Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Frisa (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Frisa (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI FRISA (CH)
 
Ospitalità nel Paese di FRISA (Ch) (m. 237 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Frisa: 42°16′N 14°22′E
     
  CAP: 66030 -  0872 -  0872.58107 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI FRISA 0872.588056   0872.588623       0872.588056 -  00249480690 
Come raggiungere Frisa:  Satzione: San Vito-Lanciano (Ferrovia Sangritana  Aeroporto d'Abruzzo a 37 Km.  Uscita: Lanciano
 
HOTELS ED ALBERGHI FRISA (CH)
I monumenti e i luoghi di interesse a Frisa (Ch) Le elemosine dei fedeli furono ben amministrate dai procuratori laici del tempio che si arricchì velocemente di preziosi arredi religiosi e di opere d'arte. Nel contempo, intorno al culto della Madonna del Popolo e al suo Santuario, nacquero delle opere pie che originarono un “monte del grano” e l'adozione dei bambini abbandonati davanti alla chiesa (quest'ultima pia pratica è testimoniata fino all'Unità d'Italia). Di tutta l'antica ricchezza decorativa ed artistica, oggi resta solo il presbiterio (decorato nel 1697 con figure a tutto tondo) poiché nel 1943, durante la loro ritirata dal fronte del Sangro, i tedeschi minarono il campanile che crollò su tutto il resto del Santuario, distruggendola quasi interamente. Finita la guerra, il Santuario fu ricostruito ed ampliato dai fedeli e di nuovo consacrato nel 26 luglio 1947. All'interno, in un altare barocco era conservata l'immagine sacra della Madonna del Popolo su tela del cinquecento che fu trafugata dai ladri il 30 dicembre 1980. Alcuni fedeli e il parroco, attraverso la televisione, rivolsero un invito a restituire il quadro rubato ma senza esito (andarono alla Trasmissione televisiva di Rai 2 di Portobello). Il famoso pittore Pietro Annigoni ascoltando l'invito del parroco e dei fedeli offrì un suo dipinto in sostituzione di quello trafugato. La comunità Frisana accettò la nuova immagine, ovviamente molto diversa da quella antica, fu consacrata l'8 dicembre 1981 e collocata sull'altare. Anche con una nuova immagine il culto della Madonna del Popolo continua ad essere vivo, poiché profondamente radicato nella gente di Frisa. Dal 1º maggio 2013 al 9 giugno del 2014, si è svolto l'anno Giubiliare del Santuario della Madonna del Popolo. L'evento religioso è ricaduto in occasione della ricorrenza del 350º anniversario dall'apparizione della Madonna del Popolo di Frisa. Sito ufficiale e del http://www.madonnadelpopolofrisa.it/index.html. Storia raccontata da un fedele http://www.lopinionista.it/notizia.php?id=926 Il Cammino dell'apostolo Tommaso" la via abruzzese del pellegrinaggio fa parte integrante della rete dei Cammini della Fede d'Europa e un percorso di arte e spiritualità che tocca tutte e quattro le province abruzzesi il percorso si snoda per circa 450 chilometri unendo i luoghi dell'antica spiritualità cristiana, il Cammino di San Tommaso passa per il comune di Frisa nell'ultima tappa da Lanciano ad Ortona (di 26 km) il passaggio si trova a circa 1 km dal Santuario Madonna del popolo di Frisa.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE FRISA (CH)
I monumenti e i luoghi di interesse a Frisa (Ch) Chiesa di San Pantaleone, sita in contrada San Pantaleone. La prima citazione della chiesa è del 1627 quando si parla di una cappella, tuttavia le forme odierne della chiesa sono da ricercare nel 1742 (data posta sul portale), quando viene fatto un ampliamento dell'edificio religioso. La facciata è suddivisa in tre parti mediante delle paraste. Sopra il portale vi è una finestra ad arco ribassato. Il timpano è a cornici modanate con un'apertura circolare al suo interno. L'interno è ad aula unica. Chiesa di San Filippo Neri, sita nella frazione Guastameroli. La chiesa, o meglio la parte esterna dell'edificio, venne costruita tra il XVIII ed il XIX secolo. L'interno venne ultimato alla metà dell'Ottocento. La facciata è a capanna. Ai lati della chiesa vi sono delle coppie di lesene giganti. Il campanile è posto su di un fianco della chiesa e presenta delle cornici marcapiano. L'interno è a navata unica. Architetture civili a Frisa (Ch): Palazzo baronale Caccianini, sito in Piazza Principe di Piemonte. Il palazzo fu fatto costruire dalla famiglia Caccanini a partire dal XVII secolo come propria residenza inglobando varie strutture della cinta muraria nel proprio palazzo. Alla metà del Settecento risulta una sopraelevazione dell'edificio, mentre è degli inizi del XIX secolo l'aggiunta di un'ala trasversale dell'edificio precedente. È suddiviso in tre livelli. Solo il primo ed il terzo livello sono imbiancati, il piano centrale presenta una muratura a vista per via dello scrostamento della vernice. Al pian terreno vi sono vari ingressi per le abitazioni e i luoghi di deposito, aperti forse di recente. Le aperture al primo piano sono state murate per via dell'abbandono. Le aperture al secondo piano si affacciano su dei balconcini e incorniciate da rilievi in stucco. Nella parte del cortile il palazzo presenta due livelli anziché tre. Passaggio di raccordo tra antico castro e i nuovi quartieri, sito in Piazza principe di Piemonte. È stato realizzato nel 1747 come indicato da un'iscrizione sulla muratura presso la porta sul lato della sacrestia della chiesa di Santa Lucia. Il passaggio è costituito da tre campate con volte a crociera con mattoni con raccordo ad archi a tutto sesto. Torre, sita in Piazza principe di Piemonte. Attualmente è inglobata nel palazzo Caccianini e risulta abitata (sede del Gruppo volontari comunale di protezione civile Frisa)[13]. Fu costruita nel XIV secolo, mentre fu accorpata al XVII secolo al palazzo baronale. La base è circolare ed è costruito in pietre miste a mattoni in cui si aprono varie finestre.
