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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Caporciano

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI CAPORCIANO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di CAPORCIANO (Aq) (m. 863 s.l.m.)
     
  CAP: 67020  - 0862 -  0862.93732 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI CAPORCIANO 0862.93731   0862.93475       0862.93731 - P. Iva: 00187590666
Raggiungere Caporciano:(Stazione Pescara Centrale (Uscita Bussi/Popoli) -Aeroporto d'Abruzzo a 75 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI CAPORCIANO (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse a Caporciano (Aq) Tratturo di Centurelle – Montesecco: Nel territorio di Caporciano si trova la chiesa di Santa Maria dei Cintorelli, chiesa pastorale posta nel punto di diramazione tra il Tratturo L'Aquila-Foggia e il Tratturo Centurelle-Montesecco. Borgo medievale di Bominaco: Molto interessante da visitare nelle vicinanze di questo paese è la frazione di Bominaco, dominata dai resti di un castello che insieme alle due chiese sottostanti, San Pellegrino e Santa Maria, formavano un monastero, Momenaco, esistente già nel X secolo. Chiesa di Santa Maria Assunta: Eretta tra il XI secolo e il XII secolo; la facciata presenta un portale romanico mentre nella parte alta si apre una grande finestra con quattro leoni che sporgono; l'interno è diviso in tre navate, interessanti le colonne provenienti da edifici romani dell'antica Peltuinum. Oratorio di San Pellegrino: Ricostruito nella seconda metà del XIII secolo per opera dell'abate Teodino. Si pensa questo edificio religioso sia stato eretto per ordine di Carlo Magno, poiché sull'architrave del rosone si legge un'iscrizione che lo riguarda. Come arrivare al Castello di Bominaco, frazione di Caporciano:  A24 RM-TE uscita L'Aquila Est/ proseguire in direzione San Demetrio/ Fagnano Alto/ Caporciano/ Bominaco da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ L'Aquila/ San Demetrio/ Fagnano Alto/ Caporciano/ Bominaco. Architetture di Caporciano – Bominaco. Borgo di Bominaco: Sito archeologico di Peltuinum, a confine con Prata d'Ansidonia. Borgo di San Nicandro a confine con Castel Camponeschi. Castello di Leporanica. Chiesa parrocchiale di San Benedetto abate di Caporciano.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE CAPORCIANO (AQ)
Le Chiese monumentali di Bominaco. Santuario di San Michele. Chiesa di Santa Maria di Centurelle: La chiesa si trova nel mezzo della piana di Navelli, a confine tra Caporciano e San Pio delle Camere; facilmente raggiungibile dalla nuova rotatoria del 2012. La chiesa risale al XV secolo e fu cambiata nello stile architettonico interno nel XVII secolo con aggiunte barocche e rinascimentali. L'esterno rettangolare, con semplice facciata a capanna, si è mantenuto nello stile medievale. E' possibile visitare le chiese monumentali di Bominaco tutti i giorni:  dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 19 (tranne che nel periodo invernale in cui l'ora di chiusura è fissato alle ore 16.00) Per avere accesso alle stesse recarsi davanti al cancello dell'oratorio di S. Pellegrino e telefonare al numero che trovate sul cancello. Maggiori informazioni  sul sito della parrocchia di Bominaco o sul seguente. Bominaco - Il Castello – Recinto: Le vicende del sito, ai margini dell’altopiano di Navelli, sono strettamente connesse alla vita del monastero di Momenaco con le superstiti chiese di Santa Maria Assunta e di San Pellegrino. Il castello è costituito da un recinto trapezoidale scandito da torri quadrate e, nel punto in cui il trapezio si restringe, la cinta muraria si conclude con una torre cilindrica con base scarpata e coronamento aggettante che si inserisce nel più ampio sistema di comunicazioni visive con le altre fortificazioni presenti sul territorio. La struttura delle mura è realizzata a sacco con pietre di piccola pezzatura; la stessa tecnica costruttiva caratterizza la torre tonda che si eleva, senza rastremazioni, per tre piani di eguale altezza. Singolare è l’assenza di struttura di collegamento verticale che fa supporre un accesso ai piani superiori per mezzo di scale retrattili. L’inedito accostamento della torre con il recinto intervallato da torri quadrate, fu realizzato presumibilmente nella prima metà del XV secolo dopo la spedizione di Braccio da Montone del 1424 e forse sull’idea di Cipriano di Iacobuccio da Forfora, ricco possidente aquilano, feudatario di Bominaco, secondo uno schema che appare antiquato rispetto ai progressi dell’architettura difensiva del ‘400.
