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Ospitalità nell’aquilano. Dove dormire a Cansano

L'Aquila > Ospitalità nell'aquilano
 GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI CANSANO (AQ)
 
Ospitalità nel Paese di CANSANO (Aq) (m. 853 s.l.m.)
     
  CAP: 67030 -  0864 -  0864.40118 - Da visitare:    
 MUNICIPIO DI CANSANO 0864.40131   0864.408790       0864.40131 - P. Iva: 00180400665
Raggiungere Cansano:(Stazione Sulmona (Uscita Sulmona/Pratola Peligna) -Aeroporto d'Abruzzo a 75 Km.
 
HOTELS ED ALBERGHI CANSANO (AQ)
*** HOTEL IL NIDO D'AQUILA
Via Roma, 50 - 67030 Cansano (Aq)
 Servizi offerti dalla struttura





RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE CANSANO (AQ)
Il calo demografico a Cansano (Aq). Dal secondo dopoguerra ai giorni nostri: le ragioni del calo: la popolazione di Cansano, considerata dall'inizio del XX secolo a oggi, sia diminuita, arrivando dai circa 2000 a poco più di 250 unità censite nel 2001. Fra le ragioni del calo, l'azione mortifera delle due guerre mondiali e il generale processo di svuotamento delle campagne in favore delle città, avvenuto fra la fine del XIX secolo e la seconda metà del Novecento, mediante movimenti migratori nazionali e internazionali e frutto del passaggio da un'economia rurale a una di stampo capitalistico. L'emigrazione da Cansano costituisce pertanto la principale causa del brusco calo demografico. Ricordiamo poi il divario fra il ridotto tasso di natalità e quello ben più alto di mortalità, nonché la mancanza di iniziative o strutture capaci di avviare e mantenere un processo di sviluppo economico stabile ed equo in tutti i mesi dell'anno. Le attività ricettive presenti e le strutture turistiche (il Centro di Documentazione “Ocriticum”, l'ufficio informazioni del Parco nazionale della Maiella) stentano a dare avvio a un costante afflusso turistico, di per sé poco avviato in tutta l'area peligna in favore del vicino Alto Sangro. Le attività pubbliche a Cansano si concentrano esclusivamente nei mesi estivi, in coincidenza col picco dell'afflusso turistico. Le politiche urbanistiche della seconda metà del Novecento, inoltre, hanno contribuito a privare il paese della forma estetica originale, per quanto l'atmosfera del centro storico abbandonato e della natura integra del territorio mantengano ugualmente il proprio carattere suggestivo. Cansano, in definitiva, non pare godere, almeno al momento, delle premesse necessarie per un nuovo processo di incremento demografico e anzi è ancora vessato dalle conseguenze del forte svuotamento degli ultimi decenni.
CAMPEGGI CANSANO (AQ)
Monumenti e luoghi d'interesse a Cansano. Il tempio romano dedicato a Giove di Ocriticum: Il parco archeologico naturalistico Ocriticum è il luogo di maggior interesse storico di Cansano. Collocato appena fuori dal paese, in zona Tavuto - Pantano, il parco è stato inaugurato assieme all'omonimo centro di documentazione, che si trova in paese, il 10 gennaio 2004. I primi scavi, effettuati nel 1992, hanno portato alla luce i resti di un antico centro romano, abbastanza importante soprattutto in ambito religioso. L'area archeologica comprende due templi, consacrati l'uno a Giove e l'altro ad Ercole, il primo romano ed il secondo italico, ed un sacello delle divinità femminili Cerere e Venere. Inoltre, nell'area sono presenti anche le rimanenze di un centro abitato e di un impianto per la produzione della calce. Si è risaliti al nome Ocriticum mediante una stele funeraria ritrovata nei pressi della zona templare, su cui leggiamo SEX(TO) PACCIO ARGYNNO CULTORES IOVIS OCRITICANI P(OSUERUNT) ("i sacerdoti ocriticani di Giove posero a Sesto Paccio Arginno"). Numerosi gli ex voto rinvenuti, conservati presso il Museo Archeologico di Chieti e presso il Centro di documentazione Ocriticum. Quest'ultimo, collocato in Piazza XX Settembre, accoglie inoltre un'importante mostra permanente sull'emigrazione ed è stato sede di diverse mostre temporanee, tra cui quelle fotografiche Il Volo (2005), Anima(2007), A gnè nu spierchie 2009, di Giovanni Guadagnoli, quella pittorica di Marco Di Paolo (2006) e l'installazione di Antonio Marchetti sul tema dell'emigrazione (2009). La sala convegni del Centro di Documentazione ospita, inoltre, conferenze, proiezioni, corsi di formazione, presentazioni di vario tema e genere.
