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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Furci (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI FURCI (CH)
 
Ospitalità nel Paese di FURCI (Ch) (m. 550 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Furci: 42° 0' 0'' N - 14° 35' 0'' E
     
  CAP: 66050 -  0873 -  0873.  - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI FURCI 0873.939132   0873.938965       0873.939132 - 81000970699
Come raggiungere Furci Satzione: Chieti   Aeroporto d'Abruzzo a 76 Km.  Uscita: Casalbordino/Vasto Nord
 
HOTELS ED ALBERGHI FURCI (CH)
Personaggi celebri legati a Furci (Ch) Cesare de Horatiis (1812 - 1863), patriota mazziniano e poeta. Cesare Ippolito Enrico de Horatiis (Furci, 15 febbraio 1812 – Ortona, 10 ottobre 1863) è stato un patriota italiano. Fu un patriota mazziniano. Figlio di Nicola e di Maria de Francesco, primogenito di una delle principali famiglie del paese. Era destinato a succedere al padre nell'amministrazione dell'azienda di famiglia ma rinunciò a favore del fratello e preferì intraprendere gli studi al seminario arcivescovile di Chieti. Finiti gli studi, fu nominato parroco di una piccola curia della provincia e scelse il posto di prefetto di camerata nel Regio Collegio Sannitico di Campobasso. In quel periodo, si avvicinò alle idee del Risorgimento, coltivando amicizie negli ambienti mazziniani, fino a iscriversi alla Giovine Italia. Ospite di un parente a Napoli, iniziò a frequentare la scuola di lingua italiana del letterato Basilio Puoti e divenne amico di Francesco De Sanctis e di Silvio Spaventa. Tornato a Furci, insegnò al seminario di Montecassino, dove conobbe Vincenzo Gioberti e dove iniziò a stampare L'Ateneo Italiano, una rivista di scienza e letteratura, in seguito soppressa dal governo napoletano dopo l'insurrezione del 15 maggio 1848. De Horatiis, abbandonata Montecassino, successivamente condusse una vita itinerante nei paesi della zona, predicando e tenendo al contempo discorsi contro il re di Napoli. Questa attività ne causò l'arresto e il trasferimento prima a Napoli e poi a Campobasso, dove trascorse due anni in carcere insieme ad altri mazziniani molisani. Uscito dal carcere, tornò a Furci ma sia il vescovo che la polizia gli vietarono le partecipazioni in pubblico e il ritorno a Montecassino. De Horatiis, però, era divenuto un personaggio popolare per le sue idee e le sue attività e veniva spesso invitato a tenere prediche nelle solenni ricorrenze religiose dei paesi vicini. A causa di ciò, le autorità presero verso di lui provvedimenti ancora più restrittivi ma fu salvato dall'arcivescovo di Lanciano Giacomo de Vincentiis, chiamandolo ad insegnare nel locale seminario. Nel 1860, dopo l'ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli, il sindaco di Lanciano Ignazio Napoletani, riunita la giunta, dichiarò la decadenza della famiglia borbonica e fece sventolare la bandiera italiana: il primo nel Meridione a compiere un gesto tanto clamoroso. De Horatiis fu nominato segretario del sottoprefetto di Lanciano, Camillo del Greco. In seguito divenne parroco di Ortona, dove finì i suoi giorni.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE FURCI (CH)
Personaggi celebri legati a Furci (Ch) Beato Angelo da Furci (1247 - 1327) frate agostiniano, grande taumaturgo. Angelo da Furci (Furci, 1246 – Napoli, 6 febbraio 1327) è stato un religioso italiano. Membro dell'ordine agostiniano, di cui fu anche priore provinciale per Napoli, è venerato come beato dalla Chiesa cattolica che ne celebra la memoria liturgica il 6 febbraio. Biografia del Beato Angelo da Furci: Entrò tra gli agostiniani del convento di Vasto nel 1266 e venne ordinato sacerdote: soggiornò per cinque anni a Parigi, dove ebbe modo di studiare teologia presso la Sorbona. Tornato in Italia, insegnò presso numerosi conventi dell'Ordine e venne infine assegnato allo Studio Generale degli Agostiniani a Napoli; fu priore della Provincia napoletana degli agostiniani dal 1287. Papa Niccolò IV intendeva elevarlo all'episcopato, ma Angelo rinunciò, per umiltà, sia alla carica di vescovo di Melfi che, in seguito, a quella di vescovo di Acerra. Morì nel 1327 presso il convento di Sant'Agostino alla Zecca a Napoli, dove venne sepolto. Fu un celebre teologo ed omileta, ma il suo commento al Vangelo di Matteo e la sua raccolta di sermoni non sono pervenuti ai nostri tempi. Il culto verso il Beato Angelo da Furci: Acclamato santo alla morte, venne aggregato ai compatroni di Napoli, dove veniva commemorato in due feste (il 6 febbraio e il 13 settembre): nell'agosto 1808 il suo corpo fu traslato a Furci, dov'è ancora sepolto nel santuario a lui intitolato. Papa Leone XIII ne approvò il culto il 20 dicembre 1888: il Martirologio Romano fissa per la sua memoria liturgica la data del 6 febbraio. Bibliografia di Beato Angelo da Furci: Francesco Lanza, Vita del beato Angelo da Furci sacerdote professo dell'Ordine eremitano di S. Agostino, Roma, 1889; Lorenzo Pauluzzi, Vita del Beato Angelo da Furci, Chieti, 1936. Feste ed eventi nel paese di Furci (Ch) 6 febbraio 17 maggio e 13 settembre: festa patronale del Beato Angelo: 13 agosto: sagra della pecorara. La Comunità montana Medio-Vastese (zona T) era stata istituita con la Legge regionale 18 maggio 1976, n. 22 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. È stata soppressa dopo una riduzione delle comunità montane abruzzesi che sono passate da 19 ad 11 nel 2008. Aveva la sede nel comune di Gissi e comprendeva sedici comuni della Provincia di Chieti: Carpineto Sinello; Casalanguida; Cupello; Dogliola; Fresagrandinaria; Furci; Gissi; Guilmi; Lentella; Liscia; Monteodorisio; Palmoli; Roccaspinalveti; San Buono; Scerni; Tufillo.
