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Giovanni Di Leonardo
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“Organari Abruzzesi del Settecento”
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Le
celesti armonie di Adriano Fedri
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Finito di stampare nel
Febbraio 2007
- da "Media",
Mosciano Sant'Angelo (TE)
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In copertina “I Santi Valeriano, Cecilia
e Tiburzio incoronati dall’Angelo”, 1620 circa.
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Opera di Orazio Gentileschi (Pisa 1563-
Londra 1639).
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Il quadro è conservato nella Pinacoteca
di Brera a Milano.
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Su concessione del Ministero per i Beni e
le Attività Culturali.
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Copertina: Ideazione e realizzazione
Siria Di Leonardo
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Fotografie: Studio “Tiamofoto” di
Contigliano
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Giovanni Di Leonardo
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Nicola Cazzulo
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Alberto Mammarella
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Claudio Angelozzi
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© 2007 Giovanni Di Leonardo |
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Prof. Giovanni Di
Leonardo |
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Dove
si può acquistare il volume |
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Su
tutti i punti vendita “la nuova editrice”: |
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Alba
Adriatica
– Viale Marconi, 270, tel. 0861.751810;
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Avezzano
- Corso Della Liberta', 110, tel. 0863.412698;
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Giulianova Lido -
Via N. Sauro, 35, tel. 085.8000258
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L'Aquila
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Rieti
- Via Roma, 120, tel. 0746.491488;
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Roseto
degli Abruzzi
– Via Nazionale, 212, tel. 085.8933215;
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San
Benedetto del Tronto
- Via Gramsci, 2, tel. 0735.587037;
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Sulmona
- Corso Ovidio, 193, tel. 0864.33381
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Teramo
– Corso San Giorgio, 81, tel. 0861.244383;
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Teramo
– Via Case Di Tommaso, 1, tel. 0861.413738
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Teramo e Provincia: |
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Teramo
– “La Sapienza”, Corso San Giorgio, 128, tel. 0861 243602;
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Giulianova
– Edicola di “Paolo Totaro”, Corso Garibaldi, 53, tel.
085.8004031;
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Giulianova
– Edicola di “Franco Marcellusi”, Via Trieste;
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Giulianova
– Edicola di Santori Stefania, Via Matteotti, 23;
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Roseto
degli Abruzzi
– Casa del disco “Il Bandito”, Via Marche;
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Roseto
degli Abruzzi
–Edicola di “Paolo Innocenti”, Via Nazionale Adriatica Nord;
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“Organari Abruzzesi del Settecento”
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Le celesti armonie di Adriano Fedri
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di Giovanni Di Leonardo
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Prefazione
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Quando, negli anni dell’università, distoglievo entusiasmo
ed energie dalla preparazione degli esami per profonderli
nel vagheggiato recupero degli organi storici aquilani
(obiettivo promosso inizialmente dalle pagine locali del
quotidiano “Il Tempo”, col quale collaboravo, e poi — nel
1992 — con l’ideazione del 3° Festival Internazionale
Musicarchitettura “I Luoghi del Tempo e della Musica”,
organizzato in tandem con Fabrizio Pezzopane e la Società
Aquilana dei Concerti per celebrare il restauro del
monumentale “Feliciano Fedeli” della Basilica di San
Bernardino, dovuto alla sensibilità e lungimiranza di
Biancamaria Colasacco e dell’allora Soprintendenza ai
B.A.A.A.S. per l’Abruzzo), ebbi a più riprese ad auspicare
che l’interesse per la cospicua tradizione organaria della
nostra regione non rimanesse circoscritto a un’élite
di tudiosi. d’interpreti, di appassionati, ma divenisse
frutto di una cultura diffusa, nella quale cogliere identità
diverse ma pienamente armonizzabili tra loro: dalle —
certamente più ‘laiche’ — peculiarità storico-artistiche
connesse alla sua valorizzazione musicale all’urgenza di
rivitalizzare una liturgia ormai logorata dall’abuso
d’insulsi repertori canzonettistici.
