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Scrittori, Storici, Poeti  &  Narratori  di  Giulianova
 
treno in corsa treno in sosta
 
 
treno in corsa treno in sosta di Giuliana Sanvitale
 
Grafica e composizione:
 LA BOTTEGA DELLE ARTI
64041 Castelli (Te)
Tel. e Fax - 0861.979140
 
Stampa - Gennaio 2008
Arti Grafiche Picene - MALTIGNANO - (AP)
 
In copertina: “Donna sul pontile”, elaborazione grafica di Vanny Bastianelli.
ANDROMEDA EDITRICE
64041 Castelli (Te)
 
 
 
La Sanvitale, ha pubblicato le sillogi:
• E le donne..., premio D’Annunzio 2002;
• Acquaria, premio Poesia e Rete di Trapani, premio internazionale ‘Ricciuti’ di Teramo, 2006;
• Frammenti e Aforismi.
• Nel 2004 ha editato il romanzo autobiografico I cibi della memoria, finalista a Massa Carrara e a Basilea.
• Nel 2008 ha pubblicato il libro di poesie Treno in corsa - Treno in sosta, per la casa editrice Andromeda.
È di prossima stampa il romanzo Rosa. Nel maggio 2007 ha ricevuto il “Premio Donna città di Teramo” per la letteratura e la poesia ed è stata definita una delle più interessanti espressioni della cultura contemporanea abruzzese.
A gennaio 2008 ha vinto il primo premio nel concorsio letterario “Racconti delle donne abruzzesi” indetto dalla Regione Abruzzo col racconto L’Assenza.
È inserita nell’antologia “MediaLibro dell’albo degli scrittori” ed ha ricevuto la nomina di Socio Onorario degli Scrittori Italiani.

