Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Civitaluparella (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Civitaluparella (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI CIVITALUPARELLA (CH)
 
Ospitalità nel Paese di CIVITALUPARELLA (Ch) (m. 903 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Civitaluparella: 41°57′N - 14°18′E
     
  CAP: 66040 -  0872 -  0872.941051  - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI CIVITALUPARELLA:  0872.945135  0872.941057    0872.945135   81002250694  01312420696
Come raggiungere CivitaluparellaSatzione: Quadri   Aeroporto d'Abruzzo a 83 Km. Uscita: Val di Sangro
 
HOTELS ED ALBERGHI CIVITALUPARELLA (CH)
Monumenti e luoghi d'interesse a Civitaluparella (Chieti): Chiesa di San Pietro Apostolo: La chiesa nacque e si sviluppò come parte integrante di un complesso abbaziale di fondazione benedettina, definita 'abbazia' già nel XII secolo. Pare che in passato l'abbazia potesse contare su cospicue rendite, come sembra attestare la documentazione notarile conservata a Chieti e a Lanciano. La facciata della chiesa mostra un profilo a salienti, caratterizzato da spioventi molto inclinati e con la cortina muraria a vista. L'interno è a due navate, anche se in passato dovevano essere tre. Vi sono conservati una colonna scanalata adibita a fonte battesimale e tre epigrafi di cui due in marmo che ricordano altrettanti abati del passato. Castello Caldora a Civitaluparella (Chieti): Il castello, ormai ridotto allo stato di rudere, si ergeva sulla parte più alta del paese. I muri superstiti attestano come la costruzione fosse in pietra sbozzata e ciottoli di calcare e arenaria. Sebbene non vi siano dati certi sulla sua fondazione, il castello si suppone di origini molto antiche. Venne citato in una bolla di papa Alessandro III che nel 1173 sanzionava gli antichi confini della diocesi di Chieti. Nel XV secolo fu scelto come rifugio sicuro da Antonio Caldora, impegnato nelle sue imprese militari contro Ferdinando d'Aragona. Chiesa dell'Annunziata a Civitaluparella (Chieti): Ricostruita ex novo negli anni sessanta del Novecento, sorge nelle vicinanze del castello. Il precedente edificio era decorato internamente da affreschi andati poi persi con la riedificazione del tempietto. Presenta un aspetto alquanto semplice, con una facciata completamente intonacata e imbiancata. Il profilo è a capanna con un piccolo campanile sul lato sinistro, un portico che precede l'accesso e una finestrella a croce.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE CIVITALUPARELLA (CH)
Il Sangro è un fiume dell'Abruzzo meridionale e del Molise, il 2° per lunghezza (con 122 km di corso) tra i fiumi regionali, dopo l'Aterno-Pescara. Corso del fiume Sangro: Il Sangro nasce nel Parco Nazionale d'Abruzzo dalle pendici del Monte Morrone del Diavolo (1.602 m), in territorio del comune di Pescasseroli (provincia dell'Aquila). Bagna quasi subito il centro suddetto ricevendo da sinistra il torrente La Canala, attraversando così impetuoso anche i centri di Opi e Villetta Barrea. Giunto presso Barrea il fiume forma, sbarrato da una diga, il Lago di Barrea. Da qui, in breve, il fiume giunge presso i centri di Villa Scontrone e di Castel di Sangro, dove riceve le acque dell'affluente Zittola, scorrendo poi per un brevissimo tratto in Molise(provincia di Isernia). Giunto presso il comune di Ateleta poi il fiume prende a scorrere tra Abruzzo e Molise sino nei pressi del centro di Quadri, dove rientra definitivamente in Abruzzo (provincia di Chieti). In questo tratto il fiume viene nuovamente sbarrato da una grossa diga e forma il lago artificiale di Bomba. Alcuni km a valle del lago al Sangro giunge di sinistra fra i comuni di Casoli, Sant'Eusanio del Sangro e Altino, il copioso apporto del suo maggiore tributario: il fiume Aventino. Da questa confluenza inizia il tratto basso che vede il Sangro scorrere tranquillo e discretamente copioso di acque in un ampio greto ciottoloso fino alla foce in Adriatico, che avviene precisamente a Torino di Sangro Marina - comune di Torino di Sangro. In corrispondenza dell'innesto con il fiume Aventino si ha l'Oasi WWF di Serranella. Il Sangro ha una portata media annua presso Ateleta (medio-alto corso) di circa 9,2 m³/s, che diventano più che doppi alla