Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Bucchianico (Ch) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Ospitalità nel chietino – Dove dormire a Bucchianico (Ch)

Chieti > Ospitalità Provincia di Chieti
GUIDA ALL'OSPITALITA' NEL PAESE DI BUCCHIANICO (CH)
 
Ospitalità nel Paese di BUCCHIANICO (Ch) (m. 371 s.l.m.)
Coordinate geografiche del paese di Bucchianico: 42° 18’ 15.70” N - 14° 10’ 50.02” E
     
  CAP: 66011  - 0871 -  0871.381723  - Da visitare:   
 MUNICIPIO DI BUCCHIANICO 08712.38251   0871.382550       0871.382541 - 00251860698
Come raggiungere BucchianicoSatzione: Chieti a 11 Km.   Aeroporto d'Abruzzo a 21 Km. Uscita: Pescara Ovest/Chieti
 
HOTELS ED ALBERGHI BUCCHIANICO (CH)
La Storia del paese di Bucchianico (Ch) Dalla preistoria all'età Romana: Il territorio di Bucchianico, data la vicinanza con la pre-romana città di Teate, era già abitato con terreni in parte disboscati e utilizzati per coltivazioni, e ciò in ragione del fatto che il distretto Marrucino svolse per secoli la funzione di vastissimo e ricco agro di Teate, che divenne “municipium”, con propri magistrati e governo ma sotto il controllo di Roma, cui pagherà un tributo. Nelle località Santa Maria Casoria, Pubbliconi, Pian di Maro e sulla collina stessa del paese sono stati trovati degli stanziamenti rurali romani, e la collina del castello ospitava verosimilmente un santuario dedicato ad Ercole: tutto questo perché la naturale direttrice di espansione di Teate non poteva che essere l'ovest, per cui molte “gentes” teatine promossero attività agricole nell'agro di Bucchianico, e di alcune di esse c'è pervenuta traccia, come gli Asinii, gli Aufidii, i Nevii, i Sulpicii, i Vettii, i Lutii, i Mucii, che ebbero proprietà nell'agro a meridione di Teate e a buon diritto possono considerarsi come colonizzatrici del posto e in un certo senso progenitrici della stirpe locale (ne sarebbero una “spia” gli attuali cognomi bucchianichesi, nonché chietini, Sulpizio, Di Luzio, Di Muzio, Vezio, ecc.). In particolare sono documentati i possedimenti degli Aufidi nella zona di Casoria, i cui sepolcreti furono rinvenuti nel 1836 e una lapide funeraria venne citata dal Mommsen. Durante i secoli dell'Impero l'utilizzazione di ampia parte dell'attuale terra di Bucchianico s'estese di molto e si consolidò nel tempo, e forse la prima terra massicciamente colonizzata fu quella del versante sinistro dell'Alento, e poi Casoria, Frontino, Piana, in cui sono stati raccolti reperti databili a quell'epoca. Se però l'agro fu precocemente abitato, la collina rimase certamente vuota, perché coperta di boschi, priva d'acqua e soggetta a tutti i venti, e l'unico motivo che potesse privilegiare il suo inurbamento, cioè il bisogno di sicurezza fu, fino alla caduta dell'impero, inesistente. La Storia del paese di Bucchianico (Ch) Il Medioevo: La decadenza dell'impero s'avvertì in provincia in maniera molto meno marcata della Capitale, per cui a Teate e dintorni seguitò la vita di sempre, finché un tragico incidente si verificò nel 410, quando un improvviso cruento assalto dei Visigoti mise a ferro e fuoco Teate: le campagne, in cui case ville e villani erano ormai alla mercé di qualsiasi assalitore, furono abbandonate, perché i loro abitanti conversero su Teate, mentre la parte di essi che non riuscì o non volle essere ricoverata rimase dispersa sul territorio, creando progressivamente delle agglomerazioni da cui ebbero origine centri ancora esistenti, quali, nelle vicinanze, Ripa Teatina, Villamagna, Tollo, Manoppello, Scafa, ecc. Agli Ostrogoti succederanno i Goti, che nel 535 furono sconfitti dal bizantino Belisario, e il dominio Bizantino in Abruzzo durò poco, sostituito da quello Longobardo, ma lasciò tracce significative, tra tutte la “prammatica sanzione” giustinianea, che delegò molti poteri ai vescovi locali e rimase in vigore fino all'arrivo dei Normanni, nell'XI secolo. In tutti questi anni è da escludere una vera e propria colonizzazione della collina, e forse i primi “vici” sorsero nei luoghi ove nacquero le prime chiese: Santa Maria di Bassano, San Giovanni, Sant'Ilario cui si affiancheranno i relativi castelli, che continuavano a far capo all'ormai denominabile Chieti, che coi Longobardi dopo il 600, fu promossa a sede di “gastaldia”, da cui dipenderà buona parte dell'Abruzzo citeriore.
RESIDENZE TURISTICHE ALBERGHIERE BUCCHIANICO (CH)
La Storia del paese di Bucchianico (Ch) Prima ipotesi di origine: A questo punto potrebbe aprirsi una pagina significativa, forse basilare, per una vera e propria nascita di Bucchianico: attorno all'880 un attacco dei Saraceni fu portato addirittura su Teate, e sembra essere sicuramente dell'anno successivo quella che distrusse l'abbazia benedettina di Santo Stefano di Rivomare e la contigua città portuale di Buca, poco a nord di Vasto: di tale avvenimento ci dà notizia il “Chronicon” di Santo Stefano redatto da Rolando monaco. Di Buca, città pre-romana di possibile origine greca sorta nei pressi di Punta Penna, parlarono molti scrittori d'epoca, come Plinio, Strabone e Pomponio Mela, ed è dunque probabile che, a seguito dell'attacco saraceno dell'881, fu abbandonata dai suoi abitanti, che in cerca di fortuna altrove s'indirizzarono verso zone sicure dell'interno possibilmente disabitate, per non suscitare risentimenti o astio nella popolazione residente e per mantenere una maggiore unità etnica. Tali considerazioni inducono allora a pensare che, proprio perché ancora disabitata, la collina di Bucchianico fosse colonizzata da questi profughi Bucani, che probabilmente ricevettero il placet del vescovo teatino, dato che il primo insediamento sulla collina rimase sottoposto “de jure” alla Curia vescovile di Chieti. A favore di questa tesi milita anche l'episodio del terremoto nel Molise del 1456, che distrusse completamente il paese di Ururi, assegnato 9 anni dopo dal vescovo di Larino ad un gruppo di albanesi in fuga dalla loro patria occupata dai Turchi. A favore della tesi dell'immigrazione bucana s'è espresso lo scrittore locale De Leonardis, il cui commentatore e critico Ernesto Jezzi assunse un atteggiamento possibilista: ciò senza contare, ma da sola la prova varrebbe poco, la trasformazione sequenziale “Buca, Bucano, Bucclano, Bucanico, Bucchianico”. Una prova indiretta, ma di peso non indifferente, che milita a favore di un'immigrazione iniziale, è che il numero degli abitanti di Bucchianico è stato sempre assai superiore del doppio o del triplo di quello dei centri vicini, v'è stata cioè censita una quantità di “fuochi” decisamente elevata che potrebbe trovare una plausibile giustificazione solo con apporti umani esterni. Quando il primo nucleo s'impiantò sulla collina forse fu semplicemente chiamato "villaggio" ed espresso nella lingua ormai presente da 200 anni, il longobardo, per cui il villaggio fu detto "Fara" o "faricciola" (piccola Fara), e prova potrebbe essere che il terziere più antico di Bucchianico ha conservato il nome antico di Farciola: il nome Bucanico o Bucclano entrò nell'uso molto più tari, al tempo dei Normanni, perché fino ad allora l'appellativo corrente fu “Fara di San Silvestro”, dal nome della chiesa principale del borgo.
