (CH)
Persone legate al paese di Gissi (Ch) Remo Gaspari (Gissi, 1921-2011), politico. Remo Gaspari (Gissi, 10 luglio 1921 – Gissi, 19 luglio 2011) è stato un politico italiano, dieci volte deputato e sedici Ministro della Repubblica. Esponente della Democrazia Cristiana, è stato membro della corrente Alleanza Popolare (Grande Centro doroteo) presieduta da Arnaldo Forlani, Antonio Gava e Vincenzo Scotti. Si laurea in giurisprudenza presso l'Università di Bologna, terminati gli studi comincia ad esercitare la professione forense a Gissi iscrivendosi all'albo degli avvocati nel 1946. Eletto deputato fin dalla II legislatura verrà rieletto ininterrottamente fino alla fine della prima Repubblica. Nel 1960 con la formazione del Governo Tambroni è nominato sottosegretario di Stato al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, carica che riuscirà a mantenere anche nel successivo Governo Fanfani III. Nel 1962 con il Governo Fanfani IV ricopre la carica di sottosegretario all'Industria e Commercio, mentre con il Governo Leone I (1963) è rinominato sottosegretario alle Poste e Telecomunicazioni, rimanendo il tale ruolo anche nei governi Moro I e II. Nel 1966 con la formazione del Governo Moro III viene nominato Sottosegretario all'Interno e venendo riconfermato nei governi Leone II e Rumor I. Con la formazione del Governo Rumor II (1969) diviene Ministro dei trasporti e dell'aviazione civile, mentre con il Governo Rumor III diviene Ministro per la riforma della pubblica amministrazione. carica che manterrà anche nei successivi governi Colombo e Andreotti I. Nel Governo Andreotti II ricoprì il ruolo di Ministro della sanità. Dal 1976 al 1980 ricoprì la carica di vicesegretario della Democrazia Cristiana. Nel 1980 tornò al governo (Cossiga II) come Ministro per i rapporti con il Parlamento, nei governi Spadolini I, II e Fanfani V ricoprì la carica di Ministro delle poste e delle telecomunicazioni. Nei governi Craxi I e II venne nominato Ministro per la funzione pubblica. Nel 1987 divenne Ministro della difesa nel Governo Fanfani VI, nello stesso anno venne nominato Ministro per il coordinamento della protezione civile del Governo Goria in sostituzione di Giuseppe Zamberletti, in seguito alla distribuzione di incarichi bilanciata fra le correnti politiche del nuovo governo, mentre era in corso l'emergenza dell'alluvione della Valtellina, provocando per questo molte critiche. L'anno seguente ricoprì la carica di ministro senza portafoglio degli Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno nel Governo De Mita. Concluse la sua carriera ministeriale nei governi Governo Andreotti VI e Governo Andreotti VII, nei quali tornò a ricoprire il ruolo di Ministro per la funzione pubblica. Sul finire della sua carriera il suo nome fu accostato ad una vicenda di corruzione: compare infatti assieme a quello di altri politici (Andreotti, Ciarrapico, Tanassi) nella canzone Sabbiature di Elio e le Storie Tese censurata in diretta dalla RAI nel corso della trasmissione (1991) del concerto del Primo Maggio a Roma. L'episodio citato è quello dell'uso di un elicottero dello Stato da parte del deputato per arrivare in tempo ad una partita della Roma. Tra i tanti incarichi ricoperti fu per 20 anni sindaco di Gissi e presidente della USL. Dopo lo scioglimento della DC, nel 1994, passò al nuovo Partito Popolare Italiano. Il 12 luglio 2011 il Consiglio Regionale dell'Abruzzo, nel corso di una partecipata cerimonia, lo ha premiato conferendogli la medaglia Aprutium, onorificenza istituita nel corso della settima legislatura, e conferita per "celebrare, e insieme ringraziare, i corregionali che con la loro attività hanno onorato la Terra d'Abruzzo e che, in Italia e nel mondo, si sono distinti nel campo delle professioni, delle arti e delle scienze”. La motivazione con la quale è stata concessa la medaglia è per “aver contribuito in maniera determinante con il suo impegno civile e politico alla crescita sociale ed economica dell'Abruzzo. È morto il 19 luglio 2011 all'età di 90 anni a causa di un infarto. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appresa la notizia della sua morte, ha formulato un messaggio di cordoglio, nel quale si legge: «Parlamentare di lunga esperienza ed esponente di spicco della Democrazia Cristiana, si dedicò con grande passione e responsabile impegno fin dai primi anni del dopoguerra alla vita politica e al servizio delle istituzioni repubblicane. Per lunghi anni autorevole ministro in differenti compagini governative, egli ha saputo offrire un significativo contributo allo sviluppo civile ed economico dell'Italia, continuando a prestarvi sempre vigile attenzione, e riservando un particolare impegno per il progresso della sua amata terra d'Abruzzo».