CAMPEGGI FURCI (CH)
Cenni di Storia e Tradizioni del paese di Furci (Ch) Furci ha origini antichissime, ad accreditare le quali sono i numerosi reperti archeologici rinvenuti nelle contrade S. Maria, S. Giovanni e sul colle Moro: si tratta di monili e monete di età romana risalenti al periodo compreso tra il 1° sec. a.c. e il 2°sec. d.C. Sul colle Moro vi sono anche resti di Mura Saracene che la tradizione vuole cosiddette perché appartenenti ad un antico convento che fu distrutto dai Saraceni. Sembra che solo per miracolo anche la città non subì la stessa sorte: si narra infatti che dopo aver abbattuto il convento, i saraceni si diressero verso Furci con intenzioni altrettanto sanguinarie e distruttive, ma li dissuase a compiere la triste impresa la nebbia fittissima e il suono cupo delle campane. Dall'Antinori apprendiamo che nel 1145 la città era feudo di Odorisio, figlio di Berardo, di origine franca, probabilmente un discendente dell'antica schiatta dei Conti di Valva. Alla stessa data, quando paga le tasse di un soldato a cavallo, pare che Furci fosse popolata da ventiquattro famiglie, appollaiate intorno al castello del Signore. E' a questo periodo che si vuol far risalire l'urbanizzazione della collina e la costruzione delle prime opere di fortificazione: di certo la città si munisce di mura e innalza il Torrione, tutt'oggi esistente, con funzioni difensive della città e della contea. La tradizione vuole che il nome di Furci discenda, per successive trasformazioni, da "Fortezza"; vocabolo a sua volta legato alla presenza del Torrione che, secondo la stessa tradizione, faceva parte di una strategia difensiva messa in atto da tre fratelli: uno residente a Monteodorisio, uno a Palmoli, l'altro a Furci, i quali per difendersi dalle scorrerie dei barbari, avevano costruito delle torri dalle quali si inviavano dei segnali di fuoco non appena li avvistavano sul loro territorio. Per tutto il XII secolo Furci rimase pertinenza della contea di Loreto: questa, nel 1164 era stata concessa dal re normanno Guglielmo 1°, detto il Malo, a Iozzellino, suo familiare, che lo tenne fino al 1197, quando gli succedette suo figlio Berardo 1. Scarsissime sono le notizie relative ai secoli successivi. Nel 1316, riferisce ancora l'Antinori, "possessore del Castello di Furci" era Pietro di Grandinato, appartenente a quella potente famiglia Baronate, probabilmente di origine longobarda che signoreggiò in Abruzzo per oltre tre secoli, fino alla sua estinzione avvenuta verso la metà del 1300. Legato alla storia di Furci è anche quel Gentile Grandinaoe che nel 1279, nella rassegna dei feudatari ordinata da Carlo 1° D'Angiò, risultò Signore di un vasto territorio, comprendente oltre a Furci, Pollutri, S. Anzuino, Acquaviva, Salavento, Castelletto; centri che furono valutati, tutti quanti, un milite. Negli anni 1324-1325 la chiesa di "Furchis", insieme a molte altre della diocesi di Chieti, risulta ufficialmente dipendente dall'Abbazia di San Angelo in Cornacela che ne pagava le decime. Sorto in pressimità del tratturo Centurelle-Montesecco, forse sui resti di un antico tempio pagano, questo Convento è stato uno dei poli dell'attività monastica benedettina, con un feudo vastissimo, comprendente S. Nicola di Canale e Ilice (Pollutri), Furci e Moro, S. Maria del Monte (Castiglione), Roccaspinalveti, Fraine e Tufillo. Fra i tanti centri cui sono legati il nome e le vicende dell'Abbazia, Furci ha una rilevanza particolare per essere il luogo natio del Beato Angelo, illustre figura di teologo della seconda metà del 1200 che proprio nel Convento di S. Angelo in Cornacela ricevette la sua prima formazione, sotto la guida dei maestri benedettini. Nella prima metà del 1400 la contea di Monteodorisio, cui Furci apparteneva, insieme agli attuali comuni di Gissi, Casalanguida, Casalbordino, Lentella, Cupello, Liscia, Colledimezzo, Guilmi , Pollutri, Scerni e Villalfonsina, è infeudata a Perdicasso Barrile, noto per la sua avversione a Giacomo Caldora, Signore di Vasto. Alla fine del XV sec. la contea passa ai D'Avalos, marchesi di Vasto, ponendo le condizioni per l'organizzazione di un ampio stato feudale, destinato a lunga vita, che si va ad aggiungere all'altrettanto vasto Principato di San Buono, sorto nella parte occidentale e montana del vastese, già nel primo ventennio del 400, con il matrimonio di Marino Caracciolo e Maria di Sangro. Fino ad un'epoca molto recente le attività prevalenti dei Furcesi, che nel censimento del 1951 risultarono in numero di 2272, erano l'agricoltura e la pastorizia, non mancavano, tuttavia, attività a queste complementari, a testimonianza di una comunità dinamica e intraprendente. Risulta, infatti, che in paese vi fossero due fabbriche di pasta che ne producevano circa 55 quintali all'anno, avendo a disposizione due torchi e una forza lavorativa di quattro persone impegnate, in media, 120 giorni all'anno. A queste fabbriche si aggiungevano 5 frantoi a forza animale con 5 torchi e 15 lavoranti per 45 giorni all'anno; nonché 10 industrie tessili casalinghe. Legata all'attività agricola è anche l'esistenza di mulini presso corsi d'acqua: vicino al fiume Treste si trovano i resti di un mulino che pare consentisse, durante la guerra, di macinare grano oltre le quantità previste dalla tessera annonaria. Per provvedere al rifornimento di ghiaccio durante l'estate, Furci disponeva di due neviere, site rispettivamente nelle attuali Via duca d'Aosta e Piazza Beato Angelo, quest'ultima più grande dell'altra che, comunque, aveva una profondità di oltre 15 metri.
VILLAGGI TURISTICI FURCI (CH)
Cenni di Storia e Tradizioni del paese di Furci (Ch) Di una miniera a Furci parla anche Lorenzo Giustiniani nel suo ''Dizionario", dicendole di proprietà del Marchese, che ovviamente, ne godeva i profitti, provenienti dagli stessi "privati cittadini" da cui esigeva censi per le terre. Oltre che alla figura del Beato Angelo, sulla cui vita e sulle cui opere hanno scritto parecchi studiosi, ai quali rimandiamo, Furci è legata al nome, illustre, di Cesare De Horatiis, che vi nacque nel 1812 e che fu uno dei protagonisti della stagione risorgimentale, svolgendo una nobile ed efficace azione in campo politico, educativo e letterario. La sua eredità culturale è affidata, infatti, al suo patriottismo, ma anche alle sue poesie e ai suoi saggi, lodati dai più grandi scrittori suoi contemporanei. Tra le principali emergenze architettoniche e ambientali del paese c'è il Torrione medioevale, di cui si è detto, che inquadra l'ingresso al centro antico, fungendo da cerniera, materiale e temporale insieme, tra città vecchia e città nuova. La chiesa parrocchiale di S. Sabino, alla sommità del paese, risale al 1500, anche se nel tempo ha subito molti rifacimenti che, sia all'interno che all'esterno, la rendono barocca nelle decorazioni. La navata destra della chiesa è dedicata al B. Angelo: fino a qualche anno addietro, la Cappella ne custodiva le spoglie, che furono traslate a Furci nel 1808, provenienti da Napoli e precisamente dalla Chiesa di S. Agostino alla Zecca, ove era stato sepolto nel 1327, con tutti gli onori di una figura già nota in tutta Italia per santità e dottrina. Queste spoglie oggi si trovano nella Chiesa nuova dedicata al Beato Angelo, costruita negli anni 70 nella parte nuova del Paese. A cornice della chiesa di S. Sabino è il maestoso campanile, di pregevole fattura, tanto nell'invaso verticale, in mattoni, tanto nella cupola ricoperta di tessere di maiolica color verde acqua. Dedicata al B. Angelo è anche la Cappella edificata sul sito della casa paterna negli anni successivi alla sua morte. Rovinata a causa del suolo franoso e instabile, questa cappella è stata più volte riedificata, giungendo ad uno stato attuale che è opera di un recente restauro voluto dal parroco del paese. Il culto del Beato Angelo è vivamente sentito non soltanto dai Furcesi ma anche dagli abitanti dei paesi vicini, che numerosi si recano a venerarlo nelle giornate di festa organizzate in suo onore: 6 febbraio, 17 maggio, e 13 settembre. La statua che in queste giornate viene portata in processione risale al 1665. Oltre a quelli attualmente esistenti c'erano in paese altri edifici religiosi come la chiesa della Madonna, andata distrutta con la frana del 1935, nonché la Chiesa di S. Sebastiano, e del Purgatorio vicino al campanile. Uno dei temi in cui la fantasìa popolare è maggiormente prolifica è quello del brigantaggio che, si racconta, aveva nelle campagne furcesi, una delle sue roccaforti. Nel bosco di Furci chiamato "le fratte", esiste ancora oggi una grotta detta "tana dei banditi" che di questi era il nascondiglio. La galleria sotterranea che si apriva in questa grotta pare arrivasse fino alla Chiesa di S. Sabino. Il capo dei briganti era Giovanni Pomponio di Liscia, famoso per il suo carattere irruente e sanguinario. Di Furci era invece "Intino", braccio destro di Pomponio, ricordato come tipo meno incline alla violenza, più cauto e riflessivo. Si racconta che i briganti della zona operavano in gruppo di quindici, sequestrando talvolta bambini che poi restituivano in cambio di un riscatto in viveri. E' nota in paese la vicenda della cattura, dopo una fuga rocambolesca, del brigante Pomponio che, braccato e ferito dai gendarmi, morì vicino ad una fonte che prese il suo nome e che è andata distrutta con la frana del 1935. Un altro racconto popolare è legato al luogo chiamato "Aia della Corte" e cosiddetto in seguito ad un sopralluogo della Magistratura. Questo luogo ha la fama di maledetto in quanto teatro di fatti tragici come l'assassinio di un uomo, per mano dalla sua amante, nonché la morte di un altro colpito da un fulmine.
