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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Castelguidone (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI CASTELGUIDONE (CH)
 
Ospitalità nel Paese di CASTELGUIDONE (Ch) (m. 775 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Castelguidone: 41°49′N 14°31′E
     
  CAP: 66040 -  0873 -  0873.977313  - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI CASTELGUIDONE 0873.977348   0873.977950       0873.977348 - 83000130696 
Come raggiungere CastelguidoneFermata: Vasto  Aeroporto d'Abruzzo a 108 Km. Uscita: Montenero di Bisaccia/Vasto Sud/San Salvo
 
HOTELS ED ALBERGHI CASTELGUIDONE (CH)
Eventi a Castelguidone (Ch) Festa di San Vito (giugno): San Vito, venerato anche come san Vito martire o san Vito di Lucania (Mazara, III secolo – Lucania, 15 giugno 303), fu un giovane cristiano che subì il martirio per la fede nel 303 ed è venerato come santo da tutte le chiese che ammettono il culto dei santi. La memoria liturgica è da ricordare nei giorni 15 giugno, 20 marzo. Non si hanno dati storicamente accertati sulla sua origine, ma la tradizione lo vuole nato in Sicilia da padre pagano. Secondo una passio del VII secolo il fanciullo siciliano Vito, dopo aver operato già molti miracoli, sarebbe stato fatto arrestare dal preside Valeriano su istigazione del proprio padre. Avrebbe subito torture e sarebbe stato gettato in carcere senza che però avesse rinnegato la propria fede; sarebbe stato liberato miracolosamente da un angelo e si sarebbe recato, insieme al precettore Modesto e alla nutrice Crescenzia, in Lucania per continuare il suo apostolato. Acquistata sempre maggior fama presso il popolo dei fedeli, condotto a Roma, sarebbe stato perfino supplicato dall'imperatore Diocleziano di liberare il figlio dal demonio, ma, ottenuto il miracolo, Diocleziano gli si sarebbe scagliato contro, facendolo imprigionare e uccidere. Le salme dei tre martiri Vito, Modesto e Crescenzia sarebbero state in seguito sepolte dalla pia matrona Fiorenza in un luogo chiamato Marianus. Un'altra leggenda devozionale lo vede protagonista sempre in Sicilia, a Regalbuto, dove, fermatosi per riposare nel luogo dove ora sorge la chiesa dei cappuccini, avrebbe incontrato dei pastori disperati perché alcuni cani avevano sbranato un bambino; allora il Santo, richiamati i cani, si sarebbe fatto restituire da essi i resti del corpo del bambino a cui avrebbe ridonato la vita.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE CASTELGUIDONE (CH)
Il Culto dei Martirio dei santi Vito, Modesto e Crescenza, manoscritto francese del XIV secolo a Castelguidone (Ch) Il culto per san Vito e per i santi Modesto Crescenzia è già documentato nel Martirologio geronimiano e da alcuni accenni che si ritrovano in Gelasio I (che parla di un reliquiario di san Vito a Roma), in Gregorio Magno (che cita un monastero dedicato a san Vito in Sicilia) e nel Liber Pontificalis, dove si parla di una diaconia di San Vito. Già nell'VIII secolo le sue reliquie erano sparse per l'Europa (a Parigi in St. Denis, in Westfalia nell'abbazia di Corvey) per poi giungere nel 925 a Praga. Al racconto originario della passio del martire si aggiunsero con il passare degli anni varie leggende relative alle translationes delle sue reliquie in varie città e monasteri, e vari miracula che avrebbero avuto come protagonista Vito, leggende che contribuirono ad accrescere ulteriormente la sua fama. È venerato come santo martire dalla Chiesa cattolica ed è un santo molto importante anche per la Chiesa ortodossa serba e quella bulgara. La sua ricorrenza è osservata nei giorni del 20 marzo e del 28 giugno del calendario gregoriano che corrisponde al 15 giugno del calendario giuliano. San Vito è il patrono ed il protettore dei danzatori. Era assai venerato nel medioevo e fu inserito nel gruppo dei santi ausiliatori, santi verso i quali veniva invocata una intercessione in particolari e gravi circostanze e per ottenere guarigione da malattie particolari. Per secoli la figura di san Vito ha alimentato ed esaltato la fede popolare: si pensi per esempio alla protezione per la quale veniva invocato, in modo particolare nella speranza di ottenere guarigione da patologie quali la Corea di Sydenham, una forma di encefalite nota come ballo di San Vito (in quanto può presentare postumi come tic, tremori, etc.), dall'idrofobia, da malattie degli occhi (in slavo la parola Vid = vista fu associata al suo nome, e in quelle terre il culto di san Vito pare avesse sostituito l'antico culto di Svetovit), dalla letargia. Tuttavia la nascita del suo culto e la relativa tradizione agiografica non sono stati ancora studiati in maniera ampia e approfondita. Il simbolo che lo rappresenta è la palma del martirio e il calderone dentro il quale avrebbe subito il martirio.
CAMPEGGI CASTELGUIDONE (CH)
Reliquie e luoghi dedicati al culto di San Vito a Castelguidone (Ch) A Marigliano (NA), identificata dagli studiosi con l'antico Marianus, presso la chiesa di San Vito, costruita su una basilica martiriale altomedievale e annessa, a partire dalla seconda metà del XV secolo, ad un convento francescano, sarebbe custodita la tomba del martire sigillata da un marmo, ricoperto un tempo da pietre preziose, sul quale è incisa la frase latina: HIC VITO MARTIRI SEPVLTVRA TRADITVR. Presso il fiume Sele sorge un'antica chiesa dedicata al santo, nel luogo dove fu sepolto presso Eboli. Ancora oggi, presso il luogo del martirio indicato dalla tradizione, sorge la chiesa di San Vito al Sele. Molti comuni della Valle del Sele (Caposele, Calabritto, Quaglietta, Senerchia, Oliveto Citra, Colliano, ecc.) hanno, in memoria del martire, o conservano toponimi e luoghi di culto dedicati a san Vito, testimonianza del primitivo culto che Vito ebbe in queste zone e che poi si diffuse in tutta la Cristianità. Alcune presunte reliquie sono custodite in un corpo cerato che raffigura il Santo, custodito presso la chiesa Collegiata di Sant'Ambrogio di Omegna (VB), racchiuso in un'urna e portato solennemente in processione l'ultimo sabato di agosto, giorno in cui il vescovo di Novara Bascapè portò devotamente le reliquie ad Omegna. Altre presunte reliquie del Santo sono custodite nell'omonima chiesa di Marola (SP): in entrambi i casi si tratta di "corpi santi" provenienti dalle catacombe romane. Un reliquiario del Santo è conservato a Lomazzo presso la chiesa di San Vito. Nella Chiesa Madre di Santo Stefano del Sole (AV) ove san Vito è il patrono, vengono conservate le reliquie del santo, e festeggiato solennemente, oltre che il 15 giugno, l'ultima domenica di agosto nel ricordo del giorno in cui vennero lì deposte, nel 1814.
