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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Fara Filiorum Petri (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI FARA FILIORUM PETRI (CH)
 
Ospitalità nel Paese di FARA FILIORUM PETRI (Ch) (m. 210 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Fara Filiorum Petri: 42°14′54″N - 14°11′09″E
     
  CAP: 66010 -  085 -  0871.70118 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI FARA FILIORUM PETRI 0871.70112   0871.70133       0871.70112 - 00214310690
Come raggiungere Fara Filiorum Petri:  Satzione:Chieti   Aeroporto d'Abruzzo a 30 Km.  Uscita:Pescara Sud-Francavilla al Mare
 
HOTELS ED ALBERGHI FARA FILIORUM PETRI (CH)
*** PALACE HOTEL LA FIGLIA DI ATTILIO
Contrada Sant'eufemia, 172 - 66010 Fara Filiorum Petri (Ch)
tel. 0871 706001 fax 0871 706804
 Servizi offerti dalla struttura


* HOTEL SANT'EUFEMIA
Via Sant'eufemia, 125 - 66010 Fara Filiorum Petri (Ch)
 Servizi offerti dalla struttura

RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE  FARA FILIORUM PETRI (CH)
Il clima a Fara Filiorum Petri: Il clima si può definire mediterraneo di tipo temperato-collinare, anche se notevoli sono l'influsso mitigatore del mare e l'influsso fresco della montagna. Il mese più freddo è gennaio, le cui notti abbassano quasi sempre il termometro sotto lo zero, anche di diversi gradi. Nella stagione invernale sono frequenti le nevicate, anche abbondanti, superiori al mezzo metro, e frequentissime sono le gelate mattutine e le giornate uggiose. Il freddo proviene principalmente da venti siberiani spiranti da est. La stagione fredda farese inizia all'incirca verso fine settembre, per protrarsi almeno fino alla seconda metà di maggio. Considerata la latitudine e il territorio, si può dire che gli inverni faresi sono incredibilmente rigidi e persistenti, con possibili nevicate anche fino al mese di aprile. Il mese più caldo è luglio, con temperature che di giorno al sole possono talvolta raggiungere i 40 gradi, temperature aggravate dal forte tasso di umidità che quasi sempre le accompagna. Il caldo è portato essenzialmente e sempre più spesso dall'anticiclone subtropicale africano, sempre meno invece dall'anticiclone delle Azzorre. Durante le notti estive la minima raramente scende sotto i 20 gradi, rendendo afoso anche il periodo dedicato al riposo. La stagione delle piogge, che si protrae da settembre a maggio, reca abbondanti precipitazioni, dell'ordine di 10-12 giorni di pioggia mensili. Durante la stagione estiva invece le piogge cadono più di rado, ma quando accade scendono sotto forma di violenti nubifragi, non di rado accompagnati da grandine e forte vento. Il totale di precipitazioni annue si aggira sui 1000 mm. I venti provengono principalmente o da ovest, sotto forma di Libeccio che per effetto stau scende dalle montagne sotto forma di vento caldo, oppure da est sotto forma di Grecale, freddo, proveniente dal mare nella stagione invernale. Lo Scirocco, caldo, recante piogge, può manifestarsi durante tutto l'anno. I valori di umidità sono alti durante tutto l'anno. Nella zona collinare del paese l'umidità è lievemente minore.
CAMPEGGI FARA FILIORUM PETRI (CH)
Il toponimo del paese di Fara Filiorum Petri: Fara è un termine di origine longobarda indicante un gruppo, costituito da famiglie e da individui imparentati, in cui era diviso il popolo longobardo. Lo stanziamento dei Longobardi avveniva per Fare, veri e propri organismi politico-militari, il cui nome indicava anche il territorio abitato dal gruppo. Vi è inoltre la devozione longobarda a santa Fara. Ne sono testimonianza i vari comuni che ancora oggi in Italia portano questo nome. Il nome del paese originariamente era solo "Fara". Varie sono le tesi sulla successiva aggiunta di "Filiorum Petri". Una delle più accreditate è quella che la fa risalire alla presenza di monaci celestini nel convento di Sant'Eufemia. Questi monaci infatti si facevano chiamare "Figli di Pietro" (Pietro era il nome del fondatore, san Pietro Celestino). Per distinguere il paese dalle altre "Fare" si iniziò a chiamarlo Fara dei Figli di Pietro (Filiorum Petri in latino). La fara (plurale: fare in italiano, farae in latino) era l'unità fondamentale dell'organizzazione sociale e militare dei Longobardi. Essa era costituita dall'aggregazione di un gruppo omogeneo e compatto di famiglie (originate dallo stesso clan gentilizio) ed era in grado di organizzarsi in contingente con funzioni militari di esplorazione, di attacco e di occupazione di territori durante le grandi migrazioni che condussero il popolo longobardo dall'area del Baltico, alla Pannonia, fino in Italia. La fara come struttura militare a Fara Filiorum Petri: Un orientamento storiografico tradizionale identificava la fara con gruppi famigliari estesi, ma ormai da tempo si è consolidata un'interpretazione che sottolinea maggiormente il ruolo di unità militare della fara. In accordo con l'etimologia (si veda il tedesco fahren, andare, viaggiare), Jörg Jarnut propende per una definizione della fara come di "associazione in marcia", che includeva, accanto ai guerrieri, tutti gli affini non combattenti (donne, vecchi, bambini, schiavi, perfino bestiame). Paolo Diacono invece parla di "farae" come stirpi o linee di discendenza. Nella fara confluirono due strutture fondamentali della società germanica: la Sippe (la famiglia allargata) e la Gefolgschaft (la libera unione di guerrieri attorno a un capo). La seconda assomigliava al comitatus già descritto da Tacito nel I secolo. Resta difficile capire in quale misura le due componenti familiari e militari vi avessero importanza. Durante un momento cruciale come una migrazione è intuibile come il carattere di Gefolgschaft prendesse il sopravvento. Erano Gefolgschaft i gruppi di cynocefali, cioè quei guerrieri scelti che, con particolari acconciature, cercavano di terrorizzare i nemici assomigliando a cani e lupi. Una mediazione può essere pensata come un gruppo di consanguinei, simili ai clan di matrice celtica, con un maggiore inquadramento militare di altre analoghe strutture societarie di altre popolazioni germaniche. Durante la fase nomade del popolo longobardo (II-VI secolo) infatti ai compiti militari, nella fara, si accompagnavano quelli sociali: il gruppo doveva garantire la pace interna, assicurare il sostentamento di tutti, erigere i ricoveri provvisori al termine degli spostamenti. A capo delle fare era posto un duca, guerriero insignito di tale dignità per i legami dinastici e per il valore militare mostrato in guerra e premiato dal sovrano. La coesione interna era assicurata dai legami famigliari che i membri di una fara ritenevano di avere gli uni con gli altri; durante il ventennale stanziamento in Pannonia (547 circa-568), tuttavia, l'inevitabile nascita di differenze economiche consentì ai più ricchi e potenti fra i duchi di accogliere all'interno della propria fara combattenti meno provvisti di mezzi.
