Giovanni Di Leonardo - “Organari Abruzzesi del Settecento” Le celesti armonie di Adriano Fedri
Giovanni Di Leonardo
“Organari Abruzzesi del Settecento”
Le celesti armonie di Adriano Fedri
Finito di stampare nel Febbraio 2007
da "Media", Mosciano Sant'Angelo (TE)
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In copertina “I Santi Valeriano, Cecilia e Tiburzio incoronati dall’Angelo”, 1620 circa.
Opera di Orazio Gentileschi (Pisa 1563- Londra 1639).
Il quadro è conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano.
Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
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Copertina: Ideazione e realizzazione Siria Di Leonardo
Fotografie: Studio “Tiamofoto” di Contigliano
Giovanni Di Leonardo
Nicola Cazzulo
Alberto Mammarella
Claudio Angelozzi
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© 2007 Giovanni Di Leonardo

 
Giovanni Di Leonardo è nato a Morro D’Oro, il 20 aprile 1944, e vive a Giulianova. Si è laureato in Filosofia, all’Università Statale “La Sapienza” di Roma, con una tesi sulla Storia del Partito Socialista nel Teramano dal 1894 al 1922, seguita dal Prof. Renzo De Felice, conseguendo il massimo dei voti (110/110); successivamente ha insegnato Italiano e Storia negli Istituti Statali, di secondo grado, in diverse località della Lombardia e a Giulianova e Roseto degli Abruzzi. Numerose volte ha avuto l’incarico di Commissario esterno nelle Commissioni di Maturità in Istituti di Milano, Verona, Roma, ecc..
Prof. Giovanni Di Leonardo
 
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“Organari Abruzzesi del Settecento”
Le celesti armonie di Adriano Fedri
di Giovanni Di Leonardo
Prefazione
Quando, negli anni dell’università, distoglievo entusiasmo ed energie dalla preparazione degli esami per profonderli nel vagheggiato recupero degli organi storici aquilani (obiettivo promosso inizialmente dalle pagine locali del quotidiano “Il Tempo”, col quale collaboravo, e poi — nel 1992 — con l’ideazione del 3° Festival Internazionale Musicarchitettura “I Luoghi del Tempo e della Musica”, organizzato in tandem con Fabrizio Pezzopane e la Società Aquilana dei Concerti per celebrare il restauro del monumentale “Feliciano Fedeli” della Basilica di San Bernardino, dovuto alla sensibilità e lungimiranza di Biancamaria Colasacco e dell’allora Soprintendenza ai B.A.A.A.S. per l’Abruzzo), ebbi a più riprese ad auspicare che l’interesse per la cospicua tradizione organaria della nostra regione non rimanesse circoscritto a un’élite di tudiosi. d’interpreti, di appassionati, ma divenisse frutto di una cultura diffusa, nella quale cogliere identità diverse ma pienamente armonizzabili tra loro: dalle — certamente più ‘laiche’ — peculiarità storico-artistiche connesse alla sua valorizzazione musicale all’urgenza di rivitalizzare una liturgia ormai logorata dall’abuso d’insulsi repertori canzonettistici.
In tal senso il volume di Giovanni Di Leonardo ha, tra gli altri, il pregio di recepire e amplificare quegli auspici ricollocando le gesta di una grande dinastia di costruttori, come i Fedeli-Fedri, nei viluppi della quotidiana e palpitante realtà italiana del Settecento. Attraverso una ricerca capillare, condotta con umiltà pari ad acribìa, i riflessi ‘pubblici’ di un’attività prestigiosa, scandita dal ritmo frenetico e gioioso dei numerosi contratti di appalto e collaudo rintracciati, trovano qui ideale complemento nei risvolti più privati della vicenda familiare, costellandone il percorso di molti particolari inediti, spesso decisivi sotto il profilo genealogico e della ‘presenza’ territoriale: dalla ‘sospetta’ oscillazione del cognome (poi cristallizzatasi, com’è noto, in una vera e propria anfibologia anagrafica) alla legittimazione di un figlio naturale, dalle ultime volontà di Feliciano a una compravendita immobiliare. Un patrimonio documentario di straordinaria densità e pregnanza, che sommandosi agli importanti studi intrapresi da Paolo Peretti già vent’anni or sono riesce a restituire alla Storia, civile e musicale, un’immagine della famiglia — si passi il calembour — finalmente fedele.
Nel ricomporre con amorevole pazienza le tessere di questo variegato mosaico l‘Autore ne fissa idealmente il fulcro nella figura di Adriano (1719-1797), stabilendo un adeguato parallelo tra meriti artistici e risultanze d’archivio: ad esso, capostipite di quel ramo abruzzese che tanta parte ha avuto nella tradizione organaria fino alle soglie del secolo scorso, le nuove fonti giungono infatti ad assegnare non meno di quarantacinque strumenti, realizzati tra il 1739 e l’anno della morte: ciò consente ad esempio di suffragare la particolare qualità fonico-meccanica di alcuni manufatti recentemente restaurati (il pensiero corre, evidentemente, a quelli di S. Chiara a Chieti e di S. Vittorino a Ripa di Fagnano) col riconoscimento tangibile di una reputazione tecnica che come incessantemente lungo le impervie rotte dell’Abruzzo, delle Marche, dell’ Umbria e del Lazio, riecheggiando anche nel congruo esborso cui volentieri — sono i contratti a dircelo — indulgevano capitoli, confraternite e comunità parrocchiali pur di dotarsi dei suoi ricercati lavori.
Tutto ciò, grazie all’impegno di uno storico per elezione, è oggi a disposizione dei musicologi di professione per altre stimolanti ricerche. Con la guadagnata consapevolezza che solo attraverso certe sinergie gli studiosi della materia potranno svellersi quell’aura di sussiego che ha reso impraticabile, al grande pubblico, tanta preziosa esegesi, mi piacerebbe che Giovanni Di Leonardo continuasse, con l’entusiasmo sin qui profuso, a compulsare gli archivi, per aggiungere nuovi illuminanti capitoli alla saga dei Fedeli-Fedri. Per quanto sinora emerso, sono convinto che già attraverso questo libro, dai toni pacati e dai contenuti accessibili, potrà finalmente maturare in un pubblico più ampio quella coscienza critica che sappia anzitutto tradursi in attenzione e rispetto nei confronti del nostro patrimonio organario: un patrimonio troppo spesso ostaggio — spesso in queste zone — di dopolavoristi improvvisati e pestamanuali della domenica, favoriti dalla traditrice accondiscendenza di parroci compiacenti.

