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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Cocullo

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI COCULLO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di COCULLO (Aq) (m. 897 s.l.m.)
     
  CAP: 67030 -  0864 -  0864.49111  - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI COCULLO 0864.49117   0864.49376       0864.49117  P. Iva: 00218020667
Raggiungere Cocullo:(Stazione Sulmona (Uscita Cocullo) -Aeroporto d'Abruzzo a 78 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI COCULLO (AQ)
Il nome del paese di Cocullo (Aq) Alla fitta rete di canali che irrigavano la pianura della Mesopotamia, attraversata dai fiumi Tigri ed Eufrate, soprintendeva un ispettore chiamato, in accadico, gugallu. Cocullo, su di un colle, sentinella al canale Flaturno che scende al fiume Sagittario, al pari di Cucullo, oppido marso a Colle Lanciano, sotto la fonte della Cuna, in alto al paese di San Pelino di Avezzano, vuol essere quindi: guardiano del canale. Un'altra ipotesi sulla etimologia di Cocullo è quella di farlo risalire all'abitato di età romana “Koukolon” citato anche da Strabone.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE COCULLO (AQ)
I monumenti e i luoghi d'interesse a Cocullo (Aq) Architettura sacra. La torre medievale e la chiesa di San Nicola: Tra le principali opere del centro storico di Cocullo vi è la torre medievale in muratura, costruita con blocchi di pietra di base quadrata. Questa torre è stata adattata poi come campanile della chiesa di San Nicola. La chiesa risulta citata nel XIV secolo e danneggiata nel terremoto della Marsica del 1915 ma poi mai restaurata. La facciata mostra vari interventi di modifica, ora, sconsacrata, ne rimangono pochi avanzi di interesse architettonico. Sopra il rosone della Chiesa di San Nicola rimane uno stemma. La chiesa della Madonna delle Grazie: La chiesa della Madonna delle Grazie risale al XIII secolo. In seguito è stata più volte modificata. La facciata comprende un rosone, un architrave riproducente l'Agnus Dei, 2 statue del XVI secolo poste in 2 edicole. Il portale è sormontato da una lunetta ogivale. Un 2° portale è del 1552. L'interno è ad un'unica navata è modificato nel XVIII secolo ma ancora contenente gli affreschi originari del Cinquecento identificanti la "Deposizione", la "Crocifissione" ed un trittico di Sant'Antonio, della Maddalena e di Sant'Amico di San Pietro Avellana. Chiesa di San Domenico: La chiesa attuale è stata ricostruita interamente nel XX secolo. Il 1º di maggio la chiesa è meta di fedeli accorsi per la Festa dei serpari in onore di san Domenico. La chiesa risulta già eretta nel XVII secolo. I fedeli accorsi ivi, compiono la cerimonia della campanella tirandola coi denti. Chiesetta di Santa Maria in Campo: Sorge nella frazione di Casale presso la via che porta ad Anversa degli Abruzzi. Architettura civile a Cocullo. Torre medievale di San Nicola; Di particolare rilievo vi è la cinta muraria racchiude tutto il rione di San Nicola e il resto del centro storico caratterizzati da viuzze tortuose, bifore e botteghe medievali, portali e case signorili dei secoli scorsi tra cui Casa Marano e Casa Squarcia; Porta Ruggeri è ad arco a sesto acuto, prende il nome dal ramo della famiglia di Celano. È sita vicino alla torre medievale; Porta Renovata è sita presso la valle a sud; Porta di Manno. È stata costruita direttamente sulla nuda roccia dello sperone del piccolo cocuzzolo su cui sorge Cocullo. Nei dintorni di Cocullo. A Via della Fonte, nei pressi del paese, vi è una Fontana Medievale a 3 arcate a sesto acuto e balaustra. È realizzata in pietra. È uno dei pochi monumenti di Cocullo nelle forme originarie. Alla destra della fontana è uno stemma. Oltre Via del Canale, ai piedi del Monte Curro vi è il Fonte Canale, sorta di abbeveratoio con una decorazione vegetale. Frazione Casale di Cocullo. La sua unica frazione di Casale, corrisponde all'antica città di Κουκουλον (traslitterato Koukoulon), citata da scrittori antichi ed identificabile a Triana. Nella strada per Anversa degli Abruzzi sono state trovate delle tombe del periodo antecedente alla conquista romana. Nella piccola frazione c'è anche la Chiesetta di Santa Maria in Campo (vedi sopra al paragrafo chiese).