VILLAGGI TURISTICI FARA FILIORUM PETRI (CH)
Il toponimo del paese di Fara Filiorum Petri: L'invasione dell'Italia, nel 568, fu organizzata da Alboino sulla base delle fare, che costituirono le unità, militari e migratorie insieme, per mezzo delle quali i Longobardi penetrarono nella Penisola (ossia il populus congregatus in armis). Una volta giunti in un nuovo territorio, una fara veniva prescelta per essere insediata nel suo complesso in un punto strategico, di norma appoggiandosi a strutture preesistenti. Ad esempio Gisulfo I del Friuli, il primo duca longobardo insediatosi in Italia (e l'unico creato direttamente da Alboino), si stanziò con il suo seguito di arimanni nella città di Cividale (già Forum Iulii). A conquista avvenuta, le fare conservarono ancora per alcuni anni i loro caratteri di mobilità e di provvisorietà, per poi progressivamente evolversi in insediamenti stabili. L'autonomia di mobilità delle fare è ancora ricordata dal cap. 177 dell'Editto di Rotari, che in caso di spostamento della fara da un territorio prevede la restituzione al duca delle donazioni eventualmente fatte da questi al gruppo.[2] Esempi di costituzione spontanea di ducati ad opera delle fare sono i ducati di Spoleto e di Benevento, isolati rispetto alla maggior parte dei ducati concentrati nel Nord Italia. La fara (Fara Filiorum Petri)come struttura sociale: Il ruolo delle fare era determinante anche nel diritto longobardo. In assenza di un forte elemento statale i rapporti giuridici infatti erano intesi come rapporti tra le fare (analogamente a quanto si verificava tra le gentes alle origini del diritto romano, nella società pre-civica: si veda ad esempio l'istituto della noxae deditio):[3] pertando la reazione ad un torto subito avveniva a livello di gruppo attraverso la faida. In seguito all'insediamento stabile, con il rafforzamento di un potere statale organizzato, la faida andò cedendo il posto alla compositio, sanzione il più delle volte pecuniaria irrogata dall'autorità per i crimini (commessi contro l'autorità stessa, ad esempio l'attentato alla vita del re secondo il cap. 1 dell'Editto di Rotari) o per i delitti più gravi (crimina atrocissima). Gli insediamenti a Fara Filiorum Petri: I luoghi dove si stabilirono le fare, ubicati spesso nelle zone di confine dell'espansione longobarda, divennero in molti casi centri abitati permanenti dei quali è rimasta traccia nella toponomastica. La toponomastica: In Italia numerosi sono i paesi, le frazioni o le semplici località che conservano nel proprio nome, in forme diverse, traccia delle loro origini di fara, ovvero di antico insediamento longobardo; anche se sempre in epoca longobarda si era diffuso il culto devozionale a santa Fara: Fara, località nel comune di Gallarate (Va); Fara Basiliana, antico nome di Basiano (Mi); Fara Filiorum Petri (Ch); Fara Gera d'Adda (Bg); Fara in Sabina (Ri); Fara Novarese (No); Fara Olivana con Sola (Bg); Faraone, frazione di Sant'Egidio alla Vibrata (Te); Fara San Martino (Ch); Fara Vetula, antico nome di Fallavecchia, località nel comune di Morimondo (Mi); Fara Vicentino (Vi); Farinate, frazione di Capralba (Cr); Farra, località di Feltre (Bl); Farra, frazione di Mel (Bl); forse Farenzena, frazione di Agordo (Bl); Farra d'Alpago (Bl); Farra d'Isonzo (Go); Farla, frazione di Majano (Ud); Farra di Soligo (Tv); Faruciola (piccola fara), località nel comune di Morimondo (Mi); Leofara, frazione di Valle Castellana (Te); Piana La Fara, frazione del comune di Atessa (Ch), situata in Val di Sangro; Piano della Fara o anche Piano Fara, frazione del comune di Rosciano (Pe); Faraclovus (anche Faraclonus o Faradomus), nel territorio dell'attuale comune di San Giovanni in Fiore (Cs), dove Gioacchino da Fiore fondò nel 1195 l'abbazia Florense che diede origine poi all'attuale comune; Fara di San Giacomo Filippo (SO) e Foramagno di Linate (MI).
AFFITTACAMERE FARA FILIORUM PETRI (CH)
La Storia del paese di Fara Filiorum Petri (Ch) La particolare posizione arroccata del centro del paese fa intuire la sua antica origine, risalente al periodo altomedievale. Furono i longobardi a fondare il primo nucleo, scegliendo la zona in base ai classici fattori quali posizione facilmente difendibile, nonché vicinanza di un corso d'acqua. Il nucleo, da accampamento, grazie alla posizione favorevole, divenne sede di artigiani, coltivatori e pastori. Intorno all'anno 1000 l'influenza dei monaci benedettini del monastero di Montecassino iniziò a farsi sentire e, tramite la vicina abbazia di San Liberatore, a Majella, i monaci benedettini avevano su Fara potere temporale e spirituale. Ne sono testimonianza il convento sito a Sant'Eufemia risalente a questi anni e la Chiesa di San Salvatore, costruita sui resti di un castello del III secolo d.C. Nel 1300 Fara passò sotto il potere della Contea di Manoppello retta dai conti Orsini, pur persistendo ancora la presenza benedettina. Risale a questo periodo la chiesetta di Sant'Agata. Dopo il 1500, a causa delle guerre franco-spagnole, Fara passò dal potere degli Orsini sotto al potere dei Colonna per ordine del re di Spagna. È durante questo periodo che Fara ricevette oltre 100 reliquie di santi e addirittura una scheggia della croce di Cristo, reliquie che tuttora sono gelosamente conservate nella parrocchia di San Salvatore. Questo a testimonianza di quanto il paese fosse centro importante di religiosità sotto i benedettini. Nel 1800 con la caduta dei Colonna (per mano di Giuseppe Garibaldi) per Fara finì il periodo del feudalesimo. Nei primi del Novecento iniziano grandi lavori di urbanizzazione. La nota banda locale si esibisce a Vienna, nel 1899, guidata dal maestro Giuseppe Dell'Orefice. È di questi anni anche la nascita della tradizione delle Farchie così come la conosciamo oggi. Il grande boom fu duramente messo alla prova dai due conflitti mondiali dai quali Fara uscì quasi totalmente distrutta e contò centinaia di vittime. Nel secondo dopoguerra Fara conobbe un altro boom (localmente chiamato il miracolo farese) che le fece assumere il ruolo di paese guida di tutta la Val di Foro, ruolo che tuttora saldamente mantiene, grazie anche a imponenti impianti industriali e ad un notevole sviluppo demografico e residenziale.
