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Cenni storici su Giulianova (Te) La Storia di Giulianova

Giulianova > Cenni storici su Giulianova
 
 
GIULIANOVA

Prende il nome dal suo fondatore, Giuliantonio Acquaviva, che ne iniziò l’edificazione nel 1472 circa. Le sue origini risalgono all'antica Castrum Novum, colonia romana importante per l'attività commerciale.

Il Gonfalone del Comune di Giulianova

Superficie
Il suo territorio si estende per circa 27 Kmq., tra i confini naturali formati dal torrente Salinello, a Nord, e dal fiume Tordino, a Sud. Ad Ovest confina con il Comune di Mosciano S.Angelo; a Sud col Comune di Roseto degli Abruzzi; a Nord con quello di Tortoreto; ad Est col Mare Adriatico. Il Centro Storico, edificato su un’amena collina, ed il moderno Lido, cresciuto armoniosamente negli ultimi quaranta anni, si affacciano sul Mare Adriatico, di cui godono le bellezze ed il benefico clima.

Popolazione
Residenti: Giulianova, ad Agosto 2015, contava  circa 24053 abitanti.

Giulio Antonio Acquaviva d'Aragona (fondatore di Giulia)

Economia
Giulianova ha una naturale vocazione turistica ed è meta di coloro che vogliono godere momenti di riposo e di salutare soggiorno marino. La sua economia, una volta basata sulla pesca e sull’agricoltura, oggi è prevalentemente centrata sul turismo e su tutto il sistema di indotto creatosi successivamente.
E’ sede di "IAT" Informazione Accoglienza Turistica in Via Nazario Sauro. (Tel.: 085.8003013).
Al mare, tuttavia, è ancora legata una qualificata attività di pesca ed un’importante commercializzazione di prodotti ittici.
Il Porto di Giulianova, la flotta peschereccia e il Mercato Ittico, rappresentano, infatti, un importante momento economico della città, che contrassegna anche la tradizione gastronomica locale (famoso è il brodetto, ottenuto assolutamente con pesce del Mare Adriatico).
Oltre a queste attività vi è un terziario qualificato ed avanzato, ed un sistema di piccole aziende manifatturiere, che operano nel settore dell’abbigliamento.

Giulianova nel XVI secolo

La storia
Le origini di Giulianova sono remote. Nel III secolo a.C. i Romani impiantano alla foce del fiume Tordino, probabilmente nello stesso luogo occupato da una città picena, una nuova colonia marittima chiamata Castrum Novun. Città potente e fortificata, oltre che importante porto commerciale del Pretuzio e nodo stradale, Castrum Novum nel Medio Evo mutò il suo nome in Castel San Flaviano, in onore del Santo patriarca di Costantinopoli le cui spoglie, secondo una suggestiva leggenda, approdarono miracolosamente sulle nostre coste in un anno ignoto ma comunque anteriore al Mille. Vera o infondata questa storia, è sicuro invece che il tempio dedicato al Santo, d’arte bizantina prima e romanica poi, ebbe larga rinomanza per tutto il Medio Evo, così come non poca importanza doveva avere questa nuova città, dotata di ospedale e con un porto che torna a funzionare di buona lena, ricca di possedimenti terrieri e dove sembra, sulla scorta di alcune recenti indagini storiche, avesse sede un episcopio precedente a quello aprutino, esistito fino all’età carolingia, almeno nei primi decenni del IX secolo. La città medievale nel 1382 passata con tutto il suo vasto territorio dal regio dominio ad Antonio Acquaviva, che qui innalza il palazzo comitale facendone la residenza principale, e poi da questi allo sfortunato figlio Giosia, verrà distrutta pressoché interamente intorno al 1460, durante la sanguinosa battaglia del Tordino combattuta il 27 luglio di quell’anno fra le truppe di Federico da Montefeltro e Alessandro Sforza da una parte, e quelle di Jacopo Piccinino e Bosio Santofiore dall’altra. Da qui la decisione di edificare un decennio più tardi, su una eminenza collinare a settentrione, quindi in un luogo senz’altro più difendibile, una nuova città, chiamata Giulia dal nome del suo fondatore Giuliantonio Acquaviva. Le soluzioni davvero interessanti, per non dire geniali, utilizzate dal progettista hanno indotto più di uno studioso a formulare varie ipotesi sulla sua identità. La tesi oggi prevalente, dopo una iniziale attribuzione del progetto a Baccio Pontelli, individua in una delle menti più brillanti del secondo Quattrocento, il senese Francesco di Giorgio Martini, l’autore del piano di fondazione di Giulianova. La prepotente originalità che permea l’abitato sottende un raffinato linguaggio matematico-proporzionale, oltre a complessi significati politico-militari e civili, tanto da rendere la città un’esperienza progettuale autonoma e peculiare. Per molti secoli la cittadella rinascimentale, stretta nel munitissimo quadrilatero con la sua chiara organizzazione sociopolitica degli spazi, rimarrà sostanzialmente integra, nonostante ripetuti saccheggi ed aggressioni. Solo negli anni settanta-ottanta dell’Ottocento, sotto la vivace spinta demografica ed in virtù di un generale miglioramento economico, la vita inizierà a debordare fuori delle mura. Della espansione dl urbana ottocentesca costituiscono testimonianza, oltre agli edifici presenti sul corso - alcuni dei quali tuttavia incorporano parti più antiche, persino del 500 -, il nuovo nodo rappresentato dall’attuale piazza della Libertà, signoreggiata dal monumento a Vittorio Emanuele II dello scultore verista giuliese Raffaele Pagliaccetti, inaugurato nel 1894, la Cappella gentilizia de’ Bartolomei, sorta nel 1876, ed il pressoché coevo portico omonimo a questa giustapposto. In questo stesso periodo inizia la espansione urbana sul litorale, grazie alla presenza della ferrovia entrata in funzione nel 1863.