foce. Durante il periodo estivo la sua portata si riduce notevolmente (0,5-3,2 m³/s rilevati ad Ateleta), mentre in autunno ed in inverno, si rilevano notevoli incrementi (portata massima ad Ateleta: 16,2 m³/s). Durante la stagione autunnale il fiume è soggetto anche a forti piene dovute alla piogge durante le quali l'acqua può arrivare a lambire gli argini esterni, costruiti appositamente per evitare l'allagamento delle zone circostanti. La Storia del fiume Sangro: Durante l'epoca romana diede risorse ai villaggi italici di Trebula (Quadri) e Pallanum (Tornareccio), nonché alla città maggiore di Anxanum. Nel Medioevo fu usato per le coltivazioni della vallata, molto ricca di cereali, i cui prodotti erano commerciati alle fiere di Lanciano. Nella Seconda guerra mondiale, nel novembre-dicembre 1943 vi fu combattuta la Battaglia del Sangro, dapprima nella valle, tra Torino di Sangro e Lanciano, e poi verso la montagna a Castel di Sangro. Negli anni '70 nella valle sorse il comprensorio della Honda-Sevel per favorire l'economia. Negli anni 2000 il Sangro è entrato a far parte di aree naturali protette come l'oasi di Serranella e la Lecceta di Torino di Sangro. La natura nel fiume Sangro: Nel tratto che attraversa il comune di Castel di Sangro si trova una Palestra di Pesca a Mosca del CONI in cui è praticata la pesca no-kill alla trota. Nel periodo estivo, le sue sponde sono meta di molte persone che vi si recano per fare un bagno. Questo fiume forma tre laghi artificiali (il Lago di Barrea, il Lago di Bomba, il Lago di Castel del Giudice), tutti utilizzati per produrre energia elettrica dall'ENEL. A differenza del laghi di Bomba e Castel del Giudice, (dove parte delle acque vengono captate ed inviate tramite condotte forzate agli impianti idroelettrici a valle) il deflusso delle acque risultanti dal Lago di Barrea viene ad interessare interamente il tratto di Sangro a valle fino alla predetta diga di Castel del Giudice. In pratica è l'alveo dello stesso fiume ad essere utilizzato a mo' di condotta forzata, subendo frequenti, repentini e notevoli cambi di portata determinati in conseguenza delle esigenze produttive di energia elettrica. Tale modalità di gestione dei livelli ha causato l'estinzione di buona parte della fauna bentonica presente nel fiume, incidendo direttamente sulla densità della popolazione ittica autoctona, scompenso a cui si cerca di porre rimedio artificialmente mediante massicce immissioni annuali, piuttosto che addivenire a più consone pratiche di gestione delle acque stesse di concerto con ENEL. Nel basso corso del Sangro è stato creato un altro sbarramento artificiale per motivi irrigui nel 1981: ciò ha determinato l'impaludamento di un tratto del fiume, creando un particolare habitat che ha attirato molte specie di uccelli migratori. Tutta l'area è ora tutelata dal WWF grazie all'istituzione dell'Oasi di Serranella.
CAMPEGGI CIVITALUPARELLA (CH)
I Sanniti o Sabelli furono un antico popolo italico stanziato nel Sannio, corrispondente agli attuali territori della Campania nordorientale, dell'alta Puglia, di gran parte del Molise (tranne il tratto frentano e quello del Volturno), del basso Abruzzo e dell'alta Lucania. Insieme di tribù riunite nella Lega sannitica, estesero nel corso della prima metà del I millennio a.C. la propria area di influenza, fino ad arrivare a comprendere i loro vicini meridionali, gli Osci, ai quali erano linguisticamente molto affini. Nel IV secolo a.C. vennero in contatto con la Repubblica romana, allora potenza in piena ascesa. Tra il 343 e il 290 a.C. le tre Guerre sannitiche sancirono la supremazia dei Romani, incrinata da defezioni e ribellioni nei secoli seguenti, ma mai messa in discussione. I Sanniti furono quindi completamente romanizzati, in un lungo processo che si concluse soltanto nei primi secoli del I millennio d.C. I Sabini che avevano lungamente combattuto contro gli Umbri loro vicini, non potendo prevalere, decisero di sacrificare quanti sarebbero nati in quell'anno, se avessero riportato vittoria sugli Umbri. Ciò accadde, per cui mantennero il voto, ma essendo stati poi oppressi da grave carestia, per liberarsi da tale calamità decisero di consacrare nuovamente agli dei i loro figli nati, pensando di ritrovare l'abbondanza perduta. E questi, consacrati al