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Guida al quartiere di Giulianova Lido: La Chiesa di San Pietro apostolo

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LA CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO
(Viale Orsini inc. Via Curiel)
di Donato MARCONE

1. Veduta esterna del sacro edificio
Veduta della chiesa di S. Pietro Apostolo, dell’ampia scalinata e di uno scorcio di Piazza Giovanni XXIII
L'ampia gradinata esterna, in travertino, è stata ideata e curata nelle rifiniture dal compianto geometra Filippo Nino Di Ilio[i], progettista e sovrintendente anche della pavimentazione dell’antistante Piazza Giovanni XXIII.

2. L’intuizione e il darsi da fare di don Raffaele
L’idea di costruire una chiesa più capiente e funzionale a Giulianova Lido risale al tempo di don Raffaele Baldassarri, parroco della “Natività di Maria Vergine”  dal primo novembre 1934 al 12 gennaio 1960.
Don Raffaele, preso atto che la “Chiesa della Natività” non riesce più a contenere adeguatamente i fedeli neppure quando non ci sono i turisti e considerato che la popolazione residenziale del Lido è in continua crescita, nel 1937, dopo aver fatto presente al Vescovo che in molte cerimonie del ciclo della vita e nelle grandi ricorrenze religiose ci sono delle persone costrette ad ascoltare la Santa Messa all’aperto, sopportando, in aggiunta al fastidioso rumore prodotto dal transito delle macchine lungo la Statale 16, anche il non infrequente disagio dovuto a pioggia, vento, freddo e caldo, incarica l’ing. Iannetti di redigere il progetto di una nuova chiesa.
Tale progetto non ha seguito per mancanza di fondi. E ciò nonostante il darsi da fare di don Raffaele che, per trovare i finanziamenti necessari, non esita neppure a rivolgersi direttamente a Mussolini.
Con l’entrata in guerra dell’Italia e con gli eventi che ne seguono il problema della nuova chiesa viene accantonato, ma non dimenticato.
Nel 1951, infatti, don Raffaele, sottolineata “la riprova tangibile della assoluta insufficienza, della Chiesa Parrocchiale con l'accentuata invocazione di un Tempio che risponda alle aspirazioni di una popolazione che sente il fascino della Religione e nella grandiosità e nella maestà della Casa del Signore ritrova, la nobiltà delle sue ori­gini e l'insopprimibile slancio alle manifestazioni dell’avita Fede”[ii], invita i parrocchiani a costituire un comitato[iii] che si incarichi di reperire l’area e i fondi necessari per la costruzione della nuova Chiesa.
Nell’estate 1952, quando mancano ancora i fondi, scoppia una polemica tra chi vuole che la nuova chiesa venga costruita a est della linea ferroviaria e tra chi, come il parroco, desidera che venga edificata nella “Zona Orti” destinata, secondo questi ultimi, a diventare luogo di cerniera e di affratellamento tra tutta la cittadinanza, “che non dovrà  più vedersi divisa in Città di sopra e in Spiaggia di sotto”[iv].
Intanto, su incarico del Comitato, l’ingegnere Antonio Galiffa redige un  progetto di massima che viene sottoposto al parere di una commissione tecnica che ravvisa “la opportunità di costruzione il Tempio nella zona che si sviluppa dalla base della collina alla strada Nazionale, ad W di questa e precisamente, con delimitazione a Sud nuova strada Comunale (Villini Galli) e per circa 100 metri verso N.” [v].
Una volta in possesso della relazione tecnica, don Raffaele ne invia per conoscenza una copia al Vescovo, il quale dà il suo benestare a mezzo di una lettera in cui, tra l’altro, si legge: “Presa esatta cognizione del parere dato per iscritto dalla Commissione tecnica, da Lei incaricata, in merito alla località su cui edificare la nuova Chiesa assolutamente necessaria per la popolosa zona di Giulianova Spiaggia; approvando pienamente il parere medesimo, motivato da giuste considerazioni; con la presente lettera autorizzo Lei, Sig. Parroco, a proseguire le pratiche per la costruzione di detta Chiesa, ed a procedere a fare il compromesso per l’acquisto del terreno nel luogo indicato dalla stessa Commissione Tecnica”[vi].
Individuata la zona in cui costruire la nuova Chiesa, nel 1953, fidando su un contributo statale a fondo perduto previsto dalla Legge 18.02.1952, n.2522 per la costruzione del rustico, viene redatto un primo progetto che non viene né approvato architettonicamente dalla Commissione Pontificia di Arte Sacra, né ammesso ai benefici della suddetta legge dal Ministero dei Lavori Pubblici.
Don Raffaele si dà da fare sia  avanzando richieste a Enti sia appellandosi alla sensibilità religiosa dei parrocchiani, specie a quella dei più abbienti. Ma, all’infuori dell’impegno dall’Amministrazione comunale, che s’incarica della sistemazione della piazza antistante la Chiesa, non riesce a racimolare i fondi necessari per l’acquisto del terreno e a beneficiare della suddetta legge 18.02.1952/2522 della quale, nel 1955, beneficia la parrocchia di Roseto che già dispone dell’area per la realizzazione della Chiesa del Sacro Cuore.
Nel 1956, ottenuto uno stanziamento di nove milioni per la costruzione della casa canonica, don Raffaele presenta un nuovo progetto della Chiesa. La Commissione Pontificia di Arte Sacra lo respinge “per insufficienza architettonica e funzionale” e si arriva all’8 novembre 1958, quando, scaduti i termini di presentazione del progetto, e non standoci neppure l’aera, i 9 milioni destinati alla costruzione della casa canonica di Giulianova Lido vengono devoluti alla fabbrica della Chiesa di Rocche di Civitella del Tronto

