Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Colledimezzo (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Colledimezzo (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI COLLEDIMEZZO (CH)
 
Ospitalità nel Paese di COLLEDIMEZZO (Ch) (m. 426 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Colledimezzo: 41°59′N 14°23′E
     
  CAP: 66040 -  0872 -  0872.949030 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI COLLEDIMEZZO 0872.949099   0872.949099       0872.949099 -  00251050696
Come raggiungere Colledimezzo Satzione: San Vito-Lanciano   Aeroporto d'Abruzzo a 76 Km.  Uscita: Val di Sangro
 
HOTELS ED ALBERGHI COLLEDIMEZZO CH)
*** HOTEL LA MONTANARA
Via Roma, 157 - 66040 Colledimezzo (Ch)
tel. 347 9742205
 Servizi offerti dalla struttura







RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE COLLEDIMEZZO CH)
Monumenti e luoghi d'interesse a Colledimezzo (Ch) Chiese e luoghi di culto: La chiesa di San Rocco è sita in Piazza Vizioli. L'interno è a 3 navate, le pareti sono affrescate da artisti locali. Il campanile è nascosto dalle case tutt'intorno. Normalmente viene aperta durante le funzioni estive. Il portale d'accesso è decorato tutt'intorno con travertino. San Rocco: Rocco di Montpellier, universalmente noto come san Rocco (Montpellier, 1346/1350 – Voghera, notte tra il 15 e il 16 agosto1376/1379), è stato un pellegrino e taumaturgo francese; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica ed è patrono di numerose città e paesi. È il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste, e la sua popolarità è tuttora ampiamente diffusa. Il suo patronato si è progressivamente esteso al mondo contadino, agli animali, alle grandi catastrofi come i terremoti, alle epidemie e malattie gravissime; in senso più moderno, è un grande esempio di solidarietà umana e di carità cristiana, nel segno del volontariato. Con il passare dei secoli è divenuto uno dei santi più conosciuti nel continente europeo e oltreoceano, ma è rimasto anche uno dei più misteriosi. Tutte le antiche fonti scritte concordano sul fatto che Rocco sia nato da una famiglia agiata di Montpellier, in Francia, anche se per la verità mancano adeguati riscontri documentari; resta il fatto, comunque, che questo dato, ormai tradizionale, non è mai stato messo in discussione, né sono state avanzate proposte o 'rivendicazioni' alternative. Anche della sua famiglia si conosce ben poco, ed i tentativi di individuarla non hanno dato alcun frutto. Per alcuni studiosi, peraltro, Roch non sarebbe il nome, bensì il cognome; ma nonostante alcune ingegnose genealogie, l'ipotesi è risultata ben poco fondata. Tuttavia, la tesi più fortunata - ancor oggi - è quella che chiama in causa la famiglia Delacroix, ma anche in questo caso non esiste alcuna prova certa; anzi, Pierre Bolle ha fatto opportunamente notare, come importante documento a contrario, una contestazione addirittura di epoca seicentesca. Il problema, dunque, rimane insoluto. Comunque sia, secondo la tradizione, Rocco nacque, festeggiatissimo, come un dono miracoloso che veniva al mondo quando i genitori Jean e Libère, molto avanti negli anni, avevano perso la speranza di avere un erede per l'antico casato. Ricevette un'educazione molto religiosa da parte della pia madre, che lo indirizzò verso una profonda devozione alla vergine Maria - a cui è associato in tutta l'iconografia che lo riguarda - e che lo spinse sin dalla nascita a diventare un "servo di Cristo", ossia a seguire Cristo nelle sofferenze terrene prima di accedere alla gloria celeste, come si può notare dalla croce rossa marchiata sul suo petto come simbolo di vocazione eterna. Il suo sentimento religioso, i suoi comportamenti abituali (consolare il pianto dell'orfano, prestare assistenza all'infermo, dare da mangiare all'affamato), il suo carattere amabile nonostante le sue ricche origini, ricordavano a distanza di un secolo Francesco d'Assisi a cui Rocco era devoto. A siffatte qualità d'animo con armonia si univano mirabili doti della mente grazie alla formazione sino all'età di vent'anni presso l'università di Montpellier, a cui affluivano giovani da ogni angolo della Francia. Perduti i genitori in giovane età, distribuì i suoi averi ai poveri e s'incamminò in pellegrinaggio verso Roma. Il pellegrinaggio in Italia: Arrivato in Italia, durante le epidemie di peste andava a soccorrerne i contagiati anziché fuggire i luoghi ammorbati. Verosimilmente l'epidemia più rilevante di cui si tratta era la peste che investì l'Italia nel 1367-1368, anche se Rocco certamente aveva già conosciuto il drammatico evento durante la sua giovinezza, a Montpellier. La peste mieteva a migliaia le sue vittime, i colpiti non si contavano più e aumentavano i cadaveri insepolti; le città e le campagne erano abbandonate, preda di saccheggiatori e depravati; i medici non erano in grado di curare gli infermi, i sacerdoti erano insufficienti nel prestar conforto con la fede. In questa immane tragedia si faceva strada Rocco, allora ventenne, che nonostante la sua persona debolissima (piccolo di statura, pelle bianca, mani sottili ed eleganti, capelli biondi e arricciati, occhi dolci e pensosi e una testa piccola e regolare) si sentiva ugualmente idoneo ad affrontare il grave pericolo di un lungo viaggio e dedicarsi alla sua vera vocazione: la carità, senza alcun limite di tempo e spazio. Nel suo pellegrinaggio mai si confuse nella folla intenta a visitare ed ammirare le chiese e i monumenti delle città. Acquapendente è una delle poche città ricordate unanimemente da tutte le antiche agiografie, non solo come tappa fondamentale e irrinunciabile per qualunque pellegrino medievale diretto a Roma, ma soprattutto in quanto suggestivo luogo del primo, importante episodio della vita di san Rocco in terra italiana. L'incontro con Vincenzo, presumibilmente nel locale Hospitale di San Gregorio - incontro magistralmente narrato da Francesco Diedo nella sua Vita Sancti Rochi (1479) - è infatti diventato l'unico che possa essere paragonato, in termini di popolarità, con i celebri eventi della zona di Piacenza. Un fatto straordinario accompagnò la missione del giovane pellegrino ad Acquapendente: su invito di un angelo, egli benediceva gli appestati con il segno della croce e all'istante li guariva toccandoli con la mano taumaturgica.