CAMPEGGI CAPORCIANO (AQ)
Caporciano - Chiesa di San Pietro in Valle: L’edificio come si presenta oggi nella sua veste suggestiva a ridosso di una valle il cui bosco ghermisce ormai la chiesetta, è databile alla prima metà del 1200. Indagini di natura archeologica, condotte nel corso di un restauro del 1990, ne hanno arricchito la conoscenza storica. In tale circostanza furono rinvenute quattro sepolture terragne alle spalle dell’abside e in ciascuna delle quattro fosse, scavate direttamente nella terra e ricoperte con materiale di reimpiego da vicine strutture antiche demolite, sono state identificati i resti di più corpi umani. La presenza di alcuni frammenti ceramici (acromi e a vetrina pesante) fanno supporre che l’inumazione risalga al IX-X sec. La successiva costruzione della chiesa causò probabilmente lo spostamento delle tombe e l’unione di più sepolture. La presenza di materiali romani è forse indizio dell’esistenza di un ben più antico edificio romano i cui resti sono sepolti forse sotto la chiesa. Varie notizie riportate dall’Antinori, dal Bindi e dal Celidonio, così come detto in premessa, parlano di un’antica chiesa intitolata a San Cesidio della quale manca peraltro una identificazione certa. In uno scritto del 1957 di Mons. Equizi:”Storia dell’Aquila e della sua diocesi”, l’autore ritiene che l’antico titolo di S.  Cesidio sia stato mutato in quello di S. Benedetto, l’attuale parrocchia, in occasione del passaggio ai benedettini. Tale supposizione tuttavia è assai improbabile per vari motivi: La chiesa di S. Benedetto, così come risulta dai documenti parrocchiali, fu intitolata a San Liberato nel 1692 e conservò questo nome fino al 1808, quando prese quello attuale di S. Benedetto. Il titolo di San Cesidio comincia a comparire negli scritti antichi già a partire dalla fine dell’anno mille, ed è assai improbabile che essa potesse trovarsi sul luogo in cui nel 1200 fu costruito il castello. Escluso quindi che S. Cesidio potesse essere il primo impianto dell’attuale parrocchiale e non avendo rinvenuto alcun fatto architettonico nell’abitato di Caporciano, sufficientemente conservato nella parte antica, che indicasse un altro sito per la chiesa di S. Cesidio, non resta che supporre che detto edificio si trovasse sul luogo dell’attuale chiesa di S. Pietro. D’altronde, vari resti alto medievali presenti nella chiesa di S. Pietro e, come detto in premessa, gli scavi archeologici effettuati recentemente, ci indicano chiaramente già dal IX-X secolo la presenza di vita religiosa sul luogo. Si può dunque affermare che il primo edificio religioso sorto a Caporciano, sia la chiesa di S. Cesidio, molto probabilmente ubicata sul luogo dell’attuale chiesa di S. Pietro. Per conoscere la storia di S. Pietro, seguiremo quindi le vicende relative alla chiesa di S. Cesidio. Caporciano, prossimo a Bominaco e a S. Benedetto in Perillis, dovette certamente dipendere da questi monasteri. Bominaco faceva parte del territorio di proprietà dell’Abbazia Benedettina di Farfa fin dalla metà del X sec. Le notizie riportate dalle fonti, relativamente ai due complessi monastici di Bominaco e S. Benedetto, sono spesso discordanti tra loro. E’ tuttavia ipotizzabile che S. Cesidio facesse parte delle proprietà di Bominaco e, visto che tutta la zona fu soggetta per un lungo periodo al Monastero di S. Benedetto, che fosse parte anche di quest’ultimo. Una fonte ci dice che le chiese e i beni di alcuni paesi, fra cui Caporciano, vennero concessi nel 1001 da Oderisio, figlio di Bernardo conte di Valva, al cenobio di Bominaco. Da un successivo documento del Codice Diplomatico Sulmonese, sappiamo che nel 1092 S.
VILLAGGI TURISTICI CAPORCIANO (AQ)
Caporciano - Chiesa di San Pietro in Valle: Cesidio fa parte del Monastero di S. Benedetto e che viene menzionata nell’atto di donazione che Ugo di Gerberto fa nel medesimo anno a favore della diocesi Valvense. I monaci di Bominaco nel 1093 si opposero tenacemente a questa donazione e la controversia venne portata al giudizio del Papa, ma la curia romana, con alterne vicende, diede ragione ora agli uni ora agli altri. In queste aspre contese, che si protrassero fino alla fine del XIII sec., un altro passaggio importante per la chiesa di S. Cesidio è contenuto in una bolla che il Papa Clemente III emanò il 15 aprile 1188. La bolla descrive tutti i territori compresi nella Diocesi Valvense e fra i possedimenti viene menzionato “in Caporzano S. Cesidio, cum ecclesii”. Nella contesa la parte vincente è dunque la Diocesi Valvense, anche se i Monaci di Bominaco mantengono una forte autonomia. Tuttavia le liti, che riesplodono nel XIII sec., vengono temporaneamente placate, come già detto, dall’editto che Carlo d’Angiò emana nel 1271 con cui prende sotto la sua protezione S. Benedetto in Perillis e quindi S. Cesidio. Abbiamo anche accennato che la chiesa resterà sotto la protezione reale fino a quando nel 1294, per ordine del Papa Celestino V appena eletto fu aggregata alla Badia Moronese. La bolla conservata nell’Archivio Vaticano recita…..”Nos igitur predictam ecclesiam Sancti Cesidii de Caporzano cum omnibus possessionibus…..Intorno alla metà del 1200 fu quindi costruita la nuova chiesa che conservò almeno inizialmente il nome di S. Cesidio e fu poi intitolata a S. Pietro. E’ di questo periodo infatti un affresco di “eccezionale importanza e qualità” come definito da Giuseppina Magnanimi che ne curò il restauro nel 1970. L’affresco, staccato e ora conservato nel Museo Nazionale D’Abruzzo rappresenta sulla sinistra la Deposizione con la Vergine che custodisce in un’ampolla il sangue di Cristo, le Pie donne, due devoti e S. Benedetto che mostra la regola. Nel clima storico di forti contese, a cui abbiamo più sopra accennato, l’immagine di San Benedetto che mostra la regola può