Quadro storico del regno di Napoli dal 1734 al 1796. - Il dominio spagnolo nella nostra penisola dura più di duecento anni (1503-1714). Filippo V, in seguito alla Guerra di Successione spagnola e alla Pace di Rastadt (stipulata tra Luigi XIV di Francia e l’imperatore Carlo VI, il 7 marzo 1714), viene riconosciuto Re di Spagna, ma contestualmente deve fare delle concessioni e, tra queste, il Regno di Napoli all’Impero che, così, vive una breve parentesi “austriaca” che dura fino al 1734. Entrambe le dominazioni vengono attuate attraverso i famosi Viceré ed un potere baronale vessatorio, dispotico ed assoluto, ostile a qualsiasi progresso, tenendo le plebi meridionali in uno stato di quasi totale soggezione e miseria. E’ questa una fase storica in cui i popoli sono trattati alla stregua di merci, contesi con sanguinose guerre e barattati senza che nulla possano opporre! Nel 1734, però, nel contesto dei nuovi rivolgimenti europei matura, da parte dei Borbone di Spagna, il progetto di riconquista dell’Italia meridionale e della Sicilia, per mano dell’Infante Carlo e con l’idea di instaurarvi il governo personale del Re senza ricorrere a reggenti che, d’altro canto, hanno contribuito ad aumentare il mal-governo. La Spagna, la Francia cia Sardegna nel 1733 sono alleate contro quello che rimane del Sacro Romano Impero che, nel sud dell’Italia, è impersonato dal Viceré Giulio Visconti.
MICHELANGELO CICCONI
NEL SECOLO DEI LUMI
A cura di Giovanni Di Leonardo
Finito di stampare nel mese luglio  2000 da "MEDIA" editoria, grafica, stampa Mosciano Sant'Angelo - (Te)
 
 

 

Giovanni Di Leonardo è nato a Morro D’Oro, il 20 aprile 1944, e vive a Giulianova. Si è laureato in Filosofia, all’Università Statale “La Sapienza” di Roma, con una tesi sulla Storia del Partito Socialista nel Teramano dal 1894 al 1922, seguita dal Prof. Renzo De Felice, conseguendo il massimo dei voti (110/110); successivamente ha insegnato Italiano e Storia negli Istituti Statali, di secondo grado, in diverse località della Lombardia e a Giulianova e Roseto degli Abruzzi. Numerose volte ha avuto l’incarico di Commissario esterno nelle Commissioni di Maturità in Istituti di Milano, Verona, Roma, ecc..

Prof. Giovanni Di Leonardo

 

PRESENTAZIONE

       Nell’ambito della brevissima quanto intensa vita rivoluzionaria napoletana di fine Settecento, l’abruzzese Michelangelo Cicconi fu uno dei primi e più appassionati protagonisti.

Con una espressione moderna si potrebbe dire che con la sua vita egli rappresentò la posizione dell’intellettuale del cambiamento nella lucida consapevolezza di essere un discendente di un magistrato del Regno ed un esponente autorevole di una Congregazione religiosa tra le più amate dalle popolazioni del Mezzogiorno per il fervore riformatore dei suoi componenti.

La regola fondamentale dell’Ordine dei Teatini, a cui appartenne, era infatti quella di lavorare per la restaurazione nel clero dell’ideale apostolico primitivo, impegnato nell‘istruzione religiosa del popolo, ma anche nell‘assistenza ai malati, nella predicazione del Vangelo ai fanciulli, nell’aiuto alle famiglie bisognose e nel rispetto del decoro nel corso delle funzioni religiose.

Storicamente Michelangelo Cicconi è un personaggio complesso: tanto noto in vita quanto ignorato dopo la sua drammatica impiccagione sulla piazza del Mercato di Napoli nel gennaio 1800.

Certamente molto ha influito negativamente la damnatio memoriae, che per decisione regia colpì l’insieme della documentazione prodotta nel periodo repubblicano, ma molto anche la carenza di una corretta edizione critica delle sue molteplici opere.

Se si tengono conto questi due elementi si comprende facilmente la difficoltà che ha incontrato Giovanni Di Leonardo, che pure non è nuovo a questo tipo di indagine, basti pensare al recente volume sugli “Internazionalisti e Repubblicani in Abruzzo” (1999), nel ricondurre ad unità le pochissime notizie bio-bibliografiche presenti dentro e fuori l’Abruzzo. Per portare a termine il suo lavoro e quindi offrire ai lettori un quadro esatto dell’opera del Cicconi, l’Autore ha seguito tutte le piste, ha sondato ogni traccia e ha verificato ogni pur minima notizia.

Ne è venuto fuori l’ immagine di un personaggio complesso non più e non solo appiattito nel “ribellismo” giacobino degli ultimi mesi della sua vita quanto la figura di un “cittadino” insonne, pronto a raccogliere ogni nuovo tipo di sfida, sempre coerente con se stesso e impegnato nella salvaguardia della salute pubblica, nei diritti dei minori e nella lotta per l’emancipazione femminile.

Pertanto è un libro assai articolato su Michelangelo Cicconi, su Francesco Cicconi, sul concittadino Fulgenzio Lattanzi, sulle famiglie gentilizie del Regno e più in generale sulla cultura abruzzese e napoletana del suo tempo.

Il testo inoltre si fa apprezzare per la facilità dell’esposizione, per la complessità della ricerca, compiuta a Napoli, a Roma e in Abruzzo e per la completezza, sempre allo stato attuale delle informazioni raccolte, del racconto.

Sono certo che il lettore saprà apprezzare tutti questi elementi e che Morro D’Oro saprà riservare a Michelangelo Cicconi e ai suoi migliori figli l’onore che meritano.

 Adelmo Marino