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IL CANTO RIDESTATO |
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© Marzo 2008 Madia Edizioni |
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Selva Piana di Mosciano S.A. (Te) |
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Tel. 085.8071422 |
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media.selva@tin.it |
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Prefazione
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Questa pubblicazione è frutto della capillare
ricerca che l’Associazione
Culturale “G. Braga”
onlus, di
Giulianova,
conduce da molti anni e che prevede la realizzazione
di alcuni altri lavori; contiene due composizioni di
Gaetano Braga, rimaste per lungo tempo dimenticate: l’Ave Maria in chiave di
sol, per soprano ed organo, inedita, custodita
presso la Biblioteca Comunale “V. Bindi” di
Giulianova, e Piangea!, una romanza da
salotto per canto e pianoforte del tutto
sconosciuta, della quale abbiamo rinvenuto uno
spartito a stampa, pubblicato negli USA nel 1875.
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Le musiche sono interessanti nel loro genere e,
specie l’Ave Maria, dedicata alla «Superiora
del Convitto S. Rocco di Giulianova», è degna di
merito, anche perchè rappresenta una testimonianza
artistica della vitalità che il Convitto (oggi
Istituto Castorani) e la chiesetta omonima ebbero
nella piccola cittadina giuliese dell’800. Braga,
come spesso accade, ci riserva composizioni
semplici, ma sinceramente ispirate e molto attente a
far risaltare il valore espressivo del canto e del
testo. I due brani, perciò, vanno inquadrati nella
sensibilità specifica del tardo Romanticismo.
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Per molti critici musicali è il Settecento il secolo
della Sensibiliré, cioè di quella particolare
capacità di emozionarsi di fronte al bello e alla
musica, come suggerivano i molti romanzi pubblicati
in quel periodo. In effetti, una vera e propria
«moda delle lacrime» esplose a Parigi, nel 1732, con
la Zaïre di Voltaire; questa estetica della
commozione è rintracciabile nel legame che
l’Illuminismo strinse con l’esperienza musicale, in
particolare con due autori: Diderot e Rousseau, che
ponevano l’accento sul carattere “musicale”
dell’origine del linguaggio umano, che doveva la sua
comunicabilità proprio a quanto di emotivo e sonoro
conteneva in sè, vedevano nel linguaggio
un’imitazione degli accenti della passione. Eredità,
questa, che sarà l’asse portante del Romanticismo.
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Il genere delle romanze da salotto ebbe grossa
diffusione in Italia per tutto l’8OO, fino ai primi
del ‘900, analogamente ai lieder tedeschi ed
alle mélodies francesi. Nei salotti
aristocratici o borghesi durante le serate musicali
(soirées) si incontravano spesso anche artisti di
tutti i campi; ciò facilitava il sodalizio di cui
spesso le composizioni stesse erano il frutto.
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L’enorme successo che il melodramma italiano ebbe,
all’epoca, amplificato dal lavoro degli editori e
degli impresari teatrali, lasciò alla musica da
camera uno spazio piuttosto ridotto (specie se
rapportato a quanto accadeva in quel campo nello
stesso periodo nei principali paesi europei), ma al
tempo stesso la influenzò profondamente. Alcune arie
d’opera, per la grande popolarità di cui godettero,
dovuta alla facile vena melodica e alla quotidianità
dei temi e dei drammi che trattavano, dai teatri si
diffusero nelle sale da concerto e nei salotti, in
numerose versioni sia vocali sia strumentali: talora
divennero variazioni virtuosistiche (fantasie,
parafrasi, pot-pourris), pezzi di bravura
tecnicamente impegnativi; altre volte versioni
facilitate per i dilettanti, solitamente
aristocratici (alcuni si cimentavano perfino nella
composizione di romanze!).
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Al genere della romanza da salotto si dedicarono
autori d’opere di successo come Verdi, Donizetti,
Bellini, Rossini, Puccini; ed altri meno famosi:
Mercadante, Ponchielli, Cagnoni, Braga, Tirindelli
e, sopratutto, Tosti che divenne uno “specialista” e
ne lasciò un’ampia raccolta.
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Nelle composizioni vocali da camera di Braga
(melodie, romanze, duetti, serenate, ecc.), scritte
su versi di poeti italiani e francesi, vi è una
forte prevalenza di un gusto melodico di matrice
operistica, che egli coltivò, nella scia della
scuola e della tradizione napoletana, fin dall’epoca
degli studi al Conservatorio S. Pietro a Maiella;
esse prevedono, solitamente, l’accompagnamento di
pianoforte, organo o armonium, con l’aggiunta, a
volte, del violoncello, ad libitum, come nel
caso della Leggenda Valacca, il brano che lo
rese famoso in tutto il mondo.
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In esse troviamo qua e là influssi stilistici di
Verdi e Donizetti, ma alcune spiccano per
l’originale intuizione; spesso hanno la forma di
arie d’opera, ad eccezione di qualche composizione,
come L’infinito (sui versi di Leopardi), che
sembra più assimilabile ai Lieder per la
stretta attinenza al significato più profondo del
testo, per la melodia non immediata, per delle
sottolineature armoniche ricercate e, infine, per
l’atmosfera più intima, qual era l’ambiente dei
salotti.
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Nella composizione il Nostro lasciava libero sfogo
al sentimento, all’interiorità, e alla sensibilità
di un grande interprete, quale egli era col
violoncello; la musica per Braga «si giudica col
cuore»; essa non è qualcosa che accontenta
l’orecchio, ed eccita con tecniche sapienti, ma deve
commuovere perché «l’arte deve sempre essere il
grande ineffabile sollievo dei mortali». L’approccio
poetico e sentimentale, che riguarda gran parte
della produzione di Braga, è riconducibile
sicuramente a quel filone tardoromantico, un po’
decadente, non esente cioè da sentimentalismi (di
tradizione melodrammatica) e vicino alla dimensione
poetica di Fogazzaro, al quale egli fu a lungo
legato da sincera amicizia. Renato Simoni scrisse:
«la sua poesia, un po’ facile, un po’ malata, un po’
romantica, trovò molti, infiniti cuori aperti ad
accoglierla».
