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Col numero 38 di Luglio 2007, Le Voci della
Luna, rivista a diffusione nazionale di
infor-mazione e cultura letteraria e artistica,
rag-giunge il traguardo dei 10 anni di vita. Dieci
anni di attività intensa e meritoria nel tentativo
di dare voce alla cultura in divenire -soprat-tutto
a quella non ancora appesantita da onori e medaglie
ufficiali, in grado di fornire nuovi stimoli e
salutari [anche se minime] scosse al mercato della
letteratura- e soprattutto alla poesia, dovunque vi
si riconosca una volontà di superare, con qualsiasi
forma o stile o etichetta, l’autoreferenzialità del
disagio pri-vato (ancorché abisso di dolore o
sublimi vertici d’estasi) verso una comunicazione,
una tras-missione dell’esperienza emozionale viva e
vissuta, calata nel reale e nel quotidiano sociale
di un mondo oggi più che mai solo spet-tacolarizzato.
e così reso sterilmente virtuale, parificato a un
film, un videogioco, un predigerito show televisivo.
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Per festeggiare e ringraziare pubblicamente, nel
modo per noi più diretto e spontaneo. proprio chi in
questi 10 anni ha contribuito -con fatica spesso non
solo intellettuale- alla vita e all’evolversi della
rivista e al successo del Premio Letterario
Internazionale Renato Giorgi ad essa collegato,
presentiamo in questa Antologia una significativa
scelta di testi poetici di tutti i redattori e
collaboratori fissi che si sono avvicendati,
dedicando il proprio impegno redazionale
esclusivamente a presentare al meglio il lavoro di
altri autori sulle pagine delle Voci, secondo
le regole che ci siamo da sempre imposti.
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Mancano all’appello, e le ricordiamo qui con
uguale riconoscenza e stima, e grande
rincre-scimento, Jolka Miliĕ e Desirée Piromalli:
quest’ultima, vittima [giovane: si riprenderà, ne
siamo sicuri] di uno sciagurato furto di computer
che le ha azzerato anche il solo ricor-do di ogni
cosa scritta fino a pochi giorni prima della
‘chiusura’ dell’Antologia; Jolka, il nostro
meritorio ‘ponte’ con la Slovenia, per la sua
incorreggibile modestia che le ha impedito di
dedicarsi un po’ di tempo per le traduzioni delle
sue personali poesie dallo sloveno, lingua in cui
compone.
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Apre il coro delle voci [e dei volti: vorremmo
essere volti noti, amici riconosciuti e
ricono-scibili dei nostri lettori, e non solo
‘firme’ di testi e articoli] Vittoria Ravagli, la
fondatrice del Circolo Culturale e della rivista, e
sua prima direttrice, che ne ripercorre l’iter
costitutivo con una memoria assolutamente puntuale e
crona-chistica, che ha però già qualcosa del sogno
-mitico- di un tempo tanto più ricco di voglia di
nuovo, di esperienze, colori/suoni/odori integri e
naturali, contatti umani senza confini e bar-riere,
amore universale per le cose e le perso-ne, oggi
solo profondamente invidiabile. E inar-rivabile,
purtroppo.
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L’insieme Corale delle singole voci poetiche che
qui si possono leggere, nella loro composita e
variata espressività, è -bene o male- un esatto
spaccato della situazione della poesia, oggi, nel
nostro paese: dove la codificata libertà for-male e
compositiva è l’accettazione comune che non esistono
più canoni definiti e da tutti riconosciuti (anche
se aumenta da più parti la voglia di rifondarne in
qualche modo uno qua-litativo, slegato
dall’occupazione dei piccoli/grandi poteri
editoriali), né sussistono contrapposizioni vitali
di poetiche che non siano sbiaditi epigonismi della
consumata divi-sione tra tradizione lirica intimista
e neoavan-guardia. Tutto è postmoderno, in un
proliferare orizzontale di scritture trasversale
alle generazioni (perdute, limbiche, sommerse,
gre-mite): forse con una ricchezza di contatti tra
poeticanti (o la sua possibilità) sicuramente nuova
e fertile, indice di positiva vitalità, al di là del
mero istinto di sopravvivenza. Con un nuovo intero
universo comunicativo, transnazionale e senza
frontiere, (il web) finora sottratto alla logica
dell’editoria tra-dizionale, ancora campo libero di
scambi e attività ri-creative, ma da subito in grado
di avere un pubblico di lettori, e non solo
di scriventi, di entità assolutamente diversa
(e testimoniata inequivocabilmente dai counters di
qualsiasi sito o blog) dai numeri asfittici che da
anni ci propone il marketing editoriale del libro
cartaceo.
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E’ in questo senso che si può (si deve!) parlare
di capacità di autocertificazione delle nuove
generazioni, che riescono ad affermarsi soprattutto
per capacità di “movimento”, an-che nella totale
latitanza dell’autodismesso comparto critico
ufficiale. La poesia non è tutta oscura e
illeggibile, dunque. E non ha bisogno
necessariamente di un tramite istituzio-nalizzato
(il critico) che la spieghi e interpreti e chiosi.
L’esperienza iniziatica della lettura è li, a
portata di mouse, gratuitamente. E il navigar ci è
dolce in questo mare.
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Rimettere la persona al centro dell’espressione
e della lingua, trovare una nuova dimensione ‘epica’
dello scrivere, in un clima imperante intimistico e
minimalista, rifondare un realismo nuovo, senza
ingombranti fardelli ereditari o preconcetti
politici, vivere la poesia come siste-ma salvifico
di rigenerazione dell’io, nell’emer-genza d’assedio
del rumore di fondo -frastornante- della macchina
dei media, sarà la nuova frontiera. Da raggiungere e
presidiare. Possibilmente in moltitudine.
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“Il vero poeta cambia la vita dei suoi
interlocutori e li lascia senza fiato, tra stupore,
pathos e catarsi” scrive Bertoni nel suo recente
manuale sul come si legge e come si scrive La
Poesia.
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Sottoscriviamo. E ci auguriamo di trovarne
presto tante, di queste individualità fuori dal
comune. Magari proprio in quest’ultima gene-razione
poco etichettabile, che per prima nasce sola, senza
passaggi di testimone significativi dalla
precedente.
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Questa Antologia non vuole avere, infine, alcun
intento repertoriale o classificatorio, o critico,
né alcuna valenza di ‘manifesto’ di gruppo. E’ solo
un semplice ed umile grazie ai 22 autori -uniti solo
da un’unica passione, quella per la scrittura
poetica- di cui qui presentiamo una significativa
scelta di testi. Buona lettura.
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Fabrizio Bianchi
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Chiara Cretella
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