Francesco Zimei

 

Introduzione

In questo lavoro si profila la storia di alcuni autorevoli costruttori dello strumento musicale principe della liturgia cattolica: l’organo. Una meravigliosa creazione che inonda il cuore di melodie e armonie che, per varietà di timbri e potenza espressiva, può essere considerata una speciale orchestra virtuale; strumento che sostiene e potenzia le voci dei fedeli adunati in preghiera e che, grazie alla ricchezza decorativa della cassa armonica, ornata di fregi dorati, fiori, angeli, è un importante e maestoso elemento d’arredo delle nostre chiese e basiliche.
Negli ultimi cinquecento anni, gli organi, da quelli grandiosi a quelli piccoli, hanno echeggiato solennemente, non solo nei templi delle principali città abruzzesi, ma anche in quelli dei piccoli sperduti centri montani, le cui comunità, a prezzo di sacrifici, hanno voluto ornare le loro chiese con queste opere meravigliose.
La nascita e la vita degli organi si intreccia alla vicenda umana dei loro committenti, dei costruttori, dei manutentori, in un corso storico che risale fino a cinque secoli fa.
La ricostruzione della vita e dell’opera di un organaro, perché abbia valore di documento, parte da fonti molto precise, incontrovertibili: Archivi Parrocchiali, Archivi Notarili, Catasti, ecc., che, unitamente alla ricerca bibliografica, forniscono notizie certe sulle botteghe in cui si costruivano o si riparavano gli strumenti, dove si apprendeva un mestiere che spesso si tramandava da padre in figlio; ma la via più immediata è rappresentata dagli atti prodotti dai committenti, veri e propri contratti in piena regola, in cui si stabilivano tempi, modi e compensi per il lavoro da eseguire.
Per la costruzione di un organo era necessaria un’équipe di artisti-artigiani che vedeva impegnati falegnami, scultori, imbianchini, fabbri, muratori, a volte anche la professionalità del fisico acustico; naturalmente, a capo di questi l’organaro, con la sua bravura e la sua esperienza, sapeva conciliare il momento ideativo con la fase costruttiva, arrivando alla creazione di opere prodigiose, che sono un vero patrimonio storico-artistico-musicale. Così all’organaro venivano richieste molte conoscenze: quello bravo racchiudeva in sé le qualità di inventore, ingegnere, fisico, tecnico del suono, musicista, metallurgico, falegname, meccanico, ecc.
Importante era anche il lavoro dei manutentori: spesso erano gli stessi organari che avevano costruito questi preziosi strumenti, o i loro famigliari, a salvarli dall’incuria “del reo tempo” o da quella degli uomini, e che spesso, con sapiente perizia filologica, ne hanno conservato il suono originale, facendoli giungere fino a noi.
Nella nostra regione, sin dal XV secolo, l’attività organaria risulta assai fiorente, in virtù, non solo della presenza di artisti locali (nel ‘500 Francesco Paolo e Camillo Sabino, di Lanciano e i Farina di Guardiagrele; nel ‘600 Luca Neri, di Leonessa; nel ‘700 Tomaso Cefalo e Onofrio Cacciapuoti, di Vasto, e Adriano Fedeli-Fedri, di origini marchigiane, ma con nascita, residenza e bottega ad Atri), quanto per le opere realizzate nelle stupende chiese cittadine da insigni organari venuti da altre zone d’Italia, nel nostro caso dallo Stato Pontificio, da cui proveniva la dinastia dei Fedeli. Giova ricordare che questo prezioso patrimonio d’arte è stato ereditato grazie alla passione e alla lungimiranza di molti ecclesiastici del passato e al mecenatismo di famiglie patrizie che, con le loro ordinazioni e i loro lasciti, hanno voluto arricchire le basiliche.
Se dal 1200 al 1500 alla pittura e alla scultura era affidato il compito di arricchire ed abbellire le chiese, di far conoscere alla moltitudine dei fedeli non acculturati le sacre scritture, i misteri della fede, ecc., col riaffermarsi della Chiesa, in seguito alla riforma cattolica, sarà la musica sacra, diffusa attraverso gli organi, a divulgarne misticismo, passioni, liturgie e gloria.
