Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Civita d'Antino - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Civita d'Antino

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI CIVITA D'ANTINO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di CIVITA D'ANTINO (Aq) (m. 904 s.l.m.)
     
  CAP: 67050  - 0863 -  0863.978130 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI CIVITA D'ANTINO 0863.978122   0863.978564       0863.978122  P. Iva: 00216390666
Raggiungere Civita D'Antino:(Stazione Avezzano (Uscita Avezzano) (Uscita Avezzano) -Aeroporto d'Abruzzo a 120 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI CIVITA D'ANTINO (AQ)
I monumenti e i luoghi d'interesse a Civita d'Antino (Aq) Architetture religiose: Chiesa di Santo Stefano; Chiesa di San Lidano nella frazione di Pero dei Santi; Chiesa di Santa Maria Maddalena; Resti del Convento di San Francesco; Eremo di Santa Maria del Monte, per il quale fu eseguito il quadro intitolato Madonna della Ritornata, una pittura risalente al 1421. Per questo motivo è conosciuto anche con il nome di eremo della Madonna della Ritornata. È situato sulla Serra Lunga a circa 1200 metri slm. Architetture civili a Civita d'Antino (Aq): Fontana del lavatoio; Resti dei muri di cinta e di antichi edifici pubblici; Resti della casa natale di San Lidano; Palazzo Ferrante; Porta Flora: dal 1877 ai primi anni del novecento pittori danesi noti quali Kristian Zahrtmann, Peder Severin Krøyer e Peter Christian Skovgaard stanziarono a Civita d'Antino producendo numerosi quadri ritraenti paesaggi e costumi locali, alcuni dei quali di elevato valore artistico. Perdura la corrispondenza artistica tra la Danimarca e Civita d'Antino. Aree naturali a Civita d'Antino (Aq): Pineta e sorgente di San Francesco; Laghetto Pratelle sul monte Romanella; Collebianco.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE CIVITA D'ANTINO (AQ)
La religione a Civita d'Antino (Aq) La popolazione professa per la maggior parte la religione cattolica nell'ambito della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. Tradizioni e folclore a Civita d'Antino (Aq): Estate: organizzazione degli eventi estivi a cura della Pro-Loco e del comitato feste tra cui "Inquadrando paesaggi", una manifestazione culturale nata per valorizzare il borgo antico e i luoghi dipinti dal maestro danese Kristian Zahrtmann e dai pittori scandinavi tra il 1877 ed il 1915, anno del terremoto della Marsica; Luglio/Agosto: campus internazionale di musica "Ambient'Azioni Musicali", patrocinato dal Comune e dalla Regione Abruzzo; Seconda domenica dopo ferragosto: festa di Santo Stefano, San Lidano e della Madonna della Ritornata. La Cultura a Civita d'Antino (Aq) Museo Antinum: Inaugurato nel 2015 il museo archeologico ospita, nella sede restaurata della vecchia chiesa di Santa Maria Maddalena, i numerosi reperti archeologici rinvenuti nella valle Roveto nel corso degli anni a seguito di attività di studio, ricerca e di scavo[11]. Si tratta di diversi cippi epigrafi, monete, vasellame e materiale votivo tornati alla luce dal sito del santuario marso di Terra Vecchia e dall'area dell'antica Porta campanile. Museo della civiltà contadina e pastorale: Situato nel borgo antico di Civita d'Antino espone gli attrezzi da lavoro e gli oggetti utilizzati dai contadini e dai pastori della Valle Roveto. Persone legate a Civita d'Antino: San Lidano d'Antena, (1026-1118) patrono di Sezze e della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno; Antonio Solario (1465 circa-1530) detto Lo Zingaro, morto a Napoli, fu il pittore fondatore della scuola napoletana; Domenico Morichini (1773-1836), chimico e medico italiano. Tra i fondatori dell'Arcispedale di Santo Spirito in Saxia in Roma, di cui divenne primario. Archiatra Pontificio (medico papale) da Papa Pio VII in poi. Responsabile scientifico della polizia medica incaricata di dirigere la difesa degli Stati Pontifici dal colera; Arnaldo Fabriani (1898-1979), politico democristiano, membro dell'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana e deputato della I e II Legislatura.