Portale della Chiesa di  S. Maria a Mare

Le chiese
Delle chiese presenti a Giulianova, in passato numerose, quella di Santa Maria a Mare è la più antica. Ubicata in una zona di grande valore archeologico e sorta, come taluno sostiene, sui resti di un tempio pagano, la chiesa romanica (sec. Xl-XIV), più volte trasformata e rifatta, è monumento nazionale. La facciata, con il suo portale duecentesco finemente lavorato e ricco di raffigurazioni simboliche, è successivo all’impianto originario dell’edificio. La sua prospettiva appare spezzata dall’attuale campanile a vela, non originario ma costruito nei secoli scorsi in luogo della torre campanaria mozzata, una volta recante campane del secolo XIV. L’ampio interno, a due navate, presenta un giro di archi a tutto sesto poggiati su pilastri e sostenuti da due massicce colonne a fabbrica. Restano tracce delle opere di artisti risalenti al XII e XIII secolo. 

La cupola del Duomo di San Flaviano

Particolarmente importante è la chiesa madre dedicata a San Flaviano, del 1478, originariamente chiamata S. Maria in Platea (o in Piazza). Si tratta del primo esempio di chiesa a base ottagona concepita nell’Abruzzo adriatico la cui cupola, singolarmente audace, riprende l’esperienza brunelleschiana. Secondo alcuni il progettista di quest’opera che per la sua originalità non ha riscontri nella regione andrebbe individuato in Francesco di Giorgio Martini. L’interno, privato a seguito dei restauri del 1948 di tutte le decorazioni barocche, possiede ora sculture di Venanzo Crocetti e Francesco Coccia e lavori di oreficeria di scuola  abruzzese, quasi tutti del XIV e XV secolo, provenienti dalla scomparsa Castel San Flaviano.

Santuario Madonna dello Splendore

Del 1566 è la chiesa di Sant'Antonio, già S. Francesco di Paola, una volta unita al convento dei frati minori conventuali, demolito nel primissimo Novecento. L’interno presenta caratteristiche del secolo XVIII, con ornamenti barocchi e bassorilievi a stucco. Qui è la presenza di una interessante lapide di un membro della famiglia patrizia de’ Bartolomei. Sempre nel centro storico, su piazza Dante si affaccia la chiesa della Misericordia, qui edificata nel sec. XVI in ricordo di un’altra costruita nel vecchio borgo dopo la peste del 1348, già sede di Confraternita, mentre all’incrocio di via della Rocca con via Cavour si erge la negletta chiesa rinascimentale di Santa Anna, con altare in stile barocco purtroppo deteriorato.