anche essere interpretata come un’affermazione del potere benedettino. Il tema iconografico della Madonna Regina che custodisce l’ampolla con il sangue di Cristo, molto diffuso in Francia, fa ipotizzare la realizzazione dell’opera nel periodo in cui la chiesa fu sotto la protezione di Carlo d’Angiò (1271-1294) e avvalora la tesi secondo cui la chiesa di San Cesidio, menzionata ancora in documenti del 1294, coincidesse con la chiesa di San Pietro: Nel secolo successivo, la chiesa venne arricchita con uno splendido ciborio di gusto leggermente goticheggiante e di tre edicole con le medesime fattezze. Altri reperti, tra cui un affresco datato 1430, sono la testimonianza di un continuo arricchimento di cui l’edificio fu oggetto fino a metà del XV sec. E’ ipotizzabile che inizialmente la chiesetta fosse di dimensioni più piccole e che il primitivo ingresso si aprisse sulla facciatella dell’ala destra del transetto. Il successivo ampliamento, non più tardo del XIV sec., comportò lo spostamento del ciborio che fu addossato alla parete affrescata con pitture della fine del trecento. Il ciborio fu poi staccato dalla parete di fondo, nel corso del restauro del 1970. Numerosi altri affreschi, databili fino al XV sec., sono conservati nell’edificio. L’attuale forma della chiesa, liberata anche da murature ottocentesche addossate alle ali del transetto, è riconducibile alla croce greca, con copertura a timpano e con gli esterni improntati a molta semplicità. E’ tuttavia forte la suggestione che ne deriva dall’aspetto leggermente rupestre, distaccato ed inserito in una cornice paesaggistica di grande emotività. Un documento del 1929, dell’allora podestà Francesco D’Alessandro, ci dà notizia di alcuni lavori eseguiti nell’antica chiesa……”quasi abbandonata da moltissimi anni”. I lavori consistettero nella trasformazione del cimitero ad ossario, nella sistemazione del tetto, degli infissi e del “Piazzale della Rimembranza” secondo l’enfasi fascista dell’epoca. Nel corso di un restauro eseguito a cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistico-Storici dell’Abruzzo nel 1969-70 si provvide a liberare l’edificio da alcune superfetazioni nelle ali laterali ed effettuare il distacco del pregevole affresco citato nel testo.
AFFITTACAMERE CAPORCIANO (AQ)
Caporciano - Chiesa dell'Addolorata. Questo edificio è sorto completamente addossato alla parrocchiale di S. Benedetto, tra lo spazio che a sinistra di questa è residuo del muro perimetrale e del transetto. Costituisce un esempio molto diffuso nella regione ed assai simile alla chiesa della confraternita di Tussio anch’essa addossata alla parrocchiale. Con la costruzione della chiesa intitolata alla Madonna Dolorosa, si completò l’assetto urbanistico nuovo che discendeva dalla trasformazione del vecchio castello. In tal modo si individuò definitivamente la via principale del centro abitato e lo slargo che un po’ generosamente viene chiamato “piazza”. La strozzatura della “piazza” deriva proprio dall’aver costruito la chiesa sul probabile perimetro esterno del castello. Tuttavia, un allargamento verso est sarebbe forse stato difficile perché avrebbe interferito con il vecchio tracciato murario che probabilmente nel frattempo aveva trovata diversa utilizzazione in abitazioni civili. Anche verso ovest, il considerevole dislivello deve aver sconsigliato un eccessivo allargamento. La chiesa è dunque sorta nel Settecento per le onoranze dei defunti, ad opera della Confraternita appositamente costituita. Non ha subito da allora soverchie trasformazioni se si eccettuano alcune modificazioni alle decorazioni pittoriche interne. In un’iscrizione posta sopra la cantoria è infatti detto che nel 1885, in onore della Beata Vergine dei Sette Dolori, la Confraternita con le oblazioni e con il lavoro dei suoi iscritti, restaurò il sacello. L’interno è ad unica navata voltata a botte con tre lunette. In quelle di sinistra, verso la strada, si aprono altrettante finestre. Sul lato destro, addossato alla parrocchiale di San Benedetto appaiono pseudo aperture in cui la prima decorazione settecentesca dipinse finestre con grate ed il successivo ritocco ottocentesco, ornò ulteriormente con dei tendaggi che di fatto coprirono la precedente pitturazione. Il restauro del 1989, ha ristabilito gli eventi storici lasciando nella pseudo finestra centrale la raffigurazione settecentesca, nelle altre due quella del secolo successivo. L’interno della chiesa è concluso con una semicupola sopra l’unico altare. Al di sopra dell’ingresso, sorretta da quattro colonne, vi è la cantoria a più livelli che conteneva l’organo. Tutto l’interno è affrescato con decorazioni di gusto settecentesco e cromie confacenti al culto dei morti. Nove pitture importanti, di cui due su tela e le altre su affresco, poste al soffitto e sulle due pareti laterali al di sopra del coro ligneo, illustrano la passione di Cristo dalla flagellazione alla deposizione. Anche il pavimento di questa chiesa è particolarmente interessante e certamente coevo a quello realizzato nell’ 800 nella chiesa di San Benedetto. E’ in pietra squadrata e presenta al centro dell’aula, una greca con pietra nera che corre fino all’altare. Anche su questo edificio si è iniziato il restauro per rimediare ai gravi danni che un parziale crollo del tetto aveva causato alle decorazioni interne. La tecnica usata per le coperture è stata la stessa descritta per la chiesa di San Benedetto. Le decorazioni interne invece sono state restaurate dal decoratore che ha affrontato e risolto il problema dei fumi delle candele che negli anni avevano annerita la volta. Nell’occasione del restauro è stata sostituita la bussola di ingresso, già in metallo, con un’altra in legno la cui tipologia è stata ripresa e riprodotta anche in altre regioni d’Italia.