3. Rassegnazione e augurio di don Raffaele
A questo punto, il tenace don Raffaele si arrende. Resosi conto che, data la sua età,  non sarà più lui a realizzare la costruzione di una più capiente Chiesa al Lido, amareggiato e rassegnato, scrive: "[…] Con l'augurio che il mio successore possa vedere realizzato il vagheggiato sogno della nuova chiesa e del nuovo complesso parrocchiale”.

Don Raffaele Baldassarri

Avanti negli anni e malandato in salute, il già frate agostiniano don Raffaele Baldassarri rimane parroco della “Natività di M. V.”, come già detto, fino al 12 gennaio 1960. Successivamente ritorna a Montelupone, sua città d’origine, dove termina i suoi giorni presso la famiglia di un nipote.

4. Determinazione e dinamismo di don Ennio
A don Raffaele, come parroco della Natività,  succede, ma solo nominalmente, don Giuseppe D’Aristotele, il quale non prende mai possesso della parrocchia perché impegnato nell’apostolato tra i nomadi. In effetti, anche se in qualità di sostituto, a don Raffaele subentra don Ennio Lucantoni il quale il 1° novembre 1961 succede a se stesso come parroco titolare.
Diventato parroco della Natività, il giovane don Ennio, “con l’appoggio di molti parrocchiani e della Curia vescovile di Teramo”[vii], riprende e affronta con entusiasmo e determinazione il problema della costruzione della nuova chiesa parrocchiale e degli annessi locali necessari per lo svolgimento del ministero pastorale.
L’imponente opera, che - sia per ragioni economiche sia per difficoltà burocratiche e tecniche - ha richiesto anni e anni di abnegazione, impegno, lavoro e generosità, è stata realizzata nei modi e nei tempi appresso sintetizzati.
Don Ennio, coadiuvato da un apposito Comitato e sostenuto dai fedeli e dagli organi diocesani, nel 1963, rinnova la richiesta di finanziamento per la costruzione di un complesso parrocchiale idoneo a soddisfare convenientemente le esigenze spirituali della sempre più numerosa popolazione del Lido.