Cappella de' Bartolomei

Al termine di viale dello Splendore è il complesso del Santuario Maria Ss. dello Splendore, le cui origini si fanno risalire alla  prima metà del XVI secolo a seguito di un’apparizione miracolosa della Madonna. Già monastero Celestino, ora convento dei PP. Cappuccini, nella chiesa, rifatta in questo secolo, si conservano l’immagine della Madonna (sec. XV), forse proveniente da Santa Maria in Platea, le statue di San Benedetto e Padre Celestino donate dagli Acquaviva insieme con quattro quadri del Farelli ed uno di grandi dimensioni, molto interessante, di scuola veneziana con bella cornice dorata. Imponente è la Via crucis monumentale con gruppi bronzei realizzati dallo scultore Ubaldo Ferretti.
 
Strutture culturali
Non è affatto temerario parlare di caso/fenomeno Ciulianova, poiché un sistema bibliotecario e museale omogeneo, integrato e distribuito in così godibile maniera nel tessuto di un Centro Storico, come il modello giuliese, non trova molti riscontri in Abruzzo. Quattro biblioteche (due pubbliche e due private) e cinque musei (più o meno grandi), tracciano un percorso culturale di prim’ordine.

Sala "A" della Pinacoteca Vincenzo Bindi

Di tale sistema, il perno - se non altro per istituzionalita' - e' rappresentato dal Palazzo monumentale che il Prof. Vincenzo Bindi ha lasciato, alla sua morte, «per raggiungere il fine dell’istituzione nella città natia di una Biblioteca e di un Gabinetto d’Arte, a giovamento ed utilità della gioventù giuliese». La citazione, che troviamo in «Giulianova 1860» dello storico, Avv. Riccardo Cerulli, è assolutamente pertinente dal momento che nel Palazzo Bindi insistono, oggi, la Biblioteca e la Pinacoteca, giustamente intitolate all’insigne studioso benefattore, che a buona ragione costituiscono patrimoni culturali civici fra i più interessanti e preziosi dell’intera Regione.

Il Professore Vincenzo Bindi

La Biblioteca, che attualmente consta di oltre 26.000 volumi, si è sviluppata dal nucleo originario di 8 mila titoli e di circa 15 mila documenti editi ed inediti fra manoscritti, lettere, appunti, autografi, scritti di concepimento storiografico, letterario ed artistico, che compongono il cosiddetto «fondo bindiano». Del patrimonio bibliografico risultano tre incunaboli di particolare pregio, 37 cinquecentine, 56 volumi del Seicento, 174 del Settecento, 1994 dell’Ottocento che arricchiscono ulteriormente una potenzialità di ricerca, di studio e di consultazione non ancora compiutamente espressa, pur tuttavia di notevole utilità.

Olio su tela "Ruderi con affreschi" dipinto esposto nella Pinacoteca Civica del Comune di Giulianova

I rinvenimenti, avvenuti nel 1999, dell’incunabolo De Arte Amandi e di una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi, di significato storico e filatelico per l’incisione di due francobolli inglesi molto appetiti dai collezionisti (Ten Pen e One Penny), sono riprova non solo del dinamismo e della continua evoluzione del lavoro di monitoraggio, ma innanzitutto delle possibilità di scoperte nelle secrete del patrimonio bibliografico e documentario.

Olio su tela "Contadina" di Consalvo Carelli                   

La missiva di Garibaldi si inserisce in un contesto di epistolario, tanto ricco quanto non facilmente delineabile dal punto di vista filologico, che il Prof. Bindi raccolse in eleganti album con copertine in pelle.
In questo incredibile e caleidoscopico microcosmo bindiano, spiccano scritti, manoscritti, cartoline di personaggi illustrissimi quali Manzoni, Leopardi, Dumas, Carducci, Deledda, Verga, i pontefici Pio X e Benedetto XV, per ricordarne soltanto alcuni. Di non minore levatura, se non addirittura maggiore, in virtù del suo valore artistico ed ambientale, è la Pinacoteca. Sita all’ultimo piano dell’edificio, essa è dotata di 400 opere che abbracciano un periodo dal 1600 al 1920. Per mere ragioni di spazio, ne sono esposte, purtroppo, solamente 270. La raccolta, curata da Bindi nella sua qualità sia di appassionato e di esperto dell’arte sia di genero di Consalvo Carelli, uno dei più celebri ed oggi più riscoperti esponenti del movimento pittorico napoletano dell’Ottocento, vanta una gamma di quadri de La Scuola di Posillipo di imprescindibile riferimento in Italia.