BED & BREAKFAST CAPORCIANO (AQ)
BED & BREAKFAST CASA AGRIPPA
Via Madonnella,7 - 67020 Caporciano (Aq)
tel. 0862 93770
CASE PER VACANZA CAPORCIANO (AQ)
Caporciano - Chiesa di Santa Maria de' Centurelli. In uno dei periodi di maggior importanza dei tratturi, si costruirono lungo il loro percorso le cosiddette chiese pastorali. Siamo nel 1500 e S. Maria dei Centurelli (già detta Cintorelli, Sciantarelli, Incerulae…..) sorse lungo il percorso tratturale dove avvenne una biforcazione. Il ramo principale, che proseguiva per l’altopiano delle Cinquemiglia e quindi verso il Tavoliere seguendo in gran parte il tracciato della via Claudia Nova, si diramò in un ramo secondario che, valicando le ultime propaggini meridionali della catena del Gran Sasso, si affacciò nel versante nord-est verso l’area casauriense. La chiesa di Centurelli sorse quindi in un luogo strategico, che rivestiva grande importanza e giustifica perciò la dimensione dell’edificio. Le fonti storiche ci narrano di una piccola chiesetta dei “Fratelli della Cintura” che esistette fino al 1502. A seguito di un miracolo avvenuto sul luogo, ma di cui non si hanno notizie certe, fu iniziata la costruzione della grande chiesa, completata nell’anno 1561. La vitalità religiosa del tempio è sempre stata legata alla transumanza e si è mantenuta fino a quando questa rappresentò un aspetto economico importante per le genti abruzzesi. L’unità d’Italia, sul finire dell’800, comportò nuovi modelli di sviluppo e la pastorizia andò pian piano perdendo la sua peculiarità. Già nel 1877, nell’anno dell’ultima visita pastorale di mons. M.L. Filippi, la chiesa risultava in abbandono e fu successivamente interdetta  al culto: una prima volta il 25 luglio 1905 e definitivamente il 19 aprile 1935. Una delle due campane è ora conservata nel campanile della parrocchiale S. Benedetto e si narra che vi sia stata portata dal caporcianese Bernabei Fonzi per sottrarla ai briganti che infestavano la zona. La facciata del maestoso edificio è a coronamento orizzontale, sul tema delle più famose chiese aquilane. Timidamente rinascimentale, legata agli schemi iconografici degli edifici minori dei secoli XV e XVI, ha similitudini con la facciata di S. Giusta di cui ricalca le lesene angolari e la cornice che ne interrompe l’altezza e separa il portale dall’oculo del rosone. Anche in S. Pietro, S. Marciano e S. Silvestro, trova illustri precedenti che certamente ne hanno ispirato le fattezze. A differenza degli edifici aquilani, la chiesa dei Centurelli ha un marcato slancio verticale appena smorzato dal cornicione sbalzante a doppio fregio. Portale – Il portale, realizzato nel 1558 sul finire della costruzione del tempio, non trova analogie con quelli aquilani. Piccole lesene scanalate e colonnine tonde sorreggono un architrave modanato ed una lunetta sormontata da un archivolto di scarico. Ai fianchi due piccole lesene sostengono la trabeazione che reca incisa la data di costruzione e sul fianco destro si addossa alla cappella del transetto, un caratteristico porticato voltato, dai grossi pilastri squadrati e dalle basse archeggiature a piano sesto. Un portalino simile a quello di facciata ma di dimensioni ridotte è addossato a questo corpo. In alto, tre monofore ad arco semicircolare danno luce all’interno. L’abside, di forma stranamente allungata è concluso con forma poligonale ed una monofora. L’altro fianco, che guarda verso S. Pio, è assai semplice e ricalca il fianco opposto; ha anch’esso tre monofore e un portalino uguale a quello del fianco destro. Un’unica lesena, scandisce lo spazio della prima campata: La pianta a croce latina è definita da un’unica navata e due cappelle laterali che formano i bracci del transetto con un grande arco trionfale che incornicia l’altare di gusto barocco. Due restauri, eseguiti sul finire degli anni  ’50 e ’60, hanno preservato le fattezze di una chiesa che conserva ancora intatto un suo fascino. Per il frettoloso e moderno viandante, che percorre in automobile la vicina strada statale ricalcante il tracciato della romana via Claudia, e poi del tratturo, è motivo di interesse ammirare la vigoria di una simile architettura che si staglia nel paesaggio rupestre. Un provvidenziale intervento di consolidamento e restauro, eseguiti in un primo tempo dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e quindi della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici e Storico-Artistici dell’Abruzzo nel corso degli anni sessanta e settanta, ha scongiurato il crollo dell’edificio. Nel corso dei lavori sono state consolidate ed eliminate le strutture fatiscenti, ricostruito un nuovo tetto ed arrestato il processo di degrado. L’imponenza dell’edificio e la magnifica cornice paesaggistica dell’intorno ne impongono la conservazione attraverso auspicabili ulteriori interventi di restauro.
