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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Capestrano

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI CAPESTRANO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di CAPESTRANO (Aq) (m. 465 s.l.m.)
     
  CAP: 67022  - 0862 -  0862.95247 - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI CAPESTRANO 0862.95227   0862.954251      0862.954251 - P. Iva: 00297810798
Raggiungere :(Stazione L'Aquila (Uscita L’Aquila Est) (Uscita Bussi sul Tirino/Popoli) -Aeroporto d'Abruzzo a 57 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI CAPESTRANO (AQ)
Il nome del paese di Capestrano è di origine altomedievale, derivante probabilmente da un primordiale insediamento detto Caput Tritanum, in riferimento allo spostamento in sito elevato (Caput) del precedente insediamento di epoca romana chiamato Trite o Trita, quando l'intera vallata del fiume Tirino (lat. Tritanum) venne invasa dai Saraceni tra IX e X secolo. In epoca medievale le prime notizie documentate risalgono al secolo IX, quando il territorio è sotto la giurisdizione del Monastero benedettino di San Pietro in Trite o Trita, detto poi ad Oratorium, operante a sua volta sotto la giurisdizione del Monastero di S. Vincenzo al Volturno, da cui dipendeva. Feudo di Tolomeo di Raiano nel 1240, passò agli Acquaviva nel 1284 per concessione di Carlo I d'Angiò. Agli inizi del secolo XIV fu compreso, da Carlo III di Durazzo, nella Contea di Celano e attraverso le signorie di Leonello Acclozamora e dei Piccolomini.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE CAPESTRANO (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse a Capestrano (Aq) Architetture religiose: Chiesa di Santa Maria della Pace; Abbazia di San Pietro ad Oratorium; Convento francescano di San Giovanni; Torre medievale diruta nella frazione di Forca di Penne. Architetture civili a Capestrano: Castello Piccolomini. Siti archeologici a Capestrano: Nella necropoli di Capestrano si rinvenne la celebre statua di arte italica detta Guerriero di Capestrano (Chieti, Museo Archeologico Nazionale) del VI secolo a.C.. Raffigura un guerriero armato rigidamente eretto e sostenuto da due pilastri, uno dei quali con un'iscrizione picena. Sul volto ha una maschera, forse funeraria. Il largo copricapo è interpretato da alcuni come uno scudo posto sul capo del guerriero defunto; altri studiosi lo indicano, invece, come un elmo dalla larga tesa e sormontato da un lungo cimiero, oggi scomparso, ma di cui restano ampie porzioni della base. La statua era, probabilmente, il segnacolo di una monumentale tomba a tumulo in cui venne sepolto un personaggio importante, probabilmente il capo della comunità.
CAMPEGGI CAPESTRANO (AQ)
Il Guerriero di Capestrano. Il guerriero, la cui decorazione doveva essere in origine completata dal colore dipinto (restano in alcuni punti tracce di colore rosso), rappresenta, in dimensioni più grandi del vero (l'altezza, senza la base, raggiunge i 2,10 m), una figura maschile stante, con braccia ripiegate sul petto, in costume militare. La testa è coperta da un elmo da parata a disco che copre le orecchie e ha una maschera sul volto; il torace è protetto da dischi metallici retti da corregge, mentre un altro riparo, in cuoio o in lamina metallica, sorretto da un cinturone, protegge il ventre. Le gambe recano degli schinieri e i piedi calzano dei sandali. Appesi davanti al petto, il guerriero porta una spada, con elsa e fodero decorati, e un pugnale. A destra regge una piccola ascia. Gli ornamenti sono costituiti da una collana rigida con pendaglio e da bracciali sugli avambracci. Il copricapo, caratteristico per le sue larghe tese che lo fanno assomigliare ad un sombrero, è stato interpretato come un elmo da parata, dotato di cimiero (sulla parte superiore si notano le tracce di una cresta sporgente, oggi perduta), oppure come lo scudo (difesa), che veniva portato sulla testa quando non era in uso in battaglia. La figura poggia su un piedistallo ed è sorretta da due pilastrini laterali, sui quali sono incise delle lance. Sul sostegno di sinistra vi è un'iscrizione in lingua sud picena, un'unica riga di testo con verso dal basso in alto e parole separate da punti: MA KUPRí KORAM OPSÚT ANI{NI}S RAKINEL?ÍS? POMP?[ÚNE]Í. Il senso del testo è stato ipotizzato come Me, bella immagine, fece (lo scultore) Aninis per il re Nevio Pompuledio (Adriano La Regina) o, più cautamente come fece (fare) Aninis per Pomp? (Calderini et al. 2007). Il guerriero è probabilmente raffigurato morto, come suggeriscono la maschera facciale e i sostegni. Si trattava probabilmente della statua posta come segnacolo sulla tomba regale. Sebbene di eccezionale qualità, la statua sembra inserita nel quadro della scultura picena, per il quale non mancano altri esempi di grandi dimensioni (una stele antropomorfa, cioè con raffigurazione di una figura umana, di Guardiagrele, una testa da Numana). L'anatomia del guerriero non è definita come nei coevi kouroi greci, ma è più approssimativa, mentre molta più cura è stata dispensata nel raffigurare dettagli come le armi, per sottolineare il rango e l'importanza del personaggio.