CAMPEGGI FRISA (CH)
Frisa (Ch) L'abbazia di San Giovanni in Venere si trova nel comune di Fossacesia, su una collina prospiciente il mare Adriatico a 107 m s.l.m.[1] Il complesso monastico di San Giovanni in Venere è composto da una basilica e dal vicino monastero, entrambi costruiti all'inizio del XIII secolo in luogo del piccolo monastero preesistente (vedi il capitolo sulla Storia). La posizione è molto panoramica: è su di una collina che domina la costa vicina per diversi chilometri verso nord e verso sud. Dal dicembre 2014 il sito è in gestione al Polo museale dell'Abruzzo. La chiesa presenta la struttura classica delle basiliche di stile cistercense, con tre navate separate da archi ogivali e soffitto di legno. La facciata principale presenta il portale della Luna, tutto in marmo, decorato con altorilievi e con materiali antichi di recupero. Sul lato sud si trovano il portale delle Donne (ingresso laterale, è quello comunemente usato), anch'esso adorno di decorazioni marmoree, ed il campanile mozzato, le cui feritoie tradiscono l'uso di torre difensiva che ne fu fatto. Opposte alla facciata principale, si trovano tre absidi, la cui decorazione ad archi e bifore rivela un certo gusto arabeggiante. Sotto l'altare maggiore si trova la cripta, in cui fanno bella mostra di sé delle colonne di epoca romana. Le absidi sono decorate da affreschi del Duecento. Sotto l'ingresso principale è un altro locale, ricavato nel Duecento dai resti dell'abside dell'antica chiesa paleocristiana. Il monastero: Del monastero originario rimangono tracce nell'area dell'attuale convento (sul versante orientale, vicino al campanile interno): era una struttura a rettangolo allungato, su quattro livelli, con accesso sopraelevato, rifatta e restaurata in età rinascimentale. All'abate Oderisio II si deve il chiostro duecentesco che si svolgeva su tre lati (in gran parte ricostruito nella prima metà del Novecento) con trifore con colonnelle in marmo ed abaco a stampella. Sui tre lati si sviluppava il complesso abitativo e produttivo benedettino del XIII secolo, di cui rimane visibile l'attuale area conventuale e parte del settore settentrionale basso (più vicino all'ingresso alla chiesa), caratterizzata da strette feritoie (arciere). Il riferimento a Venere deriva da una tradizione che individua un tempio pagano sul luogo dell'attuale chiesa (un tempio, secondo alcuni, costruito nell'80 a.C. e dedicato a Venere Conciliatrice). L'unica traccia di questo tempio sarebbe rimasta nel toponimo Portus Veneris, che designava un approdo posto alla foce del fiume Sangro in epoca bizantina (ricordiamo che i Bizantini controllarono le zone costiere del meridione fino all'XI secolo, quando furono definitivamente cacciati dai Normanni). Un secondo riferimento a Venere è dato dal fatto che sotto l'Abbazia è ubicata la cosiddetta fonte di Venere, fontana romana dove secondo una tradizione paganeggiante sussistente fino alla metà del Novecento, le donne che desideravano concepire un figlio si recavano ad attingere l'acqua sgorgante dalla stessa. Oggi la fonte è in uno stato di estremo degrado. Sempre secondo la tradizione, il primo nucleo del monastero andrebbe ricercato in un cellario (piccolo ricovero) per frati benedettini, dotato di una cappella, fatto edificare da un certo frate Martino nel 540. Questi avrebbe fatto demolire il tempio pagano, ormai abbandonato, per costruirvi il cellario. Il primo documento storico che parla di Sancti Johannes in foce de fluvio Sangro è, però, solo dell'829; tuttavia, recenti scavi(1998) hanno riportato alla luce i resti di un edificio di culto paleocristiano ed alcune sepolture databili al VI-VII secolo. Inoltre nei mesi tra dicembre 2006 e febbraio 2007 ulteriori ritrovamenti archeologici dovuti alla pavimentazione della piazza antistante l'abbazia hanno riportato alla luce una necropoli italica risalente al V secolo a.C. Intorno all'anno Mille è documentata la prima espansione del monastero: i Conti di Chieti Trasmondo I e Trasmondo II fecero ampliare il cellario, trasformandolo in un'abbazia cassinese, e donarono agli abati vasti terreni e diritti di pedaggio sul vicino Portus Veneris. Nel 1047 all'Abbazia fu concessa la protezione imperiale. Intorno al 1060, l'abate Oderisio I, temendo l'avanzata dei Normanni verso la Contea di Chieti, fece fortificare il monastero e fondò il castrum di Rocca San Giovanni. Nel XII secolo l'abbazia raggiunse il culmine del suo splendore. Nel 1165, l'abate Oderisio II diede il via ai lavori per la costruzione della nuova chiesa e di un monastero molto più grande.