dio Marte, giunti che furono all'età adulta furono mandati dai loro genitori a cercare altra dimora. Secondo la leggenda, quindi, la tribù sabellica dei Pentri, guidata dal "bove", si sarebbe fermata a nord del fiume Tifernus (presso l'odierno Matese), e avrebbe fondato la città di Bovianum che era, secondo lo storico romano Tito Livio, capitale del Sannio. Bovianum ricordava annualmente con il ver sacrum l'arrivo della tribù pentrica guidata dal bue che dà il nome alla città. Una seconda tribù, quella degli Irpini guidata dal "lupo" (in osco hirpus) si sarebbe fermata nelle valli del Calore e del Sabato; una terza, guidata dal "picchio" (picus) si sarebbe fermata a sud del Terminio nel paese detto perciò dei Picentini; una quarta, i Caudini, guidata dal "cinghiale" (aber, donde Abella, l'attuale Avella), si sarebbe stanziata tra i monti del Partenio e il Taburno e fin nella Conca avellana. È molto probabile che non si facesse ricorso ad un animale reale, ma che gli abitanti marciassero sotto un vessillo su cui l'animale era raffigurato. In ogni caso, è chiaro che il motivo reale per celebrare il Ver Sacrum era la sovrappopolazione.
VILLAGGI TURISTICI CIVITALUPARELLA (CH)
I Carricini erano una delle quattro tribù che costituivano il popolo dei Sanniti: era la tribù più settentrionale e probabilmente la meno numerosa. Nelle fonti si trovano anche le denominazioni di Caraceni, Carecini e altre, che tuttavia derivano probabilmente da corruzioni del nome originario. Occupavano pressappoco l'area del basso Abruzzo compreso tra il fiume Sangro e le pendici della Maiella: il loro territorio era delimitato a nord e ad est da quello dei Frentani, a sud da quello dei Pentri, e infine, ad ovest da quello dei Peligni. Il popolo carricino si divideva in due gruppi: i Carricini supernates, che occupavano la parte settentrionale della loro regione ed avevano come centro principale la città di Juvanum (i cui resti sono visibili nel territorio tra i comuni di Torricella Peligna e Montenerodomo) e i Carricini infernates, nella parte meridionale, il cui centro principale era Cluviae (le cui rovine sono state identificate con quelle rinvenute a Piano Laroma, frazione del comune di Casoli). Questa piccola comunità faceva parte della Confederazione sannitica, la grande antagonista della Roma di età repubblicana, contro la quale partecipò alle guerre sannitiche e poi alla guerra sociale. Il territorio dei Carricini venne occupato dai Romani nel corso della seconda guerra sannitica (nel 310 a.C. circa) ed essi stessi vennero in seguito, a poco a poco, assimilati.
AFFITTACAMERE CIVITALUPARELLA (CH)
La falera (dal latino phalerae (pl.), dal greco φάλαρα (pl.)) era in origine un disco laterale dell'elmo cui si fissavano gli allacci. Il termine falera designa per esteso un disco decorativo in metallo, che serviva a ornare sia le corazze degli uomini sia la bardatura, dai cavalli, sia come semplice elemento decorativo che come decorazioni al valor militare in varie epoche e presso diverse popolazioni (celtiche, etrusche e romane). La falera era spesso costituita da un rialzo centrale (umbone). Limitatamente al caso dei ritrovamenti di falere che provengono dal comune di Manerbio in provincia di Brescia, queste sono riconducibili alla tribù celtica dei Cenomani. Sul calderone di Gundestrup, datato al II secolo a.C., si possono notare cavalli ornati con falere. La Storia della Falera: In epoca romana le falere furono utilizzate come ricompense militari romane per gli ambasciatori esteri, specialmente di origine gallica. Erano utilizzate dagli Etruschi e furono introdotti a Roma dal quinto re, Tarquinio Prisco. Al tempo di Polibio, in età repubblicana, le decorazioni erano concesse al cavaliere che aveva riportate le spoglie di un nemico, mentre in età imperiale, alla truppa, ovvero legionarie ausiliari (falerati) che si erano distinti in battaglia. Erano concesse anche collettivamente ad ali e coorti. Sui monumenti romani appaiono di solito nel numero di nove, unità geometricamente uniforme. In dosso ai soldati erano disposte su tre linee, legate con corregge ortogonali a formare un pettorale, indossato poi sulla corazza, in modo da essere agganciate. Le falere potevano essere anche sfoggiate sulle insegne (vexilla e signa) dei reparti militari.