BED & BREAKFAST GISSI (CH)
Persone legate al paese di Gissi (Ch) Camillo Pace (Paglieta, 1862-1948), pastore protestante. Camillo Pace (Paglieta, 13 maggio 1862 – Pescara, 1948) è stato un pastore italiano di fede protestante. Nato a Paglieta in Abruzzo, giovanissimo a 17 anni si arruola nella Guardia di Finanza. Finito il periodo di ferma obbligatoria inizia a dedicarsi al commercio. L'incontro con il protestantesimo e con la Chiesa Cristiana Evangelica dei Fratelli, avviene a Pescara dove Pace inizia gli studi di teologia che poi approfondirà in Inghilterra a Londra e a Plymouth. Dal 1889 inizia un'intensa attività di evangelizzazione in Abruzzo tra Paglieta, Gissi, Lanciano e Pescara. Qualche anno dopo, nel 1925, si trasferisce con la moglie Lucia Pace a Firenze e entra a far parte del gruppo dirigente dell'Istituto Comandi, un centro di accoglienza fondato nel 1876 da Giuseppe Comandi, per l'asilo, l'ospitalità e l'istruzione dei ragazzi orfani e senza famiglia. Nel 1928 esce, a sua firma, un trattato religioso intitolato Sant'Agostino, Vescovo d'Ippona e Dottore della Chiesa. Dotato di forte personalità e di un eloquio autorevole, dal 1930, alternandosi a Gino Veronesi, Pace assume la direzione del periodico settimanale "Ebenezer", una piccola testata stampata nelle sale dell'Istituto Comandi che, seppur nata nello stretto ambito della Chiesa dei Fratelli, propone scritti aperti alle istanze più moderne, mostrando interesse alla questione del protestantesimo antinazista in Germania. ll fatto di essere stato in gioventù, prima della sua conversione, iscritto alla massoneria, e per l'essere stato, nei suoi sermoni, dichiaratamente contro la guerra, accusato di antifascismo dal regime fascista, dal 1939 verrà perseguitato tanto da subire, nel 1942, la misura del confino in Calabria[9]. Accettò pacificamente il tutto, secondo la volontà del Signore. Alla fine della guerra farà rientro a Pescara. Camillo Pace ebbe cinque figli tra i quali si ricordano Aurelio Pace esponente del Partito d'Azione, storico dell'Unesco e padre dell'artista Joseph Pace, fondatore a Parigi del "Filtranisme", e Mario Vonwiller, della Chiesa Cristiana Evangelica dei Fratelli in Svizzera. Muore nel 1948 a Pescara a casa del figlio Aurelio e della nuora Franchina Cardile.