CAMPEGGI BUCCHIANICO (CH)
La Storia del paese di Bucchianico (Ch) Seconda ipotesi di origine: Nel Medioevo risulta nominato come Bullanicum o Bullanico di cui il suffisso -anicum indicava una proprietà prediale verosimilmente da Bucco, forse il nome di un patrizio romano che possedeva il territorio.[4] Tuttavia la prima menzione è da ricercarsi nell'876 nel Memoratorium dell'abate casauriene Giovanni di Berardo quando cita cita le chiese di sant'Eleuterio e di san Paolo come possedimenti dell'abbazia di San Liberatore a Majella come "in pertinentia de Boclanico". Del resto dopo questa nomina nulla si sa sull'origine del nucleo abitato di Bucchianico, tuttavia tra il 979 ed il 1016 sul versante sud-orientale del crinale del colle dell'abitato l'iniziale aggregato rurale venne trasformato in oppidumtrasformandosi in un aggregato urbano provvisto di mura. Alla fine dell'anno 1000 esisteva sul crinale della collina una traccia viaria che conduceva al versante nord-orientale della collina, e su essa sorgerà il corso principale, e al colomo, detto "pizculum" o "pizzo", s'andava formando una via che ancora oggi prende il nome di Pizzoli. Nel 1034 sant'Aldemaro di Capua fondò il monastero di Santa Maria Maggiore e Sant'Urbano, monastero posto sotto il feudo del monastero di San Liberatore a Maiella (monastero anch'esso fondato dallo stesso santo), tuttavia, già nel 1033esisteva nel centro abitato una confraternita di San Giacomo della chiesa dei Santi Angelo e Salvatore sita sul luogo dell'attuale caserma dei carabinieri. Pochi anni dopo il diploma di papa Niccolò, del 1059, le terre del comitato teatino furono conquistate dai Normanni, che, oltre a restituire o ristabilire i beni ecclesiastici, modificarono radicalmente l'amministrazione, che da troppo tempo era adagiata su antiche consuetudini: con i Normanni Teate diverrà importante e con essa Bucchianico, che rimase legata alla prima ma divenne autonoma, complementare e con pari dignità, e infatti entrambe divennero di pubblico demanio, come pure insieme ad esse molte città di cui i Normanni s'impadroniranno procedendo verso il Tronto: Vasto, Atessa, Lanciano, Guardiagrele, Ortona, Villamagna, Francavilla al Mare, Pescara, Città Sant'Angelo, Penne, Teramo: alla fine del XII secolo Chieti toccherà i 10000 abitanti, come pure Lanciano e Ortona, Bucchianico ne farà circa 4000, divenendo la quarta città dell'Abruzzo Citeriore, e a seguire vi furono Pescara con 3500, Guardiagrele con 3000, Francavilla con 2000, Villamagna con 1000, Ripa Teatina con 500, mentre altri centri vicini (Casalincontrada, Roccamontepiano, Serramonacesca e Vacri) erano appena in via di evoluzione da villaggio a paese. Bucchianico in quel periodo contò circa 15 chiese nel centro e altrettante nell'agro, nonché vari castelli, come quelli di Bassano, Mirabello, Sant'Ilario e San Giovanni. Nel 1076, dopo l'invasione normanna, il paese fu feudo di Roberto di Loritello che, nel 1085, dette il paese in giurisdizione al vescovo teatino del tempo. In questo periodo si vennero a creare due nuclei: il 1º corrispondente alla zona del Monastero di Santa Maria Maggiore e Sant'Urbano detta "Castellare" ed il 2º corrispondente al Castello e alla zona detta Farciola. La chiesa di San Michele Arcangelo venne costruita nel 1087.[4]Tra la fine del XIi secolo e l'inizio del XIII secolo fu scelto di erigere un nuovo palazzo per l'università, come luogo fu scelto la piazza principale detta la "Platea Magna". la realizzazione del "Ridotto", la sala per le riunioni col popolo, completò la polifunzionalità dell'edificio: botteghe (piano terra e portico), religiosa (chiesa di san Michele al 1º piano) e politica (aula al 1º piano accanto alla chiesa).[5] Nel XIII secolo gli ordini dei frati e monache mendicanti fondarono i conventi di Santa Maria delle Clarisse, Santissima Trinità dei Minori Conventuali, Di Santo Spirito dei Celestini e di Santa Maria Casoria dei Carmelitani. La fondazione di questi conventi portarono ricchezza al paese fino a tutto il secolo successivo.[4] Nello stesso secolo la politica contro il feudalesimo di Federico II di Svevia e Carlo I d'Angiò promulgò l'ampliamento dei centri urbani a discapito dei centri rurali, facendo così in modo che i due nuclei di Bucchianico vennero usi in uno che si tese a svilupparsi lungo la strada che costeggiava il crinale raggiungendo man mano l'attuale conformazione urbana. Tra il XIII ed il XIV secolo, per volontà degli Svevi ed Angioini si venne ad instaurare una organizzazione politico-istituzionale di stampo comunale. Si venne ad erigere cos+ la cinta muraria a difesa della città. In questo periodo, il paese era diviso nei Terzieri di Pizzoli, di Mezzo e di Castellara. Il paese era retto da un Giudice regio che veniva eletto, insieme al consiglio dell'Universitatis il 25 agosto. Gli abitanti di Bucchianico si riunivano nel consiglio comunale nella loggia comunale detta Pubblico Ridotto. Altri membri del comune erano il Mastrogiurato addetto all'ordine pubblico ed i Gracieri controllori dei prezzi sul mercato.
VILLAGGI TURISTICI BUCCHIANICO (CH)
La Storia del paese di Bucchianico (Ch) Dal XIV secolo ad oggi: Nel 1423 Braccio da Montone è a Bucchianico per frenare l'avanzata di Muzio Attendolo Sforza, quest'ultimo al servizio degli Angioini. Bucchianico, essendo rimasta fedele alla Regina Giovanna II nella guerra tra Angioini e Durazzeschi (nel 1438 nei pressi vi fu un assedio da Alfonso d'Aragona), ebbe come premio la "demanialità perpetua" come attesta un diploma del re Renato d'Angiò del 14 ottobre 1438 (avvenimento ricordato da una targa del 1938 nel chiostro comunale). Bucchianico con la sua resistenza avrà salvato Chieti e si guadagnerà la fama di "città forte e fedele". L'ascesa degli Aragonesi al trono fece decadere il privilegio della demanialità, difatti gli spagnoli, nel 1456, concedettero il paese a Mariano d'Alagno/a, come Marchesato di Buccanica, fratello di Ugo Gran Cancelliere del regno, successivamente il paese fu donato a Francesco De Riccardis e, in seguito, fu di Chieti. Nel 1463 fu del condottiero Jacopo Piccinino. Nel 1473 fu della regina Giovanna che tenne il paese fino al 1504. Nel 1507 re Ferdinando il Cattolico donò il paese a Bartolomeo d'Alviano. Nel 1518 il paese fu acquistato da Marino Caracciolo di Santobuono per 8000 ducati che la tennero a titolo di marchesato fino agli inizi del XIX secolo. Il palazzo marchesale risale con ogni probabilità all'epoca di Giovanni Antonio II, tra il 1543ed il 1584. Alla fine del XVI secolo si sviluppò il commercio dei panni di lino e di seta e nella piazza vi erano almeno tre aromaterie (sorta di farmacie-spezierie). Nel XVIII secolo molti borghesi, acquisendo titoli nobiliari, cominciarono a costruire i loro palazzi con relativi frantoi e magazzini, per immagazzinare i prodotti che, dai porti di Francavilla al Mare ed Ortona, sarebbero giunti fino a Venezia e alla costa dalmata gestione degli affari economici del paese prima affidata solamente alla Curia Marchinale. Nel 1550 vi fu la nascita di Camillo de Lellis, che dopo una gioventù dissipata come soldato di ventura, ebbe una profonda conversione, iniziando una vita caritatevole in varie località d'Italia e d'Europa, fondando a Roma nel 1582 l'Ordine dei Ministri degli Infermi: il marchese Caracciolo gli cedette poi, di fronte al convento francescano, un suo terreno ove insistevano alcuni antichi fabbricati e le due chiese di Santa Croce e San Cristoforo, di cui quest'ultima fu demolita dallo stesso Camillo per poter realizzare il convento, mentre l'altra fu solo restaurata, divenendo la chiesa dei Crociferi col titolo di san Carlo Borromeo: essa e il convento però non saranno ultimati quando il 14 luglio del 1614, Camillo morì a Roma, e solo nel 1764, dopo vent'anni dalla santificazione, tale chiesa cambiò il titolo in quello di San Camillo. La sua facciata è dei primi del Novecento, e la cripta dell'immediato dopoguerra, mentre il convento, attaccato al lato sinistro, è un felice esempio di architettura religiosa del Seicento: come gli altri anche questo convento non scamperà alla chiusura di Napoleone nel 1809, durata dieci anni, ma già nel 1866 con le leggi dell'esproprio, esso e la chiesa passarono al comune, e solo più tardi, con una particolare disposizione di legge, l'Ordine tornerà padrone di tutto il complesso, ora costituente il Santuario del fondatore dei Ministri degli infermi. Nel corso di questi secoli Bucchianico perse l'importanza e il fasto dei tempi passati, non farà più storia, la subirà, ma non allentò i legami con Chieti, con la quale, malgrado beghe territoriali, riuscirà a spartirsi i confini, e manterrà una considerazione e un affetto reciproci, al punto che le due città continueranno ad avere in comune usi, costumi e persino santi protettori. Nel XIX secolo Bucchianico era capoluogo del circondario, di cui i comuni assoggettati erano Casalincontrada, Fara Filiorum Petri, Casacanditella, Semivicoli, Vacri, Turrimarchied Ari. Fu sede di una pretura, soppressa nel 1891. Dopo l'Unità d'Italia il paese si spopolò per via dell'emigrazione, specialmente verso le Americhe emigrazione che perdurò fino agli anni settanta dopodiché il fenomeno fece un'inversione di tendenza limitando parzialmente il calo della popolazione.
