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I Comuni della Provincia de L'Aquila: Avezzano

L'Aquila

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Parrocchia della Madonna Del Passo ad Avezzano. Una quartiere che ha cercato e trovato il riscatto sociale. La zona del “Concentramento”, oggi Borgo Pineta, più che essere una periferia della città, è una città in periferia, autonoma e in crescita. La parrocchia Madonna del Passo, guidata da don Vincenzo De Mario, ne è il cuore. Oggi la comunità di fedeli, che conta ottomila abitanti, vive un periodo di grande impulso religioso. E’ una delle più estese parrocchie della città. Il borgo è venuto su dopo la guerra del 15-18 e ha risentito della pluralità etnica dovuta ai campi di concentramento. E’ una zona influenzata dalla sensibilità di diverse culture. «Questa caratteristica», spiega don Vincenzo, «oltre ai problemi, ha portato una grande ricchezza culturale, un contributo determinate per lo sviluppo del quartiere e della parrocchia». Una storia travagliata quella del quartiere. Nel campo di concentramento della Prima Guerra mondiale, di circa 45 ettari, c’erano rumeni, ungheresi e austriaci. Nella Seconda Guerra invece, ospitò circa 15mila inglesi. Ci furono successivamente problemi a causa della presenza di numerose case di tolleranza. Poi, in quella zona degradata, la gente cominciò ad arrivare dal carseolano e dal tagliacozzano. La commistione di tutto ciò portò alla formazione del quartiere. Con don Giuseppe di Iorio, che oggi ha 88 anni, cominciò il riscatto sociale. Oggi Borgo Pineta è un quartiere accogliente, continuazione moderna e nevralgica della città. Si estende dall’ospedale fino a via Roma, e comprende una parte della Pulcina. Un territorio immenso per una parrocchia dove ci sono scuole, supermercati, uffici pubblici, strutture sportive, commissariato, polizia municipale, terminal autobus, banche, vigili del fuoco. Oggi la comunità di fedeli vive un periodo di grande vitalità. Le iniziative si sono moltiplicate e la chiesa è sempre più frequentata, soprattutto dai giovani. «La parrocchia», afferma don Vincenzo, «è il centro del quartiere, sia dal punto di vista religioso che come presenza sociale». I battesimi, una cinquantina all’anno, sono più delle morti, che non arrivano a quaranta. Dal 1976, inoltre, la popolazione della zona è quasi triplicata. Si tratta di dati che fanno ben sperare per il futuro e che fanno guardare avanti il parroco con un atteggiamento fiducioso. Il territorio oggi è abitato da due macro comunità: quella dei “parrocchiani doc” e quella che abita nella zona della “Terrazza”, oltre alla zona di via Nenni, dove c’è la comunità rom. «La prima area», sottolinea il parroco, «è composta da persone di diversa cultura che si sono amalgamate dopo la guerra. La seconda riguarda persone arrivate in città per motivi di lavoro, ma rimaste legate alle vecchie realtà di provenienza. Ora l’obiettivo è quello di far sentire queste persone parte della comunità in modo da costituire un’unica grande famiglia ecclesiastica». Un obiettivo che sembra sempre più vicino. Basti pensare che ultimamente a messa la domenica arrivano più di novecento persone. Un vero record per una parrocchia che ha dovuto in passato affrontare tanti problemi, ma che oggi guarda al futuro con entusiasmo e fiducia. La provocazione di don Vincenzo: «Domenica aperto». E’ lo striscione che capeggia davanti alla chiesa, una sfida del prete ai supermarket, una iniziativa per incrementare le presenze dei fedeli alla messa domenicale. L’ironica trovata del parroco è servita a sottolineare l’importanza della liturgia eucaristica domenicale per un cattolico, ma è stata anche una “sfida” all’apertura dei centri commerciali sempre più diffusa nel giorno di festa. L’idea, messa in atto a metà maggio, nonostante lo stupore generale, pare aver sortito i suoi effetti. Molti fedeli, infatti, hanno colto subito lo spirito dell’iniziativa di don Vincenzo e riconosciuto di essere stati un po’ assenti a messa, promettendo una presenza più assidua alle funzioni religiose della domenica. La parrocchia fu eretta il primo novembre 1956 con un decreto del vescovo dei Marsi, Domenico Valerii. Già prima della nascita del quartiere si cominciò a pensare alla chiesa. La zona era in decadimento ed erano rimasti solo i padiglioni costruiti per accogliere i prigionieri delle due guerre. In una passeggiata per le vie della zona il vescovo rimase atterrito per quanto aveva osservato e incaricò don Giuseppe Di Iorio di trovare un locale per celebrare la messa. Dopo l’utilizzo per vari anni di locali di fortuna e privati il 3 settembre 1955 fu posta la prima pietra. La nuova chiesa venne inaugurata il 29 settembre 1959. Venne costruito anche l’asilo infantile, affidato alle suore missionarie Zelatrici del Sacro cuore.
