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Guida ai musei di Giulianova: Casa - Museo "Gaetano Braga"

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Casa - Museo "Gaetano Braga"

(Corso Garibaldi)

Nella seconda metà dell’800 il musicista decise di ricostruire integralmente, nello stesso sito e nella forma attuale, la propria casa natale, originariamente ancora più piccola. Oggi è adibita a Casa-Museo e vi sono conservate diverse opere d’arte (quadri, disegni, sculture) sulla figura e la vita del musicista; tra gli artisti figurano P. Montegny, P. Chardin, S. Schaeppi, A. Malaspina, A. Tantardini, A. Tentarelli (illustre scultore giuliese); vi si trovano anche lettere, illustrazioni, documenti e spartiti, frutto della ricerca condotta in Italia e all’estero dagli studiosi dell’Associazione omonima che vi ha la sede.
Visitando la Casa-Museo, è possibile, inoltre, ascoltare registrazioni e incisioni di alcune composizioni di Braga e di altra musica di quel periodo.

The King Violoncellist: Gaetano Braga.
Conosciuto come autore della celebre Leggenda Valacca, una delle piu note romanze da salotto, eseguita, registrata e pubblicata in tutto il mondo tra la fine dell’Ottocento e i nostri giorni.
Occupò un posto di primo piano tra i virtuosi di violoncello più noti del suo tempo, tanto che i giornali di Chicago lo definirono King Violoncellist.
Da fanciullo i suoi genitori lo stavano avviando alla carriera ecclesiastica, quando la Duchessa d’Atri, Giulia Colonna, notate in lui spiccate attitudini musicali, lo aiutò a superare le difficoltà famigliari, che gli impedivano il trasferimento a Napoli, presso il Conservatorio “San Pietro a Maiella”. Qui fu ammesso, primo tra tutti i candidati, nella classe di Canto; ma successivamente, rimasto affascinato dal suono del violoncello di un compagno di Collegio, Domenico Laboccetta, volle prendere, da lui, di nascosto, delle lezioni.
Il direttore Saverio Mercadante, scopertolo a suonare in orchestra, e sorpreso dalla sua bravura, fece subito costruire per lui un violoncello dal liutaio Gagliano, e affidò Braga al Maestro Ciaudelli, allievo a sua volta di Paganini (il quale suonava anche il violoncello) e di Vincenzo Fenzi il cui figlio, Scipione, nel 1870 divenne docente al Conservatorio di Mosca, fondato proprio in quegli anni. Gaetano Braga debuttò a Napoli all’età di 14 anni; a 17 anni, a Teramo, come solista, tenne un riuscito concerto. Dopo una tournée in varie città italiane (Firenze, Bologna, Trieste...), si fermò a Vienna, dove prese parte al celebre quartetto di Mayseder. Quindi, dal 1855, si stabilì a Parigi, dove suonò con i più famosi musicisti del suo tempo (Bizet, Rubistein, Saint-Säens, Debussy, Gounod), con i migliori pianisti (Liszt, Thalberg, Sgambati, Martucci, Lubech, Prudent, Fumagalli, Stanzieri, Goria, Ravina), viollnisti (Sivori, Pinto, Alard, Vieux-Temps) e col celebre contrabbassista Bottesini. A Parigi conobbe, quindi, Charles Frangois Gounod, e partecipò alla prima esecuzione assoluta della sua celebre Ave Maria. Conobbe anche Halévy, Auber, Meyerbeer, Massenet, Verdi, e divenne intimo amico di Rossini, il quale compose per lui Une larme; entrò nella cerchia dei migliori artisti di Parigi (Doré, Delacroix, Dumas, Boldini, Palizzi, De Nittis...).
Nel 1856 proseguì l’attività a Londra, dove acquistò lo Stradivari che, ancora oggi suonato, porta il suo nome. A partire dal 1874 effettuò anche due tournée negli U.S.A. e nel Canada.
Come compositore, fu allievo di Saverio Mercadante, e scrisse numerosi brani di musica strumentale da camera, principalmente per violoncello, e vocale, tra cui la celeberrima Leggenda Valacca, citata persino da A. Čechov, nel racconto Il monaco nero. Revisionò il noto Metodo per violoncello di Dotzauer che, pubblicato da Ricordi, venne adottato in tutti i Conservatori. Scrisse anche una decina di opere liriche, collaborando con noti librettisti quali Ghislanzoni, Piave, De Lauzières; alcune di esse vennero rappresentate con successo a Vienna (Estella di S. Germano), a Parigi (La Mendicante), a Lisbona (Caligola), a Lecco (Reginella), e due al Teatro Alla Scala di Milano (Mormile e Caligola). A Parigi Fu insegnante di canto molto ricercato, e consigliato per il perfezionamento di brani d’opera, da Verdi e Halévy, a celebri cantanti come la Nilsson, la Patti, la Frezzolini, Maria Lafon, la Bosio etc. Per il mezzosoprano Adelaide Borghi-Mamo, sua affieva prediletta, Gaetano Braga scrisse un’opera e alcune composizioni da camera, tra cui la Leggenda Valacca. Fu molto amico di Antonio Fogazzaro del quale musicò La ricamatrice, e lo scrittore, a sua volta, ritrasse Braga nella novella Il Maestro Chieco.
Risulta segnalato sotto la voce “violoncellista” del Dizionario Italiano N. Zingarelli (ed. 1942) come “il grande Braga”, menzionato nell’Enciclopedia Treccani e in tutte quelle di storia della musica.
Le sue ceneri riposano presso il Tempio Crematorio del Cimitero Monumentale di Milano.