AFFITTACAMERE BUCCHIANICO (CH)
AFFITTACAMERE I CALANCHI
Contrada Colle Marcone, 67 - 66011 Bucchianico (Ch)
tel. 0871 400019 / mobile 329 4119574 - fax 0871 400019
BED & BREAKFAST BUCCHIANICO (CH)
BED & BREAKFAST IL GALLO
Contrada Colle Marcone, 115 - 66011 Bucchianico (Ch)
tel. 0871 400154 - 329 2461496
CASE PER VACANZA BUCCHIANICO (CH)
I Monumenti di interesse a Bucchianico (Ch) Cippo in memoria di Francesco Sciucchi e Antonio Aceto. È posto al Km 150 della SS 81 (nei pressi del vecchio bivio per Bucchianico) in ricordo del martirio dei due partigiani avvenuto l'8 novembre 1943 per mano dei nazi-fascisti. Persone legate a Bucchianico: Camillo de Lellis, (Bucchianico, 1550 - Roma, 1614), santo italiano fondatore dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi; Aldemaro di Capua, religioso, santo; Giacinto Armellini, (Bucchianico, 1780 ca - Chieti, 1858 ca), magistrato; Angelo Camillo De Meis, (Bucchianico, 1817 - Bologna, 1891), medico e patriota. Manifestazioni ed eventi a Bucchianico (Ch): IV Centenario della morte di San Camillo de Lellis. Il 14 luglio 2013, a Bucchianico, si è aperto l'anno giubilare per il IV Centenario della morte di San Camillo de Lellis. In occasione di questo importante evento molte saranno le manifestazioni volte a celebrare il santo fondatore dell'Ordine dei Ministri degli Infermi. Festa dei Banderesi (in dialetto "de li bannaraisë"). Festa che ripercorre un evento avvenuto nel XIV secolo quando Bucchianico fu minacciata dalla vicina Teate, o secondo altre fonti, da truppe mercenarie, che dopo aver conquistato Chieti, volevano impadronirsi di Bucchianico. I cittadini delle vicine campagne si videro costretti a rinchiudersi entro le mura della città, protette dal Sergentiere (il capitano della truppa comunale). Gli uomini si cinsero di bande rosse ed azzurre (i colori dello stemma comunale, da lì il nome della festa) e trasportarono le loro provviste su carri trainati da buoi, mentre le donne portavano sul capo delle ceste colme d'altra roba. Strategicamente Bucchianico era più debole di Teate e sarebbe di certo sconfitta ma la leggenda vuole che Sant'Urbano, apparso in sogno al Sergentiere, abbia consigliato la strategia militare vincente: far vestire molti uomini con corazze e munirli di armi e farli correre qua e là sui camminamenti di ronda delle mura facendo credere agli avversari di essere in minoranza e riuscendo, così, a farli desistere dall'attacco. La chiesa santuario di San Camillo de Lellis è una chiesa che si erge a Bucchianico, paese abruzzese dell'entroterra della provincia di Chieti. È uno dei luoghi religiosi più visitati della regione, in quanto vi sono conservate alcune reliquie di san Camillo de Lellis. Il santo, patrono universale insieme a san Giovanni di Dio dei malati, degli ospedali e degli infermieri, è nativo di Bucchianico ed è il fondatore dell'Ordine dei chierici regolari ministri degli infermi ed è anche il patrono d'Abruzzo assieme a san Gabriele dell'Addolorata. La costruzione dell'edificio, una delle prime realizzazioni del barocco abruzzese, si fa risalire al periodo 1617-1642 e spicca, sull'altare maggiore il busto di San Camillo. Affreschi del 1690 decorano l'interno, in particolare la sacrestia, con rappresentazioni della vita del Santo; la cripta moderna è del 1958 e conserva la reliquia del cuore del santo (il corpo è tumulato a Roma) con accanto la Fiaccola della carità ivi posta nel 1960 e benedetta da Giovanni XXIII.
APPARTAMENTI PER VACANZA BUCCHIANICO (CH)
Il territorio di Bucchianico (Ch) Coordinate 42° 18’ 15.70” N 14° 10’ 50.02” E; Altitudine 371 m s.l.m.; Superficie 38,05 km²; Abitanti 5.247; Densità 138,08 abit/km². Contrade Annunziata, Cacciotoli, Campo di Roma, Cervinelli, Cese, Chiaramilla, Colle Cucco, Colle dei Gesuiti, Colle Marcone, Colle Sant’Antonio, Colle Spaccato, Colle Torino, Costa Cola, Feudo, Fonte Pietra, Frontino, Pantanella, Piana, Porcareccia, Pubbliconi, San Leonardo, San Martino Tella, Santa Maria Casoria, Santa Maria Maggiore, Tiboni. Comuni confinanti: Casacanditella,Casalincontrada, Chieti, Fara Filiorum Petri, Ripa Teatina, Roccamontepiano, Vacri, Villamagna. Altre informazioni sul paese di Bucchianico: Cod. postale 66011; Prefisso telef. 0871; Cod. Istat 069008; Cod. catastale B238; Targa automobilistica CH; Cl. sismica Zona 2 (sismicità media); Nome abitanti Bucchianichesi; Gemellaggio Comune di San Giovanni Rotondo(2.2.1975 e 29.4.2012). Collegamenti Con auto: A25 uscita al casello di Chieti. Seguire indicazioni per Bucchianico (9 Km circa), A14 uscita al casello di Pescara Sud, da qui passare per Ripa Teatina e giungere a Bucchianico (13 Km circa). Con treno: Stazione di Pescara (27 Km circa) o di Chieti Scalo (15 Km circa). Proseguire con auto verso Bucchianico. Con aereo: Aeroporto d’Abruzzo (23 Km circa). Cenni geografici sul comune di Bucchianico (Ch) Da Vedere nel comune di Bucchianico (Ch) Monumenti: Bucchianico conserva diverse costruzioni medievali e rinascimentali di ottima fattura alle quali si aggiungono opere o ricostruzioni eseguite nel Seicento e Settecento. Vanno menzionate: Santuario, Convento, Chiostro e Museo di San Camillo de Lellis. Il convento fu costruito quando viveva ancora Camillo, tra il 1604-1605 da maestranze lombarde. La chiesa, invece, fu edificata subito dopo la morte del Santo. I lavori iniziarono nel 1617 e terminarono nella metà del Seicento. All’interno della chiesa sono da ammirare: 1) altare maggiore in legno intagliato e dorato del sec. XVII, con colonne tortili; 2) sull’altare vi è una tela raffigurante la Deposizione, anch’essa del sec. XVII; 3) nella cappella a sinistra dell’altare maggiore vi è la statua del Santo, presente a Bucchianico sin dal 1655; 4) sul lato destro vi è la cappella delle reliquie. Dietro l’altare vi è la sacrestia ove si possono ammirare alcuni affreschi del 1690 che riproducono alcuni miracoli attribuiti a San Camillo e i volti di San Camillo, San Filippo Neri e San Carlo Borromeo. Nella cripta, piccola e accogliente, vi sono belle vetrate realizzate ad Atri, mosaici eseguiti dalla scuola Vaticana, il simulacro del Santo, la Fiaccola della Carità, benedetta da Papa Giovanni XXIII, e vari ex voto. Girando a destra, si entra nel museo di San Camillo dove sono raccolti testi, paramenti, reliquie, copie di statue, abiti, attrezzi chirurgici ed altri oggetti relativi al Santo. Qui sono altresì custodite le anfore utilizzate dai vari Enti civili e militari, che ogni anno offrono l’olio per far ardere perennemente la Fiaccola della Carità. Risalendo le scale, si accede al piccolo chiostro del convento. Qui sono da ammirare: le tele che riproducono le scene salienti della vita di San Camillo; il pozzo costruito miracolosamente da San Camillo; la campana che i bucchianichesi suonano in occasione di temporali.
CASE PER LE FERIE BUCCHIANICO (CH)
La Storia sul comune di Bucchianico (Ch) Bucchianico, centro urbano in provincia di Chieti, di oltre 5200 abitanti, si sviluppa a 371 metri s.l.m. lungo uno dei colli appartenenti alla dorsale collinare preappenninica e divide le valli formate dai fiumi Alento a nord e Foro a sud. Il colle, orientato da sud-ovest a nord-est è separato dal restante crinale dalle depressioni di Pozzo Nuovo e di S. Maria in Casoria. Il territorio comunale che si estende per circa 38,05 kmq è facilmente raggiungibile sia da Chieti, mediante la SS. 81 che ricalca il tracciato dell’antica strada Regia Marrucina, sia da Pescara, mediante la Superstrada del Fondo Valle Alento (1981) che da Guardiagrele giunge fino al mare. Inoltre, in passato, un’altra importante via di comunicazione attraversava il territorio comunale: il Tratturo Regio che, collegando L’Aquila a Foggia, dopo aver attraversato il territorio di Chieti (Brecciarola), incontrava il territorio comunale di Bucchianico nei pressi della Madonna del Carmine per dirigersi poi verso Villamagna. Al prezioso Memoratorium dell’abate casauriense Giovanni di Berardo dobbiamo la prima citazione nota del toponimo di Bucchianico: infatti, nell’874, fra i vari possedimenti di S. Liberatore a Maiella, sono citate anche le chiese di S. Eleuterio e di S. Paolo in pertinentia de Boclanico. La citazione delle suddette chiese, probabilmente collocate in feudi rurali formatisi su colli limitrofi a quello dove attualmente sorge il centro abitato, lascia supporre che il territorio di pertinenza di Bucchianico avesse una ampia estensione. Oltre a questa denominazione, però, nulla sappiamo sulle cause generatrici del centro storico di Bucchianico, se non che la scelta della sua localizzazione potrebbe essere stata dettata dalle stesse esigenze difensive che caratterizzarono la formazione di gran parte dei nuclei urbani del chietino a cominciare dal X secolo in poi. Questa iniziale aggregazione spontanea, probabilmente collocata sul versante sud-orientale e sul crinale del colle, fu trasformata tra il 979 ed il 1016 in un oppidum, una struttura urbana più organizzata e difesa da mura, da Tresidio, grande proprietario terriero che, godendo dell’appoggio dell’abbazia di S. Liberatore a Maiella, si distinse nel territorio per la sua politica di incastellamento diffuso. A questo oppidum si aggiunse sul colle, a cominciare dal 1034, la costruzione, piuttosto tardiva, di un monastero benedettino voluto dall’abate di S. Liberatore e realizzato da S. Aldemario da Capua: il monastero di S. Maria Maggiore (attuale S. Urbano) che venne edificato lungo la predetta strada di crinale, ma in una posizione dominante verso nord-est, ed intorno al quale si formò in pochi anni un secondo nucleo abitativo. Pertanto possiamo concludere che sia il conte Tresidio che S. Aldemario di Capua possono, a vario titolo, essere definiti i fondatori di due nuclei urbani distinti e politicamente indipendenti, ma basilari per la conformazione dell’attuale struttura urbana di Bucchianico. Durante il XIII secolo, la politica antifeudale di Federico II e di Carlo d’Angiò comportò l’ampliamento dei nuclei urbani più importanti a scapito degli aggregati rurali e tale incremento demografico favorì a Bucchianico la fusione dei due preesistenti nuclei in un’unica struttura che si sviluppò lungo la strada di crinale raggiungendo l’attuale conformazione a fuso. La tendenza generale alla concentrazione per scopi difensivi, che connotò tutto il Medioevo, venne soddisfatta, anche a Bucchianico, con la realizzazione di una cinta muraria provvista di torri, forse realizzata tra il XIII ed il XIV secolo che distinse definitivamente quel profilo urbano compatto che ancora oggi connota il centro storico del paese dalla campagna circostante. Frattanto le mutate condizioni politiche portarono anche un piccolo centro come Bucchianico al rinvigorirsi dell’autonomia locale che si esplicitò nella realizzazione di un nuovo palazzo per l’Università tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, ed il luogo scelto per tale costruzione fu, come da prassi, la piazza principale, denominata Platea Magna. In particolare la realizzazione del cosiddetto Ridotto, inteso come ampia sala per le riunioni del popolo, costruito a ridosso del fianco meridionale della preesistente chiesa di S. Michele Arcangelo, completò la singolare polifunzionalità raccolta in uno stesso edificio destinato contemporaneamente a funzione commerciale (botteghe a piano terra e portico), religiosa (chiesa di S. Michele Arcangelo al primo piano) e politica (aula al primo piano addossata alla chiesa). La fedeltà alla regina Giovanna II che, durante la guerra tra Angioini e Durazzesi fu assicurata anche da Bucchianico, diede la forza agli abitanti di resistere valorosamente all’assedio che, nel 1438, venne sferrato al paese dallo stesso Alfonso d’Aragona. Per gratitudine alla dimostrazione di fedeltà alla corona, il re Renato d’Angiò, con diploma del 14 ottobre 1438, elargì all’Università il privilegio del perpetuo demanio; ma la libertà durò poco poiché, dopo la perdita della guerra da parte dei Francesi, alla città di Chieti furono confermati tutti gli antichi privilegi e l’aggiunta di nuove terre sottratte anche al territorio di Bucchianico. Nel 1518 Bucchianico fu acquistata dalla famiglia Caracciolo del ramo dei Santo Buono (o anche di San Buono o Santobuono), dopo essere passato tra le mani di vari possessori. Infatti, sotto il dominio di Carlo V, la Regia Camera vendette a Marino II Caracciolo la terra di Bucchianico ed inoltre, il futuro Imperatore, il 2 febbraio del 1518 gli concesse anche il titolo di marchese di questa terra.