AFFITTACAMERE FURCI (CH)
Il Beato Angelo da Furci (Ch) Il B. Angelo nacque a Furci (Chieti) nel 1246 da genitori agiati, che, essendo sterili, lo ottennero (secondo la tradizione, sulla quale del resto si basano tutte le notizie della sua vita) per intercessione di s. Michele Arcangelo, al cui Santuario, sopra il non lontano Gargano, si erano recati in pio pellegrinaggio. Nel battesimo ebbe il nome di Angelo. Educato esemplarmente dai genitori, fu in seguito affidato a uno zio materno, abate benedettino di Cornaclano, presso Furci, con cui fece rapidi progressi sia nella scienza che nella santità. Morto lo zio, Angelo tornò a Furci. Dopo la morte del padre, si recò a Vasto, dove entrò, nel 1266, fra gli Agostiniani, presso i quali compì gli studi regolamentari e ascese al sacerdozio. Venticinquenne fu mandato a studiare alla Sorbona di Parigi, dove si trattenne per cinque anni. Tornato in Italia, insegnò in vari conventi, finché fu destinato allo studio agostiniano di Napoli, da dove non si mosse più fino alla morte. Si distinse come teologo e oratore: anzi, gli storici gli attribuiscono un commento su s. Matteo e una raccolta di sermoni, che oggi non sappiamo dove siano conservati. Nel 1287 fu eletto Priore Provinciale della Provincia napoletana. Per umiltà rinunciò agli incarichi episcopali di Acerra e di Melfi. Morì a Napoli, il 6 febbraio 1327, nel convento di S. Agostino alla Zecca dove ebbe sepoltura. Il popolo, che già lo venerava da vivo come un santo, incominciò a raccomandarsi a lui, ottenendo favori e grazie. In seguito venne aggregato ai santi compatroni di Napoli e festeggiato il 6 febbraio e il 13 settembre.Grande è la devozione verso di lui anche a Furci, dove nell'agosto 1808 fu traslato il suo corpo. Il 20 dicembre 1888 Leone XIII ne approvò il culto ab immemorabili. La sua memoria liturgica ricorre il 6 febbraio.
BED & BREAKFAST FURCI (CH)
Cesare De Horatiis di Furci (Ch) Cesare Ippolito Enrico de Horatiis (Furci, 15 febbraio 1812  – Ortona, 10 ottobre 1863) è stato un patriota italiano. Fu un patriota  mazziniano. Figlio di Nicola e di Maria de Francesco, primogenito di una delle principali famiglie del paese. Era destinato a succedere al padre nell'amministrazione dell'azienda di famiglia ma rinunciò a favore del fratello e preferì intraprendere gli studi al seminario arcivescovile di Chieti. Finiti gli studi, fu nominato parroco di una piccola curia della provincia e scelse il posto di prefetto di camerata nel Regio Collegio Sannitico di Campobasso. In quel periodo, si avvicinò alle idee del Risorgimento, coltivando amicizie negli ambienti mazziniani, fino a iscriversi alla Giovine Italia. Ospite di un parente a Napoli, iniziò a frequentare la scuola di lingua italiana del letterato Basilio Puoti e divenne amico di Francesco De Sanctis e di Silvio Spaventa. Tornato a Furci, insegnò al seminario di Montecassino, dove conobbe Vincenzo Gioberti e dove iniziò a stampare L'Ateneo Italiano, una rivista di scienza e letteratura, in seguito soppressa dal governo napoletano dopo l'insurrezione del 15 maggio 1848. De Horatiis, abbandonata Montecassino, successivamente condusse una vita itinerante nei paesi della zona, predicando e tenendo al contempo discorsi contro il re di Napoli. Questa attività ne causò l'arresto e il trasferimento prima a Napoli e poi a Campobasso, dove trascorse due anni in carcere insieme ad altri mazziniani molisani. Uscito dal carcere, tornò a Furci ma sia il vescovo che la polizia gli vietarono le partecipazioni in pubblico e il ritorno a Montecassino. De Horatiis, però, era divenuto un personaggio popolare per le sue idee e le sue attività e veniva spesso invitato a tenere prediche nelle solenni ricorrenze religiose dei paesi vicini. A causa di ciò, le autorità presero verso di lui provvedimenti ancora più restrittivi ma fu salvato dall'arcivescovo di Lanciano Giacomo de Vincentiis, chiamandolo ad insegnare nel locale seminario. Nel 1860, dopo l'ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli, il sindaco di Lanciano Ignazio Napoletani, riunita la giunta, dichiarò la decadenza della famiglia borbonica e fece sventolare la bandiera italiana: il primo nel Meridione a compiere un gesto tanto clamoroso. De Horatiis fu nominato segretario del sottoprefetto di Lanciano, Camillo del Greco. In seguito divenne parroco di Ortona, dove finì i suoi giorni.
