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Cenni storici su Giulianova (Te) Da Castrum Novum a Castel San Flaviano

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DA CASTRUM NOVUM A CASTEL SAN FLAVIANO
Torrione "Il Bianco"

Note: Attualmente il Torrione "Il Bianco" restaurato nuovamente da poco, all'interno ospita una sezione archeologica di reperti romani rinvenuti presso l'odierno Bivio Bellocchio. Museo inaugurato il 03 Marzo 2001 Info: 085.8021215 (Biblioteca civica).

Castrum, l’accampamento militare romano, caduto l’impero (1476) perse importanza e venne poi distrutto dalle incursioni dei Saraceni; al suo posto, nel corso del Medio Evo, sorse una nuova città col nome di Castel San Flaviano (in latino Castrum Divi Flaviani), in onore del Santo, Patriarca di Costantinopoli, le cui spoglie, secondo la leggenda, sarebbero approdate miracolosamente sulle nostre coste, il 24 novembre di un anno imprecisato dell’XI secolo, portate da un'imbarcazione senza equipaggio, contenute in un'arca d'argento, e quindi custodite e venerate dagli abitanti di Castel San Flaviano.
Castel San Flaviano, a sua volta, viene distrutta, rasa al suolo, dalla guerra del 27 luglio 1460 tra Francesco Sforza e Giacomo o Jacopo Piccinino.
Rimane l’esigenza di ricreare un centro abitato altrove, in quanto a Castel San Flaviano si era formata una zona paludosa ed insalubre, per l'insabbiamento del porto in disuso, negli anni successivi al 1472 risorse per volontà di Giuliantonio Acquaviva, in una zona un po' più a Nord dell’accampamento romano, sulla collina e, in onore del suo propugnatore, la nuova cittadina fu chiamata Giulia.
Da varie fonti storiche sappiamo che il tempio fu luogo di culto molto conosciuto per tutto il Medio Evo, e che la città tornò ad essere importante, grazie al fatto che il porto riprese a funzionare, e che vi fu costruito anche un ospedale.
Pochissimi sono i resti di Castel San Flaviano: la Chiesa di Santa Maria a Mare; i resti di una torre, ubicata nell’angolo sud-est del cimitero; pochi capitelli conservati presso privati e le reliquie custodite nella cattedrale, tra le quali l'urna contenente i resti del Santo, raffigurato sul fronte della cassa, in oro e argento.
 
Sforza Francesco (1401-1466), figlio del capitano di ventura Muzio Attendolo, detto lo “Sforza”, che si procura vasti feudi nel regno di Napoli. Nel 1441 sposa Bianca Maria Visconti, figlia di Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Francesco fino al 1443 è anche signore di Teramo e nel 1450, essendo morto il suocero, ottiene il Ducato di Milano.

Piccinino Giacomo o Jacopo (Perugia, 1423; Napoli, 1465), condottiero. Combatte prima per la Repubblica Ambrosiana, contro Francesco Sforza, poi per Ferdinando d’Aragona re di Napoli; nel 1464 tenta di allearsi con lo stesso Francesco Sforza, sposandone perfino la figlia, ma a causa della sua inaffidabilità, forse su consiglio dello stesso Sforza, viene catturato ed ucciso a tradimento, a Napoli.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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