Parrocchia di San Pio X ad Avezzano. Un quartiere con una forte identità, dove si vive «a pelle» un senso di appartenenza, dove la parrocchia è attenta alla vita reale della gente, alla sua storia, ai suoi problemi. In una parola sola: Borgo Angizia, o meglio “Pucetta”. Qui la comunità di San Pio X è guidata da don Mario Pistilli. La missione da queste parti è portare il Vangelo in ogni angolo, anche in quelli più bui, dove ci sono i gli ultimi e gli emarginati. Nel quartiere si respira un profondo desiderio di emancipazione, una voglia matta di non essere periferia. Per questo c’è un comitato di quartiere molto attivo, che fa capo proprio alla parrocchia. Un’associazione promotrice di iniziative che fanno anche da linee guida per le altre periferie, un comitato che ha anche delle finalità sociali. Nel quartiere di Borgo Angizia vivono oltre cinquemila persone. Si tratta di un quartiere ricco di tradizioni e in costante crescita. Basti pensare che ogni anno i battesimi, che arrivano a quota settanta, superano del doppio i funerali. I residenti della zona, fino al 1959, facevano parte della parrocchia di San Giovanni. Fu l’incremento demografico degli anni ’50 e ’60 a convincere la comunità ecclesiastica a trovare una soluzione all’affollamento della vecchia chiesa. Così si si decise di erigerne una nuova. Fu don Giulio Lucidi, l’allora parroco, a fare la proposta al vescovo dei Marsi monsignor Domenico Valerii che l’accolse senza esitare. Il territorio in questione oggi, così come allora, comprende da via America e via Roma, fino a Cesolino, e tutta la parte ovest fino al Salviano, compresa la chiesa di San Francesco. «Questo è un quartiere di gente generosa», sottolinea don Mario, parroco da 11 anni, «di persone buone e affettuose, è una bella realtà religiosa ma anche sociale, dove la parola solidarietà è all’ordine del giorno». Per il sacerdote «la parrocchia ha il compito di portare il Vangelo di salvezza agli uomini, per questo deve essere presente sul territorio in maniera concreta, tra la gente, e la sua azione è efficace quando si fa attenta ai bisogni quotidiani della gente, alla sua cultura e alla sua storia». Parrocchia per don Mario significa, traducendolo dal greco, “casa accanto”. «E allora», spiega il sacerdote, «accanto alle nostre case fatte di pietre e cemento c’è una chiesa, che non è solo un luogo fisico, ma dice molto di più. Infatti in mezzo agli uomini che vivono in un quartiere con tutte le vicende, le problematiche e le gioie di ogni giorno c’è una comunità di cristiani guidata da un sacerdote parroco, una chiesa in carne ed ossa». E la chiesa è molto vivace a Borgo Angizia. Ma i problemi? Secondo il parroco, a Borgo Angizia non ci sono veri fenomeni di delinquenza. «Qui i ragazzi si danno da fare», sottolinea, «questo è un quartiere di persone con spirito di umiltà», afferma il parroco, «qui i ragazzi si danno da fare. La droga è sì un problema, ma non riguarda la massa». La parola d’ordine, comunque, rimane “aggregazione”. La parrocchia spera di arrivare alla comunione di tutte le realtà del quartiere. «Vogliamo», conclude il parroco, «che si sia sinergia. Dopo quaranta anni dalla fondazione della parrocchia sento la gioia viva di continuare l’ottimo lavoro avviato dal mio carissimo predecessore, don Domenico Nucci, e da tutta la comunità parrocchiale che lo ha affiancato in questi anni lunghi e talvolta difficili». La parrocchia di San Pio X a Borgo Angizia nacque nel 1958. Il quartiere in quegli anni era in crescita e San Giovanni non poteva più far fronte all’incremento demografico. In un incontro tra il vescovo Domenico Valerii, il parroco don Giulio Lucidi e quello designato Domenico Nucci si decise di intitolare la parrocchia a San Pio X. Questo per idea di don Giulio, che era cappellano del carcere. Qui un detenuto di nome Zanessi, aveva dipinto un quadro con l’immagine di San Pio X vicino a due comunicandi. Il sacerdote volle sottolineare quella devozione. La chiesa fu completata e consacrata nel 1969.

