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Informazioni ed indirizzi utili dei Comuni della Provincia di Chieti: Altino

Chieti
 

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
 
La Grotta del Cavallone di Altino è la più famosa e l’unica visitabile del complesso di cavità carsiche nella Valle di Taranta, a cinque ore di distanza dalla cime di Monte Amaro (2795 m, la seconda dell’appennino). La sua collocazione a 1475 mslm fa si che sia la grotta naturale di Altino visitabile più alta d’Europa e che per raggiungerla si debba o percorrere un ora e 30 minuti di sentiero o prendere una cestovia che copre il tragitto dalla stazione a valle fino a quella a monte (all’interno della quale è presente un punto di ristoro turistico) in 20 minuti. L’ingresso delle grotte di Altino dista 10 minuti a piedi dall’arrivo della funivia. I biglietti sono acquistabili presso la biglietteria situata nella stazione della funivia a valle. L’altezza, il percorso della cestovia e le condizioni climatiche all’interno delle grotte (10° con il 90% di umidità) fanno si che sia necessario un abbigliamento pesante e calzature adeguate (consigliate scarpe da trekking). La grotta del Cavallone di Altino è stata visitata già agli inizi del Seicento, benché la prima traccia certa di una esplorazione porti la data 1666, incisa insieme ad altre più recenti nei pressi dell'ingresso.
 
Al 1704 risale una più accurata esplorazione condotta dal medico Jacinto de Simonibus e da Donat Antonio Francischelli barone di Montazzoli, che di quel loro ardito viaggio sotterraneo "con inarcate ciglia" penetrarono nella grotta del Cavallone di Altino. Il resoconto fu raccontato dallo stesso de Simonibus in un manoscritto e in un rilievo su pergamena, dei quali si sono purtroppo perse le tracce nel dopoguerra. Seguì un periodo di anni difficili, la cavità cadde più o meno nell'oblio, e per decenni nessuno pensò più alla grotta del Cavallone di Altino. A farla ritornare all'onore delle cronache fu un caso fortuito: intorno al 1870 un pastore, che cercava di recuperare una capra sulla rupe della grotta, riscoprì con non poco stupore la cavità. L’ingresso in grotta avviene in gruppi assieme ad una guida che accompagna lungo tutto il percorso illustrando le particolarità storiche e naturalistiche. Il percorso inizia, una volta raggiunto un numero sufficiente per la costituzione di un gruppo davanti al Masso dei Nomi Antichi nella sala di Aligi, nel primo dei continui rimandi alla tragedia di D’Annunzio “La figlia di Iorio” ambientata in parte proprio nella grotta (che infatti si chiama anche Grotta della Figlia di Iorio).


Città di Altino

In pochi passi si sfila davanti alle gigantesche Sentinelle, stalagmiti annerite dal fumo delle lampade ad acetilene usate per i vecchi ingressi, si prosegue, passando davanti alla Torre di Pisa e al Battistero, i mezzo alla foresta incantata. Davanti al laghetto di Ornella, poco prima della sala degli elefanti, ci si trova davanti all’emozione delle firme storiche dei primissimi visitatori della grotta e di chi ha vissuto in grotta tra gennaio e febbraio del 1944, quando i Tarantolesi, con il paese di Altino raso al suolo dalla Wermacht, per sfuggire a rastrellamenti e per trovare riparo, si rifugiarono nel cuore della Majella, che tornò maja, madre. Poco dopo si entra nel Pantheon, sala con maggiore attività di stillicidio, con la meraviglia del Mostro e della Vergine delle Rocce di Altino.

Comune di Altino
Via San Pietro, 54
- 66040 Altino (Ch)
Tel.: 0872.985121 – Fax: 0872.985835

Altitudine: 345 mt. s.l.m.
Estensione: 15,23 kmq.

Sito web: www.comune.altino.ch.it
PEC - Posta certificata: protocollo@pec.comune.altino.ch.it
Posta ordinaria: protocollo@comune.altino.ch.it

La Città di Altino è posta su un colle a monte della confluenza del fiume Aventino con il fiume Sangro, Altino domina un’ampia distesa valliva ricca di orti e frutteti nella parte bassa, di vigne e ulivi nella zona collinare. Altino compare per la prima volta in documenti risalenti al XII secolo. Borgo di origine medioevale, appartenne ai De Anchino che la dominarono fino al 1534 quando, forse per estinzione del casato, Altino pervenne in donazione a Diego De Moccicao. Poi fu venduta a Giovanni Vincenzo Crispano. Altino subì saccheggi e scorrerie ad opera dei briganti alla fine del Regno delle Due Sicilie.

 

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Ma bastano pochi passi e la grotta cambia radicalmente: scompaiono i merletti delle concrezioni, appare la roccia della montagna, segna fronzoli, dura e pura come i Partigiani di Altino che partirono da questi monti: si scende nella Bolgia Dantesca attraverso l’Inferno e il Purgatorio, si passa affianco al Pozzo senza fondo e alla lampada di Aligi di Altino, si arriva infine alla Sala dei Prosciutti. Qui il percorso turistico si ferma ad Altino, ma la grotta continua e si divide in due: a destra la galleria degli Specchi, che prende il nome dai numerosi laghetti presenti, a sinistra quella dei Merletti, con i cristalli di aragonite, fragili e preziosi ricami di carbonato di calcio.


Per ulteriori info: Regione Abruzzo e Provincia di Chieti

 
 
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