APPARTAMENTI PER VACANZA CAPORCIANO (AQ)
Caporciano - Parrocchiale San Benedetto Abate. Anche per la parrocchiale S. Benedetto non esistono notizie certe sulla sua costruzione. Visto comunque che essa è sorta sui resti del castello di Caporciano, la sua origine va ricercata nel declino di quest’ultimo. Già nella prima metà del cinquecento il Regno di Napoli iniziò a dotarsi di nuove fortezze militari che potessero resistere alle nuove armi da fuoco (nel 1534 iniziò la costruzione della nuova fortezza aquilana). Di conseguenza persero importanza tutte quelle fortificazioni, come il castello di Caporciano, la cui struttura militare era da considerarsi superata, analogamente a molti castelli medievali abruzzesi che nel Seicento risultavano abbandonato oppure trasformati in residenze nobiliari. Quello di Caporciano subì un duplice destino. Per una parte venne adibito a residenza dei signorotti del luogo e per un’altra parte venne adibito ad uso religioso. E’ dunque da collocare nel Seicento la costruzione della chiesa principale di Caporciano. Due pietre erratiche, rinvenute nel recente restauro sugli angoli opposti della facciata della chiesa, ci forniscono interessanti spunti. In particolare quella a destra riporta una frase di Vincenzo Ferreri, dichiarato Santo nel 1455, e la frase è un’incitazione a lodare e onorare Dio poiché è giunta l’ora del giudizio e si chiude…. “Veniamo a te o Cristo come pastore così il cammino sarà svelato. A.D. 1600”. Il Santo, nato in Spagna, evangelizzò i popoli nel mezzogiorno di Francia, in Piemonte e in Lombardia, e predicò contro gli eretici. Suo tema particolare era quello di annunciare l’imminenza del Giudizio Universale. Morì in Bretagna. Poiché il culto del Santo si diffuse nel centro Italia proprio intorno al ‘600, è ragionevole supporre che la data riportata nella pietra possa riferirsi al momento in cui fu incisa. Inoltre la frase risulta particolarmente adatta per l’ingresso di un luogo di culto, e perciò è verosimile che la pietra sia stata scolpita proprio per essere posta all’ingresso della chiesa di S. Benedetto. Altre notizie storiche ci vengono dall’archivio parrocchiale. Fino ad allora la parrocchia di Caporciano era stata la chiesa di S. Pietro. Le controversie sul possesso della parrocchia, che era già stata sotto la giurisdizione del Vescovo di Valva, si dilungarono per molti anni. Nel 1580 – quand’era vescovo Mariano da Racciaccaris – i monaci celestini chiesero alla Corte Romana di poter far valere i loro diritti sulla parrocchia di Caporciano. Anche in questo caso la disputa durò a lungo. Il Papa Alessandro VIII infine decise a danno degli Abati di Collemaggio ed a favore del Vescovo aquilano Ignazio de Lazarda il quale rese visita per la prima volta alla sua nuova parrocchia nei giorni 19 e 20 settembre 1692 e decretò che le due parrocchie allora esistenti S. Pietro e S. Liberato – fossero riunite con il titolo di S. Liberato Abate e Martire e che si provvedesse di un curato perpetuo con il titolo di Arciprete. Tre anni dopo, nel 1692, il Vescovo dell’Aquila, spedì la bolla al primo arciprete Don Angelo De Mattheis, che rimase a Caporciano fino alla sua morte avvenuta nel 1732. Da tali eventi si deduce che qualche cosa di nuovo ed importante era successo a Caporciano: era stata costruita una nuova chiesa, laddove il centro abitato si era ormai già ampiamente costruito e sviluppato e dove prosperavano già gli edifici dei signori. La rinuncia alla parrocchia di S. Pietro avveniva a favore di un nuovo edificio più grande che poteva ospitare l’alto numero di cittadini che sicuramente il paese già contava. L’ultimo consistente ampliamento dell’ex castello, nel versante est, è datato 1689. Evidentemente è facile supporre che la seconda metà del ‘600 fosse stato per Caporciano un periodo particolarmente attivo e florido tale da consentire al centro di dotarsi di una chiesa di dimensioni certamente considerevoli che andò ad occupare la parte ovest del vecchio castello, definendo un nuovo assetto urbanistico a tutta l’area circostante.