COUNTRY HOUSE BUCCHIANICO (CH)
La Storia sul comune di Bucchianico (Ch) Nella seconda metà del XVI secolo, la struttura urbana di Bucchianico, ormai già ben delineata, negli atti notarili veniva distinta in terzieri: Pizzoli sul versante meridionale, Castellara sul versante nord-orientale ed infine di Mezzo, il più importante perché comprendente la platea Magna (attuale piazza Roma). L’evento che influì maggiormente sulla trasformazione della principale piazza di Bucchianico fu la realizzazione del palazzo marchesale che probabilmente risale al tempo di Giovanni Antonio II, tra il 1543 ed il 1584.La realizzazione del palazzo, che quasi certamente sostituì precedenti costruzioni che chiudevano il terziere di Mezzo verso sud-ovest, costituì un importante ampliamento scenografico dello spazio pubblico: infatti l’edificio venne concepito come un’ampia quinta che facesse da sfondo prospettico all’antistante piazza trapezioidale. Il palazzo marchesale, con la sua imponente volumetria compatta, da subito si impose sul minuto tessuto edilizio contadino di cui era costituito il paese, manifestando esplicitamente il mutato potere politico. Un ulteriore importante evento che connotò la vita di Bucchianico in questo secolo fu la nascita, il 25 maggio del 1550 nella residenza paterna posta nel terziere Pizzoli e tuttora esistente, di S. Camillo de Lellis, fondatore, nel 1583, dell’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani). Nel 1604 fu proprio Camillo, su insistente invito dell’Università di Bucchianico, a decidere di realizzare nella sua città natia un convento per l’Ordine appena costituito. Dai numerosi testimoni chiamati in causa nel processo di beatificazione del santo, sappiamo che, per l’edificazione del convento, che terminò nel 1615, furono portati a Bucchianico sette muratori da Roma, inoltre l’edificio, progettato probabilmente da Francesco e Orazio Torriani di Roma, e realizzato in mattoni con cantonali in blocchi lapidei, richiama, sia nella tipologia che nel disegno del portale, la residenza dei feudatari del centro abitato. Nel XVIII secolo a Bucchianico si realizzò una svolta nella gestione della vita pubblica, fino a quel momento amministrata solo dalla Curia Marchionale: approfittando dello spostamento degli interessi della famiglia Caracciolo, alcune famiglie borghesi locali iniziarono ad accrescere il proprio patrimonio mediante lo sfruttamento agricolo dei possedimenti terrieri e di conseguenza aumentarono il controllo sulla gestione economica dell’Università. La più esplicita manifestazione di questa nuova classe dominante si ebbe mediante la trasformazione di interi isolati medievali in sontuose residenze che vennero dislocate in quei siti del tessuto urbano ritenuti più centrali e rappresentativi: via di Mezzo e platea Magna. Il benessere economico raggiunto dalle nuove classi, basato prevalentemente sull’attività agricola, comportò l’esigenza di coniugare in un unico edificio sia la rappresentatività della famiglia, che la presenza di spazi da adibire alla principale attività lavorativa: lo sfruttamento dei raccolti. Pertanto il piano terreno o seminterrato dei palazzi fu destinato a cantine, magazzini, frantoi ed in alcuni casi provvisto di cisterna per la raccolta delle acque piovane. Un evento politico agli inizi dell’Ottocento ebbe importanti risvolti sulle funzioni pubbliche accolte dalla piazza: la politica murattiana, caratterizzata da una lotta ai privilegi feudali ed ecclesiastici, sfociò in una serie di decreti con cui si sopprimevano numerosi enti ecclesiastici e si privatizzavano i rispettivi possedimenti immobiliari e ciò causò nel 1809 la cessione del convento dei Camilliani e di quello dei Francescani al Comune. Ma se già nel 1819 ai padri Camilliani fu restituito interamente l’uso del convento, gli uffici comunali ed alcune aule scolastiche, invece, vennero trasferiti nel vicino ex convento dei Minori Conventuali, insieme al trasferimento della sede parrocchiale dalla cadente chiesa di S. Angelo alla più ampia chiesa di S. Francesco. Il 2 agosto del 1806 fu emanata la legge abrogativa dei feudi ed ormai il grande potere dei Caracciolo aveva vita breve. Anche se dopo la morte di Murat tornò sul trono Ferdinando I con il titolo di Re delle Due Sicilie, restaurando gli antichi titoli, tra il 1810 ed il 1815, l’antico feudo si disgregò sotto la pressione delle nuove Istituzioni, lasciando alla famiglia solo una titolarità simbolica. La povertà diffusa che colpì tutta l’Italia durante e dopo la seconda guerra mondiale produsse i suoi effetti anche a Bucchianico: il borgo tra il 1950 ed il 1960 vide ridursi ad un terzo la popolazione a causa del forte flusso migratorio, soprattutto di forze giovani, che lasciava al centro ben poche speranze per una possibile ripresa economica. Invece attualmente Bucchianico presenta una forte e capillare urbanizzazione della campagna ma anche un consistente sviluppo urbanistico del centro.
