ISTITUTO ABRUZZESE DI
RICERCHE STORICHE
TERAMO
 PER UNA STORIA D’ABRUZZO
DEL XX SECOLO
 Atti del Convegno su Francesco Savini
Mosciano S. Angelo - Teramo,
5-6 dicembre 2002
Finito di stampare
dalla Edigrafital S.p.A.
di S. Atto di Teramo
nel mese di giugno 2003
Realizzato con il contributo finanziario della Regione Abruzzo

 
ISTITUTO ABRUZZESE DI RICERCHE STORICHE
TERAMO
 
PER UNA STORIA D’ABRUZZO
DEL XX SECOLO
 
Atti del Convegno su Francesco Savini
Mosciano S. Angelo - Teramo, 5-6 dicembre 2002
 
EDIGRAFITAL - TERAMO
 
 
PRESENTAZIONE
 
Abbiamo raccolto in questo volume il risultato delle due giornate di studio organizzate dall’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche di Teramo per la presentazione degli Atti del Convegno Nazionale su “Francesco Savini e la Storiografia Abruzzese e Molisana tra Ottocento e Novecento” e del Convegno Regionale “Per una storia d’Abruzzo nel ventesimo secolo”.
Nel corso delle due intense giornate di dibattito, che, con il patrocinio della Regione Abruzzo, si sono svolte rispettivamente a Mosciano Sant’Angelo e a Teramo nei giorni 5 e 6 dicembre 2002, hanno preso la parola gli studiosi e gli archivisti più rappresentativi della regione.
Nel salone del Teatro Acquaviva di Mosciano Sant’Angelo dopo il saluto del Sindaco, Orazio Di Marcello, di cui riportiamo integralmente il testo e quello del Presidente dell’Associazione Culturale “F. Savini”, ci sono stati gli interventi del dott. Walter Capezzali, Presidente della Deputazione Abruzzese di Storia Patria e del prof. Raffaele Colapietra dell’Università di Salerno, che ha presentato gli atti del Convegno su F. Savini svoltosi a Teramo il 5 e 6 dicembre 1997.
Il prof. Francesco Benigno, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Teramo, non potendo partecipare, come stabilito, alla giornata successiva per un improvviso e non previsto impegno istituzionale, ha anticipato la sua relazione con riflessioni attente e dettagliate.
A conclusione dei lavori, presieduti dal Presidente dell’Istituto, Egidio Marinaro, ha ringraziato gli organizzatori il dott. Francesco Savini a nome suo e degli altri componenti della famiglia.
Nella giornata teramana ha preso la parola il dott. Bruno Sabatini, Assessore alla Promozione Culturale della Regione Abruzzo, che felicitandosi con gli organizzatori per l’iniziativa, ha ribadito l’interesse suo e della regione per un eventuale studio sugli aspetti più significativi della storia abruzzese.
I lavori presieduti dal prof. Adelmo Marino docente di Storia Moderna della Facoltà di Scienze Politiche, si sono conclusi in tarda mattinata, poiché oltre ai relatori previsti, se ne sono aggiunti altri. Particolarmente interessanti ed apprezzati sono stati gli interventi di Francesca Gallo, docente di Storia Moderna. di Cosimo Savastano, studioso di Storia dell’Arte e di diversi altri.
Per questo il volume si articola in tre parti: nella prima ci sono le relazioni svoltesi a Mosciano Sant’Angelo, nella seconda parte, quelle teramane sulle fonti, le metodologie, i ritardi e le nuove acquisizioni della storiografia regionale, e nella terza parte infine, alcuni dei contributi previsti ma non letti per mancanza di tempo.
In considerazione dell’elevato livello di qualità delle relazioni e degli interventi degli studiosi, nonché delle assicurazioni date dagli archivisti circa la quantità, la qualità e l’ostensibilità dei documenti, l’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche si augura che presto si possano trovare i mezzi e le opportunità anche finanziarie per realizzare il progetto.
                                                          La Direzione
 

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       Spiaggia e «Leggiadre fanciulle». L’”industria”
del turismo balneare a Giulianova tra Otto e Novecento
                                 (Stralcio)
 
                                    Sandro Galantini
 
Ecco,in riva all’Adriatico,
[...] un paese ricco e incantevole,
destinato al più rigoglioso avvenire.
                        Ermindo Campana
 
Indubbiamente l’inglobamento degli Abruzzi nello stato italiano unitario, cui consegue l’inserimento nelle istituzioni e nell’economia di una grande nazione di respiro europeo e il contatto con Roma, nuovo polo urbano di riferimento rispetto a quello tradizionale di Napoli, introduce modificazioni decisive anche relativamente al fenomeno dell’uso del tempo libero, sviluppando in maniera progressiva e sempre più decisa il turismo di massa, inteso come viaggio di piacere dei ceti medi.
Un ruolo affatto centrale viene individuato dalla prevalente storiografia, relativamente al passaggio tutto sommato rivoluzionario dalla classica tipologia del “viaggiatore” a quella — del tutto nuova — del “villeggiante”, e quindi ad una concezione del viaggio effettuato per puro scopo ricreativo, alla realizzazione delle ferrovie. Queste, oltre a spiegare un sicuro effetto tonificante sul piano economico e commerciale, almeno per quelle località già dotate di potenzialità proiettive verso i mercati, influiscono enormemente sulla valorizzazione e sul decollo turistico di molti centri, soprattutto litoranei (che divengono così depositari di una “civiltà” balneare destinata a conoscere una grande fortuna nel Novecento) ma anche montani e termali. Il vistoso sviluppo in chiave turistica di non poche località della costa occidentale, dall’emblematico caso di Sanremo ai non meno rappresentativi casi di Bordighera e Ospedaletti, è infatti da mettere in relazione causale con il completamento del prolungamento della linea ferroviaria Parigi — Lione — Mediterraneo fino al confine italiano, avvenuta nel 1864, e il raccordo, nel 1871, da Genova fino al confine francese, ciò che permette all’high-life francese ed inglese, tradizionalmente la più avvezza in Europa alla pratica del viaggio, di raggiungere agevolmente e in tempi tutto sommato rapidi le località liguri. È ancora la ferrovia a determinare lo sviluppo turistico, stavolta sul versante adriatico, di Venezia (il cui collegamento con la terraferma mediante il ponte ferroviario rimonta agli anni quaranta dell’Ottocento) e, più a sud, di Rimini e Senigallia, mentre, relativamente alle località termali, tra i tanti può essere citato il caso rappresentato da Porretta.
Quanto alla ‘riconoscibilità’ di una vocazione turistica da parte dei centri montani e delle località lacustri, ciò avviene — per rimanere ancora alla parte settentrionale della Penisola— in parte grazie all’apertura di linee paesaggisticamente rilevanti (come la Torino-Genova, a lungo la più alta delle ferrovie costruite) le quali tra l’altro non poco contribuiscono ad un mutamento di forma mentis e di abitudini, introducendo esse la concezione del viaggio ‘panoramico’, svincolato da ogni coefficiente teleologico e perciò altamente gratificante: insomma un viaggio fatto non più per raggiungere un luogo determinato ma che assume una sua autonoma e propria valenza.
Questa efficacia della ferrovia, sulla quale ci si è volutamente soffermati, va riconosciuta soprattutto negli anni ottanta, quando cioè si mette mano alla rete delle ferrovie secondarie o complementari dopo aver completato l’ossatura principale delle grandi linee, realizzate negli anni immediatamente successivi all’Unità avendo riguardo a motivazioni di ordine politico-militare e poi di bisogno economico generico. […]