Ragazzo - olio su tela di Francesco Paolo Michetti

Le firme di Pitloo, Gigante, Fergola, oltre a quelle della dinastia Carelli, sono alcune delle più conosciute ed apprezzate che ne lustrano la prestigiosità. A tali nomi si affiancano, con sicura dignità, i nostri Palizzi, Michetti, Celommi, Della Monica, Pagliaccetti.
La suggestività artistica delle opere, tuttavia, non sarebbe resa appieno senza l’amalga con il fascino contestuale costituito dai locali antichi, dalle suppelletti, dal mobilio e dalle ceramiche, di cui il visitatore può godere nella Pinacoteca.
All’attività dell’istituzione «Vincenzo Bindi» è collegato il resto del Polo Museale Civico come invito ad una gradevole passeggiata nel Centro Storico di Giulianova. La Casa Museo «Vincenzo Cermignani», in Via Piave, attigua al Belvedere, espone l’insieme di opere, bozzetti e schizzi con le varie testimonianze di vita da bohèmien del pittore della luce (Giulianova 1902-1971), il quale fu a lungo esule politico in Francia per la sua avversione al Fascismo. In Piazza della Libertà, la Cappella Gentilizia «De Bartolomei» e la Sala «Raffaello Pagliaccetti» sono tappe altrettanto obbligate dell’itinerario, in particolare per le loro sculture, in alto e bassorilievo, del Pagliaccetti che fu esponente di spicco del verismo fiorentino nella seconda metà dell’Ottocento. Delle sue opere, nella bellissima piazza domina, sovrano, il monumento a Vittorio Emanuele II.
Il Museo Archeologico, presso il Torrione medioevale Il Bianco completa il percorso culturale civico.
 
Il Libertì a Giulianova
Il liberty penetra a Giulianova nel primo decennio del 900, col decollo turistico della città. Esempi interessanti di questo nuovo gusto si hanno con la villa ex-De Santis in viale dello Splendore a Giulianova alta, costruita tra il 1923 ed il 1928 su progetto del romano Achille Petrignani, ricca di stucchi, di una bella vetrata policroma e di una splendida ringhiera in ferro battuto opera del guardiese Felice Scioli, che forse apriva nel settore le porte dell’art deco.

Villa Montano

A poca distanza la villa Castelli, oggi Montano, realizzata nel 1909, oltre a caratterizzarsi come il primo edificio della zona in cui vengono realizzati solai in cemento armato, costituisce un’ottima espressione di quella tipologia di chiara derivazione toscana, dato l’impiego della torretta che conferisce particolare signorilità alla costruzione. Il villino per Lorenzo Paris (oggi Costantini), prospiciente il lungomare Zara al Lido, viene realizzato nel 1904 su progetto del teramano Silvio Gambini, operante prevalentemente in ambiente lombardo a contatto con architetti del calibro di Sommaruga e Basile, ed esponente non trascurabile del modernismo italiano, Il piccolo edificio presenta due volumi, corpo orizzontale e torre, alleggeriti da una loggia sommitale, delimitata da una balaustra in pietra bianca di Manoppello accuratamente lavorata, e da un portico, con balaustrina traforata e sorretto da esili colonne in pietra, che creano zone d’ombra sulle nitide superfici.

Villa Costantini

Proprio in queste Forme leggere e raffinate si riscontra la vera peculiarità dell’edificio. Altre ville, in viale Orsini e sul lungomare nord, ed il grandioso Kursaal, realizzato tra il 1911 ed il 1928, rendono Giulianova una delle località abruzzesi in cui maggiormente ebbero modo di manifestarsi gli attributi emergenti della nuova cultura.
 