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In tal senso il volume di Giovanni Di Leonardo ha, tra gli
altri, il pregio di recepire e amplificare quegli auspici
ricollocando le gesta di una grande dinastia di costruttori,
come i Fedeli-Fedri, nei viluppi della quotidiana e
palpitante realtà italiana del Settecento. Attraverso una
ricerca capillare, condotta con umiltà pari ad acribìa, i
riflessi ‘pubblici’ di un’attività prestigiosa, scandita dal
ritmo frenetico e gioioso dei numerosi contratti di appalto
e collaudo rintracciati, trovano qui ideale complemento nei
risvolti più privati della vicenda familiare, costellandone
il percorso di molti particolari inediti, spesso decisivi
sotto il profilo genealogico e della ‘presenza’
territoriale: dalla ‘sospetta’ oscillazione del cognome (poi
cristallizzatasi, com’è noto, in una vera e propria
anfibologia anagrafica) alla legittimazione di un figlio
naturale, dalle ultime volontà di Feliciano a una
compravendita immobiliare. Un patrimonio documentario di
straordinaria densità e pregnanza, che sommandosi agli
importanti studi intrapresi da Paolo Peretti già vent’anni
or sono riesce a restituire alla Storia, civile e musicale,
un’immagine della famiglia — si passi il calembour —
finalmente fedele.
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Nel ricomporre con amorevole pazienza le tessere di questo
variegato mosaico l‘Autore ne fissa idealmente il fulcro
nella figura di Adriano (1719-1797), stabilendo un adeguato
parallelo tra meriti artistici e risultanze d’archivio: ad
esso, capostipite di quel ramo abruzzese che tanta parte ha
avuto nella tradizione organaria fino alle soglie del secolo
scorso, le nuove fonti giungono infatti ad assegnare non
meno di quarantacinque strumenti, realizzati tra il 1739 e
l’anno della morte: ciò consente ad esempio di suffragare la
particolare qualità fonico-meccanica di alcuni manufatti
recentemente restaurati (il pensiero corre, evidentemente, a
quelli di S. Chiara a Chieti e di S. Vittorino a Ripa di
Fagnano) col riconoscimento tangibile di una reputazione
tecnica che come incessantemente lungo le impervie rotte
dell’Abruzzo, delle Marche, dell’ Umbria e del Lazio,
riecheggiando anche nel congruo esborso cui volentieri —
sono i contratti a dircelo — indulgevano capitoli,
confraternite e comunità parrocchiali pur di dotarsi dei
suoi ricercati lavori.
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Tutto ciò, grazie all’impegno di uno storico per elezione, è
oggi a disposizione dei musicologi di professione per altre
stimolanti ricerche. Con la guadagnata consapevolezza che
solo attraverso certe sinergie gli studiosi della materia
potranno svellersi quell’aura di sussiego che ha reso
impraticabile, al grande pubblico, tanta preziosa esegesi,
mi piacerebbe che Giovanni Di Leonardo continuasse, con
l’entusiasmo sin qui profuso, a compulsare gli archivi, per
aggiungere nuovi illuminanti capitoli alla saga dei
Fedeli-Fedri. Per quanto sinora emerso, sono convinto che
già attraverso questo libro, dai toni pacati e dai contenuti
accessibili, potrà finalmente maturare in un pubblico più
ampio quella coscienza critica che sappia anzitutto tradursi
in attenzione e rispetto nei confronti del nostro patrimonio
organario: un patrimonio troppo spesso ostaggio — spesso in
queste zone — di dopolavoristi improvvisati e pestamanuali
della domenica, favoriti dalla traditrice accondiscendenza
di parroci compiacenti.
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Francesco Zimei |
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Introduzione |
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In questo lavoro si profila la storia di alcuni autorevoli
costruttori dello strumento musicale principe della liturgia
cattolica: l’organo. Una meravigliosa creazione che inonda
il cuore di melodie e armonie che, per varietà di timbri e
potenza espressiva, può essere considerata una speciale
orchestra virtuale; strumento che sostiene e potenzia le
voci dei fedeli adunati in preghiera e che, grazie alla
ricchezza decorativa della cassa armonica, ornata di fregi
dorati, fiori, angeli, è un importante e maestoso elemento
d’arredo delle nostre chiese e basiliche.