BED & BREAKFAST FARA FILIORUM PETRI (CH)
I monumenti e luoghi d'interesse a Fara Filiorum Petri (Ch) Architettura religiosa: Chiesa della Madonna del Ponte: Situata nel quartiere Madonna del ponte, questa chiesa è stata costruita nel 1634. La facciata è in stile neoclassico con 4 paraste doriche che la suddividono in tre parti. Il portale centrale è sormontato da un timpano curvo, mentre i laterali da timpani triangolari. Al suo interno vi è un affresco del XV secolo raffigurante una Madonna con Bambino. Fu particolarmente frequentata dopo il miracolo avvenuto al vescovo di Lanciano. È dedicata alla Madonna, il ponte a cui si riferisci è situato poco vicino alla chiesa. Chiesa di San Rocco: È situata appena fuori al centro storico, lungo la via che conduceva ai mulini. È una chiesa non molto grande ed a pianta rettangolare. All'interno si trovano degli affreschi di Francesconi di Rapino realizzati nella prima metà del XX secolo. È dedicata a San Rocco. Chiesa di Sant'Antonio abate: Situata nel quartiere Sant'Antonio, risulta già esistente nel 1365. È a navata unica. Un'epigrafe posta all'interno attesta che fu restaurata nel 1904. Nell'interno vi sono le statue di Sant'Antonio abate e Sant'Agata.Nella metà del 1800 venne edificato nel piazzale adiacente la chiesa il cimitero monumentale. Chiesa di Sant'Antonio abate ai colli: Edificata nel 1947. Fu costruita sul luogo dove avvenne il miracolo che protesse il paese dall'invasione francese del 1799. La tradizione vuole che nei pressi della chiesa vi era un boschetto di querce, dieci delle quali avevano sempre lo stesso diametro del fusto. Inoltre si racconta che durante la seconda guerra mondiale dai tedeschi fu intimato a una famiglia del posto di sfollare, però il carro trainato dai buoi, in viaggio verso Chieti, si fermò proprio in questo posto perché i buoi si inginocchiarono, allora la famiglia tornò indietro a casa e miracolosamente non accadde loro nulla, tutto questo fu ritenuto miracolo di Sant'Antonio abate e per ringraziamento, sia per quest'ultimo fatto, sia per la leggenda delle querce, sia per il miracolo del 1799, venne costruita questa chiesa nel 1947, appena conclusa la guerra. Davanti al piazzale di questa chiesa infine ogni 25 anni vengono bruciate le Farchie, sempre in onore al santo. Monastero e Chiesa di Sant'Eufemia: È il complesso religioso più antico di Fara. La chiesa fu fondata, insieme all'omonimo monastero, nel 1004 da sant'Aldemaro di Capua. Dal 1060 al XVII secolo la chiesa dipese dall'Abbazia di Montecassino. Attualmente l'edificio del monastero è allo stato di rudere: ne rimangono solo il perimetro murario con l'abside e l'arcone gotico dell'ingresso, mentre la chiesa annessa è regolarmente visitabile e di tanto in tanto vi si svolgono le funzioni. È dedicata a Sant'Eufemia.  Chiesa di Sant'Agata: Questa chiesa, dedicata a Sant'Agata, è situata appena imboccata la via per i colli. Essa risale al XIV secolo. Gran parte di essa fu demolita agli inizi del XX secolo.[4]. Ad oggi di essa rimane una piccola e caratteristica chiesetta, ricca di interesse storico-religioso. In origine doveva essere veramente bella, e viene così descritta da un anonimo osservatore e critico d'arte dell'epoca: La chiesolina campestre di Fara quasi distrutta, va notata per un pregevole portale trecentesco di semplice fattura, di proporzioni eleganti, che ne formava l'unico ornamento. Forme slanciate, organismo gotico ridotto alla più semplice espressione, arco acuto nella lunetta e nell'archivolto sovraccaricato di un timpano sporgente, sono le note caratteristiche del portale, ove l'ornamento è distribuito con grande parsimonia. Mancano le colonnine cordonali accantonate nel risaltare delle spalle, che invece sono guarnite di gusci e bastoni, talvolta compiuti da piccoli congedi. Larghe foglie di palma occupano il sottarco a scivolo e punte di diamante gli spigoli laterali del frontone. I capitelli sono costituiti di un grande guscio posto al di sotto di un listello, l'architrave è nudo, e la lunetta contornata da un bastone mostrava la Vergine col Bambino attribuita a maestro Nicola Gallutio et filio Joanne, che nel 1438 per ordine dei conti Orsini abbellito di pitture e di sculture le chiese di Sant' Agata e Sant'Eufemia. Chiesa di Santa Maria di Cryptis a Grotta del Colle: I resti dell'antica chiesa (XI secolo), si trovano nella Grotta del Colle, a confine tra Fara Filiorum Petri, Rapino e Pretoro.
CASE PER VACANZA FARA FILIORUM PETRI (CH)
Grotta del Colle. La grotta del Colle è sita nei dintorni di Rapino, in provincia di Chieti. La grotta fu usata sin dal Paleolitico, successivamente dai Sanniti e infine dai cristiani. Sono presenti resti della chiesa di Santa Maria de Cryptis e di un torrione medievale. La Storia della grotta del Colle a Fara Filiorum Petri: Dagli scavi archeologici condotti in loco nel 1954 è possibile affermare che la grotta sia abitata sin dal Paleolitico. Il sito veniva, forse, utilizzato come ristoro dai cacciatori paleolitici della zona data l'abbondanza di ossi e di strumenti litici. Più massiccia sono i ritrovamenti del Neolitico e dell'età del Bronzo trovati sempre all'interno della grotta, ritrovamenti che testimoniano un'assidua frequentazione della grotta. In epoca italica la grotta fu verosimilmente trasformata in santuario come testimoniano una lamina bronzea con un'iscrizione in dialetto marrucino che asserisce di un rito di una processione in onore di Giove e di una statua bronzea detta Dea di Rapino. Nel Medioevo vi fu edificata una chiesa posta appena all'ingresso della grotta. Il nome della chiesa è fenomeno di discussione visto che taluni la vogliono chiamata "Santa Maria de Cryptis" mentre altri la chiamano "Ecclesia S. Angeli ad Crypta". La decadenza della chiesa portò man mano all'abbandono del borgo che dipendeva dal vicino monastero di San Salvatore a Maiella del quale si può ammirare la torre. Descrizione: La particolarità di questa grotta è l'aspetto naturalistico dell'interno e dell'esterno che la speculazione turistica sta portando in un inesorabile declino. Le leggende sulla grotta del Colle a Fara Filiorum Petri: Leggende popolari vogliono che la grotta celi tesori nascosti, mentre gli abitanti di Rapino parlano di stretti cunicoli che porterebbero chissà dove.
APPARTAMENTI PER VACANZA FARA FILIORUM PETRI (CH)
Chiesa Parrocchiale di San Salvatore a Fara Filiorum Petri: È la chiesa principale di Fara, situata in piazza. È di origine alto-medievale. Risale all'XI secolo. L'interno è ad impianto benedettino a tre navate di cui una, successivamente, è stata trasformata in portico. Parte dell'edificio (l'interno e parte della facciata) sono stati ricostruito nel XVIII secolo. La navata centrale è a copertura piana del XX secolo sostituita alle capriate originarie. Le navate laterali sono con volte a crociera. La facciata, barocca, è incompleta. Il portale è in pietra scolpita e lesene con capitelli a mensole che sorreggono un architrave e un medaglione. All'interno vi erano le statue di Sant'Antonio abate e di San Benedetto, entrambe del XIII secolo, ed un bassorilievo in terracotta raffigurante una Madonna in trono con Bambino, ora conservati al Museo Diocesano di Chieti. La croce processionale è di Nicola da Guardiagrele. All'interno di tale chiesa sono inoltre conservate le reliquie. Il campanile è in parte medievale ed in parte (la sommità) barocco (del XVIII secolo) con modanature e cornici in mattone scolpito. Architettura militare: Il monumento ai caduti. Sito nella frazione Via Madonna e recentemente ristrutturato, questo enorme altare circondato da una vasta pineta (l'intero complesso è stato denominato Parco della Rimembranza) ha incisi i nomi dei cittadini faresi morti nella prima e seconda guerra mondiale. Per la sua pregevole fattura architettonica ha avuto risalto anche in ambiente nazionale. I cunicoli militari. Sotto al centro storico sono scavate lungue gallerie che servirono durante il Medioevo per dare modo ai cittadini di fuggire in caso di pericolo o di nascondersi per organizzare un vincente contrattacco. Ad oggi questi cunicoli sono stati ristrutturati, illuminati e riaperti al pubblico, che può ammirare la Fara sotterranea. Questo percorso sotterraneo ha sicuramente aspetti molto suggestivi, come il poter ripercorrere le vestigia degli antenati. Architettura civile: La porta. È l'unico resto della cinta muraria del paese. L'arco è in stile gotico sormontato da uno stemma molto consumato, ma dai resti si potrebbe evincere che si tratti dello stemma degli Orsini-Colonna. A fianco vi è un rudere di un torrione in conci di pietra. I palazzi. Molti palazzi del paese sono in stile tardo barocco abruzzese o in stile liberty, tra questi, vi è un palazzo del XVI secolo con delle cimase e, all'ultimo piano, consta di un loggiato con archi a tutto sesto. La Religione a Fara Filiorum Petri: La maggior parte della popolazione è di religione cattolica. Tuttavia a causa della forte immigrazione degli ultimi anni si è avuto un aumento delle religioni musulmana ed ortodossa, senza comunque la presenza di luoghi di culto non cattolici. Forte nel territorio comunale la presenza di atei ed agnostici, specie tra i più giovani. Dialetto a Fara Filiorum Petri: Il dialetto locale fa parte della grande famiglia dei dialetti napoletani, che si estendevano, al tempo del Regno di Napoli fino alla provincia dell'Abruzzo citeriore di cui Fara faceva parte. La tipica assonanza napoletana viene colta ad esempio nell'usanza di raddoppiare le consonanti delle parole (es. facciamo diventa facemm o parliamo che diventa parlemm). Altre assonanze tipiche del napoletano si riscontrano nella terminologia, ad esempio bambino diventa guaglion, oppure giocare diventa pazzià. Per rafforzare l'identità dialettale sovente nel paese vengono organizzate manifestazioni in lingua locale, che radicano la conoscenza del parlato degli avi anche nei giovani.