VILLAGGI TURISTICI CASTELGUIDONE (CH)
Festeggiamenti in onore di San Vito a Castelguidone (Ch) Nella comunità francoprovenzale di Celle di San Vito, in provincia di Foggia, San Vito viene festeggiato con la processione dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, portati fino al Santuario di San Vito (altitudine 1030 metri), con relativa fiera del 15 giugno. Molto caratteristici sono anche i festeggiamenti in suo onore che si tengono a Pagani, provincia di Salerno, nel rione di Barbazzano; i festeggiamenti cominciano il 15 giugno con la Santa Messa in onore del Santo, proseguono nei giorni successivi con una sagra di prodotti locali, e si chiudono la domenica con la processione della statua del Santo per il rione; la processione termina con la benedizione dei cani e una speciale "via crucis" che narra le tappe della vita di San Vito. Viene festeggiato anche in un piccolo borgo di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, Partignano, dove la fede per il santo è molto sentita ed è anche un vanto e orgoglio territoriale. Anche a Monte Vidon Corrado per il 15 giugno si organizza una grande festa, dove da molti anni accorrono migliaia di persone da tutta la regione. Molto caratteristica è la festa che si tiene il 15 giugno nei comuni di Ricigliano e di San Gregorio Magno, in provincia di Salerno. Nel corso della cosiddetta turniata, che una volta si celebrava in tutti i paesi delle valli del Sele e del Tanagro, i pastori ripetono gli ancestrali riti della benedictio super animalia e della circumambulatio, che traggono le loro lontanissime origini da un fertile humus di antichissime tradizioni precristiane, se non addirittura preistoriche. Grandi festeggiamenti a Polignano a Mare, in provincia di Bari, dove per tre giorni S.Vito è festeggiato come santo patrono con una cerimonia suggestiva che prevede una processione a mare nei pressi del porto dell'omonima frazione ai piedi di un'abbazia medievale. A San Vito Chietino in onore di San Vito si svolgono 3 giorni di festa, dal 14 al 16, che richiamano un enorme quantità di persone soprattutto nella chiusura dei festeggiamenti dove è solito partecipare un big della musica italiana. Dagli anni 80 ad oggi si sono susseguiti big della musica come Zucchero, Ron, Riccardo Fogli, Zarrillo, Masini. Sentiti festeggiamenti in onore di San Vito anche a Banzi, in provincia di Potenza, dove alla funzione religiosa segue una processione per le vie del paese con la statua del santo patrono portata a spalla dai fedeli. In un contesto molto caratteristico, abbellito nella sera dalle luci, dalla musica e dal tradizionale spettacolo pirotecnico. San Vito martire viene solennemente festeggiato il 15 giugno, anche nella cittadina etnea pedemontana di Mascalucia, essendo il Santo Protettore e Patrono della Cittadina siciliana dal 3 marzo del 1771. A Capaccio Scalo in provincia di Salerno, si svolgono annualmente i "Solenni Festeggiamenti in onore di San Vito Martire" nella Chiesa madre del paese, a lui dedicata. La tradizione narra che proprio quel luogo sia stato fondamentale nella predicazione del martire. I riti iniziano la sera del 14 giugno con i solenni "primi vespri" per concludersi ai "secondi vespri" con la Grande concelebrazione Eucaristica e la grandiosa processione alla presenza di numerose autorità civili e religiose. A Ciminna il culto a San Vito è documentato fin dall'inizio del XVI secolo e il suo santuario, che accoglie il simulacro, sorge su una collina di fronte al paese. La festa del 15 giugno è preceduta da cinque martedì (i martiri di Santu Vitu) in cui si svolgono delle messe al santuario. Giorno 15 invece ha luogo una breve processione. La festa principale si svolge ogni anno la prima domenica di settembre (volendo ricordare l'arrivo delle reliquie dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia il 4 settembre del 1672), quando il simulacro si trova già in paese da una settimana. In questo giorno la processione si avvia dalla chiesa di San Francesco d'Assisi per giungere alla Chiesa Madre. Il lunedì seguente da questa chiesa viene portato di nuovo al santuario fuori dal centro urbano. Una nota caratteristica di questa festa è la processione figurata (eseguita dal 1972), in cui circa 200 personaggi in costume di epoca romana divisi in 12 quadri rievocano la vita, il martirio e l'arrivo delle reliquie a Ciminna. Il Santo viene anche festeggiato nella omonima frazione di San Vito ad Ercolano (NA), con celebrazioni che, salvo imprevisti meteorologici, hanno luogo il primo fine settimana di ottobre, richiamando ogni anno centinaia di fedeli e curiosi. La statua del Santo protettore, per il resto dell'anno ospitata nell'omonima chiesetta barocca a lui dedicata, viene portata in giro per le campagne circostanti, al fine di benedire il territorio ed i suoi abitanti. Peculiarità della manifestazione è il cosiddetto "Volo dell'Angelo", evento che ha luogo di domenica pomeriggio con replica serale, in cui due ragazzini (o ragazzine), vestiti da angeli, sono sospesi ad una fune collegata alla sommità della facciata della chiesa e vengono fatti avanzare in direzione della stessa, fermandosi a metà strada per declamare un'orazione in onore del martire. San Vito Martire viene festeggiato in modo speciale a Burgio, provincia di Agrigento; infatti i cittadini di questo piccolo paese sono divisi da secoli in due gruppi devozionali, rispettivamente per San Vito e per San Luca Evangelista. Queste due fazioni religiose, prima confraternite, ora associazioni cattoliche culturali, si contendono il primato di festeggiare la Risurrezione di Gesù nel giorno di Pasqua. È una gara caratteristica che culmina con due spettacoli pirotecnici, ricchissima di riti, gesti e tradizioni.
AFFITTACAMERE CASTELGUIDONE (CH)
Festeggiamenti in onore di San Vito a Castelguidone (Ch) A San Vito Lo Capo: San Vito, martire, viene festeggiato in modo molto solenne e partecipato anche a San Vito Lo Capo. Molto caratteristica è la ricostruzione dello "sbarco" di san Vito: al calar della sera del giorno 15 giugno una barca (scortata dai pescherecci della marineria locale a sirene spiegate e con il lancio di razzi luminosi) trasporta sulla spiaggia S. Crescenza, S. Modesto ed il piccolo San Vito (figuranti in costumi dell'epoca, il piccolo San Vito generalmente viene scelto tramite sorteggio tra i bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione nell'anno di riferimento). Appena sbarcati sulla battigia, accolti da altri figuranti in costume da marinai, inizia un mini spettacolo pirotecnico che segna l'inizio di un corteo che porterà S. Crescenza, S. Modesto ed il piccolo San Vito nei pressi del Santuario. Il corteo tra due ali di folla festante ed incuriosita (moltissimi i turisti che per la prima volta assistono ai festeggiamenti) si snoda attraverso le piccole strade della cittadina alla presenza delle autorità civili e militari sino al Santuario dedicato a San Vito. Subito dopo inizia la processione religiosa che porterà sino a notte tarda in giro per il paese la statua del piccolo martire. La festa si conclude con uno spettacolo pirotecnico. A Vallata di Castelguidone (Ch): A Vallata alla vigilia della ricorrenza, il 14 giugno, si svolge la festa delle "panelle", minuscoli pani portati, in ceste ornate di fiori, dai bambini del paese che si recano in processione verso il palazzo comunale, dove è in attesa il Sindaco, che poi, con la fascia ed attorniato dai Consiglieri, si accompagna ai concittadini ed alla banda, verso la chiesa di San Vito, posta all'estremità opposta del paese, dove i convenuti sono accolti dal sacerdote che benedice le "panelle", tra festosi fuochi di artificio. Il giorno della festa, il 15 giugno, si svolgeva una volta la tradizionale fiera degli animali e dei galli, in particolare. Ancora oggi, prima di fare ingresso nella chiesetta, i fedeli, a piedi o a dorso di animali da soma, sono obbligati a fare i rituali "tre giri" intorno al sacro edificio, per la liberazione dalla "rabbia" da parte del Santo. La statua recata in processione è quella a mezzo busto e non quella a figura intera, in quanto, secondo la tradizione, ogniqualvolta si è tentato di portarla in processione si sono scatenate bufere che ne hanno reso impossibile il transito per le vie del paese. A Partanna: A Partanna, che fa parte della Diocesi di Mazara del Vallo, San Vito martire è il patrono della città. Ogni anno la città di Partanna organizza il Festino del Patrono di Partanna nella solennità di San Vito martire, nei giorni che vanno dal 10 al 15 giugno. Durante i festeggiamenti si organizzano sagre gastronomiche come "la sagra di la pasta cu l"agghia", eventi culturali e dibattiti a carattere religioso. Da qualche anno è stato ripristinato un corteo storico medioevale lungo le strade cittadine con il carro trionfale di San Vito e la consegna delle chiavi della città al santo da parte del sindaco. Il 15 giugno si svolge la "Sinniata" ossia lo scampanio a festa di tutte le campane della città, dopo la messa solenne nella chiesa del Carmelo, inizia la processione delle reliquie di San Vito seguito del carro trionfale con il simulacro di San Vito martire. Alla fine della processione e prima dell’ingresso del santo nella chiesa del Carmelo avviene un emozionante spettacolo pirotecnico accompagnato dalla banda musicale. A Sapri: A Sapri, ogni anno, i festeggiamenti iniziano il 6 giugno e per 9 giorni viene celebrata la santa novena in onore del patrono san Vito. Durante questi giorni di novena vengono celebrate benedizioni ai bambini, alle auto e alle spighe (che ricordano uno dei miracoli del Santo) ; e vengono celebrati sacramenti come la riconciliazione, l'unzione degli infermi e l'eucaristia. Durante i giorni 14-15-16 giugno per le vie circostanti la Chiesa Madre, è festa cittadina: ci sono bancarelle e giostre, vengono accese le luminarie, la banda musicale suona per il paese e a sera viene ospitato una figura celebre. Giorno 15 giugno avviene la processione con la statua del Santo Patrono, con tappa principale il pozzo a lui dedicato dove si narra che San Vito fece uno dei suoi miracoli, riportando l'acqua potabile ai cittadini. Al termine dei festeggiamenti avviene un emozionante spettacolo pirotecnico. La statua del Santo rimane esposta per 8 giorni e poi è riposta nell'importante spazio a essa dedicato.
