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Francesco Savini
Lungo la strada ferrata da Giulianova a Teramo
(Note storiche ed anedottiche)
Teramo-Roma. Casa Editrice Fabbri, 1927
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- Ristampato con procedimento anastatico
per conio di Ricerche&Redazioni - Teramo (Te)
presso la Poligrafica Mancini - Sambuceto (Ch)
Maggio 2003
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- Coordinamento Editoriale
Giacinto Damiani
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- DESIGN
Barbara Marramà
- C0PERINA
Foto di Armando Di Antonio
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2003 Ricerche&Redazioni/Giacinto Damiani
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Ricerche&Redazioni
Teramo - Italia
TeF+39086l 219242
www.ricercheeredaztoni.com
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- ISBN
88-88925-00-7

Sandro Galantini
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Questa ristampa è stata realizzata in occasione
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dell’elettrificazione della linea Teramo-Giulianova
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con il contributo delle Ferrovie dello Stato
FRANCESCO SAVINI
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Lungo la strada ferrata
da Giulianova a Teramo
(Note storiche ed anedottiche)
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A cura di Sandro Galantini
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Dalla vaporiera al libro
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La ferrovia Teramo-Giulianova e le
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Note storiche ed anedottiche di Savini
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Alle ore 14,15 del 15 luglio 1884, con l’entrata
nella stazione del capoluogo aprutino del treno inaugurale tra due ali
di folla festante, veniva inaugurata ufficialmente la linea ferroviaria
Teramo-Giulianova.
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Si realizzava così, non senza fatica, un sogno a
lungo atteso dalle popolazioni valligiane del Tordino, costrette prima
di quella storica data, come si legge in un articolo relativo alle
condizioni delle vie di comunicazione nell’800, ad utilizzare scomode e
lente carrozze trainate da cavalli per i loro spostamenti.
Era stato il deputato montoriese Francesco Sebastiani a sostenere alla
Camera nella seduta del 10 aprile 1865 la necessità di questa ferrovia,
già oggetto di studio del Governo Napoletano nel 1855, seguito da altri
autorevoli esponenti politici — dall’onorevole teramano Settimio
Costantini, che nel 1873 aveva vanamente formulato la proposta di un suo
prolungamento sino a Roma, ai parlamentari Jacini, Bonghi e De Petris —
finalmente riusciti, innestando proficuamente la questione all’interno
del vivace dibattito relativo alle ferrovie complementari, ad ottenerne,
con la legge 29 luglio 1879, la costruzione.
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A soli cinque anni dalla promulgazione della legge,
nel gennaio 1884, a Giulianova venivano finalmente battuti gli ultimi
chiodi alle rotaie. A farlo — cinti da una cornice di pubblico
plaudente, duemila e più persone assiepate sul piazzale della stazione —
erano il prefetto Leonardo Gotti, il sindaco di Teramo Emidio Cerulli,
quello di Giulianova Francesco Acquaviva e l’ingegnere senese Gioacchino
Losi, direttore del Genio Civile. Dopo l’adempimento dell’operazione
rituale non sprovvista di significati simbolici, alle ore 16 un treno
speciale, di prova, poteva partire da Teramo e raggiungere — dopo 25
chilometri intervallati dalle quattro stazioni intermedie di Castellalto,
Bellante, Notaresco e Mosciano Sant’Angelo — la città adriatica, primo
di numerosi convogli che sarebbero divenuti familiari, dopo quel 15
luglio, ai valligiani del Tordino.
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Sarà proprio l’avvio di quell’esperienza — che
finalmente allacciava Teramo, unico capoluogo provinciale escluso da
ogni tracciato ferroviario, «con il mondo», per usare la colorita
espressione allora in uso — ad occasionare il pregevole (ed ormai raro)
volumetto intitolato Note storiche ed aneddotiche pel viaggiatore
sulla strada ferrata Giulianova-Teramo, consegnato per la stampa
alla fiorente tipografia teramana di Quintino Scalpelli e figlia
da Francesco Savini, forse già pensando alle possibili prospettive
turistiche legate alla nuova linea.
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Queste Note del Savini si incuneavano, con
caratteri di originalità, in quella letteratura odeporica o di viaggio
che — pur non folta — si era rivolta all’Abruzzo, oltretutto precedendo
di cinque anni l’altrettanto gustoso Viaggio in strada ferrata da
Roma a Sulmona, pubblicato presso le senesi edizioni all’insegna
dell’Àncora da quel Gioacchino Losi il cui nome conosciamo.
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Il Savini, allora trentottenne e già autore di due
lavori — uno edito nel l881,
l’altro nel 1884,
sincronico alle Note — che facevano presagire il suo diligente
impegno di ricerca in ambito soprattutto medievalistico
e destinati ad aggiungersi ad una bibliografia che diverrà in prosieguo
di tempo copiosissima,
a mezzo delle trenta pagine del suo volumetto in sedicesimo avrebbe
descritto, avvedutamente ricorrendo ad un linguaggio alieno da ogni
preziosismo ma senza abiurare al suo abitus mentale di storico
scrupoloso, le bellezze della bassa valle del Tordino,
esponendo al «viaggiatore» aspetti storici ed artistici, ma anche
curiosità, delle località toccate dalla ferrovia.