CAMPEGGI COLLEDIMEZZO CH)
*** CAMPEGGIO IL SOFFIO
Via Vignali, 19 - 66040 Colledimezzo (Ch)
tel. 0872 949185 - fax 0872 949267
 Servizi offerti dalla struttura















VILLAGGI TURISTICI COLLEDIMEZZO CH)
Monumenti e luoghi d'interesse a Colledimezzo (Ch) Chiese e luoghi di culto: La chiesa di Sant'Antonio è sita presso il cimitero. L'acquasantiera è l'unico brandello rimasto della chiesa del XVIII secolo, ma questa chiesa è, a sua volta, sita sul luogo di una chiesa preesistente di Santa Maria del Casale che fu smembrata per realizzare la chiesa di San Rocco. La chiesa attuale fu rimaneggiata dopo il bombardamento della Seconda guerra mondiale e di un restauro recente. La chiesa così come si presenta oggi ha la facciata in tardo-neo-romanico. Sant'Antonio: Sant' Antonio abate, detto anche sant'Antonio il Grande, sant'Antonio d'Egitto, sant'Antonio del Fuoco, sant'Antonio del Deserto, sant'Antonio l'Anacoreta (Qumans, 251 circa – deserto della Tebaide, 17 gennaio 357), è stato un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati. A lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che sotto la guida di un padre spirituale, abbà, si consacrarono al servizio di Dio. La sua vita è stata tramandata dal suo discepolo Atanasio di Alessandria. È ricordato nel Calendario dei santi della Chiesa cattolica e da quello luterano il 17 gennaio, ma la Chiesa ortodossa copta lo festeggia il 31 gennaio che corrisponde, nel loro calendario, al 22 del mese di Tuba. La vita di Antonio abate è nota soprattutto attraverso la Vita Antonii pubblicata nel 357 circa, opera agiografica scritta da Atanasio, vescovo di Alessandria, che conobbe Antonio e fu da lui coadiuvato nella lotta contro l'Arianesimo. L'opera, tradotta in varie lingue, divenne popolare tanto in Oriente quanto in Occidente e diede un contributo importante all'affermazione degli ideali della vita monastica. Grande rilievo assume, nella Vita Antonii la descrizione della lotta di Antonio contro le tentazioni del demonio. Un significativo riferimento alla vita di Antonio si trova nella Vita Sancti Pauli primi eremitae scritta da san Girolamo negli anni 375-377. Vi si narra l'incontro, nel deserto della Tebaide, di Antonio con il più anziano Paolo di Tebe. Il resoconto dei rapporti tra i due santi (con l'episodio del corvo che porta loro un pane, affinché si sfamino, sino alla sepoltura del vecchissimo Paolo ad opera di Antonio) vennero poi ripresi anche nei resoconti medievali della vita dei santi, in primo luogo nella celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. Antonio nacque a Coma in Egitto (l'odierna Qumans) intorno al 251, figlio di agiati agricoltori cristiani. Rimasto orfano prima dei vent'anni, con un patrimonio da amministrare e una sorella minore cui badare, sentì ben presto di dover seguire l'esortazione evangelica: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi e dallo ai poveri". Così, distribuiti i beni ai poveri e affidata la sorella ad una comunità femminile, seguì la vita solitaria che già altri anacoreti facevano nei deserti attorno alla sua città, vivendo in preghiera, povertà e castità. Si racconta che ebbe una visione in cui un eremita come lui riempiva la giornata dividendo il tempo tra preghiera e l'intreccio di una corda. Da questo dedusse che, oltre alla preghiera, ci si doveva dedicare a un'attività concreta. Così ispirato condusse da solo una vita ritirata, dove i frutti del suo lavoro gli servivano per procurarsi il cibo e per fare carità. In questi primi anni fu molto tormentato da tentazioni fortissime, dubbi lo assalivano sulla validità di questa vita solitaria. Consultando altri eremiti venne esortato a perseverare. Lo consigliarono di staccarsi ancora più radicalmente dal mondo. Allora, coperto da un rude panno, si chiuse in una tomba scavata nella roccia nei pressi del villaggio di Coma. In questo luogo sarebbe stato aggredito e percosso dal demonio; senza sensi venne raccolto da persone che si recavano alla tomba per portargli del cibo e fu trasportato nella chiesa del villaggio, dove si rimise. In seguito Antonio si spostò verso il Mar Rosso sul monte Pispir dove esisteva una fortezza romana abbandonata, con una fonte di acqua. Era il 285 e rimase in questo luogo per 20 anni, nutrendosi solo con il pane che gli veniva calato due volte all'anno. In questo luogo egli proseguì la sua ricerca di totale purificazione, pur essendo aspramente tormentato, secondo la leggenda, dal demonio. Con il tempo molte persone vollero stare vicino a lui e, abbattute le mura del fortino, liberarono Antonio dal suo rifugio. Antonio allora si dedicò a lenire i sofferenti operando, secondo tradizione, "guarigioni" e "liberazioni dal demonio". Il gruppo dei seguaci di Antonio si divise in due comunità, una a oriente e l'altra a occidente del fiume Nilo. Questi Padri del deserto vivevano in grotte e anfratti, ma sempre sotto la guida di un eremita più anziano e con Antonio come guida spirituale. Antonio contribuì all'espansione dell'anacoretismo in contrapposizione al cenobitismo. Ilarione (291-371) visitò nel 307 Antonio, per avere consigli su come fondare una comunità monastica a Majuma, città marittima vicino a Gaza dove venne costruito il primo monastero della cristianità in Palestina. Nel 311, durante la persecuzione dell'imperatore Massimino Daia, Antonio tornò ad Alessandria per sostenere e confortare i cristiani perseguitati. Non fu oggetto di persecuzioni personali. In quell'occasione il suo amico Atanasio scrisse una lettera all'imperatore Costantino I per intercedere nei suoi confronti. Tornata la pace, Antonio, pur restando sempre in contatto con Atanasio e sostenendolo nella lotta contro l'Arianesimo, visse i suoi ultimi anni nel deserto della Tebaide dove, pregando e coltivando un piccolo orto per il proprio sostentamento, morì, all'età di 105 anni, probabilmente nel 356. Venne sepolto dai suoi discepoli in un luogo segreto.
AFFITTACAMERE COLLEDIMEZZO CH)
AFFITTACAMERE COLLE
Via San Rocco, 18 - 66040 Colledimezzo
tel. 0872 944233 - fax 0872 944243
BED & BREAKFAST COLLEDIMEZZO CH)
BED & BREAKFAST TENUTA VILLA ROSATO
Località Piangoni - 66040 Colledimezzo (Ch)
CASE PER VACANZA COLLEDIMEZZO CH)
Monumenti e luoghi d'interesse a Colledimezzo (Ch) Chiese e luoghi di culto: La chiesa di San Giovanni Evangelista e Apostolo, così come la vediamo oggi, ha subito degli ampliamenti tra il 1735 ed il 1768 e nei decenni scorsi. La chiesa è la principale del paese ed è ad unica navata. Gli affreschi e dipinti sono stati realizzati dal pittore settecentesco teatino (cioè di Chieti) Donato Teodoro. Il pulpito ligneo è sito alla sinistra della navata, mentre il coro ligneo, dietro l'altare è composto di 11 stalli, 1 per ogni membro della congregazione del SS. Sacramento, confraternita di laici costituita nel Seicento. Famoso è il dipinto di Tanzio da Varallo raffigurante la Madonna col Bambino. Giovanni apostolo ed evangelista: Giovanni (Betsaida, 10 – Efeso, 98-99) è stato un apostolo di Gesù. La tradizione cristiana lo identifica con l'autore del quarto vangelo e per questo gli viene attribuito anche l'epiteto di evangelista. Secondo le narrazioni dei vangeli canonici era il figlio di Zebedeo e Salome e fratello dell'apostolo Giacomo il Maggiore. Prima di seguire Gesù era discepolo di Giovanni Battista. La tradizione gli attribuisce un ruolo speciale all'interno della cerchia dei dodici apostoli: compreso nel ristretto gruppo includente anche Pietro e Giacomo il Maggiore, lo identifica con «il discepolo che Gesù amava», partecipe dei principali eventi della vita e del ministero del maestro e unico degli apostoli presente alla sua morte in croce. Secondo antiche tradizioni cristiane Giovanni sarebbe morto in tarda età ad Efeso, ultimo sopravvissuto dei dodici apostoli. Non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) riferibili alla vita e all'operato di Giovanni, e nemmeno riferimenti diretti in opere di autori antichi non cristiani. Le fonti testuali conservatesi sono di tre tipi: i quattro vangeli canonici e gli Atti degli apostoli, redatti in greco tra il I secolo e la prima metà del II, contengono gli unici riferimenti diretti alla vita di Giovanni (gli altri scritti neotestamentari a lui attribuiti dalla tradizione, le tre Lettere di Giovanni e l'Apocalisse di Giovanni, non forniscono informazioni dirette sulla sua vita); alcuni scritti non canonici a lui attribuiti o riferiti – Atti di Giovanni, Apocrifo di Giovanni, Interrogatio Johannis – che per la datazione tardiva e per il contenuto leggendario non sono considerati come vere e proprie fonti storiche, sebbene sia possibile che il più antico di questi, gli Atti, abbia raccolto alcuni dettagli storicamente fondati; alcuni accenni contenuti negli scritti di alcuni Padri della Chiesa, in particolare Tertulliano, Ireneo di Lione, Eusebio di Cesarea e Girolamo. A lui la tradizione cristiana ha attribuito cinque testi neotestamentari: il Vangelo secondo Giovanni, le tre Lettere di Giovanni e l'Apocalisse di Giovanni. Altra opera a lui attribuita è l'Apocrifo di Giovanni. Per la profondità speculativa dei suoi scritti è stato tradizionalmente indicato come "il teologo" per antonomasia, raffigurato artisticamente col simbolo dell'aquila, attribuitogli in quanto, con la sua visione descritta nell'Apocalisse, avrebbe contemplato la Vera Luce del Verbo, come descritto nel Prologo del quarto vangelo, così come l'aquila, si riteneva, può fissare direttamente la luce solare.
