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Prefazione
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Al cospetto della natura
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«Se dato mi fosse / vivere altra vita / un
cespuglio senza nome / vorrei essere /
nell’incantevole armonia della natura.»
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Quanto pesa un nome? Quanto!... la
responsabilità della parola? Il cespuglio
non è la pianta «maestosa» che cerca la
vetta del cielo, non è la gramigna, priva di
un fusto forte, che si avvinghia per
impugnare il sole; piuttosto, può avere i
tratti dell’essere umano che rigetta la
superbia, che ‘contorcendosi’ allo
sconvolgere del vento s’ingioiella solo «di
brina», eppure ‘offrendo bacche’,
dialogando, «alle creature dell’aria».
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La ‘libertà’ di Walterina Rosati è tesa a
cogliere un buon auspicio per la vita, i
«bagliori nuovi all’orizzonte», ma poi si
brucia «attorno alla lucerna» che «infida»
si è mostrata un oracolo crudele come il
tempo... di fronte al cui ‘sfogliare tutto
svaga’.
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«Girammo a vuoto, stupenda la noia! / [...] ora
un vento irritante denuda / i nostri
insabbiati malesseri.» E’ questa la voce di
una poesia del disincanto, mai arresa, e
strenuamente ancora in cammino, verso quelle
«Propizie fughe mima[te] danzando /
[dal]l’ultimo Pan / nella valle del
gigante».
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Luca Morricone |
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