Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Colledimacine (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Colledimacine (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI COLLEDIMACINE (CH)
 
Ospitalità nel Paese di COLLEDIMACINE (Ch) (m. 770 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Colledimacine42°00′N - 14°12′E
     
  CAP: 66010 -  0872 -  0872.969463 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI COLLEDIMACINE 0872.969453   0872.966979      0872.969453 - 00268080694
Come raggiungere Colledimacine Satzione: San Vito-Lanciano   Aeroporto d'Abruzzo a 78 Km.  Uscita: Val di Sangro
 
HOTELS ED ALBERGHI COLLEDIMACINE (CH)
Feste ed eventi a Colledimacine (Ch): 11 agosto: festa di San Mariano. La Comunità montana Aventino - Medio Sangro (zona Q) era stata istituita con la Legge regionale 14 settembre 1993, n. 53 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. La sede si trovava nel comune di Palena, in località Quadrelli. Comprendeva undici comuni della provincia di Chieti: Casoli, Civitella Messer Raimondo, Colledimacine, Gessopalena, Lama dei Peligni, Lettopalena, Palena, Pennadomo, Roccascalegna, Taranta Peligna, Torricella Peligna. La Regione Abruzzo ha abolito la Comunità montana insieme a tutte le altre comunità montane nel 2013.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE COLLEDIMACINE (CH)
Livelli occupazionali e forza lavoro a Colledimacine (Ch) Vi sono a Colledimacine 69 residenti di età pari a 15 anni o più. Di questi 65 risultano occupati e 4 precedentemente occupati ma adesso disoccupati e in cerca di nuova occupazione. Il totale dei maschi residenti di età pari a 15 anni o più è di 49 individui, dei quali 46 occupati e 3 precedentemente occupati ma adesso disoccupati e in cerca di nuova occupazione. Il totale delle femmine residenti di età pari a 15 anni o più è di 20 unità delle quali 19 sono occupate e 1 sono state precedentemente occupate ma adesso sono disoccupate e in cerca di nuova occupazione. Famiglie e loro numerosità di componenti: Vi sono a Colledimacine complessivamente 141 famiglie residenti, per un numero complessivo di 237 componenti. In quanto segue viene indicato in forma tabellare il numero di famiglie a seconda del numero dei componenti le medesime. Delle 141 famiglie residenti a Colledimacine 12 vivono in alloggi in affitto, 110 abitano in case di loro proprietà e 19 occupano abitazioni ad altro titolo.
CAMPEGGI COLLEDIMACINE (CH)
Nella singola città capoluogo di Colledimacine (e non qundi nell'intero comune di Colledimacine) risiedono duecentotrentasette abitanti, dei quali centoventi sono maschi e i restanti centodiciassette femmine. Vi sono sessantotto individui celibi o nubili (cinquantadue celibi e sedici nubili) , centoventidue individui coniugati o separati di fatto, e uno individui separati legalmente, oltre a uno divorziati e quarantacinque vedovi, in quanto segue una tabella con la distribuzione per classi di età. Edilizia, edifici, loro caratteristiche e destinazione d'uso a Colledimacine (Ch) Sono presenti a Colledimacine complessivamente 330 edifici, dei quali solo 321 utilizzati. Di questi ultimi 299 sono adibiti a edilizia residenziale, 22 sono invece destinati a uso produttivo, commerciale o altro. Dei 299 edifici adibiti a edilizia residenziale 296 edifici sono stati costruiti in muratura portante, 3 in cemento armato e 0 utilizzando altri materiali, quali acciaio, legno o altro. Degli edifici costruiti a scopo residenziale 31 sono in ottimo stato, 170 sono in buono stato, 79 sono in uno stato mediocre e 19 in uno stato pessimo. Nelle tre tabelle seguenti gli edifici ad uso residenziale di Colledimacine vengono classificati per data di costruzione, per numero di piani e per numero di interni.