APPARTAMENTI PER VACANZA COLLEDIMEZZO CH)
Monumenti e luoghi d'interesse a Colledimezzo (Ch) I caselli e monumenti: Castello D'Avalos: Il castello di Colledimezzo è sito nel centro storico del paese, accanto alla chiesa parrocchiale. Quello che si vede oggi del castello è sede del centro culturale, ma è quasi impossibile comprendere gli impianti originari dopo il recente restauro anche se attualmente l'edificio si trova in buono stato di conservazione. La facciata è realizzarta in pietra sbozzata e ciottoli interi e lavorati in una struttura muraria irregolare. Gli stipiti, gli archi e gli architravi delle finestre e delle porte, così come il cornicione sono imbiancati ed intonacati.  Monumenti commemorativi a Colledimezzo (Ch) Il monumento ai Caduti è stato inaugurato nel 1984. È sito presso la pineta della scuola materna di via Roma e raffigura un soldato (in bronzo) che impugna un fucile (pressoché in grandezza naturale) sopra un piedistallo con una targa con il consueto elenco di paesani caduti nelle guerre. Il monumento a Padre Pio invece è stato inaugurato il 23/06/00 ed è anch'esso è una statua bronzea raffigurante il beato con le braccia aperte a mo' di benedizione. Padre Pio da Pietrelcina: Pio da Pietrelcina, noto anche come Padre Pio, al secolo Francesco Forgione (Pietrelcina, 25 maggio 1887 – San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1968), è stato un presbitero italiano dell'Ordine dei frati minori cappuccini; la Chiesa cattolica lo venera come santo e ne celebra la memoria liturgica il 23 settembre, anniversario della morte. È stato destinatario, ancora in vita, di una venerazione popolare di imponenti proporzioni, anche in seguito alla fama di taumaturgo attribuitagli dai devoti, così come è stato anche oggetto di aspre critiche in ambienti ecclesiastici e non. Francesco Forgione nacque a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento, il 25 maggio 1887, da Grazio (detto "Orazio") Maria Forgione (1860-1946) e Maria Giuseppa (detta "Peppa") di Nunzio (1859-1929). Fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di Sant'Anna. Gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a san Francesco d'Assisi. Il 27 settembre 1899 ricevette la comunione e la cresima dall'allora arcivescovo di Benevento Donato Maria Dell'Olio. La madre era una cattolica molto devota e le sue convinzioni ebbero una grande influenza sulla formazione religiosa del futuro frate. Il giovane non frequentò le scuole in maniera regolare perché doveva rendersi utile in famiglia lavorando la terra. Solo quando ebbe dodici anni cominciò a studiare sotto la guida del sacerdote Domenico Tizzani che, in un biennio, gli fece svolgere tutto il programma delle elementari. Poi, passò alla scuola per gli studi ginnasiali. Il desiderio di diventare sacerdote fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di Morcone, fra' Camillo da Sant'Elia a Pianisi, che periodicamente passava per Pietrelcina a raccogliere offerte. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del 1902, quando Forgione aveva 14 anni, ma la sua prima domanda ebbe esito negativo. Solo nell'autunno del 1902 arrivò l'assenso. Forgione sostenne di aver avuto una visione, il 1º gennaio 1903 dopo la comunione, che gli avrebbe preannunciato una continua lotta con Satana. La notte del 5 gennaio, l'ultima che passava con la sua famiglia, dichiarò di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo avrebbero incoraggiato assicurandogli la loro predilezione. Il 22 gennaio dello stesso anno, a 15 anni, vestì i panni di probazione del novizio cappuccino e diventò "fra' Pio". Concluso l'anno del noviziato, fra Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità e obbedienza) il 22 gennaio del 1904. Intraprese gli studi ginnasiali a Sant'Elia a Pianisi (CB). A Serracapriola (1907-1908): Negli anni 1907-1908, compiendo il percorso scolastico, fu nel Convento di Serracapriola. Qui fra Pio aveva compagni di studio i fraticelli di San Giovanni Rotondo Clemente, Guglielmo e Leone e, da Roio, Anastasio che abitava la cella accanto a quella sua. I cinque erano allievi del Padre Lettore Agostino da San Marco in Lamis. Del fra Pio "serrano", Padre Agostino scrisse: "Conobbi Padre Pio da frate il 1907, quando l'ebbi studente in Teologia a Serracapriola. Era buono, obbediente, studioso, sebbene malaticcio... ". "Pel continuo pianto" che faceva meditando sulla Passione di Cristo fra Pio "ammalò negli occhi". Quel suo pianto, a grosse lacrime e copioso, cessò nel Convento di Serracapriola. Il Venerdì Santo del 1908 (17 aprile) nel Convento serrano fra Pio, già sofferente di "male toracico", fu ulteriormente colpito da una "emicrania" che continuò ad affliggerlo "per tutto il tempo" della permanenza a Serracapriola impedendogli, a volte, di partecipare alle lezioni scolastiche. Nel Convento di Serracapriola, oltre ai malesseri generali, fra Pio patì anche la calura estiva dell'anno 1908: "... qui si sta un po' male", scriveva ai "carissimi genitori", a "cagione del caldo che in questi mesi è un po' eccessivo in questo paese. Non v'impensierite in quanto a ciò, perché sono miserie che l'uomo non può andarne esente..." Quegli "infiniti affanni" fisici, causati "da una misteriosa malattia" che "galoppava" e l'inappetenza cronica del giovane, allarmarono i Cappuccini di Sant'Angelo. Comunicando telegraficamente con Salvatore Pannullo, parroco di Pietrelcina, i frati convocarono Grazio Forgione, genitore di fra Pio.
CASE PER LE FERIE COLLEDIMEZZO CH)
La ferrovia Sangritana o ferrovia Adriatico-Sangritana è una piccola rete ferroviaria regionale a scartamento ordinario dell'Abruzzo, in Italia. Dal 2000 è gestita dalla Ferrovia Adriatico Sangritana, che vi opera in qualità sia di gestore dell'infrastruttura sia di impresa ferroviaria. Sono operative solo le tratte San Vito/Lanciano (RFI)-Lanciano (stazione via Bergamo) (passeggeri), Ortona Marina-Caldari (merci) e Fossacesia-Archi (merci). La linea "storica" fino a Castel di Sangro è in atto interrotta per ricostruzione. La storia della ferrovia Sangritana inizia con la proposta del barone Panfilo De Riseis, presidente del consiglio provinciale di Abruzzo Citra, al re delle Due Sicilie Ferdinando II, nel maggio 1853 di una ferrovia da Napoli all'Adriatico attraverso le valli del Volturno e del Sangro su progetto degli ingegneri Vincenzo Antonio Rossi e Giustino Fiocca; il 17 gennaio del 1854 il progetto ricevette una "promessa di concessione" dal re Ferdinando e il 16 maggio venne approvato dalla Commissione delle strade ferrate. Il 16 maggio 1855 venne stipulato un "contratto di concessione"; una relazione pubblicata dai progettisti il 20 giugno specificava il percorso della linea ferroviaria; da Castel di Sangro, per la vallata del Sangro fino Villa Santa Maria poi per la valle dell'Aventino per Casoli e attraverso una "galleria di San Rocco" passava alla Valle del Feltrino sotto Lanciano verso l'Adriatico e volgendo a sinistra fino ad Ortona. (Un percorso molto simile a quello seguito nella ricostruzione in atto della linea). Il progetto approvato e in fase preliminare di concessione rimase tale (forse anche in seguito alle "nubi" che si addensavano sul Regno delle Due Sicilie). Nel 1879 si costituì un consorzio tra i sindaci della zona frentana per la costruzione dell'opera. Nel 1882 la ditta Crocco & Giampietro presentò il progetto per una ferrovia economica da San Vito a Castel di Sangro ma per varie ragioni anche questo progetto rimase tale. Il 12 marzo 1899 il sindaco di Casoli, Pasquale Masciantonio, coinvolse 63 comuni del circondario allo scopo di sollecitare la costruzione di una ferrovia elettrica attraverso la Valle del Sangro. Nel 1905, infine, venne dato incarico all'ingegnere Ernesto Besenzanica, già noto per la costruzione della Ferrovia Porto San Giorgio-Amandola, perché approntasse un nuovo progetto (che accoglieva tutte le proposte di varianti richieste dai vari comuni) e presentasse domanda di concessione al Ministero dei lavori pubblici. Il progetto della linea, dell'estensione complessiva di 148,184 km, a scartamento ridotto 950 mm, che prevedeva sia l'esercizio con la trazione a vapore che la possibilità di usare la trazione elettrica e un percorso ad "Y" biforcandosi a Crocetta, ebbe parere favorevole e il 27 febbraio 1909 venne stipulata una convenzione tra il Ministero dei Lavori Pubblici e la Società per le Ferrovie Adriatico Appennino, approvata poi con Regio Decreto dell'11 agosto 1909 n. 669. Il 10 febbraio 1911 ebbero inizio i lavori della ferrovia con il seguente sviluppo: San Vito Marina - Lanciano, aperta il 1º agosto 1912; Marina di Ortona - Guardiagrele, il 10 novembre 1912; Lanciano - Crocetta - Guardiagrele, il 4 settembre 1913; Archi-San Luca (diramazione per Atessa) il 7 dicembre 1913; Archi-Villa Santa Maria, il 29 giugno 1914. Il 17 ottobre dello stesso anno venne aperta la tratta fino Ateleta e infine il 1º agosto 1915 venne raggiunta la stazione di Castel di Sangro costruita a fianco della omonima stazione della ferrovia Sulmona-Isernia delle FS. Tutti i tracciati furono realizzati a binario unico. La linea completata entrò in esercizio con la trazione a vapore sotto la gestione della Società Anonima Ferrovie Adriatico-Appennino (FAA). Per la trazione vennero utilizzate locomotive costruite dalla Borsig; 10 di esse erano del tipo Mallet mentre 2 unità erano a tre assi accoppiati. La diramata Archi - Atessa, entrata parzialmente in servizio il 7 dicembre 1913 fino a San Luca, solo il 1º febbraio 1929 raggiunse Atessa città. A causa dell'entrata in guerra dell'Italia, nel 1915 venne abbandonato il progetto di estensione della linea ferrata verso Chieti, da una parte, e verso Vasto dall'altra. Nel 1923 venne deciso il cambiamento del sistema di trazione con l'elettrificazione a corrente continua a 2.600 volt della rete in esercizio ed attivato il 9 novembre 1924; i lavori vennero eseguiti dal Tecnomasio Italiano-Brown-Boveri. La linea continuò ad avere anche un rilevante traffico merci svolto anche mediante "sottocarrelli" appositi che permettevano l'inoltro sulla linea a scartamento ridotto dei carri merci delle FS e si avvaleva anche di alcuni tratti a doppio scartamento a quattro rotaie tra Ortona e Ortona Marina e tra Marina di San Vito e San Vito trasbordo; la manovra dei carri veniva svolta da locomotive FAA munite di doppi organi di aggancio e repulsione. Il secondo conflitto mondiale arrecò alla ferrovia molte distruzioni; verso la fine del 1943 i tedeschi operarono la distruzione sistematica del materiale e delle opere d'arte della linea, asportandone anche la linea elettrica, e ne provocarono la chiusura.