CASE PER LE FERIE FARA FILIORUM PETRI (CH)
Tradizioni e folklore a Fara Filiorum Petri. Feste e sagre: Calendario delle feste e delle sagre; 10 gennaio - 17 gennaio: Festa delle Farchie e Festa di S.Antonio abate (invernale); 29 aprile: Festa della Madonna del ponte; prima settimana di luglio: Festa dell'agricoltura; ultima domenica di luglio: Festa di S. Antonio abate (estiva); prima metà di agosto: Sagra della cipolla (Fara cipollara); ultima domenica di agosto: Festa delle reliquie; settembre: Festa di S. Eufemia; metà novembre: Sagra della castagna e del vino novello. La Cultura a Fara Filiorum Petri: Fara ha sempre avuto una lunga tradizione di strutture scolastiche e di eccellenza nell'insegnamento, a testimonianza di ciò la sede della direzione didattica è nei confini comunali, nella frazione Forma, dietro l'ufficio postale, e ad essa fanno capo numerose scuole del circondario; inoltre dato l'ampio sviluppo delle strutture didattiche faresi, numerosi comuni limitrofi hanno deciso di chiudere le proprie strutture per far confluire negli istituti di Fara gli studenti, contribuendo all'ulteriore sviluppo del plesso farese. Il plesso scolastico è tutto raggruppato nella frazione San Nicola, ben collegata a mezzo scuolabus, e consta delle seguenti strutture didattiche: Scuola dell'infanzia (scuola materna); Scuola primaria "De Ritis" (scuola elementare); Scuola secondaria di 1° grado "San Benedetto" (scuola media); Inoltre è da segnalare come fino agli anni '80 era attivata, sempre nella frazione San Nicola, una scuola secondaria di 2° grado, del tipo Istituto professionale, a conduzione privata (era retta dal parroco di Fara). La chiusura di tale struttura è da ascriversi allo sviluppo di agevoli vie di comunicazione che hanno permesso agli studenti di frequentare le scuole della vicina Chieti, dove sono presenti scuole secondarie di 2º grado di ogni tipo e l'università. Biblioteca comunale a Fara Filiorum Petri: Fara dispone anche di una biblioteca comunale, sita in pieno centro storico in un palazzo antico, che dispone di un ingente numero di volumi, tanti anche di interesse storico. Inoltre nella biblioteca sono conservati l'intera collezione di volumi dell'esimio cittadino Fernando De Ritis (vedi la sezione Cittadini illustri) e tutti gli atti notarili relativi al territorio comunale dal 1700 ad oggi. Periodicamente nella biblioteca si organizzano incontri culturali, letture, corsi di inglese ed informatica, concorsi letterari e pittorici.
COUNTRY HOUSE FARA FILIORUM PETRI (CH)
Persone legate a Fara Filiorum Petri: Alberto De Vincentis (Fara Filiorum Petri, 1888 - Fara Filiorum Petri, 1940), laureato sia in giurisprudenza che in medicina, fu podestà di Fara negli anni 30 del 1900, e diresse il consorzio antitubercolare della provincia di Chieti. Alessandro Dell'Orefice da Fara Filiorum Petri (Fara Filiorum Petri, ... - L'Aquila, 1888), frate, guardiano del convento di San Bernardino dell'Aquila. Antonio Dell'Orefice (Fara Filiorum Petri, 1885 - Fara Filiorum Petri, 1957), direttore d'orchestra e direttore di teatro, diresse tra gli altri, nel dopoguerra, anche il teatro Metropolitan Opera di New York. Antonio Di Felice (Fara Filiorum Petri, XV secolo), scultore, realizzò, tra le altre cose, la statua di San Giuliano che attualmente si trova presso la chiesa di Sant'Antonio di Guardiagrele. Camillo De Ritis (Fara Filiorum Petri, 1875 - Fara Filiorum Petri, 1959), scrittore, giornalista, direttori didattico e ispettore presso le scuole elementari di Roma e Napoli. Giuseppe Dell'Orefice (Fara Filiorum Petri, 1848 - Napoli, 1889), direttore d'orchestra, compositore di opera lirica e direttore del teatro San Carlo di Napoli nel 1878. Fernando De Ritis (Fara Filiorum Petri, 1911 - Milano, 1985), medico, professore universitario, ricercatore, scoprì nel 1955 le transaminasi, da lui successivamente prende il nome l'Indice di De Ritis, importante indice prognostico nei casi di epatite virale, tuttora ampiamente usato. Adelchi Di Fabio (Fara Filiorum Petri, 1876 - Fara Filiorum Petri, 1964), professore universitario e rettore del Collegio Nazareno di Roma. Girolamo da Fara Filiorum Petri (Fara Filiorum Petri, ... - Fara Filiorum Petri, 1497), servo di Dio. Nicola Telio (Fara Filiorum Petri - Chieti, 1490), servo di Dio e religioso, partecipò alle Crociate e fu allievo di San Giovanni da Capestrano, fu colui che portò le reliquie da Gerusalemme a Fara Filiorum Petri, durante le Crociate. Filandro Vicentini (Fara Filiorum Petri, 1836 - Chieti, 1927), medico, scopritore del batterio Leptothrix Racemosa, a lui è stata anche intitolata a Chieti una scuola media. Tommaso Vicentini, (Fara Filiorum Petri, 1780 - Fara Filiorum Petri, 1885), professore universitario di eloquenza e diritto canonico, fu autore di un Galateo. Geografia antropica di Fara Filiorum Petri – Frazioni: Brecciarola, Campolungo, Colle Anzolino, Colle Pidocchioso, Colle Pretoro, Colle San Donato, Colli Centro, Crepacce, Fara Centro, Focaro, Forma, Fonzoni, Fraderna, Giardino, Madonna del Ponte, Mandrone, Orticelli, Pagnotto, Piane Della Masseria, Piane-San Giacomo, Ruzzi, San Nicola, Sant'Antonio, Sant'Eufemia, Sotto Le Ripe, Sotto Le Vigne, Valli, Vicenne. L’economia a Fara Filiorum Petri: Lo sviluppo economico di Fara Filiorum Petri è favorito dalla vicinanza dei corsi d'acqua, dal territorio pianeggiante e dalla presenza di buone vie di comunicazione locali, e di collegamento con Chieti e Pescara (la SS81 Piceno Aprutina). È inoltre posta in posizione centrale rispetto ai centri minori di Rapino, Pretoro, Roccamontepiano, Casacanditella, San Martino sulla Marrucina e Vacri.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' FARA FILIORUM PETRI (CH)
L’agricoltura a Fara Filiorum Petri: Molto sviluppata l'agricoltura; si segnalano vigneti ed uliveti, nonché le classiche colture mediterranee quali pomodori, patate e soprattutto cipolle, di cui Fara Filiorum Petri ha una lunghissima tradizione di coltura, tanto da essere definita "Fara cipollara" dagli abitanti dei paesi limitrofi. Esiste anche una festa denominata "Fara Cipollara", svolta in estate a menzione di questa. La cipolla coltivata a Fara è la Cipolla piatta di Fara Filiorum Petri DOP. Affidata un tempo tutta alla forza di braccia, attualmente l'agricoltura farese può contare su una modernizzazione all'avanguardia. Le campagne sono organizzate sul modello delle Pianura Padana, ossia grandi masserie ben separate tra loro, con terreni divisi secondo varie colture, e lavorati con i più moderni mezzi meccanici e chimici, in modo da garantire un export costante e non influenzato dal clima. Rivestono importanza sovralocale le produzioni del liquore Punch, del vino Chardonnay e dell'olio Colline Teatine. Nel territorio di Fara Filiorum Petri infine passa il Tratturo Centurelle-Montesecco, l'antica strada dove i pastori, all'inizio dell'autunno, passavano con le loro greggi dirigendosi dai freddi monti aquilani verso il Tavoliere delle Puglie per poi ripercorrere il percorso inverso in primavera. Tale tratturo è stato fortemente rivalorizzato dal comune di Fara, con possibilità di visitarlo e di percorrerlo sia a piedi che a cavallo. L’industria a Fara Filiorum Petri: Da rilevare stabilimenti dedicati alla metallurgia, alla lavorazione di materie prime e alla costruzione di pezzi di ricambio, anche per importanti multinazionali come la Honda e la Sevel. Per 25 anni Fara Filiorum Petri ha ospitato anche lo stabilimento della Coca Cola. Il vero motore economico del centro resta tuttavia la piccola-media impresa e l'artigianato, con la presenza di una moltitudine di fabbriche, spesso a conduzione familiare, specializzate nella produzione di scarpe, vestiti, mobili e lavorazioni artistiche del legno e numerose industrie enogastronomiche. Fara è famosa anche e soprattutto per il pastificio Majella, attivo ormai da tanti lustri, che esporta sia in Italia sia all'estero. Inoltre in tempi più recenti Fara si è specializzata anche nella lavorazione del ferro battuto, di cui sono presenti sul territorio numerose fabbriche. Sul territorio di Fara sono infine presenti gli enormi fabbricati della STI (società trasporti industriali) S.p.a. dotata di un ingente numero di camion che si occupano di trasporti di merce industriale in tutto il mondo.