Casa- Museo - Piano terra.
Nella vetrina, sono esposte:
- copie di una lettera da Vienna e di un’altra da Lisbona, dove Braga si trovava per la rappresentazione (che ebbe pieno successo) delle sue opere liriche, rispettivamente Estella di S. Germano e Caligola;
- copia di un manoscritto autografo di Braga.
In appositi pannelli sono raccolti:
- immagini  di  celebri Stradivari ( prese da un trattato di liuteria stampato a Parigi nell’800). Tra queste figurano il violino, detto “Il Messia”, appartenuto al celebre violinista francese M. D. Alard, con il quale Braga tenne concerti; una viola e un violoncello costruiti da Antonio Stradivari per i Medici di Firenze; il violoncello Stradivari “Piatti” del 1720, appartenuto al celebre Alfredo Piatti amico e collega di Braga. Ci sono anche il violoncello Stradivari”Servais” 1701, suonato nell’800 dal noto violoncellista belga Adrien François Servais, detto “il Paganini del violoncello”, e lo Stradivari del 1731, che il musicista giuliese acquistò a Londra nel 1856 per trecento sterline, e che oggi, ancora suonato, appartiene alla violoncellista Myung-Wha Chung ed è chiamato Stradivari “Braga”. I violoncelli Stradivari funzionanti ancora oggi sono in numero molto limitato, e portano ciascuno il nome del violoncellista più famoso che lo ha posseduto e suonato;
- testimonianze dei rapporti di G. Braga con il Cenacolo di Michetti. Esistono varie lettere, tratte dalla biografia di Vincenzo Bindi: una di Gabriele d’Annunzio, due di Francesco Paolo Michetti e una del musicista Francesco Paolo Tosti; c’è, inoltre, la riproduzione della copia in bronzo di un busto in terracotta, realizzato nel 1899 dallo scultore chietino Costantino Barbella;
- manifesti delle varie commemorazioni e concerti su Braga: nel 1957 a cinquant’anni dalla morte; nel 1988 per la riapertura della Casa Braga; dal 1998 in poi, quelli stampati a cura dell’Associazione Braga, in seguito al rinvenimento di numerosi spartiti di musiche non più suonate dall’800 ed alle due relative pubblicazioni discografiche.

Casa- Museo - Primo pianerottolo.
Medaglione in marmo raffigurante Braga, del 1872, opera dello scultore milanese Antonio Tantardini, di scuola verista, suo amico.
L’opera fu donata al Comune di Giulianova dagli eredi della famiglia Capone-Braga:
- due frontespizi, copie di manoscritti auto-grafi conservati presso la Biblioteca Comunale “V Bindi”;
- l’Ave Maria per soprano e organo «da cantarsi il giorno di S. Teresa, in omaggio alla Superiora del Convitto S. Rocco di Giulianova» (la chiesetta esiste ancora oggi all’interno dell’Istituto Castorani, dietro l’angolo della Casa Braga);
- la Marcia Giuiliese, scritta per la banda di Giulianova, diretta dal M° Luigi Leone;
- un estratto dalla cronologia di Giampiero Tintori delle opere rappresentate al Teatro alla Scala di Milano dal 1861 al 1877. Compaiono due opere di Braga: il Mormile (1862) e il Caligola (1874). Vi è indicato anche il cast, e presso il Museo del Teatro sono conservate ancora le scene originali. Il Caligola, che aveva ottenuto un successo strepitoso, nel 1873, al Teatro San Carlo di Lisbona, a Milano non fu approvato dal pubblico, sembra a causa della pessima esecuzione degli interpreti. È l’ultima opera di Braga che, nonostante i successi operistici ottenuti a Parigi, Vienna e Lisbona, amareggiato decise di dedicarsi esclusivamente al violoncello e alla composizione della musica da camera.