Prefazione di Sandro Galantini

Giuliana Sanvitale, poetessa di vigoroso impegno assai nota ed apprezzata anche sul versante narrativo, con la derisa raccolta Treno in corsa Treno in sosta non solo esplicita e riassume congruamente i tratti del suo autonomo e sicuro codice espressivo (di cui sono cifra caratterizzante la sintassi dall’ampio giro, i ritmi persuasivi, il tornito fluire di immagini e la vibrante musicalità del verso), ma consegna anche, e in qualche modo suggella, il punto archimedéo delle sue interrogazioni e delle declinazioni di pensiero.
Questo punto archimedéo, foce referenziale dei conteggi esistenziali come pure di bilanci e consuntivi, è il tempo. Tempo che intenebra, disperde e fagocita: voragine in cui dirupano, perdendo nitore ed essenza, frammenti del vissuto col loro stupore (La favola antica ed eterna), cose, luoghi, persone e finanche sentimenti (Amore disamore, Vortici, Saudade, Mio antico amore).
Alla condanna delle labilità e delle dissolvenze («i volti velano, / sbiadiscono memorie». S’affollano i ricordi) - un po’ come le immagini percepite appunto da un treno in corsa - Giuliana Sanvitale oppone, con una scelta che è al tempo stesso ineludibile e coraggiosa (Ho preso in mano l’anima), la forza impregiudicata della memoria (metaforicamente il treno in sosta).
Una memoria che non è tuttavia ‘distanziata’, quella cioè placida e rassicurante progettata lungo un tragitto cronologicamente ordinato, bensì istanza di verità (esemplarmente e risolutivamente espressa sia ne E il cuore... come nella superba San t’Anna di Valdieri) e, nondimeno, testimonianza tanto su se stessa («Una parola sono / di pietra tagliente». Sono) quanto sulle cicatrici e sulle sbrecciature del mondo (Dannati in fuga, Umanità violata, Fiori e bombe a primavvera).
Una memoria, ancora, sia volontaria che, proustianamente, ‘involontaria’: e ad attivarla (e nel contempo a nutriria possono essere allora il canto dei sassi «sotto carezzevoli dita / d’acqua» (Cantano sassi), il «cadere dei petali / lievi» (Susini in fiore) oppure un caprifoglio che «olezza / sussurrando, / in ricettacolo d’api / trasmutato» (Un caprifoglio olezza). Paesaggi ed elementi fisici, s’intende, che assurgono tuttavia a permanente cifra di riflessione, diremmo ad epigrafi di quella labirinticica mappa esistenziale - sospesa tra reale fenomenologico e reale psicologico - le cui «strade di vetro» vengono percorse da una vigile ed emotivamente partecipe Giuliana Sanvitale con l’intento di denudare gli strati più profondi, l’essenza stessa («Sfido l’ira del tempo / danzando nella luce / di parole-poesia, / icone nella notte / che mi svelano Dio». Di flauti ed arpe il suono).
Nel rovesciare pertanto «la clessidra del tempo» (Come in uno specchio), affiorano dalla tregua le ferite, che, tornando a gocciolare (Amaro un mare), diseppelliscono frammenti, rievocano chiuse verità e, attraverso le assenze incolmabili, additano il provvisorio divenuto storia e i pesi lievitali entro il cavo dell’anima.
Il dolore, si sa, ha una propria costanza, ed i suoi segni - a volte negati, più spesso rimossi («Non accetti il tuo male / non lotti». H.T.V) - s’impigliano al fuso del giorno, ai nastri del tramonto: la palpitante ma non patica parola di Giuliana Sanvitale li disvela, ne serra i contenuti segreti sottraendoli all’opaca luce per restituirli ad un fulgore inatteso, alla luce meridiana.
Questo rallentare il passo, diciamo così, valicando il diaframma temporale, non si sostanzia - è chiaro - nel velleitario tentativo di governare il gioco dei familiari sconforti per eludere così l’assedio del male. E’ invece la riaffermazione, attraverso la sillabazione del tempo e la anamnestica migrazione nei suoi tanti interstizi, di una precisa e più consapevole collocazione entro il cerchio dell’esistenza: quel ‘qui’ ed ‘ora’ che sembra sottendere la differenziazione qualitativa («presente del passato», «presente del presente» e «presente del futuro») indicata da S. Agostino nelle sue Confessioni.
È dunque adunando le minute tessere del passato per ricompattarle - tra verifiche e confronti mai immuni dal dolore - in un mosaico finalmente perspicuo, che l’eredità, coi suoi volti ed i tanti nomi, fuoriesce dall’ombra per farsi coscienza e consapevolezza del presente («una volta ancora / sarai carne della mia carne». Una volta ancora).
Quindi una poesia, quella di Giuliana Sanvitale, che - nelle sue vigorose marcature emozionali - è certo evocazione, introspezione ed adesione affettiva; ma è soprattutto testimonianza di scavo e di riflessione, la non disattesa ed intima necessità di superare i rifrangimenti e le occlusioni della storia (personale o collettiva) che ratifica, direi in maniera esemplare, la coesione tra letteratura ed esistenza.
Giuliana Sanvitale di Giulianova, laureata in Lettere presso L’Università di Urbino con una tesi su Salvatore Di Giacomo e la poesia napoletana, sotto il rettorato del Magnifico Rettore Carlo Bo, ha insegnato per un quarantennio presso vari tipi di scuole. Si è cimentata nella stesura di recensioni e relazioni, ha tenuto brevi conferenze e curato ‘Laboratori di Poesia’ nelle scuole e corsi di aggiornamento sull’ermeneutica. Un suo adattamento dell’Epistolario di Leopardi è agli atti presso il Centro Nazionale di Studi Leopardiano di Recanati.
Ha vinto, a livello nazionale ed internazionale, oltre 15 primi premi sia per la poesia che per la narrativa, numerosi secondi e terzi premi, medaglia d’oro, d’argento, medaglia del Presidente della Repubblica, premi speciali della giuria.
Dal 2004 insegna presso l’Università della terza età e del tempo libero di Giulianova.
 

Scrittori

 

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