RIFUGI E BIVACCHI A FARA FILIORUM PETRI (CH)
Il turismo a Fara Filiorum Petri: Fara è famosa per le bellezze che adornano il centro storico, i palazzi, la Parrocchiale e le numerose chiese e reliquie. La vocazione al terziario e commerciale di Fara è testimoniata anche dal mercato comunale secolare (nacque nel 1909 da un'idea dell'allora sindaco Gian Battista Sigismondi) che si svolge per le vie del centro ogni mercoledì. Visto il grande boom avuto dal mercato, sempre più spesso si organizzano anche mercati al di fuori del classico giorno mercoledì e soprattutto svolti di sera, durante la quale le luci del borgo donano al mercato un fascino antico. Il turismo dell'arte a Fara Filiorum Petri si rivolge allo stile che decora gli storici palazzi ottocenteschi e rinascimentali del centro storico: palazzi in stile liberty, arte barocca, capitelli, colonne e decorazioni in stile rococò. È inoltre presente una biblioteca ricca di volumi storici, risalenti anche a prima dell'anno 1000. Il turismo religioso a Fara Filiorum Petri è altrettanto sviluppato con la presenza della chiesa di San Salvatore e ben altre sei chiese, tutte risalenti al XII-XIII secolo. Nella chiesa di San Salvatore sono inoltre conservate 100 reliquie, tra le quali una scheggia attribuita alla croce di Cristo. Per concludere il turismo enogastronomico a Fara Filiorum Petri e le manifestazioni organizzate: la presenza di numerosi prodotti tipici quali li caviciun e lu serpenton e la presenza della feste delle Farchie. Infrastrutture e trasporti per raggiungere Fara Filiorum Petri – Strade: Il territorio comunale è attraversato dalla Piceno Aprutina, che la collega in maniera molto agevole a grossi centri quali Guardiagrele, Chieti e Pescara e dalla di Val di Foro e di Bocca di Valle, che la collega alla montagna ed a località balneari quali Francavilla al Mare ed Ortona. Da menzionare infine che nel raggio di 15–20 km dal territorio comunale è possibile immettersi sia sull'autostrada Adriatica sia sull'autostrada Strada dei Parchi. Ferrovie: Il paese non dispone di una stazione ferroviaria propria. Tuttavia sono facilmente raggiungibili sia la Stazione di Chieti (20 km) sia la Stazione di Pescara (35 km). Aeroporti: Il paese non dispone di un aeroporto proprio. Tuttavia è facilmente raggiungibile l'Aeroporto Internazionale d'Abruzzo (25 km). Mobilità urbana a Fara Filiorum Petri: L'ARPA ha stabilito collegamenti a mezzo autobus tra Fara Filiorum Petri e tutte le più importanti città dell'Abruzzo. Gli autobus partono ogni mezz'ora dal centro cittadino, dal primo mattino fino a notte inoltrata. Numerose nei pressi del terminal cittadino le rivenditorie di biglietti ed abbonamenti.
Storia del comune di Fara Filiorum Petri (Ch) La testimonianza più eloquente dell'insediamento longobardo è il nome Fara Filiorum Petri (dal tedesco "fahren"-cioè "viaggiare" e successivamente" nucleo demografico e fondiario"). Alcuni toponimi identificano i caratteri geologici (oronimi) o vegetazionali (fitonimi) del territorio; ad esempio Brecciarola indica un luogo breccioso; Ripa Rossa, Crepaccia, Ripe (fanno riferimento ai calanchi), Colle Rotondo, Colle Inversi, Colle Lungo alludono alla forma, mentre Solagna indica un luogo soleggiato, altri sono Le Valli, (alle Valli nel 1602) Colle Selva, Sterparo o Fradarno (sterparo cioè bosco di querce), Ciraso (cioè luogo ricco di ciliege), Contrada Cerro (ricco di querce). Gli idronimi più diffusi sono Foro, Vesera o Vesola, Lavenna (De Giovanni fa risalire questo idronimo alla base preindoeuropea av ), Focaro, o sorgenti come Fonte della Strada, Fontalbero, Fonte del Molino Nuovo. Non mancano riferimenti ai paesi vicini, come Colle Pretoro , Passo della Guardia (da Guardiagrele), c.da Verso S.Martino, Strada di Rapino, Passo di Rapino o c.da Cerro. La memoria dell'organizzazione feudale ecclesiastica può essere identificata nei toponimi c.da S.Nicola, Fosso S.Antonio, c.da delli Frati (c.da Colifrati nel 1602). Altri toponimi sono Colle Jorio, Costa della Vecchia, Colle Anzolino (si potrebbe ipotizzare una derivazione dall'antico nome Ansa o anta che indica altare o resti di pietra risalenti al neolitico), (pansa, pag.96), Colle Pidocchioso forse identifica alcuni casolari della popolazione contadina, Corvacchioli, Montrone (voce dialettale-mandrone -che significa "ridotto per il bestiame") (Giammarco,Dizionario, vol.II), e Spardicelli. L'attività agricola e le particolarità coltivative hanno caratterizzato Colle Vaccaro, Piano della Masseria, Vicende o Vicenne, Giardino (luogo coltivato ad orti), Cipollaro o S.Eufemia, le altre attività sono ricordate dai toponimi Traverna e Fera (da fiera). La presenza delle chiese, rurali e urbane, è ricordata da c.da Chiesa S.Maria del Ponte, S.Nicola o Orticelli, S.Maria della Carda, S.Donato, c.da Madonna delle Grazie, spirito Santo, Piano della Chiesa, S.Giacomo, via Buon Consiglio e S.Eufemia (quest'ultimo ricorda il monastero benedettino). Il toponimo Rione della Porta si riferisce alla porta della cinta muraria ancora esistente.