5. Posa della prima pietra
Nel 1964, dopo aver ottenuto l’assegnazione di un mutuo di 100 milioni da parte del Ministero dei Lavori Pubblici[viii], senza farsi minimamente condizionare dai contrapposti intenti dei gruppi nordisti e dei suddisti di cui scrive don Raffaele[ix], acquista il terreno[x] e organizza una solenne cerimonia per la domenica pomeriggio del 16 agosto 1964 in cui, alla presenza di numerosi parrocchiani, molti parroci, diverse autorità religiose, civili e militari, S. Ecc. Mons. Stanislao Amilcare Battistelli[xi] benedice la “posa della prima pietra” contenente la seguente dicitura:

L’Anno del Signore 1964
Sedendo Sommo Pontefice Paolo VI
Presidente della Repubblica Italiana Antonio Segni
la Domenica 16 agosto
nella solennità della Madonna del Portosalvo
Mgr. Stanislao A. Battistelli C. P.
Vescovo di Teramo e Atri
ha benedetto e collocato questa prima Pietra
per il Tempio da costruire in onore di S. Pietro Apostolo
per l’assistenza spirituale della popolazione
specialmente dedita al lavoro del mare
in auspicio di progresso religioso e civile
di benedizione e di pace
Sac. Ennio Lucantoni
Parroco della “Natività di Maria SS.ma”
di Giulianova Lido

6. Progettazione e inizio dei lavori della nuova Chiesa
Nel 1965 chiede e ottiene  dalla Pontificia Commissione Centrale d’Arte Sacra l’approvazione di un progetto di massima redatto dall’architetto Mario Scalpelli di Roma, ideatore della singolare struttura architettonica a forma di nave, e dall’ing. Sigismondo Montani di Teramo.
La morte dell’architetto Scalpelli, avvenuta nell'aprile 1966, rallenta la progettazione definitiva portata a termine poi, con successo ma non senza difficoltà, dall’architetto Enrico Grassi, già cofirmatario del progetto di massima.
Nel 1969, finalmente, terminata la progettazione della struttura e compiuto il lungo iter burocratico necessario per ottenere le prescritte approvazioni degli Enti civili e religiosi preposti, l’impresa edile  “Cesare Albani”, vincitrice della gara d’appalto, dà inizio ai lavori.

7. Prima Messa
La nuova Chiesa, benché non ancora ultimata a causa delle varie battute d’arresto dovute a difficoltà tecniche ed economiche, inizia a funzionare provvisoriamente il 21 giugno 1973, quando vi si celebra la prima messa in occasione della prima Comunione di un gruppo di ragazzi.

8. Solenne inaugurazione
Il 29 giugno 1974, tra la comprensibile commossa soddisfazione di don Ennio e secondo la scelta operata vent’anni prima da Mons. Stanislao Amilcare Battistelli, all’atto della posa della prima pietra, la neonata Chiesa Madre della Parrocchia della Natività di Maria Vergine viene ufficialmente intitolata a San Pietro Apostolo.

Don Ennio Lucantoni nel pomeriggio del 7 luglio 2001, giorno di celebrazione della prima Messa di don Franco Marcone

Al solenne rito della dedicazione – compiuto da S. Ecc. Mons. Abele Conigli[xii], Vescovo di Teramo e Atri – sono presenti tantissimi fedeli, nu­merosi sacerdoti diocesani, alcune autorità regionali, provinciali e comunali, l'ing. Ruggiero Di Giam­battista (direttore dei lavori) e tante persone che, a diverso titolo e in diversi modi, hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.
Mancano, perché passati a miglior vita, don Raffaele Baldassarri, l’architetto Alfredo Scalpelli, l’ingegnere Sigismondo Montani.

9. L’interno dell’edificio e gli arredi sacri in esso presenti

Interno della Chiesa di S. Pietro Apostolo.

La sistemazione dell’interno a irregolare ellissi mossa – che si trova a quattro metri di altezza dal livello stradale, che consente una visibilità totale del presbiterio da qualsiasi punto si trovi il fedele, che può accogliere 300 fedeli seduti e oltre 800 in piedi – è stata curata dal Geom. Giovanni Meschini da Varese, esperto arreda­tore dalla spiccata sensibilità religiosa.
9.1  Presbiterio
Il  presbiterio, che è rialzato di 20 cm dal piano dell’aula, rispetto a chi guarda, ha al centro l’altare maggiore, sulla destra  il Tabernacolo, verso sinistra l’ambone, il fonte battesimale, una statua di Madonna con Bambino.
9.2  L’altare
Sulla mensa in legno dell’altare maggiore, sostenuta da due basamenti di pietra serena bucciardata è deposta la pietra sacra contenente le reliquie dei santi martiri Flavia­no, Faustino, Simplicio, Felice, Beatrice, della croce di San Pietro Apostolo e una pergamena con la seguente dicitura:

MCMLXXIV  – die 29 mensis iunii –
Ego Abel Conigli
Episcopus Aprutinus
consecravi Ecclesiam et altare hoc
in honorem S.cti Petri Apostoli
et Reliquias SS. Martyrum Flaviani,
Faustini, Simplicii, Felicis, Beatricis
et crucis S.cti Petri Apostoli in eo inclusi.