Città di Avezzano

Comune di Avezzano
Via Napoli, 1
- 67051 Avezzano (Aq)
Tel.: 0863.501221 - Fax: 0863.501299

Altitudine: 697  mt. s.l.m.
Estensione: 104,04 kmq.

Sito web: www.comune.avezzano.aq.it
PEC: comune.avezzano.aq@postecert.it

Posta ordinaria: info@comune.avezzano.aq.it

La Cattedrale di San Bartolomeo ad Avezzano. E’ la parrocchia del centro della città, che deve fare i conti ogni giorno con la freddezza di un quartiere sempre più preso dalla routine della società moderna, saturo di negozi e uffici, che va incontro a un inesorabile spopolamento per divenire, man mano, il cuore degli affari. Ma la cattedrale, guidata da quasi vent’anni da don Giovanni Gagliardi, è anche un porto di mare, dove arrivano poveri e tossicodipendenti. Le quattro chiese della parrocchia, la cattedrale di San Bartolomeo apostolo, Don Orione, San Giuseppe e Pietraquaria, comprendono i quartieri all’interno del Quadrilatero, dal centro alla stazione, da via Roma a via XX settembre, fino a via Garibaldi. Si tratta di una realtà pastorale di 3.500 anime che brulica di associazioni e iniziative rivolte ai giovani, ma non mancano le difficoltà e i problemi. Primo tra tutti quello dello spopolamento. «Quando arrivai in questa parrocchia era il lontano 1988», racconta il parroco don Giovanni, «e gli abitanti erano quasi il doppio. Ora il quartiere si sta spopolando e le famiglie se ne vanno per dare spazio a uffici e attività commerciali». I battesimi da quaranta all’anno sono passati a trenta. «Un anno», afferma con un pizzico di amarezza don Giovanni, «abbiamo battezzato solo venti bambini e le iscrizioni al catechismo sono sempre di meno». Si tratta di un fenomeno preoccupante per un quartiere dove quasi un terzo delle famiglie sono mono-persona e la percentuale dei praticanti si aggira appena intorno al 25 per cento. E poi la droga, che in centro circola anche tra i giovanissimi. Basti pensare alla zona del palazzaccio, nota per diversi casi di overdose, e che si trova proprio a pochi metri dalla cattedrale. «E’ un fenomeno evidente», ammette il parroco, «ma di cui non ho il polso della situazione, perché è una realtà sommersa per natura». Ma in parrocchia c’è anche il risvolto positivo della medaglia. Sono in continuo aumento associazioni e gruppi di giovani che hanno entusiasmo e che fanno volontariato con passione e dedizione. «Gente assidua e affidabile», spiega don Giovanni, «giovani che nel cuore hanno quei valori capaci di cambiare il mondo». Ma un monito, invece, il prete lo lancia ai genitori. «Quando le mamme e i papà non frequentano la chiesa», sostiene senza mezzi termini, «è molto difficile che lo facciano i figli. Fortunatamente ogni tanto accade il contrario e spesso in chiesa ci vengono più i figli che i genitori, soprattutto quelli di oggi. Una volta i ragazzi della prima comunione ce li portavano a messa, ora accade sempre più di rado». Ma questo fatto non sembra scoraggiare il parroco che fa una scommessa per il futuro, puntando tutto sui giovani. Quando descrive i gruppi della parrocchia, le attività e le iniziativa lo fa come parlasse di una grande famiglia. «E’ questa la nostra forza», spiega raccontando la festa della parrocchia dedicata a San Bartolomeo. Si tiene ogni anno l’ultima domenica di settembre e partecipano tutti i gruppi parrocchiali. Un’istantanea di una zona difficile della città emerge dallo scatto della realtà sociale del quartiere. Ma le prospettive della comunità della