CASE PER LE FERIE CAPORCIANO (AQ)
Il catino absidale della Parrocchiale San Benedetto Abate di Caporciano interrompe il tratto di cortina della fortificazione e parte della muratura della chiesa è stata realizzata con materiale di recupero proveniente dal disfacimento del recinto fortificato. La definizione dello spazio urbano antistante l’edificio è dovuto ad interventi successivi, del settecento, ottocento e novecento. La parrocchia rimase con il titolo di S. Liberato fino al 15 maggio 1808 quando prese il nome di S. Benedetto Abate e vennero espulsi i monaci celestini diventandone proprietari i parroci. Dalla relazione fatta nel 1876, a seguito della visita pastorale del vescovo dell’Aquila M.L.Filippi, emerge fra l’altro che nel 1848 la chiesa fu oggetto di un piccolo ampliamento di cui però non si è trovato riscontro nelle strutture dell’edificio. L’ecclettismo ottocentesco, ne determinò un gusto neo-classico assai ricorrente nell’aquilano. Il restauro eseguito nel 1996, ha permesso di datare anche questa fase. Gli stucchi, i cornicioni, i putti, gli stilemi sono stati realizzati da Ferdinando Passacantando ed ultimati con firma su un fregio della volta il 19 ottobre 1880. Solo nel 1935 la chiesa fu decorata con i finti marmi delle lesene, la foglia oro e la colorazione a tempera. Le decorazioni, furono eseguite con il contributo del popolo e per elargizione dello stesso arciprete Don Francesco Marimpietri di S. Demetrio. Durante il restauro del 1996, dopo la prima descialbatura sono venute alla luce le firme autografe di molti caporcianesi che durante le esibizioni canore sulla cantoria apponevano la loro firma sui muri, secondo una pessima abitudine dalle radici profonde. L’ultima firma ritrovata portava la data del 1934. Prima della realizzazione degli stucchi eseguiti nel 1868, vennero richiuse due nicchie poste sul catino absidale lateralmente all’altare maggiore. Altri lavori furono eseguiti nel 1906 allorquando si pavimentò con graniglia di cemento, ora fatiscente, la zona dell’altare maggiore. Interno della Parrocchiale San Benedetto Abate di Caporciano: La pianta della chiesa è a croce latina, con un presbiterio rialzato di tre gradini su cui poggia la balaustra in cemento policromo realizzata nel 1935 da parte di tal Veneziani dell’Aquila. L’edificio è adorno di dieci cappelline laterali, più l’altare maggiore. Al centro del transetto, si staglia la cupola coperta con un tamburo ottagono. Particolarmente apprezzabile è l’armonia creata dalle proporzioni sapienti del suo interno: il giusto equilibrio tra la pianta e l’alzato le conferiscono un aspetto quasi maestoso derivante più dal gusto rinascimentale che dal concetto della spazialità barocca. La copertura a botte è realizzata con cannucciato e gesso ancorati su una struttura portante in legno. La partitura orizzontale è scandita da campate grandi e piccole alternate, in corrispondenza delle campate più larghe la volta a botte si conclude con una lunettatura che contiene ampi finestroni. L’ingresso è coperto dalla cantoria che ha un organo a canne realizzato alla fine del settecento, probabilmente ad opera del famoso organaro Fedeli. Particolarmente interessante è il pavimento in pietra, presente su quasi tutta la chiesa che, nella fascia centrale, è policromo con intarsi di pietre rosse e nere. La precedente pavimentazione in mattonelle di cotto è rimasta come testimonianza storica negli angoli degli altari delle cappelline laterali. L’assetto interno attuale della fabbrica, è stato definito alla fine dell’’800 sul modello delle chiese di S. Giovanni nel convento di Capestrano e della cattedrale di S. Massimo dell’Aquila. Anche le successive decorazioni del 1934 sono state eseguite simili a quelle. Esterno della Parrocchiale San Benedetto Abate di Caporciano: L’esterno dell’edificio è impostato ad estrema semplicità e non rispecchia certamente la sontuosità interna. Il paramento murario è in pietrame incerto a faccia vista senza intonaco; la facciata è conclusa molto semplicemente con un timpano. Così come già detto, in questa chiesa sono stati eseguiti numerosi interventi di restauro nel corso degli anni soprattutto per arrestare il degrado degli elementi strutturali e decorativi. L’ultimo intervento, tuttora in corso, interessa il ripristino delle coperture e il restauro delle decorazioni interne. Gran parte dei tetti, ad esclusione della zona di ingresso revisionata dal Genio Civile negli anni ’70, è stata ripristinata con una struttura portante metallica su supporti reticolari e lamiera recata, poggiante su cordoli di coronamento. Questa soluzione è stata scelta in quanto molto leggera e duratura nel tempo. I decori all’interno della chiesa, sono stati restaurati e ripristinati dal pittore-decoratore Di Valerio che ha mostrato sensibilità e capacità interpretativa seguendo le indicazioni della direzione dei lavori. Senza modificare l’impostazione ottocentesca delle pitture, si è provveduto a ridare più calore all’ambiente e ad esaltare le decorazioni degli undici altari con foglia oro e finti marmi. Particolarmente apprezzabile è stato il risultato ottenuto con l’intervento sui capitelli, sugli evangelisti, all’imposta della cupola e sulle statue, mediante il lavaggio delle superfici. Anche il nuovo impianto di illuminazione ha esaltato il gusto neo-classico della chiesa con illuminazione indiretta posta sul cornicione di imposta della volta e con la valorizzazione degli aspetti architettonici più significativi.