VILLAGGI TURISTICI COLLEDIMACINE (CH)
Palazzo Baroni Barbolani Comune e provincia: Colledimacine (Ch) Tipologia: l’imponente edificio è attualmente costituito dall’aggregazione di due blocchi. L’orografia del sito determina un dislivello per cui il fronte principale si sviluppa su tre livelli mentre il restante corpo di fabbrica ne presenta due Ubicazione: il complesso monumentale di palazzo Barbolani è sito nella parte più alta del paese con la facciata principale rivolta verso la piazza più importante del centro storico. E’ parte di un complesso che comprende anche la chiesa di S. Nicola, i resti di una probabile porta urbica e l’ex chiesa di San Rocco, oggi denominata casa dell’arciprete Utilizzazione: l’edificio è attualmente abbandonato. Solo una piccola parte è stata recentemente restaurata ed utilizzata come abitazione Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche/restauri: costruito sui resti dell’antico castello medioevale, palazzo Barbolani si può far risalire alla fine del XVIII secolo anche se la prima notizia certa dell’esistenza di tale fabbrica porta la data del 1875: si tratta di un documento che ne attribuisce la proprietà ai fratelli Achille e Raffaele Ulisse Barbolani, antica famiglia di origine toscana. Durante il secondo conflitto mondiale un bombardamento causò seri danni all’edificio. All’originario impianto, molto probabilmente, può essere annessa la parrocchiale del paese, definibile quale originaria cappella gentilizia del complesso architettonico. Tale ipotesi sembra avvalorata dal confronto fra le tecniche costruttive dei paramenti murari dei due edifici e dalle similari caratteristiche dei materiali con cui sono stati realizzati Stato di conservazione: del palazzo si conservano piuttosto integre alcune parti originarie seppur attualmente in pessimo stato di conservazione: lesioni superficiali e profonde sono presenti in aree estese del fabbricato originate dalla vetustà e dallo stato di abbandono a cui da anni è sottoposto. Numerose sono le tracce di interventi di restauro che si sono succeduti nel tempo come testimoniano anche i numerosi capo-chiave posti sulla facciata principale. L’estremità meridionale del complesso è stata recentemente restaurata con la conseguente perdita dei rapporti dimensionali delle aperture con l’originaria fabbrica, la stesura di un incongruo strato di intonaco, l’eliminazione e il riadattamento di alcune finiture architettoniche, la nuova copertura e l’inserimento di elementi costruttivi che ne compromettono l’aspetto complessivo.
AFFITTACAMERE COLLEDIMACINE (CH)
Palazzo Baroni Barbolani Comune e provincia: Colledimacine (Ch) Il fabbricato è stato recentemente addossato un piccolo edificio completamente estraneo al complesso e pertanto sarebbe opportuna la sua demolizione Descrizione dell’edificio con riferimento ai materiali e alle tecniche costruttive adottate: la fonte è in uno stato di conservazione buono. Lievi forme di degrado costituiti da muschi e umidità sono presenti nel paramento murario. L’originario impianto, oggi molto rimaneggiato per la perdita di porzioni di fabbricato, si presenta con il fronte principale rivolto verso la piazza del paese, distribuito su tre livelli più il sottotetto, a quattro assi, sostanzialmente costituito da due blocchi disposti ad L, realizzato prevalentemente in pietra calcarea, scaglie e inserti in laterizio in corrispondenza di alcune finiture. I vari piani risultano evidenziati da cornici marcapiano e sono caratterizzati dalla presenza di sole finestre architravate; al di sotto del cornicione del sottotetto si conservano ancora in alcuni punti tracce di una decorazione che ricorda i triglifi. Resti di un portale addossati al palazzo testimoniano l’accesso originario ad uno spazio interno del probabile preesistente castello di cui oggi restano solo poche tracce. Nell’area retrostante la facciata principale si rilevano la presenza di un edificio pubblico addossato alla fabbrica, segno di un recente sviluppo edilizio che ha parzialmente eliminato porzioni dell’originario fabbricato. L’estremità del palazzo è caratterizzata dai resti di una cortina difensiva che presenta elementi costruttivi tipici di strutture fortificate a testimoniare l’antica fondazione del borgo e del edificio analizzato.