OSTELLI DELLA GIOVENTU' BUCCHIANICO (CH)
Ulteriori cenni storici sul comune di Bucchianico (Ch) La sua storia è antichissima. Al Museo de La Civitella di Chieti, sono esposti diversi reperti: una fibula in bronzo, datata IX sec. a. C., tre bronzetti votivi e una scultura di una testa maschile in marmo provenienti proprio dal territorio di Bucchianico. Gli storici concordano però che per trovare una struttura urbana compiuta, occorre attendere il IX secolo d. C., quando gli abitanti di Buca, una località vicina a Vasto, distrutta dai Saraceni, cercarono rifugio su questo colle. Di certo è che le chiese di S. Eleuterio e S. Paolo, nelle pertinenze di Bucchianico, risultavano nel Memoratorium dell’abate cassinese Bertario dell’874, quale possedimento di S. Liberatore a Maiella. Questo piccolo borgo si accrebbe subito dopo l’anno mille, in seguito alla costruzione del monastero benedettino dedicato a Santa Maria Maggiore e Sant’Urbano Papa. Dipendeva da Montecassino e fu retto da Aldemario da Capua, poi divenuto Santo. Le sue reliquie si venerano ancora nella cripta della chiesa di Sant’Urbano, costruzione di origine medievale, come chiaramente appare dall’esterno. Medievale è tutta la zona detta “castellara” dove vi è la possibilità di vedere l’unica antica porta di accesso a Bucchianico rimasta in piedi. È ad arco acuto. Antichissime sono le confraternite che operarono a Bucchianico. La più antica, da una documentazione esistente, dovrebbe risalire addirittura al 1033. Era intitolata a San Giacomo ed operava all’interno della chiesa dei SS. Angelo e Salvatore. Nel XIII secolo vide un fiorire di conventi (S. Maria delle Clarisse, SS. Trinità dei Minori Conventuali, S. Spirito dei Celestini e, successivamente quello di S. Maria Casoria dei Carmelitani). Sempre massiccia la presenza della Chiesa. Tra i secoli XIII e XIV Bucchianico era tra i più popolosi dell’Abruzzo Citra. Nel XV secolo erano presenti ben 15 chiese dedicate a S. Michele, S. Nicola, S. Silvestro, S. Tommaso, S. Bartolomeo, S. Antonio, S. Giacomo, S. Onofrio, S. Felicita, S. Vittorito, S. Lucia, S. Laurenziano, S. Marcello, S. Stefano, S. Maria Maddalena. Alcune di queste erano utilizzate particolarmente come luoghi di sepoltura, com’era prassi all’epoca. Nel XIV sec. gli angioini indussero gli abitanti dei castelli di San Giovanni e di Sant’Ilario e della contrada Feudo a trasferirsi a Chieti. Questa operazione, che interessò diversi Comuni dell’Abruzzo citeriore, procurò il triplicarsi della popolazione teatina che in poco tempo passò da 500 a 1500 fuochi, intendendo per ciascun fuoco un nucleo familiare. Bucchianico rimase sempre fedele agli Angioini. Il suo centro storico fu diviso in tre terzieri (Pizzoli, di Mezzo, Castellara) e la difesa del centro storico venne rafforzata da mura merlate con sei porte e altrettante torri d’avvistamento. Sempre nel XIV secolo ebbe alcuni dissidi con Chieti per problemi di confini e subì un assedio da parte dei teatini, risolto, senza spargimento di sangue, grazie ad un sogno miracoloso che Sant’Urbano fece al Sergentiere. Da questo episodio prende origine la famosa festa dei Banderesi che si festeggia ininterrottamente da circa sette secoli a Bucchianico. Nel XV sec. passò, suo malgrado, sotto la dominazione aragonese, ma la sua storia cambiò dal 1518, anno in cui fu infeudata ai Caracciolo di San Buono, che vi ebbero signoria fino all’abolizione della feudalità. Questi costruirono un bel palazzo sull’attuale piazza San Camillo de Lellis, con annessa cappella. Il palazzo venne demolito nel 1972 mentre la cappella è ancora esistente. Altro evento che segnò la storia di Bucchianico fu la nascita (25 maggio 1550) di Camillo de Lellis, fondatore dell’Ordine dei Ministri degli Infermi (Camilliani). Nel secolo XVIII molte famiglie borghesi, tra cui i De Lellis, Maccarone, Maximino, Torello, Sancto Ferrari, Urbanucci, acquisirono titoli nobiliari e chiamarono mastrofabbricatori lombardi per farsi costruire palazzi al centro storico. Tuttora nei vari scantinati di questi palazzi si trovano ambienti di grande interesse architettonico, con volte ora a crociera ed ora a botte lavorate con mattoni a vista. Erano frantoi, cantine, magazzini necessari per il commercio con Venezia e la Dalmazia attraverso il porto di Ortona e per le famose fiere lancianesi. La popolazione di Bucchianico fu interessata da ondate di emigrazioni che si concretizzarono dopo l’unificazione d’Italia, dopo la prima guerra mondiale e dopo la seconda guerra mondiale. Dai 6.142 abitanti del 1951 passò ai 4.232 del 1971 e solo negli ultimi anni in trendè cambiato e la popolazione è tornata a crescere. Oggi conta oltre  5.200 abitanti.
RIFUGI E BIVACCHI A BUCCHIANICO (CH)
Casa natale di San Camillo di Bucchianico (Ch) A piano terra si trova la stalla dove la mattina del 25 maggio 1550 nacque il Santo. Nel 1712 in un settore di questa si costruì la Cappellina. Sull’altare si conserva un dipinto di Giustino Priore che riproduce Cristo che si stacca dal crocifisso e invita il Santo a proseguire nella creazione del nuovo ordine religioso. Sui lati della cappellina vi sono due grandi dipinti. Nella stalla attigua interessante è il presepe in terracotta e un bel bassorilievo. Salendo la gradinata esterna si accede in un piccolo loggiato e in ambiente unico, cuore della casa abitata dal Santo insieme al padre Giovanni e alla madre Camilla de Compellis. Nelle stanze superiori vi è un museo con diverse opere d’arte e la fonte battesimale utilizzata per il battesimo del Santo. Convento dei Francescani, oggi chiesa parrocchiale e uffici comunali di Bucchianico (Ch) La sua costruzione risale al 1291. Di questa epoca rimangono: la sacrestia con volte a crociera, parte del chiostro, dal quale è possibile vedere il campanile realizzato a metà del XIV secolo. La chiesa, oggi parrocchia intitolata a San Michele Arcangelo, fu ristrutturata nel XVIII secolo. Nella facciata esterna spiccano il portale a timpano spezzato e l’attenta lavorazione in mattoni di paraste, cornici e timpano curvo. Bella anche la facciata del convento che, sopra un alto basamento, presenta due ordini di finestre con timpani triangolari e cimase curvilinee. All’interno della chiesa, dopo l’ingresso, vi sono gli altari di Sant’Antonio di Padova dei principi Caracciolo (scuola napoletana XVIII sec.) e l’altare della Madonna dei Sette Dolori della famiglia Monaco-La Valletta. Continuando, si incontra il pergamo e il confessionale di pregevole lavorazione di scuola orsognese (sec. XVIII). Sul pergamo si nota lo stemma comunale. Sulla parete di fronte vi è la tela che raffigura San Carlo Borromeo (sec. XVIII). La cupola è stata affrescata dal pennese Domiziano Vallarola nel 1774. Eleganti gli stucchi che impreziosiscono la chiesa. Il chiostro, con ottima acustica, d’estate ospita diversi concerti. In fondo al chiostro si accede alla interessante Sala dei Banderesi; sul lato sinistro dell’edificio vi sono gli Uffici comunali.
I Santi Protettori di Bucchianico (Ch) Sant’Aldemario di Capua (985-1070?). Fu abate benedettino e fu il primo protettore di Bucchianico. Il suo corpo è conservato nella chiesa di Sant’Urbano. La sua festa si celebra il 6 ottobre. Beato Benedetto Idropico da Bucchianico. Insigne filosofo e matematico, fu frate francescano che morì a Bucchianico il 12 marzo 1270 in fama di santità. Il suo corpo è sepolto nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo. San Camillo de Lellis (nato a Bucchianico il 25 maggio 1550 e morto a Roma il 14 luglio 1614). Fu il fondatore dell’Ordine dei Ministri degli Infermi (Camilliani). Protettore di Bucchianico dal 1623 e di Chieti dal 1624. Fu canonizzato nel 1746. I Papi successivi lo elessero celeste patrono della sanità civile e militare, degli ospedali e delle case di cure, degli ammalati, della Regione Abruzzo. È considerato precursore della Croce Rossa. I Camilliani sono presenti nei cinque continenti. Viene festeggiato il 14 e 15 luglio. Sant’Urbano I Papa e Martire. È il protettore principale di Bucchianico. Le sue reliquie sono custodite dal 1243 nella chiesa di Sant’Urbano. Bucchianico in suo onore, da circa sette secoli celebra nella domenica precedente il 23 maggio, nonché il 24 e 25 maggio, la famosa Festa dei Banderesi. San Camillo de Lellis: il Santo di Bucchianico: Bucchianico ha dato i natali a San Camillo de Lellis, il Gigante della Carità, che alla fine del Cinquecento creò l’ordine dei Camilliani e innovò l’assistenza sanitaria creando un modo nuovo di approcciarsi al malato visto come insieme di corpo e di spirito. Non a caso San Camillo è patrono della Sanità militare e civile, degli ammalati e degli operatori sanitari. È co-patrono, assieme a San Gabriele dell’Addolorata, della Regione Abruzzo. Estremamente interessante è la vita di questo Santo. Il 25 maggio 1550, mentre la madre, Camilla de Compellis era alla chiesa di Sant’Urbano per assistere alla celebrazione della messa, ebbe i dolori pre-parto. Tornò subito a casa e si fermò, per sua scelta, alla stalla. È lì che diede alla luce Camillo. Questo, dopo una gioventù turbolenta, si convertì a 25 anni ed entrò a far parte dell’Ordine dei francescani con il nome di fra Cristofaro. In seguito si adoperò per creare un nuovo Ordine che ai tre voti di castità, povertà ed obbedienza aggiunse quello di “servire i malati, anche gli appestati, con rischio della vita”. Era il 21 settembre 1591 quando il papa Gregorio XIV riconobbe questo Ordine che si fece subito apprezzare per la fede e il coraggio. I Camilliani operarono nel Lazzaretto di manzoniana memoria ed ovunque venivano chiamati per combattere contro la peste. Si impegnarono a curare i malati, anche a rischio della loro vita, con la stessa amorevolezza con la quale una madre cura il proprio unico figlio. Prestarono il loro servizio in ospedali di tutta la penisola. Molte le costruzioni di Bucchianico che ricordano la sua vita terrena: la casa natale, il convento costruito da lui stesso, il Santuario edificato subito dopo la sua morte, il chiostro, la cripta, il museo. Un Santo amato dal popolo e tenuto nella dovuta considerazione dalla Chiesa. Una sua statua è collocata nella navata centrale interna della Basilica di San Pietro in Roma (una sua copia troneggia nella facciata del Santuario del Santo a Bucchianico) ed un’altra è stata posta nel 1969 su una delle più alte guglie del Duomo di Milano (una sua copia è osservabile nel Museo del Santo, a Bucchianico). L’Ordine dei Camilliani è oggi presente nei cinque continenti in 43 paesi ed opera dove maggiore è la povertà, tra i lebbrosi, malati di Aids, emarginati, ecc. Personalità legate e Bucchianico: Giacinto Armellini (Bucchianico, 1780 ca - Chieti, 1858 ca), magistrato. Pietro di Bucchianico (XIV sec.) Fu nominato da Papa Celestino V, Rettore della Romagna, Bologna e contado di Bretenone. Berardo di Bucclano (XIV sec.) Fisico, alla corte di Filippo di Fiandra nel 1308. Michele Aldemario Curti (1900-1981). Primo clarinetto solista nell’orchestra E.I.A.R., della Banda dei Carabinieri, e primo clarinetto nell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. A questo è dedicata la scuola di musica operante a Bucchianico. Angelo Camillo de Meis (1817-1891). Fu scienziato, medico, politico e benefattore. Allievo di Bertrando Spaventa e Francesco De Sanctis, ebbe una vita movimentata. Fu più volte eletto parlamentare nel Regno di Napoli, condannato a morte per motivi politici e poi salvato. A lui è dedicata la Biblioteca prov.le di Chieti. Paolino Sinolli. Professore di latino, pubblicò nel 1938 Memorie storiche sopra Bucchianico e le sue chiese. A lui è intitolata la scuola elementare di Bucchianico. Angelo Camillo Volpe (1886-1954) Latinista, traduttore di tutte le opere di Orazio. Date da ricordare a Bucchianico (Ch) gennaio. Presepe vivente; 2 febbraio. Pellegrinaggio da Bucchianico alla Valle dell’Inferno (San Giovanni Rotondo); Settimana santa. Tradizionali canti de La Passione de Criste; Lunedì Santo. Festa a casa del Banderese; 1ª domenica di maggio. Festa in onore di San Camillo alla loc. La Calcara; Domenica precedente 23 maggio. Corteo storico dei Banderesi con carri e fiori di carta; 24 maggio. Vigilia della Festa dei Banderesi e apertura della Porta Santa; 25 maggio. Festa dei Banderesi; 26 maggio. Festa di S. Candida; giugno. Festa del Corpus Domini; luglio. Cerimonia Sanità militare e Comune di Bucchianico sull’Altare della Patria (Roma); 13 luglio. Pellegrinaggio a piedi da Chieti a Bucchianico; 14 luglio. Traslazione di San Camillo con fuochi d’artificio bassi in piazza a suon di musica; 15 luglio. Pontificale in onore di San Camillo, processione e festa; 16 luglio. Festa in onore di San Camillo; luglio-agosto. “La luna sul chiostro”. Concerti e manifestazioni varie; Ultima domenica di luglio. Festa di S. Maria Casoria; 15 agosto. Festa della Madonna dell’Assunta; agosto. Sagra dei fichi e del pernil; agosto. Pizza acrobatica; 6 ottobre. Festa di San Aldemario; prima decade di ottobre. Oktoberfest bucchianichese; 8 dicembre. Festa a casa del Banderese; Il mercato settimanale si svolge tutti i giovedì mattina in piazza San Camillo de Lellis.