VILLAGGI TURISTICI CANSANO (AQ)
Il castello e le chiese a Cnsano (Aq) Da Piazza XX Settembre, in cui è possibile osservare il monumento ai caduti e la recentissima chiesa di San Rocco, si può scendere lungo via Umberto I fino al cortile interno del Castrum Cansani, il castello medievale, a cui si accedeva tramite Porta da Capo (oggi scomparsa) e di cui è possibile ancora osservare la struttura del mastio. Le ale del castello nel corso del tempo hanno subito numerosi rimaneggiamenti, poiché, non più funzionali dal '700, sono divenute abitazioni di alcuni abitanti del paese. Tra costoro si ricorda Chiara Villani, autrice di raffinate decorazioni pittoriche che ricoprono le pareti interne della sua abitazione: angeli, motivi floreali e ghirigori d'ogni genere, realizzati con la tecnica del punto a croce, rivestono le pareti bianchissime, che sembrano lenzuola ricamate. Del castello rimaneva il torrione, crollato poi col sisma del 1933. Nei pressi del castello si trova la chiesa di San Salvatore, denominata dai Cansanesi Chiesa Madre, poiché la più importante del paese fino a pochi anni fa, oltre che la più antica: edificata immediatamente dopo il castello, subì gravi danni per il terremoto del 1706 e fu dunque ricostruita - come recita un'iscrizione sulla facciata - a planta, ossia di sana pianta, nel 1739; recentemente sottoposta ad un restauro, della chiesa preesistente non resta nulla salvo il Battistero Quattrocentesco. Un'altra chiesa particolarmente importante per gli abitanti è quella di San Nicola di Bari, in cui la messa si celebra due volte l'anno: il 6 dicembre, in occasione della festività di San Nicola stesso, ed il 26 giugno, quando la statua del santo viene portata in processione. In entrambe le occasioni c'è la consegna del pane benedetto, rito molto diffuso in Abruzzo. Allo stesso modo, la settecentesca chiesa rurale di San Donato, situata vicino al cimitero del paese, sulla strada per Pescocostanzo, viene aperta solo il giorno della processione del santo, a metà agosto. Numerose le chiese ormai scomparse o sconsacrate; ad esempio, in via Umberto I si trova la vecchia chiesa di San Rocco, ora ristrutturata e adibita a museo. Sono ancora visibili, poi, i resti della tardo-cinquecentesca chiesa della Madonna della Neve, situata nella parte vecchia del paese. La chiesa, di piccole dimensioni, ora quasi completamente crollata (restano solo i muri perimetrali) ed invasa dalla vegetazione, accoglieva un'interessante Madonna col Bambino del Quattrocento, conservata oggi presso la chiesa di San Rocco, che veniva portata in processione il 5 agosto.
AFFITTACAMERE CANSANO (AQ)
AFFITTACAMERE ARA DEL COLLE
Piazza XX Settembre, 14 - 67030 Cansano (Aq)
tel. 347 0967396
BED & BREAKFAST CANSANO (AQ)
BED & BREAKFAST IL DAINO
Strada Da Denominare, 1 (c/o Via XX Settembre) - 67030 Cansano (Aq)
tel. 347 6933539 - 340 1003072 - 333 4054878 fax 0864 40612
CASE PER VACANZA CANSANO (AQ)
Scorci caratteristici a Cansano (Aq) Oggi si è perso questo culto con il graduale abbandono delle abitazioni della parte vecchia del paese, costituita da una lunga gradinata, che, dalla Chiesa Madre, attraversa un quartiere definito Partajova dai Cansanesi. Il termine probabilmente deriva dal nome latino della Porta di Giove, Porta Iovis (> Partajova), una volta presente, ma demolita perché pericolante dopo il terremoto del 1933. Il paese era ricco di fontane con abbeveratoi, di cui si conservano ancora, più o meno interamente, la fonte La Mandra, nell'omonima piazza, e quella detta de gliu Vuntnare, situata in via Intera. A tal proposito, nelle canzoni di Cansano è possibile trovare citazioni e riferimenti ad un'altra fontana, forse la più importante, ma oggi praticamente scomparsa: la Canala, fino agli anni 50 provvista di un mascherone in pietra, poi distrutto perché cementificato. Era situata alla base del colle su cui sorge Cansano, nei pressi dell'omonima grotta, spunto di miti e leggende popolari, e del corso d'acqua, chiamato anch'esso la Canala, ove le donne si recavano a lavare i panni e a lucidare pentole e conche.