CAMPEGGI COCULLO (AQ)
Le origini della festa dei serpari a Cocullo (Aq) Secondo la tradizione locale, il santo cavandosi il dente e donandolo alla popolazione di Cocullo, fece scaturire in essa una fede che andò a soppiantare il culto pagano della dea Angizia, protettrice dai veleni, tra cui quello dei serpenti. Il dente di San Domenico, con probabile allusione al dente avvelenatore del serpente, diede, forse, l'idea che fece nascere la fede che portò alla festa in onore del santo. La festa ha riconduzioni pagane, probabili residui dell'antico culto della dea Angizia. Nell'Eneide è presente la figura di Umbrone, giovane serparo dei Marsi, l'antica popolazione dell'Abruzzo: alleato di Turno nella guerra contro Enea, sarà ucciso dal capo troiano in persona. La cattura dei serpenti: La prima fase della festa consiste nella ricerca e nella cattura dei serpenti (tutti rigorosamente non velenosi) che cominciano ad essere raccolti quando inizia a sciogliersi la neve, da persone esperte dette serpari. Queste osservano le stesse tecniche dei serpari antichi anche se allora i rettili venivano posti in recipienti di terracotta, ora in cassette di legno. Le specie di serpenti che vengono raccolte per la festa dei serpari a Cocullo. Le specie che vengono raccolte sono quattro: Il serpente cervone; Il serpente saettone; La biscia dal collare; Il serpente biacco.
VILLAGGI TURISTICI COCULLO (AQ)
La festa dei serpari a Cocullo. La festa ha inizio con la folla che incomincia a tirare coi denti la campanella della cappella di San Domenico, all'interno della chiesa omonima. Secondo la tradizione, questa cerimonia servirebbe a proteggere i denti dalle malattie che li potrebbero affliggere. A mezzogiorno inizia la processione della statua del santo invasa dalle serpi catturate nei giorni prima. Parte dalla chiesa di San Domenico e prosegue per le stradine del centro storico. Ai fianchi della statua del Santo, due ragazze vestite con abiti tradizionali, portano sulla testa un cesto contenenti cinque pani sacri chiamati ciambellani in memoria di un miracolo che fece san Domenico. Questi pani vengono donati per antico diritto ai portatori della Sacra Immagine e del gonfalone. Al termine della festa, i rettili vengono riportati al loro habitat naturale dai serpari.
AFFITTACAMERE COCULLO (AQ)
Storia del comune di Cocullo (Aq) Piccolo centro situato ai confini tra la Marsica e la Valle Peligna, Cocullo deve la sua fama a tradizioni religiose e folkloristiche ancora così vive e profonde da renderla argomento di eruditi studi etnografici e meta turistica davvero peculiare. Sorge nella valle del Rio Pezzana, affluente del fiume Sagittario, a 900 m. sul livello del mare. Gli studiosi sono ormai certi nell’identificare la Κουκουλον citata dallo storico e geografo greco Strabone (I sec.a.C.) con un antico insediamento riconosciuto nei pressi dell’attuale Cocullo, in località Triana e Casale. Oltre a notevoli testimonianze di necropoli preromane, assimilabili tipologicamente a quelle vicine di Anversa e, in generale, alle tombe peligne più antiche, furono più volte accertate in passato presenze di strutture di età romana quali mosaici, muri e sporadici reperti riconducibili al periodo imperiale romano. Da non dimenticare il rinvenimento di numerosi bronzetti raffiguranti Ercole, indizio della presenza di un luogo sacro nelle vicinanze dedicato al dio degli armenti. Nel medioevo le esigenze difensivecostrinsero la popolazione a costruire più in alto e a fortificare il paese, compreso nella Diocesi di Valva ma dipendente politicamente dalla Contea dei Marsi, potentedinastia feudale con sede nella vicina Celano. Numerose le famiglie di feudatari che si avvicendarono sul territorio: dai Piccolomini ai Peretti, dai Savelli ai Barberini, ai Colonna. Il nome di Cocullo è strettamente legato nella cultura popolare ai riti in