La chiesa, con annesso convento, di S. Chiara di Bucchianico (Ch). Fu edificata nel 1252 dalle Monache dell’Ordine di San Damiano che lì rimasero sino al 1563. Arrivarono poi i Frati Minori Osservanti che apportarono un rinnovamento architettonico. Nei primi decenni del Novecento fu acquistato e restaurato da Raffaele Paolucci. Oggi la Chiesa e annesso convento sono gestiti dalle Figlie di San Camillo, un Ordine religioso femminile creato un secolo fa sul carisma di San Camillo: il Gigante della Carità. Nel chiostro, a planimetria quadrata, con porticato e pozzo centrale, sono presenti affreschi di origine seicentesca, reintegrati da Tommaso Cascella tra il 1932 e il 1937, quando l’intero edificio appartenne a Raffaele Paolucci. Nella chiesa vi è un altare arricchito da tele di Federico Spoltore. Il pubblico Ridotto di Bucchianico (Ch) È la costruzione più grande di piazza San Camillo de Lellis. La sua costruzione risale al XIV sec. Integro è rimasto il piano terra. Nella parte frontale vi è il Coverto lungo, una volta destinato a contenere diverse botteghe di spezierie. Nella parte retrostante vi erano le carceri e il pubblico macello. Al piano superiore, oggi caserma dei Carabinieri, vi era una grande sala con loggiato, detto “pubblico ridotto” dove si ospitavano riunioni politiche. Qui erano collocate anche la parrocchia intitolata a San Michele Arcangelo e le carceri femminili. Nel 1812 l’arch. Ambrogio Mammarella provvide a consolidare il porticato, che conservò integre le volte del XIV sec. Da vedere a Bucchianico (Ch): Nella piazza San Camillo de Lellis si possono inoltre osservare: Palazzo Corsi e Palazzo Maij-Scoppetta. Edificate tra il XVII e XVIII sec., si presentano con facciate poco aggettanti. In particolare il secondo si caratterizza per la raffinata combinazione di mattoni di due diverse colorazioni. Fu costruito sui resti della chiesa medievale di San Silvestro. Cappella della famiglia Caraccciolo. Sul lato destro del “palazzaccio” si nota una interessante costruzione. Era annessa al Palazzo feudale dei Caracciolo , demolito nel 1972. Nella via Cappellina San Camillo (scendendo le scale da piazza San Camillo de Lellis): Portico di San Silvestro. Apparteneva alla chiesa medievale di San Silvestro e conserva archi ogivali e le volte del XIII-XIV sec. a mattoni “a faccia vista”. Ruee ruellemedievali. Di fronte al portico di San Silvestro e negli spazi attigui sono visibili le stradine medievali con archi di rinforzo ogivali del sec. XIII-XIV sec. Sul corso Pierantonj, da piazza San Camillo de Lellis: Palazzo Monaco-La Valletta. Edificato nel XVIII sec. possiede un cortile pavimentato con sassi di fiume a “rizzada” al quale si accede da un portale in pietra scolpita a motivo geometrico-floreale. Chiesa del Purgatorio. Fu riedificata nel 1735 sui resti della chiesa di Santa Maria del Suffragio dai capomastri lombardi Borgonsoli e Cometti. La stuccatura interna fu realizzata nel 1780-1781 dagli artisti Rossi, Carpighi e Chigi. All’interno notevole è la cantoria in legno dipinto del XVIII sec. e di diversi affreschi di Francesco Maria De Benedictis di Guardiagrele (1844-'46). Pregevole il campanile. Nel piano sottostante vi è un’altra chiesa utilizzata come cimitero della Confraternita del Sacro Monte dei morti. La chiesa dal dicembre 2012 ospita il museo perenne dei presepi provenienti dai paesi ove operano i Camilliani. Sulla sinistra si apre un terrazzo dal quale è ben visibile Chieti, sulla destra un caratteristico supportico che conduce a via San Camillo, comunemente chiamata “corso di sotto”. In fondo al corso vi è la chiesa di S. Urbano, costruita nell’XI sec. e ricostruita fra il 1759 e il 1783 dove originariamente vi era il monastero di Santa Maria Maggiore. Interessante il supportico medievale sul lato sinistro della chiesa. Nell’interno sono conservate le reliquie di Sant’Urbano papa e di Sant’Aldemario abate, deceduto nel 1070. Dal lato destro si entra nella cripta. Qui vi è la Porta Santa che viene aperta il 24 maggio. Una decina di metri più giù vi è la biblioteca comunale. Su via Sant’Antonio e via Angelo Camillo De Meis: Cento metri dopo la chiesa di Sant’Urbano vi è la chiesetta intitolata a Sant’Antonio. È dell’XI sec e probabilmente era annesso al monastero benedettino. Ha un’aula rettangolare ed un prostilo con una interessante colonna di mattoni scolpita. Proseguendo oltre, s’incontra su via Sant’Antonio un portale gotico con capitelli floreali e finestre gotiche. Al termine della strada si arriva a Porta Grande ad arco gotico (XIII–XIV sec.) ben conservato. Su via San Camillo di Bucchianico (Ch): Tornando su, dopo la chiesa di Sant’Urbano, si gira a sinistra e si va su via San Camillo. Qui vi sono interessanti edifici ricostruiti su resti medievali, nel XVII, XVIII sec. che ospitano il Museo dell’olio (frantoio del Settecento), un caratteristico ristorante, un supportico, una scuola di musica, i resti di una torre medievale, ecc. Tutti questi locali conservano l’originale architettura e pareti e volte lavorate con “mattoni a vista”. Fuori del centro storico di Bucchianico sono da vedere: La Calcara. È dove, nei primi anni del Seicento, erano cotti i mattoni per l’edificazione del Convento di San Camillo. Dista circa 5 Km. dal centro ed è situato in un luogo incantevole, con un bel prato attraversato dal fiume Foro, in quel tratto ampio e lento. L’originale fornace è stata trasformata in cappellina. È attrezzato a luogo per pic-nic. Festa: prima domenica di maggio. I calanchi. In zona Chiaramilla, si estendono per circa 3,5 Km, con pareti di argilla a volte alte più di 100 metri. Nella zona sono presenti case realizzate in terra cruda. Percorso dell’apostolo San Tommaso. Questo tragitto, che rientra nei Cammini d’Europa, mette Bucchianico in contatto con i luoghi sacri dei più importanti sepolcri degli apostoli (Roma, Gerusalemme, Santiago de Compostela e Ortona). Le tratte più prossime, collegano Bucchianico con la Basilica del Volto Santo di Manoppello e il Duomo di Guardiagrele. I Musei di Bucchianico (Ch) Museo su San Camillo. Nell’interno del Santuario. Ingresso libero. Orario di apertura: 8,00/12,30 - 15,30/19,00. Museo dell’Olio. Via San Camillo. Ingresso libero. Visita su prenotazione. Museo dei presepi (Chiesa del Purgatorio). Presepi provenienti dai paesi dove operano i Camilliani. Inaugurazione il giorno 8 dicembre 2012. Rimarrà aperto tutto l’anno. Museo dei Banderesi.
Una caratteristica dell’Abruzzo è la varietà morfologica del territorio che mette a confronto realtà solitamente distinte e difficilmente coniugabili, come mare e montagna, parchi nazionali, riserve naturali e centri storici, collegati con un’efficientissima rete stradale. Dalla foce del_Tronto a quella del Trigno 129 chilometri di costa, assolata e godibile dalla primavera all’autunno, fronteggiano i massicci più elevati dell’Appennino, tanto che non è raro poter scorgere dal litorale sabbioso e in piena vacanza marina le cime innevate del Gran Sasso e della Maiella. Del resto la storia antropologica e sociale della regione Abruzzo è tutta coniugata sul costante rapporto mare-montagna, vissuto dalla gente.