BED & BREAKFAST CIVITALUPARELLA (CH)
La patata di montagna del medio Sangro o patata montagnola è una varietà di patata coltivata principalmente nella provincia di Chieti, in particolare nei comuni di Montenerodomo, Pizzoferrato, Gamberale, Civitaluparella ed alcune zone del parco nazionale della Majella. De Thomasis, Croce, Prosperi, parlavano già della coltivazione del tubero in queste zone all'inizio dell'Ottocento. I terreni di coltivazione sono posti tra gli 800 ed i 1400 metri sul livello del mare. Désirée e Kennebec sono attualmente le varietà maggiormente coltivate. La raccolta viene effettuata da agosto in poi. Le caratteristiche della patata di montagna del medio Sangro: forma = tondo-ovale, regolare; buccia = di colore rosso; polpa = di colore gialla o bianca. L’utilizzo della patata di montagna del medio Sangro: In passato la patata montagnola era spesso aggiunta per la preparazione del pane e della polenta. Oggi si utilizza ancora nella preparazione dei frascarielli, una minestra lenta di farina, che un tempo veniva preparata per aumentare il latte delle partorienti. Le patate si cucinano anche intere lesse, cotte al cartoccio o al forno, o affettate in padella o fritte. Quelle a pasta bianca, più farinose, sono adatte alla preparazione di gnocchi e purea. Esiste anche una patata novella montagnola, raccolta a maturazione incompleta e consumata bollita con la buccia.
CASE PER VACANZA CIVITALUPARELLA (CH)
Storia del comune di Civitaluparella (Ch). Civitaluparella grazie agli ampi scenari offerti dalla vallata del Sangro, dal massiccio della Maiella e dalle alture circostanti è senza dubbio tra i comuni più suggestivi d’Abruzzo. Il suo territorio è molto ampio, circa 23 km quadrati, e ricco di bellezze naturali. Nella zona a valle troviamo il fiume Sangro e il torrente Parello le cui acque formano una splendida  cascata che nel suo pieno è motivo di sosta per molti visitatori. A nord del paese cioè nella parte alta del territorio l’ambiente è caratterizzato da laghi, come il lago della Pantera e il lago della Torretta, e da boschi tra i quali ricordiamo il  bosco Difesa, il bosco di Monte Pidocchio e il bosco delle Cese. Civitaluparella grazie alla strada a scorrimento veloce, la Val di Sangro, e alla strada che sale al paese è facilmente raggiungibile. Arrivati al paese troviamo la zona nuova, qui possiamo notare una vasta area adibita a verde attrezzato e fare visita alla pineta, nata nel 1950 e recentemente rivalorizzata con percorsi e aree picnic. Proseguendo lungo Viale Primavera si giunge nel centro storico e precisamente  nella piazza principale, Piazza G. Marconi, qui troviamo il Municipio e la Chiesa Parrocchiale. La chiesa di Civitaluparella è dedicata a San Pietro Apostolo, anticamente era una Badia Benedettina e pare risalga almeno a verso il mille. Tuttavia il Santo Protettore del paese è San Rocco. La chiesa è a due navate , con caratteristica copertura a cupola in ogni singola cappella. Oltre all’altare maggiore , sormontato dalla statua di San Pietro, nella navata secondaria troviamo gli altari dedicati a San Rocco e a San Agata. Dalla piazza, oltre ad una splendida veduta panoramica, notiamo la caratteristica disposizione del centro storico, articolato su vari livelli degradanti in cui si snodano scalinate, vicoli e stradine per la maggior parte percorribili solo a piedi. Percorrendo Via Roma dopo una scalinata si arriva nella zona più alta del paese il “ Palazzo”, questo nome ci ricorda che un tempo qui sorgeva la rocca dei Caldora. In questo luogo, oltre al monumento in memoria dei Caduti delle ultime due guerre mondiali, notiamo la pittoresca chiesetta dell’Annunziata.