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Negli ultimi cinquecento anni, gli organi, da quelli
grandiosi a quelli piccoli, hanno echeggiato solennemente,
non solo nei templi delle principali città abruzzesi, ma
anche in quelli dei piccoli sperduti centri montani, le cui
comunità, a prezzo di sacrifici, hanno voluto ornare le loro
chiese con queste opere meravigliose.
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La nascita e la vita degli organi si intreccia alla vicenda
umana dei loro committenti, dei costruttori, dei
manutentori, in un corso storico che risale fino a cinque
secoli fa.
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La ricostruzione della vita e dell’opera di un organaro,
perché abbia valore di documento, parte da fonti molto
precise, incontrovertibili: Archivi Parrocchiali, Archivi
Notarili, Catasti, ecc., che, unitamente alla ricerca
bibliografica, forniscono notizie certe sulle botteghe in
cui si costruivano o si riparavano gli strumenti, dove si
apprendeva un mestiere che spesso si tramandava da padre in
figlio; ma la via più immediata è rappresentata dagli atti
prodotti dai committenti, veri e propri contratti in piena
regola, in cui si stabilivano tempi, modi e compensi per il
lavoro da eseguire.
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Per la costruzione di un organo era necessaria un’équipe
di artisti-artigiani che vedeva impegnati falegnami,
scultori, imbianchini, fabbri, muratori, a volte anche la
professionalità del fisico acustico; naturalmente, a capo di
questi l’organaro, con la sua bravura e la sua esperienza,
sapeva conciliare il momento ideativo con la fase
costruttiva, arrivando alla creazione di opere prodigiose,
che sono un vero patrimonio storico-artistico-musicale. Così
all’organaro venivano richieste molte conoscenze: quello
bravo racchiudeva in sé le qualità di inventore, ingegnere,
fisico, tecnico del suono, musicista, metallurgico,
falegname, meccanico, ecc.
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Importante era anche il lavoro dei manutentori: spesso erano
gli stessi organari che avevano costruito questi preziosi
strumenti, o i loro famigliari, a salvarli dall’incuria “del
reo tempo” o da quella degli uomini, e che spesso, con
sapiente perizia filologica, ne hanno conservato il suono
originale, facendoli giungere fino a noi.
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Nella nostra regione, sin dal XV secolo, l’attività
organaria risulta assai fiorente, in virtù, non solo della
presenza di artisti locali (nel ‘500 Francesco Paolo e
Camillo Sabino, di Lanciano e i Farina di Guardiagrele; nel
‘600 Luca Neri, di Leonessa; nel ‘700 Tomaso Cefalo e
Onofrio Cacciapuoti, di Vasto, e Adriano Fedeli-Fedri, di
origini marchigiane, ma con nascita, residenza e bottega ad
Atri), quanto per le opere realizzate nelle stupende chiese
cittadine da insigni organari venuti da altre zone d’Italia,
nel nostro caso dallo Stato Pontificio, da cui proveniva la
dinastia dei Fedeli. Giova ricordare che questo prezioso
patrimonio d’arte è stato ereditato grazie alla passione e
alla lungimiranza di molti ecclesiastici del passato e al
mecenatismo di famiglie patrizie che, con le loro
ordinazioni e i loro lasciti, hanno voluto arricchire le
basiliche.
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Se dal 1200 al 1500 alla pittura e alla scultura era
affidato il compito di arricchire ed abbellire le chiese, di
far conoscere alla moltitudine dei fedeli non acculturati le
sacre scritture, i misteri della fede, ecc., col
riaffermarsi della Chiesa, in seguito alla riforma
cattolica, sarà la musica sacra, diffusa attraverso gli
organi, a divulgarne misticismo, passioni, liturgie e
gloria.