VILLAGGI TURISTICI CAPESTRANO (AQ)
Capestrano (465 m. slm. e circa 950 abitanti), stupenda città d'arte ai margini del Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, è un antico centro medievale fortificato dominato dall'imponente castello dei Piccolomini d'Aragona (o Mediceo, perchè il paese fu anche feudo della celebre famiglia fiorentina De' Medici), attuale sede municipale. Il borgo, dove nel 1386 nacque S. Giovanni Giantedeschi, mostra una interessante sovrapposizione di architetture medievali e rinascimentali, con diversi edifici di pregevole fattura. Il Guerriero di Capestrano. A vicende ben più antiche e a una storia millenaria fa pensare il ritrovamento, nei pressi delle vicine sorgenti del Tirino, della gigantesca statua (2,09 m. di altezza senza piedistallo) del guerriero italico, il celebre e maestoso "Guerriero di Capestrano", una delle opere più monumentali dell'arte italica. La statua, conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti, è l'emblema di una potente classe di pastori-guerrieri affermatisi in Abruzzo durante l'età del ferro, periodo in cui si consolidavano gli itinerari della transumanza tra i pascoli dell'Appennino e il Tavoliere delle Puglie. Nel suggestivo centro abitato spiccano, oltre al castello, le chiese di S. Maria della Pace e di S. Caterina e i palazzi Cataldi, Capponi, Carli e Trecca. Nei dintorni sono da vedere: il convento di S. Giovanni da Capestrano (XV sec.); l'area archeologica dove fu rinvenuta la statua italica del celebre guerriero; la stupenda chiesa romanica di S. Pietro ad Oratorium (1100) e il lago di Capo d'Acqua, una delle sorgenti del fiume Tirino, paradiso naturalistico dove nuotano folaghe, gallinelle d'acqua, germani reali, tuffetti, moriglioni e alzavole. Ai limiti orientali del territorio comunale, quasi sulla linea di confine con la provincia pescarese, si trova la torre di avvistamento medievale di Forca di Penne (XV sec.), che domina la vallata del Pescara.
AFFITTACAMERE CAPESTRANO (AQ)
San Pietro ad Oratorium a Capestrano (Aq) Immersa nella campagna percorsa dal fiume Tirino, sorge la solitaria chiesa di S. Pietro ad Oratorium. Fondata, secondo la tradizione, tra l'VIII e il XI secolo dal re longobardo Desiderio, venne ricostruita nel 1100, come reca l'iscrizione sull'architrave del portale principale, riccamente scolpito con motivi vegetali. Certamente legata alla civiltà pastorale ed alla tradizione della transumanza che per secoli si è consumata lungo il vicino tratturo L'Aquila-Foggia, la chiesa è nota oltre che per l'apparato decorativo interno - con il notevole ciborio del XIII secolo posto sull'altare, sorretto da quattro colonne con architravi su cui si innalzano sedici colonnine sormontate da una piramide tronca e un baldacchino con cupoletta ed i preziosi affreschi absidali, manifestazioni pittoriche tra le più importanti del XII secolo - anche per la misteriosa iscrizione su un concio posto all'esterno, a sinistra del portale.