Tradizioni
Sono oltre quattrocento anni che Giulianova tributa, ogni 22 di aprile, un culto profondo e sentito alla Madonna dello Splendore. Le origini di questa festa, che è momento di identificazione religiosa e civile, risalgono all’apparizione della Madonna circonfusa da intensissima luce, assisa su di un olivo, ad un vecchio contadino di nome Bertolino, originario del vicino villaggio di Cologna, forse nel primo Cinquecento. Le solenni celebrazioni liturgiche e le grandiose manifestazioni legate all’evento miracoloso, in particolare i rinomati concerti bandistici e la spettacolare corsa dei cavalli nel centro storico, erede delle contese dei «berberi » rammentate dalle cronache dei secoli scorsi, richiamano ogni anno migliaia di visitatori, facendo di questa una delle più importanti manifestazioni devozionali d’Abruzzo.

Processione Madonna dello Splendore a Giulianova Alta

Se il culto alla Madonna dello Splendore rimanda ad un contesto agricolo, quello alla Madonna del Portosalvo indica il profondo legame con il mare. Questa festa popolare si tiene tradizionalmente nella prima decade di agosto al Lido e nella giornata di chiusura decine di imbarcazioni in gran pavese seguono la motonave che trasporta la Madonna, protettrice dei marinai e dei pescatori, percorrendo un ampio giro sul mare che copre l’intero litorale di Giulianova per fare poi ritorno al porto, dopo la celebrazione della messa all’aperto.

Processione madonna del Portosalvo a Giulianova Lido

Altra festa popolare è la «Settimana dei Mare», organizzata in estate dalla Associazione Marinai d'Italia con l’intento di valorizzare la gastronomia locale (famoso in tutta la regione, ma anche fuori, è il Brodetto alla giuliese) e gli aspetti storico-folkloristici legati alla marineria.
Altre manifestazioni meno tradizionali (presepio vivente nel centro storico, concerto di fine anno, incontri culturali) contribuiscono a vivacizzare la vita cittadina in ogni stagione.


Enogastronomia
In Abruzzo, fin dai tempi antichi, esiste la cosiddetta Guerra dei Brodetti nella quale il Brodetto alla giuliese è il “contendente” del Brodetto alla vastese.

Il classico brodetto alla giuliese

Nel Brodetto Giuliese la cottura viene fatta in due tempi: prima il pesce che richiede più tempo (seppie, totani, calamari, ecc.), e poi quello dalla cottura immediata (merluzzo sogliola, triglia, ecc.), tra gli ingredienti, fa spiccco “il listello di peperone rosso dolce”.
Per riportarci alle tradizionali prelibatezze, si potrebbe parlare delle Panocchie Soffocate, l’antipasto che i pescatori preparano sulle “Lancette”, le barche antesignane degli attuali motopescherecci.
Interessanti sono anche i mutamenti della cucina marinara, ad esempio le mezze maniche con sugo di ragni, ovvero granchi: fino ad alcuni anni fa, il pescatore che vedeva un “ragno” sulla battigia lo schiacciava con il piede, convinto si trattasse di un crostaceo inutile e portafortuna perché....si muove all’indietro!
Primi piatti: spaghetti all’uso di Giulianova (rana pescatrice, vongole e scampi sgusciati, seppioline, calamaretti penne o mezze maniche al piccato; timballo di pesce; brodo di pesce; maccheroni maremonti.
Secondi piatti: brodetto alla giuliese; brodetto al sugo di ragni; triglie alla De Dominicis; marinara alla giuliese (triglie, sogliole, coda di rospo, merluzzetto, vongole, calarnaro; sogliole alla giuliese (con olive nere snocciolate); alici e sarde “scottadito”; infornata di ortaggi ripieni (peperoni, zucchine, pomodori, melanzane, patate, ecc...).
Vini abruzzesi DOC: Montepulciano d’Abruzzo (rosso); Cerasuolo (rosé); Trebbiano bianco).
Il Montepulciano è caratterizzato dal colore rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee: si abbina a piatti di carni rosse, selvaggina e formaggi stagionati.
Con una particolare tecnica di vinificazione, dalle stesse uve del Montepulciano si ottiene un vino dal caratteristico colore rosso ciliegia (cerasa), denominato perciò “cerasuolo” dal gusto fresco e adatto a piatti con sugo leggero, carni bianche, formaggi freschi e pesce azzurro.

