-
Presentazione
-
di Mario Giunco
L’estensore di questa
nota ha esitato non poco ‑ anzi, più del tollerabile ‑ prima che gli
scritti raccolti in volume potessero venire alla luce. Ne chiede venia agli
autori, anche se la sua presenza continua a sembrargli in qualche modo
indebita e la ritiene soltanto giustificata, oltre che dal l’interesse e
dalla curiosità che suscitano le biografie, dalla grande considerazione che
ha per gli studiosi, che rappresentano stagioni feconde della cultura
abruzzese, da Sandro Galantini, a Luigi Braccili e a Fernando Aurini, la cui
ricostruzione della vicenda umana e artistica di Vincenzo Quintilii Leone è
veramente esemplare.
Vincenzo Quintilii Leoni, Guido Mattucci, Enzo Coticchia e Raffaele
Roscioli sono nomi più noti fuori dalla loro terra natale o all’estero che
in Italia, a dimostrazione della profonda verità del detto evangelico, che
da il nome a questa raccolta e della scontata ingratitudine dei
concittadini ‑ pure questo un luogo comune ‑ ma anche di una attività, cui
probabilmente sono mancate l’amplificazione di cui i moderni "profeti" si
servono e la cassa di risonanza, data dai mezzi di comunicazione dei nostri
giorni.
Pensare, tuttavia, che un artista come Quintilii Leone sia morto, nella
quasi totale trascuranza, a Città del Messico ‑ dove si era recato per
insegnare, invitato dal Ministro della Pubblica Istruzione, dopo alcune
fortunate tournée in quel paese, ma sostanzialmente indotto da ragioni
economiche, quando la voce non gli permetteva più prestazioni adeguate ‑ e
paragonare il suo malinconico declino ad altri declini ugualmente
malinconici, ma fastosi e superpagati e a successi, nati per durare un
giorno eppure prolungantisi all'infinito, mette tanta tristezza e potrebbe
indurre a tentazioni moralistiche. E non a diversi sentimenti inducono le
vite del giornalista Enzo Coticchia (qui tratteggiata, in maniera
simpateticamente affettuosa, da Luigi Braccili) e dello psichiatra Raffaele
Roscioli (di cui Sandro Galantini presenta una documentatissima e puntuale
sintesi), finite anzitempo, nel culmine di un’attività, che certamente
avrebbe avuto maggiore rilevanza. Più serena, certo, ma ugualmente
avventurosa e divisa fra Italia e Stati Uniti, è la vicenda di Guido
Mattucci (ricostruita, con la consueta partecipazione, da Luigi Braccili),
la cui invenzione, pur essendo fondamentale per il cinema e ampiamente
sfruttata per i primi film a colori, ha stentato ad essere brevettata è
stata quasi completamente dimenticata, nel volgere di pochi anni.
Vite, quindi, sempre vissute intensamente, ma anche storie di solitudini,
di amarezze, di incomprensioni, che non è sembrato opportuno trascurare,
con la speranza che queste pagine, se non a rendere giustizia postuma ai biografati, contribuiscano almeno a ravvivarne il ricordo.