BED & BREAKFAST CAPESTRANO (AQ)
BED & BREAKFAST LA FATTORIA
Via (Nucleo) Colle Frivello, 32 - 67022 Capestrano (Aq)
tel. 339 8103065
CASE PER VACANZA CAPESTRANO (AQ)
La Chiesa di San Pietro ad Oratorium si trova nei pressi di Capestrano, immersa in un bosco sulla riva sinistra del fiume Tirino, in un luogo particolarmente silenzioso e suggestivo. Sopra l'architrave del portale campeggia una scritta millenaria che narra delle sue origini, essa cita "a rege desiderio fundata anno milleno centeno renovata" (fondata dal re Desiderio, rinnovata nell’anno 1100), sicuramente il re longobardo più famoso del cristianesimo, avendo lasciato tracce in molti altri angoli italiani. Secondo la tradizione il sovrano longobardo avrebbe donato terreno e chiesa all'abate Attalo. L'anno della fondazione, il 752, è stato ricavato non solo dal periodo di reggenza di Desiderio, ma anche dai documenti della Cronica Vulturnese che attestano il possedimento della chiesa ai monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno su concessione del papa Stefano II. Atto insolito l'aver voluto ricordare il fondatore ben 4 secoli dopo con una scritta, periodo in cui assunse la forma romanica che possiamo osservare ancora oggi. Durante i secoli la chiesa venne protetta e privilegiata da imperatori e papi del calibro di Carlo Magno e Pipino e dalla famiglia dei Medici di Firenze. L'epigrafe fu posizionata da Papa Pasquale II che riconsacrò la pieve per l'occasione. Le fasi architettoniche risultano essere dunque due, la prima longobarda (VIII secolo) di cui sono rimasti i bassorilievi con motivi ad intreccio sopra il portale tipici dell'arte longobarda e la seconda romanica (XII secolo), ben visibile con i suoi risvolti decorativi e strutturali. L'elemento più enigmatico dell'edificio, situato a sinistra del portale, è il "Quadrato di Sator", una scritta palindroma, può infatti essere letta da sinistra a destra e da destra vestro sinistra, dall'alto al basso e dal basso all'alto. Presente anche in altri luoghi antichi, essa cita le parole "rotas opera tenet arepo sator" (leggi il significato del Quadrato di Sator). E' stata inserita durante i lavori di rinnovamento del 1100, ma la particolarità è che in questo caso sarebbe stata "rovesciata", perchè un errore tanto grossolano? Forse si è desiderato accentuare il valore palindromo del simbolo o, date anche le sue particolarità esoteriche, si è voluto invertire il potere magico che esso poteva evocare?
APPARTAMENTI PER VACANZA CAPESTRANO (AQ)
La Chiesa di San Pietro ad Oratorium di Capestrano. Il sogno di Re Desiderio: Compaiono altre iscrizioni, vegetali decorativi, figure geometriche e due figure identificate come San Vincenzo Diacono, il profeta Davide e un re coronato, probabilmente lo stesso Re Desiderio. Il profeta Davide indica un'iscrizione appena sopra che recita "sculptor imago apparuit ito insomnis hec" (tradotta come: “lo scultore decise questa sistemazione in seguito ai suoi sogni, durante i quali ne ebbe l’ispirazione”). Un altro enigma irrisolto che ci interroga sulla reale origine dell'edificio, voluto in seguito ad un sogno, episodio che ricorda la fondazione dell'abbazia di Leno. Vuole la leggenda che il re, stanco in seguito ad una battuta di caccia, si fosse addormentato presso il fiume Leno e avesse sognato un serpente che gli si attorcigliava attorno al capo, fatto peraltro che si stava realizzando realmente in quel momento. Il valletto infatti evitò di svegliarlo per non rischiare il morso mortale dell'animale. Per fortuna si allontanò da solo e quando il re svegliatosi raccontò il sogno, il servo rimase di stucco essendo esattamente quanto gli era accaduto. Nel sogno il serpente aveva indicato un luogo che era lo stesso in cui l'animale si era rifugiato. Scavando in quel punto ritrovarono tre leoni d'oro. Il serpente intorno alla testa era ulteriore metafora del suo futuro divenire Re e nel luogo in cui fece questo strano sogno venne costruita l'abbazia di Leno. Forse qui accadde qualcosa di simile, raccontato a noi dalle parole scolpite nella pietra. Il portale è decorato da tralci che nascono a sinistra dalle fauci di un drago e a destra da una foglia di acanto.