VILLAGGI TURISTICI FRISA (CH)
Frisa (Ch) L'abbazia di San Giovanni in Venere. Se la chiesa è quella che vediamo ancora oggi (benché spogliata di tele e sculture), il monastero attuale è solo una piccola parte di quello che doveva essere intorno al 1200. Pare che ospitasse stabilmente dagli 80 ai 120 monaci benedettini, in una struttura dotata di aule studio, laboratori, una grande biblioteca ed un ricco archivio (i cui testi sono oggi custoditi a Roma), locali per gli amanuensi, due chiostri, un forno, un ambulatorio, delle stalle, un ricovero per i pellegrini ed altro ancora. Nel XII secolo, nell'Abbazia si ritirò Berardo da Pagliara, uomo di origini teramane e molto noto per la sua umiltà e la dedizione assoluta alla preghiera. Dopo la morte del vescovo Uberto, nel 1116 Berardo venne letteralmente preso dai suoi concittadini e ricondotto, con mille preghiere, a Teramo. Ne divenne vescovo. Dopo la sua morte (1122), Berardo fu proclamato santo e da allora egli è il patrono di Teramo. Dal punto di vista politico, in quegli anni l'abate di San Giovanni era il più grande feudatario ecclesiastico del Regno di Sicilia: secondo il normanno Catalogus Baronum (redatto tra il 1156 ed il 1169), possedeva gran parte dei territori delle attuali province di Chieti e Pescara, da Vasto ad Atri passando per Lanciano, Ortona, Francavilla, Pescara e Penne. Inoltre, aveva vasti possedimenti nelle regioni circostanti, in un'area che andava da Ravenna fino a Benevento. Il cenobio era divenuto un'istituzione sociale oltre che religiosa. In caso di guerra, era in grado di fornire al re 95 cavalieri e 126 fanti armati. Era un po' come uno Stato nello Stato. I suoi abati, per di più, non dipendevano dalle diocesi locali, ma avevano dignità vescovile: l'abbazia, infatti, godeva dello status di nullius dioecesis. Nel Trecento cominciò il declino dell'abbazia, che si impoverì e dovette vendere gran parte dei suoi beni. Non riuscì più a pagare le imposte alla Curia romana e per questo, dal 1394, fu soggetta ad abati commendatari, cioè nominati dal Papa anziché eletti dal Capitolo dell'abbazia. Nel 1585, Papa Sisto V concesse in perpetuo l'abbazia e quanto rimaneva del suo feudo alla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri. Nel 1626, i Filippini concessero la giurisdizione religiosa dell'abbazia e dei paesi che da essa dipendevano all'Arcivescovo di Chieti. Nel 1871, infine, il neonato Regno d'Italia confiscò il monastero ed i suoi beni alla Congregazione. Nel 1881 l'Abbazia fu dichiarata monumento nazionale ed assegnata in custodia agli stessi Filippini. I decenni che seguono ne segnarono il progressivo degrado, causato dalla scarsa manutenzione, da alcuni terremoti e, infine, dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel 1954 vi si è stabilita una comunità di Padri Passionisti, che da allora provvedono agli interventi di manutenzione. Dagli anni cinquanta in poi, una lunga serie di restauri ci ha restituito in buone condizioni la chiesa e ciò che rimane del monastero. La sempre maggiore diffusione nei circuiti culturali ha diffuso sempre più la conoscenza dell'Abbazia, citata anche nelle riviste dell'UNESCO.
AFFITTACAMERE FRISA (CH)
Furci (Ch) e la famiglia Caldora era originaria della Provenza. La famiglia all'inizio era chiamata Candòla, come testimoniato da questa incisione: « Ex genere Candolorum, orta Illustris Melfiae Ducissa Maria, celeberrimi armorum Coelestis Herois Jacobi Candoli, Gnata Illustris Ducis». Raimomdo Caldora (detto Raimondaccio), fu il primo esponente dei Caldora, il quale ebbe come figlio Giovanni Antonio Caldora (? - 1382), che sposò nel 1367 Rita Cantelmo da cui ebbe tre figli: Restaino morto giovane (la madre fece erigre in sua memoria un monumento funebre datato 1412 opera di Gualtiero de Alemania collocato presso una cappella trecentesca dell'Abbazia di S. Spirito al Morrone di Sulmona), Iacopo (o Giacomo) (1370 - 1439) e Raimondo morto sicuramente dopo il fratello Iacopo. Antonio Caldora prese parte alla lotta per sbarrare la strada ad Ambrogio Visconti, che voleva entrare in Abruzzo per conquistare la corona di Napoli. La battaglia venne vinta e la regina Giovanna I scrisse ringraziando tutti i Baroni che vi avevano partecipato: i Caldora, i de Sangro, i Marreri e i Mangano. Antonio viene giustiziato per strangolamento nel 1382 da Carlo III di Durazzo Re di Napoli. Nel 1370 nasce Jacopo Caldora figlio di Antonio, Jacopo si sposerà due volte: la prima moglie è Medea d'Evoli, rimasto vedovo sposa una tale Isabella. Nel 1422 Jacopo diviene Signore del Vasto porta a compimento la ricostruzione e l'abbellimento del castello; l'8 ottobre 1427 acquista dal convento degli Agostiniani un terreno confinante per allargare il castello. Il 2 giugno 1424 Jacopo, si dirige verso l'Aquila, incontra nella Contea di Celano le truppe pontificie sotto il comando del legato Pontificio Francesco Picciolpasso, Arcivescovo di Milano, che si mettono alle sue dipendenze. Nel 1428 Antonio, figlio di Jacopo, sposa Isabella Caracciolo del Sole, dopo la sua morte sposa Margherita de Lagny, dalla quale ha due figli, Jacopo e Raimondo. Jacopo il 30 agosto 1429 su legato del Papa Martino V, conclude a Bologna la pace tra i rivoltosi che avevano cacciato i Bentivoglio e il Papa; nello stesso anno Maria Caldora, figlia di Jacopo, sposa il 17 agosto Traiano Caracciolo. Nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1429 dopo il matrimonio viene assassinato Ser Gianni, che verrà poi sepolto nella Cappella Caracciolo di S.Giovanni a Carbonara