COUNTRY HOUSE COLLEDIMEZZO CH)
Il Monumento a Marisa di Nardo è stato realizzato nell'ottobre 2004 in ricordo della signora di Colledimezzo Marisa di Nardo, vittima dell'attentato alle torri gemelle a New York. Il monumento, in piastrelle dipinte, raffigura le torri gemelle con la bandiera statunitense, la statua della libertà ed una foto della vittima. Il World Trade Center di New York era un complesso di sette edifici per la maggior parte disegnati dall'architetto Minoru Yamasaki e dall'ingegnere Leslie Robertson e sviluppato dall'Autorità Portuale di New York e New Jersey. Il complesso era situato nella parte Sud dell'isola di Manhattan, nel Lower Manhattan ed è famoso in particolare per l'eccezionale evidenza delle Torri Gemelle (Twin Towers) e per gli attentati dell'11 settembre 2001 che le distrussero. Con il crollo delle torri (denominate WTC 1 e WTC 2) anche gli edifici minori (WTC 3, WTC 4, WTC 5, WTC 6 e WTC 7) furono distrutti o danneggiati irreversibilmente e quindi abbattuti nei mesi successivi. Nel 1960 fu istituita la Lower Manhattan Association presieduta da David Rockefeller, che ebbe l'idea di costruire il centro. Numerosi grattacieli furono costruiti nella Midtown. Lower Manhattan invece era stata esclusa fino a che David Rockefeller, grazie all'aiuto di suo fratello Nelson, riuscì a proporre che vi fosse edificato un Centro del commercio mondiale. Il progetto, costruzione e scavi inclusi, veniva a costare 335 milioni di dollari che furono forniti quasi interamente dall'autorità portuale di New York e New Jersey. Nel marzo 1965, la Port Authority iniziò ad acquistare le proprietà situate sul sito del World Trade Center. In seguito, l'Ajax Wrecking e la Lumber Corporation vennero designate per i lavori di demolizione, che iniziarono il 12 marzo 1966 e che avevano come obiettivo la preparazione del sito per la costruzione del complesso. La posa della prima pietra, con cui ebbe ufficialmente inizio la costruzione del World Trade Center, avvenne il 5 agosto 1966. Nel 1968 iniziò la costruzione della Torre Nord (WTC 1) e dei 4 edifici minori Marriott World Trade Center, WTC 4, WTC 5 e WTC 6. Nel 1969 due gru iniziavano la costruzione della Torre Sud (WTC 2) e un anno dopo il WTC 1 era completo con i suoi 417,5 m; nel 1971 fu completata anche la Torre Sud e contemporaneamente alla costruzione del World Financial Center, cominciò la costruzione dell'edificio WTC 7. Il complesso entrò subito a far parte della World Trade Centers Association come tutti i WTC presenti nel mondo. Torri Gemelle: Le torri Gemelle furono i due grattacieli che fecero diventare famosa Lower Manhattan. I due edifici furono inaugurati il 4 aprile 1973, avevano 110 piani ciascuno e superavano l'altezza di 415 m con una superficie occupata di 63,4 m × 63,4 m. Negli anni successivi alla costruzione dei grattacieli insorse la necessità di collocarvi una antenna televisiva. Fu deciso di posizionarla sulla cima della Torre Nord e il 110º piano dell'edificio fu occupato dal servizio pubblico di radio e televisione. I due imponenti edifici, superando l'altezza di 381 m dell'Empire State Building, diventarono per pochi mesi i fabbricati più alti del mondo, prima di essere superati dalla Sears Tower di Chicago (443 m). Al 107º piano della Torre Nord si trovava il ristorante Windows on the World (finestre sul mondo), noto per lo slogan "il ristorante più alto del mondo", che affacciava verso l'Empire State Building, mentre negli ultimi piani della Torre Sud era presente un osservatorio.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' COLLEDIMEZZO CH)
Lago di Bomba. Colledimezzo è legata al lago e dal paese esso è facilmente raggiungibile, perché ci si trova sopra. Colledimezzo nel lago possiede un rifugio con campo sportivo all'aperto. Il Lago di Bomba è un lago artificiale creato sul fiume Sangro da una diga in terra battuta posta sul territorio del Comune di Bomba. Raramente nelle cartine viene indicato Lago del Sangro; nelle varie indicazioni stradali presso i rispettivi comuni è indicato come: Lago di Villa Santa Maria, Lago di Pietraferrazzana, Lago di Colledimezzo e Lago di Pennadomo. La diga produce energia elettrica per Roma. Il lago è lungo 7 km con una larghezza media di 1,5 km, una profondità massima di 57,50 metri ed una capienza massima di 4.000.000 m³ d'acqua. Il lago di Bomba fu creato sbarrando la valle del fiume Sangro a mezzo di una diga in terra (con materiali alluvionali del fiume) in corrispondenza del Monte Tutoglio. Il bacino di invaso ricade interamente nelle argille scagliose: solo in corrispondenza del fianco sinistro della diga vi è un massiccio calcareo, in cui furono ubicate le opere di scarico. In sostituzione del tronco della Ferrovia Sangritana che correva lungo il fondo valle fu costruita una nuova sede fuori dell'invaso: tale variante, compresa tra le stazioni di Bomba e di Colledimezzo, ha la lunghezza di 6874 m. I dati geometrici principali della diga sono: quota del piano di coronamento: 259,50 m; altezza max sul piano di fondazione: 57,50 m; lunghezza del coronamento: 681 m; larghezza alla base: 402,10 m; quota di max ritenuta: 255,00 m; quota di max svaso: 230,00 m; quota di max piena: 257,40 m; volume del rilevato: 4.050.000 m³; Il rilevato è formato da un nucleo centrale impermeabile in materiale alluvionale miscelato con argilla, dai contronuclei e dal corpo diga, anch'essi in materiali alluvionali. A valle c'è una zona di materiale più grossolano ed una scogliera al piede diga. La tenuta al di sotto del rilevato fu realizzata a mezzo di un diaframma di iniezioni in argilla e cemento. Le opere di scarico furono dimensionate per smaltire una portata di massima piena dell'ordine di 2000 m³/s. Esse consistono in: 2 scarichi di superficie costituiti da 2 sfioratori a calice a soglia libera con diametro dell'imbocco di 25 metri, seguiti da pozzi di diametro 6,5 m; 2 scarichi profondi formati da gallerie di 5 e di 6 m. Il bacino creato a monte della diga è di 863 km² con una capacità di 64 milioni di m³. La diga convoglia acqua alla centrale idroelettrica dell'ACEA nel comune di Altino, in cui arrivano anche le acque del fiume Aventino raccolte nell'invaso artificiale di Casoli. Meta di turismo estivo nonché di pesca, sulla sponda meridionale si può godere di una vista sulla Majella; tutti i Comuni che insistono sul lago offono servizi turistici come camping, ristoranti e agriturismi. Il lago di Bomba è anche campo di gara ufficiale di canottaggio e nel 2009 si sono svolte le gare di questo sport nell'ambito dei Giochi del Mediterraneo di Pescara. Nel settembre 2010 è stato sede dei campionati italiani assoluti di canoa e kayak. Storia: La diga venne progettata nel 1950 dietro domanda dell'ACEA, che richiedeva l'utilizzo delle acque del Sangro per alimentare una centrale elettrica. L'anno successivo i Comuni interessati all'allagamento dei terreni si costituirono in un Consorzio di Bonifica vista l'emigrazione causata dall'effetto di tali espropri, in una zona già pesantemente colpita dalla guerra. Nel 1952 il comune di Bomba, per arginare l'emigrazione, con scarsi successi pianificò una rete di approvvigionamenti idrici. Gli espropri ammontarono a più di un milione e mezzo di metri quadrati. Numerosi furono gli incidenti dovuti alla costruzione della diga di cui due mortali. La diga venne iniziata nel 1956 e terminata nel 1962.
