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Guida al quartiere di Giulianova Lido: La Chiesa di Santa Maria a Mare

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LA CHIESA DI SANTA MARIA A MARE*
(Via Annunziata inc. SS. 16)
di Donato MARCONE

Ubicazione
Localmente conosciuta come Chiesa dell'«Annunziata», appellativo che ha dato il nome alla parrocchia e al quartiere sud-orientale di Giulianova sviluppatosi attorno ad essa, la Chiesa di Santa Maria a Mare si trova nelle vicinanze dell'innesto della Nazionale per Teramo con la Strada Statale Adriatica, precisamente in via dell'Annunziata, a nord-est del cavalcavia della linea ferroviaria.
Storia, dimensioni e portale
Ritenuta «l'unico avanzo dell'antico Castrum Novum[i], facente parte del suburbio[ii] di San Flaviano[iii] soggetto al vescovado aprutino[iv]»[v], è stata: costruita anteriormente al Mille[vi], riedificata nel XII secolo[vii], ampliata agli inizi del XIV secolo[viii], ristretta di una navata sul finire del XIV secolo[ix], modificata nei secoli successivi[x], danneggiata dai bombardamenti dell'ultima guerra[xi], restaurata nella seconda metà del XX secolo[xii].
Lunga circa 32 metri e larga 14, ha la facciata in mattoni orizzontali adorna di:
-     di un piccolo campanile a vela con due campane sovrapposte[xiii];
-     di 16 archetti pensili;
-     di un elegante portale dell'inizio del XIV secolo attribuito a Raimondo Di Podio[xiv], l'autore dei portali della cattedrale di Atri e della chiesa di San Francesco di Città Sant'Angelo[xv].

Elementi decorativi del portale
Tra gli elementi decorativi più caratterizzanti di questo portale troviamo:
· il timpano, chiuso da una liscia cornice che forma tre nodi rotondi agli angoli;
· i due leoni accovacciati sulle basamenti posti sopra i capitelli delle colonne esterne[xvi];
· l'architrave in marmo non è decorato;
· la lunetta, in cui risalta la scultura raffigurante la Madonna  seduta che reclina il capo verso Gesù Bambino che tiene affettuosamente in braccio[xvii];
· l'archivolto[xviii]  "composto da quattro archi concentrici, tutti decorati con motivi floreali, foglie, animali e volti umani"[xix];
· le 18 piastrelle quadrate di 26 centimetri di lato situate sotto l'arco principale e raffiguranti a rilievo i seguenti soggetti[xx]: 1. Un uomo che mostra i propri genitali – 2. Un guerriero a cavallo che calpesta un serpente – 3. Una testa scoperta – 4. Un busto col capo coperto da berretto lavorato – 5. Una stella – 6. Un uomo che alimenta un piccione – 7. Una rosa semplice –     8.         Un uomo che cavalca un ippogrifo[xxi] – 9. Un mezzo busto a capo scoperto – 10. Una donna partoriente e una piccola testa – 11. Un mezzo busto con capo coperto da elmo – 12. Un cavallo – 13. Una coppia di sposi aggredita nel letto nuziale – 14. Un ippogrifo senza cavaliere – 15. Una rosa doppia – 16. Una ghirlanda – 17. Due viaggiatori che si dissetano – 18. Un uomo curvo sotto il peso di un orcio.

Interno
L'interno della chiesa è diviso in due navate separate da arconi[xxii] sostenuti da "slanciate colonne laterizie" sormontate da "schiacciati capitelli lapidei senza decorazioni"[xxiii]. Dette colonne, sempre per quanto riguarda l'interno, rappresentano gli unici resti dell'edificio del XII secolo che, come già accennato, era costituito da tre navate terminanti in altrettanti absidi semicircolari.

* Rivisitazione dell’articolo pubblicato in “La Madonna dello Splendore” del 22 aprile 2001.

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NOTE
[i] Castrum Novum. Colonia romana fondata nel 290-289 a. C. [Cfr. Mario Montebello, Castrum Novum Piceni e il suo territorio, Gruppo Archeologico Romano, Viterbo 1980, pp. 11,14. Idem, La mappa del 1882. Problematiche interpretative, in Opuscula 2, Direttore Giovanni Bosica (detto Nicola), Giulianova 1998, p.27].

[ii] Suburbio, periferia.

[iii] San Flaviano. Nome assunto da Castrum Novum intorno all'anno Mille.

[iv] Vescovado aprutino, diocesi di Teramo.

[v] Ignazio Carlo Gavini, Storia dell'Architettura in Abruzzo, Bestetti e Tumminelli, Milano 1927-28, rist. anast. Costantini Editore, Pescara 1980, vol. I, p.202.

[vi] Secondo Bindi, "forse nel IX-X secolo". Cfr. Vincenzo Bindi, Monumenti storici e artistici degli Abruzzi, Napoli 1889, rist. anast. Forni 1977, p. 84; Ignazio Carlo Gavini, op. cit., p.202.

[vii] Intorno al 1156 (Cfr. Gavini, op. cit., p. 202), dal vescovo aprutino Guido II che, dopo aver ottenuto diversi privilegi e la su­premazia sulla città di Teramo da Guglielmo I, detto il Malo, (re di Sicilia dal 1154 al 1156), volle ricostruire la chiesa di Santa Maria a Mare come segno di tangibile riconoscenza verso Castel San Flaviano che l'aveva ospitato durante l'invasione e la distruzione di Teramo operate dal conte di Loretello [Roberto di Bassavilla, figlio di Giuditta d'Altavilla (sorella di Ruggiero II, re di Sicilia dal 1130 al 1154) e di Roberto di Conversano, quindi, cugino di Guglielmo I].