onore di San Domenico, monaco benedettino nato a Foligno e giunto alle soglie del Mille in Abruzzo, dove fondò chiese e compì numerosi miracoli, venerato come protettore dalle tempeste, dalla febbre, dalla rabbia e dai morsi degli animali selvaggi e velenosi. Fin dai primi giorni primaverili alcuni cocullesi si recano nei campi per atturare i serpenti che saranno gli “accompagnatori” del Santo durante la processione di maggio. Si perpetua dunque la figura del serparo, descritta da G. d’Annunzio: E’ frate del vento. Poco parla. Ha branca di nibbio, vista lunga. Piccol segno gli basta.Già nel tardo medioevo d’altronde è nota la figura del “ciarallo”, una sorta di incantatore di serpenti capace anche di immunizzare dal loro morso e in epoca romana il termine marsus indicava un mago che sapeva trattare anche con questi rettili. A Cocullo però i serpenti sono assai più rispettati che altrove, specialmente da quando non è più in uso ucciderli alla fine del rituale ma liberarli nei luoghi ove sono stati raccolti. Quando, il primo giovedì di maggio di ogni anno, si festeggia il Santo patrono, con l’arrivo di “compagnie” di pellegrini e tanti, tanti devoti e turisti, uno dei momenti più intensi è proprio quello in cui la statua di San Domenico viene adornata con i serpenti raccolti pochi mesi prima nelle campagne, i quali per tutta la processione si aggrovigliano intorno all’immagine sacra, preceduta da due fanciulle che portano pani benedetti (i ciambellati). I fedeli compiono una serie di rituali, immutati certamente da centinaia d’anni: si attendono le compagnie, che con i loro canti rendono ancor più suggestivo il momento religioso; poi viene raccolta la terra nella piccola grotta della cappella del Santo, per poterla spargere sui campi; si tira la campanella vicino alla cappella per preservarsi dal mal di denti; si fanno riti propiziatori di benedizione alle persone e agli animali; infine si segue il Santo, adornato da quelle serpi così familiari e ci si prepara ad un nuovo anno di devozione, certi della Sua benevola protezione.
BED & BREAKFAST COCULLO (AQ)
Le origini del Paese di Cocullo (Aq) Le origini del paese si fanno risalire alla storica “Koukoulon” citata in età romana, ma dalle testimonianze archeologiche provenienti dalla zona a valle del paese, nelle località Casale e Triana, si deduce che il territorio era frequentato già in epoca protostorica. L’ orografia del sito, pur non conservando tracce di fortificazioni arcaiche, fa pensare ad  una occupazione assai antica, avvalorata dal ritrovamento di oggetti dell’età del Ferro. Gli studiosi hanno a lungo discusso sulla identificazione e sulla posizione dell’antica città  di “Cuculum”, ma sembra ormai certo che si tratti di un abitato posto nel territorio della Cocullo attuale. Situata in territorio peligno, nell’alta valle del fiume Sagittario, l’antica Cocullo appare nella storia propriamente detta nel periodo preromano: numerosi bronzetti votivi rappresentanti Ercole e  una vasta necropoli  con tombe a fossa (IV - I sec. a.C.) indicano  la presenza di un “pagus” (villaggio) ben organizzato. D’altronde sappiamo dallo storico Strabone del I sec. a.C., che la “città di Koukoulon” si trovava vicino al percorso della repubblicana Via Valeria, strada consolare che collegava Roma alla costa adriatica. Una stretta fenditura nei pressi dell’attuale frazione di Casale veniva forse utilizzata come via di passaggio verso sud, in alternativa alle Gole del Sagittario. In età augustea la città  rientra nella IV regio. Strutture edilizie del periodo imperiale furono individuate nel secolo scorso  nelle stesse zone interessate dai ritrovamenti di epoca più antica, segno di una continuità di vita del primitivo villaggio. Tale ipotesi risulta ancor più avvalorata dal riutilizzo di alcuni pezzi antichi negli edifici del vicino Casale. L’abitato antico