L'artigianato
L'artigianato giuliese ha conosciuto, nel corso dei secoli, grandi splendori: basti ricordare la tradizione della lavorazione del corallo, del ferro battuto e dell’oreficeria. Quest’ultima sopravvive tutt’oggi anche in ricercate “botteghe” di giovani talentuosi ed appassionati.
Le più prestigiose attività artigiane di Giulianova rimangono la produzione del Doppio Arancio, - della famiglia Erminio Orsini - un liquore creato intorno alla metà dell’Ottocento che si sposa benissimo con gelato e dessert, e la produzione della fisarmonica, in particolare del “Ddu botte”, dovuta alla maestria della famiglia della centenaria Ditta Armando Janni.

I personaggi celebri
Nel corso dei secoli molti sono stati i personaggi celebri nati a Giulianova.

Gaetano Braga

Tra i secoli XIII e XVI si impongono negli studi giuridici o in quelli letterari e filosofici Berardo di San Flaviano, giureconsulto caro a Roberto d’Angiò, Taddeo di San Flaviano, anch’egli esperto di diritto e ufficiale nella corte imperiale di Federico II, Teodoro di Giulianova, celebre Lettore di filosofia presso l’Università di Bologna, e Sulpizio Acquaviva, dotto canonista e latinista. Il Seicento è in gran parte signoreggiato da alcuni esponenti della potente famiglia degli Acquaviva d’Aragona, con l’unica eccezione rappresentata da Giandomenico Rainaldi, nato nel 1628, Uditore a Bologna ed avvocato celebratissimo a Roma nella seconda metà del XVII secolo.

Raffaello Pagliaccetti

Degli Acquaviva letterati vanno ricordati gli scrittori Giosia III, Alberto e, soprattutto, Giovan Girolamo II (1663-1709), arcade ed eclettico studioso di geografia, matematica e storia, ricordato dal Crescimbeni come uno dei più interessanti rimatori del tempo. Pure membro dell’Arcadia fu Stefano Ferrante (1722- 1790), giusnaturalista, poeta dalla solidissima cultura, melodrammista di fama e forse persino musicista. Ad Orazio Delfico, nato nel 1769, scienziato e geografo, si riconosce il merito di aver formulato la prima ipotesi sulla tettonica e sulla stratigrafia del Gran Sasso, oltre ad aver introdotto il genere della commedia nella letteratura regionale del tempo. Importanti furono anche Eusebio Caravelli (1781-1845), tra i primi a diffondere l’omeopatia nell’Italia meridionale, Angelo Antonio Cosmo de’ Bartolomei (1788-1862) e Livio De Dominicis (1793-1856), entrambi storici ed archeologi.

Igniazio Cerio

Raffaele Castorani (1819-1887) fu oculista famosissimo sia in Italia che in Francia, mentre Ignazio Cerio (1840-1821) fu stimato paleontologo e naturalista. Apprezzato dal Lombroso e psichiatra di grido fu Raffaele Roscioli (1861-19 16), mentre il violoncellista Gaetano Braga (1829-1907) ebbe fama addirittura internazionale. Pure molto noti furono lo storico Vincenzo Bindi (1852-1928), l’artista Raffaello Pagliaccetti (1839-1900), caposcuola del Verismo nella seconda metà dell’800, e Gaetano Capone-Braga (1889-1956), filosofo dall’amplissima e importante produzione. Ed ancora Venanzo Crocetti (Giulianova 1913 - Roma 2003) grande artista giuliese.

Venanzo Crocetti

Le sue opere, come Il Giovane Cavaliere della Pace, opera completata nel 1989, e proprio nello stesso anno, in concomitanza con il 45° anniversario del lancio della prima bomba atomica su Hiroschima, la grande statua fu esposta al Palazzo dell’ONU, in seguito all’Ermitage di San Pietroburgo, nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, alla Galleria d’Arte Contemporanea di Budapest e poi collocata definitivamente sulle colline di Collignì a Ginevra. Pero' a detta di molti, l’opera che gli dà più lustro e comunque l’ha reso noto al mondo intero è la Porta dei Sacramenti della Basilica di San Pietro per la quale lavorò quindici anni e che venne inaugurata nel 1966 da Papa Paolo VI.

- Testi di: Sandro Galantini e Ludovico Raimondi

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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