BED & BREAKFAST CASTELGUIDONE (CH)
Eventi a Castelguidone (Ch) Festa di Santa Clementina (ultimo fine settimana di settembre): Clementina (... – IV secolo) è stata, secondo la tradizione cristiana, una fanciulla di nobile famiglia romana, martire per aver professato e difeso, fino al dono della propria vita, la sua fede; è patrona di Castelguidone. Agiografia: Secondo la tradizione, Clementina avrebbe subìto il martirio per mano di suo padre che l'avrebbe sgozzata a causa del suo rifiuto a rinunziare alla professione della nuova religione cristiana; tale diniego di abiura, infatti, poneva il padre, console romano, amico dell'imperatore ed investito di alti poteri e doveri politici, in una situazione assai precaria, certamente invisa ai vertici amministrativi e che gli procurava sospetti di alto tradimento. Secondo la bolla, datata "Roma ... Aprile 1791", che accompagnò l'urna contenente il suo corpo, Clementina fu tratta da un loculo scavato nel tufo, tuttora visibile, del cimitero di Santa Ciriaca: trattasi delle catacombe relative alla chiesa di San Lorenzo in Roma, alle quali si accede per le due porte site in fondo alla detta chiesa e nelle quali è stato rinvenuto anche il loculo di santa Vittoria, venerata in Guardiabruna, con lapide riportante il nome della Santa anch'essa martirizzata sotto la dominazione dell'imperatore Diocleziano (284-305), a seguito dell'editto di Nicomedia (anno 303). Il Culto di Santa Clementina a Castelguidone (Ch) La Santa martire Clementina posta in una urna lignea fu inviata, nel 1791, alla Curia vescovile di Trivento (Episcopus Triventinus Lucas Nicolaus De Luca) che la destinò alla Parrocchia "Santa Maria della Stella" di Castelguidone ("Castriguidonis") ove era stata costruita una nuova chiesa con la suddetta dedica e fu dichiarata patrona di Castelguidone. Santa Clementina nel settembre del 1937, fu tolta dalla originaria, ormai logora, urna di legno e posta in un'urna dorata di stile barocco, forse costruita in Campobasso; nel settembre-ottobre 1984 fu effettuato un restauro completo del Corpo Santo, dal prof. Sergio Paolo Diodato di Sambuceto e successivamente la Santa fu definitivamente ed opportunamente collocata sotto l'altare di una nuova cappella, annessa alla chiesa dalla quale l'urna è ben visibile e facilmente raggiungibile attraverso una ampia porta a vetro, cappella appositamente costruita per ospitare degnamente la Santa alla quale essa è dedicata. La Comunità montana Alto Vastese (zona U) era stata istituita con la Legge regionale 3 settembre 1976, n. 50 della Regione Abruzzo, che ne ha anche approvato lo statuto. È stata accorpata alla Comunità montana Montagna Sangro Vastese dopo una riduzione delle comunità montane abruzzesi che sono passate da 19 ad 11 nel 2008. La Regione Abruzzo ha abolito la nuova Comunità montana insieme a tutte le altre comunità montane nel 2013. La Comunità montana Alto Vastese, la cui sede era situata nel comune di Torrebruna, comprendeva otto comuni della provincia di Chieti: Carunchio; Castelguidone; Castiglione Messer Marino; Celenza sul Trigno; Fraine; San Giovanni Lipioni; Schiavi di Abruzzo; Torrebruna.
CASE PER VACANZA CASTELGUIDONE (CH)
La Storia del comune di Castelguidone: Le origini Evidenti sono i nessi tra insediamento e dominazione longobarda nel toponimo ossia nel permanere di formulazioni linguistiche antroponimiche di area germanica nella forma nominale Wido ipocoristico presente a partire dal XII-XIII secolo, castrum Guidonis o de castro Guidonis, su un toponimo che esprime appunto personali longobardi e riconducibile ad una fascia di colonizzazione che copre qui per intero la linea mediocollinare che guarda la valle del fiume Trigno sulla cui natura militare difensiva non dovrebbero sussistere dubbi perché imposta dalla posizione valliva controllata da una fitta maglia di abitati più o meno coevi e contrapposti alternativamente, da un versante all'altro, in posizioni dominanti e di reciproca visibilità. Ciò suggerirebbe l'origine quantomeno altomedioevale della localizzazione urbana primitiva in un'area che pure offre altre e più remote testimonianze di strutture d'epoca romana in contrada Inforchie vecchie (toponimo a quota 291 mt. s. m. c.a) e, con il ritrovamento di alcune monete dell'era claudiana, di un uso più arcaico del territorio. In particolare per quanto riguarda questo sito archeologico i resti dell'edificio monumentale romano furono evidenziati durante una campagna di scavi del 1972 anche se la prima segnalazione risale già al 1953. Dopo una prima valutazione che vedeva nei resti una struttura templare più probabile sembra invece ora l'ipotesi che ci si trovi di fronte ad una villa rustica tipologia per altro abbastanza diffusa lungo la valle (si pensi a quella di Canneto). Sullo stesso sito insistono anche resti di un vano absidato che, secondo la tradizione, dovrebbe riferirsi ad un edificio chiesastico che, sulla base dei ritrovamenti tardoromani e poi di seguito altomedioevali e bassomedioevali, lascerebbe supporre dell'esistenza di una sovrapposizione paleocristiana sulle vecchie fabbriche civili romane sopravvissuta, con alti e bassi, fino all'epoca moderna. Altro insediamento d'epoca romana, esteso come durata almeno fino alla fase tardo antica, ha lasciate modeste tracce nella località Duaro (toponimo a quota 480 mt. s. m. sa est dell'abitato, sito a 500 mt. s. m.), mentre sul rilievo del Monte (toponimo a quota 844 mt. s. m. a sud dell'abitato) sussistono resti di mura forse da identificare con un recinto fortificato d'epoca medioevale a cui si collega la tradizione orale di un vecchio abitato distrutto dalle formiche (rivisitazione del mito mirmidone come in Montazzoli, Civitella Messer Raimondo etc.). La stessa dizione castello offre alcune indicazioni importanti per la comprensione di quest'organizzazione territoriale. Nonostante infatti l'apparente affinità linguistica con il toponimo che identifica l'abitato, Castel Guidone, in realtà questa dovrebbe ritenersi abbastanza recente mentre la dizione arcaica documentata dal XIII secolo specificava invece la formulazione castrum-de castro con carattere di prevalenza fisica su castellum che invece di questa è derivato diminutivo. Il sito Piane Castello (toponimo a quota media 314 mt. s. m. a est dell'abitato) potrebbe perciò indicare una localizzazione una volta identificativa di una qualche struttura militare, distinta dal castrum con il relativo insediamento e subalterna sul piano militare. Considerando infine che la località individua ancora oggi un luogo relativamente piano con un dislivello massimo di meno di 50 metri