APPARTAMENTI PER VACANZA CIVITALUPARELLA (CH)
Incisioni rupestri - Il patrimonio di raffigurazioni rupestri preistoriche a Civitaluparella (Ch). Nel febbraio 2006 il prof. Aurelio Manzi in località Le Pastine (Comune di Civitaluparella) individuò su una  parete rocciosa una figura antropomorfa e tre figure geometriche dipinte in rosso, oltre a due croci picchiettate. Ulteriori sopralluoghi del prof. Manzi, dello scrivente e della prof. Gianna Giannessi nell’agosto 2007 permisero di individuare sotto le pitture centrali un masso molto particolare: spesso 30-35 cm, lungo 234 cm, largo 138 cm, di forma integralmente naturale, è inclinato da E a W, mentre la superficie superiore è insellata  e appare fortemente levigata per tutta la lunghezza e per circa 2/3 della larghezza verso la parete rocciosa. Il colore della roccia nella parte consumata è beige chiaro (il colore naturale del calcare) in quanto priva di microorganismi, i quali invece coprono la restante parte conferendole una colorazione grigiastra. Presso l’estremità orientale (quella rialzata) di tale superficie sono incise tre figure: un cerchio irregolare con una croce inscritta e due croci semplici, di cui una lievemente mutila per una frattura della roccia. Nella campagna di scavi del 2008, diretta dallo scrivente per il Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa, dopo un’attenta analisi di tutta la parete (denominata “Parete Manzi” in onore dello scopritore)  sono stati individuati altri due gruppi di figure dipinte e due di figure incise. In particolare all’estremità W della parete sono state dipinte in rosso due croci più grandi e una più piccola e poco a destra due macchie oblunghe, quindi due segni informi picchiettati e di una figura a forma di pugnale dipinta in rosso. A destra del gruppo di pitture centrale, in posizione più bassa e quindi più vicina al masso con incisioni, vi sono due croci martellinate; la porzione di roccia al di sotto della croce inferiore è fortemente levigata. La levigazione del masso è stata prodotta dal movimento delle singole persone che si sono sdraiate su tale “letto”  di pietra  in modo da occuparne la parte vicina alla parete e da sfregare con la mano destra una piccola area  sulla parete rocciosa poco al di sopra del “letto” e sotto la croce incisa più in basso. Tutti questi elementi suggeriscono la pratica dell’incubatio (che in latino significa “giacitura”), un rito diffuso nel mondo greco e romano e spesso collegato al dio Asclepio/Esculapio. Esso prevedeva che la persona interessata dormisse o comunque giacesse per qualche tempo in un luogo sacro, spesso dotato di giacigli di pietra, al fine di ottenere una visione, un sogno o la guarigione da qualche malattia o infermità, in particolare  la sterilità femminile. Si può ben dire che la scoperta del Prof. Manzi ha prodotto un effetto a cascata, perché dal 2006 le scoperte si sono moltiplicate.  Nella primavera 2008 in località Ristretta su una lunga parete rocciosa furono individuate dal sig. Antonino Di Cicco vari gruppi di raffigurazioni dipinte e incise. Complessivamente è stata documentata la seguente successione di raffigurazioni, a partire dall’estremità occidentale della parete (a valle) e procedendo verso NE: 1) una piccola croce martellinata; 2) un reticolo a linee ortogonali sormontato da una sorta di trapezio capovolto, dipinto a sottili linee nere; al di sotto c’è una forma oblunga; 3) una sequenza verticale di tre figure dipinte in rosso: un cerchio con croce inscritta, un rettangolo con diagonali e un altro (sbiadito) rettangolo analogo; 4) una serie di segni neri collegati, in gran parte sbiaditi, che in alcuni punti assomigliano a lettere corsive e in altri sembrano veri e propri ghirigori; 5) una sorta di zig-zag e un segno a forma di “8”, dipinti in nero; 6) un grande pannello largo quasi due metri e alto circa 1,80 m con figure ottenute soprattutto mediante raschiamento, raffiguranti uomini a cavallo e a piedi, animali, croci e un ostensorio; vi sono poi una serie di date - 1771, 1801 (o 1804), 1811, 1818, 1822, 1839 - e si legge anche una firma incisa a stampatello: “NICCOLA CI ..CO” . All’interno di tale pannello vi sono alcuni piccoli segni neri, mentre analoghi segmenti poco visibili si trovano nella parte bassa; 7) una serie di figure dipinte in nero, alcune di tipo geometrico e un antropomorfo  più in alto; 8) un abbozzo a martellina di cerchio crociato; 9) una figura complessa leggermente martellinata interpretabile forse come tre antropomorfi collegati con le mani; un abbozzo di figura analoga, si trova a sinistra in alto rispetto al grande pannello centrale; 10) due gruppi di segni lineari neri piuttosto degradati; 11) due grandi figure rosse complesse e di difficile lettura perché in parte sbiadite; la risega rocciosa sottostante a tali figure è fortemente levigata; anche più a valle la risega ha tracce di usura; 12) una croce  di tipo latino formata da un solco scalpellato.