RIFUGI E BIVACCHI A COLLEDIMEZZO CH)
Tradizioni e folclore a Colledimezzo (Ch) Feste: 17 gennaio: S. Antonio Abate. La storia della traslazione delle reliquie di sant'Antonio in Occidente si basa principalmente sulla ricostruzione elaborata nel XVI secolo da Aymar Falco, storico ufficiale dell'Ordine dei Canonici Antoniani. Dopo il ritrovamento del luogo di sepoltura nel deserto egiziano, le reliquie sarebbero state prima traslate, nella città di Alessandria, nella metà del VI secolo – così come espresso da numerosi martirologi medievali che datano la traslazione al tempo di Giustiniano (527-565) –, poi, a seguito dell'occupazione araba dell'Egitto, sarebbero state portate a Costantinopoli attorno al 670. Successivamente, nell'XI secolo, il nobile francese Jaucelin, signore di Châteauneuf, nella diocesi di Vienne, le ottenne in dono dall'imperatore di Costantinopoli e le portò in Francia nel Delfinato. Qui il nobile Guigues de Didier fece poi costruire, nel villaggio di La Motte (in seguito Saint-Antoine), una chiesa che accolse le reliquie poste sotto la tutela del priorato benedettino che faceva capo all'abbazia di Montmajour (vicino ad Arles). Nello stesso luogo si originò il primo nucleo di quello che poi divenne l'Ordine dei Canonici Ospedalieri Antoniani la cui vocazione originaria era quella dell'accoglienza dei malati di fuoco di sant'Antonio. L'afflusso di denaro proveniente dalla questua fece nascere forti contrasti tra il priorato e i Cavalieri Ospitalieri. I primi furono costretti così ad andarsene per poi iniziare a sostenere, a partire dal XV secolo, di essere i veri possessori delle reliquie, sottratte durante la fuga agli antoniani, e quindi solennemente riposte ad Arles nella chiesa di Saint-Julien, di loro proprietà. Si creò quindi uno sdoppiamento del corpo del santo. La tradizione che si riferisce alla traslazione delle reliquie di Antonio è in realtà molto complessa e le testimonianze più antiche identificano Jocelino come nipote di Guglielmo, colui che, parente di Carlomagno, dopo essere stato al suo fianco in diverse battaglie, si era ritirato a vita monastica e aveva fondato il monastero di Gellone (oggi Saint-Guilhelm-le-Désert). Inoltre, se a partire dall'XI secolo inizia a svilupparsi il culto taumaturgico nella città di Saint-Antoine, attorno alle spoglie di Antonio, nello stesso periodo si origina la tradizione che narra della presenza di un altro corpo del santo all'interno dell'abbazia di Lézat (Lézat-sur-Léze). Quindi i corpi di Antonio, in Occidente, diventano tre, e tali rimarranno fino al XVIII secolo. Tradizioni e folclore a Colledimezzo (Ch) Iconografia: La popolarità della vita del santo - esempio preclaro degli ideali della vita monastica - spiega il posto centrale che la sua raffigurazione ha costantemente avuto nell'arte sacra. Una delle più antiche immagini pervenutaci, risalente all'VIII secolo, è contenuta in un frammento di affresco proveniente dal monastero di Baouit (Egitto), fondato da Sant'Apollo. A causa della diffusissima venerazione, troviamo immagini del santo, solitamente raffigurato come un anziano monaco dalla lunga barba bianca, nei codici miniati, nei capitelli, nelle vetrate (come in quelle del coro della cattedrale di Chartres), nelle sculture lignee destinate agli altari ed alle cappelle, negli affreschi, nelle tavole e nelle pale poste nei luoghi di culto. Con l'avvento della stampa la sua immagine comparve anche in molte incisioni che i devoti appendono nelle loro case così come nelle loro stalle. Nel periodo medievale, il culto di Sant'Antonio fu reso popolare soprattutto per opera dell'ordine degli Ospedalieri Antoniani, che ne consacrarono altresì la iconografia: essa ritrae il santo ormai avanti negli anni, mentre incede scuotendo un campanello (come facevano appunto gli Antoniani), in compagnia di un maiale (animale dal quale essi ricavavano il grasso per preparare emollienti da spalmare sulle piaghe). Il bastone da pellegrino termina spesso (come nel dipinto di Matthias Grünewald per l'altare di Issenheim) con una croce a forma di tau che gli Antoniani portavano cucita sul loro abito (thauma in greco antico significa stupore, meraviglia di fronte al prodigio). Tra gli insediamenti degli Ospedalieri è famoso quello di Issenheim (Alto Reno), mentre in Italia deve essere ricordata almeno la precettoria di Sant'Antonio in Ranverso (vicino a Torino) ove si conservano affreschi con le storie del santo dipinte da Giacomo Jaquerio (circa 1426). Di fronte alla mole delle manifestazioni artistiche che hanno per oggetto la vita del santo, occorre limitarsi ad alcune citazioni. In numerosi dipinti l'immagine di Sant'Antonio è associata a quella di altri santi, in contemplazione spesso di una scena sacra. Ricordiamo ad esempio la suggestiva tavola del Pisanello (ca.1440-50) conservata alla National Gallery di Londra, che raffigura una visione della Madonna col Bambino che appare ad un rude e barbuto Sant'Antonio e ad un San Giorgio elegantemente vestito; ed ancora la tavola con il nostro santo accovacciato assieme a San Nicola di Bari di fronte alla scena della Visitazione in una tavola di Piero di Cosimo (circa 1490) conservata alla National Gallery of Art di Washington. Grande popolarità ebbero anche le scene di incontro tra Sant'Antonio e San Paolo eremita, narrate da San Girolamo. Nel Camposanto di Pisa il pittore fiorentino Buonamico Buffalmacco affrescò (circa 1336) – con un linguaggio pittorico popolare ed ironico alquanto dissacrante – scene di vita che hanno per protagonisti i due grandi eremiti ambientate nel paesaggio roccioso della Tebaide. Il tema dell'incontro dei due santi eremiti venne ripreso innumerevoli volte: citiamo la tavola del Sassetta alla National Gallery of Art di Washington (circa 1440), la tela di Gerolamo Savoldo alla Gallerie dell'Accademia in Venezia (circa 1510) e quella di Diego Velázquez (circa 1635) al Museo del Prado. Ma l'abate Antonio, per la storia dell'arte, è soprattutto il santo delle tentazioni demoniache: sia che esse assumano – in accordo con la Vita Antonii scritta da Atanasio di Alessandria – l'aspetto dell'oro, come avviene nella tavola del Beato Angelico (circa 1436) posta nel Museo delle Belle Arti di Houston, oppure l'aspetto delle lusinghe muliebri come avviene nella tavola centrale del celebre trittico delle tentazioni di Hieronymus Bosch al Museo nazionale dell'Arte antica di Lisbona, oppure ancora quello della lotta, contro inquietanti demoni, scena che fu popolarissima nel XVI e XVII secolo soprattutto nella pittura del Nord.
Il paese di Colledimezzo (Ch) Posto su uno sperone roccioso a dominio della Val di Sangro, questo pittoresco paesino conserva uno dei più importanti dipinti dell'intero Abruzzo: Madonna col Bambino, S. Francesco d'Assisi e il donatore, opera di Tanzio da Varrallo. Altitudine : 425 m a.s.l; Distanza da Chieti : 83 Km; Abitanti : 650. Festività a Colledimezzo (Ch) 17 Gennaio: S. Antonio Abate; 3 Febbraio: Festa di S. Biagio; 15 Agosto: Festa dell'Assunta; 16 Agosto: Festa di S. Rocco. Altre informazioni di questa sezione: Turismo a Colledimezzo; Il territorio di Colledimezzo; Cenni storici sul paese di Colledimezzo (Ch); Chiese e monumenti a Colledimezzo (Ch). Hotel La Montanara, SS364, Ctr. Fiumali - 66040, Colledimezzo(Chieti) Tel. 3479742205; B&B "Tenuta villa Rosato" Località Piangoni, 66040 Colledimezzo (CH) - Tel 3476086834. IL TERRITORIO di Colledimezzo (Ch) Lago del Sangro: Lago artificiale nato dal fiume sangro e dalla Diga di Bomba. Colledimezzo sorge a 70 km a SSE del capoluogo di provincia , Chieti, a 425 m s.l.m. alla destra del fiume Sangro, che qui forma il lago omonimo, uno dei più bei laghi della regione, scelto anche come sede di alcune delle gare che faranno parte dei Giochi del Mediterraneo del 2009, con sede ufficiale a Pescara. Comune di 11,06 km2 con 650 ab.; Il territorio circostante è caratterizzato da colline e montagne. Immerso nella natura, Colledimezzo è contornato da numerosi luoghi di interesse vario. Nelle vicinanze vi sono infatti i centri di Bomba, patria di Silvio e Bertrando Spaventa, Villa Santa Maria, patria dei cuochi e città natale di San Francesco Caracciolo, e ancora Monteferrante, con la famosa fonte posizionata al centro del paese. Tutto il territorio è stato in passato sede di importanti insediamenti da parte di varie popolazioni, come i primi Sanniti (dall’età del ferro e per tutto il periodo Romano) che scelsero il Monte Pallano.