CAMPEGGI CIVITA D'ANTINO (AQ)
La Storia del paese di Civita D’Antino. Civita D’Antino che nel secolo XI patria del benedettino S. LIDANO, iniziatore della bonifica delle Paludi Pontine, e in tempi più recenti dell’illustre chimico Domenico Morichini (1773-1836), inoltre di questo paese, un giorno importante municipio romano, si è scritto a lungo in monografie e in studi particolari. Le epigrafi sparse qua e là nel suo territorio sono riportate negli ultimi tre secoli dal Febonio, dal Corsignani, dal De Sanctis, dall’inglese Hoare, dal Mommsen, dalla monografia <<Antinum>> di Clemente Alati del 1910, dal recente lavoro del civitano Settimio Maciocia, e penso che eventuali scavi nell’ambito dei soui confini potrebbero portare alla luce nuove iscrizioni ed altre notizie, preziose per illuminare l’antica storia di Antino e forse per concomitanza la storia di tutta la nostra valle. Civita d’Antino si trova in una posizione veramente felice. Situata su un altipiano a 904 metri sul livello del mare, è cinta da una barriera naturale di pietra che la difende. Ad oriente il paese è protetto dalla montagna. L’Antico municipio non era facilmente accessibile e godeva della sua privilegiata posizione, resa più forte da cinte di mura ciclopiche nei punti più scoperti. Al sud il paese era irraggiungibile. Resti ancora visibili di una cinta di mura sono molto lontani dal centro dell’antico municipio romano, come quelli che si osservano a Porta Campana, al di sopra dell’attuale cimitero. Lassù vissero gli abitanti tranquilli e sicuri dagli assalti improvvisi e dalle scorrerie nemiche che mai mancarono nel corso di oltre due millenni di storia. Civita, anche nella prima metà del nostro millennio, ebbe la sua importanza, che poi andò man mano scemando; purtroppo, alla fine del secolo XIX e al principio del nostro secolo, si accentuò la sua decadenza, dovuta all’espatrio di molti civitani, diretti all’estero, specialmente nell’America Meridionale. Civita, come ho accennato sopra e come ho scritto altrove, non dovette essere una entità trascurabile nei primi secoli del secondo millennio della nostra era, se, attorno all’anno 1063, cittadini nobilissimi di Antena, questo era il suo nome in quel periodo, donavano chiese e terre del loro territorio, situate lontano dal centro, cioè in Morino e in Rendinara, al Monastero di Montecassino, allora fiorentissimo con l’abate Desiderio. E continuò a restare tale anche nel secolo seguente. Nel 1183 il Papa Lucio III definiva con una Bolla i confini ecclesiastici della parrocchia di Civita d’Antino, la Parrocchia di S. Stefano; essi arrivavano alle pendici dei monti opposti a Civita, a terre appartenenti oggi ai terreni di Morino, di Meta e di Rendinara. Un paese che nel secolo XII aveva tante chiese sparse nella campagna del suo contado ed altri in territori, che non fanno più parte da tempo di Civita, doveva avere ancora un nome e rappresentare qualche cosa. Molti documenti non esistono più e si è sempre costretti a rintracciare del passato solo qualche cenno o qualche vaga notizia. Ma non è un grande onore per questo paese, che già aveva iniziato la sua decadenza, aver dato nel secolo XIII due scrittori alla corte pontificia, cioè lo scrittore papale Maestro Giovanni di Civita d’Antino, nominato poi canonico della chiesa di S. Donaziano a Bruges (Belgio) da Onorio III nel 1217, e un certo Maestro Stefano, pure di Civita d’Antino, chiamato nel 1259 da Alessandro IV ad essere correttore delle lettere papali. E dovette partecipare attivamente Civita d’Antino all’aspra lotta dei partiti e delle frazioni nel secolo XIII, in special modo alle lunghe contese fra guelfi e ghibellini, se dopo 18 anni dalla fine degli Svevi, avvenuta nel 1268, restavano da assolvere dalla scomunica alcuni cittadini di Civita d’Antino, già partigiani di Corrado di Antiochia! Per Civita questa partecipazione è certo segno di vitalità: il paese aveva ancora da dire la sua parola nella nostra regione e non era estraneo agli avvenimenti di quella torbida epoca storica. Appare il paese di Civita d’Antino in tutti gli elenchi dei paesi di Valle Roveto a noi giunti; dal Catalogo dei Baroni agli Svevi, dagli Angioini algli Orsini, dai Piccolomini ai Colonna.