9.3  Madonna e Crocifisso





Statua della Madonna denominata “Maria, madre della Chiesa”









Il Crocifisso in legno che domina il presbiterio. Immedesimato con la Croce, è stato ideato e realizzato dal Prof. Renzo Vannetti da Varese.




9.4  Tabernacolo e Pesca miracolosa
 



Tabernacolo






La pesca miracolosa. Altorilievo ligneo pensato e progettato dall’architetto  Osvaldo De Fabiis di Giulianova, realizzato dalla Cooperativa “Gardena Scultori” di Ortisei (Bz), solennemente inaugurato nel pomeriggio dell’8 dicembre 2004 da S. E. Mons. Vincenzo D’Addario, vescovo di Teramo-Atri.


10. Valori simbolici della nuova struttura e delle opere in essa presenti
Riguardo ai valori simbolici rappresentati dalla struttura e dalle opere presenti all’interno non si trova di meglio che riportare appresso quanto dettato dal compianto arciprete di San Flaviano don Alberto Di Pietro[xiii] e detto dal parroco della Natività di M. V. don Ennio Lucantoni il 29 giugno 1974, nel corso della solenne dedicazione.
«Questa chiesa ideata e costruita come una nave che accoglie la nostra gente, soprattutto dedita al lavoro sul ma­re, nei suoi incontri con Dio, tra le tempeste del lavoro e della vita, all'insegna di una grande vela che fa da copertura, sta come segno di una presenza che non può essere cancel­lata dalla storia: “Le forze dell'inferno non prevarranno".
All'interno di questo tempio, l'ardita travatura in cemento a vista che si diparte dal campanile come da un albero maestoso e s'innerva a raggiera nella volta, è simbolo d'una luce, d'u­na voce che scende dall'alto sui fedeli in ascolto e si diffon­de nelle vie e fra le case.
L'altare preparato come mensa imbandita dal Padre per tutti i figli e il tabernacolo posto [ al punto di conver­genza della travatura in cemento e ] in luogo accessibile a tut­ti, sottolineano l'estrema disponibilità del nostro Dio; il Crocifisso immedesimato con la croce nella più totale condi­visione della condizione umana, esprime l'insopprimibile vo­lontà del Cristo di abbracciare l'umanità intera».

*  Ringraziamento
Si ringrazia cordialmente il parroco della “Natività di M. V.” in Giulianova Lido, don Ennio Lucantoni, per la squisita sensibilità mostrata, per la preziosa collaborazione data, per le varie vicende raccontate, per la copiosa documentazione fotografica e scritta gentilmente fornita.
* Rivisitazione dell’articolo pubblicato in “La Madonna dello Splendore” del 22 aprile 2002.
 
N O T E

[i] Filippo Nino Di Ilio (Giulianova 1934-2002). Geometra appassionato di archeologia e antiquariato, è stato uno dei soci fondatori della locale sezione dell’Archeoclub d’Italia e dei promotori delle campagne di scavo effettuate nella zona di Castrum Novum. Come professionista, oltre alla scalinata della Chiesa di S. Pietro Apostolo e all’antistante Piazza Giovanni XIII, ha curato la realizzazione e la sistemazione di diverse altre opere pubbliche. Tra esse: la costruzione della cosiddetta “Chiesetta delle suore” [lungo Viale Orsini, sul terreno donato nel 1957 dal Comm. Alfonso Migliori all’Istituto Castorani (tenuto dalle Figlie di Carità di San Vincenzo de’ Paoli) perché vi si costruisse una colonia marina per i minori in esso ospitati]; la sistemazione di Piazza della Libertà (1972-73) e del giardino Willermin (in collaborazione con lo studio d’ingegneria Domenico Trifoni), il restauro della Cappella De Bartolomei (in collaborazione con lo studio dell’ingegnere Mario Branella), della Cappella Bindi, della casa natale del musicista Braga.