CASE PER VACANZA FURCI (CH)
Il Borgo Fortificato del centro storico di Furci (Ch) Il primo impianto risale al XV secolo. Del borgo si può ammirare il torrione medievale che si trova presso l'ingresso del centro storico. Questo torrione è collegato ad un palazzetto nobiliare. La base della torre risale al XIII-XIV secolo, mentre la parte superiore risale al XV secolo. Il borgo fortificato. Torre Medioevale: Il torrione cilindrico è costituito da pietre di forma irregolare ed ha una merlata cilindrica sempre in pietra. La base, realizzata in blocchi di pietra, parrebbe risalire tra il XIII e il XIV secolo, mentre il resto della torre al XV secolo. Il torrione è collegato ad un palazzetto nobiliare ( completamente restaurato) e fiancheggia la porta di accesso al nucleo antico. La Chiesa di San Sabino: È sita in via Cesare Battisti. Risale ad un periodo antecedente al XVII secolo ed ha subito delle trasformazioni nel XVIII-XIX secolo. L'edificio religioso è posto su di un basamento con prospetto con frontone in stile classico. La facciata è intonacata, decorata con stucchi e lesene. Il campanile è in pietra e consta di base quadrangolare, inoltre è suddiviso in più livelli da cornici marcapiano e la cupola è a bulbo rivestito da piastrelle in ceramica smaltata. L'interno è a tre navate. Nel XIX secolo sono state aggiunte le cappelle laterali ed una piccola cupola. Chiesa di San Sabino Vescovo. Santuario "Beato Angelo da Furci": Il Santuario è sito in piazza Beato Angelo. Di recente costruzione, è stato consacrato Santuario nel 1993. L'esterno è caratterizzato da due ingressi laterali e dall'ampio giardino attrezzato per accogliere i fedeli. All'interno sono conservate le spoglie del Beato Angelo. Per maggiori informazioni consultare il sito: www.santuariobeatoangelo.com. Casa Del Beato Angelo da Furci:  Casa natale del Beato Angelo. Si trova in via Casa del Beato Angelo. La chiesa al primo piano è stata recentemente restaurata.
APPARTAMENTI PER VACANZA FURCI (CH)
Feste religiose a Furci (Ch) 6 Febbraio: Festa del Beato Angelo da Furci. La prima delle tre feste dedicate al Beato. In questa data si ricorda la morte del Beato. 17 Maggio: Festa del Beato Angelo da Furci. La seconda delle tre feste. In questa data si ricordano i miracoli avvenuti nella stessa data avvenuti nel 1911. 13 Settembre: Festa del Beato Angelo da Furci. Questa è la festa principale dell'anno, che richiama a Furci numerosi pellegrini. Punti ristoro a Furci (Ch) Agriturismo "La Collina": A gestione familiare. Cucina tipica locale e regionale. C.da Morelle - Tel. 0873941057. Bar "Sport": Via Roma, 37 - Tel. 0873939100. Pizzeria "Le Rose": A gestione familiare. Specialità tutti i tipi di pizze, ma è adibito anche a trattoria. Via VIII strada, 6: Tel. 0873939114. La Cantina di Penelope: A gestione familiare propone pizze, cucina locale, nazionale ed internazionale. Largo Cianciosi - Tel. 0873939121. La Locanda del Brigante: A gestione familiare. Propone piatti della tradizione e ricette rivisitate. Contrada Pelliccione - Tel. 3293298395. www.lalocandadelbrigante.com. Snack Bar "Il caffè degli artisti": Piazza Beato Angelo - Tel.0873939590.
CASE PER LE FERIE FURCI (CH)
Concerto Bandistico Città di Furci (Ch) Già all’inizio del ‘900 si esibì a Furci un grande complesso bandistico di cui si hanno poche notizie se non le testimonianze dirette di chi ha vissuto quegli anni o ne ha sentito parlare nei racconti. Il gruppo ebbe purtroppo breve vita, si disgregò inevitabilmente con l’inizio della I guerra mondiale. Con fatica, dopo la guerra, nel 1934 riemerse la passione per la musica e per la banda, passione mai spenta, piuttosto covata sotto la cenere del conflitto e presto riemersa a dar vita ad una nuova formazione bandistica diretta dal maestro Nicola OLIVA, insegnante elementare. Dopo appena un anno, nonostante la miseria dell’epoca, nacque il “CONCERTO MUSICALE DOPOLAVORISTICO CITTA’ DI FURCI”, si trattava di un gruppo numeroso, che vantava circa 38 elementi, tra giovani e giovanissimi, un gruppo di ragazzi talmente volenterosi che riuscirono ad esordire nel giro di un anno, nel 1935. La passione per la musica e l’euforia per questa nuova esperienza era sentita al punto che, nonostante le difficoltà, le famiglie dei bandisti riuscirono a recuperare un “vestito buono” come divisa ed a trovare i soldi per comprare gli strumenti ai propri figli, felici ed onorati di far parte del complesso bandistico del paese. Alcuni di quei ragazzi sono ancora con noi, con la stessa passione per la gloriosa banda: MANCINI Domenico (flicornino solista), ROCCHIO Giovanni (flicorno Contralto), CIANCAGLINI Giuseppe (clarinetto), DANIELE Giuseppe (clarinetto), AMICUCCI Angelo (flicorno contralto), Amicucci Armando (sax soprano), SCIOTTI Gino (sax tenore), CIANCIOSI Francesco (tromba si b), CIANCIOSI Carlo (clarinetto). Ancora oggi i veterani raccontano, pieni di commozione ed orgoglio, le vicissitudini di quando facevano parte del complesso bandistico del loro paese, divenuto ormai storia. "Avevamo molta buona volontà ed una passione autentica per la musica, tanto da riuscire a farci comperare gli strumenti dalle famiglie, che spesero una vera fortuna per i tempi che correvano”. Uno spaccato della vita dell’epoca fatta di tanta volontà a fronte di tante difficoltà, soprattutto per le ristrettezze economiche che addirittura non permettevano di avere la carta e l’inchiostro per scrivere le partiture. Mossi da grande volontà e dignità, per il loro esordio prepararono “Giovinezza-Giovinezza” ed una marcia militare. Fu un vero trionfo, niente di simile, a memoria d’uomo, si era mai visto a Furci e nei dintorni. Il successo della prima uscita ed il calore della gente alimentò l'entusiasmo dei componenti della banda e del suo maestro, tanto da spingerli ad arricchire il proprio repertorio con brani classici tratti da grandi opere tra cui LA TRAVIATA, IL NABUCCO, IL BARBIERE DI SIVIGLIA e LA TOSCA. Solo la dirompenza della guerra riuscì a troncare il sogno di quei giovani ragazzi. Finita anche questa guerra, prima di riprendere il cammino, per la celebre banda di Furci passarono diversi anni. Fu nel 1978 che tornò finalmente in vita il “LA BANDA DEI GIOVANI DI FURCI” in un clima di grande fermento per il paese grazie soprattutto all’entusiasmo ed all’iniziativa della signorina Cecilia. A prendere le redini della banda arrivò il maestro Rodosi D’ANNUNZIO  in onore del quale è stato intitolato l’attuale “Concerto Bandistico città di Furci”. Lui, instancabile ed appassionato, riportò in breve la banda di Furci all’antica grandezza. Da allora il suo legame con Furci ed il suo complesso bandistico è stato indissolubile, nonostante abbia poi passato il testimone ad altri illustri colleghi, prima Giuseppe Di Santo, poi Luciano Mancini, Antonio D’Antonio, Renato Gaeta, fino all’attuale direttore Nicola Ciancaglini che, dopo una lunga esperienza nelle più grandi bande da giro d’Italia, ha deciso di prendere l’eredità di questa grandiosa banda. Infatti l’impegno di tutti loro, negli anni, ha regalato alla città di Furci grandi onori che sempre sono stati ricambiati dal calore ed il sostegno che la gente del paese ha saputo offrire. Testimonianza del legame particolare di Furci con la musica è la statua di Santa Cecilia, patrona dei musicisti, nei giardini del santuario del Beato Angelo, donata nel 1985 dalla Banda alla cittadinanza. Ad oggi il complesso bandistico di Furci vanta, oltre alla storia, un curriculum fatto di grandi successi, nazionali ed internazionali, ne citiamo alcuni: La partecipazione alla trasmissione “Ciao Gente” su Canale 5, condotto da Corrado Mantoni e con la partecipazione di  Kabir Bedi. Il raduno nazionale delle bande musicali ad Assisi. Il raduno nazionale di bande musicali a Bari. A Milano con l’associazione culturale “IL CEPPO”   in rappresentanza della regione ABRUZZO. A Parigi nel 1999, in occasione del gemellaggio FURCI-BONDY (Francia), il concerto bandistico di Furci si esibisce sotto la torre Eiffel e accompagna la cerimonia durante la quale viene intitolata  una strada: “Allée de Furci”.