a Napoli. Da Traiano Caracciolo e Maria Caldora nasceranno due figli: Giovanni, Duca di Melfi e Jacopo, Conte di Avellino. Jacopo Caldora, figlio di Berlingeri, fratello di Antonio, sposa Carmela Cantelmo, figlia del Duca di Sora. Berlingeri I Caldora, figlio di Jacopo, fratello di Antonio, sposa Francesca de Riccardis di Ortona che gli porta in dote Ortona, Campomarino e Termoli. La cinta muraria di Ortona è fatta erigere da Berlingeri, su progetto di Andrea della Porta, alla metà del Quattrocento. Berlingeri muore a Vasto nel 1436 fra le braccia del padre Jacopo per le ferite riportate a Bari in uno scontro amoroso. Nel febbraio 1435 muore la Regina Giovanna d'Angiò. I sedici Baroni del Consiglio della Corona, tra cui lo stesso Jacopo, gli confermano il titolo di Gran Connestabile e Viceré. Con Jacopo, nel Consiglio della Corona ci sono: Antonio Dentice, Raimondo Orsini conte di Nola, Baldassarre della Ratta conte di Caserta, Berdicasso Barile conte di Monteodorisio, Ottino Caracciolo conte di Nicastro, Giorgio de Alemannia conte di Buccino, Gualtiero Caracciolo, Ciarletta Caracciolo e altri. Il 15 novembre 1439 Jacopo alla testa di ottomila uomini, si dirige verso Napoli in soccorso di Renato di Angiò. All'altezza di Cercello, ora Colle Sannita, feudo di Giacomo della Leonessa, fedele all'Aragonese, mentre si accinge ad assaltare il paese che si era rifiutato di consegnargli vettovaglie per i suoi uomini, conversando con Luigi di Capua, conte di Altavilla e con Cola d'Osieri, napoletano, famiglia della Piazza del Nido sul modo di attaccare il paese, “...una goccia di sangue gli cadde dal capo nel cuore”. Sorretto mentre sta per cadere da cavallo, Jacopo, trasportato nella sua tenda vi muore tra lo sgomento ed il dolore dei suoi uomini che si disperdono. Le sue spoglie vengono portate a Sulmona e tumulate nella cappella Caldora nella Badia di S.Spirito. Il suo motto, inciso sulle bardature dei cavalli e dei carriaggi è tratto da un versetto Biblico di Davide. “Coelum coeli Domino, terram autem dediit filiis hominum” (il cielo al Signore del cielo, la terra invece diede ai figli degli uomini). Il suo stemma è inquartato di oro al primo e al quarto quadrante; di azzurro al secondo ed al terzo. Detto stemma era ancora presente sull'ingresso del castello del Vasto, poi scalpellato e sostituito con quello dei d'Avalos (Giannone-Historia del Regno di Napoli 1770, libro 25, cap 7, pag 230). Alla morte di Jacopo, al figlio Antonio, vengono confermati tutti i feudi del padre. Il Ducato di Bari e Carbonara, il Marchesato del Vasto, il titolo di Viceré e Gran Conestabile. Nel 1442, il 29 giugno, Antonio, oltremodo ambizioso, sicuro di poter sconfiggere Alfonso V d'Aragona, rimasto ormai signore incontrastato del Regno di Napoli, lo affronta in battaglia a Sessano vicino al castello di Carpinone, antica sede dei Caldora. Nella notte Paolo de Sangro, suo congiunto, si accorda con Re Alfonso, per cui al mattino Paolo tradisce, passando nel campo avverso. Antonio viene così sconfitto. Per magnaminità gli vengono concesse le Contee di Monte Odorisio, Pacentro, Palena, Archi, Aversa, Valva. Gli vengono tolte tutte le altre che erano state conquistate dal padre Jacopo. Nel Castello di Carpinone, Antonio come descritto nelle Storie, si inginocchia per il perdono davanti al Re Alfonso, offrendogli ricche suppellettili. Il Re accetta solo un vaso di cristallo che era stato offerto dai Veneziani a suo padre Jacopo. Nel 1459, in ottobre, sbarca alla foce del Volturno, Giovanni d'Angiò, figlio di Renato, quale pretendente al trono di Napoli. Antonio con altri baroni feudatari ci riprova e si arma contro Ferdinando, figlio di Alfonso d'Aragona.
BED & BREAKFAST FRISA (CH)
Furci (Ch) e la famiglia Caldora era originaria della Provenza. La battaglia avviene il 7 luglio 1460 a Sarno. Ferdinando viene sconfitto, si rifugia a Napoli dove però si rafforza. Deciso a finirla con il Caldora, si dirige verso il castello del Vasto. Antonio si era attestato nel castello di Civitaluparella mentre aveva lasciato a guardia del Vasto il valoroso Raniero de Lagny, fratello di sua moglie Margherita. Vasto viene così assediata; i suoi abitanti preoccupati per le loro conseguenze, aprono le porte agli Aragonesi che imprigionano Antonio che nei giorni precedenti, di notte si era portato da Civitaluparella a Vasto per portare aiuto agli assediati. Tradotto ad Anversa e poi a Napoli, viene lasciato libero sulla parola con l'obbligo di risiedere in città, per intercessione del Duca di Milano, Francesco Sforza. Antonio dopo circa cinque anni, non sopportando tale condizione si imbarca a Pozzuoli con la moglie Margherita e i suoi figli, uscendo così dai confini del Regno di Napoli. Si rifugia a Jesi nella Marca Anconetana dove morirà poverissimo in casa di un veterano di suo padre. Tramonta così la gloriosa stirpe dei Caldora che per più di un secolo aveva dominato la scena del Regno di Napoli. Nel 1488 alla morte del marito, Margherita de Lagny ritorna a Napoli dove viene nominata Dama di compagnia di Isabella, nipote di Ferrante d'Aragona, che va sposa a Giovanni Galeazzo Sforza, Duca di Milano, nipote di Francesco Sforza. Il figlio di Antonio Caldora e di Isabella Caracciolo, Restaino, lo troviamo a Napoli che porta a braccio con altri paggi il feretro di Don Pietro di Toledo quando Re Alfonso, lo fa trasferire nella Chiesa di S. Pietro Martire. (A. Summonte. Historia del Regno di Napoli 1675, vol III, pag 60). Vasto dopo la disfatta di Antonio, ritorna nel 1471 al Regio Demanio. Re