VILLAGGI TURISTICI CIVITA D'ANTINO (AQ)
La Storia del paese di Civita D’Antino. Civita d’Antino ebbe 500 abitanti circa nel 1173, 370 ai tempi di Carlo V, 430 nel 1595, 300 nel 1617, 300 ancora nel 1648, 240 nel 1663, 260 nel 1669. E’ un crollo pauroso la diminuzione degli abitanti di Civita nei secoli XVI e XVII. Le cause sono sempre da ricercare nelle terribili pestilenze che si accanirono in quei secoli contro le nostre infelici popolazioni. Poi la popolazione di Civita riprese a salire anche se assistiamo ad altre oscillazioni alla fine del secolo XVIII e al principio del secolo XIX. Infatti, 1541 sono gli abitanti nel 1779, 1200 nel 1802, 1001 nel 1806, 1687 nel 1838. Con Gioacchino Murat Civita d’Antino fu Comune centrale e ad esso fecero capo i Comuni di S. Vincenzo, di Morrea, di Castronuovo e di Morino. Dal 1816, dopo la creazione del Comune centrale di S. Vincenzo Valleroveto, i Comuni di Morino e di Rendinara furono aggregati al Comune di Civita d’Antino. Negli anni 1816, 1820, 1822 gli abitanti di Civita, di Morino e di Rendinara furono aggregati al Comune centrale di Civita d’Antino. Negli anni 1816, 1820, 1822 gli abitanti di Civita, di Morino e di Rendinara furono rispettivamente 2730, 2796, 2959. Dopo il 1831 Civita rimase sola, senza Morino e Rendinara. Quali sono i dati della popolazione di Civita d’Antino negli ultimi censimenti, a partire dal 1861? Eccoli: 1421 abitanti nel 1861, 1458 nel 1871, 1428 nel 1881, 1782 nel 1901, 1191 nel 1911, 1250 nel 1921, 1267 nel 1931, 1390 nel 1936, 1241 nell’ultimo censimento del 1961, di cui 474 nel capoluogo e 767 nelle frazioni. La bella chiesa a croce greca e molte case furono distrutte dal terremoto del 1915; le vittime furono 39. Erano stati 1446 nel 1951. Il calo più forte, dovuto all’emigrazione, si ebbe nel primo decennio di questo secolo. Dopo il terremoto molti abitanti calarono al piano e si sviluppò in breve la frazione di Pero dei Santi, a m. 450 di altezza sul livello del mare, presso la Nazionale 82, al Km. 26+500. Prima del 1806 venivano eletti in pubblico parlamento << a cartelle>> due amministratori, cioè due massari. Il Catasto di Civita d’Antino fu terminato il 1° maggio 1745.
AFFITTACAMERE CIVITA D'ANTINO (AQ)
Lo stemma di Civita d’Antino, di cui parla Settimio Maciocia nella sua monografia e che egli avrebbe trovato in un libro del Catasto del 1680. Riporto io invece qui lo stemma di Civita d’Antino, come risulta dal Catasto Onciario, n. 3009, dell’anno 1745, esistente nell’Archivio di Stato di Napoli, Sezione Amministrativa. Lo stemma che vorrebbe rappresentare una colonna con scanalature è senz’altro opera di un principiante. Nel capitello come ai lati della colonna stilizzata l’ispiratore dello stemma ha designato dei fiori. Una corona sormonta lo stemma; alla base di esso una margherita con arabeschi a destra e a sinistra. La strada carrozzabile di circa 9 chilometri che porta a Civita d’Antino e si allaccia alla Nazionale 82 fu inaugurata nel 1909. La strada si innesta alla Nazionale al Km. 27+400. I caduti nella prima guerra mondiale furono 32, nella seconda 16; morirono in seguito ai bombardamenti 18 civili.
BED & BREAKFAST CIVITA D'ANTINO (AQ)
BED & BREAKFAST LA LOCANDA DI KRISTIAN ZAHRTMNN
Largo Mazzarino, 3 - 67050 Civita D'Antino (Aq)
tel. 0863 978570 / mobile 338 6556467 / 349 2952479 - fax 0863 978570
CASE PER VACANZA CIVITA D'ANTINO (AQ)
La Storia del paese di Civita D’Antino. Civita fu meta nel secolo passato e nel primo quarto del nostro di una schiera di valorosi pittori danesi che ritrassero in numerosi quadri, alcuni di grande valore artistico, gli stupendi panorami, il paesaggio incomparabile, i costumi caratteristici del paese più che bimillenario. Dopo la seconda guerra mondiale, Civita si è ripresa meravigliosamente, e sotto la spinta del suo concittadino On. Arnaldo Fabriani e con la buona volontà di tutta la popolazione, si è trasformata. Il paese, che si gloria giustamente di tanta storia, ripiglia il suo cammino, nell’ansia di preparare al visitatore, al forestiero, al villeggiante un asilo di pace, un luogo accogliente con tutti i conforti moderni. Passeggiate ed escursioni non mancheranno a coloro che vanno a passare qualche mese d’estate a Civita d’Antino. Oltre alla proverbiale cortesia degli abitanti, propria di ogni autentico abruzzese, e oltre all’aria buona che dona appetito e salute e all’acqua fresca e leggera delle sue sorgenti, Civita offre belle passeggiate alla Pineta e alla sorgente di S. Francesco: la prima, partendo dal paese, si raggiunge dopo mezze ora di cammino, la seconda una oretta di comoda strada. Per gli escursionisti e gli innamorati delle altezze ci sono le lunghe gite alla Madonna della Ritornata, santuario incastonato nella roccia come in una conchiglia, al Laghetto <<Pratelle>> (m. 1600), al Monte Romanella. E non basta: le tre ultime località nominate si trovano nel