COUNTRY HOUSE FURCI (CH)
Furci si adagia a 554 metri di altitudine su un colle tra i fiumi Treste e Sinello. Si tratta di un centro abitato molto antico, tant'è che sono stati rinvenuti reperti archeologici appartenenti al periodo romano e al periodo dell'alto Medioevo, sebbene si sia poi persa la testimonianza degli eventi storici successivi. Qualche notizia intorno a Furci si ha nel XII secolo; nel XV secolo diventa feudo dei Caldora, nel XVIII secolo passa sotto la signoria dei marchesi D'Avalos di Vasto. Del passato si conservano tracce nelle antiche mura del paese e nel torrione medievale posto all’ingresso del borgo. Santuario del Beato Angelo da Furci (Ch) A Furci, nel 1246, nacque il frate agostiniano Angelo, teologo e taumaturgo, priore della Provincia napoletana dell’Ordine dal 1287, proclamato Beato dalla Chiesa nel 1888 (ricordato nel calendario liturgico il 6 febbraio). Nel 1993 a Furci è stato consacrato un santuario nella parte nuova del paese, per venerarne la memoria e custodirne le spoglie. Queste ultime furono traslate da Napoli nel 1808; prima della costruzione del moderno santuario erano custodite nella chiesa di S. Sabino Vescovo. Il santuario è ottimamente attrezzato per  accogliere i pellegrini e i visitatori a Furci (Ch). Furci, Provincia di Chieti, Abruzzo, Italia: Questo piccolo centro, famoso per il suo artigianato tessile, sorge su una collina tra i fiumi Sinello e Treste. Informazioni: Altitudine: 550 m slm - Distanza da Chieti: 95 km - Popolazione: ca. 1100 abitanti nel 2010 - CAP: 66050 - telefono cellulare il codice Area: 0873 - Frazioni: Morelle, Morge, Solagnoli - Come arrivare: strada: SS 86 da Vasto; Autostrada: A-14 uscita Vasto Sud. La Storia del paese di Furci: Un insediamento romano ha lasciato tracce archeologiche della zona. Poi nel Medioevo un borgo fortificato esisteva dove oggi sorge il paese. Nel 18 ° secolo appartenne alla famiglia D'Avalos. Punti di interesse a Furci (Ch): Chiesa di S. Sabino , con un alto, maestoso campanile e alcune statue del 15 ° secolo. nelle vicinanze, vi è un santuario dedicato a Beato Angelo da Furci. Eventi & Feste a Furci: 16-17 maggio e 13 settembre : Festa dei Santi Patroni. Alberghi, albergo, ristorante a Furci (Ch): Agriturismo; Ristorante Pensione Lu Fuculare, v Rischiaro 11, 66050 Furci (CH) - tel. (+39) 0873 939.181; Pizzeria Da Toni, v Ottava Strada 6, 66050 Furci (CH) - tel. (+39) 0873 939.394. Genealogia, News & Link: Municipio, v Vittorio Veneto, 66050 Furci (CH) - tel. (+39) 0873 939.157; Parrocchia, S. Sabino Vescovo, v Vicenne 19, 66050 Furci (CH) - tel. (+39) 0873 939.103; Cognomi attualmente registrati in Furci; Le persone che ricercano a Furci; Articoli di giornale su Furci. Comunità Montana Medio Vastese: Comune di Furci: Personaggi: Beato Angelo da Furci. (Furci, 1246 - Napoli, 6 febbraio 1327). www.santiebeati.it/dettaglio/39640.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' FURCI (CH)
Personaggio: Angelo nacque a Furci (Ch) nel 1246 da Albazia e Adalipto. Vestì l'abito agostiniano già ventenne, nella Chiesa agostiniana di Vasto (Ch), oggi San Giuseppe, la Cattedrale. Si distinse come teologo e oratore; diede prova di grande umiltà e di devozione a Gesù Crocifisso e all'eucarestia. Ricusò i vescovadi di Melfi e Acerra. Morì il 6 febbraio 1327 nel convento di S. Agostino Maggiore di Napoli. Il suo culto, subito diffusosi in Furci e altrove, fu approvato dal Papa Leone XIII il 20 dicembre 1888. Le sue ossa giunte a Furci il 13 agosto 1808 sono venerate in Furci nel santuario a lui dedicato. Il bellissimo Santuario, da poco, restaurato e abbellito, è un luogo di pace e di preghiera. Ogni anno tantissimi pellegrini si riversano a Furci per onorare il Beato Angelo, specie dal vicino Molise. Le sue ossa sono custodite nell' Urna che si trova nella chiesa nuova a Lui dedicata. "Santuario Beato Angelo". Altre informazioni si possono avere consultando il sito. M. S., mazo 2007. Furci è legata, oltre che alla figura del Beato Angelo, al nome, illustre, di Cesare De Horatiis, che vi nacque e che fu uno dei protagonisti della stagione risorgimentale, svolgendo una nobile ed efficace azione in campo politico, educativo e letterario. La sua eredità culturale è affidata, infatti, al suo patriottismo, ma anche  alle sue poesie e ai suoi saggi, lodati dai più grandi scrittori suoi contemporanei. 13 Settembre. Festa del Beato Angelo da Furci: Una festa non indifferente per i vastesi, per un legame che dura da oltre settecento anni. Infatti, proprio a Vasto il Beato Angelo è entrato in convento, si è formato spiritualmente ed è stato ordinato sacerdote. Inoltre, nella cattedrale di San Giuseppe si conserva la reliquia del braccio e poi come non ricordare la peregrinatio del 2004 con il ritorno del Beato Angelo proprio “nella sua chiesa”. Non molti i dati biografici a noi arrivati, desunti più che altro dalla tradizione. Molte discordanze anche per la sua data di nascita: c’è chi parla del 1246 e chi del 1257. Secondo la tradizione, Angelo è nato da genitori agiati, ma sterili, i quali lo ottennero per intercessione di San Michele Arcangelo, dopo che si erano recati in pellegrinaggio presso il Santuario di Monte S. Angelo sul Gargano. Tornati a Furci, una notte apparve loro San Michele, in compagnia di Sant’Agostino, il quale disse: “Non temete, miei devoti, l’Altissimo ha esaudito le vostre preghiere; avrete un figlio che nominerete Angelo; sarà grande agli occhi di Dio, prenderà posto tra i seguaci di questo Luminare della Chiesa e diverrà gran Santo”. Educato esemplarmente dai genitori, fu in seguito affidato a uno zio materno, abate