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PREFAZIONE

Pierrot scalzo, di Cristina Mosca - © 2006 Edizione TRACCE
© 2006 Edizione TRACCE
Via Eugenia Ravasco, 54
65023 - Pescara (Pe)
e "Fondazione Pescarabruzzo"
     
Se non parla di sé, ma solo di quello che non c’è. Se non parla a sé, ma neanche si cura troppo di altro. Se non si compiace della parola come se fosse la “cosa in sé”, ma sa riconoscere umilmente tutta la distanza che separa il Bene vero dai bisogni degli uomini.
Se ti fa “foglia cieca in cerca del terreno”, e il suo humus lo trova solo dalle parti di Orione.
Se “ti fa sentire sbagliata” e l’errore non sei tu, ma solo la presunzione dell’uomo di poter dettare un senso all’universo.
Se ti aiuta a riconoscere che nel distacco, anche dallo Spirito, noi possiamo provare l’esistenza di qualcosa come un assoluto che non ci appartiene, eppure in qualche modo appartiene solo a noi.
Se apre per te “abissi di nostos-algia” e non li chiude con la merce che passa il mercato.
Se la sua violenza ti costringe alla parola spezzata, frantumata, annichilita (Paul Celan), e la sua tenerezza ti apre al celeste semi-conciliato di Holderlin.
Se non si riduce ad essere solo un prodotto “estetico”, perché sa che a livello altissimo — Platone è nostro maestro — Bene, Bello e Vero sono il nome trinitario dello Stesso.
Se dentro la tua notte fa pesare “il suono che non c’è”, più degli accordi cantati dalle televisioni.
Se ti soffoca col respiro del Nulla, e il terrore che suscita in te non ti autorizza ancora a dare un nome al divino che genera il tuo sentiero.
Se emoziona il tuo cuore destro fino alla parola, e non racconta solo i fenomeni, ma anche l’invisibile che li trascende.
Se spalanca per te porte, finestre e tetti delle casupole degli uomini, per farti rabbrividire dentro l’aperto azzurro.
Se ti costringe a recidere le radici dai troppo umani sentimenti, per farti tentare il sorriso dell’angelo.
Se ti fa piangere dalla gioia, perché l’amore sempre cercato abitava proprio dentro te.
Se ti aiuta a riconoscere che la fonte di ogni bene non è in te, ma in qualcosa di molto più grande che non saprai mai cos’è.
Allora puoi chiamarla anche poesia, quella cadenza oscura del sangue, del tempo e del nulla che casualmente ha scelto te per diventare parola.
 
“Ogni conoscenza è emotiva”, ha scritto Martin Reidegger; ma questo non significa che ogni emozione è conoscenza.
Sempre più spesso, infatti, l’uomo è convinto di poter non solo controllare, ma anche di generare la realtà. E non si rende conto che la realtà così creata, non è assolutamente in grado di suscitare emozioni trascendenti, ma solo quelle celebrate nei nostri quartieri. Buone per farcire cioccolatini al sentimento, ma del tutto incapaci di aprirci alla conoscenza del dolore e della gioia. Del tutto ignare della Grazia che ci fa respirare, amare, laudare, e che sa spingere anche scalza una Cristina-invisibile-Pierrot felicemente a poetare.
                                                                                                      Tino Di Cicco

 

Cristina Mosca è nata a Giulianova nell’ottobre del 1980 ma dal 2000 abita a Pescara, dove attualmente collabora con diverse testate giornalistiche e dirige piccoli uffici stampa. Laureata in Lingue Straniere, nel giugno 2006 ha conseguito l’abilitazione per l’insegnamento dell’Inglese nelle scuole superiori. Si è iscritta al corso di laurea di Mediazione Linguistica e Comunicazione Interculturale (già Traduttori e Interpreti) della Facoltà di Lingue di Pescara. Ha vinto il suo primo riconoscimento a 17 anni (Helios Festival, Ripatransone) con la poesia “Pierrot scalzo”, uguale a quella che dà il nome a questa raccolta solo nei primi cinque versi ma a cui ha voluto comunque riservare un omaggio. Ha inoltre conseguito più di un riconoscimento Tracce, tra cui, nel concorso Giovani Poeti, il secondo posto nel 2001 e il quarto posto nel 2002. Nel luglio 2005 è stata pubblicata la sua opera prima di narrativa, Chissà se verrà alla mia festa (ed. Schena), come primo premio del concorso Valerio Gentile di Fasano (Br). “Pierrot scalzo” è la sua opera prima di poesia e contiene i suoi migliori scritti, disseminati lungo tutta una vita.

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