L’estensore di questa nota ha esitato non poco - anzi, più del tollerabile - prima che gli scritti raccolti in volume potessero venire alla luce. Ne chiede venia agli autori, anche se la sua presenza continua a sembrargli in qualche modo indebita e la ritiene soltanto giustificata, oltre che dal l’interesse e dalla curiosità che suscitano le biografie, dalla grande considerazione che ha per gli studiosi, che rappresentano stagioni feconde della cultura abruzzese, da Sandro Galantini, a Luigi Braccili e a Fernando Aurini, la cui ricostruzione della vicenda umana e artistica di Vincenzo Quintilii Leone è vera­mente esemplare.

Nemo propheta in patria
A cura di Mario Giunco

Collana  "STORIE"
Finito di stampare nel mese di novembre 2002 da "Media" editoria, grafica e stampa, Mosciano S.A.(TE) per conto del Centro di Servizi Culturali della Regione Abruzzo - Via I. Nievo, 6.
Tel. 0858003508 - Fax 08580027108
Presentazione
di Mario Giunco

       L’estensore di questa nota ha esitato non poco ‑ anzi, più del tollerabile ‑ prima che gli scritti raccolti in volume potessero venire alla luce. Ne chiede venia agli autori, anche se la sua presenza continua a sembrargli in qualche modo indebita e la ritiene soltanto giustificata, oltre che dal l’interesse e dalla curiosità che suscitano le biografie, dalla grande considerazione che ha per gli studiosi, che rappresentano stagioni feconde della cultura abruzzese, da Sandro Galantini, a Luigi Braccili e a Fernando Aurini, la cui ricostruzione della vicenda umana e artistica di Vincenzo Quintilii Leone è vera­mente esemplare.

Vincenzo Quintilii Leoni, Guido Mattucci, Enzo Coticchia e Raffaele Roscioli sono nomi più noti fuori dalla loro terra natale o all’estero che in Italia, a dimostrazione della profonda verità del detto evangelico, che da il nome a questa raccolta e della scontata ingra­titudine dei concittadini ‑ pure questo un luogo comune ‑ ma anche di una attività, cui probabilmente sono mancate l’amplificazione di cui i moderni "profeti" si servono e la cassa di risonanza, data dai mezzi di comunicazione dei nostri giorni.

Pensare, tuttavia, che un artista come Quintilii Leone sia morto, nella quasi totale trascuranza, a Città del Messico ‑ dove si era reca­to per insegnare, invitato dal Ministro della Pubblica Istruzione, dopo alcune fortunate tournée in quel paese, ma sostanzialmente indotto da ragioni economiche, quando la voce non gli permetteva più prestazioni adeguate ‑ e paragonare il suo malinconico declino ad altri declini ugualmente malinconici, ma fastosi e superpagati e a successi, nati per durare un giorno eppure prolungantisi all'infinito, mette tanta tristezza e potrebbe indurre a tentazioni moralistiche. E non a diversi sentimenti inducono le vite del giornalista Enzo Coticchia (qui tratteggiata, in maniera simpateticamente affettuosa, da Luigi Braccili) e dello psichiatra Raffaele Roscioli (di cui Sandro Galantini presenta una documentatissima e puntuale sintesi), finite anzitem­po, nel culmine di un’attività, che certamente avrebbe avuto maggiore rilevanza. Più serena, certo, ma ugualmente avventurosa e divisa fra Italia e Stati Uniti, è la vicenda di Guido Mattucci (ricostruita, con la consueta partecipazione, da Luigi Braccili), la cui invenzione, pur essendo fondamentale per il cinema e ampiamente sfruttata per i primi film a colori, ha stentato ad essere brevettata è stata quasi completamente dimenticata, nel volgere di pochi anni.

Vite, quindi, sempre vissute intensamente, ma anche storie di solitudini, di amarezze, di incomprensioni, che non è sembrato oppor­tuno trascurare, con la speranza che queste pagine, se non a rendere giustizia postuma ai biografati, contribuiscano almeno a ravvivarne il ricordo.