BED & BREAKFAST COLLEDIMACINE (CH)
Colledimacine, Province of Chieti, Abruzzo, Italy: The small village is situated on a hill near the two rivers Torbido and Cupo, both tributaries of the river Aventino, just below the imposing Maiella massif. Info: Altitude: 770 m a.s.l -- Distance from Chieti: 61 km -- Population: ca. 240 inhabitants in 2010 -- Zip code: 66010 -- Phone Area Code: 0872 -- How to reach it: road SS 84 from Lanciano. History: Perhaps of Roman origin, its first mention in official documents dates to the 13th century. Points of Interest: Church of St. Rocco; Palace of the Barbolani barons; The Casa Canonica. Events & Festivities: August 11: Feast of St. Mariano. Genealogy, News & Links su Colledimacine: Municipio, v. Orientale, Colledimacine (CH) - tel. (+39) 0872 969402. Surnames presently recorded in Colledimacine. People researching in Colledimacine. Newspaper articles on Colledimacine.
CASE PER VACANZA COLLEDIMACINE (CH)
Il comune di Colledimacine, con alle spalle il massiccio della Majella, è posto su un rilievo che si erge tra i torrenti Cupo e Torbido, affluenti del fiume Aventino. Addentrandosi tra le caratteristiche viuzze, si scopre l’antica chiesa parrocchiale il cui impianto sorge immediatamente a lato della casa canonica; la stessa, infatti, è stata ricavata adattando il corpo di fabbrica di una chiesa medievale. Sull’altro lato della chiesa spicca il palazzo Barbolani, residenza degli omonimi baroni. La festa di San Mariano, che si svolge l’11 di agosto, costituisce un ulteriore motivo di attrattiva per un luogo così ricco di storia e di tradizione. Il paese di Colledimacine ha con tutta probabilità un’origine romana, ma si tratta di un’attribuzione ricostruita a posteriori, considerando il fatto che la documentazione è piuttosto scarsa. Al XIII secolo, appartiene la prima citazione del borgo su documento storico.
APPARTAMENTI PER VACANZA COLLEDIMACINE (CH)
Il palazzo Barbolani si trova nel comune di Colledimacine (Ch) Nella parte più alta della cittadina sorge il Palazzo Barbolani, che prospetta con la sua facciata principale sulla piazza del centro storico. Fu costruito alla fine del Settecento con l’utilizzo di quello che restava del castello medioevale, dove si erano succedute nei secoli varie famiglie feudali; oggi si presenta conglobato in un complesso di edifici: la Chiesa Parrocchiale di San Nicola, che un tempo fungeva da cappella gentilizia del Castello, i resti di una delle porte del borgo, la cosiddetta “Casa dell’Arciprete”, che in realtà era la Chiesa sconsacrata di San Rocco. Un bombardamento subìto nel corso della seconda guerra mondiale e il degrado determinato dall’abbandono degli ultimi anni hanno reso il Palazzo pressoché inagibile; di recente ne è stata restaurata una piccola parte, mentre altre costruzioni aggiuntive ne hanno sostanzialmente modificato l’aspetto complessivo. L’attuale denominazione del Palazzo deriva dai suoi proprietari di fine Ottocento, i fratelli Achille e Raffaele Ulisse Barbolani, appartenenti ad una antica famiglia di origine toscana. La struttura dell’edificio consiste nell’unione ad Elle di due blocchi edilizi, la cui facciata principale è posta su un lato della piazza adiacente. I tre piani sono definiti all’esterno da cornici marcapiano ; le finestre sono provviste di architravi; il cornicione che in alto chiude la facciata reca tracce di una decorazione, forse a triglifi. Accanto al Palazzo sono visibili i resti di un portale che anticamente dava accesso al Castello. Inoltre si notano alcune tracce di un muro di difesa, certamente di antica età, da cui è possibile supporre che si trattasse di una fortificazione destinata a proteggere da assalti nemici sia lo stesso Castello, sia il borgo che lo circondava.