Il paesaggio del paese di Fara Filiorum Petri (Ch) Il centro antico: sorge su un promontorio breccioso delimitato dal Foro e dagli affluenti Vesola S. Angelo e S.Martino, posto all'interno della Valle del Foro tra le colline di Casacanditella e i Colli faresi. Lo sviluppo urbanistico richiama una tipologia fusiforme. La posizione arroccata è una chiara conseguenza del carattere strategico-militare che il nucleo altomedievale (la "fara" primitiva), aveva nel territorio: il villaggio oltre ad essere protetto dalle ripide pendici dell'altura, era anche circondato dal Foro e dalla Vesola, le cui acque ed i letti erano più protettivi di qualsiasi fossato. Il paesaggio agrario di Fara Filiorum Petri: Il territorio si estende nella zona di transizione tra le falde della Maiella ed la dorsale collinare preappenninico. Si compone quindi di una zona a carattere pedemontano ed una zona collinare argillosa; in quest'ultima è più diffusa la coltivazione degli olivi ed alberi fruttiferi. Le strade storiche del paese: Le strade di terra battuta ancora presenti nel territorio sono memoria di precedenti sistemazioni agrarie (sec. XV-XVIII). Soprattutto via Madonna si caratterizza per i lunghi filari di querce. Il territorio comunale è anche attraversato dal Tratturo Centurelle-Montesecco.
S. Antonio ai Colli di Fara Filiorum Petri: La chiesa fu costruita nel luogo dove la tradizione dice sia accaduto il miracolo che protesse Fara dall'invasione Francese del 1799. Il luogo era famoso nella memoria contadina perchè vi esisteva un boschetto di querce, dieci delle quali secondo tradizione conservavano il tronco sempre dello stesso diametro nonostante passassero gli anni. Durante l'ultima guerra una famiglia della zona era stata intimata dalle truppe tedesche a "sfollare". Dopo aver caricato un carro uno dei figli si avviò in cammino verso Chieti ma giunto in prossimità del boschetto i buoi si inginocchiarono e non vollero proseguire. Tornato a casa vi restò con tutta la famiglia non subendo alcuna aggressione. Fu reputato miracolo di S.Antonio e passata la guerra, nel 1947, fu costruita l'attuale chiesetta per ringraziamento. S. Rocco di Fara Filiorum Petri: Posta al di fuori dei centro antico, si trova sulla strada che un tempo conduceva ai mulini. E' una chiesa di piccole dimensioni a pianta rettangolare. All'interno vi sono affreschi di Francesconi di Rapino realizzati nella prima metà del nostro secolo. S. ANTONIO ABATE E LE FARCHIE in Fara Filiorum Petri (Ch) Fara Filiorum Petri è sita presso il Parco Nazionale della Majella (Abruzzo) laddove i fiumi Vesola S. Angelo, Fòro e Vesola S. Martino formano un'articolata confluenza che si apre alla valle che traccia dalla montagna sino al mare Adriatico, meglio nota come Valle del Foro. All'interno di essa, poggiato su un antico terrazzo fluviale, anticamente circondato da boschi di querce e orti si sviluppa il nucleo urbano con gran parte del territorio solcato da canali e formali che alimentavano cartiere e valchiere. Di origine longobarda, fondata presumibilmente nel secolo Xl, Fara si trovò più volte coinvolta nelle partizioni feudali, volute dalla nobiltà di origine franco-longobarda e poi normanna. Successivamente, diventato feudo della potente famiglia romana degli Orsini-Colonna, fu abitata da una florida e potente borghesia rurale, dedita alla lavorazione dei tessuti di lana, allevamento e agricoltura. Famosa nel circondario per i fertili orti, nell'Otto- cento risultava grande produttrice di cipolle. L'emigrazione di fine-Ottocento e poi quella successiva al II Conflitto Mondiale, ridusse di molto la popolazione (2391 abitanti nel 1951 , 1795 nel 1985). Solo con gli anni '80 a seguito del rilancio delle attività legate alla piccola industria e artigianato, innescarono un processo di modificazione sociale peraltro generale in tutto il Chietino, determinando la fine dell'emigrazione e l'inizio di una nuova fase culturale, tuttora in atto. La tradizione delle Farchie, legata ad un culto di origine contadina, assume un nuovo valore quando ad essere determinante è essenzialmente il suo ruolo socializzante e di grande manifesto dell'identità locale. I significati apotropaici risultano essere quelli tradizionali mentre tutti gli abitanti considerano la Festa una grande espressione dell'identità paesana, iniziatica ed importante quale manifestazione del proprio senso di appartenenza. Rito iniziatico della festa di S. Antonio Abate e le Farchie in Fara Filiorum Petri (Ch) Sono gli uomini che preparano la farchia seguendo alcune fasi che lasciano intendere quanto tutta l'operazione abbia contenuti iniziatici e sono alcune persone, ritenute esperte all'interno del gruppo festivo ed elette nei ruoli di capi-farchia, dirigono i preparativi. Si intuisce, quindi, come l'esperienza e la perizia tecnica siano i requisiti di partenza. Solo le persone in grado di realizzare l'opera, tutt'altro che semplice, possono svolgere il compito. Di norma sono le persone che hanno acquisito tali esperienze nel corso degli anni a ricoprire il ruolo e costituiscono la "parte anziana" del gruppo. Alcuni della contrada Colli ci hanno riferito che quando due persone anziane si aggiravano per le strade, limmiti e scarpate alla ricerca di canne da tagliare, era il segnale inequivocabile dell'inizio del "sant' Antonio" ossia del periodo festivo. Soprattutto l'adolescente trovava in questi riti una collocazione iniziatica ben determinata, che poteva svolgersi anche per più anni ed in fasi graduali (tanti quanto erano gli anni della partecipazione come spettatore, collaboratore e infine esecutore) con l'esibizione della forza virile e intelligenza, della resistenza all'alcol (durante la fase di preparazione il vino è l'unica bevanda) e della scurrilità (è abbastanza noto che in questa fase alcune canzoni oscene e scurrili erano cantate dai più adulti all'interno dei gruppi maschili alla presenza degli imberbi). Abbiamo osservato un ruolo molto interessante riservato all'adolescente o giovane oggi svolto solo accidentalmente ma che lascia intuire come in passato dovesse essere di prassi: se al momento dell' accensione, oggi risolta con l'installazione di un mortaretto sopra la cima della farchia, tra le canne lasciate a garofano e la paglia, il fuoco stenta ad alimentarsi, un ragazzo viene incaricato di arrampicarsi su per il fusto della farchia appoggiandosi a piedi nudi solo sui nodi e legami di salice fino ad arrivare in cima dove, con una sola mano, deve provvedere ad accendere il fuoco mentre con l'altra si regge per non cadere. È un' operazione abbastanza rischiosa se si tiene conto che l'altezza della farchia può essere anche di 8 metri. Il ragazzo, in questo caso, ha in se la responsabilità del momento e raccoglie la tensione emotiva dei presenti che guidano con lo sguardo la sua azione che presenta un rischio evidente.