Ferdinando nomina Marchese del Vasto Pietro de Guevara, succeduto al padre Innico, destituito per fellonia. Nel 1496 Vasto viene infeudato a Rodrigo d'Avalos e in seguito al fratello Innico II. Degli altri Caldora, Berlingeri II sposa Cornelia Cantelmo e alla venuta del signore di Lautrech, recupera la Contea di Monte Odorisio, Ascoli Satriano, Trivento e Pacentro. Morirà affogato attraversando il fiume Volturno. Altri Caldora parteciperanno alla congiura dei Baroni il 15 maggio 1487 con Pirro del Balzo, Antonello Sanseverino, Pietro di Guevara, Giovanni Della Rovere, Matteo Acquaviva, Giovanni Caracciolo, Angilberto del Balzo, Raimondo Caldora, Giovanni Francesco Orsino, Berlingero Caldora e Giacomo Antonio Caldora. I discendenti di Jacopuccio e Raimondo, figli di Antonio e Margherita de Lagny, passano a Narni dove troveranno sepoltura nella Cappella di Jus Patronato Caldora, nell'Abbazia di San Girolamo a Narni. La Cappella aveva due altari con sopra due tele rappresentanti una la “Coronazione di Maria Vergine” del Ghirlandaio e l'altra la “Deposizione di Cristo”, ambedue asportate e trasferite nel comune di Narni. Le lapidi erano intitolate a “Vincentius et Jo-Franciscus de Caldoriis”, mentre in terra vi era una lapide con una bellissima e triste scritta “Caldoro, la morte è il fin dell'oro, che altro, che un sospir breve la vita. Da “Descrizione delle Chiese di Narni e dei suoi dintorni” a cura del marchese Giovanni Eroli- Tipografia Petrignani 1898. Antonio Caldora 3 luglio 1764 Filippo 1774. Canonico della Cattedrale. Vincenzo 9 aprile 1775 Capitano di armi. Alessandro 1779 Tenente (da Riformanze del Comune di Narni dall'anno 1526 e dall'anno 1770 al 1794). I Caldora si estinguono per via di donna, in casa Risi, o de Risis o de Riseis, famiglia di Narni. Narni era insignita di Nobiltà generosa ma dopo il sacco del 15 luglio 1527 da parte dei Teutonici andarono distrutti gli archivi Pubblici. Dopo tale data si formò un nuovo Registro delle Passate Nobili Famiglie Narni 13 giugno 1823 firmato Confaloniere Andrea Lolli. I Risi divengono nobili nel 1527 e hanno sepoltura nella Cappella dedicata a San Giuseppe sita nella Cattedrale di Narni, Cappella di Jus Patronato, come da Istrumento Rogato da Zannantonio Risi, Canonico della Cattedrale1717-1730, deputato al Befotrofio, Protonotario apostolico. I Risi avevano casa alla via Vecchia ora via XX Settembre. Per la storia di casa Risi e Mei vedi: Carlo de Cellis.
CASE PER VACANZA FRISA (CH)
EX CHIESA E CONVENTO DI SANTA LUCIA. Comune e provincia: Frisa (Ch) Tipologia: dell’antico complesso restano oggi pochi resti che ne rendono irriconoscibile l’ impianto Ubicazione: piazza Principe di Piemonte Utilizzazione: i brani superstiti sono inglobati nell’attuale edificio comunale Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche: la prima notizia sulla chiesa è data da un atto di donazione del 1056. Si fa risalire al XIV secolo la costruzione del campanile. A metà del XVIII secolo l’edificio venne ampliato con la costruzione della sacrestia sul passaggio che collegava l’antico Castro ai nuovi quartieri della città. Negli anni Sessanta del novecento la chiesa e il convento sono stati abbattuti per costruire la sede comunale, conservando il campanile e pochi resti delle murature Stato di conservazione: il campanile è stato di recente restaurato e le sue condizioni sono discrete Descrizione dell’edificio con riferimento ai materiali e alle tecniche costruttive adottate: il campanile presenta sulle sue facce aperture a tutto sesto forse appartenenti al primitivo impianto trecentesco. La cornice modanata in sommità è sormontata da un piccolo volume di forma parallelepipeda Bibliografia: D. D’ANGELO, Frisa. Una comunità agricola in un’economia urbana, in “Quaderni di Rivista Abruzzese”, n. 37, Lanciano 2001.
APPARTAMENTI PER VACANZA FRISA (CH)
CHIESA DI SANTA MARIA o BADIA DI FRISA. Comune e provincia: Frisa (Ch) Tipologia: impianto a tre navate Ubicazione: la chiesa si trova nella contrada Badia Utilizzazione: la chiesa è regolarmente officiata Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche: la storiografia locale fa risalire la prima notizia sulla chiesa ad un atto di donazione del 1049, dove si parla anche di un monastero annesso, oggi completamente scomparso. E’ probabile tuttavia che l’impianto attuale sia l’esito di ampliamenti e ricostruzioni succedutesi nel tempo Stato di conservazione: la fabbrica è stata recentemente restaurata, e si presenta, soprattutto all’esterno, in condizioni discrete. Tracce di umidità sono presenti nella parte basamentale, con caduta di piccole porzioni di intonaco Descrizione dell’edificio con riferimento a forme, materiali e tecniche costruttive: la facciata ha uno sviluppo orizzontale asimmetrico rispetto al suo asse e con una chiusura a timpano, tagliato, in sommità, da un grosso campanile a vela. E’ molto spoglia, non ha ornamenti e gli unici elementi che l’articolano sono il portale d’ingresso e l’apertura circolare posta in asse. Di fianco al portale è anche una piccola finestra, forse l’unica rimasta delle due fenestrelle devotionis di cui l’altra è stata probabilmente chiusa Tanto il prospetto principale che quelli laterali sono ricoperti d’intonaco. L’interno della chiesa è chiuso da volte a vela impostate su pilastri a base quadrata. Delle decorazioni presenti nella zona del coro restano pochissime tracce Bibliografia: D. D’ANGELO, Frisa. Una comunità agricola in un’economia urbana, in “Quaderni di Rivista Abruzzese”, n. 37, Lanciano 2001.