versante di Civita. Ma anche l’altro versante, quello dei Monti Simbruini, attente gli arditi escursionisti: la valle di Morino che segue il Romito e risale fino alla Grancia e allo Schioppo è uno dei paesaggi più belli di Valle Roveto, mentre la scalata al Monte Viglio (m. 2156), raggiunto al mattino, dopo aver pernottato a Meta, offre allo sguardo una visione superba, che comprende orizzonti senza fine. Chi poi vuol riposare e godersi il panorama e il silenzio di Civita, trova in paese la passeggiata di S. Maria, donde può spingere l’occhio non solo a tutta la Valle Roveto, che appare in estate un lungo corridoio di verde, ma oltre ancora, fino ai monti che cingono a nord Capistrello, fino ai monti che si profilano a sud lontani oltre Sora, oltre Valle di Comino e la bassa Valle del Liri. A Civita è esistita da cinquanta anni una signorile pensione, la Pensione Cerroni; e chi poi improvvisamente arriva in paese troverà sempre un ristorante decoroso dove mangerà bene e a poco prezzo, la trattoria <<Antinum>>. A Civita assistono i villeggianti nell’ultima domenica di agosto alla processione della Madonna della Ritornata. La Immagine di stile bizantino, portata il mattino al Santuario dalla Chiesa del paese, vi ritorna la sera, accompagnata da un corteo di devoti con le torce accese. La processione scende dalla montagna quando è già sera, al tramonto, e appare a chi guarda dal paese, quando è già notte. E’ uno spettacolo la lunga teoria delle luci che serpeggiano per la strada che porta a Civita. Intanto un altro corteo di fedeli, sempre nella sera, è salito per le prime rampe della strada del Santuario alle prime alture. Ad un certo punto, come è nella tradizione, le sue due processioni si incontrano luminose e canore. Poi, formato un solo corteo, perché una sola è la fede e uno solo è l’amore, la processione arriva in paese, accolta dal giubilo della popolazione rimasta e dagli scoppi prolungati di granate dai molti colori. E’ una festa indescrivibile di cuori. Ancora resiste a Civita d’Antino qualche usanze particolare, che purtroppo va mano mano scomparendo. Si usava una volta, e qualcuno ancora non lo dimentica, di chiedere del pane alle porte delle case il 17 gennaio, festa di S. Antonio Abate: l’usanza era detta <<la panetta di S. Antonio>>. Un’altra usanza: un tempo i fedeli che uscivano dalla chiese durante la novena di Natale improvvisavano una luminaria a base di grosse torce, formate di ginestra secca. La popolazione attuale di Civita d’Antino, ridotte a poche centinaia, esercita in gran parte l’agricoltura e la pastorizia. Per la macinazione del grano il paese si serve del mulino elettrico di Pero dei Santi. Molto si aspetta il paese dalla costruzione di nuove strade. Intanto è a buon punto la strada che dal capoluogo raggiungerà il Laghetto e da qui Collelongo, per trovare poi il suo logico e turistico proseguimento nella strada che Villavallelonga si allaccerà ad un’altra, la quale da Sora e da Valle di Comino porterà a Pescasseroli e al Parco Nazionale d’Abruzzo. In costruzione sono anche le strade che immettono al Santuario della Ritornata, alla Sorgente di S. Francesco e al Collebianco.
APPARTAMENTI PER VACANZA CIVITA D'ANTINO (AQ)
L’attuale stemma di Civita d’Antino è veramente significativo: uno scudo, sormontato da una corona. Dentro lo scudo si leva, dominata dal sole, una torre merlata. Alla base della torre una porta con grosse pietre che pavimentano il suo ingresso. Sotto lo scudo una fascia con queste parole che ricordano l’origine marsa della vecchia Antino: Nec sine nec contra. I Marsi avevano sempre contribuito alle fortune e alla gloria di Roma. Il motto si spiegava così: stati schierati contro di Roma. Per quanto riguarda l’edilizia popolare, a Civita capoluogo, dopo il terremoto del 1915, furono costruite 11 case a due piani e 3 case popolari. Dopo la seconda guerra mondiale sono sorti a Civita capoluogo 1 edificio a 3 piani, a cura dell’Unrra-Casas, e 1 edificio, anche esso, a 3 piani a Pero dei Santi a cura dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari. A Civita d’Antino, oltre alla già accennata Pensione Cerroni, preferita un tempo dagli artisti danesi, esiste anche la Pensione Floriana con servizio di ristorante. Presso la stazione ferroviaria funziona la Trattoria Farina. CIVITA D'ANTINO, Come Arrivare. DA ROMA: distanza 110 km circa; Autostrada A24 Roma-L’Aquila direzione Pescara; uscita al casello di Avezzano; Superstrada del Liri direzione Sora (21 km) uscita Civita D’Antino oppure SS. 82 direzione Sora. DA PESCARA: distanza 106 km circa; Autostrada A25 uscita Avezzano; Superstrada del Liri uscita Civita D’Antino. DA SORA: distanza 30 km circa; Superstrada del Liri, uscita Civita D’Antino oppure SS. 82 direzione Avezzano. DA NAPOLI: distanza 150 km circa; Autostrada A1 Napoli-Roma uscita Cassino; Superstrada in direzione Sora e poi in direzione Avezzano.