Grazie agli strumenti musicali realizzati dai nostri organari, quindi, milioni di persone sono stati sensibilizzati all’ascolto della musica sacra, contribuendo in questo modo a far crescere la civiltà delle regioni del centro Italia. E se l’importantissimo movimento rinascimentale era rimasto fenomeno d’élite, nei secoli XVI-XVIII l’arte musicale tenderà a coinvolgere strati sociali sempre più ampi.
Lo Stato della Chiesa, nella seconda metà del secolo XV vide tra i suoi pontefici personaggi insigni come Pio II (Enea Silvio Piccolomini, 1458-1464), Paolo II (Pietro Barbo, 1464- 1471) e Sisto IV (Francesco della Rovere, 1471-1484) amanti dell’arte e della cultura, grandi mecenati che favorirono lo sviluppo dell’arte sacra in ogni sua espressione.
Nella seconda metà del Cinquecento, inoltre, la storia musicale visse un periodo di rinnovato fervore, proveniente dalla spinta della Controriforma, che fece dell’arte uno dei suoi capisaldi e un potente mezzo espressivo, incentivando l’istituzione o la riorganizzazione delle Cappelle Musicali, presso le Collegiate.
Questo atteggiamento ha favorito anche l’arricchimento del patrimonio organario; il Concilio Ecumenico Vaticano II, con le seguenti parole, ha riconfermato l’importanza dell’organo nelle funzioni religiose: «Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere notevole splendore alle cerimonie della Chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti».
Le più antiche testimonianze materiali di arte organaria giunte sino ai nostri giorni, e conservate in loco, sono databili nel XVII secolo; tramite attente ricerche archivistiche, documentane e bibliografiche, infatti, gli studiosi sono in grado di tracciarne un quadro sufficientemente preciso. Gli organi dei Fedeli, e quelli di Adriano Fedeli-Fedri in particolare, a detta degli esperti, hanno suono e timbrica inconfondibili e poterli ancora ascoltare, dopo oltre duecentocinquant’anni, è cosa davvero sublime, soprattutto se a suonarli è persona competente ed abile.
Con questa monografia si vuole contribuire a preservare e a sollecitare il recupero di tale prezioso patrimonio d’arte, troppo spesso gravemente compromesso dall’incuria o dall’azione dissennata degli uomini, affinché l’Abruzzo e l’intero Paese possano godere di un patrimonio storico artistico sempre più ricco e adeguatamente valorizzato.
Questo lavoro è incentrato su un ramo, quello abruzzese, della dinastia dei Fedeli, originaria della Rocchetta di Camerino. In particolare saranno trattati gli aspetti che riguardano la vita di questi organari (quando è stato possibile trovare i relativi documenti): come e dove vivevano, le dinamiche all’interno del nucleo famigliare, la continuità o meno della pregevole professione di organaro.
Da ultimo dobbiamo precisare che il nostro interesse è rivolto soprattutto alla storia civile e anche se, come in questo caso, ci siamo occupati di organari, la cosa è dovuta alle pressanti sollecitazioni pervenuteci da più parti, in particolare da Claudio Angelozzi, già Sindaco di Roseto degli Abruzzi, figlio della signora Maria Fedri, di Atri, ultima discendente di Adriano e di Emidio, che ne porta orgogliosamente il cognome, in Abruzzo (un’altra signora, Silvina Fedri, sorella di Maria, vive a Rosario, in Argentina, mentre a Roma vivono gli eredi di Damaso).
Sono numerosi, invece, i Fedeli nel Maceratese, nel Fulignate e a Perugia. L’ avvocato Giovanni Fedeli è uno di essi, fiero del suo prestigioso casato, che negli ultimi tempi ci è stato di notevole incoraggiamento, affinché fosse portata a termine questa complessa ricerca.

Giovanni Di Leonardo