incuneato sul Vallone San Giovanni e dominante la sottostante valle del Trigno, c'è da ritenere che esso ospitasse una torre o altro punto elevato artificiale (da cui il toponimo) atto al controllo sia della sottostante valle che guardava il Contado del Molise che il territorio di San Giovanni Lipioni con una funzione tecnica non diversa probabilmente da quella che avrà avuta la Torre di Collerotondo di Celenza e quindi tale da rientrare in quel sistema di avvistamenti intermedi tra gli abitati che connotava il territorio storico. Come in altri casi l'abitato finiva così per trovarsi, pur utilizzando in questa analisi le sole presenze ancora documentabili, riunito agli altri abitati limitrofi attraverso una sistema a triangolo (come in Casalanguida) col vertice sull'abitato stesso e il lato lungo pressoché parallelo al letto fluviale (in questo caso il fiume Trigno) con a oriente il sito Piane Castello e a occidente l'apparato fortificatorio del Monte su richiamato il cui corrispondente, forse senza neanche postazioni intermedie considerato come la valle dell'abbazia di Vallerotana sia più bassa dei due estremi, con l'altro abitato più orientale di Colle Casacco di Schiavi. Nel toponimo Castelguidone la formulazione *widaan, lontano, include inoltre uno specifico linguistico che confluisce in personifici noti almeno dal VII secolo e identificativi di toponimi di area preferibilmente longobarda e altomedioevale presenti ad esempio sul territorio di Castiglione Messer Marino nella formulazione Guidone. Nella carta del Magini del 1620 viene infine usata la dizione deformata C.(astel) Giuduni. La dipendenza con il Contado del Molise sull'organizzazione territoriale ecclesiale si riflette anche su quella politica e amministrativa e rispecchia dipendenze di tipo gerarchico per essere giuridicamente la chiesa locale sottoposta alla diocesi triventina e non già a quella teatina. Nell'ambito della diocesi triventina compaiono infatti i chierici di Castelguidone elencati nelle decime del 1309 (castrum Guidonum) e del 1328 (clericis de castro Guidonis), mentre la numerazione dei fuochi data al 1432 con 77 per poi passare agli 87 del 1545 e ancora ai 101 del 1561 e infine ai 33 fuochi del 1595. Nel 1648 il feudo va a Marcello Caracciolo con 33 fuochi rimasti tali fino a tutto il 1669 e ormai alla fine del '700 sarà la famiglia dei Luzio a detenerne il possesso. Non si può dire nulla sulla consistenza degli apparati murari anche se l'Abbate nel 1903 vi accenna in relazione a tracce degli stessi in prossimità della poi demolita chiesa parrocchiale di S.Maria della Stella.
APPARTAMENTI PER VACANZA CASTELGUIDONE (CH)
La Storia del comune di Castelguidone: Frammenti di storia ecclesiale tradizionale sono forse da connettere con la traccia storica di una struttura conventuale sul Monte, o con i resti ancora oggi visibili della cappella di S.Vito, sull'omonimo colle (toponimo Colle San Vito a quota 796 mt. s. m. a meridione dell'abitato). Gli elementi fin qui osservati chiariscono una dipendenza strutturale degli insediamenti dell'interno dall'economia di valle che va abbastanza ante-datata cui si aggiungono gli esiti dell'economia armentizia di transito che lambiscono dall'esterno il territorio a non molta distanza e dunque tenderebbero ad escludere la possibilità che l'insediamento possa essere riferito al XIV secolo come impianto quando invece esso appare già perfettamente identificabile, come abitato accentrato, almeno dal X-XI secolo (e certamente lo sarà nella successiva fase angioina) in analogia con gli abitati vicini, ossia all'incirca all'epoca dell'incastellamento. Il passaggio alla dinastia Caracciolo, mediato dalla precedente copertura politica di questo territorio da parte della famiglia Sangro (titolare fino al 1414), avverrà alle soglie ormai del XV secolo e come tale figurerà ancora, incluso nella baronia di Monteferrante, nella conferma del 1497 a Tiberio Caracciolo e poi nella successiva del 1507 a Marino. Sempre ai Caracciolo, con Celenza, Castelguidone verrà riassunto nel relativo marchesato per finire poi allo scadere del XVIII secolo ai Lutio. La Quercia di Colle delle Tane di Castelguidone (Ch). La quercia di Colle delle Tane , localmente conosciuta come quercia di "Zia Brigida", si trova nella Località Colle delle Tane in agro di Castelguidone, più precisamente insiste sulla particella n. 214 del foglio n. 15 catasto terreni di Castelguidone. E' facilmente raggiungibile dallo svincolo di San Giovanni Lipioni  e Trivento sulla SS 650. E' stata dichiarata "Monumento naturale protetta ai sensi della L.R. 21 giugno 1996, n. 38", con decreto n. 072 del 14 settembre 2012 del Presidente della Giunta Regionale d'Abruzzo (vedi sotto). Misure: altezza mt. 19, circonferenza mt. 5,70.
CASE PER LE FERIE CASTELGUIDONE (CH)
Le colonne di Castelguidone (Ch). Descrizione. Ubicazione: Rinvenute in Località Mandrile, attualmente conservati area adiacente il Municipio di Castelguidone. Utilizzazione: Fruibile. Epoca di costruzione : III-II secolo a.C. Stato di conservazione: Mediocre stato di conservazione dei reperti che attendono un completamento dell’indagine sul sito ed un attento studio per l’eventuale ricostruzione. Descrizione. Il rinvenimento delle colonne avvenne fortuitamente nel 1953 ad opera di un contadino, che, lavorando il suo terreno, portò alla luce 9 rocchi di colonne, 2 capitelli dorici oltre a varie monete, vetri e anforette. Purtroppo l’ispettore di allora li scambiò per manufatti di epoca giulio-claudia, dando al contadino la possibilità di venderli. Solo nel 1972 iniziarono in località Mandrile i primi scavi sistematici, che portarono all’individuazione di una base di un porticato e una colonna intera, si ipotizzò, inoltre, che ad est dell’edificio sorgesse una chiesa, di cui rimane traccia nella toponomastica della zona come “Colle del Santo”. Con ulteriori scavi nel 1995 si confermò la tesi che le colonne, asportate da un sito limitrofo, erano state riutilizzate nella chiesa. Il colle fu interessato da una continuità di popolamento dal IV al X secolo d.C., confermato da continui rinvenimenti di materiale ceramico. Il colonnato di Castelguidone è la testimonianza di un’opera monumentale di periodo ellenistico, come il Tempio maggiore di Schiavi d’Abruzzo, i Tempietti gemelli di Iuvanum ed il Tempio di Quadri (D. Aquilano, cfr. Bibliografia). Il colonnato si compone di quattro capitelli dorici “perfettamente finiti” e numerosi rocchi di colonne “allo stato di bozza”. Le colonne con capitello sono alte circa 3 m. e 45 cm., il materiale impiegato è una pietra calcarea di natura fossilifera.