CASE PER LE FERIE COLLEDIMACINE (CH)
Un grande farmacologo abruzzese: Concetta Di Leo Harakal, nata a Colledimacine. COLLEDIMACINE (CH) – Impegnata per anni prima come Ricercatrice e Dottoressa e poi come Professoressa presso la Temple University School of Medicine di Philadelphia. Ai suoi studenti, come ai bambini che assisteva, “Connie” (il nomignolo le era stato dato da bambina) amava dire: “Non scoraggiatevi mai. Anche io ho conosciuto le dure difficoltà della vita. Ma con la determinazione e la testardaggine tipica della gente della mia terra d’origine, l’Abruzzo, alla fine ce l’ho fatta.” Concetta Di Leo era nata a Colledimacine (CH) il 25 novembre del 1923 da Francesco e Maria Domenica Delli Pizzi. Frequenta, con estremo profitto, le elementari nel suo paese ed è proprio la sua maestra ad intuire, per prima, le potenzialità della bambina . L’insegnante dirà ai genitori: “se la fate studiare è destinata a fare grandi cose”. E così sarà. A solo 9 anni Concetta, insieme ai suoi genitori, lascia la sua Colledimacine per emigrare negli Stati Uniti. La piccola non impiega molto ad ambientarsi nella nuova realtà. In breve diventa padrona della lingua e grazie alla sua spiccata capacità di rapportarsi con gli altri diventa, per tutti, la “”Connie” la piccola dolce abruzzese”. Crescendo, oltre ai successi scolastici, si impegna quotidianamente nel sociale (soprattutto istituti per anziani e bambini abbandonati). I genitori fanno ogni tipo di sacrificio pur di sostenerla negli studi e saranno, nel tempo, ampiamente ripagati. Infatti Concetta consegue prima la laurea presso l’Università di Pennsylvania poi il dottorato di ricerca in Farmacologia presso la Temple University School of Medicine di Philadelphia. Intanto conosce il Dr. Michael Harakal che in seguito diverrà suo marito e dal quale Concetta assumerà il cognome. E ‘ il 1951 quando Concetta Harakal inizia la sua carriera presso la Temple University School of Medicine nella quale per 50 anni sarà professore di Farmacologia ed anche “Course Director for both the Dental” e “Medical School Pharmacology Courses” e Direttore di “Pharmacology Graduate Studies”. Nel 1995, come professore emerito, rimane membro attivo della commissione esaminatrice, continua a tenere conferenze e partecipa a tutte le classi di Farmacologia. La Dottoressa Harakal ha impegnato tutta la sua carriera in particolare nella ricerca che comprendeva la Farmacologia Cardiovascolare. Studi particolari sull’ormone dell’Angiotensina, e studi sull’ipertensione. Ha pubblicato più di 100 articoli (sulle più importanti riviste mediche). Lunga la lista di riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni. Tra questi 11 Golden Apple per l’insegnamento, il premio “Lindback” e il “Sowell Memorial Award”. Nel 2003, il Dipartimento di Farmacologia e quello di Facoltà di Medicina hanno posto nell’atrio dell’Università una targa in suo onore che recita: ““I colleghi e gli studenti in riconoscenza della Professoressa Concetta Harakar per la sua professionalità, per la sua eccezionale dedizione all’insegnamento, per la capacità e lo zelo nel promuovere la nostra Università. Il tutto con incredibile umiltà.”. La dottoressa Harakal è stata, inoltre, componente onoraria di innumerevoli associazioni tra le quali “Sigma Xi”, “ Phi Delta Gamma”, New York Academy of Sciences, American Medical Association ( lAssociazione americana per l’avanzamento della scienza), L’American Society for Farmacologia Sperimentale Therapeutics e la Società per la Biologia e Medicina Sperimentale. E’ stata anche Presidente della Philadelphia Physiological Society. A livello nazionale, la Professoressa Harakal è stata consulente in farmacologia per l’Educational Testing Service, membro del Comitato di studio Sezione di Farmacologia per il National Institute of Health, e consulente per il Consiglio Nazionale dei medici esaminatori. In tutti questi anni la “piccola abruzzese”, nonostante gli impegni scientifici e di insegnamento, non aveva mai smesso di essere accanto “agli ultimi” e nella Chiesa di San Donato di Haverford, dove risiedeva, si prestava ad assisterli in ogni modo. Ai più piccoli amava dire “Non scoraggiatevi mai. Anche io ho conosciuto le dure difficoltà della vita. Ma con la determinazione e la testardaggine tipica della gente della mia terra d’origine, l’Abruzzo, alla fine ce l’ho fatta.” Concetta Di Leo Harakal “Connie” la piccola dolce abruzzese” muore la mattina del 27 dicembre 2013.