Descrizioni di geografi e viaggiatori del passato di Fara Filiorum Petri. Nel 1804 Giustiniani scrive: "FARA FILIORUM PETRI terra in Abruzzo citeriore, sotto la giurisdizione dell'abate di Montecassino , distante da Chieti miglia 8 in circa. Vedesi edificata su di una collina in mezzo di una valle, ad oriente della quale corre il fiume Foro, che nasce circa un miglio distante dall'abitato, ad occidente corre altro piccolo fiume, che si unisce col primo, e tutti e due danno agli abitanti delle anguille, e dè barbi, e cavetole. In oggi è abitata da circa 1400 individui addetti all'agricoltura, ed alla pastorizia. La tassa del 1532 fu di fuochi 59, del 1545 di 61, del 1561 di 68, del 1595 di 98, del 1648 dello stesso numero, e del 1609 di 73. Il suo territorio confinante con Casacanditella, Sammartino, Pretoro, Roccamontepiano e Bucchianico, dà del grano, frumentone, del vino, dell'olio, e degli ortaggi, e specialmente cipolle. Sonovi delle parti addette al pascolo degli animali, ed evvi caccia di quadrupedi, e di volatili. Vi è dell'acqua in abbondanza, ma appena anima una cartiera, ed una valchiera. Tra i suoi naturali non evvi qualche altra industria, o manifattura da menzionare. Questa terra è nomi- nata nel catalogo dè baroni, pubblicato dal dotto Borrelli, in cui si legge: Oderisius Abbas Sancti Clementis in Piscaria, que est in ComitatuManupelli tenet in Tete Faram (...). Quando, e perchè dato l'avessero l'aggiunto di Filiorum Petri, non saprei per ora assegnare ragione al mio leggitore. Nel 1446 si possedea da Francesco de Riccardis di Ortona. Dal Re Cattolico fu conceduta a Fabrizio Colonna. Nel 1623 Raimondo di Cardona la vendè a Gabriele Barone col patto di retrovendendo per ducati 3000. Fabrizio di Capua, ed Isabella Gallaranam conjugi asserirono di tenere per titolo di aggiudicazione per causa delle doti da essa isabella fatta a Michele Costa suo suocero, la terra di Fara filiorum Petri, Preturo, e Penna, col peso di retrovendendo ad Ascanio Colonna per ducati 7000, per li quali furono vendute da Fabrizio Colonna a Gio: Batista Spinelli conte di Cariati, per retrovenderle ad esso Ascanio." (Giustiniani) Enrico Abbate così descrive Fara nel 1903: "Fara Filiorum Petri (210m - abit. 2217 - Per alloggio e vitto rivolgersi a De Vitis Achille - Mand. e Circond. di Chieti (Km 21,6) - Uff. postale - Staz. ferr. Francavilla (Km 25.3) - Corriere postale v. Francavilla e per Chieti v. Chieti) - Il paese è situato sopra una collinetta, a E. della quale scorre il Foro. In vicinanza di Fara la Vesola, che nasce Palazzo in via Roma-part. loggia (sec. XVI) dalle radici della Maiella, mette foce nel Foro; questa strada facendo, per le contrade di Casacanditella, Vacri, Villamagna e Miglianico, raccoglie vari rivi è torrenti, così il paese è fiancheggiato da due fiumi che lo rendono un po' umido al crepuscolo. Nella chiesa parrocchiale si conserva una croce di arte antica, pregevole, sebbene deturpata da restauri. Il territorio è in parte a pascoli in parte coltivato a cereali, vini, olivi, ortaggi, specialmente cipolle, per cui il paese volgarmente è detto: Fara Cipollara - Fino dal secolo XIII ebbe il nome di Fara, ma si ignora quando e perchè prese l'appellativo singolare di Filiorum Petri. Secondo la tradizione ciò sarebbe avvenuto perchè un Pietro castaldo, amministratore locale di un appezzamento di terra per servizi prestati e fedeltà, fu ricambiato con donazione del detto appezzamento dai principi longobardi (che di origine longobarda si ritiene Fara, parola indicante riunione o famiglia); avendo numerosa famiglia, per distinzione da altre Fare, fu la sua, in omaggio allo stipite Pietro, così denominato. Certo è che questo comune fu feudo delle famiglie Ricardis, Colonna, Cardone, Barone di Capua, Costa e Spinelli. Bella è un' escursione alle sorgenti del Foro, luogo romantico, a cui si può andare in meno di un' ora, anche con carrozza. Notevoli anche le cascate che animano i mulini.
Il Centro antico. L'Impianto urbanistico del paese di Fara Filiorum Petri (Ch) Prima di formulare alcune ipotesi sulle ragioni che hanno condotto all'urbanizzazione di Fara, conviene osservare la morfologia naturale della valle e del promontorio su cui sorge il centro antico. La valle del Foro si chiude con la confluenza dei fiumi Foro; Vesola S.Angelo e Vesola S.Martino, trovandosi ad essere sbarrata dal promontorio ghiaioso del centro antico. Colpisce subito la favorevolezza dei caratteri geomorfologici per un insediamento militare, strategicamente difeso sia dall'asperità orografiche, che dai meandri dei fiumi Foro e Vesola. Non è escluso che, almeno parzialmente i corsi dei suddetti fiumi siano stati deviati dall'opera umana per meglio circondare l'insediamento urbano come un perenne e vorticoso fossato. Ma viene da chiedersi perchè mai Fara nell'Alto Medioevo è stata un centro militare? Oggi possiamo appellarci soltanto ad alcune ipotesi più che a fonti scritte che chiariscano la posizione e l'articolazione urbana dei secoli altomedievali. Aiutati dalla toponomastica che ci documenta in modo ineffabile la presenza longobarda nel luogo, limitiamo al sec. VI d.C. le nostre considerazioni. Dopo tre anni dalla morte di Giustiniano che ricompose la quasi unità dell'Impero impero Romano sconfiggendo i Goti, nel 568 i Longobardi iniziarono la conquista dell'Italia. Mentre le coste italiane rimanevano sotto il controllo bizantino, le parti interne e montane soggiacevano all'invasione del nuovo popolo. Si ebbe una progressiva conquista dell'Italia che può riassumersi nel rapido costituirsi dei Ducati Lombardo, Toscano, di Spoleto e Benevento, e nella conquista delle coste. Si comprende come le valli fluviali fossero i corridoi naturali con i quali, le due forze politico-militari bizantine e longobarde - entravano in contatto. In sostanza si ebbe la necessità da parte dei Longobardi di stanziarsi nelle località dalle quali si poteva strategicamente respingere la rivincita bizantina. Con la costituzione di "fare", su terreni, militarmente adatti ad essere difesi, ed in questo i caratteri naturali giocarono un preponderante oppure vicino a centri o borghi rurali che già si erano costituiti nel gotico, ottennero il loro scopo. A chiarirci le idee, riferisce il Pellegrini: "Fara S.Martino e Fara Filiorum Petri rappresentano due casi caratteristici di continuità dal primo insediamento longobardofino ai tempi nostri, attraverso sviluppi e ristrutturazioni che si operarono anche sotto l'influsso dei centri monastici (...) Il quadro dello stanziamento longobardo di Fara Filiorum Petri è completato dal toponimo Selva Romana ubicato nei pressi e, secondo il Sabatini, derivante da Silva Rimanna o Arimanna, che fa pensare a una selva pertinente al fisco ducale o regio concessa in uso o proprietà agli "arimanni" (i liberi armati a servizio del re o del duca) abitanti la Para, o a un gruppo di essi. L' arcaica specificazione Filiorum Petri rimanda invece a un nucleo gentilizio che nel caso si rifà a un capostipite non dal nome longobardo, ma dal nome latino (...) la specificazione Filiorum Petri appare abbastanza tardivamente: essa risulta documentata la prima volta (...) nel 1275".