APPARTAMENTI PER VACANZA CANSANO (AQ)
Il terremoto del 2009 a Cansano (Aq) Il territorio di Cansano è sempre stato interessato da un'intensa attività sismica, come è possibile rilevare dalle testimonianze d'archivio e dall'analisi delle architetture. I principali sismi che hanno colpito l'area in età storica sono databili II secolo d.C., 1349, 1456, 1706 (questo l'evento di maggiore intensità, 6.6 di Magnitudo momento o Mw), 1933. Nel corso dello sciame sismico aquilano, un certo numero di scosse si è registrato pure nel distretto sismico di Sulmona e in particolar modo con epicentro a pochi chilometri da Cansano, in località Malepiana: le prime due si sono verificate il 17 marzo 2009, alle 2:12 e alle 2:26 (ora italiana), rispettivamente di 3.6 Ml e 2.5 Ml di intensità; la terza, la più forte, pari a 3.8 Ml, è stata avvertita dalla popolazione dell'area peligna alle 10:43 (ora italiana) del 29 marzo 2009; l'ultima scossa della sequenza è avvenuta il 22 aprile, alle 00:32 (ora italiana), ed è stata di intensità pari a 3.2 Ml. Pleonastico è aggiungere che l'evento principale e numerose scosse collaterali dello sciame sismico dell'Aquila sono stati avvertiti anche a Cansano, arrecando non pochi danni alle strutture. La microsequenza sismica di Cansano non pare correlata a quella aquilana, il che lascia supporre l'attivarsi di faglie in zona che prima non avevano rilasciato energia; ad ogni modo, non sono sorte poche questioni a livello burocratico nella classificazione dei danni (e dunque nell'elargizione dei fondi per la messa in sicurezza) arrecati dai sismi vari al paese, poiché quello di Cansano risulta, a suo modo, un terremoto a sé stante. Salvo alcuni edifici nel centro storico (alcuni dei quali abitati), risultati inagibili e talora immediatamente puntellati, non si registrano ad ogni modo danni di grande rilevanza né crolli. Forte, tuttavia, è stato il disagio e cospicuo il numero di sfollati a seguito delle scosse della primavera del 2009.
CASE PER LE FERIE CANSANO (AQ)
ll Comune di Cansano ha festeggiato i cento anni l'8 Febbraio 2008.(Nella foto il documento originale della riunione del 1° Consiglio Comunale) Il 22 maggio 1904, con legge dello Stato N. 204, il paese di Cansano ottiene l'autonomia dal Comune di Campo di Giove: tale provvedimento pone fine a una storia secolare di controversie tra i due paesi. Deliberazione del Consiglio Comunale di Cansano Seduta straordinaria Seduta pubblica in prima convocazione, regnando Sua Maestà Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d'Italia. L' anno millenovecentootto addì otto del mese di Febbraio alle ore 9 am. in Cansano e nella consueta sala delle adunanze consiliari. Convocatosi il Consiglio per determinazioni del Commissario ed a norma dell'Art. 120 : della legge testo (unico) 4 Maggio 1898 n. 164 si è riunito in sessione straordinaria ed in seduta :pubblica. Procedutosi all ' appello nominale risultarono intervenuti: 1 Di Gregorio Giosuè, 2 Di Gregorio Salvatore, 3 D' Orazio Antonio, 4 Guadagnoli Francesco, 5 Sancristoforo Alessandro, 6 Di Giallonardo Giovanbattista, 7 Di Gregorio Donatantonio, 8 Di Paolo Rocco, 9 Di Giacomo Giuseppe, 10 Pellegrini Pasquale,11 Di Giacomo Pietro, 12 Di Giacomo Nicola, 13 De Santis Carmelo, 14 De Santis Domenico, 15 De Santis Fabbio, Paurici Vincenzo, Segretario. Trovatosi che il numero dei presenti è legale giusta il prescritto dell'Art. 122 della legge suddetta per essere la prima convocazione il Signor Commissario Dottor Samuele Pugliese ha assunto la presidenza ed ha. aperta la seduda, alla quale assiste l'infrascritto Segretario. Il Signor Commissario espone che li sistema costante della passata ammmlstrazlone comunale di Campo di Giove era quello di preventivare le entrate in misura maggiore del loro gettito reale e di non segnare in bilancio tutte le spese necessarie per la vita amministrativa municipale. Da ciò l' enorme disavanzo che obbligò alla vendita delle Polizze, oltre lire sessantamila, e un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti in corso di estinzione, oltre i residui passivi vaganti tuttora di bilancio in bilancio per l' ammontare di circa lire tredicimila.