COUNTRY HOUSE CASTELGUIDONE (CH)
Chiesa: Santa Maria della Stella di Castelguidone (Ch). Descrizione della chiesa: Denominazione: CHIESA DI SANTA MARIA DELLA STELLA Comune e provincia: Castelguidone (CH) Tipologia: L’impianto dell’antico edificio era a tre navate Ubicazione: Piazza del Plebiscito Utilizzazione: Fruibile, chiesa regolarmente officiata. Epoca di costruzione ed eventuali aggiunte/modifiche/restauri: Primo impianto: ante XV sec. (secondo la datazione del borgo fortificato); trasformazioni successive: XIX secolo e demolizione negli anni ’60 del ‘900. CHIESA DI SANTA MARIA DELLA STELLA La Chiesa demolita Stato di conservazione: L’antica chiesa è stata demolita integralmente. È auspicabile in futuro effettuare una indagine conoscitiva (con saggi e/o georadar) 1). 1) Per motivi vari, come ad esempio le risorse esigue, l’impellenza di riaprire i luoghi di culto, il timore di incorrere in lungaggini burocratiche e in maggiori spese, le Soprintendenze sempre prese ognuna dalle proprie urgenze, quasi sempre non venivano e non vengono effettuate adeguate indagini archeologiche e stratigrafiche (saggi archeologici e/o saggi di discoprimento sugli intonaci, indagini non distruttive ma anche attenta vagliatura e studio dei materiali di risulta in pozzi, cisterne, fosse, estradossi di volte ecc.), fatta eccezione, ed è importante ribadirlo, per il valore esemplare di alcuni casi come: Vasto, chiesa di Sant’Onofrio (per la ricerca dei dipinti murali nelle pareti superstiti della chiesa originaria), Gissi, chiesa di Santa Maria Assunta) e in scala provinciale, Lanciano, Chiesa di San Francesco d’Assisi. Altri danni o perdita totale del bene si sono avuti quando le ricostruzioni sono avvenute nel sito antico o in prossimità di questo (per es. in passato Castelguidone, chiesa di Santa Maria della Stella; Castiglione M. M., chiesa di Santa Maria del Monte; Gissi, chiesa di San Bernardino da Siena; Monteodorisio, chiesa di San Bernardino da Siena, Scerni, chiesa della Madonna della Strada e di recente Roccaspinalveti, chiesa di San Pietro, Castelguidone, chiesa di San Vito). Ai danni “recenti” vanno aggiunti anche i danni derivati, sebbene compensati da nuove produzioni artistiche e architettoniche quando in generale nel ‘700, ma anche più tardi, le chiese medievali e cinquecentesche sono state radicalmente trasformate spostando anche (e forse così salvandoli) intere partiture architettoniche e numerosi elementi erratici in pietra scolpita. Si è voluto riportare queste note sullo stato di conservazione anche per invitare cittadini, visitatori, tecnici e amministratori a guardare oltre l’apparenza della situazione attuale e ricostruire almeno “virtualmente” le fasi evolutive di questi monumenti in modo da concorrere, perché no, ad un vero e proprio recupero. Casi di restauro recenti, meritori per l’abnegazione delle comunità locali, come Castiglione M. M., chiesa di San Michele Arcangelo; Furci, chiesa San Sabino; Fraine, chiesa Santa Maria Materdomini ecc. forse, avrebbero potuto offrire di più ai cittadini e ai visitatori contribuendo anche alla crescita della memoria locale. (M. Ma.) Descrizione dell’edificio con riferimento a forme, materiali e tecniche costruttive: La chiesa costituiva uno degli elementi principali del borgo fortificato, essendo posta nell’estremità Ovest dell’antico centro, in un’area particolarmente scoscesa. In quest’area si notavano, ancora nel 1903, dei brani delle mura urbiche, sebbene questo fronte del paese era già stato interessato da movimenti franosi registrati dalla metà dell’Ottocento. Questa situazione di instabilità geologica, insieme ad un “modernismo”, deve aver indotto le autorità preposte ad optare per la demolizione dell’antica chiesa a metà del XX secolo. La chiesa antica, in cui aveva operato Francesco Di Tullio di Pescopennataro, impegnato nei restauri del 1863, era trinavata e coperta con volta a botte (di cui si conserva una lapide del 1613), aveva diverse cappelle dedicate a San Nicola, San Vito, San Rocco, Santa Maria della Stella e al Purgatorio. Con la demolizione sono andati persi l’organo monumentale, le porte lignee, i confessionali barocchi ed il fonte battesimale. Attualmente si conservano interessanti manufatti artistici dell’antica chiesa come arredi lignei, dipinti, reliquari ecc. Nella chiesa parrocchiale di Santa Maria della Stella è venerato il corpo di Santa Clementina, proveniente dalle catacombe romane, la cui festa ricorre annualmente l’ultima domenica di settembre. La “martire” è patrona della località.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' CASTELGUIDONE (CH)
Fontana municipale di Castelguidone (Ch). È sita nel centro storico. Risale ad un periodo antecedente al XVIII secolo. L'iscrizione della fontana riferisce che è stata realizzata dagli scalpellini locali Pietro Sigismondi ed Adamo Meo. Opere manutentive sono del 1824 e del 1827 ad opera dei fontanari Nicola Marinelli di Trivento e Nicola Fondi di Pescopennataro; altri interventi forse sono riferibili ad una vecchia fontana sita un po' più a valle. La fontana, in seguito, è stata ricostruita a fianco ad una colonna in pietra con una croce in ferro. La fontana è realizzata in pietra. La base è a pozzo circolare che circoscrive un elemento centrale che ricorda un tempietto. Degli elementi metallici sono ammirabili nei mascheroni e nella croce sita nella parte superiore.
RIFUGI E BIVACCHI A CASTELGUIDONE (CH)
Degustazione gratuita di prodotti tipici locali lungo un percorso guidato all'interno del vecchio centro urbano (grano e fave cotte, pasta e fagioli, cotiche, pizza di granturco e verdure, cavatelli al sugo di cinghiale, pallotte casc'e ova, fegatini di agnello, peperoni secchi - javrill - fritti con patate. Castelguidone, Provincia di Chieti, Abruzzo: Situato su una collina tra i torrenti Valloncello e Lame delle Pesce, dal paese si gode uno stupendo panorama sulla Valle del trigno, non lontano dal confine con il Molise. Il suo abitato si caratterizza per i suggestivi vicoli gradonati, oltre che per le belle case in pietra. In breve: Altitudine: 775 m s.l.m. -- Distanza da Chieti: 126 km -- Popolazione: ca. 420 abitanti nel 2010 -- Codice Postale: 66040 -- Prefisso telefonico:0873 -- Frazioni: Inforchia, Piane -- Come arrivare: strada: SS 86 da Vasto oppure SS 650 da S. Salvo o Isernia. La storia: Forse di origine altomedievale, il suo toponimo deriverebbe dal termine germanico Wido (=bosco): da qui la conversione nell'italiano Guido. Nel Trecento si ha inoltre menzione di Castrum Guidonum. Eventi: 15 Giugno: Festa del patrono S. Vito; Ultima Domenica di Settembre: Festa di S. Clementina. Link suggeriti: Municipio, p. Duca degli Abruzzi 20, 66040 Castelguidone (CH) - tel. (+39)0873 977348. Cognomi registrati in Castelguidone: Castelguidone è un comune italiano della Provincia di Chieti in della Regione di Abruzzo. I suoi abitanti sono chiamati i castelguidonesi. Il comune si estende su 14,9 km² e conta 427 abitanti dall'ultimo censimento della popolazione. La densità di popolazione è di 28,7 abitanti per km² sul Comune. Nelle vicinanze dei comuni di Schiavi di Abruzzo, San Giovanni Lipioni i Trivento, Castelguidone è situata a 32 km al Nord-Ovest di Campobasso la più grande città nelle vicinanze. Situata a 775 metri d'altitudine, il comune di Castelguidone ha le seguenti coordinate geografiche 41° 49' 26'' Nord, 14° 31' 22'' Est. Il Sindaco di Castelguidone è Mario Cicchillitti. Per eventuale disbrigo delle pratiche amministrative, puoi recarti presso il Municipio di Castelguidone Largo Duca degli Abbruzzi, 20 ma puoi anche contattare il municipio per Telefono al numero seguente : 0873977348.