Notizie storiche su Fara Filiorum Petri: Il nucleo abitato dovette essere uno dei primi fondati nel secolo VII quando i Longobardi occuparono la parte interna dell'Abruzzo, mentre i Bizantini erano stanziati nella fascia costiera. Per la posizione di confine con i territori sottoposti all'Impero d'Oriente, probabilmente il centro sin dall'inizio dovette avere un'importanza militare. L'accampamento nei secoli successivi si trasformò in nucleo urbano abitato da artigiani (tintori e mugnai principalmente), avvantaggiati nel loro lavoro dalla ricca presenza delle acque. Fondamentale è stata la presenza benedettina di S.Liberatore a Maiella (Cenobio fondato sin dal sec. VIII presso Serramonacesca) che tramite il convento di S.Eufemia, allo scorcio dell' Anno Mille, possedeva vasti terreni nella zona. Da quel tempo sino al 1975 Fara è stata sottoposta alla giurisdizione benedettina di Montecassino. Oggi l'antica parrocchia di S.Salvatore, già esistente nel sec. XI e fondata dai monaci benedettini di S. Salvatore a Maiella, appartiene all' Archidiocesi di Chieti e Vasto. Con i Normanni Fara appartenne al Conte di Manoppello Boamondo dopo l'infeudameÌ1to seguìto al crollo del potere di Tresidio, avvenuto nella prima metà del secolo XI. Nel 1344 era compresa nella Contea di Napoleone Orsini. Nel secolo XV apparteneva al signore di Ortona Francesco de Riccardi, che si sostituì agli Orsini sino al1424, quando questi tornarono a risiedere nel loro palazzo a Fara. Nuovamente nel 1446 tornò alla famiglia de Riccardi e successivamente ai Colonna. Nel 1459 l'alternanza dei feudatari coincise con la presa di potere di Bartolomeo d'Alviano. Nel 1468 tornò agli Orsini. Nella prima metà del '500 apparteneva ai Varone mentre nel 1623 Raimondo di Cardona la cedette in feudo a Giovanni Battista Spinelli, conte di Carioti. La tranquillità politica tornò nel 1669 con il ritorno di Filippo Colonna, duca di Tagliacozzo e marchese d' Atessa, rimanendo di questa famiglia sino all'eversione della feudalità. Archivi e Biblioteche presenti nel paese di Fara Filiorum Petri: Esistono l'archivio storico comunale e l'Archivio storico parrocchiale di S.Salvatore. Il Comune di Fara ha avuto in dono la biblioteca privata del prof. De Ritis Fernando che è stata riordinata e integrata a quella comunale. I notai storici di Fara Filiorum Petri sono i seguenti: PITETTI Gianfranco (1788-1837) e DE IULIS Camillo (1839-1860). Gli atti di questi notai si conservano presso l'Archivio di Stato di Chieti. La Porta a Fara Filiorum Petri: Unico resto della cinta muraria, ha un arco gotico di pietra. In chiave è visibile uno stemma, in buona parte abraso, che verosimilmente può essere stato quello degli Orsini Colonna. A lato di essa è visibile il resto di un torrione a conci di pietra, con cui definisce uno spazio urbano suggestivo dove la memoria della fortificazione è ancora leggibile. I Palazzi di Fara Filiorum Petri: Generalmente si notano palazzi di gusto tardo barocco abruzzese oppure d'impronta liberty. Spiccano le ringhiere di ferro battuto per la raffinata fattura. Notevole un palazzo dei secolo XVI che conserva intatta l'austera facciata e alcune finestre con cimase di pietra; all'ultimo piano è posto un loggiato con archi a tutto sesto.
S. Antonio Abate che si onora a Fara Filiorum Petri: La chiesa è esistente sin dal 1365. Ha una pianta a navata unica. Nella metà del sec. XIX vi fu costruito in adiacenza il Camposanto comunale. Da una scritta posta all'interno risulta che fu restaurata nel 1904. Vi si conservano le statue di S. Antonio Abate e di S. Agata V.M. S. ANTONIO ABATE (IL SANTO) Nacque a Koma (Medio Egitto) nel 251 d. C. da ricca famiglia. Fu discepolo di San Paolo Anacoreta. Alla morte dei genitori distribuì le sue sostanze ai poveri e visse per più di ottantanni nel deserto egiziano, con numerosi discepoli, costituendo uno dei più importanti nuclei del monachesimo orientale. Mori nel 356. Fu il maggiore rappresentante dell'ascetismo cristiano primitivo. La sua festa si celebra il 17 gennaio. Il suo culto popolare si sviluppò soprattutto nel Medioevo, quando le terribili epidemie di una malattia cancrenosa, "Fuoco Sacro" (probabilmente quella che oggi è nota come ergotismo canceroso dovuta all'ingestione di pane o cibi preparati con farina o altri cibi preparati con farina di segale cormuta, che produce dapprima un senso di insopportabile bruciore interno e poi compaiono delle chiazze nere evolventesi in cancrena e infine delle gravi mutilazioni a seguito del distacco di arti) afflissero gran parte dell'Europa. Nel Medioevo i malati erano assistiti dagli Antoniani. Chiesa di Sant’Eufemia a Fara Filiorum Petri: Fondata insieme all'omonimo monastero da S. Aldemario di Capua nel 1004, ebbe un periodo di ricca fioritura. Nel 1060 fu inclusa tra le dipendenze di Montecassino rimanendovi sino al secolo XVll, epoca di decadenza. Attualmente si presenta allo stato di rudere, pur mantenendo ancora conservato il perimetro murario, l'abside e l'arcone gotico d'ingresso. S. EUFEMIA (IL SANTO) Originaria della Calcedonia, nel 303, durante la persecuzione di Diocleziano, fu arrestata e bruciata viva, pare dopo che le fossero spezzati i denti con un martello. Le reliquie furono poi trasportate a S.Sofia di Costantinopoli. Si festeggia il 16 settembre. Si sa con certezza che la sua "Passio" merita poco credito, tuttavia il suo culto era già antico al tempo del "Grande Concilio" svoltosi nel 451 452 nella basilica romana a lei dedicata. Il vescovo Asterio (vescovo dal 380-410), in una sua omelia, dice di aver ammirato nel porticato di una chiesa alcune pitture che raccontavano del martirio di S.Eufemia. Prime del V secolo il suo culto si era diffuso a Milano, Pavia, Corno, a Tortona, a Brescia, a Verona, a Ravenna. (M.T. I perseguitati di oggi, in "Avvenire", Domenica,16/09/90, Anno XXIII n.216.)
La Banda Musicale di Fara Filiorum Petri (Ch) Già nel secolo XVII in Fara F. Petri si cominciò ad armeggiare per mettere d'accordo i primi strumenti a fiato. All'inizio del 1700 la banda era regolarmente costituita. Nel 1772, per festeggiare l'arrivo delle SS. Reliquie, l'ultima domenica di agosto intervenne anche la banda locale, insieme con quella militare di Pescara. Ciò vuol dire che nel secolo XVIII la banda di Fara era un buon complesso all'altezza del compito affidatole. Nel secolo successivo essa si espresse in un meraviglioso crescendo, per merito soprattutto di alcuni concittadini che la musica, come si suol dire, ce l'avevano nel sangue. Ricordiamo i fratelli Nicola e Biagio Dell'Orefice, insegnanti di strumenti a fiato, l'uno il clarinetto, l'altro la tromba presso il Conservatorio Musicale di Napoli. Il terzo fratello, Giuseppe dell'Orefice (1848-1889) fece anche di più. Varcò i confini per andarsene negli Stati Uniti D'America ove si distinse, oltre come maestro e direttore d'orchestra, scritturato dal famoso teatro Metropolitan di New York, anche come compositore. Merita una citazione di riguardo il concittadino Raffaele Sigismondi, autore peraltro di qualche buona composizione per strumenti a fiato. Inoltre, fu sindaco nella seconda metà degli anni 60 (secolo 19). Va ricordato pure il primo trombone Emilio Bianconi il quale, al pari di altri, manifestò altrove la propria vocazione musicale; ad es: suonò nella banda municipale di Napoli. Si racconta che questi, dopo avere bene interpretato l'opera "I pagliacci" nel teatro Massimo di Palermo, fu entusiasticamente complimentato dallo stesso autore, il famoso Ruggero Leoncavallo, che era presente. Siamo sul finire dell'800. Il Bianconi, tra una parola e l'altra, gli suggerì di visitare Fara, così avrebbe constatato di persona quanto elevato fosse in questo paese l'attaccamento alla musica. Negli anni 1898 e 1899 la banda riportò un vistoso successo da una sua "tournè" in Austria-Ungheria, dove era stata invitata dallo stesso imperatore Francesco Giuseppe in occasione di una Esposizione Internazionale in programma nella capitale Vienna.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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