COUNTRY HOUSE CANSANO (AQ)
Il Sia al nuovo Comune di Cansano l'esperienza del passato di ammaestramento e di monito raccomandando il Signor Commissario, ai primi amministratori del Comune, concordia e onestà d'intenti, e nel nome dell'Augusto Sovrano Vittorio Emanuele III, dichiara insediato il " nuovo Consiglio Comunale di Cansano. Consigliere anziano Signor Di Gregorio Giosuè, nell'assumere la presidenza del consiglio, dichiara cedere la parola al Consigliere signor Alessandro Sancristofaro, il quale rivolge anzitutto il pensiero e il saluto al nostro Re. Rispondendo quindi al Signor Commissario propone che la nuova amministrazione comunale si riserva di provvedere un memoriale per mostrare le ragioni di Cansano in relazione alla divisione con Campo di Giove. Rivolge in pari tempo ringraziamenti all'Illustrissimo Signor Prefetto e Sotto Prefetto, all'Onorevole De Amicis, al Marchese Vincenzo Mazzara, che tanto si adoperarono per l'autonomia di Cansano, il quale chiamato a nuova vita con la concordia e tranquillità cittadina saprà mettersi a livello dei paesi civili. Il Presidente comunica doversi in questa prima riunione nominare il Sindaco pel nostro nuovo Comune, al quale fu alfine ridonata la sua antica autonomia. Quindi in base all'Art.141 della vigente Legge Comunale e Provinciale invita I' adunanza a procedere a siffatta elezione, facendo all 'uopo distribuire le schede relative. Ritirate le schede e deposte nell 'urna, il Signor Presidente con I' assistenza del Consiglieri Signori Guadagnoli Francesco, Di Paolo Rocco e Di Giallonardo Giovanbattista ne ha proclamato l'esito seguente: il Signor Di Gregorio Salvatore fu Aureliano riportò voti unanimi, sul quale I' adunanza dichiara non esservi incompatibilità di sorta. Letto il presente verbale al alta ed intelligibile voce, viene approvato da tutta l' adunanza e firmato dal Presidente, dal Membro anziano e da me sottoscritto Segretario in conformità dell'Art. 276 della ricordata Legge. Il Presidente Il Membro Anziano Il Segretario Comunale F/to G. Di Gregorio F/to S. Di Gregorio F/to Vincenzo Paurici.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' CANSANO (AQ)
Il Centro fortificato di Colle Mitra a Cansano (Aq) (di Giovanna Ruscitti) Il Colle Mitra rappresenta la punta più elevata di un sistema collinare posto nella estremità Sud Est della conca peligna, posizione strategica e ben mirata per il collocamento di un centro fortificato, punto di avvistamento di tutti i traffici che si svolgevano lungo il tratturo nel territorio di Pettorano sulla strada che congiungeva Sulmo con la Mansio Jovis Larene (Ocriticum), quindi Aufidena. La sequenza di colline viene a delineare vallette ed altipiani spesso segnati dalla presenza dell’uomo nel tempo. La cinta muraria fu segnalata per la prima volta dal De Nino. Si estende per m 3830, con forma ovaloide. Per forma, quota e struttura morfologica può essere paragonato a Monte Vairano e a Monte Pallano. Oggi se ne conservano numerosi tratti, diroccati; pertanto non è semplice determinare con precisione l’altezza originaria, che in alcuni tratti toccava anche i 4 metri. Le porte dovevano aprirsi nei punti meno elevati e di più facile accesso. Una, forse, si trovava sul versante occidentale dove la mulattiera di Pettorano raggiunge l’aia di Pacile ed entra nel recinto. Un’altra si trovava nella quota più bassa del recinto. Le caratteristiche strutturali delle mura sembrano essere abbastanza omogenee: costante è l’inclinazione del paramento anteriore, fondamentale per la statica. I primi blocchi erano di dimensioni inferiori rispetto a quelli posti in alto con mole sempre crescente, poggianti direttamente sulla roccia. In tal modo, l’impostazione era molto stabile. Esternamente la muraglia presenta una superficie abbastanza regolare e i blocchi sono sbozzati. Spesso è presente una cortina posteriore realizzata con piccoli blocchi disposti a filari regolari. Tra le due muraglie c’è pietrame minuto frammisto a terriccio di riempimento, accorgimento usato dai costruttori anche in altre cinte murarie. Il perimetro delle mura racchiude una superficie di 83 ettari, solcati da muretti di terrazzamento, colline intermedie, mulattiere. Alla quota 998 ci sono