CASE PER LE FERIE CIVITALUPARELLA (CH)
Incisioni rupestri - Il patrimonio di raffigurazioni rupestri preistoriche a Civitaluparella (Ch). Mentre la maggior parte delle figure incise nel grande pannello centrale sono databili all’età moderna, molte altre fra quelle incise e probabilmente tutte quelle dipinte possono essere attribuite alla preistoria. Inoltre le figure incise sicuramente moderne (uomini, quadrupedi, date e molte croci) sono eseguite con tecnica diversa  (raschiamento o scalpellatura quasi tangente alla superficie) rispetto alle figure incise attribuibili alla preistoria (leggera picchiettatura o scalpellatura  tendenzialmente perpendicolare alla superficie). Un saggio di scavo ha permesso di recuperare un frammentino di ceramica d’impasto, una piccolissima scheggia di selce e due oggetti di bronzo: un frammento tubolare e  una lamina a calotta circolare  che molto probabilmente è la metà di una bulla (un piccolo contenitore per amuleti molto diffuso fra i Romani, ma in uso già nella protostoria). Nell’agosto 2009  Antonino Di Cicco ha scoperto in una piccola  grotta (ora “Grotta Di Cicco”)  in località Pennarossa una serie di figure incise. Nella parte alta della parete di fondo sulla destra è inciso un fitto gruppo di undici cerchi crociati, più un probabile abbozzo rimasto incompiuto e due croci semplici; verso il centro sono incise una grossa croce  con estremità semilunate e una figura che sembra comprendere un quadrupede e un antropomorfo. Il cerchio crociato  è  usato nella preistoria, in varie regioni  del mondo, per rappresentare la ruota, che a sua volta è un simbolo del sole. Il motivo del cerchio crociato raggiunge la massima diffusione nel Bronzo Finale  (circa 1150-950 a.C.), attestando un’ampia affermazione del culto solare. Tale culto è legato al concetto di fuoco/calore nelle sue  varie  implicazioni: fuoco  come  fonte di  luce e di vita, calore necessario per la cottura dei cibi e per la trasformazione di molti materiali e,  infine,  per  la  cremazione  o  purificazione  dei  morti. Lungo la fronte della grotta corre un muro la cui sommità  supera di poco il piano di campagna antistante. Verosimilmente esso fu costruito in epoca protostorica, oltre che per delimitare la grotta, anche per il contenimento di terra e pietra collocate per regolarizzare lo spiazzo esterno. La rimozione delle pietre crollate presso l’ingresso ha evidenziato un piccolo dromos, o corridoio in muratura. Di fronte alla grotta un muro collega due rocce e funge da contenimento di un rialzo, da cui si può vedere la rupe che incombe sulla grotta ed è visibilissima a grande  distanza e per il suo colore rossiccio è denominata localmente “Pennarossa”. Tale rupe ha infatti il profilo di un rapace e potrebbe collegarsi alla simbologia solare rappresentata dai cerchi crociati incisi nella grotta. Tutto l’insieme sembra dunque configurare un importante paesaggio cerimoniale. Sempre nell’agosto 2009 il dott. Raffaele Palma ha  scoperto lungo il sentiero che conduce alla grotta, due figure incise: un antropomorfo, privo delle braccia e con le estremità inferiori sfrangiate, e subito sotto una croce. Infine nella primavera  2010  Antonino Di  Cicco ha scoperto, a breve distanza dalla cava di pietra sotto il paese di Civitaluparella, una nuova parete rocciosa (denominata Parete Di Cicco 2, per distinguerla dalla precedente Parete Di Cicco, ora chiamata Parete Di Cicco 1) con un antropomorfo inciso a poca distanza dal suolo, con la testa rettangolare, mentre il resto del corpo è realizzato con moduli cruciformi, simili a quelli dell’antropomorfo dipinto della Parete Manzi. Le rocce affioranti  alla base della parete e nelle immediate vicinanze sono fortemente levigate, attestando così l’intensa frequentazione del luogo.