benedettino di Cornaclano, presso Furci, con cui fece rapidi progressi sia nella scienza che nella santità. Morto lo zio, Angelo tornò nel paese natìo. Dopo la morte del padre, si recò a Vasto, dove entrò nel convento degli Agostiniani (oggi chiesa di San Giuseppe). Quando il giovane si presentò davanti al Priore chiese di prendere subito i voti: “Era tanto preso da fervore divino da desiderare questo al più presto”, si legge nelle memorie di P. J. Bolland riportate sull’Acta Sanctorum, tradotte dal compianto Giuseppe Pietrocola, “A questa parte del suo desiderio il Priore non acconsentì perché in contrasto con le regole del Convento e la legge e le istituzioni dei Santi Padri, e per informarsi dei costumi della sua vita. Ma quando capirono che i suoi costumi corrispondevano alle parole, con ancor maggiore devozione lo accolsero già professo. In lui il tempo del noviziato giunse a tanto compiacimento divino che tutti i frati decisero che poteva essere già annoverato fra i professi”. Compiuto un anno di noviziato, nel 1280, Angelo “fece la solenne professione con pienezza di voti e con plauso universale di quei Religiosi”. Il giovane agostiniano rimase nel convento vastese cinque anni. Venticinquenne fu mandato a studiare alla Sorbona di Parigi, dove si trattenne per cinque anni. Tornato in Italia, insegnò in vari conventi, finché fu destinato allo studio agostiniano di Napoli, da dove non si mosse più fino alla morte. Morì a Napoli, il 6 febbraio 1327, nel convento di S. Agostino alla Zecca dove ebbe sepoltura. Per una maggiore conoscenza della figura del Beato Angelo da Furci si possono consultare “La chiesa di S. Giuseppe e gli Agostiniani a Vasto” di Giuseppe Pietrocola (Edizioni del Club Amici di Vasto, 1987) e “Il Beato Angelo da Furci” di Antonio Bevilacqua (Cannarsa, 2004). stralcio da art., a firma Lino Spadaccini, apparso sul blog "www.noivastesi.blogspot.com" del 13 sett. 2010.
RIFUGI E BIVACCHI A FURCI (CH)
Letteratura: Libri sul paese di Furci (Ch) Il Beato Angelo da Furci, un Santo antico per una nuova cristianità di Don Antonio Bevilacqua. Editore Cannarsa - 2004. - cm. 17x24 - pp. 236 - € 12,00. E' un profilo spirituale del Beato Angelo, delineato in modo essenziale e sobrio, in quelle che sono le linee di spiritualità, di crescita nella grazia e di cammino nella perfezione all'interno della vita cenobitica. Il volume è stato presentato a Vasto nell'ambito delle manifestazioni culturali indette da Vastophil 2004. La pubblicazione, di cui è autore Don Antonio Bevilacqua, è stata illustrata nel contesto di un incontro promosso dall'Ancestor, associazione di promozione sociale, alla presenza di numerosi intervenuti. Il giornalista Giuseppe Catania ha relazionato sulla storicità e sui profili spirituali del Beato Angelo da Furci in un ambito celebrativo del 1650° anniversario di Sant' Agostino, nel ricordo del soggiorno a Vasto, proprio nel convento di S. Agostino, nel sito ove ora sorge la Cattedrale di San Giuseppe, dove il Beato ha indossato l'abito. Sono intervenuti anche il Sindaco di Vasto Filippo Pietrocola, l'editore Renato Cannarsa, il Presidente del Consiglio Regionale d'Abruzzo Giuseppe Tagliente il quale ha inquadrato la vicenda agostiniana quale elemento di difesa del cristianesimo, inquadrato nei tempi moderni di difficile situazione per evocare una più attenta opera di rivalutazione della Chiesa. Furci, Chieti, 1246 - Napoli, 6 febbraio 1327. Entrò tra gli Agostiniani di Vasto. Studiò a Parigi ed insegnò nello Studio generalizio dell’Ordine agostiniano di Napoli. Fu Provinciale della Provincia napoletana. Si distinse come teologo e oratore e diede sempre un singolare esempio di umiltà. Martirologio Romano: A Napoli, beato Angelo da Furci, sacerdote dell’Ordine di Sant’Agostino, insigne nello zelo per il regno di Dio. Il b. Angelo nacque a Furci (Chieti) nel 1246 da genitori agiati, che, essendo sterili, lo ottennero (secondo la tradizione, sulla quale del resto si basano tutte le notizie della sua vita) per intercessione di s. Michele Arcangelo, al cui Santuario, sopra il non lontano Gargano, si erano recati in pio pellegrinaggio. Nel battesimo ebbe il nome di Angelo. Educato esemplarmente dai genitori, fu in seguito affidato a uno zio materno, abate benedettino di Cornaclano, presso Furci, con cui fece rapidi progressi sia nella scienza che nella santità. Morto lo zio, Angelo tornò a Furci. Dopo la morte del padre, si recò a Vasto, dove entrò, nel 1266, fra gli Agostiniani, presso i quali compì gli studi regolamentari e ascese al sacerdozio. Venticinquenne fu mandato a studiare alla Sorbona di Parigi, dove si trattenne per cinque anni. Tornato in Italia, insegnò in vari conventi, finché fu destinato allo studio agostiniano di Napoli, da dove non si mosse più fino alla morte. Si distinse come teologo e oratore: anzi, gli storici gli attribuiscono un commento su s. Matteo e una raccolta di sermoni, che oggi non sappiamo dove siano conservati. Nel 1287 fu eletto Priore Provinciale della Provincia napoletana. Per umiltà rinunciò agli incarichi episcopali di Acerra e di Melfi. Morì a Napoli, il 6 febbraio 1327, nel convento di S. Agostino alla Zecca dove ebbe sepoltura. Il popolo, che già lo venerava da vivo come un santo, incominciò a raccomandarsi a lui, ottenendo favori e grazie. In seguito venne aggregato ai santi compatroni di Napoli e festeggiato il 6 febbraio e il 13 settembre. Grande è la devozione verso di lui anche a Furci, dove nell'agosto 1808 fu traslato il suo corpo. Il 20 dicembre 1888 Leone XIII ne approvò il culto ab immemorabili. La sua memoria liturgica ricorre il 6 febbraio.