COUNTRY HOUSE COLLEDIMACINE (CH)
Notizie Storiche: Colledimacine (m. 770, ab. 282) ha una superficie di 11,4 chilometri quadrati. Sorge a 770 metri sopra il livello del mare. Il paese di Colledimacine, con alle spalle il massiccio della Majella, è posto su un rilievo che si erge tra i torrenti Cupo e Torbido, affluenti del fiume Aventino. Immerso in uno scenario naturale di grande effetto, l’abitato si trasforma in un vero e proprio belvedere da cui ammirare fantastiche vedute della Montagna Madre, la Majella. Colledimacine, addentrandosi tra le caratteristiche viuzze, si scopre l’antica chiesa parrocchiale il cui impianto sorge immediatamente a lato della casa canonica; la stessa, infatti è stata ricavata adattando il corpo di fabbrica di una chiesa medievale. Sull’altro lato della chiesa spicca il palazzo Barbolani, edificio di pregevole fattura a Colledimacine, che è residenza degli omonimi baroni. Inoltre, è da segnalare l’originale fontana monumentale. La festa di San Mariano, che si svolge il giorno 11 di agosto, costituisce un’ulteriore motivo di attrattiva per un luogo così ricco di storia e di tradizione. Il paese si Colledimacine ha con tutta probabilità un’origine romana, ma si tratta di un’attribuzione ricostruita a posteriori, considerando il fatto che la documentazione è piuttosto scarsa. Al XIII secolo, quindi, appartiene la prima citazione del borgo su documento storico.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' COLLEDIMACINE (CH)
Le 4 vittime di Colledimacine (Di Martino Raffaele, Di Meo Bambino Mariano, Pignetti Luigi e Salvati Francesco) perirono tutte in conseguenza di azioni connesse ad operazioni di rastrellamento. Il caso di Di Meo Bambino Mariano, (fu Giuseppe), pur non essendo censito dalla presente ricerca, è ricordato sia nella memoria che nella storiografia di Colledimacine. Andrebbe pertanto annoverato tra le vittime civili della violenza nazi-fascista. Nicola Di Stefano, in un volume dedicato alla storia di Colledimacine, così ne ricorda la scomparsa: “Durante un rastrellamento in forze, effettuato nelle vicinanze della grotta di Maccariello e lungo il Vallone Santa Lucia, un repubblichino facente parte di una delle tante pattuglie, con un fucile di precisione munito di cannocchiale spara e colpisce a morte Di Meo Bambino Mariano che sta risalendo il pendio di Coste del Mulino, dopo il fuggi fuggi generale” da Colledimacine.
RIFUGI E BIVACCHI A COLLEDIMACINE (CH)
Colledimacine: una terrazza... rifugio per dinosauri “buoni”. Colledimacine e’ posto alle pendici orientali del Monte Maio, che si erge tra i Torrenti Cupo e Torbido, affluenti del Fiume Sangro e lascia alle sue spalle il Massiccio della Majella. Il centro abitato è posto su un’ampia superficie suborizzontale formatasi su roccia calcarea. I climi caldi e freddi hanno scolpito queste rocce, al punto da formare diverse forme particolari. Tra queste una ricorda proprio gli antichi dinosauri erbivori (brontosauri), che si possono osservare facendo una passeggiata intorno al centro abitato. La posizione privilegiata permette al turista geologo, e non, di poter ammirare frontalmente il Vallone di Taranta Peligna, in tutta la sua imponenza, la parte orientale del massiccio della Majella e gli altri comuni, che sono posti lungo la Statale Frentana. Lo sapevi su Colledimacine che: Colledimacine deve il suo nome alle antiche cave di calcare per macine da mulino. Riferimenti: Municipio - Tel. 0872 969453 - Fax. 0872 966979 - comune.colledimacine@tiscalinet.it. Pro Loco - Tel. 0872 969453 - Fax. 0872 966979. Centro Polifunzionale Bowling “Crazy World”. Tel. Mob. 338 4521451 – 3396131376.