blocchi riferibili verosimilmente ad un basamento (m 8,5 x 5,7). Lungo la Costa della fonte si conservano tratti di mura in opera poligonale e avanzi di una fornace coperti con malta grigiastra. Su tutta l’area si rinvengono frammenti di ceramica di impasto, di pasta vitrea, di bronzo e di ferro, tutti legati all’età arcaica. Si suppone, dunque, un’originaria presenza di insediamenti di capanne a carattere sparso. Solo in un secondo momento si verifica il realizzarsi della fase protourbana con insediamenti più stabili; verosimilmente il centro urbanizzato è da porsi nella Valletta della Fonte. Concentrazione di frammenti fittili, di notevole entità si ha alle quote 1015 e 1026 di Colle Mitra e nella Cesa Vaccara, dove è presente anche un canale di scolo. Non si conservano tracce consistenti di pavimentazione. Diverse sono le funzioni attribuite a tale area. Il De Stephanis pensa ad un’ area di culto, dato il rinvenimento di una statuetta bronzea di Ercole, alta circa cm 10, coperta di leontè, nell’atto di colpire con la clava . La zona che si estende sotto le quote 1015 e 1026 di Colle Mitra e la località Costa del Rosso è caratterizzata dalla presenza di numerose tombe. Non è facile affermare che si tratti di una grande necropoli o di gruppi di sepolture di diversa epoca. Erano tombe a fossa, il corredo funerario delle quali, sopravvissuto all’intervento di archeologi clandestini, consente una collocazione cronologica tra il VI ed il V sec. a.C.
RIFUGI E BIVACCHI A CANSANO (AQ)
Il Parco Archeologico Naturalistico di Cansano (Aq) (di Giovanna Ruscitti) Dominata e protetta dal centro fortificato di Colle Mitra, posta sulle alture che chiudono a meridione la Conca Peligna in località Polmare, o Pantano-Tavuto, nel territorio comunale di Cansano, un’importante area archeologica è stata recentemente indagata con campagne di scavo sistematiche. Individuato da più di un secolo e da tempo oggetto di varie segnalazioni e di scavi clandestini che ne hanno depauperato irrimediabilmente le ricchezze, il sito archeologico evidenzia la sua complessa articolazione. Abitato, necropoli e santuario ebbero il momento di maggiore frequentazione tra la fine del IV sec. a.C. e la metà del II sec. d.C., e sono posti in relazione all’asse stradale che poneva in comunicazione l’area peligna con quella sannitica. Le strutture superstiti, anche dopo la fase architettonica di maggiore espansione, continuarono ad essere frequentate, pur con un diverso utilizzo, nel sito che rimase per lungo tempo un luogo di sosta, ed incisero con la loro presenza nel paesaggio: sul pianoro di Pantano le ripartizioni agrarie, con le macere e i confini erbosi, segnano ancora l’antica fisionomia di un ambiente silenzioso, dalla memoria millenaria. All’interno di due recinti murari affiancati e posti su livelli diversi, separati da un grande muro in opera poligonale di sostruzione del terrazzo maggiore, erano stati costruiti in più fasi tre edifici sacri: sul terrazzo superiore, ad un tempio in opera quadrata di epoca italica, se ne affiancò successivamente un altro in opera cementizia, reticolata, di epoca romana. Un accesso laterale poneva in comunicazione il recinto maggiore con quello più piccolo posto sul terrazzo inferiore, ricavato sul leggero pendio occidentale del pianoro. All’interno di questo ulteriore spazio sacro, allineato con i templi maggiori, era un sacello dedicato al culto di divinità femminili. L’abbandono repentino di questo luogo di culto viene datato alla metà del II sec. d.C., contemporaneamente alla frana che seppellì il santuario di Ercole Curino a Sulmona. Un deposito votivo ha rivelato una serie di reperti in bronzo, ferro, terracotta e oro databili tra la fine del IV sec. a.C. ed il II sec. d.C. Si tratta di statuette, teste votive e raffigurazioni di buoi in terracotta, oggetti in bronzo, monete, fuseruole, parti anatomiche realizzate in argilla, pesi da telaio, balsamari. Una statuetta che rappresenta l’abbraccio tra Cerere e Proserpina, le divinità legate ai cicli stagionali nel mito del passaggio della giovane agli Inferi e al suo ritorno primaverile sulla terra, ha fornito alcuni elementi che concorrono a delineare gli aspetti religiosi di queste architetture sacre.