Tradizioni e folclore a Colledimezzo (Ch) 3 febbraio: Festa di S. Biagio. Biagio di Sebaste, noto come san Biagio (III secolo – Sebaste, 316), è stato un vescovo cattolico e santo armeno, venerato come santo dalla Chiesa cattolica (vescovo e martire) e dalla Chiesa ortodossa. Vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia (Asia Minore), era medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani, durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per cardare la lana. Morì decapitato. San Biagio muore martire tre anni dopo la concessione della libertà di culto nell'Impero Romano (313). Una motivazione plausibile sul suo martirio può essere trovata nel dissidio tra Costantino I e Licinio, i due imperatori-cognati (314), che portò a persecuzioni locali, con distruzione di chiese, condanne ai lavori forzati per i cristiani e condanne a morte per i vescovi. Pochissimo di certo sappiamo sulla vita del santo. Le poche storie sulla biografia dell'armeno sono state tramandate prima oralmente e poi raccolte in agiografie, come in quella famosa di Camillo Tutini, Narratione della vita e miracoli di S. Biagio Vescovo e Martire (Napoli, 1637). Nel sinassario armeno, al giorno 10 febbraio, si legge un compendio della vita del santo: « Nel tempo della persecuzione di Licinio, imperatore perfido, san Biagio fuggì, ed abitò nel monte Ardeni o Argias; e quando vi abitava il santo, tutte le bestie dei boschi venivano a lui ed erano mansuete con lui, egli le accarezzava; egli era di professione medico, ma con l'aiuto del Signore sanava tutte le infermità e degli uomini e delle bestie ma non con medicine, ma con il nome di Cristo. E se qualcuno inghiottiva un osso, o una spina, e questa si metteva di traverso nella gola di lui, il santo con la preghiera l'estraeva, e sin da adesso ciò opera; se alcuno inghiotte un osso, o spina, col solo ricordare il nome di S. Biagio subito guarisce dal dolore. Una povera donna aveva un porco, il quale fu rapito da un lupo; venne la donna dal Vescovo, e con pianto gli fece capire come il lupo aveva rapito il suo porco; allora il Santo minacciò il lupo, e questo rilasciò il porco. Fu ad Agricolao accusato il Vescovo, il quale mandò soldati, che lo condussero avanti ad esso; il giudice gli fece molte interrogazioni, ed egli in tutta libertà confessò, che Cristo era Dio, e maledisse gli idoli, e i loro adoratori, e però subito fu messo in prigione. Sentì la vedova, che il Vescovo era stato messo in prigione, uccise il porco, cucinò la testa e i piedi d'esso, e gli portò al Vescovo con altri cibi e legumi: mangiò il Santo, e benedisse la donna, e l'ammonì, che dopo la sua morte ciò facesse ogni anno nel giorno della sua commemorazione, e chi ciò facesse in memoria di lui sarebbe la sua casa ricolma d'ogni bene. E dopo alcuni giorni levarono il santo dalla carcere, e lo portarono davanti al giudice, e confessò la sua prima confessione, e chiamò gli idoli demoni, e gli adoratori degli idoli chiamò adoratori del demonio. Si sdegnò il giudice: legarono il Santo ad un legno, e cominciarono coi pettini di ferro a stracciargli la carne, e appresso lo deposero e portarono in carcere. Sette donne lo seguirono, le quali col sangue del Santo ungevano il loro cuore e volto: i custodi delle carceri presero le donne, e le portarono al giudice, e le sante donne confessarono, che Cristo era Dio; furono rilasciate; ma le donne non contente di ciò andarono dagli idoli, e sputarono esse in faccia, e racchiusi tutti in un sacco, e quello legato fu da esse gettato in un lago. Ciò fatto tornarono al giudice dicendogli: «Vedi la forza dei tuoi dei, se possono uscire dal profondo lago.» Comandò il giudice, che si preparasse il fuoco, e piombo liquefatto, spade, pettini di ferro, ed altri tormenti; a dall'altra parte fece porre tele di seta, ed altri ornamenti donneschi d'oro, d'argento e disse alle donne: «Scegliete quel che volete.» Le donne pure gettarono le tele nel fuoco, e sputarono sopra gli ornamenti. Si sdegnò il giudice, e comandò che si apprendessero, e con pettini di ferro fece dilacerare il corpo, e poi le gettarono nel fuoco, da cui uscirono illese, e dopo molti tormenti tagliarono ad esse la testa, e così consumarono il martirio. Ma il Santo Biagio lo gettarono nel fiume, ed il Santo si sedette sopra l'acqua quasi sopra un ponte. Entrarono nel fiume 79 soldati per estrarre il santo, e tutti s'affogarono, ed il Santo uscì senza danno: lo presero per tagliargli la testa; e quando arrivarono a quel luogo, orò lunga orazione e domandò a Dio, che se alcuno inghiotte osso, o spina, che gli si attraversi la gola, e senta dolore, e preghi Dio col nominar lui, subito sia libero dal pericolo. Allora calò sopra di lui una nuvola, e si sentì da quella una voce che diceva: «Saranno adempiute le tue domande, o carissimo Biagio: tu vieni, e riposa nella gloria incomprensibile che ti ho preparato per le tue fatiche.» Appresso tagliarono la testa al Vescovo Biagio nella città di Sebaste. Uno chiamato Alessio prese il corpo del Santo Biagio Vescovo, e lo ravvolse in sindone monda, e lo seppellì sotto il muro della città, dove si fanno molti miracoli a gloria del nostro Dio Gesù».
Le Mura megalitiche di Colledimezzo (Ch) Il monte rappresenta l´ultima vetta prima del mare, e quindi risultava un ottima postazione strategica. Oggi tutta l´area del monte, grazie anche alle sue mura megalitiche che testimoniano proprio la presenta degli antichi insediamenti alle quali si accede agilmente da Tornareccio (5 minuti da Colledimezzo), è divenuta parco Archeologico. Altro centro che rivela l´importanza, che questo territorio ebbe per diverse popolazioni nei secoli scorsi, è Roccascalegna , con il suo famoso e misterioso castello di Origine medioevale. Sempre si origine medioevale, a pochi chilometri da Colledimezzo si trova Lanciano con la chiesa di S. Francesco che custodisce la più antica testimonianza cattolica di "miracolo eucaristico". Grazie alla sua posizione da Colledimezzo sono raggiungibili sia importanti località balneari come Vasto o Pescara, sia altrettanto importanti impianti sciistici in località quali Roccaraso , Rivisondoli o Passo Lanciano. Tutto il territorio riesce a far ben sposare una discreta industrializzazione, con la prima parte della valla, da est, dove è sorto un importanto polo industriale, aggregatosi attorno alla Sevel ed alla Honda, vero fiore all´occhiello della Provincia di Chieti, con un rispetto della natura che fa di questi luoghi gli ultimi avamposti di un italia ancora incontaminata. In queste terre dove è possibile trovare una grossa varietà faunistica, che comprende il lupo marsicano, l´orso bruno, camosci e cervi, vi è la cultura ed il rispetto per la terra, che permette la coltivazione di cereali, patate, uva e olive e negli ultimi anni anche di tarfufo e oltre all´allevamento ovino ed equino. Volendosi allontanare di più dal centro urbano, si raggiungono splendide location come Rocca Calascio nella così detta "piccola Tibet", conosciuto dai più per i film, come Lady Hawk, girati proprio nella rocca, i bellissimi laghi di Scanno e di Villetta Barrea, o ancora i magnifici parchi che queste zone possono vantare, quali il parco Nazionale d´Abruzzo, il parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, il parco nazionale della Majella, dove si possono anche visitare le grotte del cavallone e i diversi eremi della Majella , tra cui quello di papa Celstino V, e il parco regionale Sirente-Velino oltre alle tante oasi faunistiche che si trovano nella regione.