COUNTRY HOUSE CIVITALUPARELLA (CH)
Festa patronale di S. Rocco a Civitaluparella (Ch). Si festeggia il giorno 16 e il 17 Agosto di ogni anno. S. Rocco è protettore del paese, da notare che secoli addietro il paese era sotto la protezione di S. Pasquale Baylon, ma poi si scelse S. Rocco, forse in occasione di una di quelle pestilenze che fecero tante vittime nella nostra regione. In contrada Penna Pizzuta, in passato sorgeva un convento dedicato a S. Pasquale, e da qui sarebbe provenuta la statua del Santo ora venerata nella chiesa parrocchiale. In occasione della Festa di S. Rocco si effettua la benedizione dei pani. Festa di San Antonio Abate a Civitaluparella (Ch). Si festeggia il giorno 17 Gennaio di ogni anno. In molti paesi d'Abruzzo, tra cui il nostro, viene acceso un grosso falò in piazza e viene fatta una rappresentazione in costume in onore di Ssant’Antonio Abate. Questo Santo, è protettore degli animali domestici e guarisce dall'Herpes Zoster, una malattia virale derivata da un parassita del frumento che provoca irritazioni e bruciori della pelle, molto diffusa nel passato fra i contadini, chiamata "Fuoco di Sant’Antonio". L'accensione del fuoco è infatti caratteristica dei riti di purificazione e di distruzioni del male.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' CIVITALUPARELLA (CH)
Festa Sant'Agata a Civitaluparella (Ch). Si festeggia il giorno 5 Febbraio di ogni anno. Si celebra la festa in onore di Sant' Agata: alla Santa Patrona del latte materno. Le fonti sono unanimi sulla data del martirio, che sembra essere il 251 d.c., sotto Decio. La tradizione vuole che Agata, nata da una famiglia nobile, fosse bellissima e avesse deciso di consacrare la sua vita a Gesù. Il console Quinziano, attirato dalle sue ricchezze di famiglia e ancora di più dalla sua bellezza, la chiese in sposa. Al primo rifiuto di Agata il console non si perse d’animo e sguinzagliò una rinomata mezzana, Afrodisia, per convincere a tutti i costi la ragazza. Afrodisia ideò i più potenti filtri amorosi e le più raffinate stregonerie per piegare la caparbietà di Agata, ma infine dovette dichiararsi vinta dalla purezza inflessibile della ragazza. Quinziano non accettò la sconfitta e torturò i seni di Agata, da cui la forma del pane che ricorda il suo martirio.
RIFUGI E BIVACCHI A CIVITALUPARELLA (CH)
Festa "Borgo di Gusto" a Civitaluparella (Ch). Manifestazione itinerante per le vie del centro storico di Civitaluparella dove sarà possibile degustare prodotti enogastronomici delle antiche tradizioni locali, ascoltare musica live, visitare gli stand di prodotti tipici, artigiani e artistici di vario genere!! un ottima occasione per passare una serata veramente di Gusto!! La comunità montana Medio Sangro (zona R) era stata istituita con la legge regionale 22 aprile 1976, n. 16 della regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. È stata accorpata alla Comunità montana Montagna Sangro Vastese dopo una riduzione delle comunità montane abruzzesi che sono passate da 19 ad 11 nel 2008. La Regione Abruzzo ha abolito la nuova Comunità montana insieme a tutte le altre comunità montane nel 2013. La Comunità montana Medio Sangro, la cui sede era situata nel comune di Quadri, comprendeva nove comuni della provincia di Chieti: Borrello, Civitaluparella, Fallo, Gamberale, Montenerodomo, Pizzoferrato, Quadri, Roio del Sangro e Rosello.
Civitaluparella: Museo Calliope Civita - 66040 Civitaluparella – Chieti. Museo Calliope Civita: I vari materiali della Civiltà Contadina provenienti da Civita, da Fallo e da altri centri vicini, sapientemente restaurati dai soci di ‘Calliope’ sono esposti per lo più nella prima grande sala e fanno corona al carro, donato da Rocco Ciarico. Gli oggetti, suddivisi per le antiche attività, sono disposti in quest’ordine: all’ingresso, a sinistra l’angolo del ciabattino, a cui segue quello del falegname; di seguito la cucina e l’acquaio, il settore della vendemmia e quello della filatura. Nella sala successiva quattro vetrine espongono materiale mineralogico (oltre 800 pezzi), acquisito di recente da Erminio Di Carlo e altra oggettistica di vario interesse e cronologia. Ai frammenti ceramici di età romana (orli di olii, tegoloni, anse di vaso) si contrappongono oggetti militari relativi alla seconda guerra mondiale ed utensili vari datati tra il secolo XIX e la seconda metà del XX. Al centro dell’ambiente fa bella mostra di sé la piccola campana bronzea del 1694, rinvenuta, secondo la tradizione, a Penna Pizzuta tra le rovine di S. Maria del Perdono. Nell’attiguo corridoio sono esposte le riproduzioni fotografiche in bianco e nero della gente di Civitaluparella nei suoi costumi, nelle sue feste, nel suo lavoro e le immagini a colori del paese e del suo territorio. A queste si accompagnano riproduzioni di mappe, carte e documenti antichi inerenti la storia locale. Per visitare il Museo Calliope Civita si consiglia di verificare gli orari di apertura sui siti web dei musei prima della visita. Collezioni Etnografiche | Civitaluparella – Indirizzo: Piazza G. Marconi, 1 - 66040 Civitaluparella – Chieti. Contatti: Telefono:+39 0872 945135.