Santuario Beato Angelo da Furci – Furci (Chieti) La Chiesa Parrocchiale di S. Martino e Beato Angelo  romanica, ha delle sculture preziose di interesse storico ed artistico; la Cappella custodisce le preziose reliquie del Beato Angelo composte e rivestite dell’abito agostiniano (1,60 x 0,80) foderata di ermesino celeste, con lastre di vetro ai tre lati, chiusa di dietro. La lapide posta sulla sua sepoltura a Napoli fu trasportata a Furci e posta a destra della cappella; il ritratto del Beato, eseguito da un discreto pennello napoletano, quando era ancora vivente, si trova esposto alla venerazione dei fedeli sopra la porta d’ingresso della sua cappella. Esiste in essa ancora l’urna d’argento con reliquie del Beato, due pergamene e la tela serica in cui furono avvolte tutte le ossa nel 1808. In questa stessa tela fu avvolto un pezzo della veste del Santo. Le reliquie dell’urna durante le messe della festività diffondono un odore soave per tutta la chiesa. Giuseppe Cianciosi a sue spese costruiva la navata del Beato. Nel 1501 i furcesi edificarono una seconda Chiesa in onore del Beato presso la Parrocchiale. Come arrivare a Furci (Ch) Furci è posto su due colli ,immerso nel verde, distante solo una trentina di kilometri dal mare Adriatico e dall'autostrada A14. Facilmente raggiungibili sono anche la Maiella e lo splendido Appennino Abruzzese. In automobile: uscita Vasto Nord - Casalbordino o uscita Vasto Sud - Montenero di Bisaccia. In treno: la stazione ferroviaria più vicina è quella di Vasto - S. Salvo. Attraverso il link sottostante è possibile consultare gli orari dei treni. www.ferroviedellostato.it. In aereo: il vicino aeroporto di Pescara è collegato con alcune delle maggiori città italiane, importanti scali europei ed anche New York e Toronto ( solo in alcuni periodi dell'anno). Collegarsi al sito dell'aeroporto per maggiori informazioni.
La storia del Beato Angelo da Furci: I dati biografici della vita del Beato alla luce dei dati scientifici rilevati durante la ricognizione dei resti fatta nel 1986, possono essere così fissati: Nascita 1257. Noviziato 1279. Professione 1280. Partenza per Parigi 1283 ( a Parigi il B. Angelo restò 5 anni e fu ospitato nella casa dell' Ordine a Montmartre vicino alla porta di S. Eustachio). Morte 6 febbraio 1327 a Napoli nel convento di S. Agostino alla Zecca. La generosità dei concittadini gli ha edificato il Santuario per meglio guardare a lui, faro luminoso di Santità, e per imparare da lui a fare della fede l'asse portante della vita, lo stile del rapportarsi agli altri e alle cose che li circondano. Numerosi sono i pellegrini che ogni anno, ma soprattutto in occasione della festa di settembre, vanno a Furci per incontrare colui che, sulle orme di Cristo e lo stile di S. Agostino, fu fervente adoratore dell'Eucarestia, insegnante della verità evangelica, educatore e guida spirituale soprattutto dei giovani agostiniani. Chi sale a Furci va non solo per trovare un intercessore, ma anche e soprattutto un profeta che chiama alla conversione, un sacerdote che incita alla santità, un modello sublime e accessibile di fedeltà a Dio e d’amore ai fratelli. A Furci vivevano nel 1200 Adalipto e Albazia dal loro amore, nel 1257, nacque Angelo. Quando i genitori lo chiamarono Angelo certamente non pensavano che l'amore personale di Dio per l'uomo é già scritto nel suo nome; il nome con cui Dio chiama ciascuno alla vita, alla vita in Cristo, alla comunione di vita nella Chiesa, ad una vocazione personale. Angelo ha sentito questa chiamata particolare, con cui é stato interpellato, e che gli ha fatto sentire d’essere oggetto d'amore unico e irrepetibile, per una missione già scritta nel nome con cui Dio l'ha chiamato alla vita. Se non é facile ricercare la strada battuta dall'uomo nella sua adolescenza, lo é quasi impossibile a noi per il B. Angelo. "Beato, dice il saggio, chi, docile, si fa guidare dalla mano del Signore. Questi lo guiderà per la via della giustizia, in modo che pur costretto a camminare in mezzo a lacci ed insidie, giammai si allontanerà dalla retta via. "Certamente questo é stato per Angelo che si é affidato alle mani e al cuore di Dio che sceglie. Si é sentito chiamato a far parte delle stirpi d’Adamo e di Cristo, nuovo Adamo. Si é sentito chiamato a vivere l'appartenenza alla Chiesa, la dimora di Dio tra gli uomini. Si é sentito chiamato a piantare la Croce di Cristo sulla "Città dell'uomo", a consolazione di tutti. Si é sentito chiamato ad accendere il “cero pasquale” nel buio della storia, per motivare la speranza. Si é sentito chiamato ad operare il transito penitenziale della morte, con coraggio e pietà. Si é sentito chiamato per il cielo, a ricevere la "corona di gloria che non appassisce" (1Pt 5,4). A quest'ultima e definitiva chiamata si é impegnato a rispondere praticando le virtù del Regno, convinto che, a questa chiamata, non avrebbe potuto rispondere "adsum": presente! se non lo avesse meritato. Ha scelto, quindi, come primo compagno di vita Cristo e si é dedicato al servizio del Risorto. Ha annodato le reti con Cristo ed é uscito al largo per la pesca degli uomini. Spiritualmente, penso, possiamo paragonare la vita del Beato a quella nube misteriosa che apparve al profeta Ezechiele. Una nube risplendente e compenetrata da un immenso globo di fuoco che irradiava innumere e brillantissime faville (cfr Ez 10,4). Angelo é stato certamente plasmato dall'insegnamento e dall'esempio dei suoi genitori, timorati di Dio, gente semplice e lieta, di sani principi umani e religiosi, onesti e laboriosi, uniti tra loro e disponibili ad ogni bisogno del prossimo, amanti della pace e della cordiale amicizia, come tutte le genti d'Abruzzo. Non sappiamo come si svolgeva la loro vita religiosa, ma possiamo benissimo pensare che le loro giornate erano scandite secondo il calendario liturgico, delle sue feste e delle tradizioni locali. E' usanza a Furci e nella maggior parte dei paesi vicini, quando iniziano le belle giornate primaverili, fare pellegrinaggi (una volta a piedi duravano giorni, oggi con i pulman o in auto propria un giorno) ai santuari della zona (Sant’ Antonio in S. Buono; San Michele in Liscia; Mater Domini in Fraine; Madonna dei Miracoli in Casalbordino; Madonna delle Grazie in Monteodorisio) e anche in quelli che sono più lontani che tengono vivissima la devozione, soprattutto lungo la fascia adriatica (sul Gargano il celebre santuario delle apparizioni dell'Arcangelo Michele e, a Bari, San Nicola). Per secoli é stato così nei paesi, prima che i nuovi comportamenti cambiassero radicalmente i secolari costumi. E allora non fa meraviglia che, proprio a loro è toccato un figlio così straordinario. Già anziani, navigando ormai verso l'ultimo approdo, avendo ben chiaro davanti agli occhi ciò che conta e ciò che non conta nella vita, di questa ricca esperienza hanno fatto dono alla loro creatura. Terminati i giorni felici dell'infanzia, Angelo fu affidato alle cure premurose di uno zio materno, un certo Monte, Abate nel vicino monastero benedettino di S. Angelo in Cornaclano, situato nel territorio di Fresagrandinaria, in località Guardiola, separato dal territorio di Furci dal fiume Treste. Attualmente il rudere della torre campanaria sorge ancora maestoso e solitario a breve distanza dalla riva destra del fiume Treste in amena località, circondato da boschi odorosi, da ortiche e piante di liquirizia. Quest’Abate godeva fama di dotto e santo monaco. Sicuramente fu ben lieto di prendere Angelo sotto il suo controllo per impartirgli non solo una cultura che gli aprisse molte strade nella vita, ma, forse, anche perché c'era l'interesse per una possibile vocazione religiosa. Il ragazzo portò a termine gli studi in letteratura e filosofia mostrando un ingegno di grandi speranze. Morto lo zio Abate, Angelo lascia Cornaclano e torna a Furci.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