Tradizioni e folclore a Colledimezzo (Ch) 15 agosto: Festa dell'Assunta. Assunzione di Maria: L'Assunzione di Maria in Cielo è una tradizione di fede nata nel cristianesimo dei primi secoli, sviluppatasi sempre più nel corso del tempo e raggiungendo già nel Medioevo sia riconoscimento delle autorità ecclesiastiche e della teologia, sia una profonda radicazione nella devozione popolare. Secondo questa tradizione, Maria, la madre di Gesù, terminato il corso della vita terrena, fu trasferita in Paradiso, sia con l'anima che con il corpo, cioè fu assunta, accolta in cielo. L'Assunzione di Maria, nel pensiero cattolico, è un'anticipazione della resurrezione della carne, che per tutti gli altri uomini avverrà soltanto alla fine dei tempi, con il Giudizio universale. È quindi differente dall'approdo in Paradiso riconosciuto ai vari Santi, i quali hanno raggiunto la beatitudine celeste solo con l'anima. Questo, tra le altre cose, giustifica il perché sono numerose le apparizioni di Maria nel corso del tempo in tutto il mondo, apparizioni che la Chiesa cattolica, ove le riconosce credibili, lo fa anche riguardo il fatto per cui, la Signora Che appare, appare realmente in carne ed ossa. Al riguardo, non è contraddittorio il fatto che Maria sia apparsa nei vari secoli e continenti con aspetto fisico differente: la Chiesa cattolica crede e professa che il corpo con cui i redenti vivono la beatitudine eterna è un corpo 'glorificato', e non lo stesso corpo con cui le persone conducono la loro esistenza sulla terra. Il corpo glorificato non è soggetto alla relativizzazione spazio-temporale né alla caducità così come a nessuna legge fisica. La Chiesa professa che Maria è, con Gesù, l'unica persona in tutta la storia dell'umanità ad essere ufficialmente riconosciuta assunta in cielo (quindi in corpo e anima) già ora, prima della seconda venuta del Cristo. Ciò possibile perché Maria è stata l'unica persona ad essere preservata dal peccato originale in quanto questo ha coinvolto tutta l'umanità. Per questo, la tradizione, e poi il dogma che ne è scaturito, dell'Assunzione di Maria sono in stretta connessione logica con i loro corrispettivi inerenti l'Immacolata Concezione, secondo cui appunto Maria fu preservata dal peccato originale alla sua nascita, anche qui unica con Gesù tra l'umanità post peccato originale, anche se la tradizione dell'Immacolata Concezione è stata successiva nel tempo rispetto a quella dell'Assunzione, e anche più elaborati e discussi teologicamente. Tuttavia, paradossalmente, il dogma dell'Assunzione di Maria è successivo a quello dell'Immacolata. Anzi, è al momento l'ultimo dogma proclamato dalla Chiesa cattolica, essendo stato proclamato da Pio XII solamente il 1º dicembre del 1950, quasi un secolo dopo quello dell'Immacolata proclamato da Pio IX nel 1854. Questo fatto non deve sorprendere: contrariamente al pensare comune, i dogmi più che essere imposizioni dall'alto ai credenti sono riconoscimenti e ufficializzazioni di credenze e tradizioni già diffuse nel seno della comunità della Chiesa. Tra l'altro, spesso sono stati proclamati non per affermare un nuovo fatto di fede ma per difendere una tradizione già esistente da attacchi teologici ritenuti eretici. Così successe ad esempio riguardo la divinità del Cristo a seguito della diffusione dell'arianesimo, contro cui si espresse il Concilio di Nicea nel 325 d.C., convocato appositamente da Costantino. Riguardo all'Assunzione, la antica tradizione, unanimemente accettata a tutti i livelli da parte della Chiesa cattolica, non necessitava di nessuna difesa, e per questo la relativa proclamazione del dogma è stata fatta solo nel XX secolo d.C., sollecitata dalle pressione che la critica scientista moderna ha operato su tutti gli aspetti della fede cattolica. I cristiani ortodossi e armeni celebrano la Dormizione di Maria: Maria sarebbe stata assunta in cielo dopo la morte. Né la Dormizione né l'Assunzione sono un dogma presso gli Ortodossi o gli Armeni. La differenza principale tra Dormizione e Assunzione è che la seconda non implica necessariamente la morte, ma neppure la esclude. Né l'Assunzione né la Dormizione fanno parte della dottrina anglicana e sono rigettate dalla maggior parte degli anglicani. Tuttavia nella "Chiesa alta" si propende per la seconda, più che per la prima. La Commissione internazionale cattolica/anglicana (ARCIC), un organo di dialogo teologico ecumenico, in un documento di discussione del 2005 (non vincolante né per la Chiesa Cattolica Romana, né per la Comunione anglicana) ha però proposto che il dogma dell'Assunzione di Maria "è compatibile con le Scritture". Le altre chiese protestanti (quale, per esempio, quella evangelica) invece non credono nell'Assunzione di Maria, in quanto non si trova nessun riferimento nella Bibbia.
LA STORIA del paese di Colledimezzo (Ch) Colledimezzo, le cui origini risalgono almeno al X secolo, deve il suo nome alla specifica situazione orografica su cui sorge. Non tanto il fatto che sia un colle sito tra altri due, come voleva il Giustiniani, quanto il particolare che il colle di mezzo, cioè quello centrale era ed è costituito dal poggio, dove sorgeva il castello vero e proprio, tra quello chiamato ancora oggi Castellano e il colle su cui poi sorgerà la chiesa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista, così come oggi la vediamo. Il suo territorio in Loc. Fiumali ha restituito ceramica ad imitazione di vernice nera di età romana repubblicana, mentre qua e là, soprattutto verso il Lago è stata rinvenuta ceramica non dipinta più grossolana. La leggenda locale vuole che il vecchio sito fosse ubicato sul vicino Colle Butino, ma in quel luogo esisteva già un altro abitato, scomparso intorno alla metà del XV secolo, forse in concomitanza del grande terremoto del 1456. È più probabile un accrescimento della popolazione colledimezzese in quell´epoca proprio a causa di quell´evento. Nel periodo normanno (1160-1165) il paese, chiamato Colle de Menso, è possesso di Rainaldo figlio di Aniba ed è abitato da circa 24 famiglie. Durante il periodo angioino-aragonese (XIII-XV secolo) diviene preda di parecchi signorotti di cui è rimasta scarsa traccia nella documentazione superstite, fino al momento in cui nel 1462 rientra con altri 12 feudi nella Contea di Monteodorisio proprietà della famiglia D´Avalos, in cui rimane fino all´eversione della feudalità (1806). E´ ancora viva a Colledimezzo la tradizione secondo cui l´edificio presso la chiesa di S. Giovanni, denominato il Castello sia appartenuto alla celebre famiglia. Ma, in occasione dei restauri subiti, questo palazzo adibito in epoca fascista ad uso scolastico, ha restituito tre arcate in pietra a tutto sesto che farebbero ipotizzare un suo precedente utilizzo più come abbazia che come abitazione castellana o meglio palazzo fortificato. Del centro storico vero e proprio rimangono poche tracce visibili di mura, porte o torrioni di guardia; di notevole in particolare la porta d´ingresso a sesto acuto, che dava accesso alla "corte" (L.go C. Battisti) del castello e una buona quantità di epigrafi su pietra, in parte leggibili, situate sotto il Castello e sotto il sagrato della Chiesa Parrocchiale. Questa, ricostruita quasi ex novo da Don Nicola De Laurentiis (se XVIII), si presenta ad una sola navata con transetto e due grandi cappelle laterali. Gli affreschi sulla volta ed i quadri alle pareti sono opera di Donato Teodoro, pittore teatino, e della sua scuola, mentre di notevole pregio artistico è il coro ligneo situato dietro l´altare. In questa Chiesa è stato rinvenuto e restaurato un quadro seicentesco, opera di Tanzio da Varallo, datata da Battistella intorno al 1615, in cui, com´era costume dell´epoca, è raffigurato il Committente del medesimo, di cui non è molto chiara l´identificazione. Molto bello è anche il recente portone bronzeo d´ingresso, in cui vengono ricordati il Parroco realizzatore della ricostruzione settecentesca e l´attuale, sagace conservatore dei beni ecclesiali e profondo conoscitore delle presenze artistiche e religiose dell´edificio. Altre chiese di poco pregio artistico, ma di notevole antichità sono San Rocco sita nei pressi di Piazza F. Vizioli, all´inizio di Via Roma (XIV - XV secolo ca.) e S. Antonio presso il camposanto. Altri edifici dello stesso genere erano S.Biagio, all´inizio di Via Centrale e S.Maria, o la Madonna come ancora oggi si definisce la contrada, il cui architrave, a metà circa del settecento, come asseriscono i documenti, fu riutilizzato per il restauro di S.Antonio. Di queste due chiesette tuttavia, a parte le notizie archivistiche, resta solo il toponimo. La parte più antica dell´abitato preseicentesco si snodava sostanzialmente o verso la Parrocchiale e sotto di essa o dietro il Castello, venendo a comporre una fila continua di costruzioni tra Via Ponente (ex via Borea) su per il colle e Via Rinforzi verso la zona orticola. In questo modo il centro antico, chiuso da una o al massimo due porte, poteva dirsi abbastanza sicuro. Soltanto in un secondo tempo, quando la funzione difensiva venne a decadere, l´abitato cominciò a svilupparsi all´esterno delle mura venendo a costituire due e, ancora più tardi, tre direttrici stradali che sono sostanzialmente quelle attuali. La più antica di queste è certamente Via Centrale che nel settecento è probabilmente l´unica e la più frequentata, anche perché di diretto collegamento con la vicina Tornareccio e prescelta soprattutto per il servizio postale. Unita alla strada che partiva dall´attuale L.go C. Battisti, era la via più breve per scendere a valle verso il fiume Sangro, dove un´altra strada, localmente, la Via Vecchia, andava verso Castel di Sangro. Attualmente questo secondo tratto non è più esistente dopo lo smottamento del 1973. A metà circa dell´ottocento si comincia a delineare il tracciato che prenderà poi il nome di Via Roma, mentre nel secolo successivo prenderà forma il tracciato di Via Emilio Vizioli, l´attuale accesso da sud-ovest, chiamata fino a poco tempo fa "la Via Nova".