fu abbandonato probabilmente tra l’età tardoantica e l’alto medioevo e venne costruito più in alto, nel sito attuale, per motivi strategici. Infatti i grandi rivolgimenti storici, le invasioni e una generale decadenza economica rendevano necessario un luogo più difendibile, dove potesse trovare rifugio anche la popolazione del contado. L’insediamento medievale venne fortificato nel XII secolo e tuttora si possono riconoscere notevoli resti del borgo più antico nei pressi della torre. Cocullo venne compresa nella Diocesi Valvense, nata intorno al V secolo nella zona sulmonese, ma gravitò fin dal medioevo,  da un punto di vista amministrativo,  nell’area della Marsica. Il paese seguì gli eventi storici del territorio: dapprima fece parte della Contea dei Marsi, istituita già in periodo longobardo, quindi della Contea di Celano, assegnata dagli Aragona ad Antonio Piccolomini nel 1463. Nel 1591 tutta la Contea fu venduta a Donna Camilla Peretti che, per motivi economici, usufruì in minima parte e per breve tempo dei benefici del feudo. Nei due secoli seguenti si avvicendarono  le famiglie Peretti, Savelli, Cesarini, Cesarini-Sforza, Barberini, Colonna, Giustiniani, Bodavilla ed altre. Nel 1806, con l’abolizione dei feudi da parte di Giuseppe Bonaparte, il territorio fu frazionato tra i vari eredi.
CASE PER VACANZA COCULLO (AQ)
Visitare le Chiese e i monumenti nel paese di Cocullo (Aq) Nella parte più elevata del paese, nel cuore del centro storico, sorge il Rione San Nicola, che racchiude in se una delle zone urbane più conservate e significative. Svetta sulle antiche murature la Torre medievale (sec. XII), costruita in blocchi di pietra squadrati, a base quadrata, riutilizzata e riadattata a campanile della attigua Chiesa di San Nicola, citata nei documenti già nel XIV secolo e gravemente danneggiata dal terremoto del 1915 e mai restaurata. La facciata mostra vari interventi effettuati durante i secoli di utilizzo dell’edificio sacro, attualmente sconsacrato e ridotto ascarsi resti architettonici. Nell’architettura civile cocullese, assai conservata nei suoi caratteri originari, spiccano le porte della cinta urbica medievale, che com-prende, oltre al rione San Nicola, tutto l’antico nucleo fortificato, ancor oggi arricchito lungo le sue stradine da passaggi voltati, portali raffinati, bifore quattrocentesche, botteghe medievali e case signorili dei secoli passati (Casa Marano, Casa Squarcia). Porta Ruggeri, ad arco acuto, la più vicina alla Torre, prende il nome da una famiglia di feudatari di Celano; conserva ancora uno dei cardini interni; Porta Renovata, restaurata recentemente, si affaccia sulla valle a sud; Porta di Manno, è costruita in conci di pietra direttamente sulla roccia viva dello sperone. Curiosità: sopra il rosone della facciata di San Nicola è visibile un piccolo stemma inciso su una pietra, ricordato in paese come lo stemma del duca Sarchia , leggendario feudatario locale ucciso con l'inganno per porre fine allo sgradito jus primae noctis da lui largamente esercitato sulle fanciulle appena maritate. Situata sulla piazza omonima, la Chiesa della Madonna delle Grazie risale nel suo impianto originario al XIII secolo, più volte modificata in seguito fino alle forme attuali. La facciata è arricchita da un rosone, da un architrave scolpito raffigurante l'Agnus Deieda due statue del XVI secolo, collocatein edicole che incorniciano il portale; quest’ultimo, semplice e lineare, è rettangolare, coronato da una lunetta ogivale, originariamente affrescata. Sul lato destro della chiesa si apre un altro portale rettangolare datato al 1552. L'interno, a navata unica e fortemente modificato nel XVIII secolo, conserva ancora affreschi della fase cinquecentesca raffiguranti la “Crocifissione”, la “Deposizione” e un trittico con Sant’Antonio, Maria Maddalena e Sant’Amico. Dalla parte