Il Monumento ai Caduti di Cansano. (di Giovanna Ruscitti) Spicca nel cuore di piazza XX Settembre il monumento ai caduti. Tale opera fu fortemente voluta dai paesani che, fin dal 4 novembre 1919, giorno in cui si celebrava il primo anniversario della Vittoria, costituirono un “Comitato pro monumento da erigersi in Piazza XX Settembre” per celebrare i caduti per la Patria. Si decise di affidare l’incarico allo scultore Giovanni Granata. Poche sono le notizie note relative alla biografia dell’artista del quale sappiamo che fu allievo di Costantino Barbella, che verosimilmente frequentò il “Cenacolo” di Francesco Paolo Michetti e che fu grande amico di Antonio De Nino. Il Granata è l’autore, oltre di numerose sculture in bronzo ed in terracotta oggi esposte in musei come la Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, anche del monumento ai Caduti di Sulmona, di Ortona dei Marsi (AQ) e delle sculture della Cappella Mazara, sempre a Sulmona. Il Comitato, così costituito, dovette affrontare subito il problema dei costi: il gruppo scultoreo, secondo il progetto originario, doveva pesare 12 quintali e quindi per acquistarlo occorreva una somma ingente (si parla di 64.000 lire). Intanto i compaesani emigrati avevano raccolto nelle Americhe circa 56.000 lire. La somma mancante rimaneva ancora un problema per il paese allora non in grado si sostenere un costo così elevato, e soprattutto perché anche il Comune di Pescara stava trattando per acquistare il monumento. Ma il Granata acconsentì di modificare il progetto originario riducendo il peso del gruppo scultoreo da 12 ad 8 quintali: l’opera fu fusa o a Roma e la cifra raccolta dagli emigranti fu sufficiente a coprire le spese. Il monumento venne così inaugurato il 24 giugno 1925. L’opera rispecchia in pieno la formazione culturale e la tecnica dello scultore che riesce a coniugare alla personale arte “delicata e gentile”le ascendenze degli schemi classicheggianti evidenti nella composizione impostata secondo il ritmo della diagonale nella quale si inserisce sia la figura del morente sostenuto dal ginocchio del compagno, sia lo slancio con cui egli protende l’indice destro per additare l’orizzonte lontano, simbolo della sorte gloriosa della Patria. A questa posizione delle due figure si contrappone la bandiera levata in direzione opposta , ottenendo in qualche modo l’evocazione della V di Vittoria.
Momenti di emigrazione: il Museo di Cansano. (di Giovanna Ruscitti, Journal of Emigration,2007) E’ più di una mostra fotografica: è un percorso emotivo che si dipana tra testi, immagini e suppellettili. E’ la preziosa documentazione in mostra permanente presso il Centro di Documentazione di Cansano (AQ) antico borgo dell’Abruzzo immerso nel verde del Parco Nazionale della Maiella. Il Centro di Documentazione, ubicato nella centrale Piazza XX Settembre, raccoglie i reperti provenienti dall’area archeologica di Ocriticum ed ospita, nel piano terra, la ricca collezione di immagini e di documenti legati all’emigrazione. Il materiale, raccolto con tenacia e professionalità nel corso degli anni, attraverso studi e ricerche, è stato donato al Centro di Documentazione dal Gen. C.A. della Guardia di Finanza Nino Di Paolo, originario di Cansano. Il fenomeno dell’emigrazione ha segnato in maniera indelebile la storia di Cansano e dell’Abruzzo. Lo spopolamento dei Comuni, soprattutto di quelli di montagna, dipese essenzialmente da fattori legati alla crisi della pastorizia ed il fallimento della politica di quotizzazione, disboscamento e dissodamento delle terre demaniali. Nelle campagne, invece, lo spopolamento fu causato principalmente dalla diffusione della malaria, dalla discesa dei salari giunti fino a 60-70 centesimi al giorno e dall’indebitamento dovuto anche alle intollerabili prestazioni annuali di tipo feudale che i contadini dovevano ai proprietari terrieri. Fu dunque la montagna a fornire i primi “volontari” all’emigrazione. Qui, infatti, la proprietà fondiaria, oltre ad essere poco produttiva a causa delle condizioni pedoclimatiche, era anche divisa in un enorme numero di