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I Comuni della Provincia de L'Aquila: Capistrello

L'Aquila

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Il Comune di Capistrello, posto ad un’altitudine di 734m s.l.m., si estende su un’area di 60,8 kmq sulla quale insiste una popolazione di circa 5.400 abitanti (al 31/12/2007) per una densità abitativa di 88,9 ab/kmq. Il territorio comunale, che fa parte della Comunità Montana “Valle Roveto”, è composto oltre che dal centro anche dalle due frazioni di Corcumello e Pescocanale. La posizione geografica di Capistrello del capoluogo ha una conformazione particolare visto che si sviluppa lungo tutta una strettoia compresa tra la delimitazione della catena dei Monti Ernici-Simbruini a nord, che delimita l’alta valle del fiume Liri, e la dorsale montuosa che la separa dalla piana fucense (da qui probabilmente deriva il nome stesso della città, capistrum = cavezza, a capo della stretta. A volte si vuole attribuire il nome di Capistrello come derivato dagli antichi accampamenti romani (caput castrorum) ma sembra che tale etimologia possa serenamente escludersi). Le due frazioni sono posizionate, rispettivamente, quella di Corcumello presso il valico del Monte Girifalco lungo la strada che costeggiando i Piani Palentini porta a Villa S. Sebastiano di Tagliacozzo, mentre Pescocanale è situata su una stretta del fiume Liri, sottostante il valico di Serra S. Antonio, che proseguendo in direzione di Canistro conduce verso la parte meridionale della vallata dell’omonimo fiume. Le origini Capistrello possono farsi risalire all’età dei metalli anche se tracce di primordiali insediamenti umani (cacciatori neandertaliani) possono datarsi fin dal periodo neolitico. Il territorio infatti ha costituito la via “naturale” di penetrazione di esseri umani dal basso Lazio e dalla Campania verso il Fucino e più in generale come valico appenninico verso il Mar Adriatico. È assodato comunque che a tale periodo corrisponde il formarsi di un certo nucleo abitativo stabile contraddistinto da attività di caccia, pastorizia di armenti ed agricoltura primordiale. Nel corso dei secoli gli abitati si concentrarono in fortificazioni erette per lo più sulle alture dominanti la vallata settentrionale del Liri e la dorsale palentina, poste a difesa delle fertili terre sottostanti. I contatti con Roma iniziarono già nel VII sec. a.C. come testimonia l’appoggio offerto al re romano Tullio Ostilio durante la guerra con Albalonga, tant’è che poi Capistrello, compresa tra i municipi romani di Alba Fucens e di Antinum, si trovò inserita nella IV Regio, Sabina et Samnium.
Ed è proprio al periodo romano, sotto il regno dell’imperatore Claudio, Capistrello, che si fa risalire la “nascita ufficiale” della cittadina quale importante base delle operazioni per l’avvio dell’imponente opera di prosciugamento del Lago Fucino, tramite la costruzione di un emissario (semidistrutto dalle milizie naziste durante l’ultimo conflitto mondiale) che dalla piana fucense confluiva le acque verso il fiume Liri. È del 1057, con la citazione di Capistrellum nella Bolla di Papa Stefano IX, che si hanno le prime notizie documentali della località di Capistrello. Con l’inizio del Medioevo e dell’avvento della civiltà comunale il territorio di Capistrello inizia ad essere sottoposto a continue conquiste da parte delle popolazioni che di volta in volta prevalevano nel dominio del territorio di Capistrello, contraddistinto da autonome direttrici di estensione dei propri possedimenti, come ad es. i Longobardi, Franchi, Normanni, fino a confluire nel VII sec. nel Ducato di Spoleto tramite la gastaldia creata per amministrare la Marsica. A partire da tale periodo si svilupparono notevolmente anche gli insediamenti religiosi quali chiese e monasteri, soprattutto ad opera di monaci benedettini. I fragili equilibri raggiunti in età normanno-sveva furono però annientati dalla sconfitta che nel 1268 Corradino di Svevia subì ad opera di Carlo I d’Angiò nello scontro dei Piani Palentini, passato alla storia, ma erroneamente, con il nome della Battaglia di Tagliacozzo. Tale evento mutò notevolmente gli assetti costituiti sino ad allora decretando il definitivo passaggio sotto il dominio degli Angioini, che si insediarono nel Regno delle Due Sicilie conquistando gran parte dell’Italia meridionale fino al limitare dello Stato della Chiesa. È indubbio che in tale fase storica ci fu la nascita a livello “istituzionale” di un certo apparato amministrativo tramite la promulgazione di provvedimenti che andavano a regolare in maniera compiuta il territorio e le attività che su di esso venivano espletate quali ad esempio la custodia dei passi, il transito di bestiame, i rifornimenti tramite vettovagliamento, tant’è che vi fu insediata una dogana per l’esazione del dazio, una permanente guarnigione di frontiera ed il catasto onciario di Capistrello.