opposta del paese sorge la Chiesa di San Domenico: il santuario attuale, ricostruito quasi completamente nel corso del XX secolo, è meta di migliaia di persone il primo giovedì di maggio di ogni anno, sorge sul luogo di una chiesa più antica, dedicata a San Domenico e ricordata già dal XVII secolo. Qui rivivono i riti in onore del Santo e parte la processione con la statua e i serpenti; all'interno la Cappella di San Domenico accoglie l’effige del Santo e i fedeli vi raccolgono, dietro una piccola grotta, la terra benedetta, utilizzata a scopi rituali; quindi compiono il rito della campanella, tirandola con i denti, per preservarsene dai dolori. Lungo via della Fonte, appena fuori del paese, la Fontana Medievale conserva tre arcate acute e parte dei parapetti. E’ costruita in pietra e, nonostante lo spoglio di materiale e i danni causati dal tempo, resta uno dei monumenti del paese che ha maggiormente mantenuto le sue forme originarie. Sul lato destro è visibile uno stemma scolpito su un blocco. Risalendo via del Canale, ai piedi del monte Curro, s’incontra un lungo fontanile, Fonte Canale, semplice abbeveratoio arricchito da una pietra scolpita con una decorazione vegetale. Casale, piccolo agglomerato agricolo frazione del soprastante paese di Cocullo, sorge nelle immediate vicinanze dell'antica città di Κουκουλον, citata negli antichi scrittori ed identificabile, grazie ai ritrovamenti archeologici sporadici, nella località di Triana. Nei pressi di Casale, lungo la strada per Anversa, sono state rinvenute tombe del periodo preromano. Qui sorge anche la piccola e graziosa Chiesetta di Santa Maria in Campo.
APPARTAMENTI PER VACANZA COCULLO (AQ)
Archeologia a Cocullo (Aq) I dati archeologici raccolti fanno ritenere la zona di Cocullo frequentata già dalla preistoria. Sono infatti databili al Paleolitico inferiore-medio (circa 100.000 anni fa) gli strumenti litici trovati su tutta la dorsale montuosa ad est del paese attuale: Monte Pietrafitta, Rotta dei Bovi e Monte Prezza. Tali strumenti erano creati da bande di cacciatori nomadi che in questo periodo si spingevano all’interno della regione, anche a quote elevate, in cerca di grosse prede. Appartiene all’età del ferro (primo millennio a.C.) un disco di fibula in bronzo con incisioni a svastica e una doppia fila di puntini sul margine, rinvenuto casualmente nei pressi di Casale, probabilmente proveniente da una tomba. Dal V sec. a.C. le popolazioni dell’Abruzzo cominciano a caratterizzarsi in etnie più precise: peligni, vestini, marsi, ecc. Gli studi più recenti tendono a collocare Cocullo e, in genere, la Valle del Sagittario, nell’ambito peligno, come rivelano alcune somiglianze tra tipologie tombali e materiali delle diverse zone. I corredi tombali più antichi rinvenuti nei pressi di Cocullo confermano la presenza già in epoca arcaica (VI-V sec.a.C.) di un insediamento, forse lo stesso sviluppatosi nell’età del ferro. Purtroppo anche i dati relativi a questa fase risultano assai labili. Ignoriamo dove fosse il villaggio in quest’epoca, forse a monte della zona necropolare preromana, situata a sud-ovest dell’attuale frazione di Casale. A partire dal IV sec. a.C. abbiamo un maggior numero di testimonianze archeologiche, tutte comunque provenienti da tombe. Il tipo di sepoltura attestato a Cocullo in questo periodo è quello a fossa rettangolare scavata nel terreno, foderata e ricoperta con lastroni di pietra, cosiddetta tomba “a cassone”. Il materiale rinvenuto risulta perlopiù di fabbricazione locale, è costituito da vasellame in terracotta e da pochi elementi in metallo, relativi soprattutto ad armi. Non sono stati rinvenuti vasi in metallo e gioielli, a parte in una sola tomba, più ricca, che conteneva ben 11 fibule in bronzo, un pendaglio in ambra raffigurante una testina femminile e granuli dello stesso materiale. Le tipologie