COUNTRY HOUSE CAPORCIANO (AQ)
Bominaco - San Pellegrino. Il piccolo oratorio dedicato a S. Pellegrino è situato a pochissima distanza dalla chiesa di S. Maria Assunta ed era indubbiamente inerente il complesso abbaziale. A conferma di ciò anche il fatto che allo stesso santo, secondo i documenti a noi noti, era in origine intitolato l’intero monastero.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' CAPORCIANO (AQ)
Il monastero di Bominaco. L’oratorio di San Pellegrino si sviluppava sul fianco sinistro della chiesa, come testimonia l’analisi delle partiture murarie, sul quale le quattro finestre che vi si aprono e le due porte che collegavano l’abbaziale direttamente agli ambienti monastici, mancano di qualsiasi decorazione, esattamente all’opposto di ciò che riscontriamo sul fianco destro con le cornici delle finestre riccamente decorate insieme all’archivolto del piccolo portale. Sempre sullo stesso lato, nel rialzamento del corpo centrale, corre continua dalla facciate verso le absidi, una cornice ad archetti pensili, sotto alcuni dei quali, quasi casualmente, sono scolpiti grandi fiori, animali, patere. Mirabile per armonia ed eleganza è la zona absidale esterna con tre absidi che si elevano su un’alta zoccolatura e poi si alleggeriscono ancora attraverso un coronamento ad archetti pensili, otto continui per ognuna delle due absidi minori, mentre i nove a doppia ghiera di quella centrale sono tripartiti da due esili semicolonne che, attraverso plinti di classica armonia, salgono trasformandosi a poco più di ¾ dell’altezza in lesene con capitellini a tronco di piramide capovolta, decorati, a loro volta, l’uno con un’aquila ad ali spiegate rappresentata frontalmente e l’altro con una foglia d’acanto che, in alto, accenna a ripiegarsi su se stessa. Sull’abside maggiore tra finestre con cornice decorata si aprono a dar luce all’interno, mentre per quelle minori ne è riservata una. L’analisi stilistica della scultura architettonica delle pareti d’ambito deve partire dal portale di facciata la cui decorazione, come si è detto, è limitata all’architrave e all’archivolto. Questo, a sesto pieno, è composto da una doppia cornice, l’interna verticale e l’esterna leggermente inclinata verso l’altra. Su entrambe, benché capovolta, la stessa decorazione a palmette stilizzate continue, racchiuse ognuna in anelli che si dipartono da lembi generatisi dalla loro stessa base, ha un carattere puramente grafico con una prevalenza della linea rispetto al modellato. Inevitabile a questo punto è il confronto con i portali della chiesa abbaziale di S. Liberatore a Maiella presso Serramonacesca (PE), soprattutto con l’archivolto del portale laterale destro di facciata. Ma direttamente collegabile a Bominaco è l’archivolto del portale di S. Pietro ad Oratorium presso Capestrano, datato al 1100 grazie ad un’iscrizione, nel quale, constatando una precisa citazione del modello fornito da S. Liberatore, rileviamo un’altrettanto precisa volontà di allontanarsene attraverso una nuova e locale interpretazione. Proprio ciò accade nel nostro portale, dove punte di originalità si raggiungono nella decorazione dell’architrave con la rappresentazione di un leone centrale, manifesta è l’intenzione di rinunciare alla simmetria, a suddividere cinque foglie racchiuse in anelli continui da cinque fiori che, un sottile nastro a tre bande incornicia insieme e poi, intrecciandosi, raccoglie uno per uno in lacunari. A queste decorazioni sono affini, per sostanza plastica e non per soggetto, le due finestre poste sul lato settentrionale della chiesa in prossimità della facciata e il portale che su questo stesso lato si apre: i tralci vegetali che incorniciano le finestre sono governati ancora da un certo linearismo e la bidimensionalità che ne consegue riappare nell’architrave del suddetto portale, mentre non si riscontra nella cornice esterna del suo archivolto, con otto grandi fiori a doppio giro di petali che si staccano decisi e plastici dal fondo, né tantomeno nella cornice interna composta da una doppia banda, l’una ad ovoli e l’altra a dentelli in un diretto dialogo con l’antico. Tuttavia, il modo di trattare la pietra cambia sostanzialmente nella terza finestra del lato nord in cui l’arioso tralcio generato dalle code di due leoni scattanti e dinamici, non occupa tutto lo spazio disponibile, lasciando emergere ampie porzioni di fondo. Benché la linea costituisca ancora l’elemento dominante, è chiaro il tentativo di dare più sostanza plastica al modellato sorpassando decisamente i limiti imposti dalla bidimensionalità. Lo stesso nelle finestre absidali, ma non in tutte. In quella a sinistra dell’abside centrale, il sinuoso incedere del tralcio, terminante in alto in due teste affrontate di serpenti, è ottenuto per abbassamento di fondo così che le forme appaiono come ritagliate su di questo, generando, nella stilizzazione lineare, un netto contrasto chiaroscurale, mentre nelle restanti tre il modellato rende corposi e carnosi i tralci e i fiori, intraprendendo ancora un originale, complesso