Città di Capistrello

Comune di Capistrello
Piazza Municipio
- 67053 Capistrello (Aq)
Tel.: 0863.45841 - Fax: 0863.4584222

Altitudine: 734 mt. s.l.m.
Estensione: 60,85 kmq.

Sito web: www.comune.capistrello.aq.it
PEC: info@pec.comune.capistrello.aq.it

Posta ordinaria: info@comune.capistrello.aq.it

Il paese è un importante punto di collegamento tra la Marsica e la provincia laziale di Frosinone.

 
 

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Per ulteriori info: Regione Abruzzo e Provincia de L'Aquila

Nei secoli successivi oltre alla consolidata attività agricola e di molitura di Capistrello, inizia a svilupparsi un importante mestierato di allevamento di animali e di pastorizia transumante, nonché di lavorazione delle pelli, del cuoio e della pietra calcarea, utilizzata anche nelle gallerie dell’emissario e della linea ferroviaria. Nel XVIII secolo con l’avvento del potere Borbonico si verificò un notevole cambiamento nell’assetto amministrativo del territorio di Capistrello che risentì della più generale opera di “laicizzazione” per il riassetto dell’amministrazione generale. Nel 1854 ad opera di Alessandro Torlonia ripresero i lavori di definitiva bonifica del lago Fucino che, terminati in circa un ventennio, portarono le acque lacustri a confluire nel fiume Liri per il tramite dell’emissario di sbocco situato nel territorio di Capistrello. Un anno molto importante è il 1855 poiché vide la definitiva realizzazione della strada che, tramite il valico del Monte Salviano, collegava e collega tutt’ora, Capistrello ad Avezzano. Ciò permise un agevole transito verso la piana del Fucino e verso tutto il resto dell’Abruzzo con vantaggi sui traffici economici e commerciali le cui conseguenze nel corso dei decenni sono di facile comprensione e furono amplificate da un altro evento molto importante sul piano dei trasporti, quale l’apertura nel 1902 del tratto ferroviario Balsorano-Avezzano, facente parte della linea Avezzano-Roccasecca. In seguito all’Unità del Regno d’Italia Capistrello si trovò in una situazione molto difficile caratterizzata dalla promiscuità, sottomissione ed insoddisfazione delle classi rurali di Capistrello, nella quale non indifferente era il fenomeno del brigantaggio che, diffusosi dall’Italia meridionale, dilagò anche nel territorio marsicano.
Parrocchia Sant’Antonio di Padova a Capistrello. Una sola parrocchia per un intero paese. Quella di Sant’Antonio di Padova, oltre a essere ai confini della diocesi, è una delle più grandi della Marsica con oltre 5mila abitanti. A guidare la comunità è don Antonio Sterpetti, parroco da 32 anni. Negli ultimi decenni sono stati numerosi gli interventi strutturali sulle 5 chiese della parrocchia. Oggi l’obiettivo è avvicinare i giovani alla Chiesa. «Arrivai in paese il primo gennaio 1976», ricorda don Antonio, che per tanti anni ha ricoperto importanti incarichi nel mondo della formazione, lavorando anche nel mondo della scuola. E’ stato per otto anni vicerettore del seminario, direttore dell’Istituto di scienze religiose di Avezzano e insegnante di Storia della chiesa, ha insegnato alle scuole medie di Capistrello, al Liceo scientifico di Avezzano e all’inizio della sua carriera di decente anche ai Geometri e a Ragioneria. «Arrivai in un momento particolarmente difficile