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- "L'arie de lu
porte"
- Poesie
dialettali
- di Silvestro Gino
Gervasini
- Finito di stampare
a Giulianova
- presso la
tipografia Braga
- nel mese di Luglio
2002
La cucale
-
Jenne lla’ lu porte
- me
so fermate a vedò:
- ‘na
cucale s’ere appurate
-
sopre ‘na bette
-
tenave ‘na sciolle mezza rotte
- e
‘na sardelle ‘n mocche.
-
- Pe’
‘rcuvarà ‘lla sardelle
- a
tenite da trebbulà
-
come llà lu mare
- lu
marenare te da pijà
- ti
bott’ de mare
- pe’
‘rcuvarà nu tozze de pà.
-
-
-
Il gabbiano
-
-
Andando al porto
- mi
sono fermato a guardare:
- un
gabbiano s’era posato
- su
una bitta
-
aveva un’ala mezza rotta
- e
una sarda in bocca.
-
- Per
impadronirsi
- di
quella sarda
- ha
dovuto faticare
- al
pari del pescatore
- che
andando per mare
- è
sottoposto alle bordate
- per
racimolare un pezzo di pane.
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INTRODUZIONE
Se è vero, come si afferma da sempre,che la
“poesia” ha la capacità di esprimere forti sentimenti, di suscitare
emozioni, associazioni di immagini, di innalzarsi sui valori correnti per
forza creativa e profondità di concetti, si può dire che le composizioni in
versi di Silvestro Gino Gervasini rientrano nell‘alveo di questa scuola di
pensiero. E questo se non altro per l’intensità dei sentimenti espressi, per
la sua carica emotiva, per l’evidente ispirazione concettuale verso ambiti
traguardi culturali pur se nella giustificata imperfezione formale. Ecco
allora che questa raccolta di poesie dialettali dal significativo titolo:“L
‘arie de lu porte” consente all‘autore di entrare in un‘area culturale dove
i valori veri si contrappongono con forza a quelli falsi; dove il ritorno al
passato è necessario e indispensabile per comprendere il presente e per
aprirci la strada di un futuro più tranquillo sul piano esistenziale. A
Gino, infatti, occorrono poche rime per farci sognare un mondo di cose
semplici che sono essenziali per dare coraggio alle nostre azioni quotidiane
quasi tutte tese al raggiungimento di fatui obiettivi consumistici. Ma è
facile comprendere le ragioni che hanno spinto il Nostro a scrivere in
dialetto giuliese “Mare ‘nquenate”, “La cucale”, “Lu calescinde”, “Male
tempe “. Per chi, come noi, ha vissuto l’epoca del secondo dopoguerra con le
sue miserie economiche-finanziarie ma anche con le sue speranze di un futuro
migliore, il canto nobile e accorato di Gino è un ritorno ai felici anni di
gioventù, quando questo nostro mare incontaminato rappresentava un luminoso
punto di riferimento per i nostri svaghi estivi ma anche per respirare
l’aria salubre, per volare idealmente con le ali dei gabbiani verso
l’infinità, per fantasticare sul nostro futuro. A Gino va poi il merito di
aver ricordato i tanti pescatori che affollano la nostra memoria.
Straordinari, indimenticabili personaggi che continuano a vivere nel
profondo dei nostri cuori per i loro quotidiani sacrifici, per la loro
bellezza spirituale, per il loro candore, per la loro simpatia. Tra questi
ci sembra opportuno annoverare suo padre Albion, alias Bion, simpatica
figura di pescatore che ancora molti ricordano lungo il tratto del molo
Nord, chino sulle reti da pesca che rammendava con pazienza e maestria.
Ed è
indubbio che proprio dall‘esperienza di vita di suo padre, Gino ha ereditato
quella grande passione per il mare, per quel porto che è stato oggetto delle
sue divagazioni poetiche. Per queste ragioni non possiamo che sottoscrivere
l’appello di Silvestro Gino Gervasini
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“A mo’ despiace
-
ca lu mare sta a suffrè
-
mendre lu marenare
-
quolle vore,sta afenè
-
-
Francesco De Lucia
I MILLE VOLTI DEL MARE
Il
mare, nelle sue innumerevoli sfaccettature, nei suoi continui mutamenti,
offre lo spunto a poeti ed artisti per realizzare le loro opere. Così è
per Silvestro Gino Gervasini che, con estrema semplicità e con
straordinaria sensibilità, ha scritto queste belle, toccanti, poesie
dialettali. Ad esse abbiamo pensato di affiancare una serie di immagini
fotografiche su come vediamo noi il mare; questo mare al quale siamo
legati, quasi vincolati e che, attraverso il nostro obiettivo, ha dato
anche a noi ispirazione per fermare nel tempo immagini certamente
sentite nel profondo dell’animo.
Pierino Santomo - Ennio Pomponio
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