Religione e Folklore in Colledimacine. Nel 1848, don Domenico, ch'era nel fiore degli anni, ebbe palpiti ardenti per l'avvenire della patria, ch'egli sognava libera e unita, e plaudi alla Costituzione elargita da Ferdinando II, ma si rivelò, in seguito, uno de più ribelli al re spergiuro, tanto da essere dichiarato "attendibile politico".  Tale fatto costituii per lui causa di una serie di persecuzioni, che poi si conchiusero in un processo politico.  Nel discorso commemorativo ch'egli fece nella chiesa di Sant'Agostino di Chieti il 12 maggio 1864 sul defunto Barone don Francesco Sanita, gentiluomo chietino di provata virtù nonché patriota, egli, disse che, negli anni che seguirono il 1848, un' "attendibilità politica" era un tale marchio di riprovazione che nessuna condotta, per quanto irreprensibile, sarebbe mai riuscita a cancellare; e che quindi "stendere la mano a uno sventurato di questa fatta, rialzarlo dalla prostrazione in cui di ordinario cade l'uomo che lotta col principio della persecuzione rappresentato da una forza implacabile e feroce era un peccato, era prepararsi un luogo nella lista dei reprobi; era compromettere la propria tranquillita".  Eppure, egli trovo chi lo aiutasse, e lo trovo nel Barone don Franceso Sanita, il quale, come patrono della cura arcipretale di Collemachine, allora vacante, lo propose per essa alla Curia arcivescovile di Chieti, che ne approvo la nomina. Ando don Domenico a Collemcine?  Per quanto mi risulta, egli ando a Collemcine senza, per altro, abbandonare definitivamente la sua cattedra nel Seminario Teatino, vi andò a risiedervi a intermittenze di tempo, e dove esercitarvi il suo ufficio spirituale per pochi anni dal 1852 al 1854, e quella residenza, per gli effetti che ne derivarono, gli fu, in seguito, nociva.  A Colledimacine non resto inoperoso.  I vi egli dove allacciare relazioni con i patrioti della valle dell'Aventino da Lama, a Palena, a Montenerodomo, a Torricella; ivi, se e vero quanto narra una tradizione assai diffusa, nel 1854, dove ricevere clandestinamente Giuseppe Garibaldi, che, sempre stando a quello che si narra, sosto per tre giorni in casa sua, nella quale convennero i patrioti Simone Verlengià di Lama, don Serafino Grossi di Mara S. Martino, Vincenzo Persichetti di Torricella, e Tito de Thomasis di Montenerodomo, ai quali si unirono Biagio Rossi, Vito Giandolfo, Donato Salvatore e Paolantonio di Pietrantonio di Colledimacine. Scopo della riunione fu quello di studiare eventuali azioni da svolgere nel futuro per la causa italiana. L'effetto della attività politica esercitata allora da don Domenico Mascetta a Colledemacine, forse a causa delle solite spie, forse anche per la vigilanza diretta della gendarmeria borbonica, sfocio in un processo che lo condusse nel carcere di Cieti, ove stette per un pò di tempo insieme con Gianvincenzo Pellicciotti, F. Auiriti, R. Lanciano, R. de Novellis, e altri della eletta schiera dei liberali, che allora onorava l'Abruzzo. Nel processo ricordato da Beniamino Costantini nel volume "Azione e reazione negli Abruzzi", insieme con Giovanni Sabatini di Spoleto, Michele Care di Pescara, Luigi di Giacom di Lama, Camillo di Giacomo di Lama, Nicola Vincenzo Bomba di Lama, Girberto Martinelli di Lettopalena, Giuseppe Mascetta, Sarlo Luigi Mascetta e Sebastiano Mascetta, Emidiana Mascetta e Rita Giovanelli di Colledimacine, Simone Verlengià di Lama, e Raffael Reccione di Palena, viene imputato di "attentato e cospirazione ad oggetti, di distruggere e cambiare la forma del Governo, ed eccitare i sudditi e gli abitanti del Regno ad armarsi contro l’autorità Reale, dal 1852 in poi in Lama, Colledimacine e altrove".  Con deliberazione del 28 aprile 1855 si dichiaro non esservi luogo a procedimento penale, per cui fu scarcerato insieme con gli altri; e, insieme con essi, fu prigione, s'era dato alla macchia, e che, una volta, essendo tornato a casa, e avendo avuto, subito dopo, i gendarmi alle calcagna, fu nascosto sotto il materasso d'un letto, sotto il quale, per mascherare ciò che si celava di sotto, furono posti dei bimbi a giocare; il costituzione eccezionalmente robusta, fu rinvenuto, sotto il materasso, privo di sensi.