La Festa dei Banderesi a Bucchianico (Ch) Domenica precedente il 23 maggio. Nel pomeriggio vi è il corteo, con tutto quell’immenso bagaglio culturale ed antropologico che una simile antica manifestazione può trasmettere con i suoi circa 700 anni di vita ininterrotta. Non è una rievocazione, una delle tante nate qualche decennio or sono, ma è una festa autentica ed originale. Non a caso può vantare da qualche anno il Patrocinio della Commissione Nazionale dell’Unesco, nonché quello del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Ha avuto l’onore di ottenere l’adesione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Riconoscimenti che solo poche feste del genere hanno. Gli esperti della materia la considerano tra le più interessanti d’Italia. Il pubblico rimarrà sorpreso nel vedere il corteo storico, con circa centomila fiori realizzati dalle donne in carta crespa durante le sere invernali; nell’ammirare i carri preparati dagli uomini con grande perizia artistica ed artigianale e concepiti per farli durare e non per essere smontati all’indomani; nel vedere migliaia di bucchianichesi in festa che con il loro tradizionale costume sfilano, ballano, cantano e gridano con tutta la voce che hanno “Eh, Eh, Eh, evviva Sant’Urbane, eh, eh, eh, evviva lu Bannarese, eh, eh, eh, evviva lu Sergentine”, mentre canestri di “cancellate” vengono distribuiti ai presenti. In ciascuna delle ultime edizioni sono stati realizzati oltre 100 mila fiori di carta, e sono state utilizzate migliaia di uova per preparare le cancellate (dolci tipici che vengono distribuiti durante il corteo). Una festa che richiede una preparazione che dura un intero anno. Viene organizzata annualmente da un Banderese (che dura in carica un anno) aiutato da tutta la sua famiglia sino al settimo grado. Questo, anche per autofinanziare la Festa, organizza alcuni rinfreschi a casa sua (8 dicembre, lunedì dell’angelo, ecc.) invitando tutta la cittadinanza. Concretamente vi partecipano un migliaio di persone. Cose considerate irreali e quasi impossibili per un’altra città. Invece, a Bucchianico, ciò accade ancora, anche perché questa non è una semplice festa, ma ha profonde connotazioni cristiane, è innanzitutto una cerimonia religiosa che conserva riti e cerimonie medievali e pagane. Per questo è oggetto di studio prediletto da parte di antropologi e diverse sono le persone che hanno scritto tesi di laurea e studi su questa festa.  Ognuno ha un suo ruolo ben preciso: il Sergentiere, il Banderese, la moglie, i figli e la madre del Banderese, il Sindaco, il Parroco, la Famiglia, la Compagnia, la Contrada, ecc. Il giorno del corteo è l’esternazione del frutto di un anno di lavoro contrassegnato da una serie di riti e cerimonie che si ripetono. È un festeggiamento corale organizzato dal popolo che si autofinanzia per celebrare il suo Sant’Urbano papa e martire. Le sue origini: La festa prende origine da una disputa che ci fu nel XIV sec. tra chietini e bucchianichesi circa i confini. L’esercito chietino era prossimo alle mura e i bucchianichesi si preparavano a respingere un attacco che si preannunciava fatale per Bucchianico. Ma Sant’Urbano andò in sogno al Sergentiere, capo della milizia, (questa figura è ereditaria ed appartiene da secoli alla famiglia Tatasciore-papè) e gli suggerì di far correre gli uomini, contraddistinti da fasce rosse e azzurre e con un pennacchio di piume colorate, sui merli delle mura in andirivieni per far sembrare l’esercito più numeroso di quanto realmente fosse. Nel frattempo, la popolazione delle campagne si era rifugiata, condotta dal Banderese, dentro le mura di Bucchianico. Il trucco funzionò e i chietini, spaventati, desistettero dall’attaccare. A ricordo di questo fatto, da allora si continua a fare la “ciammaichella” che consiste nel percorrere, in corteo, la piazza principale con movimenti a zig zag. Una lite sui confini tra Chieti e Bucchianico che si protrasse dal 1304 al 1335 è documentata. A suffragare l’esistenza di una importante processione di popolo, con stendardi, carri trionfali, cori, fiori, armi sante e la parata di armigeri, nel giorno di Sant’Urbano vi sono le testimonianze depositate da diversi bucchianichesi in occasione del processo di santificazione di San Camillo che nacque a Bucchianico proprio il 25 maggio 1550, mentre a Bucchianico si festeggiava Sant’Urbano. Notizie sulla continuità della Festa si trovano negli atti delle Sante Visite dell’arcivescovo teatino alla parrocchia di Bucchianico, e, in seguito, su diversi articoli giornalistici. Di epoca più recente è la descrizione della festa che fece la moglie del generale Pianell che il 25 maggio 1860 venne a Bucchianico per vedere la famosa festa detta della “giammaichella”. Nella festa del banderese vi sono evidenti riti propiziatori connessi con i cicli agrari, quale la benedizione dei Quattro Cantoni, che sono memoria delle rogazioni ed ambarvalia medievali, e la presenza di cesti infiorati, del pane e del vitello infiocchettato che sono tutti simboli di una cerimonia finalizzata ad ottenere la protezione del Santo sul prossimo raccolto dell’estate.
La Festa dei Banderesi a Bucchianico (Ch) Domenica precedente il 23 maggio. I fiori di carta ed i carri: Fiori in carta crespata, di tutti i colori e di tutte le forme, realizzati dalle donne, di sera, recitando il rosario. Sono poi completati e sistemati in canestri che vengono portati in testa dalle “pacchianelle”, dalle ragazzine piccolissime alle donne ormai avanti con gli anni. Le accomuna l’entusiasmo e la voglia di esserci. Le più brave li portano in testa, senza aiutarsi con le mani, in perfetto equilibrio. Gli uomini, invece, costruiscono i carri. Alcuni sono curati dalle contrade, con temi inerenti la vita contadina, quattro sono invece realizzati dalla famiglia del Banderese ed hanno temi prestabiliti perché rappresentano quello che il contadino, minacciato dagli assedianti, portarono con loro scappando, come sfollati, entro le mura di Bucchianico (il pane, il letto, la legna, il vino). Spesso ce n’è un quinto (quello del ringraziamento) realizzato dai giovani della famiglia del Banderese. Un’altra tradizione secolare è il confezionamento dei pennacchi che vengono agganciati ai copricapo dei banderesi. Sono belli, voluminosi, colorati, resistenti e per ottenerli così occorre seguire particolari e antiche procedure, legando, una per una, le penne di diversi animali da cortile (galli, tacchini, galline faraone, ecc.). La Festa dei Banderesi a Bucchianico (Ch) Domenica precedente il 23 maggio. I protagonisti: Il Sergentiere è la massima autorità della festa ed è una carica ereditaria che spetta alla famiglia Tatasciore-papè di Bucchianico. Il nome significa comandante, consegnatario dell’Arma Santa, che anticamente era un’alabarda, tipo “sorgentina”. È il discendente del comandante che difese Bucchianico con l’intercessione di S. Urbano. Da qualche anno è Gugliemo Tatasciore-papè, che ha ereditato questo incarico dal padre Camillo. È al Sergentiere che compete vigilare a che la festa sia rispettosa delle antiche tradizioni. Il Banderese, invece, significa “cavaliere che conduce i vassalli con propria bandiera”. Viene sorteggiato pubblicamente la prima domenica dopo il 27 maggio alla presenza del sindaco e del parroco. Tutti i bucchianichesi abitanti fuori del centro storico, sposati e con figli, con la fedina penale pulita, dalla morale ineccepibile, possono candidarsi. Tra questi avverrà il sorteggio. Ai bigliettini con i loro nomi ne viene aggiunto un altro col nome di S. Urbano. È eletto colui che viene estratto dopo il bigliettino di S. Urbano. Da quel momento diventa Banderese e già quella stessa sera dà la sua prima festa aperta alla cittadinanza. Quindi riunisce la famiglia sino al settimo grado, sceglie i capicontrada ed organizza la festa del maggio dell’anno successivo. Acquista ed alleva il vitello che aprirà il corteo e che verrà sacrificato e mangiato il 25 maggio. La Festa dei Banderesi a Bucchianico (Ch) Domenica precedente il 23 maggio. I giorni di festa: Domenica antecedente il 23 maggio. Corteo della Ciammaichella. È aperto dal gruppo familiare del Banderese che porta il vitello infiocchettato, l’immagine del Santo e diversi donativi. Seguono le donne in abito tradizionale (le pacchianelle) con i canestri infiorati e poi gli uomini con i quattro tradizionali carri (del Pane, del Letto, del Vino e della Legna) e con un quinto carro di ringraziamento. Vi sono poi gli altri carri organizzati dalle contrade. Più di un migliaio di bucchianichesi in costume tradizionale che si muovono e danzano al suono de lu dubbotte. I cortei partono dalle singole contrade per arrivare al parcheggio del campo sportivo per le ore 16.00 e, una volta creato un unico corteo, si muove per raggiungere alle 17.30 la zona prossima al monumento dei caduti (dove vi era una porta per accedere nella città). Qui il Sergentiere accogle i Banderesi e consegna loro i “ramaijetti”. Alle ore 18.00 vi è l’ingresso nella chiesa di S. Urbano e, a seguire il corteo imbocca il corso Pierantonj per raggiungere piazza San Camillo de Lellis alle ore 18.30 dove il corteo esegue la famosa “Ciammaichella”. Il corteo ricorda quando gli abitanti del contado vennero a ripararsi nelle mura di Bucchianico, intimoriti dai teatini invasori. La “Ciammaichella” ricorda invece la strategia usata dal Sergentiere per intimorire gli assedianti. 24 maggio. È il giorno della vigilia della festa. Alle ore 19.00 nella Cripta della chiesa di S. Urbano vi è l’apertura della Porta Santa, seguita dalla cerimonia delle Entrate che consiste nell’entrare dalla Porta Santa e sostare in preghiera davanti alla reliquia del Santo per lucrare l’indulgenza plenaria concessa nel 1801 e riconfermata nel 2011. Alle ore 20.30 in piazza San Camillo de Lellis gli uomini del corteo eseguono, in cerchio, il famoso ed antico gioco del Tizzo, a ricordo dell’addestramento dei soldati prima di affrontare il nemico. 25 maggio. È il giorno di festa dedicato a S. Urbano. Dopo la prima colazione effettuata con lo spezzatino di vitello, in ricordo della ricca colazione fatta dai soldati prima di affrontare la battaglia con i chietini, alle 8.30 vi è la cerimonia dell’Offerta dei Ceri, nella chiesa di S. Urbano. Quindi a piazza San Camillo de Lellis, alle 9.15 si procede alla premiazione dei Carri e dei Canestri. Alle 10.00 il Sindaco consegna l’Arma Santa al Sergentiere in piazza San Camillo de Lellis. Si raggiunge in corteo la casa natale di San Camillo (nato il 25 maggio 1550) e la festa si sposta sul sagrato di S. Urbano dove il Parroco e il Sindaco consegnano ai Banderesi la Banijra (color rosso) e lo Stendardo (color azzurro).Subito dopo la madre del Banderese consegna al figlio l’anello, infilandolo al dito ed altrettanto fa la moglie del Banderese ai propri figli. Da questo momento il Sergentiere e il Banderese, con i figli, montano a cavallo e così rimagono sino alla fine della festa. Tutti gli altri partecipano alla Messa solenne, seguita dalla processione con la reliquia del Santo. Fino alle ore 14.00 vi è gioia e baldoria per tutto il centro storico, con i Banderesi che percorrono per nove volte il giro del centro storico. Alle 14.00 è bene non perdersi la simpatica cerimonia di riconsegna della Banira e dello Stendardo. La festa si conclude per il banchetto che viene consumato nella Sala dei Banderesi (e locali attigui). Un pranzo per circa mille persone. 26 maggio. Dalle ore 9.00 il Banderese gira in corteo per le chiese di Bucchianico per effettuare l’Offerta dei Ceri. Alle 11.00 vi è la Messa. Al termine, i fedeli escono dalla chiesa, ciascuno con un cero votivo acceso e il parroco con il reliquiario con le ossa di Sant’Urbano e con questo benedice dai quattro punti cardinali l’agro di Bucchianico. Cerimonia questa che riporta ad antichi riti medievali.