Casa- Museo - Primo piano.
Sul pianerottolo, c’è un busto in terracotta (patinata color bronzo) realizzato nel 1957 da Alfonso Tentarelli (1906-1992), per il cinquantenario della morte di Braga.
Il vano principale presenta una volta decorata con paesaggi naturali, figure musicali, motivi floreali liberty; all’interno di una fascia verde sono poste le due iniziali (stilizzate e intrecciate tra loro) del nome e cognome del musicista (riprese nella vetrina d’ingresso al piano terra, realizzata nel 1988, dal Geom. F. Di Ilio, nell’ambito del restauro della casa). Vi sono conservati mobili e soprammobili dell’800, assieme a diversi ritratti di Braga, donati al Comune da Alfonso Migliori, nipote del musicista e, a suo tempo, Sindaco di Giulianova; un dipinto su tela di Alberto Malaspina, pittore milanese, uno di P. Montegny, uno di S. Schaeppi, e uno raffigurante la madre, Splendora De Angelis. Si  può ammirare anche una  riproduzione  del ritratto fotografico del giovane musicista (nel 1855 c.a., appena giunto a Parigi) realizzato dal famoso fotografo e caricaturista parigino Etienne Carjat (1828-1906).
Molto particolare un disegno su carta di P. Chardin, frutto di uno scherzo, fatto a Braga da tre amici.
Il disegno di P. Chardin del 1881, abbinato ad una canzonetta con versi di Nadaud e musica di Gounod, dal titolo Povero Braga! ... (un’esclamazione tipica del musicista giuliese), ripercorre, con ironia, episodi salienti della sua vita. Ci sono diverse scenette: al cento Braga col violoncello nella sua patria musicale, Napoli (sullo sfondo sono raffigurati il Golfo e il Vesuvio); in alto a sinistra, compare vestito da sacerdote con sul leggio il Vangelo (allusione alla fallita carriera ecclesiastica); in alto a desta mentre suona e danza per strada, in tenuta folcloristica, assieme  ad  un  amico; in basso  a destra il musicista, con uno slancio d’affetto, corre ad abbracciare l’anziana madre (a lei era molto legato, e soffrì profondamente quando la perse); in basso a sinistra, infine, sono raffigurati un veliero che sta affondando e Braga in acqua aggrappato al violoncello, come ad una sorta di salvagente (la scenetta allude ad un episodio accaduto durante un viaggio a New York, quando il piroscafo su cui viaggiava Braga, colpito da un ciclone, rischiò seriamente di affondare).
Nella vetrina ci sono due lettere originali autografe del nostro musicista scritte da Parigi e copie di altre sue lettere: da Londra, da Lisbona, dalla sua ultima residenza a Milano (via della Spiga, 25); una di esse, su carta intestata di Giulio Vigoni, fu scritta dalla Villa omonima, a Loveno di Menaggio (CO), dove è conservato il bel ritratto eseguito da Giovanni Boldini (Ferrara, 1842-Parigi, 1931. Visse a Parigi, dal 1872, dove acquistò fama come pittore della società elegante) con dedica «Al mio amico Braga, Boldlni 1889», (riprodotto nella copertina del primo CD realizzato dall’Associazione).
Nella vetrinetta, al cento della stanza, sono esposti alcuni spartiti originali.

Casa- Museo - Terzo pianerottolo e scalinata.
Varie riproduzioni:
- foto di Gaetano Braga e del fratello Giuseppe, pianista; incisione di Z. De Nasson (Vienna 1859) che ritrae il famoso mezzosoprano Adelaide Borghi-Mamo, sua allieva di canto (per la cui voce scrisse l’opera Margherita La Mendicante ed a lei dedicò l’Album della Leggenda Valacca);
- foto della Casa Braga scattata dal conte Andrea Acquaviva d’Aragona (primo fotografo giuliese ed amico di Braga), nel 1889, un quindicennio dopo la ricostruzione ex-novo della casa. Il piccolo edificio confinante ci può suggerire nella tipologia come doveva essere la casa originaria, ben più modesta, dove il Nostro nacque;
- autoritratto fotografico del conte Andrea Acquaviva d’Aragona. Figura poliedrica di nobile di fine Ottocento, con interessi molteplici: si dilettava anche di musica, al violino, al violoncello, ed al pianoforte e fu autore di alcune romanze da salotto per canto e pianoforte. Sua madre, Alessandrina d’Obrescoff, contessa di Gastellana, figlia dell’ambasciatore di Russia, donna di bella presenza e raffinata cultura, era la vera animatrice del Salotto Acquaviva; scriveva poesie in francese (è suo il testo de Le trois bouquets de Marguerite, romanza musicata da Braga).
Nel suo salotto si tenevano serate musicali, alle quali partecipavano Gaetano Braga, con suo fratello Giuseppe (Giulianova 1839; Roma 1879) - ottimo pianista, che Gaetano aveva aiutato negli studi musicali - e il giovane Francesco Paolo Tosti. La sorella di Andrea, Sofia Acquaviva d’Aragona in Properzi, suonava benissimo il pianoforte, cantava e dipingeva.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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