CASE PER LE FERIE CAPESTRANO (AQ)
La Chiesa di San Pietro ad Oratorium di Capestrano. Gli affreschi dell'Apocalisse: La chiesa presenta tre navate che culminano in tre absidi e i pilastri interni sostengono capitelli con motivi vegetali e zoomorfi (tralci, fogliame, palmette, grappoli, fiori e boccioli, un leone, un uccello, un cane e altre figure). Splendidi gli affreschi del XII secolo nei pressi del ciborio duecentesco dove campeggia un Cristo benedicente in trono che mostra la scritta all'interno del Libro "ego sum primus et ultimus". Circondato dai simboli dei quattro evangelisti, la composizione è chiusa ai lati dalle due figure di tetramorfo (somma dei simboli evangelici - I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: Santo, santo, santo il Signore Dio, l'Onnipotente, Colui che era, che è e che viene! Ap. 4,8) che con le loro 6 ali svettanti ci accolgono in un ambiente innaturale e profondamente extra umano. Nella zona inferiore i ventiquattro vegliardi dell'Apocalisse offrono calici d'oro a Gesù "colmi di profumi, che sono le preghiere dei santi" (E quando l'ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno un'arpa e coppe d'oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. Cantavano un canto nuovo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra». Ap. 5,8-5,10). Nella parte inferiore sono visibili alcuni Santi benedettini riconoscibili dalla tonsura e dal Codice della Regola tra le mani. Sono sei, tre per parte, inseriti in nicchie dipinte confinate da arcate colonne e capitelli affrescati. La parte superiore, quasi totalmente perduta, rappresenta Cristo che consegna le chiavi a San Pietro e il rotolo della legge a San Paolo seconto l'antica "traditio legis et clavium". La particolarità rara e curiosa dell'intero affresco è di essere monocromatico, realizzato cioè solo con il colore rosso ocra. Perchè una scelta così anomala, vista la classica rappresentazione sempre molto colorata di simili affreschi? Difficile pensare alla mancanza di fondi, fatto in cui mai la chiesa di era imbattuta all'epoca, data anche la costosa ristrutturazione. Scelta dunque dell'artista? Come mai una scelta tanto rivoluzionaria? Forse voleva esprimere un senso cupo e narrativo utilizzando sempre lo stesso colore?
COUNTRY HOUSE CAPESTRANO (AQ)
La Chiesa di San Pietro ad Oratorium di Capestrano. Il L'altare pagano: Sotto il ciborio è presente un antichissimo altare pagano che presenta ancora i segni delle bruciature dei sacrifici, proveniente da un tempio posto sicuramente nelle vicinanze. Nella muratura esterna infatti, è stato inserito materiale di recupero con epigrafi romane riprese da luoghi di culto e di sepoltura pagani, probabilmente luogo in cui oggi si trova edificata la stessa chiesa. Una chiesetta riservata, quasi anonima e non collocata direttemente su viali di passaggio, conserva diversi piccoli enigmi. Un sator capovolto, una rappresentazione dell'Apocalisse priva di colori, un antico sogno di un Re e un altare pagano che ancora conserva le tracce di antichi sacrifici. Tutti particolari che a prima vista potrebbero non attirare l'attenzione, ma che nell'insieme costituiscono un compendio di enigmi che rendono questo luogo, proprio per le sue particolarità, unico nel suo genere. ( a cura di 'duepassinelmistero').
OSTELLI DELLA GIOVENTU' CAPESTRANO (AQ)
Il Guerriero di Capestrano, come oggi è conosciuto, è uno dei reperti più misteriosi che il passato ci abbia restituito. Naturalmente il suo epiteto è una definizione fittizia, poiché nessuno sa realmente chi raffiguri. Le ultime ricerche lo vorrebbero un capo del territorio occupato dagli antichi Vestini, all'epoca della sua supposta realizzazione, collocata-secondo gli studi più recenti- alla prima metà del VI sec. a.C. Quando si entra nella sala dove è conservato, nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Chieti, si rimane affascinati dalla sua imponenza. È una statua di oltre due metri, in piedi, addobbata soltanto da elementi 'bellici', che tra poco analizzeremo, ma sicuramente l'oggetto  che colpisce l'attenzione è l'enorme copricapo a tesa larga piatta, del diametro di circa 65 cm, al di sopra del quale si trova un elemento ancora da decifrare, una sorta di 'calotta' decorata da una cresta di penne oblique, fermate da alette parallele, sottolineate da un fregio a meandro. Sorge subito una prima considerazione: che razza di guerriero sarebbe mai andato in battaglia con quel tipo di cappello o elmo che dir si voglia? Doveva essere-quanto meno- 'ingombrante' per le manovre veloci. Se fosse stato di un tessuto leggero, che utilità