Il comune di Civitaluparella sorge su uno sperone roccioso sul versante meridionale del Monti Lupari. Il suo territorio si estende nelle vicinanze del fiume Sangro e del torrente Parello. Conservando perfettamente la struttura originaria, Civitaluparella, attesta ufficialmente la sua nascita nel 1115, attraverso scritti di Papa Pasquale II. Divenne poi un feudo che passò di proprietà in proprietà, fino a divenire della famiglia dei Caldora fino agli inizi del XIX secolo, che attuarono diverse migliorie di difesa. Attraverso vicoli e strette scalinate si può giungere in Piazza Marconi, sede del municipio e della chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro. Salendo nella parte più alta, invece, si possono visitare a Civitaluparella i resti della residenza dei Caldora che si affaccia su suggestivi boschi, come il bosco Difesa ed il bosco delle Cese, che fanno da cornice a ben due piccoli laghi, il lago della Pantera ed il lago della Torretta. Una manifestazione paesana è il Borgo di Gusto dove è possibile assaggiare i prodotti enogastronomici delle antiche tradizioni popolari di Civitaluparella.e ascoltare musica live.
La Storia del comune di Civitaluparella (Ch). Il nome è composto, primo da civitas, solitamente si usava per descrivere antichi insediamenti; e un secondo elemento luparius, cacciatore di lupi o un chiaro riferimento ai monti Lupari. Sorta su antichi insediamenti, ne sono testimonianza reperti archeologici databili al VI secolo a.C., Civitaluparella viene citata in documenti ufficiali nel XII secolo. Grazie alla posizione strategica dell'antico nucleo fortificato, nel XV secolo fu scelta come rifugio sicuro da Antonio Caldora nel corso delle sue sfortunate imprese contro Ferdinando D'Aragona. Cosa vedere e visitare a Civitaluparella (Ch): Oltre al caratteristico centro storico, a Civitaluparella si possiano ammirare i resti del Castello Caldora, un'antica fortificazione risalente al XV secolo sito nella parte più alta del paese; nelle vicinanze del castello vi è la Chiesa Parrocchiale, di antica fondazione e con svariate opere d'arte al suo interno. Non molto lontano dal centro storico si può visitare la Grotta Cese, uno dei tanti anfratti carsici della zona, oltre questa innumerevoli altre bellezze paesaggistiche circondano l’abitato. L’economia a Civitaluparella: l’economia è legata allo sfruttamento del territorio ed all'allevamento, e numerosi sono i prodotti tipici.
Civitaluparella, Provincia di Chieti, Abruzzo, Italia. Immerso nella valle del Sangro, questo piccolo villaggio è situato su un costone roccioso, circondato dalle montagne Lupari. Il centro storico ha strade strette e pittoresche case in pietra. Informazioni utili sul paese di Civitaluparella (Ch) Altitudine: 903 m slm - Distanza da Chieti: 70 km - Popolazione: ca. 350 abitanti nel 2010 - CAP: 66040 - Telefono Area Code: 0872 - Come arrivare: In auto: SS 81 da Chieti o SS 84 da Lanciano, quindi SS 652. La Storia del paese di Civitaluparella: Nella vicina grotta di Cese trova dal Paleolitico sono stati recuperati; l'attuale villaggio è stato menzionato per la prima volta in documenti del 12 ° secolo. Una volta che un feudo dei Caldora, apparteneva in seguito alla famiglia de Segura. Punti di interesse a Civitaluparella (Ch) Le rovine del Castello Caldora, il Cese Grotta.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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