La casa sul mare di Lucio mara' - la copertina: Battello all'ancora della famiglia di Andrea mara' (1929)
La casa sul mare
di Lucio Mara'
Finito di stampare nel mese di luglio 2006
dall'Edigrafital S.r.l. -S.Atto - Teramo
 
 
Lucio Marà

 

     

Ente Porto Giulianova

 

Il libro é stato stampato a cura e spese dell'Ente Porto di Giulianova e che tutto l'incasso, spese comprese, sarà devoluto in beneficenza.

 
Presentazione
 
Il successo ottenuto dal libro edito lo scorso anno, “Vita di mare” il cui incasso è stato, per intero, devoluto in beneficienza, induce l’Ente Porto di Giulianova a riproporre l’ultima fatica letteraria del caro Lucio Marà, autentico custode del patrimonio umano del porto e delle sue vicende.
I tratti, questa volta, sono intimistici, votati a speculare il quotidiano di una “famiglia marinara”.
Non tragga in inganno il contesto.
Cambia, semmai, il luogo di osservazione. Dal mare alla finestra che ha per orizzonte lo stesso mare.
Riteniamo, non a tono, che, nonostante la tecnologia, lo sviluppo imprenditoriale che questo nostro porto ha avuto (e, senz’altro, avrà!) non potevamo non mettere in cassaforte altra preziosa documentazione del vissuto, di ciò che è stato, della fatica consumata.
Lo scopo “storico” ben si attaglia a quello della vendita del libro, il cui guadagno sarà destinato ad altre opere, sicuramente meno visibili del porto, ma altrettanto importanti.
I racconti delle asprezze di vita marinara per lenire, un poco, il dolore degli indifesi.
                                             Pierangelo Guidobaldi
                                     Presidente Ente Porto Giulianova
 