rapporto con gli esiti artistici del mondo antico. Queste tendenze classicheggianti si possono considerare tra le primissimi nel panorama della scultura abruzzese ed avranno più largo e deciso sviluppo, sempre in chiave nuova e in autonoma interpretazione, nel portale della chiesa di S. Clemente al Vomano vicinissima cronologicamente all’abbaziale di Bominaco. Sulla base delle considerazioni fatte si potrebbe ipotizzare la presenza di due diverse botteghe di lapicidi, mentre il Gavini nel suo sempre valido studio, attribuisce ad una sola mano l’esecuzione sia delle otto finestre sia del portale nord. All’interno, la navata maggiore larga quasi il doppio delle laterali, è separata da queste mediante due file di robuste colonne che sorreggono archi a tutto sesto, il cui cadenzato andamento è interrotto da due pilastri a sezione cruciforme che, anticipando la zona presbiteriale rialzata di tre gradini, anche per superare il dislivello del suolo roccioso che, in alcuni punti, emerge prepotente dal pavimento, inquadrano un grande arco a sesto pieno. I tre ambienti presbiteriali sono coperti con volte a crociera delle quali la centrale costolonata, mentre il resto dell’edificio presenta una copertura con capriate a vista. In realtà la chiesa di S. Maria Assunta, come si presenta oggi, è frutto di un restauro realizzato negli anni trenta del secolo scorso da Antonio De Dominicis, che ha restituito, ricostruendoli in parte, alcuni elementi d’arredo liturgico ed ha eliminato le aggiunte apportate all’edificio durante i rimaneggiamenti tardo-settecenteschi, documentati da alcune foto. Entrando si rimane letteralmente incantati dalla vigorosa eleganza delle forme e il complesso di opere, dall’ambone alla cattedra, dal ciborio al cero pasquale, contribuisce a rendere la chiesa di Bominaco tra le più complete e preziose testimonianze del medioevo abruzzese. Queste opere si andarono ad aggiungere in momenti successivi mentre gli elementi scultorei interni pertinenti alla fase costruttiva dell’edificio sono solo i capitelli.
RIFUGI E BIVACCHI A CAPORCIANO (AQ)
Monumenti dei caduti, dei defunti, degli emigranti. Il nostro, Comune ha un piccolo primato: vanta ben tre monumenti ai Caduti e uno agli emigranti. Due a Caporciano,  uno a Bominaco ed uno all’Emigrante a Centurelli. Il primo fu realizzato negli anni venti, dopo la Grande Guerra, e appoggiato alla Chiesa della Confraternita. Era un altare con i simboli della Patria e l’elencazione dei Caduti.  L’Amministrazione Comunale ne fece redigere uno nuovo inaugurato l’ 1 novembre 2006, sullo stesso luogo. L’opera fu realizzata dall’artista aquilano Palumbo. E’ una figura femminile in bronzo, molto coinvolgente. Fissa il momento in cui una giovane donna, con un bimbo in grembo (che rappresenta il futuro di un Popolo) viene raggiunta dalla notizia della morte del suo Sposo in guerra. Sul blocco di granito su cui poggia l’effige femminile  sono riportati i nomi dei caduti nelle guerre ed una frase di Papa Giovanni Paolo II che recita “…  Mai più violenza! Mai più guerra! Possa ogni religione portare sulla terra giustizia e pace, perdono e vita ….”Questa commemorazione viene celebrata, come ormai consuetudine da anni, nel primo dei due giorni  festivi che si celebra a Caporciano  tra giugno e luglio. L’altro monumento ai caduti ,fu realizzato circa venti anni fa nell’area dell’ex aia di Piedi la Terra a Caporciano. In uno spazio ai margini dell’abitato. L’obiettivo era quello di inserire quel luogo nell’ambito urbano che in parte, già lo era diventato con la realizzazione delle attrezzature sportive. Questo monumento, in pietra e cemento, fu progettato dall’Ing. Giancarli.  Attraverso delle quinte in pietrame, ci si avvicina ad una architrave in cemento che costituisce  una simbolica porta  verso il tema della commemorazione. A guardia del monumento fu collocato un cannone su ruote risalente alla Grande Guerra. La commemorazione in questo luogo coincide con la prima domenica dopo Ognissanti e ricorda anche la vittoriosa fine della Prima Guerra mondiale, (4 novembre 1918). Il terzo e più recente monumento, è un semplice cippo in pietra di età imperiale romana, posto in adiacenza della Chiesa di S. Maria a Bominaco. Il semplice e simbolico monumento risale al 2002 e da allora, ogni anno nel giorno del ferragosto, vi risuonano le note del silenzio e dell’Inno d’Italia. Infine nel 2006 fu realizzato dal maestro Pelliccione, un superbo monumento in bronzo: un emigrante dei nostri Paesi con la bisaccia a tracollo e il bastone energicamente afferrato per mano, che va e gira per il Mondo. Fu posto vicino alla Chiesa di Centurelli, in pieno Tratturo Magno. In un luogo simbolo della Piana, per motivi storici, religiosi ed infine politici. Allo splendido monumento manca però  l’associazione di un evento e di una data che possa periodicamente rievocare quello che simbolicamente rappresenta: l’emigrazione di ogni tempo!
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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