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Le Note, pur appartenendo alle opere minori
del Savini, tuttavia lasciano trasparire in filigrana sia la vasta
erudizione dell’autore, resa consistente da un serio lavoro di scavo e
fertilizzata da una cultura di base di carattere generale e di natura
specifica acquisita attraverso autonomi ma non manchevoli percorsi, sia
l’amore consapevole e sincero per il suo territorio, e sia, finalmente,
le qualità metodologiche, fondate sul ricorso diretto alle fonti, sulla
discussione ponderata degli storici precedenti, sulla serenità di
giudizio e sulla prudenza delle conclusioni.
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Trascorrerà oltre un quarantennio prima che si
proceda alla seconda edizione, accresciuta, di quel suo lavoro del 1884.
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Il libro, ora folto di 53 pagine e intitolato
Lungo la strada ferrata da Giulianova a Teramo (Note storiche ed
anedottiche), esce infatti nel 1927 presso la nota tipografia
teramana di Giovanni Fabbri,
inserito nella “Collezione Abruzzese” diretta dal figlio Pasquale,
che pure ne firma la prefazione.
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La riedizione del volume forse non casualmente
interveniva nel 1927, l’anno nel quale vedeva la luce un progetto, di
Pietro Verrua, che ipotizzava quel sempre accarezzato ma mai realizzato
collegamento ferroviario con Roma attraverso un percorso che,
inoltrandosi per Isola del Gran Sasso e mediante una galleria di 7
chilometri sotto cio, avrebbe consentito di raggiungere L’Aquila da
Teramo, quest’ultima città -peraltro depauperata proprio nel 1927 di
parte consistente del suo territorio a favore della nuova provincia di
Pescara — finalmente in grado di emanciparsi dal non più tollerato ruolo
di subalternità derivante dall’essere stazione terminale di una tratta
ferroviaria (pure arricchita, a partire dal luglio del 1904, delle nuove
fermate di Neopezzano e Colleranesco) la quale, a causa della sua
brevità, del debole armamento e teriale rotabile superato, iniziava ad
avere un respiro decisamente dispnoico.
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Il progetto del ‘27, come quelli precedenti e gli
altri successivi, sarebbe rimasto mestamente confinato nei meandri della
burocrazia e tra gli infiniti intralci della politica.
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Occorrerà attendere quasi settant’anni per
riscontrare un forte ritorno d’interesse verso la Teramo-Giulianova E
difatti risale al 21 gennaio 1994 un importante convegno sulla ferrovia
Teramo-Giulianova, organizzato dall’Associazione “Il Poliorama” a
Teramo, destinato a segnare una tappa importante nella storia recente
della strada ferrata di cui discorriamo. A fronte di un notevole
incremento registrato nel settore viaggiatori sulla tratta, si aprivano
— e venivano in effetti prospettati — nuovi scenari di rilancio della
ferrata
che in parte riassumevano reiterate istanze di potenziamento venute a
maturazione nel corso degli anni precedenti, anche a fronte di un
rinnovato interesse da parte dell’opinione pubblica, degli enti locali e
delle forze politiche, sociali e culturali.
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La verticalizzazione demografica ed i conseguenti
fenomeni di espansione urbana e di conurbazione lungo la strada statale
80, l’esorbitante utilizzo del mezzo su gomma con inevitabili fenomeni
di congestione ed inquinamento atmosferico, la stessa oggettiva
inadeguatezza del peraltro obsoleto tracciato stradale di collegamento
tra Teramo e Giulianova ma anche la consapevolezza del possibile effetto
tonificante nei confronti della valorizzazione turistica del territorio
mediante il mezzo su rotaia, hanno sollecitato un piano di rilancio ora
concretizzatosi nella elettrificazione della linea e nella sua
trasformazione in “metropolitana di superficie”.
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In questa nuova stagione coinvolgente la linea
Teramo-Giulianova, la riproposizione del volume di Francesco Savini
assume dunque una valenza che travalica la semplice operazione — certo
meritoria ed opportuna — di recupero e di restituzione a circuiti di più
ampia fruibilità di un “cimelio” bibliografico altrimenti riservato al
numerus clausus di appassionati bibliofili o di impegnati
studiosi: la ristampa, insomma, si colora anche di un indubitabile
significato connesso ad un fondamentale — e certo “storico” — momento
riguardante la più che secolare vicenda della ferrovia Teramo-Giulianova,
cui sono consegnate ragionevoli opportunità di sviluppo per il
territorio e impegnative sfide per il futuro.