I prodotti tipici di Bucchianico: Olio extravergine di oliva. Da sempre Bucchianico produce ottimo olio extravergine di oliva. Diversi i frantoi che trasformano l’olivo in olio e che producono un ottimo prodotto. Alcuni hanno ottenuto riconoscimenti importanti a livello regionale e nazionale. Questi i frantoi attivi: Remo Cavallucci, c.da Casoni, 9 - tel. 0871 381250; Ennio Di Pasquale, via Santa Chiara, 31 – tel. 0871 381148; Frantoio Santacroce di Cavallo Monica, c.da Colle Marcone, 11 – tel. 0871 401544; Frantoio Sette Colli di Panara D. e Di Pasquale S., via Canale 16 bis – tel. 0871 382419; Frantoio Zappacosta di Zappacosta Gianni e C. – c.da Pozzo Nuovo, 9 - tel. 0871 381156; Natural di Francesco Tatasciore, via Piane, 119 – tel. 0871 381673; Oleificio Moderno di Verlengia Giuseppe, c.da Colle dei Gesuiti – tel. 0871 370836; Dario Palombaro, c.da Costa Cola, 26 – tel. 0871 382108. Vino e Vigne. Bucchianico coltiva, da sempre, ottima uva. La ditta di Nicola Mennucci imbottiglia vino di ottima qualità (Montelulciano d’Abruzzo e Trebbiano) 0871 64525. Lino. La produzione di lino era diffusa a Bucchianico già nel 1600. Molti i telai esistenti nelle case per tessere. Con la creatività delle tessitrici si realizzavano capi pregiati che erano presenti nei corredi nuziali di tantissime donne dell’Abruzzo citeriore ed oltre. Tuttora la biancheria tessuta a Bucchianico è sinonimo di qualità ed arte. Lavorazione a schietta, terlicio, cinque licci (piccoli rombi), otto licci(a scacchi), filo filo, a scrima o rampuccio (a spina di pesce), a “pete-pete” (bianco-nero), a trippa di vacca, a moschetta e grani di pepe. La tessitura del lino “a castello” è stata più volte premiata in mostre internazionali. La lavorazione del lino è stata diffusa sino agli anni Settanta del Novecento. Oggi esistono poche donne che sanno usare ed usano questi telai. Fortunato chi possiede o può acquistare biancheria delle bucchianichese. Un telaio fisso è visibile nell’interno della casa natale di San Camillo. Il tessuto a mano della Bucchianichese è commercializzato dalla Ditta Leonella Di Nardo, tel. 0871 382009. La farina di Bucchianico. Nel passato a Bucchianico vi erano numerosi mulini che trasformavano il grano in farina. Oggi uno solo è rimasto attivo e produce diversi tipi di farina di ottima qualità (Mulino degli antichi sapori tel. 0871 381290). I fichi di Bucchianico. Famosa è la produzione di fichi. Spiccano le varietà: brogiotto, negricello, moro, reale. Ad agosto, dagli anni Ottanta, viene organizzata la “sagra dei fichi e del pernil”. Il pernil è un piatto di origine venezuelana (prosciutto cotto con aromi particolari), riproposto a Bucchianico da un emigrante (titolare ristorante Ferrara) che, dopo decenni trascorsi nell’America del Sud, decise di tornare a Bucchianico. I fichi sono anche alla base di alcuni dolci e di un torrone realizzato con fichi secchi pressati ed aromizzati con spezie ed uniti a mandorle e noci: particolarmente consumati nel periodo natalizio (Pasticceria Gentile, tel. 0871 381396). Le zucchine di Bucchianico. Bucchianico è nota come zona di coltivazione di ottime zucchine. Lu paese de le cucoccije è definita per antonomasia. Zucchine cucinate in cento modi diversi, ma sempre buone. L'azienda agricola CantinArte è una bella realtà familiare che produce vino, olio extravergine di oliva e zafferano in Abruzzo, a Bucchianico (CH). Il legame con la terra, con la vita semplice, vera, genuina appartiene a tutti noi che vi lavoriamo ogni giorno. L'azienda segue le rigide regole della produzione biologica, avvalendosi dell'Ente Certificatore ICEA. In queste pagine scoprirete la bellezza, l'energia, la forza che c'è dietro ogni singolo gesto per produrre in maniera sana, rispettosa e di alto gradimento per i palati di tutto il mondo. CantinArte è lieta di invitarvi a visitarla nei suoi Musei aziendali, dove sarete protagonisti di un tour in luoghi che parlano e raccontano di storie legate alle nostre tradizioni. ROSSOPURO Montepulciano d'Abruzzo DOC 2010: I nostri vigenti, ubicati nelle dolci colline di Bucchianico e di Chieti, sono uno spettacolo per chi viene a visitarli. Si trovano infatti all'interno di un anfiteatro, circondati da boschi, ulivi, campi di cereali. CantinArte produce ogni anno poche migliaia di bottiglie di vino Montepulciano d'Abruzzo seguendo con forza il concetto di *prodotto naturale*, e cioè: non facendo uso di diserbanti, disseccanti, concimi, utilizzando solo pochi prodotti e comunque ammessi in agricoltura biologica. Potature corte, alta densità i viti per ettaro, bassa resa per vite, lavoro manuale di dettaglio attento e scrupoloso. Rossopuro Montepulciano d'Abruzzo doc è il nostro vino, è un vino importante, molto apprezzato nei ristoranti gourmet, delicatessen, nelle tavole di ristoranti stelle Michelin.
Il Museo dell'Olio di Cantinarte di Bucchianico (CH): Il Museo dell’olio di Cantinarte è situato nel paese di Bucchianico (Chieti) e sorge dove una volta c’era un antico frantoio costruito nei primi anni del settecento. Il museo dell’olio nasce con il desiderio di aprire le sue porte ai visitatori interessati all’idea di soffermarsi davanti un luogo che conserva ancora perfettamente i suoi strumenti per trasformare le olive in pregiato olio. Sono benvenute tutte le persone interessate a fare “un’immersione nella cultura dell’olio”, invitandole a conoscere la storia del frantoio, ricco di aspetti di archeologia-industriale, facendoli soffermare sull’analisi dei manufatti antichi e sul loro funzionamento, facendo comparazione fra i metodi di estrazione antichi e quelli moderni. Alla fase di conoscenza attraverso una lezione di assaggio dell’olio, seguirà una piacevole degustazione guidata tenuta da persona esperta del settore che farà scoprire alcuni oli rappresentativi della produzione abruzzese, illustrando le zone di provenienza, le cultivars, il tipo di produzione, la modalità per riconoscere i difetti degli oli, gli abbinamenti con gli alimenti.
La Regione Abruzzo. La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare: L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con la Regione Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875. Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale. L’Abruzzo marittimo, con i suoi centri turistici balneare, si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le 18 (perle dell'Abruzzo) stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Alba Adriatica, Martinsicuro, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Città Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto, San Salvo MarinaI centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150 e di grande interesse turistico, sportivo e climatico sono: i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e BombaUna nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena montuosa delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di faunaNel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
 
 
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