CASE PER VACANZA GISSI (CH)
Storia del comune di Gissi (Ch) Il territorio di Gissi (rif. stralci I.G.M. 1:100.000/1:25.000) fu interessato fin dall’antichità da un sostenuto livello insediativo ciò è dimostrato dal numero delle segnalazioni che verso la fine del XIX secolo furono raccolte da De Nino e Colonna. De Nino intervenne a proposito del sito Santa Lucia (toponimo a quota 498 mt. San  m. a ovest dell’abitato e Colle SAN Lucia a quota 403 mt. a sud) e poi del Colle SAN Giovanni luogo dove, durante operazioni di scavo condotte nel 1892, furono scoperte tombe e molti altri oggetti tra cui uno stamnos di bucchero italico, una Kotyle, frammenti d’una sottilissima coppa in bronzo, una lancia in ferro nonchè un pezzo di torquis in bronzo con graffiti ad occhiello. Il De Nino scriveva nel 1896, lo stesso anno Colonna aveva rilevato i ritrovamenti sul Colle Rovelizio nei pressi della masseria di Cesare Marisi ( toponimi quota 282 e 277 mt. San m. a nord dell’abitato) consistenti in un centinaio di tombe a tegoloni recuperate in tempi diversi insieme ad altre laterizie oltre ad alcuni avanzi di mura che non dovevano essere del tutto estranee al fatto che poco più a nord, o nella stessa zona, esistesse l’insediamento antico scomparso di Monteacuto. Ancora il Colonna derivava dalla localizzazione dell’antica chiesa di SAN  Maria ad Sinellum due tombe a fossa maschili, una del VI secolo a. Cr. e l’altra del IV oltre a nove tombe ad inumazione senza corredo e due fosse di scarico d’età romana. Tra il VII e il VI secolo a. Cr. va inoltre osservato che alle necropoli di Vasto, Villalfonsina e della contigua Carpineto s’andavano aggiungendo le prime tracce d’insediamenti stabili a Tornareccio e Villalfonsina. Nel periodo che va dal V al IV secolo a. Cr., ossia il Piceno IVb V e VI, si hanno ritrovamenti sia in territorio più propriamente Pentro (Schiavi e Torrebruna) che in area frentana a Carpineto Sinello e Tornareccio ma anche a Fresagrandinaria e soprattutto a Villalfonsina. Alle tombe italiche variamente riaffiorate a San Buono, Villa Ragna di Scerni, Gissi e Carpineto vanno ad unirsi perciò quelle che ormai appaiono vere e proprie roccaforti, perchè generalmente localizzate in postazioni d’altura, distribuite tra la contrada Moro di San Buono, con ogni probabilità proprio qui in Gissi e Monte Sorbo, e quindi Villalfonsina. Se questi ritrovamenti appartengono ai primordi dell’archeologia del territorio altri siti furono individuati in seguito con materiali di varia natura dai frammenti fittili d’epoca romana di Colle della Cicuta o La Montagnola ai laterizi pure romani del Colle Sorbo o dei poderi Carugno e Marisi fino alle tombe e alle due statuette bronzee di Piano d’oro, le tombe a tegoloni del Casino Carunchio (toponimi a quota 350 mt. San  m. a nord dell’abitato e quota 165 mt. a nord-est) e le strutture individuate nel 1979 in un’area a sud-est del paese tra Cravara e Colle Montenero anch’esse della romanizzazione. Il quadro che se ne deduce è quello d’un’area con buoni sistemi insediativi e soprattutto tali da coprire l’intero territorio che sviluppa a cavallo del fiume Sinello dividendosi a metà tra il settentrione che s’incunea tra i territori di Scerni e Casalanguida e il meridione chiuso tra quelli di Carpineto Sinello, San Buono, Furci e, a nord-est, Monteodorisio. Benchè la maggior parte dei reperti sembri collocarsi alla romanizzazione alcune sepolture possono anche ascriversi come s’è visto alla fase precedente. Questo sistema di colonizzazione diffusa interseca poi la successiva fase di acquisizione del territorio che dipende dall’alto medioevo e poi dal medioevo: qui i rapporti testimoniali s’arricchiscono per la presenza a nord dell’abitato di Monteacuto (che ritaglia il proprio territorio nella parte settentrionale dell’attuale) e di altri confinanti e coevi come la Ragna a nord e soprattutto il villaggio di Materno a est appartenuto all’abbazia farfense di SAN Stefano in Lucanìa (Tornareccio) e menzionato nella donazione di Ludovico Pio dell’829 quest’ultimi due sul territorio di Scerni ma immediatamente a confine con quello di Monteacuto di Gissi. La colonizzazione dell’area riguarda però una fase molto anticipata e altomedioevale e già può considerarsi conclusa nel XII secolo, il castrum di Monteacuto infatti è all’epoca scomparso forse travolto dalla crisi del sistema benedettino che faceva capo sia all’abbazia di Tremiti che al SAN Stefano in Rivo Maris e da cui non sarà sufficiente la successiva immigrazione slava in Materno a risollevare la zona dallo stato di depauperazione demografica.