CASE PER LE FERIE CIVITA D'ANTINO (AQ)
Civita d’antino e il maestro danese kristian zahrtmann.  la vicenda artistica che ha legato la danimarca all'abruzzo. Nella Valle Roveto, su un altopiano che domina l'ampia vallata attraversata dal fiume Liri, sorge Civita D'Antino. Delizioso borgo con notevoli testimonianze del suo passato, prima di Città dei Marsi e poi di Municipio Romano. Tra le sue vie aleggia un fascino d'altri tempi, si respira un'aria salubre, si gode di un affascinante panorama e i suoi abitanti semplici e riservati contribuiscono a rendere questo luogo veramente incantevole. Forse queste stesse qualità che attirano oggi molti turisti, in passato, in un lasso di tempo compreso tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, affascinarono un gruppo di artisti danesi che stabilì qui  la sede estiva di una scuola d'arte. Fu il maestro Kristian Zahrtmann che, durante i suoi viaggi alla scoperta dell'Italia meno conosciuta, giunse a Civita d'Antino. Affascinato dalla bellezza dei luoghi, decise di scegliere proprio quel piccolo e sperduto borgo come sua seconda patria. Ogni anno, fino al 1911, ospite della famiglia Cerroni vi trascorse l'estate, tanto che nel 1902 ebbe il riconoscimento di cittadino onorario di Civita d'Antino. In precedenza questo borgo esercitò uguale fascino su altri artisti, ricordiamo nel 1877 il pittore danese Enrik Olrik e prima ancora nel 1843 Edward Lear. Il carismatico Kristian Zahrtmann fondò una vera e propria scuola d'arte estiva che divenne punto di riferimento per centinaia d'artisti dal nord Europa, che lì dipingevano, dalla mattina alla sera, paesaggi, scene di vita agreste, ritratti. Nel 1908, a Copenaghen, ci fu una grande mostra in cui esposero più di venti artisti passati per la scuola di Civita d'Antino e da allora centinaia di tele che ritraevano l'Abruzzo entrarono nei musei e nelle collezioni private scandinavi. Inoltre, nel 1911 l'Abruzzo fu presente nella grande esposizione internazionale d'arte organizzata a Roma, in occasione del cinquantenario dell'Unità d'Italia, con le opere di Zahrtmann e altri artisti della sua scuola, tra cui Anders Trulson. Quest'ultimo, morì quello stesso anno a Civita. Nel vecchio cimitero napoleonico vi è una lapide in bronzo che riporta il nome, Anders Trulson, con l'indicazione dell'anno di nascita 1874 e di morte 1911. La tomba del pittore svedese, insieme ad altre lapidi con le sole iniziali, rappresentano una delle tracce tangibili presenti nel piccolo paese di un periodo esaltante per la scuola artistica impiantata in Abruzzo dal maestro danese Kristian Zahrtmann.
COUNTRY HOUSE CIVITA D'ANTINO (AQ)
Palazzo Ferrante a Civita D’Antino. All’interno del tessuto urbano del centro storico di Civita D’Antino, il Palazzo Ferrante e l’attigua Cappella gentilizia della SS. Concezione costituiscono una dimensione rilevante del fabbricato, che danno la misura del ruolo sociale esercitato dalla omonima famiglia nella storia del paese. Anticamente il Palazzo era circondato da un ampio giardino con belvedere sulla sottostante vallata dove scorre il fiume Liri, oggi gran parte di esso è stato edificato e non è più riconducibile al suo impianto originario. I Ferrante si stabilirono a Civita D’Antino verso la metà del 500. La facciata principale, che ricorre in diversi quadri, è caratterizzata da un imponente portale, sormontato da un balcone, appartenente probabilmente alla prima fase di costruzione (1600). Conosciamo la sontuosità degli arredi e la grandiosità del Palazzo attraverso gli scritti dei molti uomini illustri che furono ospitati in passato dalla famiglia Ferrante, i cui membri furono uomini di scienza e di lettere come Francesco Ferrante (1755-1815) e suo fratello Domenico (1752-1820) insigni archeologi. A loro si devono i primi studi e ricerche sugli insediamenti latino-romani della Marsica, anche grazie alle decifrazioni degli archeologi H. Bruun e T. Mommsen ospitati per lunghi periodi a Civita, interessanti restano gli scritti di K. Craven e di E. Lear che nei loro racconti di viaggio descrivono i soggiorni a Palazzo Ferrante, mettendo in luce la signorile accoglienza, la collezione di quadri e la ricca biblioteca di testi antichi, purtroppo andati perduti. Pure in rovina è andato l’affresco della sala da pranzo commissionato a Zahrtmann, di oggi si notano solo alcune esigue sbiadite tracce. Rimane invece all’esterno del portone principale la catena in ferro lasciata dai Borboni, a testimonianza del soggiorno di re Ferdinando II durante il suo viaggio in Abruzzo nell’anno 1832.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' CIVITA D'ANTINO (AQ)
