Quando il vangelo si fa vita
Finito di stampare nel mese di ottobre 2002
Impaginazione, selezioni e stampa:
Edigrafital S.p.A. S. Atto - Teramo
 
 
Francesco De Lucia (Giulianova 1935) svolge la professione giornalistica da circa un cinquantennio. Negli anni Cinquanta è stato corrispondente di “Eco Riviera”, “Il Giornale d’Abruzzo”, Momento Sera”. Negli anni Sessanta è stato collaboratore de “Il Messaggero d’Italia” e de “Il Tempo”, e redattore capo de “L’Abruzzo domani”. Dopo un triennio svolto presso il quotidiano abruzzese  “Il Mezzogiorno” (in qualità di capo della redazione di Giulianova), ha diretto i periodici “confronto” e “Report”, e la TV locale  “Tele Alba” di Alba Adriatica. In tempi più recenti, è stato collaboratore dei quotidiani “L’Occhio” ed “Il Tempo”, e responsabile della redazione giuliese del quotidiano “Le Notizie”. A partire dagli anni Ottanta, ha scritto (in collaborazione con Gaetano Di Pietro) quattordici volumi sullo sviluppo sociale, economico e culturale di Abruzzo e Marche, ricevendo nel 1989, quale riconoscimento dell’attività svolta, una Targa d’argento da parte del Lions Club di san Benedetto del Tronto. Nel 2002 ha scritto il libro “Quando il vangelo si fa vita”, la storia di Padre serafino Col angeli, fondatore della Piccola Opera Charitas. È stato membro del Consiglio dei probiviri dell’Associazione Stampa Abruzzese.
Francesco De Lucia
 
Prefazione
 
Colloquiando con Padre Serafino Colangeli ed ascoltandone la Sapienza della fede, si ha la percezione concreta di trovarsi di fronte ad un uomo innamorato del Signore.
La sua voce quasi melodiosa, il suo modo pacato di esporre le proprie ragioni, svelano un senso religioso profondo e consapevole, una fede che interroga la coscienza di ciascuno di noi. che mette in crisi la nostra essenza spesso “tiepida” di cristiani.
Perché Padre Serafino in tutta la sua vita ha avuto ed ha un solo immenso fine: quello di rendere Gloria a Dio e rendere testimonianza attraverso le opere della fede che Dio gli ha donato.
Davvero senza le opere la nostra fede è vana! Scriveva San Paolo ai cristiani di Corinto: “Se anche parlassi la lingua degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o come un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla”.
Senza la carità quindi la nostra fede sarebbe inutile, non produrrebbe alcun frutto, e sarebbe ridotta ad un insieme di precetti e di pratiche culturali che nulla avrebbero a che fare con la vita.
La fede invece, per essere vera, deve andare al cuore dell’uomo, interrogare la sua libertà ed adoperarsi per incarnare nella società la Presenza del Cristo. Vivere la fede vuol dire
innanzitutto fornire una risposta ai bisogni dell’uomo, spirituali e materiali, di ogni uomo, ricco o povero che sia, modellare insomma la realtà umana secondo l’intenzione del Signore.
Ma come e a partire da che cosa la realtà umana può essere modellata con verità? Credo che questo possa avvenire a partire dall’amicizia umana che si stabilisce tra coloro che si riuniscono in nome di Cristo e che si chiama Chiesa. Nell’esperienza cristiana e vocazionale di Padre Serafino la Chiesa ha avuto il volto particolare e concreto della sua comunità di confratelli dell’ordine dei cappuccini, le mura austere del suo monastero: qui egli ha trovato linfa vitale per testimoniare la sua appartenenza a qualcosa di più grande, al Mistero della vita cui il Signore lo ha chiamato.
Dio chiama ed interroga ciascuno di noi. I cristiani sono così chiamati a completare il disegno del Padre. La comunità cristiana con la grazia operante dello Spirito collabora al compito della redenzione mediante il lavoro e la testimonianza, che diventano perciò espansione del Mistero della salvezza in ogni momento e attività, nel contesto della propria funzione e situazione.
Credo che in tutta l’esperienza sacerdotale di Padre Serafino questa concezione sia stata sempre al primo posto.
E per lui il lavoro cui lo ha chiamato il Signore ha oggi il volto e la fisionomia della Piccola Opera Charitas.
Fin da giovane egli avvertì il bisogno di fare qualcosa per gli ultimi, gli emarginati, tanto da meritarsi qualche rimbrotto dai benpensanti dell’epoca, come è descritto nel libro in un
gustoso aneddoto riferito dallo stesso protagonista all’Autore. Credo che a Padre Serafino l’intelligenza della sua fede abbia dato anche il carisma della lungimiranza. Infatti, già da quando non si parlava ancora di handicap, di abbattimento delle barriere architettoniche e di solidarietà sociale, egli iniziò a guardare con attenzione al mondo dell’emarginazione fino a spendere la sua vita per gli ultimi, gli indifesi, quelli cui la società del consumo guarda con fastidio o con sufficienza.
L’opera e la ricostruzione di Francesco De Lucia, molto agile e priva di fronzoli, rende testimonianza ad un uomo che ha tanto operato per la nostra comunità locale. Il suo ritmo agile, tipico del lavoro del giornalista, rende avvincente la lettura, quasi come si leggerebbe un romanzo.
È il romanzo di una vita spesa per la Gloria del Signore, per l’affermazione del suo regno. Dobbiamo per questo essere grati all’Autore che consegna oggi alle stampe la biografia di uno dei personaggi più significativi della storia recente della nostra cittadina e direi della nostra Regione, perché l’opera di Padre Serafino oggi varca i piccoli confini comunali per collocarsi in una splendida realtà regionale.
Oggi la Piccola Opera Charitas è una grande e benemerita realtà sociale ed umana che tanto bene compie per il recupero delle persone affette da handicap psichici e che una frettolosa mentalità avrebbe già rinchiuso in squallidi ghetti.
Ma l’attività del nostro fratello nella fede non si è fermata qui. Ha investito in altri settori del tessuto sociale e culturale. Pensiamo a tutto ciò che egli ha realizzato nel campo del sapere: dal Centro Culturale San Francesco alla Biblioteca Padre Candido Donatelli, dal Museo d’Arte dello Splendore alla bella rivista Piccola Opera: tutte strutture culturali a disposizione degli studiosi che sono ampiamente descritte nel libro.
Ripensando alla testimonianza di Padre Serafino non si può non ripensare alla parabola dei talenti. Il Signore chiama alla testimonianza ciascuno di noi, ognuno secondo la sua vocazione. Chi ha ricevuto uno darà uno, chi ha ricevuto due darà due e così via. Ognuno è chiamato alla realizzazione del regno di Dio secondo il talento che Dio ha donato a ciascuno di noi. Ma guai a tenere per sé la ricchezza della fede che il Signore ha elargito.
Come Padre Serafino, anche noi dobbiamo mettere a frutto i talenti ricevuti.
La testimonianza della sua vita sia per noi uno stimolo per un maggiore impegno di vita cristiana, anche noi, come lui, possiamo fare nostre le parole di Gesù nel Vangelo: “Ogni volta che avrete fatto qualcosa a qualcuno di questi piccoli, l’avrete fatto a me”.
 
Domenico Foglia