NOTE
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sulle fasi genetiche ed il successivo sviluppo
della ferrovia Teramo-Giulianova si rinvia al documentatissimo
lavoro di ADRIANO Ctoci, La ferrovia Teramo-Giulianova,
Cortona, Calosci, 1994.
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Cfr. in proposito NEMO, Curiosità del secolo
XIX. Come si andava a Giulianova un secolo indietro, in «Terarno.
Bollettino mensile del Comune», a. 11(1933), fasc. Xl, pp.
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Interessanti rilievi in proposito sono quelli di
GAETANO SABATINI, La ferrovia transappenninica Giulianova-
Te- ramo-Aquila-Roma. Il primo progetto, in «Bollettino del
Cai - sezione dell’Aquila», serie III, n. 32, dicembre 1995, pp.
21-3 1. Riassume recentemente il dibattito sulle ferrovie
interne il tema sviluppato nella mostra storica di Pescasseroli
del luglio-agosto 1995, per il quale dr. il num. monograf. della
rivista «Provincia oggi». a. XII (1995), n. 40 e. soprattutto,
il voi. La rivoluzione dei trasporti in Italia nel XIX
secolo. Temi e materiali sullo sviluppo delle ferrovie tra
questione meridionale e storia regionale, a cura di Gaetano
Sabatini, L’Aquila. Arnministrazione Provinciale, 1996, con
foltissima bibliografia pertinente. Sullimpegno politico del
Sebastiani e circa il ruolo da qu esti avuto nella genesi della
tratta ferroviaria Teramo-Giulianova, cir. da ultimo EGIDIO
MAmtwto, Francescc, Sebastiani; la formazione culturale e
l’impegno politico di un nota bile del secolo scorso, in «Aprutium»,
a. XV (1996). n. 1-2, spec. pp. 107 Ss. 44.45-
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sulla tipografia Scalpelli, nata nel 1832, cfr.,
oltre a LUIGI PONZIANI, Annali tipografici dell’ Abruzzo
Teramano. Il XIX secolo, Teramo, Amministrazione Provinciale
– Biblioteca Provinciale “Melchiorre Delfico”, 1997, i due
lavori di Lida BUCCELLA, L’editoria abruzzese dell’Ottocento,
in L’Abruzzo nell’Ottocento, Pescara, istituto
Nazionale di Studi Crociani- Ediars, 1996, pp. 564 ss., e
L’editoria abruzzese dell‘Ottocento, Chieti-villamagna,
Tinari, 1999.
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I
Signori di Melatino. Notizie storico-critiche sulla più illustre
famiglia teramana del Medio-evo, corredate di inediti ed
originali documenti,
Firenze, Tip. M. Ricci, 1881.
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Regesto
dell’antichissimo Monastero di S. Giovanni a Scorzone presso
Teramo ora per la prima volta pubblicato con proemio e note,
Teramo, Tip. Q. Scalpelli e figlia, 1884.
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Sull’impegno del Savini in ambito storiografico
cfr. ora Francesco Savini e la storiografia abruzzese e
molisana tra Ottocento e Novecento. Atti del convegno
Nazionale di studi. Teramo, 4-6 dicembre 1997, Teramo, Istituto
Abruzzese di Ricerche Storiche, 2002.
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Per la bibliografia di Savini si rimanda a
Raffaele ARINI, Dizionario bibliografico della gente
d’Abruzzo, vol. III, Teramo. Cooperativa tipografica «Ars et
Labor», MCMLVIII, pp. 158-175, ora disponibile nell’ediz.
Colledara, Andromeda editrice, 2002, vol. V, pp. 252 Ss. La
bibliografia dell’Aurini è stata aggiornata,
limitatamente alla parte riguardante la produzione saviniana, da
Marcello Sgattoni col suo saggio Per Francesco Savini,
1846-1940: aggiornamento bibliografico. in «Notizie dalla
Delfico», 3/1990, pp. 18-34.
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Cfr. Giulio Di Francesco, Francesco Savini:
storico, umanista, archeologo, in «Aprutium», a. VI (1988).
n. 2-3. p33.
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Su questa tipografia e sul suo fondatore Giovanni
Fabbri si rimanda a GABRIELE DI CESARE, Giovanni Fabbri
editore in Teramo. I primi vent’anni di attività, in
Tipografi, editori, libri in Abruzzo tra Otto e Novecento, a
cura di Luigi Ponziani e Umberto Russo, in «Abruzzo
contemporaneo» (num. monograf.), n.s., 6/1998, pp. 162- 190.
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Sul quale cfr. la conferenza tenuta da Errnando
Magazzeni a Teramo il 9 marzo 1968 e quindi pubblicata presso le
edizioni “‘Eco” di San Gabriele nello stesso anno.
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Cfr. ADRIANO Cioci, La ferrovia
Teramo-Giulianova, clt., pp. 43-44.
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Su questo convegno e sui suoi contenuti si
rimanda ad Adriano Cioci, La ferrovia Teramo-Gjuljanoya
cit., pp. 110 ss.
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