La torre di Civita D’Antino Un altro elemento caratteristico del profilo urbano di Civita è la poderosa torre di guardia voluta dai Colonna e recentemente restaura. Non mancò di essere ripresa in alcune opere, inserita nel più complessivo paesaggio urbano. Nelle vicinanze si trova il piccolo parco “La Piramide” con un piccolo obelisco con alla base una epigrafe romana, al centro di uno splendido panorama. Non lontana la spianata di Santa Maria, una meravigliosa terrazza, che si chiude ad ovest con una croce di ferro e un tempo in legno. Uscendo dal paese per il tracciato dello storico sentiero per Sora si incontra l’antico “cimitero napoleonico”: un prezioso gioiello dell’architettura cimiteriale, realizzato, in una posizione magica, secondo le regole dell’Editto di Saint Cloud (1804). La struttura è stata abbandonata attorno al 1939. La casa della memoria comune, insieme con i resti di generazioni di civitani, custodisce – in un piccolo fazzoletto di terra – le ceneri del pittore svedese Anders Trulson (m. 1911) e di due viaggiatori britannici: John Jugh e Mary Ann Symons. Come arrivare a Civita d’Antino da Pescara – distanza 106 Km circa; Autostrada A25 direzione Roma – uscita Avezzano; poi Superstrada del Liri direzione Sora – uscita Civita d’Antino-Morino Come arrivare a Civita d’Antino da Roma: distanza 110 Km circa; Autostrada A24 Roma-L’Aquila direzione Pescara; uscita Avezzano; poi Superstrada del Liri direzione Sora – uscita Civita d’Antino-Morino.
RIFUGI E BIVACCHI A CIVITA D'ANTINO (AQ)
Eremo di Santa Maria della Ritornata a Civita D’Antino. S. Maria de Tornaro è la Chiesa della Madonna della Ritornata, la Chiesa che domina sul monte a circa 1200 metri sul livello del mare. Lassù, nella vetusta Chiesetta, già chiamata Romitorio nel documento citato del 1703, sulle cui pareti ancora appaiono ben distinti degli affreschi che resistono al tempo, si venera la Madonna, cara al cuore di ogni Civitano. Per quella Immagine, che la fantasia di una gente e un amore secolare hanno avvolta nell’alone della leggenda, la popolazione di Civita serba da epoche assai remote la devozione più profonda, un culto forse ultramillenario, tramandato da una generazione all’altra in una ininterrotta tradizione, attraverso l’incessante e vano susseguirsi di anni e di eventi. S. Maria de Tornaro del 1183 si chiamerà, nel 1511, S. Maria de Tornara. Un inventario per l’appunto della Parrocchia di Morrea, trascritto nel Libro Verde della Curia di Sora all’inizio del secolo XVII ma redatto nel 1511,parla di terre di S. Angelo di Morrea confinanti con S. Maria de Tornara, in tenimento di Civita d’Antino. Poi, nel 21 gennaio del 1574, un altro cambiamento. Tra i beni di Civita d’Antino vi è S. Maria de Tornata. Attribuire il quadro bizantino della Ritornata ad epoca non troppo lontana dal 1200. Se non è possibile la ricostruzione storica di una epoca lontanissima, si possono percorrere le varie tappe di una devozione profonda e rievocare, anche se rapidamente, i momenti tristi o solenni di questa Chiesetta e del suo quadro miracoloso per gli ultimi tre secoli. ” Ecclesia S. Mariae de Ritornata, quae est ecclesia non solum non diruta sed etiam decenter custodita, magnae devotionis, ad quam Clerus accedit aliquando, non tamen semper, processionaliter “. Cosi poteva scrivere l’Abate di Civita nel 1663. Il piccolo tempio era in piedi, era gelosamente custodito; il popolo lo visitava devotamente e il Clero qualche volta guidava i fedeli processionalmente lassù, nella pace dei monti, a pregare la Madonna. Il 9 maggio 1708 il Vescovo Matteo Gagliani aveva mandato sulla montagna a visitare la Chiesa sub invocatione B. M. della Ritornata, in occasione della Visita Pastorale fatta a Civita d’Antino, il Vicario Generale Lauretto Ceci; lo accompagnò l’Abate di Civita. Il fabbricato aveva bisogno di qualche restauro; il Vescovo ordinava che si rinnovasse il tetto della Chiesetta e che fossero ripulite le pareti del tempio a spese della Parrocchia di Civita, a cui esso era aggregato. Che cosa ci dice alla fine la relazione del Vescovo? Processionaliter Clerus et populus acceciunt ad dictam Ecclesiam in qua celebratur Missa cantata tertio die festo Paschatis Resurrectionis, die tertio Pentecostes, die festo SS.mae Annuntia,tionis B. M. ex antiqua con suetudine “. A quando risaliva la bella consuetudine? Anche oggi, ogni anno, alla fine di agosto, la Madonna scende dai monti fino al paese a perpetuare nell’ incontro con i figli, in una manifestazione commovente di entusiasmo,alle prime ore della notte già trapunta di stelle, la protezione, esercitata per secoli dalla Vergine su Civita d’Antino. È una cerimonia, suggestiva che si ricollega al passato e ripete ogni anno la fede e l’amore della nostra gente. Il 20 novembre del 1711, demandato speciali del Vescovo, due convisitatori, P. Giovanni Pietro Parente e l’Abate Nicola Celli, tornavano sulla montagna a visitare il piccolo tempio. La Chiesa era pulita e ordinata. Nulla mancava di necessario. Intanto mezzo secolo passava dall’ultima visita di Gagliani a quella del Vescovo Tommaso Taglialatela (17671769). Nel frattempo nuovi accordi erano intervenuti: la Chiesina della Ritornata, in caso di guasti, dovrà essere riparata non più dalla Chiesa Parrocchiale ma dall’Università di Civita, che ha il diritto di nominare eremita