piccoli appezzamenti. Alla scarsità dei raccolti si cercava di sopperire attraverso il ricorso alla migrazione stagionale verso il Tavoliere delle Puglie e l’Agro romano. Anche il sistema dei trasporti, oltre chiaramente alla posizione geografica, ha influenzato tanto le zone di partenza che quelle di arrivo. Gli abitanti dell’Abruzzo, quindi anche di Cansano, partivano da Napoli: la loro migrazione internazionale esplose quando il costo del viaggio in transatlantico toccò il minimo storico. L’America divenne pertanto più vicina dell’Europa, dato il maggior costo del biglietto ferroviario per raggiungere la Francia o la Germania. La scelta della destinazione dipendeva non solo dal costo del viaggio, ma anche e più spesso da quel fenomeno che venne definito come catena migratoria. Le lettere inviate a parenti ed amici da persone emigrate, rappresentavano il più facile strumento di persuasione; spesso con le stesse lettere arrivavano anche i soldi per il biglietto. Non solo, il rientro di un emigrante dopo anni di duro lavoro con qualche risparmio in tasca, generava un fortissimo sentimento di emulazione. E così da Cansano, come del resto da molti altri paesi del centro Abruzzo, numerose famiglie hanno lasciato la propria terra in cerca di fortuna.
“Il Comune di Cansano è stato interessato da oltre 1500 partenze; il fenomeno è iniziato nei primi anni del ‘900 quando il paese aveva un carico demografico forse anche eccessivo: contava 1834 residenti nel 1911 e le condizioni di vita spesso erano insopportabili – racconta Mario Ciampaglione, Sindaco di Cansano-. Le abitazioni, piccole ed anguste davano ricetto a famiglie numerose. L’unica fonte di reddito era rappresentata dall’agricoltura e dal legnatico. Il disagio di questa situazione veniva ancor più accresciuto dalla consapevolezza della mancanza assoluta di qualsiasi prospettiva di miglioramento”. Il fenomeno dell’emigrazione, che assume rapidamente caratteri extra europei, appare a molti l’unica ancora di salvezza e diversi capi-famiglia, con i figli maggiori si avviano verso le Americhe. Al fenomeno migratorio, soprattutto alla migrazione verso l’America tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 è dedicata la sezione Emigrazione del Centro di Documentazione di Cansano. Un filo conduttore guida tutta l’esposizione costituita da immagini e soprattutto da documenti che seguono da vicino tutte le fasi del viaggio. Quel viaggio che più di ogni altra cosa è un viaggio dell’anima, perché fatto di sguardi, di gesti e di emozioni. E’ vero che interi scaffali di libri hanno esaminato e spiegato il complesso fenomeno migratorio, analizzandone le cause vicine e remote; la stessa letteratura ha raggiunto punte di estrema bellezza. C’è tuttavia una storia dell’emigrazione che non può essere racchiusa nei libri e che trova nello strumento fotografico e nella poesia il mezzo evocativo più autentico per farla rivivere. Così il Museo di Cansano, che conta oltre 500 foto e documenti, si pone al servizio del visitatore proprio per indurlo a riflettere sul dramma che ogni uomo, in quelle immagini e nella vita reale ha vissuto. Donne stremate dalla fame e dalla fatica, intere famiglie abbrutite dalla miseria, giovani pieni di entusiasmo e spinti dalla rabbia e dall’orgoglio a vivere una nuova vita: tutti, sguardo dopo sguardo, sono lì sulle pareti del museo. Dalla sezione del viaggio, alla nave come “casa” temporanea per interi paesi che si spostavano. Il viaggio durava oltre un mese, ed allora si stava tutti insieme, proprio come nelle case di Cansano, nello stesso posto, accomunati dagli stessi sentimenti: la nostalgia per la casa lasciata, il desiderio di vivere una nuova vita, la speranza di un futuro migliore, il timore di non farcela. La nave diventava per un mese, la casa, il posto dove dormire, mangiare e perchè no, trascorrere momenti di festa e di allegria. Una casa, compagna fidata nella lunga e lenta traversata dell’oceano, di quell’oceano che in molti vedevano per la prima volta, di cui avevano solo sentito parlare o che avevano trovato nelle lettere dei