per il paese», ricorda don Antonio. Infatti ad agosto dell’anno precedente a Capistrello c’era stata una rivolta che aveva portato al trasferimento dell’allora parroco. La gente, più o meno come sarebbe accaduto a Trasacco quasi trent’anni dopo, presidiava la chiesa per evitare che persone indesiderate si avvicinassero. Ci furono tre mesi di sede vacante e poi arrivò il nuovo parroco. Prima di lui c’erano stati don Vincenzo Di Giovambattista, prima ancora don Francesco Apolloni e il fratello don Domenico. «Nonostante ci fosse una situazione delicata», racconta il sacerdote, «fui accolto bene. Iniziai subito a dedicarmi a tutte le attività pastorali e alla cura degli edifici sacri». Capistrello deve la sua economia all’emigrazione, non solo in Italia, ma anche nei Paesi esteri, come medio oriente. Non ci sono nel mondo grandi opere dove non abbia lavorato almeno un operaio di Capistrello, in Africa, in America del Sud, in Estremo Oriente. «Moltissime gallerie e autostrade di tutto il mondo realizzate negli anni ’50 fino agli ’80», spiega don Antonio, «hanno visto la presenza di operai di questo paese. Ci sono stati molti incidenti mortali o nei quali gli operai hanno riportato feriti gravi». Dopo l’avvento di Tangentopoli i lavori all’estero sono diminuiti e oggi la maggior parte degli operai di Capistrello sono impiegati nelle aziende che lavorano in cantieri italiani. Molti di quegli operai contrassero la silicosi. C’erano situazioni in cui erano costretti a lavorare in condizioni terribili, in profondità, con acqua che arrivava all’altezza del petto. La parte più vecchia del paese gradualmente si va spopolando e sorgono costruzioni verso Avezzano. Metà paese è completamente nuovo. Anche per questo, la chiesa più affollata non è Sant’Antonio, ma quella di San Giuseppe, più centrale, e dove si celebra una delle messe domenicali, che ci sono alle 8 alle 10 e alle 17. Ad aiutare don Antonio nelle celebrazioni c’è don Emidio Cipollone. In questi anni il parroco, oltre a portare avanti l’intensa attività pastorale, si è dedicato a seguire i lavori per la ristrutturazione delle numerose chiese. Oggi il sogno del parroco è di avvicinare alla Chiesa i giovani di tutte le età. «Riusciamo a seguire i ragazzi fino a 14 anni con il catechismo, poi vanno a scuola ad Avezzano e sfuggono al controllo della parrocchia e della famiglia». A Capistrello ci sono anche problemi di droga tra i giovani, e soprattutto di alcol tra i minorenni. Tempo fa anche il sindaco fu costretto a fare un’ordinanza per ribadire ai locali il divieto di vendita di alcolici ai più giovani. L’attività pastorale della parrocchia di Sant’Antonio è molto ricca e variegata. Basti pensare alle numerose confraternite, all’azione cattolica femminile, che conta più di cento persone, e all’attività di catechismo per i ragazzi. Ma una delle peculiarità del paese è uno spiccato senso artistico e musicale della popolazione che porta ad avere in paese numerosi cori polifonici. Tra le confraternite c’è quella antichissima di Sant’Antonio, patrono del paese. Poi c’è quella di “Nostra Signora”, ricca di tradizioni e storia. Tra i gruppi, però,spicca quello dell’Azione cattolica donne. Il gruppo è composto da oltre 100 persone che svolgono ruoli in tutti i settori, non solo in quello