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Giovanni Di Leonardo |
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Galileo Di Ilio |
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Note biografiche su Gaetano Braga
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Gaetano Braga
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(Giulianova, 10 giugno 1829; Milano, 20 novembre
1907).
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Violoncellista e compositore giuliese, concertista
di fama internazionale, conosciuto come autore della
celebre Leggenda Valacca, una delle più note romanze
da salotto, eseguita, registrata e pubblicata in
tutto il mondo tra la fine dell’Ottocento e i nostri
giorni.
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Occupò un posto di primo piano tra i virtuosi di
violoncello più noti del suo tempo, tanto che i
giornali di Chicago lo definirono «King
Violoncellist».
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Da fanciullo i suoi genitori lo stavano avviando
alla carriera ecclesiastica, quando la Duchessa
d’Atri, Giulia Colonna, notate in lui spiccate
attitudini musicali, lo aiutò a superare le
difficoltà famigliari, che gli impedivano il
trasferimento a Napoli, presso il Conservatorio “San
Pietro a Maiella”. Qui fu ammesso, primo tra tutti i
candidati, nella classe di Canto; ma
successivamente, rimasto affascinato dal suono del
violoncello di un compagno di Collegio, Domenico
Laboccetta, volle prendere, da lui, di nascosto,
delle lezioni. Il direttore Saverio Mercadante,
scopertolo a suonare in orchestra, e sorpreso dalla
sua bravura, fece subito costruire per lui un
violoncello dal liutaio Gagliano, e affidò Braga al
Maestro Ciaudelli, allievo a sua volta di Paganini
(il quale suonava anche il violoncello) e di
Vincenzo Fenzi il cui figlio, Scipione, nel 1870
divenne docente al Conservatorio di Mosca, fondato
proprio in quegli anni. Braga debuttò a Napoli
all’età di 14 anni; a 17 anni, a Teramo, come
solista, tenne un riuscito concerto.
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Conclusi prima gli studi di violoncello e poi quelli
di composizione, sotto la guida di Saverio
Mercadante, nel 1854 lasciò il Conservatorio e, dopo
una tournée in varie città italiane (Firenze,
Bologna, Trieste...), si fermò a Vienna, dove prese
parte al celebre “Quartetto di Mayseder”. Quindi,
dal 1855, si stabili a Parigi, dove suonò con i più
famosi musicisti del suo tempo (Bizet, Rubistein,
Saint-Säens, Debussy, Gounod), con i migliori
pianisti (Liszt, Thalberg, Sgambati, Martucci,
Lubech, Prudent, Fumagalli, Stanzieri, Goria, Ravina),
violinisti (Sivori, Pinto, Alard, Vieux-Temps) e col
celebre contrabbassista Bottesii. A Parigi conobbe,
quindi, Charles Franois Gounod, e partecipò alla
prima esecuzione assoluta della sua celebre Ave
Maria. Conobbe anche Halévy, Auber, Meyerbeer,
Massenet, Verdi, e divenne intimo amico di Rossini,
il quale compose per lui Une larme; entrò
nella cerchia dei migliori artisti di Parigi (Doré,
Delacroix, Dumas, Boldini, Palizzi, De Nittis...).
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Nel 1856 proseguì l’attività a Londra, dove acquistò
lo Stradivari che, ancora oggi suonato, porta il suo
nome. A partire dal 1874 effettuò anche due tournée
negli U.S.A. e nel Canada.
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Come compositore, fu allievo di Saverio Mercadante,
e scrisse numerosi brani di musica strumentale da
camera, principalmente per violoncello, e vocale,
tra cui la celeberrima Leggenda Valacca,
citata persino da A. Cechov, nel racconto Il
monaco nero. Revisionò il noto Metodo per
violoncello di J. J. Dotzauer che, pubblicato da
Ricordi, venne adottato in tutti i Conservatori.
Scrisse anche una Messa, un Magnificat, altra
musica sacra, una cantata, Saul (1850), ed
una decina di opere liriche, collaborando con noti
librettisti quali Ghislanzoni, Piave, De Lauzières;
alcune di esse vennero rappresentate con successo a
Vienna (Estella di S. Germano), a Parigi (La
mendicante), a Lisbona (Caligola), a
Lecco (Reginella), e due al Teatro Alla Scala
di Milano (Mormile e Caligola). A Parigi fu
insegnante di canto molto ricercato, e consigliato
da Verdi e Halévy, per il perfezionamento di brani
d’opera, a celebri cantanti come la Nilsson, la
Patti, la Frezzolini, Maria Lafon, la Bosio etc. Per
il mezzosoprano Adelaide Borghi-Mamo, sua allieva
prediletta, Braga scrisse un’opera e alcune
composizioni da camera, tra cui la Leggenda
Valacca. Fu molto amico di Antonio Fogazzaro del
quale musicò Il canto della ricamatrice, e lo
scrittore, a sua volta, ritrasse il Nostro nella
novella Il Maestro Chieco.
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Risulta segnalato sotto la voce “violoncellista” del
Dizionario Italiano N. Zingarelli (ed. 1942) come
«il grande Braga», e menzionato nell’Enciclopedia
Treccani.
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Le sue ceneri riposano presso il Tempio Crematorio
del Cimitero Monumentale di Milano.
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