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Democrazia, autonomie locali e
partecipazione fra diritto, società e nuovi scenari
trasnazionali |
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Autore:
Di Marco
Carlo |
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Editore: Cedam |
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Anno: 2009 |
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Pagine: XLVIII-338 |
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Prezzo: € 36,00 |
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Descrizione
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Se per democrazia può intendersi, più che un
modello concreto, un parametro ideale in cui si
coniugano in sincronia società e potere,
insorgono implicazioni esponenziali che inducono
lo studioso a indagini coinvolgenti categorie
molto ampie di fenomeni (giuridici ed
extragiuridici) fra loro collegate da un legame
inevitabile.
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La prima e più immediata, fra tali implicazioni,
è quella che riguarda il ruolo della
rappresentanza nel gioco democratico. La
discussa identificazione della democrazia nel
sistema della sola rappresentanza, infatti,
allontana da quel parametro i sistemi politici
occidentali (specie quello italiano), poiché, in
essi, poteri e società civile sono sempre più
lontani. Il progetto kelseniano di rinnovamento
del sistema liberale cozza con la metamorfosi
degenerativa del sistema dei partiti, fulcro
principale su cui era incentrato. La
schumpeterizzazione delle classi politiche
occidentali sembra determinare la fine di
un’illusione.
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Inoltre, la democrazia si esercita più
facilmente nelle collettività locali, ma,
nell’Italia pluralista, la rinuncia alla
realizzazione del programma costituzionale del
sistema della autonomie prolungatasi per quasi
mezzo secolo e il suo problematico avvio nel
1990 (tutt’ora fortemente contraddittoria),
hanno causato notevoli guasti: il mancato
affermarsi di un vero e proprio senso politico
del municipalismo; la nascita di strumenti
giuridici di partecipazione nascosti fra le
righe degli statuti comunali dei quali i più
ignorano l’esistenza. Eppure, la centralità
delle autonomie locali, la loro valorizzazione e
la loro potenziale spinta verso l’affermarsi di
una nuova visione del rapporto fra società
civile e politica, fra democrazia e sviluppo,
sono programmi contenuti nella Costituzione
repubblicana, ma anche in contesti
internazionali di primaria importanza: dalla
Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo
delle Nazioni Unite (che con il Rapporto
Brundtland del 1987 consacra il principio dello
sviluppo sostenibile), all'earth summit di Rio
de Janeiro del 1992; dall’avvio del movimento
delle città sostenibili d’Europa, avutosi con la
conferenza di Aalborg nel 1994, al libro bianco
sulla governante della Commissione europea del
2001.
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Intanto, le esperienze di democrazia
partecipativa che tentano la coniugazione fra
politica e società (sogno di sempre), si
moltiplicano e trovano interessanti applicazioni
(come il bilancio partecipativo, i sondaggi
deliberati, le giurie dei cittadini) in vari
ordinamenti locali europei e dell’America
latina. Ma, anche in quelle esperienze,
fatalmente, si ripropone il dilemma di sempre
generato da quello che l’Autore definisce un
equivoco secolare: la democrazia deve porsi a
completamento della rappresentanza o questa a
completamento della democrazia?
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Articolo tratto dal sito:
Cedam libri |
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