religioso. Collaborano nell’attività sociale e di volontariato, assistendo i poveri, i malati, gli anziani e organizzando gite turistiche anche all’estero. Animano anche le funzioni religiose sotto la direzione del maestro Antonio Stati. Il presidente dell’Ac donne è Gilda Liberati, mentre Antonia Nardi è la vicepresidenti, Giuditta Martini e Antonina Salustri le cassiere e Norma Lusi e Stefania Ferri le segretarie. Il gruppo sta organizzando in questi giorni un concerto musicale con artisti di Avezzano che è in programma per la domenica delle palme nella chiesa di San Giuseppe. E’ stato acquistato in questi anni un grandioso organo a canne nella chiesa di Sant’Antonio, tra i migliori della zona, tutto grazie a contributi statali ma soprattutto alle offerte dei cittadini. Il promotore è stato Antonino Lusi. Per quanto riguarda il catechismo i ragazzi che frequentano i corsi sono quasi 200. A loro si dedicano 22 catechiste: Luigina Baruffa, Giulia Bianchi, Dina Bussi, Enrica Capodacqua, Gina Coviello, Antonella Di Giacomo, Maria Teresa Di Leonardo, Emilia Fabiani, Maria Frabotta, Giannina Gemmiti, Norma Lusi, Giovanna Mariani, Giuditta Martini, Maria Loreta Musichini, Lia Palleschi, Claudia Papa, Maria Persia, Domenica Salvati, Rosa Stati, suor Elisabeth, Suor Gina e Suor Albertina. Collaborano, infatti, nell’attività pastorale della chiesa anche le suore “Piccole operaie del Sacro cuore”, in paese dal 1948. Po c’è in parrocchia il gruppo del coro giovanile di Sant’Antonio, la corale polifonica Monte Arezzo (nella foto) diretta dal maestro Bruno Stati.
I grandi accadimenti verificatisi a Capistrello nei primi anni del XX secolo arrivarono a sconvolgere anche la Marsica; così la Grande Guerra prima e la depressione economica degli anni ’20 poi, diedero il via al fenomeno che avrebbe segnato da allora la vita sociale di Capistrello: l’emigrazione maschile. Un distacco reso necessario dalla penuria di lavoro, visto che ormai il paese di Capistrello da contadino quale era si era trasformato in operaio, ma senza avere industrie. Da allora il lavoro veniva svolto per lo più all’estero: in Germania, Belgio, Francia, prima che la risollevata economia italiana del dopoguerra richiamasse gli operai di Capistrello di nuovo in patria. Ma successivamente ricominciò l’emigrazione da Capistrello, questa volta verso paesi più lontani: il vicino Oriente, l’Africa, il Sudamerica; luoghi dove i minatori capistrellani realizzarono le opere di ingegneria che hanno dato lustro all’Italia. Per accennare agli eventi più recenti non può non menzionarsi che il grave sisma che colpì la Marsica nel 1915 riguardò anche il territorio di Capistrello nel quale si registrarono numerose vittime, per passare durante la fase fascista nella quale si registrarono scontri e rivendicazioni delle terre, fino ad arrivare alla II Guerra Mondialesvoltasi anche a Capistrello, periodo nel quale si verificò uno degli eventi più tragici e crudeli non solo della storia locale: l’eccidio dei 33 martiri. Il 4 giugno 1944 Capistrello fu oggetto della cieca ed feroce rappresaglia delle truppe tedesche che in ritirata trucidarono trentatré civili inermi fra i quali, dopo una straziante tortura, perì anche un giovane poco più che adolescente.
 
 
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