APPARTAMENTI PER VACANZA GISSI (CH)
Storia del comune di Gissi (Ch) Altro insediamento scomparso e non meglio identificabile per ora a livello cronologico è quello di Colle Piancallaro (o Piancaldaia) (toponimo a quota 332 mt. San  m. a sud dell’abitato) la cui importanza è data dal fatto che venga a porsi in corrispondenza (leggermente a ovest) del passo di furca che conduce a Furci (qualificando nella forma toponomasticamente quest’ultimo abitato) e forse da identificare con il sito di quella ecclesia SAN Marie de Caldaro menzionata ancora nelle decime del 1324-25 se quest’ultima non va invece riferita a Gessopalena. SAN Leonardo (toponimo a quota 356 mt. San  m. a nord dell’abitato), SAN Andrea (toponimo a Ripa SAN Andrea a quota 368 mt. c.a a nord), SAN Giorgio (toponimo Colle SAN Giorgio a quota 402 mt. a est) potrebbero richiamare ad edifici o benefici ecclesiastici di chiese e cappellanie scomparse mentre attestati sono i clerici de Gisso nelle decime del 1324, clerici de Gisci in quelle del 1328, clerici de Gissu in quelle del 1326 con le chiese di SAN Egidio (1324-25) insieme alle altre di SAN Valentino, SAN Silvestro, SAN Vittorino, SAN Giuliano (quest’ultime però forse da riferire piuttosto a Gessopalena). Forse con Gissi (o ancora con Gesso Palena) è pure da identificare quel Gisso quae de giso est facta le cui decime dei vivi e dei morti vengono dal vescovo di Chieti Roberto assegnate nel 1141 al priore dell’abbazia di SAN Salvatore a Maiella Alessandro. Negli apprezzi delle proprietà D’Avalos compilati nel 1703 e 1742 compaiono anche le due chiese extramurali di SAN Rocco e SAN Giovanni usate per accogliere i pellegrini perchè dotate di foresteria e la chiesa dedicata a SAN Francesco oltre alla parrocchiale SAN Maria Assunta. Negli stessi apprezzi è menzionata anche la Fonte SAN Leonardo da porre forse in relazione con la località omonima appena ricordata ma detta nell’apprezzo nella contrada Serre (toponimo Serra a quota 442 mt. San  m. a sud-est dell’abitato). Il rilevante numero di chiese cui s’aggiunge anche quella di SAN Lucia, cappelle e benefici ecclesiastici elencati conferma il richiamato livello insediativo del territorio tra il medioevo e il XVIII secolo nonostante la scomparsa di molte di esse e dello stesso insediamento di Monteacuto. Lo spessore demografico in parte dipendeva anche dagli effetti dell’economia gravitante intorno al braccio tratturale Lanciano-Vasto che transitava nella parte nord-orientale nei pressi di Casalforzato (Furci) e SAN Pietro ad Aram (Montedoriso). La rilevanza dell’insediamento può ancor più essere evidenziata se si paragona con altri abitati: dal Catalogus Baronum, quand’era amministrato per conto del conte normanno di Loreto Giozzelino, Gissi dava quattro soldati a cavallo contro l’unico che fornivano la maggior parte delle comunità limitrofe. La rilevanza è anche data dall’annotazione nel Libro di re Ruggero di Al-Idrisi della seconda metà del XII secolo (con il toponimo G.ns). Il toponimo è palesemente derivato dal latino gypsum ossia gesso con allusione alle formazioni di solfato di calce cristallino su cui l’abitato sorge e con cui il costruito è in gran parte realizzato e oggetto d’una vera e propria fonte di reddito per la comunità allorchè viene cavato con contratti di privativa nel 1843.  Gissi è coinvolta direttamente anche nella prima fase della penetrazione normanna in Abruzzo che proviene dalla Puglia risalendo l’Adriatico. Nel 1059-60 il conte di Capitanata Goffredo d’Altavilla, fratello di Guiscardo, invade il circondario di Termoli e, dopo aver espugnato il castello di Guillalmatum, si dirige verso Gissi prendendo anche la vicina Guilmi il cui feudatario Gualtieri anch’esso normanno, ma avversario dei normanni pugliesi, viene catturato. Il tentativo d’impadronirsi della marca teatina tuttavia fallisce e la spinta verso nord viene, almeno in questa prima fase, fermata dalla morte di Goffredo nel 1063. Detto nel 1173 il castello Gissi plebem SAN Marie, da Carlo d’Angiò venne assegnato a Pietro della Penna in cambio dei servizi resi durante la battaglia di Tagliacozzo e dalla rileva dello stesso Carlo del 1279 appare assegnato a Guglielmo d’Isnardo provenzale che ne possedeva la metà, conceduta già al nipote, sotto il valore di 24 once d’oro. Nel 1447, quando risultava di 128 fuochi, viene preso da Antonio Caldora per passare, dopo essere stato per qualche tempo del principe di Conca Giulio Cesare di Capua, infine dal 1669 ai D’Avalo S. Nel 1532 i fuochi ammontano a 124, 154 nel 1545, 169 nel 1561 quando l’abitato era entrato a far parte della contea di Monteodorisio (1555), 172 nel 1595, 130 nel 1648, 149 nel 1669, 156 nel 1732. Nella carta del Magini del 1620 compare con il nome Gesso.