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Grazie agli strumenti musicali realizzati dai nostri
organari, quindi, milioni di persone sono stati
sensibilizzati all’ascolto della musica sacra, contribuendo
in questo modo a far crescere la civiltà delle regioni del
centro Italia. E se l’importantissimo movimento
rinascimentale era rimasto fenomeno d’élite, nei
secoli XVI-XVIII l’arte musicale tenderà a coinvolgere
strati sociali sempre più ampi.
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Lo Stato della Chiesa, nella seconda metà del secolo XV vide
tra i suoi pontefici personaggi insigni come Pio II (Enea
Silvio Piccolomini, 1458-1464), Paolo II (Pietro Barbo,
1464- 1471) e Sisto IV (Francesco della Rovere, 1471-1484)
amanti dell’arte e della cultura, grandi mecenati che
favorirono lo sviluppo dell’arte sacra in ogni sua
espressione.
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Nella seconda metà del Cinquecento, inoltre, la storia
musicale visse un periodo di rinnovato fervore, proveniente
dalla spinta della Controriforma, che fece dell’arte uno dei
suoi capisaldi e un potente mezzo espressivo, incentivando
l’istituzione o la riorganizzazione delle Cappelle Musicali,
presso le Collegiate.
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Questo atteggiamento ha favorito anche l’arricchimento del
patrimonio organario; il Concilio Ecumenico Vaticano II, con
le seguenti parole, ha riconfermato l’importanza dell’organo
nelle funzioni religiose: «Nella Chiesa latina si abbia in
grande onore l’organo a canne, strumento musicale
tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere notevole
splendore alle cerimonie della Chiesa e di elevare
potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti».
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Le più antiche testimonianze materiali di arte organaria
giunte sino ai nostri giorni, e conservate in loco, sono
databili nel XVII secolo; tramite attente ricerche
archivistiche, documentane e bibliografiche, infatti, gli
studiosi sono in grado di tracciarne un quadro
sufficientemente preciso. Gli organi dei Fedeli, e quelli di
Adriano Fedeli-Fedri in particolare, a detta degli esperti,
hanno suono e timbrica inconfondibili e poterli ancora
ascoltare, dopo oltre duecentocinquant’anni, è cosa davvero
sublime, soprattutto se a suonarli è persona competente ed
abile.
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Con questa monografia si vuole contribuire a preservare e a
sollecitare il recupero di tale prezioso patrimonio d’arte,
troppo spesso gravemente compromesso dall’incuria o
dall’azione dissennata degli uomini, affinché l’Abruzzo e
l’intero Paese possano godere di un patrimonio storico
artistico sempre più ricco e adeguatamente valorizzato.
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Questo lavoro è incentrato su un ramo, quello abruzzese,
della dinastia dei Fedeli, originaria della Rocchetta di
Camerino. In particolare saranno trattati gli aspetti che
riguardano la vita di questi organari (quando è stato
possibile trovare i relativi documenti): come e dove
vivevano, le dinamiche all’interno del nucleo famigliare, la
continuità o meno della pregevole professione di organaro.
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Da ultimo dobbiamo precisare che il nostro interesse è
rivolto soprattutto alla storia civile e anche se, come in
questo caso, ci siamo occupati di organari, la cosa è dovuta
alle pressanti sollecitazioni pervenuteci da più parti, in
particolare da Claudio Angelozzi, già Sindaco di Roseto
degli Abruzzi, figlio della signora Maria Fedri, di Atri,
ultima discendente di Adriano e di Emidio, che ne porta
orgogliosamente il cognome, in Abruzzo (un’altra signora,
Silvina Fedri, sorella di Maria, vive a Rosario, in
Argentina, mentre a Roma vivono gli eredi di Damaso).
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Sono numerosi, invece, i Fedeli nel Maceratese, nel
Fulignate e a Perugia. L’ avvocato Giovanni Fedeli è uno di
essi, fiero del suo prestigioso casato, che negli ultimi
tempi ci è stato di notevole incoraggiamento, affinché fosse
portata a termine questa complessa ricerca.
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Giovanni Di Leonardo |
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