parenti, amici o fidanzati che li avevano preceduti. Ma una volta toccata la terra, cominciava la vera nuova vita. A questi momenti sono dedicate le immagini di Cansano. Ed ancora alla sofferenza, all’umiliazione subite all’arrivo ad Ellis Island quando il popolo migrante veniva obbligato a subire visite mediche e a test psicologici ideati dal Dott. Knox, ricostruiti ed esposti nel Museo, strumento utile al visitatore per comprendere da vicino anche la difficile prova cui venivano sottoposti i nostri compaesani quando, una volata sbarcati nella sognata America, venivano obbligati a compilare dei questionari e a rispondere a quesiti in lingua inglese: la loro ignoranza era spesso presa per incapacità di intendere e per questo venivano rimbarcati come malati di mente, spezzando brutalmente ed ingiustamente il sogno di una vita migliore. Non manca nel museo di Cansano la sezione dedicata alle malattie, alle diagnosi effettuate, alle visita mediche vere e proprie. A questa si affianca poi una carrellata di immagini legate ai mestieri, quegli antichi mestieri letteralmente traslati nella nuova terra o appresi sul posto: le donne continuavano a fare le sarte, a ricamare, a confezionare gli abiti, mentre gli uomini venivano occupati essenzialmente nel mondo dell’edilizia o in gran numero reclutati per lavorare nelle miniere. Sacrifici, sofferenze che poi, nel corso degli anni, hanno consentito un riscatto sociale a tutti coloro che erano stati spinti al grande passo dell’emigrazione proprio dalla fame e dall’indigenza.
Il Museo di Cansano. In moltissimi hanno vissuto una vita normale, in molti hanno avuto un esistenza tra gli agi, pochi, ma significativi hanno anche toccato l’olimpo della fama e del successo: al loro, è dedicato un angolo della sala espositiva accanto alle immagini che rievocano personaggi abruzzesi letterati, scrittori, che hanno lasciato un segno del mondo della storia, della cultura, della letteratura americana. A John Fante, originario di Torricella Peligna (CH), cui si devono opere come “Chiedi alla Polvere” o “Aspetta primavera Bandini”, oppure a Pascal D’Angelo, l’emigrante scrittore di Introdacqua(AQ) che nel suo celebre libro “Son of Italy” così descrisse la vittoria della poesia sulla dimenticanza dei lavoro di spaccapietre: “Ma il cozzare dei piccone e il tintinnare del badile chi lo sente? Solo lo sguardo austero del caposquadra si accorge di me. Quando scende la notte e il lavoro si ferma, badili e picconi restano muti e la mia opera è perduta, perduta per sempre. Se però scrivo dei bei versi, allora quando la notte scende e io poso la penna, la mia opera non andrà perduta. Resterà qui, dove oggi voi potete leggerla, come altri potranno leggerla domani.”ma alle immagini dell’emigrazione storica, si affiancano anche spunti di riflessione sul mondo contemporaneo. “Tradiremmo lo spirito di questa mostra - afferma il Gen. Di Paolo, se ci fermassimo solo alla mera rievocazione storica di fine ‘800, se non fossimo cioè capaci di cogliere un legame tra gli sguardi smarriti di un tempo e quelli di oggi. Confrontate alcune immagini del passato con quelle odierne a distanza di più di cento anni e vedrete come la storia si ripete! E tutto questo va fatto per non affievolire un dibattito su uno dei più complessi problemi della nostra storia contemporanea, che non appartiene solo all’Europa, che evoca nei fatti una sfida difficile, spesso drammatica. Ma vorrei riportare l’attenzione su Cansano: in questi anni mi è capitato spesso di ascoltare il rumore dei miei passi mentre, all’alba, riflettevo lungo le viuzze della parte antica del paese. Lontano dai clamori dei mondo e curiosando fra le case diroccate mi è parso di sentire, qualche volta, le grida degli ultimi emigranti che baciavano gli stipiti dei portoni abbandonati. Mi sono chiesto cosa avrei potuto fare per ridare voce a quei focolari spenti e a quelle stanze fredde dalle volte a botte. Ecco con il Museo di Cansano abbiamo ridato voce a quelle pietre”.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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