La storia del Beato Angelo da Furci: Possiamo immaginare come di fronte a un giovane colto e dotto molte famiglie avranno tentato di imparentarsi. Non sappiamo com’era d'aspetto, ma se cercavano di accalappiarlo, alle doti di scienza, doveva aggiungersi anche bellezza. Angelo, però, che non aveva mai guardato alle cose del mondo e aveva scoperto Dio come unico bene da ricercare e possedere, perché qualsiasi ricchezza al di fuori di Dio é solo miseria, decide di farsi religioso. Come colui che ha scoperto un gran tesoro e non ha interesse, a nessun'altra cosa fuorché a quel tesoro, Angelo mette in atto il disegno di Dio. Sicuramente la sua vocazione non é nata all'improvviso; se non fosse stato pio e assiduo nella preghiera, se nella sua casa e nella sua chiesa non avesse imparato a sentire la voce del Signore che chiama, non avrebbe potuto rispondere con una donazione piena e totale a Colui che vuole tutto. Decide così di farsi religioso. I pii genitori, sicuramente, non hanno ostacolato questa scelta, l'avranno favorita, felici di rendere a Dio ciò che avevano ottenuto in dono. Da Furci Angelo si diresse alla volta di Vasto per attuare la sua vocazione  e chiese di essere ammesso a professare la regola di S. Agostino nel Convento di Vasto. E' probabile che fosse già conosciuto dalla Comunità del Convento e sicuramente fu grande la gioia e la meraviglia nel trovarsi davanti un giovane già istruito e colto, visto che in genere, l'istruzione era  mediocre, e, quindi fosse accolto con sincera gioia e piena fiducia, certi che non li avrebbe delusi. Era l'anno 1279 quando Angelo inizia il noviziato, periodo di studio e di prova cui sono sottoposti i candidati prima di legarsi agli impegni della vita religiosa. Fervente adoratore dell'Eucaristia non poteva non vivere la carità e come Agostino imparò ad amare e ad approfondire il tema della carità, così il B. Angelo si sforzò di essere tale quale era il suo amore, Cristo. Convinto che gli uomini non si distinguono secondo quello che sanno ma a quello che amano. E l'amore a Cristo e alla Chiesa ha reso leggero nel Beato tutto ciò che era pesante perché, come dice S. Agostino: "Chi ama non sente la fatica o se la sente, ama di sentirla" (De bono viduitatis 21/26), e rende nuove tutte le cose abituali. Perché l'amore, se rende servi quando é disordinato, fa liberi quando é retto, in pratica secondo le regole della giustizia. Con la carità si ha tutto e senza di lei a nulla valgono tutti i beni che si posseggono, ma la carità é anch'essa un dono di Dio: é lo Spirito Santo a diffonderlo nei cuori; bisogna implorarla con la preghiera perché se Dio concede alcuni doni anche a chi non prega, come l'inizio della fede, altri li dà solo a chi prega, così é della carità. Già il tempo del noviziato mise in luce la santità del giovane Angelo il quale era ammirato anche dai religiosi più anziani del convento per il distacco dalle cose, l'ubbidienza, la preghiera e la penitenza. Nel 1280 Angelo fa la professione religiosa, vale a dire consacra la sua vita al Signore nella Chiesa. Emessi i voti religiosi si dedica allo studio della teologia, e anche qui i superiori non poterono non notare la sua intelligenza che prometteva molto in quel tempo in cui la madre chiesa aveva bisogno di validi difensori della fede. Compiuti gli studi di teologia che lo hanno avvicinato, sicuramente, anche più alla santità, fu ordinato sacerdote e fu mandato alla Sorbona in Parigi. Dopo i cinque anni trascorsi a Parigi, col grado di "Lector", pieno di dottrina e santità fa ritorno nella sua Provincia d'origine. Il Generale dell'Ordine, Beato Clemente da Osimo che aveva avuto modo di conoscerlo a Parigi apprezzando la sua scienza e la sua santità di vita, lo nomina "lettore primario" nello "Studia" di Napoli. Qui il Beato ha esercitato il suo ministero formando intellettualmente e spiritualmente i giovani agostiniani e non, perché la cattedra agostiniana di teologia era frequentata, oltre che dagli studenti dell'Ordine, anche dal clero secolare e dai laici. Quando nel Capitolo Provinciale del 1291 fu scelto per essere Provinciale ci volle l'autorità del Generale, B. Clemente da Osimo, per fargli accettare, e lui accettò senza essere dispensato dall'insegnamento. Le sue qualità e le sue virtù tutti le notavano, ma lui restava sempre umile: per la sua grand’umiltà sembra abbia rifiutato per due volte l'episcopato, prima quello di Acerra e poi quello di Melfi (Cfr. Vita anonima,cap.V,n.25,p.931). L'amore alla Scrittura e la cura per la formazione dei giovani era tanto forte che nessun'altra cosa lo interessava. Non sempre però la parola era sufficiente, quantunque infervorava gli animi per la sua schiettezza. L'uomo, lo sappiamo, è attratto dal meraviglioso e il miracolo, a volte, è più eloquente. Si racconta che tornato a Furci, sua terra natale, mentre predicava un ateo lo disprezzasse e schernendolo gli chiedeva di far apparire un albero d'arancio affinché credesse. La preghiera del Beato e la sua gran fede fece sì che spuntò dal pulpito un ramoscello d'arancio (Cfr. Processo della Curia Arciv. di Napoli). Per questo miracolo il Beato è rappresentato con un ramoscello d'arancio. Il 6 febbraio 1327 Angelo da Furci, il "Lettore" umile, dopo un lungo servizio alla Parola, rendeva la sua anima a Dio. Il suo corpo veniva sepolto a modo di "Santo" nella Cappella del Presepio in S. Agostino alla Zecca a Napoli. La sua fama di santità si diffuse subito e molti sono stati sanati e guariti soprattutto spiritualmente. L’approvazione del culto c’è stato il 20 dicembre 1888 per opera di Papa Leone XIII. Il 13 agosto 1808 le sue reliquie furono traslate da Napoli a Furci e collocate nella Chiesa Parrocchiale di S. Sabino Vescovo, dove sono rimaste fino al 1990 quando furono collocate nella Chiesa a Lui dedicata per rescritto pontificio di Papa Paolo VI del 1° giugno 1968. L’11 settembre 1993 la Chiesa del Beato, dopo lavori di trasformazione, è stata dedicata a Santuario da S. Ecc.za Rev. ma Mgr. Antonio Valentini Arcivescovo di Chieti-Vasto. Nonostante i secoli trascorsi, si è mantenuta viva la memoria di questo venerato Religioso, che molti continuano ad invocare quale valido intercessore presso Dio. La sua testimonianza costituisce un concreto invito ad una vita d’autentica fede e di fedele adesione alla volontà del Signore. Volontà da conoscere attraverso lo studio della Scrittura.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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