Castelguidone: (547 abitanti, 773 m. s.l.m.) Castelguidone sorge tra i torrenti Lame delle Pesce e Valloncello, sulla sinistra del fiume Trigno. Il suo territorio si estende per 14,87 Kmq, in ambiente di media montagna, tra coltivi e praterie da pascolo. Scarse sono le notizie sulle origine del paese, le più antiche documentate risalgono al XIV secolo. Sul finire del XVIII secolo vi aveva signoria la famiglia Luzio. Comune di origine medievale, ubicato in un'area montana; pur avendo riposto molte speranze nello sviluppo del turismo, esso continua a ricavare i maggiori proventi dalle attività rurali. Un'ampia fetta della comunità dei castelguidonesi, che presenta un indice di vecchiaia sensibilmente elevato, risiede nel capoluogo comunale, mentre la restante parte è sparpagliata nelle zone del comprensorio che si prestano all'insediamento sparso. La mole del monte Pizzuto, che incombe sull'abitato, determina un'impennata nel profilo geometrico del territorio comunale, per il resto caratterizzato dalle curve di rilievi collinari medio-alti. L'abbondanza di acque -la zona è bagnata dai torrenti Lame delle Pesce e Valloncello- favorisce il rigoglio della vegetazione, sia di quella disciplinata dal lavoro dell'uomo sia delle specie selvatiche che si intrecciano in fitte boscaglie ai margini delle praterie da pascolo. Al centro dello stemma comunale, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica, è raffigurato un quadrato, attraversato da due filetti a croce di Sant'Andrea e sormontato da quattro torri; ognuna di queste, disposte una per lato del quadrato e fortificate sui fianchi da due torri minori, è accompagnata da due stelle a otto raggi.
Appennino a cavallo nel Comune di Castelguidone, Chieti. Appennino a cavallo, con sede sociale in Loiano (BO), e’ una ASSOCIAZIONE CULTURALE con lo scopo di diffondere ed ampliare la cultura equestre e le varie tipologie di equitazione in tutto il territorio Appenninico. Appennino A Cavallo, organo ufficiale dell’Associazione e regolarmente iscritta al n. 8291 del 6/3/2013 del Tribunale di Bologna, è anche una Rivista dedicata a tutti noi appassionati, che vuole contribuire a far conoscere il territorio dell’Appennino italiano nei suoi aspetti naturalistici e culturali, educando ad un rispetto dell’ambiente e delle persone che ne fanno parte, praticare e realizzare ogni iniziativa utile alla diffusione ed alla pratica della cultura equestre, diffondendo anche percorsi turistici e trekking che valorizzano la bellezza del nostro territorio ed ogni altra informazione utile a cavalieri ed amazzoni. Aderendo all’Associazione, oltre alla Rivista APPENNINO A CAVALLO, si riceve la TESSERA SOCI, la quale permette di avvalersi di sconti e promozioni riservate con apposite convenzioni con realta’ commerciali, assicurative, bancarie, societarie e professionali. 20^ SAGRA DEI CAVATELLI A CASTELGUIDONE (CH) L'antico borgo di Castelguidone, situato su una collina da cui domina la Valle del Trigno, ospita, ogni anno, nel centro storico caratterizzato da belle case in pietra e da stretti vicoli gradinati, una gustosa sagra dedicata ai cavatelli, conditi in vario modo. I cavatelli sono dei piccoli gnocchi incavati, realizzati a mano da un impasto composto di farina e acqua. La 20^ Sagra dei Cavatelli si terrà sabato 13 agosto 2016, dalle ore 20,00. Oltre a questa gustosa specialità, si potranno degustare salsicce, arrosticini, bruschette e tanto altro, insieme ai dolci locali. La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco. Per informazioni: Comune tel.0873977348, Pro Loco tel.3337411003.
La Biodiversità di Castelguidone (Ch). Come già specificato al punto precedente, tutto il territorio risulta caratterizzato da un alto valore ambientale e paesaggistico. L’area è ricca di aree di pregio ambientale riconosciute a livello comunitario, nazionale e regionale. I fiumi Sangro, Aventino e Trigno, tre dei principali fiumi della Regione, costituiscono i più importanti corridoi ecologici presenti nel territorio abruzzese. L’attività di monitoraggio condotte negli anni sulla qualità dell’aria restituiscono un quadro globale buono. Da un punto di vista ambientale e delle vie verdi l’area è caratterizzata dalla presenza di ambienti vegetazionali di pregio quale l'abete bianco, rarissima nell'Appennino centrale e per questo studiata e tutelata. Oltre all'abete, sono presenti il faggio, in associazione con il tasso, il carpino bianco, il tiglio e altre specie del bosco misto; nel sottobosco si distinguono specie come la bàccara e orchidee. Da un punto di vista faunistico l’area rientra nell'Important Bird Area “Majella, Monti Pizzi e Monti Frentani” (I.B.A. 115) estesa dalla Majella fino al limite meridionale della Regione (nella quale rientra l’area interna oggetto di studio). In questa Area si conservano specie come il Lanario, il Falco pellegrino, il Nibbio reale e il Nibbio bruno, l’Averla piccola. Il Nibbio reale è una specie particolarmente protetta a livello comunitario, in Italia le coppie nidificanti si concentrano nell’Appennino centrale con grandi dormitori tra Sangro e Trigno. Altri importanti specie di conservazione nidificanti nelle pareti di falesie esistenti nel territorio sono il Falco pellegrino, l’Averla piccola e il merlo acquaiolo. Recenti indagini nel bacino del fiume Sangro hanno rivelato la presenza della lontra euroasiatica (Lutra lutra, Mustelidae, Carnivora), in gran parte del corso principale e dei maggiori affluenti, dalla diga di Barrea fino al tratto oltre il lago di Serranella. La lontra è un mammifero semi-acquatico ed è attualmente una delle specie a maggior rischio di estinzione, in Italia presente solo nel sud (Basilicata-Calabria) e nella zona di confine Abruzzo-Molise. Nel torrente che origina le Cascate del Verde, è presente una specie importante, oggetto di un progetto comunitario Life, quale il gambero di fiume, nello stesso ecosistema si trova la trota fario appenninica e numerosi organismi acquatici tipici delle acque pure e ossigenate. Nell’area si segnala, tra i mammiferi, la presenza di lupo, gatto selvatico, capriolo, ungulati, chirotteri di tutte le specie e anfibi (raganella italica e l’ululone appenninico). Particolarmente importante per tutta l’area è la presenza del Parco Nazionale della Majella nella quale la flora si caratterizza per la sua notevole ricchezza. Le entità (specie e sottospecie) censite ammontano ad oltre 2100, corrispondenti a oltre il 65% della flora abruzzese, quasi il 30% di quella italiana e circa il 17% di quella europea. L’Orso bruno marsicano, il Lupo appenninico, il Cervo, il Camoscio d’Abruzzo, l’Aquila reale sono le principali specie della fauna presenti nel Parco.