avrebbe avuto durante la lotta? Se fosse stato di altro materiale, appunto si sarebbe verificato un problema di assoluta praticità. Non resta che pensare che fosse indossato a solo scopo cerimoniale? Altro dubbio: il volto. E' l'originale o no? Esiste una visibile 'sproporzione' tra il viso e il resto della testa. Inoltre quel 'solco' che contorna tutta la faccia, cosa significa? Potrebbe essere un 'reggi-copricapo', ma c'è chi dice che sia in realtà una maschera... Il Guerriero di Capestrano. Il copricapo è l'unico elemento della statua ad essere stato realizzato in materiale diverso(fango carbonatico), appartenente però alla stessa formazione geologica. La statua fu scolpita in un unico blocco (monolito) di calcare ed è al momento un 'unicum'. Il materiale lapideo è coerente con il contesto geologico che circonda l'area archeologica di Capestrano(località in provincia de L'Aquila) e i moderni lapicidi o scalpellini utilizzano ancora questo materiale, che viene detto 'pietra gentile o tenera della Majella'. Vennero impiegati diversi strumenti per lavorarlo, e per lisciarlo. E' possibile ricostruire gli angoli tra scalpelli e pietra, la direzione dei colpi, i tratti... Anche se pare 'in buona salute', il Guerriero presenta varie lacune, purtroppo: fratture alle gambe, 'riparate' con inserti metallici (perni in lega) definiti da un'indagine quali/quantitativa dai tecnici dell'ENEA. Altre 'lacune' sono sparse un po' su tutto il 'corpo', causate da agenti chimici e biochimici operanti nei lunghi secoli in cui la statua stette a contatto con il terreno che la inglobava, così dicono gli esperti. Le mancanze sono state 'stuccate', in parte, e in altra parte sono state 'sigillate' in occasione delle più recenti esposizioni. L'assetto statico-dinamico e la dilatazione naturale della pietra stanno alla base del progetto diagnostico del degrado sofferto dalla scultura, che viene monitorata tramite indagini archeometriche, analitiche (fluorescenza, difrattometria) che hanno il vantaggio di non essere invasive(non distruggono parti di statua).
RIFUGI E BIVACCHI A CAPESTRANO (AQ)
Il Guerriero di Capestrano. La statua fu rivenuta nel 1934 del signor Michele Castagna, il quale stava trattando il proprio terreno per lavorarlo, in una località situata nei pressi di Capestrano(da qui ha tratto il nome il reperto),e mai avrebbe immaginato che il suo nome sarebbe rimasto per sempre legato a questo casuale ritrovamento, che rappresenta uno dei più importanti per la storia dell'archeologia italiana. Vennero ritrovata anche una statua di figura femminile e altri reperti nella stessa zona. Ma ovviamente la più eclatante resta quella del guerriero, che la gente del posto  chiamava 'nu mammocce', che in dialetto abruzzese significa  il bamboccio (di pietra), non potendo capire lì per lì il suo valore storico, artistico ed archeologico, nonchè  antropologico. Dopo le iniziali incertezze, venne osservato da alcuni studiosi che, comprendendone l'importanza, lo trasferirono presso il museo delle Terme a Roma, dove venne analizzato in toto. Tra le varie ipotesi che furono formulate, e fu anche quella che si potesse trattare di una donna, anche perché la statua non presenta uno sesso distinguibile, ma appare androgino. Inoltre ha i fianchi 'larghi', la vita stretta, e gambe che  non definiremmo certo 'virili'. Come oggetti di ornamento e indossa: un collare in bronzo, con capi aperti, da cui pendono due pendagli rettangolari sulle braccia ha due armille(bracciali), verosimilmente in bronzo; un cinturone a cui è appeso un perizoma in cuoio(mitra o mitria) e i calzari. La panoplia ai fini della datazione è costituita da armi i da offesa e armi da difesa: la coppia di dischi-corazza in bronzo, lisci e privi di emblema centrale; la spada lunga in ferro con elsa a croce sul cui fodero è fissato un lungo coltello(pugnale).Il tutto molto ben lavorato e arricchito con figurazioni simboliche, per quanto è possibile vedere in base a ciò che ci è pervenuto. Un'assoluta rarità nel panorama protostorico abruzzese è l'ascia in ferro impugnata nella mano destra. Sull'elsa della spada sono scolpite due figure umane, in verticale: una sopra all'altra; mentre sull'impugnatura del pugnale sono scolpite due figure animali, che non ci sentiamo di identificare. Il personaggio sembra tenere fieramente le sue belle armi. La mano destra appoggia sul petto, in un gesto quasi carezzevole di volerle trattenere a sè (simboli del suo potere?);la mano sinistra è invece appoggiata alla parte superiore del 'gonnellino' che gli scende fin sotto gli inguini, terminando posteriormente.