CASE PER LE FERIE FRISA (CH)
Santuario Madonna del Popolo – Frisa (Chieti) Il paese di Frisa, situato nelle immediate vicinanze di Lanciano, è rinomato per i suoi vigneti e per i suoi uliveti, è stato da sempre sotto l’influenza della città di Lanciano. La sua struttura conserva ancora testimonianze del passato come il palazzo baronale e la chiesa di S. Maria del Popolo edificate nel 1600 lungo il Tratturo. La facciata è a profilo a capanna e l’interno ad un’unica navata articolata a campate mediante pilastri che sorreggono le volte a vela. Sul lato sinistro della chiesa, il maestoso campanile. All’interno, in un altare barocco era conservata una tela del cinquecento raffigurante la Vergine. La notte del 30 dicembre 1980 i ladri trafugarono l’antica immagine della Madonna e sostituita da un dipinto reinterpretato di Pietro Annigoni nel 1982 che rappresenta la Madonna con il Bambino. Guastameroli fa parte del comune di Frisa, in provincia di Chieti, nella regione Abruzzo. La frazione o località di Guastameroli dista 1,82 chilometri dal medesimo comune di Frisa di cui essa fa parte. Del comune di Frisa fanno parte anche le frazioni o località diBadia (1,14 km), Case sparse (-- km), Colle della Fonte (0,51 km), Vallone (0,76 km). Il numero in parentesi che segue ciascuna frazione o località indica la distanza in chilometri tra la stessa e il comune di Frisa. La frazione o località di Guastameroli sorge a 227 metri sul livello del mare.
COUNTRY HOUSE FRISA (CH)
Le tradizioni in Abruzzo: la Madonna del popolo di Frisa (Ch) Una storia sospesa nel suggestivo intreccio tra Fede e Tradizione L'Abruzzo è una regione che non solo salvaguarda le sue inestimabili ricchezze ambientali, ma conserva con attenzione e cura le sue tradizioni. Ricco e variegato è il suo patrimonio di riti religiosi e magici, di feste pagane e cristiane, di santi da venerare e di forze del male da allontanare e ogni anno vengono celebrate moltissime feste spesso collegate con la cultura contadina e pastorale. Tra le tradizioni religiose abruzzesi ce n'è una singolare ed affascinante che ha come scenario un delizioso paese della Provincia di Chieti. Situato nelle immediate vicinanze di Lanciano, Frisa è un paese di impronta medievale adagiato su una dorsale collinare tra i torrenti Moro e Feltrino. La sua storia si perde lontana nel tempo in quanto la sua data di nascita dovrebbe risalire al periodo romano, come testimoniano alcuni ritrovamenti di ruderi e alcuni reperti ancora custoditi dai contadini. Ci sono tre giacimenti funerari distrutti che riportano ad antichi insediamenti agricoli sul territorio frisano, mentre altri frammenti in ceramica di epoca bizantina testimoniano l’esistenza di un centro abitato databile tra il V e il VII secolo d.C.. La sua posizione geografica e il clima mite favoriscono le coltivazioni della vite e dell'olivo. Belle testimonianze della sua storia passata sono il Palazzo baronale, il Santuario di Santa Maria del Popolo, che conserva un pregevole altare barocco, la Chiesa di Santa Maria Assunta nella frazione di Badia, in cui si ammirano i resti di un affresco del XIII secolo. All’interno di Santa Maria del Popolo era conservata una tela del Cinquecento raffigurante la Vergine. La notte del 30 dicembre 1980 i ladri trafugarono l’antica immagine della Madonna che fu sostituita da un dipinto reinterpretato di Pietro Annigoni nel 1982 e che rappresenta la Madonna con il Bambino. Proprio sull'originale quadro ligneo il sig. Felice Caldora racconta una storia che testimonia la profonda religiosità dei frisani ed è sospesa nel suggestivo intreccio tra Fede e Tradizione. La Madonna del Popolo di Frisa Per alcuni è leggenda, per me è una tradizione che nella nostra famiglia si trasmette da nonno o bisnonno a nipote. A me è stata raccontata dal bisnonno Angelo Maria Caldora, classe 1861, morto nel 1953. A lui l'aveva narrata suo nonno, morto quando lui era soltanto un bambino. La tradizione risale a tempi molto lontani. La Madonna del Popolo era rappresentata in un quadro ligneo con colori e stile che riportavano al sec. XI ¬ XII e anticamente si trovava nella Chiesa di Santa Lucia, risalente al IX¬X secolo, di cui attualmente resta solo il campanile. Tantissimi anni or sono, intorno alla metà del Seicento, una mattina d'inverno, dopo che nella notte era caduta la neve ad imbiancare le strade e i tetti, il sacrestano recatosi a suonare le campane del Mattutino, notò sulla neve fresca delle piccole orme che partivano dalla porta della Chiesa e si perdevano verso la piazzetta. Pensò ad un gatto girandolone. Entrato in Chiesa, come sempre attese alle cure di ogni giorno: accese i ceri e preparò i paramenti per la Santa Messa. Spostandosi lungo la navata per riordinare qualche sedia fuori posto, si accorse che mancava il quadro della Madonna.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' FRISA (CH)