[ii] Cfr. Per la nuova Chiesa Parrocchiale, pieghevole di 4 facciate stampato dalle “Grafiche Braga” di Giulianova e datato Giulianova Spiaggia, 28 ottobre 195, Festa di Cristo Re, p. 3.

[iii] Cfr. Sono stati invitati a costituire il Comitato per la nuova Chiesa Parrocchiale di Giulianova, volantino f.to cm (17,5 x 28,5), datato Giulianova Spiaggia 2 dicembre 1951, p. 1

[iv] Cfr. Le cose a posto. Nel quadro della costruenda Chiesa Parrocchiale in Giulianova Lido, pieghevole di 8 facciate stampato dalla Tipografia “La Rapida”, datato Giulianova Spiaggia 16 luglio 1952, p.6.

[v] Pareri espressi da una Commissione tecnica per la costruenda Chiesa di Giulianova Lido, 3 settembre 1952.

[vi] Rev.mo e car.mo D. Raffaele, lettera scritta dal Vescovo di Teramo al parroco della Natività di M. V. in data 14 settembre 1952.

[vii] Cfr. “Alcune tappe di una lunga attesa”, in Chiesa di S. Pietro Apostolo nel giorno della dedicazione, Tipografia Braga, Giulianova 1974, p. 6.

[viii] Legge 18 aprile 1962,  n. 168, capo II.

[ix] Cfr. Don Raffaele Baldassarri, Le cose a posto, cit., p.2 e ss.

[x] Dal notaio Mario Franchi di Teramo, con soldi derivanti da offerte e prestiti garantiti dalla Curia.

[xi] Stanislao Amilcare Battistelli. Vescovo Passionista nato a Fano (Pesaro-Urbino) nel 1885, morto nel Convento di San Gabriele dell’Addolorata [Isola del Gran Sasso (Teramo)] nel 1981, tumulato nel Sepolcreto dei Vescovi della Cattedrale di Teramo. E’ stato tra l’altro: fondatore dell’Eco del Beato Gabriele (1913), insieme a padre Fausto Pozzi (1871-1951); direttore del Santuario di S. Gabriele (dal 1919 al 1922 e dal 1928 al 1931); vescovo di Sovana e Pitigliano (Grosseto), dal 1932 al 1952, Vescovo di Teramo e Atri dal 1952 al 1967. Tra gli avvenimenti che lo hanno visto protagonista nel teramano ricordiamo: la canonizzazione di San Gabriele dell’Addolorata (1920), la celebrazione del Centenario della venuta di San Gabriele a Isola del Gran Sasso (1959); la proclamazione di San Gabriele a Patrono d’Abruzzo (1959), l’acquisto della villa Allisio, a Giulianova, da lui chiamata “Casa Maria Immacolata” e destinata, tra l’altro, a sede di Convegni ed Esercizi spirituali per il Clero e a luogo di incontri per la formazione cristiana dei giovani.

[xii] Abele Conigli. Originario di Spilamberto (Modena), ha retto la Diocesi aprutina dal 1967 al 1989. Tra gli avvenimenti salienti del suo vescovato vanno senz’altro ricordati: il passaggio della Diocesi di Teramo a suffraganea dell’Arcidiocesi di Pescara (1982), la visita del Papa ad Atri, San Gabriele e Teramo (1985), l’unificazione delle Diocesi di Teramo e Atri (1986);

[xiii] Don Alberto Di Pietro. Noto e stimato sacerdote nato a Valle San Giovanni di Montorio al Vomano (dal 1929 di Teramo) l’11 ottobre 1907, ordinato a Mosciano S. Angelo il 26 luglio 1931, morto a Giulianova il 30 gennaio 1990. Prima approdare a Giulianova, dove è stato arciprete di San Flaviano dal dopoguerra agli inizi degli anni Ottanta, era stato parroco a Torricella Sicura e a Controguerra.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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