Il Guerriero di Capestrano. I piedi del 'Guerriero' sono infilati in calzari aderenti, noti in altri esemplari rinvenuti sul territorio delle necropoli Vestine. Si noti come l'aspetto delle gambe del Guerriero sia particolarmente 'appuntita'.Perchè? Ma la dotazione bellica del bellissimo e remoto personaggio non è ancora terminata. A 'sorpresa', ai lati del suo corpo, su ciascun lato dei due 'supporti' che inquadrano la statua, sono incise due lance(una per parte):  Ma il Guerriero non ci ha lasciato con tutta la 'suspance' derivante da un rigoroso anonimato! Credevate? Chi lo realizzò, con il benestare di chi lo commissionò molto probabilmente, pensò di vergare -nella propria lingua, sul pilastrino destro e verticalmente, un'iscrizione che per decenni(da quando fu ritrovato) non ebbe una decifrazione. Si diceva fosse una lingua osco-peligna, o una di quelle lingue locali delle popolazioni di origine indoeuropea stanziate in Abruzzo prima dell'arrivo dei Romani. Di esse si comincia a sapere qualcosa di più grazie allo studio sistematico delle necropoli e degli insediamenti che in alcuni casi emergono alla luce. Attualmente l'iscrizione presente sul Guerriero di Capestrano è attribuita ad una lingua  sud-picena(che ancora è da capire bene che significa!) che è stata interpretata come "ME BELLA IMMAGINE FECE ANINIS PER IL RE NEVIO POMPULEDIO". Avete visto? Abbiamo di fronte niente meno che il ritratto di un re! Ciò spiegherebbe perchè fu così ben curata la sua lavorazione,l'uso dei dettagli,la posa ieratica.Ma la stessa iscrizione potrebbe indicare che lo scultore si chiamava Aninis e che venne fatta per il re, ma non sappiamo con certezza che essa rappresenti effettivamente il sovrano.La fece Aninis per il re, ma è il ritratto dello re stesso o questi volle, magari, che gli si scolpisse una statua ad altezza reale di un Guerriero (straniero o locale?) di cui magari ammirava la forza e il coraggio o che si era distinto per particolari prodezze,o con 'poteri' particolari(sciamano?). Non lo sapremo forse mai, comunque ufficialmente è oggi riconosciuto sia proprio lui,il re Nevio Pompuledio. Sono in corso studi, da parte della Soprintendenza e di altri organi come il C.N.R e l'E.N.E.A., per acquisire maggiori informazioni relative al contesto in cui fu ritrovato il reperto, nonchè per fornire linee-guida per eventuali interventi di restauro (che, viene specificato in loco, sono da eseguirsi solo se strettamente indispensabile)e di conservazione.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
Il Guerriero di Capestrano. Il linguaggio figurativo con cui un popolo fu in grado di esaltare se stesso, dimostra come le conoscenze degli antichi abitatori 'italici' siano ancora avvolte dalle nebbie del mistero, anche se molti progressi sono stati fatti negli ultimi decenni. Il Guerriero di Capestrano, o il re Nevio Pompuledio è, ad oggi, l'unico esempio pervenutoci di statuaria simile, perchè nella stessa sala sono allestiti altri reperti ,ritrovati in contesti limitrofi, ma piuttosto diversi nella tecnica di esecuzione, nella precisione dei tratti, nella espressione artistica. Si ritiene che questa sia la risultante di un'evoluzione (dai menhir all'antropomorfizzazione delle statue-stele) ma ciò non spiega perchè 'il re Nevio' sia così diverso anche dalla sua vicina, la stele di Guardiagrele, da cui 'fisicamente' lo separa, nella sala, solo qualche passo e, temporalmente, forse meno di un solo secolo(stando alle datazioni ufficiali).Gli esperti hanno proposto che tra il VII e il VI secolo a.C., popolazioni che abitavano l'area adriatica possano aver 'mutuato' lo stile scultoreo /ritrattistico degli Etruschi: stessa gestualità, con le braccia aperte portate l'una sul petto e l'altra sull'addome, indice di alto rango, come nel caso del nostro Guerriero/re, acuito dal fatto che porti anche l'ascia dal lungo manico.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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