CASE PER LE FERIE GISSI (CH)
Gissi è un comune della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana Medio Vastese. Sorge su un colle panoramico a 499 metri sul livello del mare tra i torrenti Ferrato e Morgitella, affluenti di destra del Sinello. Il suo territorio si estende su un'area di media e alta collina. Il borgo, compatto e ingentilito da pregevoli edifici quali il Palazzo Carunchio, si staglia su una dorsale nei pressi del fiume Sinello, tra colline ricoperte di frutteti, vigne e piccoli boschi. Nel comune, in località Colle Rovelizio, nel 1896, è stato ritrovato un insediamento italico con tombe a cappuccina ed a fossa. Non vi è nessuna fonte storica che attesti la fondazione del borgo, tuttavia L. Busico asserisce che risale all'XI-XV secolo, mentre De Nino la definisce una stazione preromana. In una visita pastorale viene citata una pieve risalente al IV o al VII secolo. Prima del III secolo a.C. era colonia frentana, nel III secolo a.C. divenne colonia romana, mentre nel X secolo fu contea do Odorisio e nel XI secolo fu dei Normanni. Tra i luoghi di maggiore interesse ricordiamo: - Il castello, le prime fonti in cui viene citato il castello risalgono all'XI secolo. Una bolla papale del 1208 narra di un castrum di Gissi. Dentro il castello c'erano la dimora del governatore, l'armeria e le scuderie. Il castello crollò prima del 1742 ed al suo posto si erge ora un'abitazione. - Chiesa di Santa Maria Assunta, edificata prima del 1568 con trasformazioni successive nel XVIII-XIX secolo. Originariamente era costituita da un'aula unica basilicale. Nel XVII secolo fu ampliata. Il campanile, realizzato in pietra calcarea e suddiviso in più livelli mediante cornici marcapiano è stato costruito nel XVIII secolo. La facciata principale, anticamente in pietra, con tre portoni e rosone, è in laterizio edificato negli anni cinquanta. L'interno è a tre navate con volta con otto cappelle laterali, quattro per lato. Sopra l'ingresso vi è la cantoria che ospita un organo realizzato verso la fine del XVII secolo. - Resti del convento di San Francesco d'Assisi, siti presso l'attuale municipio. Il convento risale al XIII secolo. La chiesa era a navata unica con coperture a capriate con, ai lati, degli altari e, sul fondo, l'altare maggiore con, nel retro, il coro e sagrestia. Le strutture abitative sono andate demolite ma rimangono dei resti di mura, cisterne, pozzi e frammenti lapidei. - Chiesa di San Bernardino, ricostruita in stile moderno nel 1960 davanti alla precedente chiesa (costruita nel 1850 e abbattuta a causa delle condizione precarie).