Religione e Folklore in Colledimacine. Il "CATALOGUS PARONUM", ossia il "Catalogo dei Baroni" che non era altro che il registro del servizio feudale nelle province napoletane duranti la meta del sec. XIIX Venne compilato dalla "Magna Curia" durante il Regno di Ruggero il Normanno, il quale sancì nel suo Statuto, opere altamente giuridica rispetto ai tempi, le prerogative del sovrano su tutti i feudi dell'Italia Meridionale. In questo "Catalogo" sono elencati tutti i feudi con a fianco i rispettivi feudatari; essi hanno elencato anche il valore economico proprio del feudo, secondo la denuncia dello stesso possessore.  Segue, subito dopo, il numero dei cavalieri e degli scudieri richiesti, con l'aumento del servizio militare. I feudatari venivano distinti in due classificazioni: quelli che tengono IN DEMANIUM o IN CAPITE un feudo, e quelli che l'hanno ottenuto soltanto IN SERVITIUM. Quelli che tengono "in demanium" posseggono personalmente o direttamente dal re (A DOMINO REGE) il feudo; i secondi, posseggono per subconcessione. Riassumendo, il feudo consisteva in una qualunque proprietà concessa dal re a titolo di vassallaggio, dietro giuramento di fedeltà, a prezzo del servizio militare, aumentato di un certo numero di cavalieri in caso di guerra. L'AUGMENTO, cioè l'aumento, non si riscontra più nel periodo della dominazione successiva, la sveva, in quanto gli Svevi dimezzarono la quantità del servizio militare del l' "Augment". Carlo I d'Angiò trasformo l'obbligo del dserizio militare con una tassazione in denaro (ADOHAMENTUM), quando il feudatario non poteva servire di persona. Abolita successivamente la milizia feudale, l'ADOHA rimase come una qualunque contribuzione pecuniaria del 25.5% del valore del feudo. Ogni barone del Regno che disponeva di 20 once d'oro di entrate feudali, corrispondeva a ducati (1) 120 di denaro, era tenuto a contribuire con un MILE, cioè un cavaliere, appartenente all'ordine della nobilta feudale, fandata sul valore del cavalier stesso, fornito di armi e di cavallo (armis et equis), seguito da due SCUDIERI, anch'essi forniti di armi e di cavalli. La ripartizione delle spese era molto elementare, cosi ripartita; se il soffitto si svogleva entro il Regno le spese per il mantenimento del cavaliere erano a carico del feudatario; se, inve3ce, l'operazione militare si svolgeva fuori dal Regno, le spese di mantenimento del cavaliere erano a carico della "Magna Curia". Quei baroni che invece avevano entrate feudali inferiori a 120 ducati, si univano fra loro, fino a raggiungere, sommando, 120 ducati. Quindi ognuno contribuiva in proporzione al mantenimento di un cavaliere con due scudieri. Si evince colle era sotto la Contea di Palena insieme a Lama, Taranta, Forca Palena, Rocca di Pizzi, ed altri castelli (per un totale di undici feudi) e disponeva con l'aumento, di venticinque cavalieri e cinquanta scudieri: una nutrita schiera di 75 audaci e gagliardi cavalieri della Majella orientale che partecipo alle imprese guerresche dei secoli passati. Sembra che nella regione peligna furnon i conti Borrelli, discendenti dai Conti vavensi che sembrano di origine "francorum", a dettar legge. La strategia unsta da questi aucaci, spreguidicati e scaltri signorotti, fin dal secolo XI fu quella di diventare ricci e potenti a spese dei beni dei monaci benedittini, ottenendo le terre o con sottili raggiri rapinandole o facendosele cedere a livello. Il ducato equivalente a L. 4?25 del tempo. Cio e riportato anche dal Muratori nella; sua colossale opera "ANNALI D'ITALIA". "o si studiavano di pelare ora soavemente ora con violenza le chiese con promettere un annuo canone, e intanto donare qualche terra in proprietà ad essi luoghi sacre per indurre i Vescovi e gli Abati col piccolo presente vantaggio a livellare essi beni".