cattedrale fanno ben sperare, l’ottimismo del parroco e la vitalità dei fedeli sono la chiave per aprire nuovi orizzonti all’insegna della fertilità civile e culturale del centro. La parrocchia della cattedrale contra 3.560 abitanti per 1450 famiglie con una media di persone a famiglia di 2,45. Sono 407 coloro che vivono da soli in centro e 349 le famiglie di due persone, 326 composta da tre componenti, 296 di quattro, 66 di cinque, 5 di sei e una di sette. La cattedrale fu costruita dopo il terribile terremoto del 1915 che rase al suolo la città. Nel 1937 il vescovo Pio Marcello Bagnoli, anche se la cattedrale non era ancora finita, volle inaugurarla celebrandovi il primo Congresso eucaristico diocesano. Nell’estate dell’anno successivo, il capo del governo, Benito Mussolini, di passaggio ad Avezzano, promise al vescovo durante un discorso in piazza Risorgimento, di ultimare la cattedrale. Il 2 dicembre 1942 la cattedrale dei Marsi fu solennemente consacrata. Durante la Seconda guerra mondiale, però, la cattedrale fu pesantemente danneggiata. Il successore di Bagnoli, morto il 17 gennaio 1945, monsignor Domenico Valerii, insieme al parroco don Achille Palmerini, si adoperò per la ricostruzione. Tra le quattro chiese della parrocchia, a rivestire un ruolo importante dal punto di vista della tradizione, ma anche sotto l’aspetto della devozione popolare, è il santuario della Madonna di Pietraquaria. La festa dedicata alla Regina degli angeli, che si tiene l’ultima settimana di aprile, monopolizza l’interesse della popolazione. I preparativi coinvolgono tutta la città. Si tratta di una tradizione ultracentenaria che dopo tanti anni ha lo stesso fascino di una volta. In quei giorni i quartieri cambiano volto grazie alla suggestiva atmosfera mista di fede, sacralità e culto. La sera prima della ricorrenza vengono accesi i “focaracci” con i rami secchi raccolti dai giovani con il rituale dello “strascino”. Questi fuochi, simbolo di venerazione, illuminano la strada che porta al Santuario. Sono dei grandi falò realizzati dai diversi quartieri della città. Intorno ai fuochi si riuniscono centinaia di persone che pregano da mangiare e cantano inni alla Vergine. La tradizione racconta che il 27 aprile del 1779, dopo un lungo periodo di siccità, l’effige della Madonna fu portata in processione per le strade di Avezzano per la prima volta e durante la celebrazione eucaristica la popolazione supplicava la Madonna di donar loro la pioggia. Fu così che, come per miracolo, il cielo divenne grigio e l’acqua cominciò a cadere copiosa sulla città. Da allora la celebrazione ricorre il 27 aprile, proprio per ricordare la grazia ricevuta dalla popolazione. Tutt’oggi la festa è molto sentita dagli avezzanesi che rinnovano i pegni d’amore e ripercorrono il cammino di pietà e di speranza, invocando la Madonna della Pietraquaria. Negli anni il culto per la Madonna del santuario avezzanese è cresciuto rinnovandosi costantemente. Nel 1838 i festeggiamenti si protrassero per tre giorni per l’incoronazione della Madonna e del Bambinello. Stessa cosa accadde nel 1889, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’incoronazione. Dopo il terremoto, nel 1920, la Sacra effige fu portata in processione per le vie della città come augurio di una buona rinascita della città. Nel 1937, invece, i festeggiamenti per il centenario dell’incoronazione furono anticipati per farli coincidere con il primo Congresso Eucaristico diocesano.