dei materiali, tutti databili tra il IV e il III secolo a.C., sono riconducibili a modelli locali (come alcune coppe a vernice nera e le olle) o ad ambito territoriale più ampio (area picena e medio-adriatica). Tali confronti farebbero pensare ad un’area di contatti più ampia, non ristretta alla zona peligna e al vicino territorio dei marsi. Possiamo senz’altro affermare che, allo stato attuale, il periodo preromano, attestato soprattutto da corredi funerari, è quello più documentato nel territorio di Cocullo. Un altro elemento a favore della presenza di un insediamento di epoca preromana nei pressi di Casale è dato dal ritrovamento della stipe votiva di un santuario, che poteva anche essere ubicato al di fuori del centro abitato ma comunque non lontano da esso. I bronzetti votivi rinvenuti, purtroppo dispersi, sembrano essere quelli che frequentemente si trovano nei santuari abruzzesi del periodo preromano. Per quanto riguarda il periodo imperiale romano (dal I sec. a.C. in poi), quando l’attestazione di Strabone conferma la presenza di una polis nelle vicinanze della Via Valeria, i riscontri archeologici risultano ancora poco articolati. Oltre a incerti rinvenimenti di sepolture, abbiamo per il periodo propriamente romano testimonianze di strutture di tipo abitativo, relative forse all’insediamento urbano. Il De Nino parla di un “pago” (villaggio) da supporre nei pressi di Triana. Il dato più certo per l’ubicazione di strutture insediative dell’età romana risale alla fine degli anni ‘50, quando risulta, dai documenti di archivio, la scoperta di un pavimento a mosaico nella frazione di Casale. Doveva trattarsi di un semplice tessellato bianco, riferibile comunque all’età romana. Il pavimento potrebbe far parte di un edificio isolato o, più probabilmente, di un nucleo abitativo più esteso, ma la scarsità di dati attualmente in nostro possesso non permette ipotesi più precise. La zona è comunque ancor oggi assai ricca in superficie di frammenti ceramici di età romana, soprattutto laterizi (tegole, coppi). Le notizie relative alle necropoli della stessa epoca sono scarse, ma la presenza di tombe ad incinerazione nella zona, come testimonia l’urna cineraria a cofanetto citata dal De Nino, e le attestazioni epigrafiche funerarie, databili sempre allo stesso periodo, portano ad identificare nei pressi di Casale anche la zona di sepoltura del I-II secolo d.C. Sarebbe dunque la necropoli relativa alla città citata da Strabone, posta nei pressi della Via Valeria e gravitante probabilmente verso la contigua Valle Peligna. Infatti secondo alcuni studiosi, non essendo il territorio di Cocullo municipalizzato in età romana, si può pensare che facesse parte dell’agro sulmonese o comunque del comprensorio peligno, dal momento che le pur scarse attestazioni epigrafiche forniscono nomi appartenenti a gentes conosciute nei coevi municipi romani di Sulmo e Corfinium. Per quanto riguarda la viabilità, De Nino accenna ai resti di una strada antica nella zona di Castiglioni, Costa Larga e la Defensa, zone di media altura collocabili a nord-est dell’attuale abitato di Casale. Egli dice che il nome corrente di tale strada è Via Saracena, tagliata in parte nella roccia, larga circa otto metri. Sempre come collegamento in senso nord-sud, il Wonterghem cita una strada che da Statulae (presso Goriano Sicoli) e provenendo dalla conca subequana, si dirigeva verso Cocullo e poi Anversa, coincidendo quindi con la precedente. La repubblicana Via Valeria citata da Strabone, prima del suo rinnovamento ad opera dell’imperatore Claudio (metà del I sec.d.C.), doveva provenire da Marruvium (San Benedetto dei Marsi), attraversare il valico di Carrito e passare nelle vicinanze del centro abitato dell’antica Cocullo, come dice Strabone, cioè vicino, circa a sei miglia romane. Proseguiva poi per Corfinio e la costa adriatica.