COUNTRY HOUSE GISSI (CH)
Edizione del presepe vivente del San Francesco di Gissi (Ch) Anche per il 2016 ospiti ed operatori del San Francesco di Gissi sono pronti a rappresentare il presepe, proprio come lo immaginò San Francesco a Greccio nel lontano 1223. Si tratta del 20° anno di una drammatizzazione che riscuote, ormai, una grande partecipazione in termini di afflusso di pubblico, che accorre per rivivere, in un contesto di alto coinvolgimento emotivo, le fasi salienti della nascita di Gesù. La rappresentazione si terrà Domenica, 11 dicembre 2017, a partire dalle ore 16,30 presso la pineta adiacente al Centro sito in Località Rosario n.10 a Gissi (CH), con il patrocinio della Presidenza del Consiglio della Regione Abruzzo, della Provincia di Chieti, della Comunità Montana Montagna Sangro Vastese e dei Comuni di Gissi, San Buono, Villalfonsina e Carpineto Sinello.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' GISSI (CH)
Complesso Bandistico Città di Gissi (Ch) Il complesso bandistico Città di Gissi è formato da 40 giovani elementi di ambo i sessi. Dal 1985, sotto la guida del prof. Nicola Mariani, il quale ha sempre diretto il gruppo con molta passione e dedizione nell'insegnamento della musica, partecipa a numerose manifestazioni culturali, sportive e ricreative in molti paesi dell'Abruzzo e fuori. E' associato A.N.B.I.M.A. (Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome) e come tale è stata chiamata a partecipare a raduni, rassegne e concerti musicali di rilevanza nazionale ed europea. Nel 1987 ha rappresentato la provincia di Chieti in una importante manifestazione organizzata a Neuchatel (Svizzera) dall'unione Province Abruzzesi, nel 1990 ha tenuto una serie di concerti in Belgio e Francia e nel 2000 ha rappresentato la regione Abruzzo a Budapest in occasione del Festival Europeo delle bande folkloristiche, riscuotendo ovunque notevoli e lusinghieri apprezzamenti. Il suo repertorio, molto vario, è costituito da: pot pourri, colonne sonore, brani di musica leggera e di cantautori, modem selection, brani originali per banda, marce brillanti, militari e sinfoniche, dixie e brani classici. Il complesso bandistico fa parte dell'Associazione Amici della Musica la quale non persegue fini di lucro, ma ha come fine quello di promuovere iniziative intese ad incrementare, soprattutto nei giovani, l'interesse per la musica e la cultura artistica in generale. La banda rappresenta un luogo dove i ragazzi socializzano, scambiano opinioni, si divertono e riportano alla luce i valori legati alla tradizione bandistica italiana.
RIFUGI E BIVACCHI A GISSI (CH)
Il Presepe Vivente di Gissi (Ch) Nel suggestivo scenario della pineta adiacente all'Istituto San Francesco di Gissi. in località Rosario, da venti anni si tiene la rappresentazione del Presepe Vivente, appuntamento sempre molto coinvolgente e seguito. Ad animare le scene che riproducono gli ambienti di vita quotidiana ispirati a Betlemme saranno i ragazzi e gli operatori del centro che interpreteranno i personaggi tradizionali della natività. La  20^edizione/2016 della  rappresentazione del Presepe Vivente,  intitolata "Il Re poverello", si terrà sabato 11 dicembre 2016 dalle ore 16,30. L'iniziativa ha il patrocinio della Presidenza del Consiglio della Regione Abruzzo, della Provincia di Chieti, della Comunità Montana Montagna Sangro Vastese e dei Comuni di Gissi, San Buono, Villalfonsina e Carpineto Sinello. Per ulteriori informazioni: Istituto San Francesco tel.0873 937553.
Gissi (Ch) Senza timore di cadere nei consueti luoghi comuni, si può tranquillamente affermare che l’artigianato sia nato con l’uomo. La parola artigianale descrive infatti, secondo il vocabolario della lingua italiana, la produzione, o la riparazione, di un oggetto fatta con metodi manuali e tradizionali; questo in contrapposizione a quelli industriali e su larga scala che si avvalgono di macchine ed automazioni di vario genere. È la manualità l’elemento peculiare in grado di distinguere e caratterizzare il lavoro artigianale, che nasce dunque nel momento in cui i primi uomini preistorici, e parliamo di oltre 700.000 anni fa, iniziano ad ingegnarsi per utilizzare i materiali grezzi che la natura forniva loro, come la pietra, il legno, la terra, le ossa degli animali, al fine di ricavarne oggetti e strumenti per alleviare la durezza della loro primitiva vita quotidiana. È stato l’intuito innato della razza umana in evoluzione a dettare le regole dei primi tentativi in questo senso, rafforzato poi quasi certamente da casuali e fortunose scoperte. Qualcuno avrà notato, ad esempio, come l’argilla posta attorno al focolare acceso fosse divenuta poi, il mattino seguente, solida come roccia; facile immaginare che uno tra i più svegli nel gruppo abbia modellato la terra morbida con le sue mani cuocendola poi sul falò per farne una ciotola. Di certo l’archeologia che studia le fasi più antiche della presenza dell’uomo sulla terra, ossia la preistoria, ha svelato come sia stata la pietra, seguita dal legno, il primo materiale cui l’uomo ha fatto ricorso per ottenere strumenti di lavoro e soprattutto armi con cui cacciare. Le prime pietre impugnate da mano umana risalgono al cosiddetto Paleolitico, la fase più antica della preistoria, e sono poco più che tozzi frammenti di roccia dai bordi taglienti, ma quelli dei periodi successivi e in particolare di quel Neolitico che in Abruzzo inizia circa 7.000 anni fa, sono ormai raffinatissimi oggetti in selce, scheggiati ad arte e lavorati con una finezza ed una precisione davvero sorprendenti. Nella nostra regione sono numerosi i ritrovamenti di vere e proprie officine preistoriche, localizzate soprattutto sulle pendici della Majella dove abbonda la selce, nelle quali si producevano di grandi quantità di utensili in pietra. Lo stesso avviene certamente per il legno, del quale purtroppo l’archeologia può dirci ben poco, dato che esso difficilmente si conserva nel tempo: dal semplice ramo raccolto in terra si passa alla lavorazione di bastoni e manici dalla forma funzionale. Così pure la ceramica mostra un’evoluzione rapida e sorprendente lungo tutto l’arco della preistoria, sia nelle forme e nelle tecniche di lavorazione, che nella finezza dell’impasto. L’abilità manuale guidata dall’intelligenza, dall’esperienza, dalla creatività: questi dunque gli elementi vincenti che permettono ai nostri lontani antenati di sfruttare le materie prime naturali per realizzare oggetti utili, divenendo così i primi artigiani della storia umana.