Il paese di Avezzano è situato nella zona nord-est  della conca del Fucino. Avezzano sorge su una antica città dei marsi, con l’antico nome Alpha Buellas.

 
 

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Per ulteriori info: Regione Abruzzo e Provincia de L'Aquila

Il territorio attuale d'Avezzano è il risultato delle vicende storiche che, dal finire del Duecento e fino al termine del XX secolo, portarono lo stesso ad inglobare altri centri vicini con un'estensione attuale di 104 kmq su cui si muovono 38.858 abitanti, pari a 373,6 ab. per kmq. Le frazioni sonno sette: Antrosano sul declivio di base del colle albense di Avezzano; Case Incile sull'imbocco fucense dell'Emissario romano del Fucino.
Avezzano, chiesa dello Spirito Santo. Avezzano, chiesa dello Spirito Santo Interno della chiesa dello Spirito Santo. Interno della chiesa dello Spirito Santo Avezzano, posa della prima pietra chiesa dello Spirito Santo Avezzano, posa della prima pietra chiesa dello Spirito Santo. Avezzano, inaugurazione della prima pietra chiesa dello Spirito Santo. Avezzano, inaugurazione della prima pietra chiesa dello Spirito Santo Avezzano, documento inaugurazione chiesa dello Spirito Santo. Avezzano, documento inaugurazione chiesa dello Spirito Santo. È la parrocchia più grande della diocesi. Quella dello Spirito Santo, che conta quasi novemila anime, è però anche una delle comunità più giovani, che ogni giorno deve fare i conti con un quartiere dormitorio, abitato anche da giapponesi, americani e islamici. Una popolazione disomogenea, «a mosaico», come la definisce il parroco, don Augusto Bifaretti. Oggi l’obiettivo è la nascita di una vera “famiglia cristiana”.I primi parrocchiani cominciarono a pregare nel seminterrato dell’immensa e moderna chiesa dello Spirito Santo, allora in fase di realizzazione. Dovettero attendere il 2002 prima che la chiesa fosse inaugurata. «Era prevedibile», spiega don Augusto, «che la ritardata costruzione dell’aula assembleare liturgica avrebbe rallentato anche la nascita della comunità cristiana». Alla base di questo ritardo, però, ha concorso anche la disomogeneità delle persone che si sono riversate in quella zona, gente di religioni diverse, culture sconosciute l’una all’altra. La presenza del complesso industriale della Texas, oggi Micron, richiamò in città personale da tutta Italia ma soprattutto dall’estero. La necessità di offrire abitazioni e l’applicazione della legge 167 per l’edilizia intensiva fecero il resto. Ci fu una grande e incontrollata espansione dei quartieri della Pulcina e di Scalzagallo. Oggi il fenomeno più allarmante è quello dell’individualismo. «A una sorta di indifferenza alla fede», spiega il parroco, «si aggiunge il distacco di coloro che non hanno il sostegno di un amico, il piacere di un conoscente, e che scelgono un inesorabile individualismo. Fenomeni impensabili in parrocchie cittadine di antica costituzione, più ancora nelle comunità dei piccoli paesi dove le comunità locali sono molto unite». E’ una parrocchia atipica quella dello Spirito Santo: i funerali quest’anno, su quasi novemila abitanti, sono stati soltanto 10 e i battesimi appena 17, una proporzione assurda. E’ un quartiere insolito, dove non si fa neanche la consueta benedizione delle abitazioni. «La gente a casa non c’è mai» spiega il parroco rammaricato, «tutti lavorano e la maggior parte degli appartamenti di giorno rimangono vuoti». Per questo è stata ideata la benedizione delle famiglie che si fa a turno in chiesa nel mese di maggio, grazie a una suddivisione dei quartieri. «Preferiamo benedire le famiglie piuttosto che le abitazioni», afferma don Augusto con un pizzico di ironia, «le case in fondo non hanno mai fatto male a nessuno». Il sabato e la domenica, inoltre, il quartiere si svuota perché le famiglie tornano nel paese di origine. E allora la parrocchia si dà da fare creando un gran numero di iniziative per l’aggregazione dei giovani. Non rimane altro che puntare sul mondo dei bambini. «Cerchiamo di far riscoprire almeno ai più piccoli le ragioni dello stare insieme, la bellezza della condivisione, per recuperare i valori della famiglia e dell’unità. L’esperienza ci dice che per il cambiamento e per la nascita di una grande comunità religiosa bisognerà attendere ancora qualche tempo. Arriverà quando le famiglie giunte per prime nella zona avranno raggiunto l’età della pensione e quando i vincoli dei figli con gli anziani genitori saranno sciolti per sempre qui in terra». Fu dopo l’approvazione del piano di espansione urbanistico della città da realizzare nelle aree allora agricole della Pulcina e di Scalzagallo, che per la vastità del territorio e la popolazione che vi si sarebbe presto insediata il Comune previde un’area destinata al culto. Il vescovo Vittorio Terrinoni, il sette aprile 1986 intitolò allo Spirito Santo la parrocchia e affidò a don Lorenzo Santoponte il servizio religioso. Le funzioni si svolsero prima in alcuni garage, poi in un prefabbricato il legno regalato dal Friuli ad Avezzano, risorto dal terremoto di qualche anno prima, fino a quando nel 1991 venne posta la prima pietra. Solo nel 1999 vennero utilizzati i primi locali sotterranei. Finalmente, dopo tante peripezie burocratiche, il sei ottobre 2002 il vescovo Lucio renna, succeduto ad Armando Dini, benedisse la chiesa superiore e ne consacrò l’altare.