Le tradizioni in Abruzzo: la Madonna del popolo di Frisa (Ch) La sua ricerca era facilitata dal fatto che, data l'ora, tutto era ancora tranquillo e non vi erano altre tracce che potevano confonderlo. Le piccole orme dalla piazzetta seguivano la strada principale, facevano una breve salita, poi una carrareccia diritta fuori dell'abitato fino sulla cima del colle che sovrasta il fiume Moro, dove c'era un orto con una grossa pianta di fico. Le tracce finivano proprio dove il tronco usciva dal terreno. Guardò in alto e, nell'incavo fra il tronco principale e il primo ramo, vide il quadro. Rimase a bocca aperta: pensò ad un furto, ma poi scartò il pensiero, perché le orme erano così piccole che solo un bambino avrebbe potuto lasciarle. Prese il quadro e lo riportò in Chiesa. Quando arrivò il Parroco per celebrare la Messa gli raccontò l'accaduto. Naturalmente il sacerdote gli rispose ironicamente che forse se lo era sognato. L'uomo protestò e l'altro azzardò che forse qualcuno voleva rubarlo e lo aveva provvisoriamente nascosto in quel luogo. Due giorni dopo la cosa si ripetè. Il sacrestano non prese iniziative: aspettò che arrivasse il Parroco e gli comunicò che il quadro non era al suo posto. Quindi insieme si diressero verso l'orto dove era la pianta di fico e, come era già accaduto, fra i rami trovarono il quadro. Un pò impressionato ma molto poco convinto, l'uomo di chiesa raccomandò che la voce non si spargesse e riportò il dipinto in Chiesa. Per tutto l'inverno non vi furono più "fughe", ma in seguito la cosa si ripetè molte volte e la voce si sparse fra la gente. Ora non era più possibile nascondere il fatto e il parroco nella Messa domenicale al popolo riunito raccontò per filo e per segno l'accaduto. I più scettici per varie notti si appostarono davanti alla porta della Chiesa per agguantare il tizio che si permetteva questa 'mascalzonata'. Al mattino aprivano la grande porta assieme al sacrestano per controllare che tutto fosse in ordine. Poi una mattina constatarono che il quadro non era in Chiesa. Sbigottiti, corsero all'orto e lo trovarono sulla pianta di fico. Come sempre accade la popolazione si divise in due fazioni: chi parlava di miracoloso segno 'divino' e chi di un trucco per attirare la gente, specie gli uomini, in Chiesa. Il parroco prese tempo e andò a parlare con il Vescovo per chiedere come dovesse comportarsi con il suo 'gregge'. La notte della domenica seguente la 'fuga' si ripetè e tutti si convinsero che, nel luogo del ritrovamento, si dovesse costruire una Chiesa grande abbastanza da contenere tutti i parrocchiani. E così fu fatto. Per tre secoli la costruzione restò immutata. Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale i Tedeschi in ritirata minarono il campanile affinchè non fosse un punto di riferimento per gli alleati e naturalmente gran parte dell'edificio crollò. Al ritorno della pace, i paesani si tassarono per comperare il materiale e lavorando gratuitamente ricostruirono la Chiesa conservando l'altare barocco risparmiato dal crollo. Negli anni ottanta il dipinto fu rubato e alla gente del posto vennero i brividi. Una delegazione si recò alla trasmissione 'Portobello' per pregare i ladri di restituire il maltolto che era un valore solo per i devoti. Assisteva alla trasmissione il pittore Pietro Annigoni che, commosso, decise di regalare al paese una nuova immagine della Madonna. E' bellissima ma, come una vecchietta diceva: "non è la NOSTRA Madonna!" Sarebbe veramente cosa 'straordinaria' se l'antica immagine 'fuggisse' da dove è tenuta nascosta per tornare a 'casa sua'. Felice Caldora.
RIFUGI E BIVACCHI A FRISA (CH)
La Chiesa di San Pantaleone alle Piane, frazione di Furci (Ch) Chiesa Di San Pantaleone: La chiesa di San Pantaleone alle Piane si trova in contrada Piane San Pantaleone in località Caramanico, proprio sulla riva destra del Foro, in prossimità del punto di congiunzione con la Venna. Nel 1324 esisteva fuori Miglianico una chiesa di San Pantaleone in una località imprecisata delle attuali contrade Piane San Pantaleone o Valle Sant’Angelo, appartenente al monastero di San Tommaso di Paterno (Caramanico Terme). In seguito a una scorreria turca, che provocò quasi sicuramente la distruzione della chiesa, si nascose la statua di San Pantaleone in una fornace in località Caramanico (sempre in contrada Piane San Pantaleone). Poco tempo dopo la statua fu recuperata e di lì a poco trasportata nella chiesa di San Michele Arcangelo dove rimane fino ad oggi. Il giorno del ritrovamento era il 10 agosto, festa di San Lorenzo. Da allora in questa data (recentemente nel sabato più vicino) si celebra la festa che ricorda il ritrovamento della statua di San Pantaleone. Il luogo in cui la statua fu nascosta e recuperata è a tutt’oggi noto e visibile: si trova lungo la strada che conduce alla chiesa di San Pantaleone alle Piane quasi accanto ad essa. Alcuni anni fa vi fu costruita un’edicola a protezione dalle intemperie. L’idea di edificare una chiesa nel luogo dove fu nascosta e rinvenuta la cara immagine di San Pantaleone risale ad alcuni decenni or sono. Nel 1982 prende essa diviene realtà con la posa della prima pietra. La chiesa fu disegnata dal compianto mons. Vincenzo Pizzica e realizzata con il concorso dell’intera contrada. E finalmente giunse il giorno della solenne inaugurazione il 10 agosto 2002 con la benedizione dell’arcivescovo di Chieti Edoardo Menichelli. Nel 2012-2013 è stato completato l’interno con la pitturazione e l’apposizione sull’abside di un trittico  raffigurante la gloria di San Pantaleone con sant’Ermolao e santa Eubule.