CASE PER LE FERIE COCULLO (AQ)
La Festa di San Domenico Abate - il Rito dei Serpari, la tradizione secolare. San Domenico e i serpenti, San Domenico con i serpenti, un connubio possibile, anzi inscindibile per Cocullo. Da tempo immemorabile, ogni primo giovedì di maggio, a mezzogiorno in punto, si ripete immutato un evento il cui significato va ben oltre la semplice apparenza: il gesto di porre delle serpi intorno alla statua di un santo esprime la soluzione della eterna opposizione tra il mondo naturale con tutte le sue insidie e il mondo umano costretto a difendersi per sopravvivere. San Domenico in tale circostanza incarna la figura eroica capace di conciliare i due mondi. San Domenico rappresenta una tipica figura del mondo medioevale: nacque nel 951 a Colfornaro, nei pressi di Foligno, e morì il 22 gennaio del 1031 a Sora, come risulta dai cronisti cassinesi, in particolare da Leone Ostiense. Visse nell’atmosfera della spiritualità monastica benedettina, dedito alla fondazione di eremi e di conventi in Abruzzo e nel Lazio come risulta dalle due “Vitae” antiche, uniche fonti storicamente attendibili, quella di Alberico di Montecassino e quella di Giovanni, diretto discepolo del Santo. San Domenico è, comunque una figura complessa che, al di là di una scarna agiografia di carattere ecclesiastico, si modifica, nel corso dei secoli, trasformandosi in un punto di riferimento molto forte per le popolazioni pastorali dell’Italia centrale. Diversi sono i patronati attribuiti a San Domenico e si diversificano in base alle aree cultuali con riferimento ai pericoli che minacciano le popolazioni locali: la difesa contro la febbre e la tempesta, nel basso Lazio; la difesa contro le odontalgie, le morsicature di serpenti, cani idrofobi e lupi nell’Abruzzo centrale. A Cocullo, dove il santo passò intorno all’anno mille, i patronati si riferiscono sia agli esseri umani che agli animali domestici. Esistono due reliquie donate direttamente dal frate benedettino: un dente molare ed il ferro della sua mula. Il primo, conservato in un reliquiario, viene baciato o posto sulla parte del corpo da guarire. Il secondo viene usato per “mercare” o solo toccare gli animali, in particolare le morre di pecore, per preservarli dai pericoli che la particolare natura dei luoghi rende più aspri e frequenti.