della Ritornata una persona di età matura, onesta, di buona fama, approvata dall’Abate di S. Stefano e confermata alla Curia Vescovile di Sora. La piccola Chiesa aveva bisogno, nel 1767, di restauri e di urgenti riparazioni. Le finestre erano rimaste senza vetri; la Cappella era mal ridotta per le intemperie e per l’umidità; le mura andavano sempre più deperendo; mancavano le sacre suppellettili. Monsignor Taglialatela minaccia l’interdetto ecclesiastico se la Cappella non sarà riparata nello spazio di sei mesi. Due anni dopo, il Vescovo di Sora Giuseppe Maria Sisto Y Britto (1768-1796) trovava il quadro della Madonna della Ritornata nella Cappella di S. Stefano, dentro la Chiesa parrocchiale di Civita. E la Cappella sui monti? La risposta a tale domanda ci è data nella Visita Pastorale, fatta a Civita dallo stesso Vescovo Sisto Y Britto il 3 ottobre 1783. La piccola Chiesa rurale della Ritornata era stata abbandonata. Invano l’Università aveva sostenuto tante spese. Le mura erano lesionate e cadenti in più parti, e forse cadente era l’abitazione dell’eremita, attigua alla Chiesa. E poiché i fedeli che si recavano un tempo a pregare la Vergine vi andavano con grande pericolo, il quadro della Madonna era stato trasportato dalla montagna nella Chiesa Parrocchiale di S. Stefano e si trovava allora nell’altare di S. Barnaba.
Il panorama dall’Eremo di Santa Maria della Ritornata a Civita D’Antino è ampio, di selvaggia ma straordinaria bellezza. Il percorso che porta da Civita al Santuario è un inseguirsi continuo di sorprese sempre nuove e di paesaggi incantevoli. Civita, che nel primo tratto l’occhio di chi sale contempla al di sotto come chiusa nella sua naturale fortezza, ad un certo punto scompare per poi riapparire lontana. ~ perdersi di nuovo dal luogo del Romitorio. Dal Santuario si apre, attraverso un vallone a picco, parte della Valle Roveto, dai confini di Balsorano a S. Vincenzo Nuovo, da Morrea Inferiore a Rendinara, da Castronovo fino ai confini di Morino. È uno sfondo fra i più belli della nostra valle pittoresca, coronata a levante e ad occidente dalle montagne che si levano sulla Ritornata e da quelle ancora più alte dei Simbruini e degli Ernici. Davanti al Santuario c’è una piazzetta. Sulla porta in una lunetta si ammira una bella Madonnina di un antichissimo affresco; per questa porta si entra in un piccolo ai;rio : a sinistra di esso si accede alle tre stanzette del pianterreno; di fronte all’atrio, si sale sotto la roccia, a cui è addossata tutta la costruzione, al piano superiore,altre tre stanzette, ed alla campanella; a destra dell’atrio invece si entra nella Chiesetta, lunga una decina di metri, non molto larga e neppure molto alta. Le pareti, che furono intonacate in un secondo tempo, in qualche punto, ove l’intonaco è tolto, presentano tracce di antichissimi affreschi. In fondo alla Chiesina, al di là di una piccola balaustra, da poco eretta, è l’abside. In basso sono affrescati gli Apostoli, le cui figure sono alquanto adombrate; in alto, in un secondo piano, è dipinto il Redentore, seduto in trono: con la destra è in atteggiamento di benedire, con la sinistra regge un libro semiaperto ove si leggono, a lettere abbreviate, le parole seguenti: Rex ego sum celt (coeli) populumque de morte redemi. Io sono il Re del cielo ed ho redento il popolo dalla morte. La figura del Cristo ben conservata è di una regalità maestosa; ai lati del Redentore sono dipinti due Angeli. Sotto il piazzale antistante l’ingresso della Chiesina è il pozzo. Chiesa e Romitorio sono costruiti sotto l’incavo della roccia. Fra poco, come ho accennato, tutto apparirà restaurato e nuovo lassù. Ma la fede sarà sempre la stessa. Il passato, nel nome della religione dei padri, sarà ricongiunto dalla preghiera e dai canti al presente. Lassù si continuerà a dominare la nostra cara Valle Roveto nel simbolo eterno di Maria, nella custodia di una delle memorie più lontane della nostra gente. Il Santuario della Madonna della Ritornata è uno dei più antichi della Diocesi. La pubblicazione della Bolla di Lucio III colloca la Chiesa della Ritornata, dedicata alla Madonna, sul vertice, o quasi, dei documenti mariani più antichi della nostra gloriosa e vetusta Diocesi. Itinerario Civita d’Antino (904 m s.m.) – Eremo S. Maria della Ritornata (1150 m s.m. Ca.) Dislivello: 246 metri. Tempo escursione a piedi: 12 km totali, circa 3 ore (6 km. andata e 6 km. ritorno). Difficoltà: facile Il Santuario è situato a circa metà altezza di una delle due pareti rocciose che formano Il vallone di S. Maria, a circa 6 km. da Civita d’Antino, in posizione di assoluto dominio del vallone stesso. Dal punto di partenza dell’itinerario 9 si prende il sentiero sulla destra. Dopo circa un km, oltrepassato il Vallone di Fonte Murata, si prosegue prima sulle coste del colle Rivolano per poi inoltrarsi nel bosco. Superato il Vallone di S. Elmo dopo circa 600-700 m si raggiunge il costone di roccia su cui resta incastonato il suggestivo Eremo.