Festa dell’Olio Nuovo a Frisa (Ch) Dal 31 ottobre al 1 novembre, a Frisa si terrà la VI edizione della "Festa dell'Olio Nuovo". L'evento intende esaltare i prodotti agroalimentari del territorio e soprattutto l'ottimo olio extravergine di oliva appena spremuto nei frantoi della zona. Lungo il percorso gastronomico, allestito all'interno del centro storico, sarà possibile degustare i piatti tipici locali: Bruschette con il Prosciutto, Pasta aglio olio e peperoncino, Pallotte cacio e ove, Zuppa di ceci, Minestr' piparule e sardelle, panini con salsiccia o pancetta, castagne, crispelle e dolci tipici. Le serate saranno rallegrate da ottima musica con concerti live. L'organizzazione è curata dalle associazioni: Pro Loco, Tracce, Ponte sul Moro, con il patrocinio del Comune. Apertura stand: ore 19,00, nella piazza principale di Frisa. Dalle ore 20,00, Spazio Arte con mostre di pittura e fotografia storica. Per ulteriori informazioni: Comune: Tel. 0872/588056 - E-Mail: info@comune.frisa.ch.it - Web: www.comune.frisa.ch.it
Palazzo Baronale Caccianini a Furci (Ch) L’impianto è a blocco su tre livelli. Comune e provincia: Frisa (Ch); Tipologia: l’impianto è a blocco su tre livelli; Ubicazione: piazza Principe di Piemonte; Utilizzazione: l’edificio è in parte abitato, in parte in abbandono; Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche: il palazzo prende il nome dalla famiglia Caccianini di Frisa, che a partire dalla fine del XVII secolo avviò la realizzazione della propria residenza mediante l’acquisizione e refusione di fabbricati lungo l’antica cerchia muraria. Alla metà del Settecento la fabbrica viene ampliata con sopraelevazioni del fronte principale. Risale agli inizi del XIX secolo l’aggiunta di un’ala trasversale all’edificio preesistente. Stato di conservazione: come l’attigua torre, il palazzo è parte di in contesto ambientale poco curato. Segni di degrado sono presenti sulle superfici, soprattutto sulle parti dove la copertura ad intonaco è caduta e le aperture sono murate, a provare una differenza d’uso dei suoi ambienti che si è riflessa anche sulla sua manutenzione. Descrizione dell’edificio con riferimento a forme, materiali e tecniche costruttive: Il fronte principale del palazzo si affaccia sulla Piazza principe di Piemonte e collega l’antico torrione medievale, appartenente alle mura difensive, al passaggio creato alla metà del ‘700 per collegare i nuovi quartieri della città con l’antico borgo. Dei tre livelli in cui il prospetto si articola, il primo e il terzo risultano coperti da intonaco, mentre quello mediano esibisce una muratura eterogenea, variamente scoperta dalla caduta del rivestimento superficiale. Al pian terreno sono numerosi ingressi, aperti probabilmente di recente per l’accesso ai locali dell’abitazione o a luoghi di deposito. Al primo livello le aperture sono tutte murate, conservando nel loro ritmo regolare l’unica traccia dell’antica compagine. Ad esse fanno da contrappunto le aperture dell’ultimo piano, affacciate su piccoli balconi e incorniciate da motivi decorativi in stucco. In prossimità della torre è un loggiato che si affaccia su un terrazzo con balaustra in pietra. All’interno del borgo il palazzo si affaccia su un cortile e si sviluppa su due livelli: il piano terra presenta due accessi con mostra in mattoni: quello più piccolo è chiuso da un arco a tutto sesto, quello più grande ha un interessante arco policentrico aggettante rispetto alla facciata.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
Frisa, in provincia di Chieti, sorge su una dorsale collinare tra i terreni Moro e Feltrino, nelle immediate vicinanze di Lanciano. Anche se le sue origini risultano incerte, alcuni rinvenimenti portano a pensare che la genesi di questo borgo risalga all’epoca romana. Il paese presenta diverse frazioni, le più importanti sono Guastameroli e Badia. I monumenti di maggior interesse storico-artistico presenti nella piccola cittadina e che resistono al passare del tempo sono la chiesa di Santa Maria del Popolo, dove nell’adiacente piazza abbiamo una scultura dell’artista Antonio Di Tommaso, e la chiesa dell’Assunta, che custodisce affreschi risalenti al Trecento con la nota pittura di Pietro Annigoni. Santuario della Madonna del Popolo di Frisa (Ch) Il Santuario è sorto nell’arco di tempo che va dal 1664 al 1669, nei pressi di un incrocio dove si ergeva un’edicola votiva con l’immagine della Vergine Santissima. Il racconto narra della presenza di una pia donna, che tutte le mattine si recavi li in preghiera. Un giorno, davanti a tale immagine, le apparve la Vergine, esprimendole il desiderio che il Popolo edificasse una chiesa e promettendo  protezione in tutte le necessità. Sparsasi tale notizia, accorsero a venerare l'immagine fedeli dei vicini paesi e molti ammalati furono guariti. La fama dei miracoli aumentò il concorso dei fedeli crescevano sempre di numero. Con le offerte di essi si iniziò la costruzione del Santuario. Finita la guerra, il Santuario fu ricostruito ed ampliato dai fedeli e di nuovo consacrato nel 26 luglio 1947. Il Cammino dell'apostolo Tommaso" la via abruzzese del pellegrinaggio fa parte integrante della rete dei Cammini della Fede d'Europa e un percorso di arte e spiritualità che tocca tutte e quattro le province abruzzesi il percorso si snoda per circa 450 chilometri unendo i luoghi dell'antica spiritualità cristiana, il Cammino di San Tommaso passa per il comune di Frisa nell'ultima tappa da Lanciano ad Ortona (di 26 km) il passaggio si trova a circa 1 km dal Santuario Madonna del popolo di Frisa.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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