La rete dei tratturi a Castelguidone (Ch). Un ruolo significativo nell’ambito della distribuzione degli insediamenti antichi ha la fitta rete tratturale che attraversa trasversalmente l’intera area. Nelle epoche più remote tale rete era certamente più fitta e complessa di quella attuale; la loro presenza è documentata dalle fonti romane e dalla assai ricca letteratura giuridica collegata. Con uno sguardo agli insediamenti attuali, risultano evidenti le strette connessione di questi con i percorsi armentizi, certamente non frutto di occasionali coincidenze. L’impronta sul paesaggio prodotta dalla pastorizia è stata piuttosto marcata in alcune epoche ed aree in Italia. L’Appennino centro-meridionale, in passato, era caratterizzato da una fitta rete di tratturi di proprietà demaniale, oggi solo in parte percorribili e riconoscibili, in quanto il cambio di attività legate al 6 sistema economico, le usurpazioni o vendite ne hanno ridotto l’estensione, interrompendoli in alcuni casi od assottigliandoli in altri. La rete tratturale era organizzata con una viabilità principale, i tratturi veri e propri di larghezza sino a 111 metri, una secondaria con tratturelli perpendicolari e di collegamento tra i tratturi di larghezza 32-38 metri, ed infine una di distribuzione fra i centri abitati con bracci di larghezza compresa fra 12-18 metri. Si trattava di un sistema di relazioni e collegamenti fra le diverse parti del territorio, con conseguente sorgere lungo il percorso numerose attività ed attrezzature a supporto. Molti paragonano i tratturi a «veri e propri assi viari complessi, paragonabili alle nostre moderne infrastrutture stradali, dotate di attrezzature e servizi sia per i pastori che per gli animali». Infatti, esistevano un numero elevato di riposi, grotte, masserie fortificate e non, taverne, posta, chiese, cappelle, fontane, pozzi, croci viarie, ecc. I riposi consistevano in ampie aree per la sosta degli armenti, estese dai 3 ai 56 ettari; generalmente poste vicino ai centri abitati, in zone pianeggianti e ricche di acqua, disponevano di staziamenti occasionali e fissi all’aperto oppure in grotte. Queste ultime costituivano il «nucleo primario» dell’insediamento pastorale, diventando al contempo luogo di culto e di trasmissione di cultura e tradizioni. Chiese e cappelle, dislocate lungo il tracciato in corrispondenza di punti di convergenza di piste tratturali, erano luoghi di sosta e contemplazione per i pastori. Spesso erano dotate di portici voltati, pozzi e focolari, cioè di elementi e corpi di fabbrica atti alla ricezione di greggi e pastori. Diffusi e numerosi i ricoveri in pietra a secco, come le capanne a Tholos, con accanto i recinti di raccolta degli animali realizzati con reti, pali e pietre.
Best Practice di Castelguidone (Ch). Piccole pillole e key learning di come altre destinazioni si stanno confrontando con l’evoluzione del mercato turistico Experience Natura e Vacanza Attiva Rotorua si promuove al mercato come il paradiso del MTB: si trova in Nuova Zelanda ed il prodotto outdoor è il suo punto di forza. Ride Rotorua è un portale che mette in rete tutta una serie di servizi, operatori, attività collegate con il prodotto outdoor, con particolare focus sul bike ma non solo. Con pochi semplici click il viaggiatore trova informazioni su attività escursionistiche, meccanici specializzati nella riparazione delle bici, hotel e ristoranti bike friendly, guide turistiche ecc. La rete di collaborazione fa in modo che al turista sia offerta un’esperienza outdoor a 360 gradi. Vengono anche offerti tour multi-attività, che uniscono la pratica del proprio sport preferito alla scoperta delle tradizioni, del territorio, dell’enogastronomia e a momenti di relax. Key Learning Le esperienze per il prodotto natura-vacanza attiva devono basarsi sulla collaborazione e messa a sistema dei servizi. I turisti di oggi non sono più solamente interessati alla pratica dello sport. Vogliono anche scoprire la destinazione, assaporarne i sapori, capirne le peculiarità. Experience Cultura The Great Spirit Circle Trail fa parte delle esperienze volute dalla Canadian Tourism Commission per promuovere il Canada come destinazione. Il percorso si focalizza interamente sulla storia degli indigeni locali della regione di Sagamok in Canada. Ai viaggiatori viene offerta un’esperienza completamente “hands on”, ossia possono dormire nelle tende (teepee) originarie della popolazione indigena, cucinare cibo locale, scoprire il territorio circostante a cavallo come facevano un tempo le popolazioni locali. L’intera esperienza si basa sul racconto di una storia: è proprio attraverso questi racconti coinvolgenti che il turista riscopre il territorio, le usanze, la cultura locale – sperimentando il tutto in prima persona. Key Learning Fatti e informazioni non sono quello che cercano i turisti di oggi. Vogliono sentirsi raccontare ed essere coinvolti in una storia, che sappia riportare in vita le tradizioni, la cultura, gli usi e i costumi locali. Experience Enogastronomia Italia Sweet Italia è un tour operator che opera sul vostro territorio e si è specializzato proprio nell’offerta di esperienze ricollegate alle unicità e peculiarità dell’Abruzzo. I pacchetti che vengono offerti si dividono per tematiche: food, artigianato, vino, olive, tradizioni. Aspetto fondamentale di ogni offerta sono l’autenticità e l’immersione nella cultura locale. “Cooking, Wine & Trabocchi fishing houses” è un pacchetto focalizzato sul prodotto enogastronomico ed in particolare sulle tradizioni legate al mare ed ai trabocchi. Durante i 7 giorni della propria vacanza I turisti hanno la possibilità di comprendere il funzionamento di un trabocco tradizionale e di potersi cimentare nella pesca tradizionale; possono inoltre imparare a preparare un vero pasto tradizionale a base di pesce, cimentandosi nella preparazione della pasta fresca, della pizza o dei formaggi, partendo dalla lavorazione delle materie prime. Il tutto grazie all’aiuto di “maestri” autentici: i pescatori della zona, i produttori caseari, casalinghe esperte nella realizzazione di pasta fresca, ecc. Key Learning I turisti di oggi ricercano autenticità. Esperienze turistiche di successo devono garantire l’immersione nell’autenticità locale, la possibilità di essere coinvolti in prima persona, la possibilità di condividere con gli altri la propria esperienza.
Molti sentieri di Castelguidone (Ch) sono suddivisi in tracciati escursionistici della durata di poche ore, o al massimo di una giornata, altri che per durata, ubicazione e accessibilità sono particolarmente adatti alle famiglie, alcuni tracciati toccano l'alta quota della Majella. Il Parco Nazionale della Majella ha avviato, a partire dal 2010, un sistematico lavoro di riordino e ottimizzazione della rete sentieristica, con particolare attenzione ai tracciati escursionistici, per mountain bike, ippoturismo e fondo escursionistico. Guide esperte, iscritte in uno specifico “Elenco degli albi professionali delle Guide Alpine e degli Accompagnatori di Media Montagna della Regione Abruzzo”, cooperative di gestione ed altri supportano gli escursionisti ad affrontare i percorsi e propongono offerte specifiche. Con l’acquisizione degli immobili di Rete Ferroviaria Italiana nel Comune di Palena, il Parco Nazionale della Majella ha avviato nel 2002 un importante progetto di mobilità sostenibile e per lo sviluppo di una rete di servizi al turismo montano. Le stazioni ferroviarie ed i fabbricati rilevati sono ubicati lungo la linea Parco Nazionale della Maiella 44 ferroviaria Sulmona-Carpinone che storicamente ha offerto al viaggiatore un tranquillo itinerario tra alcune delle più belle montagne dell’Appennino centrale. Con l’attuazione degli interventi di recupero previsti nel progetto principale, i fabbricati delle ex stazioni ferroviarie sono stati trasformati in punti di ricevimento e d’informazione. Il fabbricato viaggiatori di Palena è stato trasformato a centro di orientamento alla visita del Parco ed Ostello; inoltre sono stati realizzati un maneggio e infrastrutture al servizio del turismo equestre, ed una attrezzata officina bike e punto noleggio bici. La linea ferroviaria, i fabbricati e le aree costituiscono così nel loro insieme l’ossatura principale di una rete organizzata di itinerari diversi per l’approccio al Parco. Si possono percorrere sentieri, piste ciclabili, ippovie, strade del ghiaccio, raggiungere luoghi di interesse storico ed artistico ed immergersi nell’atmosfera calda e cordiale dei paesi della Majella. Al Parco in treno rappresenta una concreta opportunità di sviluppo turistico sostenibile che coinvolge tutti gli attori locali. Il servizio degli ostelli è gestito da Majambiente Società Cooperativa a r.l. di Caramanico Terme. La gestione dei percorsi è a cura dell’Associazione amici della ferrovia “Le rotaie” di Isernia, a Palena le escursioni sono seguite da Pallenium Tourism & Service, che permette ai viaggiatori di visitare i luoghi naturalistici di Palena in compagnia delle esperte guide del luogo, delle associazioni e dei volontari che si mettono a disposizione la sosta programmata del treno. www.parcomajella.it www.lerotaie.com Itinerari nell’Alto Vastese Diversi itinerari sono stati selezionati dal Centro Studi Alto Vastese e Valle del Trigno che organizza diverse escursioni naturalistiche alla scoperta di natura, storia, tradizioni e cultura del medio e Alto Vastese e della Valle del Trigno. Il blog altovastese.it riassume la descrizione di questi itinerari. Alcuni sono i seguenti: - sul torrente Monnola, affluente sinistro del Trigno, c’è uno dei più estesi boschi planiziali abruzzesi. Area ricchissima di flora e fauna protetta, tra cui la splendida Ghiandaia marina.