Eremo di Santa Maria della Ritornata a Civita D’Antino. Cosi la plurisecolare Chiesetta di Maria della Ritornata, lasciata alla violenza del vento e della pioggia, ai colpi inesorabili del tempo che tutto investe, si trasformò in breve in un povero rudere, in un amaro ricordo. Poi il silenzio circonda della sua fitta ombra la Chiesa della Madonna della Ritornata, e solo di padre in figlio, per un secolo. le generazioni si passano l’antica devozione alle venerate mura, simbolo di una grande speranza, di una fece invincibile. Non un cenno nelle Visite dei Vescovi Colaianni (17971814), Lucibello (1819-1836), Montieri (1838-1862). Ma ecco improvvisamente, come per miracolo, la risurrezione. Nel 1873, ” l’antichissimo Romitorio, situato sul dorso della montagna, la quale prende il nome dal medesimo della Ritornata “, (9) torna a descrivere la sua storia, a riprendere il glorioso cammino. Il Santuario che non ha più un eremita, che non ha più un altare, che l’antichità e le avverse stagioni hanno ridotto un mucchio di macerie, accoglie ancora di tanto in tanto nei giorni di festa, e specialmente i martedì di Pasqua e di Pentecoste, il popolo di Civita, che non ha dimenticato i sorrisi della celeste Signora. Eppure, attorno al 1880, resistevano nell’abside della Cappellina gli affreschi di stile bizantino, rappresentanti Gesù Redentore con due Angeli; ancora apparivano nel piano inferiore gli Apostoli, di gran pregio per la loro antichità. Intanto al quadro artistico della Madonna pensò dopo il terremoto del 1915 l’Abate di Civita, D. Giovanni Fabriani. Per suo interessamento ne curò una copia fedele il pittore danese Daniel Smit. La copia rimase esposta alla venerazione mai venuta meno del popolo di Civita, mentre il quadro originale fu tenuto per sicurezza in casa del Parroco e poi nascosto durante i mesi della occupazione tedesca (1943-1944). L’Abate Fabriani non salvò solo il bellissimo quadro, ma con aiuti finanziari, avuti dal Ministero della Pubblica Istruzione a mezzo del Soprintendente delle Belle Arti, Armando Vené, restaurò anche il tetto della Chiesina della Ritornata. Altri aiuti diedero generosamente alcuni cittadini di Civita e una pubblica sottoscrizione. Le somme raccolte servirono ai più urgenti restauri, mentre veniva stabilita per la fine di Agosto di ogni anno la suggestiva processione, che accompagna la Madonna della Ritornata dalla Cappella del monte al paese di Civita. È un godimento dello spirito salire con fede al solitario Santuario, che vide lungo il cammino degli anni schiere devote di pellegrini, imploranti l’aiuto di Maria. Dalla vecchia fonte di Civita si sale per una strada abbastanza larga, ripida in alcuni tratti, come all’inizio e prima della Pretuzza Santa della leggenda; negli altri punti la strada si fa meno faticosa, l’ascesa è lieve e per lunghi tratti si passa per avvallamenti e attraverso un falsopiano, tutto ricoperto dall’ombra fresca dei boschi della montagna : querce, elci, faggi, ginepri si alternano tra fossi, burroni e spianate per circa quattro chilometri e mezzo, mentre il campo sottostante è rivestito di erbe odorose e di piccoli fiori selvatici, poi, all’ultimo tratto, la strada discende e improvvisamente ad una svolta appare davanti il Romitorio antichissimo.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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