 
Prefazione
 
La casa sulla riviera — forse l’opera narrativa più persuasiva, senza dubbio tra le più coinvolgenti sortite dalle feconde risorse espressive dello scrittore Lucio Marà — è uno sguardo pudico ed affettivamente partecipato, per quanto null’affatto indulgente a sentimentalismi di maniera o a banalità oleografiche, rivolto ad un “piccolo mondo antico” in cui innocenza, solide moralità e tenui sentimenti si amalgamano e si sovrappongono vicendevolmente nel cerchio di esistenze che obbediscono, per fedeltà a valori non transeunti e insieme per intimo convincimento, alle nitide geometrie postulate dalla cultura d’origine.
Sulle vicende dei due giovani protagonisti, il giuliese Peppe Marà e la rosetana Rosolina Petrella, di famiglia marinara l’uno e contadina l’altra, fa perno l’intero racconto. Che è resoconto di una tenerissima storia d’amore, nel quale si registra con vigile attenzione, secondo un interesse “minimalista” congeniale a Marà e — grazie al soccorso di una scrittura volutamente sobria — con straordinaria efficacia e congruenza, ogni pallida intermittenza, ogni battito e respiro, per così dire.
Previamente e opportunamente delineando, in una sorta di biografia in parallelo, l’ambiente di entrambi i protagonisti (con i tratti peculiari, le inevitabili differenze ma anche con le analogie delle due realtà popolari messe a confronto), l’Autore ricompone altresì la tessitura delle ritualistiche sociali ed espone il corredo delle piccole costumanze proprie della generazione che visse in quest’area dell’Abruzzo a cavaliere tra gli anni venti ed i trenta del secolo passato.
Il corteggiamento, quasi giuoco di sguardi discreti, trasalimenti e sorrisi lievemente accennati tra gli interstizi di un controllo sociale e familiare assai penetrante; le rare occasioni d’incontro, convenzionalmente scandite — nella rigida realtà di paese — dalle messe festive o dai meno frequenti momenti collettivi, fossero fiere o feste patronali. E quindi, sempre in ossequio agli indiscussi codici comportamentali di una società che oggi non può che apparirci distantissima per i suoi compressi spazi di autonomia, ma anche per l’assenza di spregiudicatezza e, nonostante le imperanti difficoltà economiche, per la sua genuina gioia di vivere, l’incontro tra le famiglie, il fidanzamento ufficiale, il matrimonio ed infine la nascita dei figli. Segmenti di vita, ognuno connotato da precise regole e retto da peculiari alfabeti e liturgie che rimandano a caroselli di precorse stagioni rimaste intatte — o al più leggermente increspate — nella contemporaneità di quel vivere.
Storia d’amore, dunque, a cui certo non nuocciono certa verve umoristica occhieggiante tra le pagine né taluni gustosi episodi, che semmai valgono a vivacizzare il racconto e a definire ulteriormente le marcature emozionali e le psicologie dei protagonisti, così come idee, abitudini e modi di vita (quindi la pregnante totalità e le concretezze) di quel mondo richiamato dalle lontane province della memoria.
Ma La casa sulla riviera, opera autenticamente letteraria per quanto robustamente intessuta di elementi diaristici, ha almeno un altro merito o — se si preferisce — una ulteriore valenza, che eguaglia in certo qual modo il lavoro narrativamente assai riuscito di Lucio Marà.
Il volume, infatti, grazie alla provvida scelta dell’Autore focalizza l’attenzione anche su aspetti interessanti, e pressoché del tutto obliati, della cultura materiale del tempo: non solo gli strumenti — con relativa e peculiare nomenclatura — dei pescatori ma anche gli utensili tipici nel lavoro dei campi e quelli della vita più propriamente domestica. E poi un altrettanto dovizioso apparato di tradizionali doni obnuziali, oggetto peraltro di una ormai vasta letteratura demo-etno-antropologica volta ad evidenziarne le valenze apotropaiche. E’ il caso delle collane di corallo, specialmente diffuse nel Teramano e con epicentro di produzione a Giulianova, dove sin dal 1884 si impose con i fratelli Migliori una manifattura destinata a fama internazionale. O, più ancora, della presentosa, una collana con pendente centrale a forma stellare che agli aspetti più propriamente magici (ma anche tipicamente femminili) richiamati dal crescente lunare, coniugava un chiaro significato di status, appalesando i due cuori posti al centro del monile la condizione della donna sentimentalmente “impegnata”.
In complesso, dunque, un volume accattivante e se vogliamo inconsueto, strutturato su più registri e fortemente caratterizzato sotto il profilo storico-esistenziale, in cui figure e spazi di una realtà vissuta acquistano pregnanza di significato e calore.
                                                     Sandro Galandni
 

 
Premessa
 
Come tutti sanno, la nostra memoria non è fatta solo del ricordo di immagini o di vicende da noi direttamente vissute; ma è fatta anche di storie ed avvenimenti, accaduti ad altri e che da essi abbiamo ascoltato, fin dalla più tenera età.
L’insieme di ricordi belli e brutti, di sentimenti e di sensazioni, di speranze e di delusioni, diventa, allora, una specie di nostra personale dote, una sorta di carta d’identità; come dite che siamo quello che ricordiamo.
Quando, poi, si giunge ad una certa età, si avverte, quasi dolorosamente, il bisogno di raccontare, di condividere con quelli che sentano piacere ad ascoltare, o ne abbiano la pazienza, tutto quello che ricordiamo, forse in un ingenuo tentativo di trovare giustificazioni o riconoscimenti al nostro operato. E’ successo ai nostri nonni; è successo ai nostri genitori; succede anche a noi: tutti fermamente convinti che il racconto delle proprie vicissitudini possa essere di aiuto e di insegnamento agli altri.
Oltre che raccontare, come faccio di solito, ho voluto, addirittura, scrivere un libro: questo che avete in mano.
Ho scritto di personaggi Veramente esistiti, chiamandoli con i loro veri nomi; ho descritto luoghi e paesi veri; ho raccontato storie di vita realmente vissute.
Nulla ho aggiunto e nulla ho tolto ai miei ricordi; e se, in qualche punto, il lettore potrà avete la sensazione che qualcosa suoni falso o inventato, ricordi che la realtà supera sempre l’immaginazione.
                                                        L’autore
                                                      Lucio Mara’