Da Celenza al fiume Trigno a piedi di Castelguidone (Ch). Escursione tra i profumi della macchia mediterranea e gli antichi muretti a secco. Dall’abitato di Celenza sul Trigno (Ch) si snoda unsentiero, lungo circa 3 km, che scende verso il fiume Trigno, in località Licineto e, oltre il fiume, al Santuario di S. Maria di Canneto. Un itinerario da fare a piedi, facile e breve, a stretto contatto con la natura mediterranea e con le tracce storiche di quest’area poco conosciuta del vastese. Nel percorso, lungo il Trigno, si incontra la Torre della Fara, una costruzione circolare realizzata in epoca longobarda (XII sec). - Itinerario culturale, storico e ambientale nel Medio e Alto Vastese. Da San Buono a Torrebruna. L’itinerario interessa parte del Medio e Alto Vastese tra i fiumi Treste e Trigno e i paesi di San Buono, Furci, Liscia, Carunchio e Torrebruna. - Escursione al Colle Carunchino, tra Torrebruna e Schiavi di Abruzzo. Il Colle Carunchino o della Carunchina (1160 m), nei Monti dei Frentani, rappresenta un’area boscosa di rilevante interesse naturalistico compreso tra i comuni di Torrebruna, Carunchio, Fraine e Schiavi di Abruzzo. Per la sua valenza naturalistica e per le numerose specie faunistiche e floristiche, l’area rientra all’interno del Sito di Interesse Comunitario denominato Monti Frentani e Fiume Treste che, con i sui 4644 ettari, è il più esteso del vastese. RAFTING Nell’alta valle dell’Aventino, nelle sue parti più selvagge ed in alcuni tratti isolati di natura incontaminata, è possibile praticare sport fluviali tra i quali rafting e kayak. La discesa di circa 4 ore per una lunghezza di 12 km circa percorre il fiume Aventino. Arrampicata sportiva nelle alture di Castelguidone (Ch). Pennadomo è un piccolo paesino circondato da incredibili lame calcaree che fuoriescono all’improvviso in verticale dalle dolci colline della media valle del fiume Sangro. Le prime vie di arrampicata risalgono alla fine degli anni '80 ad opera di Giorgio Ferretti e nel tempo queste "Lisce" sono state le protagoniste di una buona fetta della storia dell’arrampicata abruzzese, costituendo un formidabile terreno di scalata sia per l’arrampicata sportiva sia per le vie di più tiri da proteggere. Negli ultimi anni la manifestazione "Maratona di Arrampicata”, organizzata dall’Abruzzo Climb, ha portato una notevole crescita del numero di vie e la richiodatura degli intinerari. Per informazioni: www.abruzzoverticale.it Un’altro luogo di arrampicata, di minore portata rispetto a Pennadomo, è presente lungo il fiume Trigno dove si staglia la Morgia delle Lame, una parete rocciosa liscia e compatta alta circa 30 mt e lunga un centinaio, utilizzata sporadicamente come palestra di roccia dagli appassionati di free climbing. 47 SPORT INVERNALI Il piccolo comprensorio sciistico Pizzoferrato - Gamberale è situato sui Monti Pizzi, all'interno del Parco Nazionale della Majella. L’impianto esistente, nel centro turistico Oasi del cervo più conosciuto come la Forcella, è oggetto di ristrutturazione e ammodernamento. Le caratteristiche tecniche sono le seguenti: dislivello 1350-1800, pista rossa, 800 metri di lunghezza, manovra per bambini e scuola di sci. Sempre a Gamberale si sviluppa un anello di sci da fondo di circa 4 km denominato la Mandra, immerso in una meravigliosa faggeta. Il tracciato è articolato in due anelli: uno semplice che si estende per 1.5 km e uno più complesso di media difficoltà, lungo 1.5 km più campo scuola. La partenza può avvenire sia da Pizzoferrato (Valle del Sole) sia da Gamberale. Altre soluzioni vi sono per gli amanti degli sport da neve con alcuni itinerari che si dipartono nei pressi della pista di fondo. La gestione degli impianti sarà affidata attraverso bando di gara, mentre l’anello del fondo è gestito direttamente dal Comune di Gamberale. Palena, invece, non dispone di piste ma di un impianto di arroccamento per raggiungere le piste di Campo di Giove (versante occidentale della Majella). Problemi nella gestione e nella domanda ne riducono la funzionalità. Il centro di Palena dista 20-30 minuti dal Bacino sciistico più importante degli Appennini, Roccaraso-Rivisondoli. LUOGHI DI INTERESSE AMBIENTALE Grotte del Cavallone La Grotta del Cavallone, di origine carsica, si sviluppa per più di due chilometri all’interno della montagna della Majella; si divide in una galleria principale e tre diramazioni secondarie. Inoltrandosi nella cavità, accompagnati da appassionate guide, a pochi passi dall’atrio, ci si trova all’ingresso della Galleria della Devastazione, dove il caos del tempo ha il sopravvento sull’armonia delle forme e dell’immaginazione. 48 È l’acqua la vera protagonista del viaggio all’interno di questo meraviglioso ed unico mondo sotterraneo. Acqua regista di forme, creatrice di pozzi, gallerie, laghetti sotterranei; acqua madre di stalattiti e stalagmiti. L’ingresso della grotta è situato a 1.388 mt s.l.m. ed è visitabile solo nei periodi di clima mite e estivo. La visita in Grotta dura circa un’ora, la temperatura costante di 10 gradi e l’umidità percepita è del 96%. La gestione è affidata ai Comuni di Taranta Peligna e Lama dei Peligni, mentre le guide sono gestite in A.T.I. da Idea Majella s.a.s. e Società Cooperativa Majella a r.l. Cavallone easy Il Museo Virtuale delle Grotte del Cavallone è collocato nelle cantine dell'antico Palazzo Malvezzi nel centro storico di Taranta Peligna. Il Percorso visita è articolato attraverso quattro sale espositive: Sala Parco Nazionale della Majella e della Cabinovia; Sala del rilievo e dei cristalli; Sala Video; Sala della ricostruzione e del percorso virtuale. Per ottenere questo suggestivo effetto, le Grotte del Cavallone sono state cablate con foto a 360° e ad altissima risoluzione messe a disposizione dal Parco Nazionale della Majella. La gestione è affidata al Comune di Taranta Peligna. Per informazioni: www.grottedelcavallone.it Le acquevive Il Parco fluviale delle Acquevive a Taranta Peligna, sulle due sponde del fiume Aventino, dove è presente la Sorgente delle Acquevive , è assolutamente uno dei posti d’Abruzzo da non perdere. Nel 2012 il Parco è stato ristrutturato dall’Amministrazione comunale e si arricchisce di servizi: la possibilità di fare sport all’aria aperta con un percorso fitness attrezzato ; fare un pic-nic vicino al parco giochi per i bimbi; curiosare sul territorio visitando gli orti del Parco ed il punto vendita con locali prodotti genuini; dissetarsi con l’acqua “Acquevive”; passeggiare respirando a pieni polmoni; rilassarsi sulle note dello scorrere del fiume. Il Parco Fluviale è anche e soprattutto uno specchio della natura di grande spessore. Specchio del territorio sono le piante ed i fiori che il Parco avvolgono e proteggono. Un vero e proprio, imperdibile, museo di botanica. La gestione è affidata alla cooperativa Radici.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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