[viii] Con l'aggiunta di due campate presbiteriali, la chiesa raggiunse la massima ampiezza. Le absidi di fondo furono sostituite con una parete lineare "scandita, soltanto nella spazieggiatura, dalle semicolonne corrispondenti ai pilastri a fascio divisori fra le campate aggiunte" (M. Moretti, op. cit., p. 525).

[ix] "In seguito a crolli venne ridotta alle due navate attuali […], forse sul finire dello stesso secolo XIV; ciò si deduce dalla vetustà della parete di sinistra e in genere dalla facciata adattata al nuovo schema". (M. Moretti, op. cit., p. 525).

[x] Specialmente durante il XIX secolo, quando, fu prima restaurata [(nel 1841), cfr. Bindi, op. cit., p. 7], poi deturpata sul lato orientale con la costruzione un convento per Passionisti che, voluto dall'arciprete Valentino Cozzi, entrò in funzione nel 1858, ospitò San Gabriele dell'Addolorata nel 1859, fu soppresso nel 1864. San Gabriele, proveniente da Torre San Patrizio (AP), arrivò a Giulianova la sera di venerdì 8 luglio 1859, vi sostò nella giornata di sabato e ripartì la domenica mattina alla volta del Convento di Isola del Gran Sasso, dove (dopo un tragitto di 55 chilometri, interrotto da una breve sosta a Montorio presso i Cappuccini) giunse nel pomeriggio di domenica 10 luglio 1859, portò a termine la sua santità, morì di tisi tubercolare il 27 febbraio 1862 (prima della consacrazione sacerdotale ritardata  dagli eventi del tempo).

[xi] "La distruzione avviene nell'ottobre del 1943. Da una perizia dei lavori per il completamento della chiesa, datata 11 maggio 1947 […], si evince che uniche parti rimaste in piedi, sia pure pericolanti, sono la facciata con il portale, la fiancata destra e il campanile". (Gaetano Miarelli Mariani, Monumenti nel tempo, Carucci editore, Roma 1979). Lo storico Riccardo Cerulli, in merito ai primi provvedimenti adottati dopo i bombardamenti, scrive: "Ricordo benissimo che nei primi giorni del mese di Luglio 1944, essendo io sindaco di Giulianova […], ricevetti in Comune […] l'Ing. Gino Celommi il quale mi informò che […] aveva assunto la responsabilità della conservazione e riparazione dell'antichissima Chiesa di S. Maria a mare […]" e "mi chiese di disporre l'accantonamento dei materiali della facciata di quella Chiesa e, in particolare, del portale trecentesco che le deflagrazioni delle bombe avevano disseminato intorno al vetusto edificio". (Riccardo Cerulli, Un ricordo […] sul restauro della Chiesa di S. Maria a mare di Giulianova gravemente danneggiata durante la seconda Guerra Mondiale, in "La Madonna dello Splendore", 16/1997, p.39).

[xii] Negli anni Sessanta furono eseguiti interventi relativi al consolidamento della struttura, alla salvaguardia degli avanzi di architettura romanica e all'eliminazione delle aggiunte contrastanti con lo stile del monumento. Negli anni Novanta sono stati eseguiti lavori attinenti l'impermeabilizzazione del tetto e la ristrutturazione della facciata e del portale.

[xiii] "Si tratta di una soluzione di ripiego dopo la scomparsa del vecchio campanile romanico, di cui rimane la parte bassa facilmente osservabile all'angolo sud-ovest dell'edificio, delimitata alla base da una fila di lastre di travertino". (Pasquale Rasicci, S. Maria a Mare di Giulianova, Unigraf, S. Egidio alla Vibrata 1981, p. 13).

[xiv] Raimondo di Poggio, achitetto.

[xv] Cfr. m. Moretti, op. cit., p. 525; P. Rasicci, op. cit., p. 13.

[xvi] "Quello di destra stringe un drago, simbolo delle eresie, dei mali e delle persecuzioni che afflissero la chiesa fin dai primi anni. La presenza del leone vuol rappresentare la forza della chiesa che non teme quelle eresie e persecuzioni". (P. Rasicci, op. cit., p. 15).

[xvii] "La qualità artistica della statuetta è altissima e l'opera è degna di uno scultore-architetto della fama di Raimondo di Podio". (m. Moretti, op. cit., p. 527).

[xviii] Archivolto. Elemento di decorazione architettonica costituito da una fascia sagomata che gira sopra la curva di un arco. Costituisce l'elemento tipico dell'architettura romana, romanica e rinascimentale.

[xix] P. Rasicci, op. cit., p. 15.

[xx] Per l'interpretazione simbolica dei soggetti raffigurati cfr. Angelo Antonio Cosimo De Bartolmei, L'agro Castrense e la porta dell'antico tempio di S. Maria a Mare, scritto nel 1839, pubblicato nel 1881 dal nipote Vincenzo Bindi, ristampato  nel 1999 dal Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo di Giulianova (diretto dal prof. Aldo Marroni) nel volume Delle rovine, curato da Sandro Galantini (pp. 19-23); Maria Concetta Nicolai, Ianua mundi immaginalis. Santa Maria a Mare di Giulianova, in "La Madonna dello Splendore", 15/1996, pp.61-71.

[xxi] Ippogrifo. Fantastico animale biforme avente la parte di sopra di aquila o di altro uccello e quella di sotto di leone o di altro quadrupede. In Dante (cfr. Purg., XXIX, 108) e nella Chiesa viene considerato il simbolo di Cristo che raggruppa in sé la natura divina e quella umana.

[xxii] Realizzati durante i restauri postbellici.

[xxiii] M. Moretti, op. cit., p. 525.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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