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
Religione e Folklore in Colledimacine (Ch) "Poichè i viventi non ci offrono gran campo di parlare di loro, parliamo, o lettori, de morti che, più operosi di noi, lasciarono larghe tracce de loro studi, e sgombri d'ogni umana passione, stan queti, e non si sdegnano de nostri giudizi.  E faremo opera de carita per loro, e de utilità per noi; perocché molti di quei defunti sono ingiustamente dimenticati, mentre tanto diritto hanno all'ammirazione e alla gratitudine nostra". D. Domenico Mascetta Canonico-Sacrerdote-poeta a letterato nonche' Patriota del Risorgimento. Ora uno che noi abbiamo il dovere di salvare dall'oblio e ricordare alla gioventù studiosa e certamente Domenico Mascetta educatore, sacerdote, oratore, poeta e martire, di cui molti, tra i suoi numerosi discepoli (che sono oggi tanta parte della generazione figura gentile, l'uomo dalle dolci maniere, da folto aperto e sorridente, dall'aria candidamente modesta, che ispirava simpatia, si faceva amare da quanti l'avvicinavano. Natura elettissima la sua, tutta intessuta di umiltà, franchezza e bontà, un di quegli uomini accento ai quali ogni pensiero volgare sparisce. Don Domenico Mascetta, canonico della Cattedrale di Chieti, insieme con i canonici don Goffredo Sigismondi di Bomba, don Serafino Grossi di Fara S. Martino, e con il poeta Giavanicenzo Pellicciotti di Gessopalena, negli anni che precedettero il 1848, fece parte del cenacolo teatino, in cui, discutendosi le idee politiche del tempo, si alimentarono ideali di liberta, e, conseguentemente, si preparo il terreno per gli avvenimenti del 1860 e per la festosa entrata di Vittorio Emanuele II a Chiete nell'Ottobre di quell'anno. Don Domenico Mascetta era nato a Colledimacine, nel Chietino, il 17 giugno 1816 da una famiglia antica che vantava parentele con i Caracci di Bologna, ed era stato educato, in un primo tempo, dallo zio, l'Arciprete Mascetta, che fu poeta gagliardo e geniale, autore di versi dialettali ancora oggi ricordati popolarmente in Abruzzo, e poi nel Seminario teatino; e, ordinato sacui, nel Seminario stesso, era stato incaricato, in seguito, dell'insegnamento della Grammatica superiore. Quelli che lo conobbero riferiscono ch'egli aveva imgeno poderoso, immaginazione vivace, voce armonica ed affascinante, che era persona aitante ed imponente, ricercatrice delle più intime latebre del cuore, di gesto misurato e composto, di modo che all'apparire sul pergamo, subito si conquistava l'affetto e la attenzione del pubblico sempre numeroso e sempre scelto.  Dalla natura aveva sortito tutti i doni dell'oratore sacro, che, uniti alla sua profonda cultura, richiamando a quel tempo, intorno a lui, oltre la gioventu studiosa del Seminario, anche quella del gli attribuivano fama di ottimo deucatore. E nelle maggiori solennita religiose, quando si sapeva che avrebbe predicato il Mascetta, accorrevan al tempio le più eminenti individualita d'ogni classe sociale.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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