Frazione Piano dell'Ospedale - Peschiola fa parte del comune di Gissi, in provincia di Chieti, nella regione Abruzzo. La frazione o località di Piano dell'Ospedale - Peschiola dista 4,72 chilometri dal medesimo comune di Gissi di cui essa fa parte. Del comune di Gissi fanno parte anche le frazioni o località di Case sparse (-- km), Marisi (7,82 km), Montecanavella (3,83 km), Pian Querceto (4,09 km), Pianospedale (5,39 km), Rosario (1,34 km), Rovelizio (5,40 km), Tratturo (6,22 km), Valle Fiaschetta (4,09 km). Il numero in parentesi che segue ciascuna frazione o località indica la distanza in chilometri tra la stessa e il comune di Gissi. La frazione o località di Piano dell'Ospedale - Peschiola sorge a 155 metri sul livello del mare.
La lavorazione della pietra nel paese di Gissi (Ch) Se la lavorazione della pietra da parte dell’uomo ha origine, durante la preistoria, dall’esigenza di creare armi ed utensili con l’unica materia prima di cui si possedevano le conoscenze per la manipolazione, la sua evoluzione è poi nella funzione edilizia e decorativa. Semplici e rozzi pietroni sono raccolti nei campi ed usati per erigere muraglie, capanne e fortezze in epoca italica. Man mano essi diventano blocchi squadrati e levigati, elemento costituente di palazzi e templi in epoca romana, anche se affiancati man mano dal più economico mattone che, proprio per via del suo minor costo, viene destinato agli impieghi più vili e comuni, riservando la pietra alle costruzioni nobili o alla creazione di statue, bassorilievi e sarcofagi. Dalle folte schiere di semplici scalpellini, in grado di sbozzare i pezzi di pietra per farne blocchi da costruzione, emerge pian piano una miriade di artigiani capaci di andare oltre, plasmando quei blocchi in forma di volti, capitelli, figure e scene mitologiche, iscrizioni, animali. In alcuni di essi l’alito dell’arte è così forte da farne dei veri maestri o addirittura artisti divenuti poi celebri alla storia. L’avvento del Cristianesimo vede la pietra trionfare nella costruzione delle chiese, sia come materiale portante sia come rivestimento di una struttura in mattoni, ma soprattutto nella sostanza degli elementi decorativi più importanti quali portali, altari, cibori (la struttura a baldacchino che copre l’altare nelle chiese medievali) o amboni (il pulpito dal quale il sacerdote leggeva le scritture). Dal Medioevo, e soprattutto nel Rinascimento, la capacità di dare forma alla pietra per creare elementi decorativi, statue, fregi, stemmi nobiliari viene assimilata anche dall’architettura civile e questi oggetti entrano di diritto nei progetti degli architetti dell’epoca. Portali, fontane, facciate, finestre, archi, colonnati, scalinate, ma anche tavoli, oggetti e statue realizzano ovunque un trionfo di forme, dalle grandi città ai borghi più minuscoli. Da quella tradizione giungono, con una diretta discendenza ideale, tecnica e stilistica, i moderni artigiani della pietra.
