«Il 22 aprile 1557 piacque al Signore dare un segno della sua divina bontà col far conoscere al popolo di Giulianova la Vergine dello Splendore».Così si legge nella prima cronaca che il padre priore, don Pietro Capullo (Celestino), scrisse a più riprese dal 1657 al 1674 e che servì come fonte per la “Storia Aprutina” scritta da don Niccola Palma e per la “Cronica Relazione di Santa Maria dello Splendore di Giulianova” scritta dai Padri Celestini.Su una collinetta al di fuori delle mura di Giulianova, verso mezzogiorno, un pio contadino, stanco per aver raccolto della legna da ardere da portare nella sua casa di Cologna, andò a riposarsi all’ombra di un frondoso ulivo. Bertolino, così si chiamava il contadino, ristorato dalla piacevole brezza marina che giungeva fin lassù, stava per assopirsi quando vide tra i rami dell’albero una luce abbagliante e, al centro, la Vergine Maria che gli disse: «Su, Bertolino, levati e vanne tosto in Giulianova e spargi per tutto il paese la lieta novella che la Gran Madre di Dio qui ha scelto la sua dimora. Avvisa il clero che venga senza indugio alcuno con solenne processione ad onorarmi e che qui, dove tu ora mi vedi, mi si costruisca un santuario».
Santuario Madonna dello Splendore
GIUDA STORICA ARTISTICA SPIRITUALE
A cura del Convento Frati Minori Cappuccini
Giulianova (Teramo)
Coordinamento Tecnico Editoriale e
Produzione Officine Grafiche Editoriali
Edigrafital S.r.l. - S. Atto di Teramo
Finito di stampare nel mese di giugno 2005

SANTUARIO MADONNA DELLO SPLENDORE

IL LUOGO
    Un ”santuario”, in genere, sorge o dove la natura è particolarmente varia capace di favorire naturalmente la devozione; o dove Dio si rivela con particolare intensità ai suoi figli, ascoltando le loro preghiere, asciugando le lacrime dai loro occhi e consolando il loro cuore; o dove si può invocare con particolare pietà Dio, la Vergine o i santi.

   Il Santuario della Madonna dello Splendore risponde a tutte e tre queste caratteristiche e perciò è méta di pellegrinaggi, di incontri di preghiera e di raccoglimento: qui uomini e donne, specie se segnati dal dolore e dalla sofferenza, scoprono la vicinanza materna di Dio.

   Il nostro Santuario sorge a Giulianova (Teramo), una cittadina con una storia millenaria, al confine con le Marche, dalle origini antiche (Castrum, 264 a. C.), che si stende parte in pianura e parte in collina, ma che si è sviluppata soprattutto tra il 1400-1500, quando «splendidissimo fu il commercio. Nel nostro litorale col risorgere del Comune erano risorti tre porti in luoghi diversi dagli antichi. Quelli del Salino maggiore, di Cerrano e di San Flaviano, il più importante fra tutti» [Monografia della Provincia di Teramo,vol. 1-2, pag. 126].

   Castel San Flaviano era il nome dell’antico borgo sulla riva sinistra del Tordino, dimesso per malaria intorno al 1470, con il conseguente trasferimento dei suoi abitanti a Giulia -nova, fondata da Giulio Antonio Acquaviva. La città, oltre essere un importante centro commerciale, nel tempo ha svolto anche la funzione di contrastare sbarchi indesiderati di africani.

    Proprio in questo periodo, caratterizzato da lotte e vendette tra le famiglie nobili del tempo, che si scambiavano come dote o conquistavano e ri-conquistavano le città del territorio, poco curandosi della situazione e delle sofferenze dei poveri, nascono numerosi luoghi di culto e di devozione alla Vergine, quasi un rifugio per i deboli e i non-potenti che cercano protezione.

LA CAPPELLA

     La tradizione racconta che la Vergine, apparendo all’umile contadino Bertolino, chiede la costruzione di una cappellina proprio nel luogo dove ora sgorga l’acqua, segno di vita e di purificazione. Dopo una iniziale resistenza anche le autorità civili consentono alla costruzione di una piccola chiesa fuori le mura.

L’AFFIDAMENTO AI CAPPUCCINI

     Fino all’inizio del 1800 il Santuario rimase affidato alla cura spirituale dei padri Celestini che abitavano il “monastero” attiguo alla chiesetta. Quando i conventi subirono la soppressione e i religiosi ne furono allontanati con la forza, l’edificio fu adibito a “luogo di cura e di ricovero” e la Cappella/Santuario, su richiesta delle autorità civili, fu affidata alla cura di alcuni frati cappuccini.

     Da allora questi religiosi si sono presi cura del Santuario, inizialmente con la costruzione del bel campanile — recentemente pur esso restaurato — e progressivamente con il ripulire, ingrandire e abbellire questo luogo, perché per tutti possa essere davvero luogo di esperienza materna di Dio, luogo di pace e di riconciliazione con Dio, con se stessi e con il prossimo.