COUNTRY HOUSE COCULLO (AQ)
La Festa di San Domenico Abate - il Rito dei Serpari. La Festa: L’annuncio dell’inizio della festa è dato dall’arrivo delle compagnie di pellegrini provenienti da quei luoghi dove il culto del Santo è più profondo: Lazio, Molise e Campania. E’ un momento di alta tensione umana: contadini per norma etica delle culture rurali poco avvezzi al pianto hanno, in questo lento avanzare, il volto commosso. Donne di antica bellezza, braccianti, ragazzi, costituiscono la testimonianza più viva dei significati attuali del rito tra i quali, appunto, quello del recupero della identità sociale e antropologica smarrita. Avanzano cantando inni devozionali: il canto di entrata in chiesa e il canto di partenza, quest’ultimo eseguito camminando a ritroso, secondo l’etichetta di omaggio del suddito che mai deve volgere il volto dal Signore. All’interno della chiesa, mentre l’altare maggiore è il luogo delle liturgie ecclesiastiche legate alla devozione a San Domenico, in altri luoghi si svolgono dei rituali dal contenuto fortemente simbolico: si tira, con i denti, la corda di una campanella per preservarsi dal mal di denti; si preleva la terra, un tempo spazzatura della chiesa, posta in una piccola grotta dietro la nicchia del Santo, per usi apotropaici: sparsa sui campi o intorno alle abitazioni, essa tiene lontani i pericoli di ogni genere, sciolta nell’acqua e bevuta, combatte la febbre.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' COCULLO (AQ)
La Festa di San Domenico Abate - il Rito dei Serpari. La piazza principale è il luogo dove sostano i serpari i quali, in attesa della processione, esibiscono orgogliosamente i vari tipi di serpi che sono riusciti a catturare. E’ questo un momento durante il quale antichi timori, ingiustificate avversioni e oscure paure nei confronti dei rettili, pian piano si sciolgono fino al punto che, seppure con qualche residuo di ritrosia, ci si lascia convincere al contatto con una serpe, quasi per soddisfare la necessità di un rapporto più profondo con il mondo soprannaturale che questi animali rappresentano. A mezzogiorno inizia la processione: il Santo, portato a braccia da quattro persone, esce dalla chiesa e là, sul sagrato, atteso con ansia fremente dai serpari, ancora una volta ricorda a tutti di essere lui il vero dominatore dei serpenti. Ai lati della statua due ragazze in costume tradizionale, portano sulla testa i canestri contenenti cinque pani sacri, i cosiddetti “ciambellani”, che, in ricordo di un miracolo compiuto dal Santo, verranno offerti, per antico diritto, ai portatori del simulacro e dello stendardo. La processione passa in mezzo alle vecchie case e qui, nel suo compiersi, il rito ricalca arcaici modelli costituendo l’esempio residuo di un mondo antico paneuropeo: a Santiago di Compostela, in Spagna, fatta centro delle pietà peregrinanti di tutta Europa, si maneggiavano i serpenti. A Marcopulos, nell’isola di Cefalonia, nel giorno dell’Assunzione della Beata Vergine, il 15 agosto, le serpi entravano in chiesa. Le vergini greche salivano sull’Eretteo, sull’Acropoli, e nutrivano le serpi sacre con il latte. Storie e metafore nell’ambiguità dei segni attribuiti ai serpenti, ora custodi di fecondità, ora nemici.
RIFUGI E BIVACCHI A COCULLO (AQ)
Come raggiungere Cucullo, il paese dei serpari. IN AUTO: Autostrada A25  Roma - Pescara uscita casello di Cocullo  Strada Provinciale n.479 da Sulmona. IN AUTOBUS: Arpa (info 0864.210469)  Partenze da Sulmona 7,25 - 10,50 - 12,50 - 13,50 - 15,40 - 14,15 - 19,45  Schiappa (info 0864.74362) Partenze da Roma per Sulmona - Scanno 5,30 - 6,50 - 9,00 - 15,20 - (21,00 solo domenica). IN TRENO: (Numero Verde Ferrovie: 1478-88088 ) da Roma Termini a Sulmona 7,47 - 12,35 - 14,05 - 16,20 - 18,30
Il rito dei serpari a Cocullo. Il primo maggio 2016 si rinnova l’appuntamento con la festa di San Domenico e la processione dei Serpari per le strade di Cocullo. Fascino e religione si incontrano in questo rito dalle antichissime origini che unisce fede e curiosità. Il momento più suggestivo è rappresentato dalla processione, quando la statua del santo viene ricoperta di serpenti e portata a spalla tra le vie del paese. Migliaia di persone sono attese in questo piccolo borgo immerso tra le montagne abruzzesi che ogni anno, in questa occasione, si popola di turisti e fedeli. Proprio a causa del grande afflusso sono previste code al casello autostradale A25 di Cocullo a partire dalla prime ore della mattina. Si consiglia di consultare il bollettino del traffico prima di mettersi in viaggio e di tenersi aggiornati durante il tragitto per valutare, eventualmente, di uscire al casello autostradale A25 di Pratola Peligna-Sulmona e da lì seguire le indicazioni fino a Cocullo.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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