Gissi: un paese che nasconde meraviglie inaspettate. GISSI - Spesso l’uomo non apprezza ciò che la natura gli ha donato, ma altrettanto spesso non è nemmeno a conoscenza delle meraviglie che lo circondano. Gissi, infatti, è uno dei due principali “gessi abruzzesi”: è l’unico paese di gesso in Italia e in tutto il mondo ad essere ancora abitato. Inoltre, questo territorio nasconde una geologia quasi unica in Abruzzo e un suggestivo ambiente naturale ricco di biodiversità. Gli ambienti sotterranei e gli ipogei ricavati nella roccia gessosa rappresentano, purtroppo, una realtà poco conosciuta. Gissi sorge su una rupe costituita per quasi il 100% da roccia gessosa. Anche nel centro storico, infatti, sono presenti zone dove, nonostante i detriti e le macerie, è possibile intravedere parte della pietra da gesso. Nel corso dei secoli questi ambienti sono stati abbandonati diventando delle discariche di materiali tant’è che oggi, sono quasi scomparsi sotto montagne di detriti. In passato, gran parte della pietra da gesso fu estratta in blocchi, in modo da permettere la costruzione di nuove case e palazzi, e molta fu cotta nelle “carcare” per poter ricavare gesso in polvere utilizzato sia localmente, come malta legante, oppure esportato come merce di scambio. Possiamo dunque immaginare i grandi “vuoti” che si sono venuti a creare nel sottosuolo nel corso dell’attività estrattiva. Spesso questi vuoti erano usati come via di fuga o come passaggi segreti in quanto permettevano di raggiungere i punti più strategici del paese. La maggior parte di questi sotterranei, purtroppo, è andata perduta ma ci sarebbe molto da recuperare e da riscoprire, in quanto gli ipogei oltre a costituire una parte primordiale delle origini del “paese di gesso”, rappresentano un’importante risorsa culturale. A sostegno di questa riscoperta è nata l’Associazione locale “I Lupi del Gesso”. I membri dell’Associazione, Antonio Ottaviano (presidente dell’Associazione Speleo Archeologia Gissi, I Lupi del Gesso e C.R.G.), Nicola Lapenna (socio fondatore di Archeoclub d’Italia ONLUS, sede di Gissi), Angelo Ciccarone (socio fondatore dell’Associazione “I Lupi del Gesso) e Mark Basilico (segretario dell’associazione “I Lupi del Gesso” e presidente della sede Archeoclub di Gissi) si stanno impegnando nell’ottenere i permessi per poter, insieme al Centro Ricerche Cars e al G.G.F.A., attraversare e scoprire la Gissi sotterranea. Grazie alla scoperta di Antonio Ottaviano, un grande amante della natura del suo luogo, Gissi entra a far parte della storia della speleologia. Antonio, insieme a Renato Pacchione, esperto speleologo, scoprono “la grotta del lupo”. Dopo un primo sopralluogo si capisce subito che si tratta di una vera e propria grotta di gesso. Da qui hanno inizio i primi rilievi, e così all’obiettivo che i Lupi del Gesso portano avanti si affianca anche il Gruppo Grotte e Forre Abruzzo e il C.A.R.S. (Centro Appenninico Ricerche Sotterranee). In seguito viene fondato il primo Speleoclub di Gissi e di tutto il medio alto Vastese. Si aggiunge poi il C.R.G. (Centro Ricerche sui Gessi) e la collaborazione del CISDAM (Centro Italiano di Studi e di Documentazione sugli Abeti Mediterranei). Si intraprende così, una grande campagna di ricerche: i rilievi vanno avanti fino alla scoperta di una rete di grotte che coprono i territori di Gissi, San Buono e Furci, che fanno parte di un’area SIC (Sito di Interesse Comunitario) denominata “Monte Sorbo-Monti dei Frentani”. Noi di .NET abbiamo deciso di intervistare Antonio Ottaviano e Nicola Lapenna che ci spiegheranno meglio la questione di Gissi e della sua storicità. Inoltre, possiamo seguire le scoperte de “I Lupi del Gesso” attraverso le numerose pagine facebook che sono state create dai membri dell’Associazione:  “I Lupi del Gesso - Sezione CRG  Centro Ricerche sui Gessi”; “I Lupi del Gesso - Sezione Archeologica”; “I Lupi del Gesso - Sezione Ambiente e Beni Culturali”; “I Lupi del Gesso -  Gruppo Speleologico Speleoclub GISSI”; “I Lupi del Gesso -  Gruppo Esplorativo Escursionistico”.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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