Le chiese e i monumenti di Colledimezzo (Ch) Chiesa San Giovanni apostolo ed Evangelista: La chiesa come la vediamo ora è frutto dei lavori di ampliamento che si sono avuti nel XVIII secolo , tra il 1735 ed il 1768, attribuiti anche allora arciprete don Nicola de Laurentiis, ed ai lavori portati avanti negli ultimi decenni da monsignor don Palmino Colecchia. La chiesa, ad una navata, è la Maggiore tra le attuali tre chiese del paese, e per molti versi anche la più bella, grazie anche agli affreschi e dipinti, per la maggior parte opera di Donato Teodoro, pittore Teatino del settecento, che ne abbelliscono e decorano le pareti ed i soffitti. Notevole è sia il pulpito ligneo che si trova lungo la navata sulla sinistra, sial il coro ligneo dietro l altare, costituiti da 11 Stalli, tanti quanti erano i membri della congregazione del SS Sacramento, confraternita del 1600 formata da Laici che avevano in cura i beni della chiesa. In questa Basilica è stato rinvenuto ormai famoso dipinto di Tanzio da Varallo. Chiesa San Rocco: La chiesa è la Prima che si incontra entrando in paese, poichè si trova proprio in Piazza Vizioli. La chiesa, a tre navate, è decorata molto semplicemente con affreschi locali. Il piccolo campanile ad una sola campana, ancora suonata a mano, è ormai nascosto dai tetti delle case contigue. La chiesa viene attualmente utilizzata per le funzioni estive. Chiesa Sant´Antonio: La chiesa si trova contigua al cimitero e quello che vediamo oggi è frutto di varie opere di ristrutturazione avutesi nei secoli. Della originale chiesa del XVIII secolo rimane solo l acquasantiera. L´allora chiesa fu costruita e ristrutturata dalle ceneri di un'altra chiesa, scomparsa ormai da alcuni secoli, la chiesa di S. Maria Del Casale, le cui parti vennero utilizzate anche per la ristrutturazione della chiesa di San Rocco, e che sorgeva nella zona ancora oggi conosciuta come "La Madonnna". La chiesa di Sant'Antonio dovette essere di nuovo ristrutturata nel primo dopoguerra a causa di un bombardamento. La chiesa come ci appare oggi è dovuta ad un ulteriore ristrutturazione fatta negli ultimi anni. Monumento ai Caduti: Colledimezzo nel 1984 inauguro' questo monumento in ricordo di tutti i caduti durante le due grandi guerre. Il monumento si trova lungo via Roma, nei pressi delle scuole, proprio sotto la scuola materna, accanto alla pineta. Monumento a Padre Pio: il 23 Maggio del 2000 la comununita' di Colledimezzo inauguro' questo monumento a Padre Pio da Pietralcina. Il monumento fu inaugurato Dopo la Beatificazione del Santo avvenuta il 2 Maggio 1999 e prima che Padre Pio fosse fatto Santo il 16 Giugno 2002. Monumento a Marisa Di Nardo: Il monumento, inaugurato nell ottobre del 2004 in memoria di Marisa Di Nardo, ragazza di Origini Colledimezzesi vittima dell’attentato terroristico alle torri gemelle di New York l'11 Settembre 2001.
Colledimezzo, Provincia di Chieti, Abruzzo, Italia: Situato su uno sperone roccioso che domina la Val di Sangro, questo pittoresco villaggio era purtroppo soggetto a frane, che hanno distrutto parte del centro storico. Informazioni: Altitudine: 425 m slm - Distanza da Chieti: 83 km - Popolazione: ca. 550 abitanti nel 2010 - CAP: 66040 - Telefono Area Code: 0872 - Come arrivare: In auto: SS 81 da Chieti o SS 84 da Lanciano, poi SS 652; Autostrada: A14 uscita Val di Sangro. Storia: Nelle vicinanze, a Cirone e Fiumano, i manufatti sono stati trovati risalenti al II secolo aC, il nome compare per la prima volta nel 12 ° secolo. Appartenne per secoli alla Caldora, le famiglie d'Avalos e Di Capua. Punti di interesse a Colledimezzo (Ch) Chiesa di San Giovanni Apostolo del 18 ° secolo, con decorazioni a stucco di Carlo Piazzoli, affreschi e dipinti di Donato Teodoro, una statua 16 ° secolo della Madonna del Casale, così come uno dei dipinti più importanti dell'Abruzzo: Madonna e Bambino, San Francesco d'Assisi e il donatore, da Tanzio da Varrallo. Eventi & Feste: 3 febbraio : Festa di San Biagio; 15 agosto : Festa dell'Assunta; 16 Agosto : Festa di San Rocco. Genealogia, News & Link: Municipio, 1 pFVizioli, Colledimezzo (CH) - tel. (+39) 0872-949.099. Visitare Colledimezzo: Comune italiano di 523 abitanti, Colledimezzo si trova in provincia di Chieti e rientra nella Comunità montana Valsangro in Abruzzo. Il suo nome deriva dalla disposizione del colle Castellano, luogo in cui nacque il centro abitato, situato tra Monte Butino e Monte Rinello. Le origini del paese sembrano risalire all’incirca al decimo secolo, anche se sono stati rinvenuti suppellettili di epoca romana in località Fiumali. Al tempo dei Normanni, tra il 1160 e il 1165, il paese era un feudo di Rainaldo di Aniba e pare che il suo nome fosse Colle de Menso. Durante il periodo angioino aragonese, tra il tredicesimo e il quindicesimo secolo, il paese si trovò sottoposto a molteplici passaggi feudali fino al 1462, quando fu accorpato ad altri 12 feudi della contea di Monteodorisio come possedimento della famiglia D’Avalos. La chiesa di San Giovanni Evangelista e Apostolo, ampliata a varie riprese nel corso degli anni, si presenta una navata unica, con affreschi e dipinti del pittore settecentesco Donato Teodoro, originario di Chieti. Il pulpito ligneo si trova alla sinistra della navata, mentre il coro ligneo posto dietro l’altare è formato da 11 posti a sedere, ciascuno riservato a ogni religioso facente parte della congregazione del Santissimo Sacramento, una confraternita di laici nata nel Seicento. Di notevole bellezza è il dipinto di Tanzio da Varallo che raffigura la Madonna col Bambino. La chiesa di San Rocco, situata in Piazza Vizioli, ha un’interno a 3 navate e pareti affrescate da artisti locali, viene aperta al pubblico solamente durante le funzioni religiose che si svolgono in estate. La chiesa di Sant’Antonio, che si trova invece presso il cimitero, sorse sul luogo dove prima si trovava la Chiesa di Santa Maria del Casale che fu smantellata per realizzare la Chiesa di San Rocco. La chiesa attuale, che venne restaurata a seguito dei danni riportati durante la Seconda guerra mondiale, presenta una facciata in stile tardo neo romanico. Accanto alla chiesa parrocchiale, nel centro storico del paese, si trova il castello di Colledimezzo. Quello che resta oggi del castello è sede del centro culturale, la facciata è realizzata in pietra sbozzata e ciottoli interi, lavorati in una struttura muraria irregolare, mentre gli stipiti, gli archi e gli architravi delle finestre e delle porte, così come il cornicione sono imbiancati ed intonacati. Presso la scuola materna di via Roma, nella pineta, è possibile vedere il monumento ai Caduti inaugurato nel 1984, raffigurante un soldato in bronzo che impugna un fucile posto sopra un piedistallo e avente una targa dove viene riportato un elenco dei caduti in guerra. Altri monumenti sono quello a Padre Pio, inaugurato nel 2000, dove il Santo viene raffigurato a braccia aperte in segno di benedizione, e quello a Marisa di Nardo, realizzato nel 2004 in memoria di Marisa di Nardo, una paesana rimasta vittima dell’attentato avvenuto l’11 settembre 2001 a New York.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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