Parrocchia di San Giovanni ad Avezzano. Un quartiere multietnico, multiculturale, ma soprattutto multireligioso. Il territorio della parrocchia di San Giovanni, tra le più antiche della città, ospita ben due moschee, una chiesa evangelica e una sala del regno, ma anche una comunità rom e il carcere. Il parroco, don Francesco Tallarico, punta sulle famiglie, sulle loro necessità spirituali e sociali, in un quartiere che deve fare i conti con casi di ordinaria povertà. E’ un quartiere vecchio ma che si rinnova, una zona con tanti problemi ma laboriosa e pronta a riscattare il suo futuro. La zona, molto estesa, si estende da via san Francesco fino a via Napoli, e conta quasi ottomila anime. La parrocchia è in costante crescita e il parroco, romano di origine, vede il futuro alla luce dei valori legati alla famiglia. E i risultati ci sono. Secondo il parroco, è parlando ai grandi che i piccoli vengono educati e formati nel modo giusto. I praticanti sono il 20-25 per cento della popolazione, ma la percentuale supera l’ottanta per cento per le fasce giovanili. Ma il primo problema è la povertà. «Qui le famiglie», spiega il sacerdote, «hanno grosse difficoltà, in qualche caso, soprattutto in alcuni rioni, fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Ci sono problemi di povertà tanto gravi che spesso la preoccupazione principale è quella di trovare il necessario per il sostentamento di tutti i componenti della famiglia». Per questo la parrocchia fa missione sul posto, e per tali ragioni è stata riaperta la Caritas, che ha tanto da fare. Ma le famiglie sono alle prese anche con problemi di tossicodipendenza dei figli. I pericolosi tappeti di siringhe nella zona di Sant’Antonio ne sono la riprova. La zona, inoltre, è abitata da persone di ogni nazionalità e un quartiere multiculturale è di per sé multireligioso. Ci sono una moschea in via America e una in via del Pioppo, ma anche una chiesa evangelica in via Bolzano e una sala del regno nei pressi della superstrada. Poi c’è la comunità rom, ben accolta da tutta la parrocchia. Nel quartiere c’è anche una piazza intitolata a beato Zeffirino (Ceferino) Gimenez Malla, detto “El Pelé”, il primo zingaro che la Chiesa ha posto sugli altari, nato a Benavent de Lérida nel 1861 e fucilato al cimitero di Barbastr. Fu proclamato beato il 4 maggio 1997 da Giovanni Paolo II a Roma. Nel quartiere, però, oltre ai problemi c’è anche tanta voglia di fare e le famiglie della parrocchia dimostrano una eccezionale vitalità. Il parroco è convinto che «è necessario lavorare con le famiglie, coinvolgerle». Per questo in parrocchia le iniziative per gli adulti pullulano. La preparazione dei bambini, infatti, nella parrocchia di San Giovanni, inversamente a quanto accade nelle altre realtà, è diventata un’occasione per avvicinare le famiglie e non viceversa. «Stiamo pensando anche a iniziative specifiche per la formazione delle famiglie», annuncia il parroco. La famiglia religiosa di San Giovanni, quindi , apre le braccia alle singole famiglie del quartiere. «Soprattutto a quelle più giovani», sottolinea don Franco, «tra le quali il problema principale è quello delle frequenti separazioni». Braccia aperte anche ai battesimi dei figli di coppie separate, «basta si sentano parte della chiesa», afferma, «perché bisogna aiutare le famiglie in tutti i sensi». Era il 30 dicembre del 1912 quando sua eccellenza monsignor Pio Marcello Bagnoli, vescovo dei Marsi, con sede ancora a Pescina, firmava il decreto di erezione della nuova parrocchia di San Giovanni Decollato ad Avezzano. La parrocchia nacque dalla divisione di San Bartolomeno, che era la prima e unica parrocchia della città. San Giovanni ebbe la sua sede nella chiesa di San Francesco. Questa chiesa, due volte distrutta (prima dal terremoto del 1915 e poi dal bombardamento aereo del 17 gennaio 1944) due volte è risorta. Proprio per questo motivo gli avezzanesi sopravvissuti ai due eventi distruttivi vi si sono attaccati come a una reliquia preziosa. Il sito ufficiale della parrocchia è www.sobriaebbrezza.it mentre il giornalino parrocchiale si chiama “Corriere stanco”. Fanno parte della parrocchia, oltre alla chiesa di San Giovanni, quella di Sant’Antonio abate, in via San Francesco, e Sant’Antonio di Padova, vicino al cimitero.
 
 
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