La casa sul mare
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di Lucio Mara'
- Finito di stampare
nel mese di luglio 2006
- dall'Edigrafital
S.r.l. -S.Atto - Teramo
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- Lucio Marà
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Il libro é stato
stampato a cura e spese dell'Ente Porto di Giulianova e che tutto
l'incasso, spese comprese, sarà devoluto in beneficenza. |
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Presentazione
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Il successo ottenuto dal libro edito lo scorso anno,
“Vita di mare” il cui incasso è stato, per intero,
devoluto in beneficienza, induce l’Ente Porto di
Giulianova a riproporre l’ultima fatica letteraria del
caro Lucio Marà, autentico custode del patrimonio umano
del porto e delle sue vicende.
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I tratti, questa volta, sono intimistici, votati a
speculare il quotidiano di una “famiglia marinara”.
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Non tragga in inganno il contesto.
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Cambia, semmai, il luogo di osservazione. Dal mare alla
finestra che ha per orizzonte lo stesso mare.
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Riteniamo, non a tono, che, nonostante la tecnologia, lo
sviluppo imprenditoriale che questo nostro porto ha
avuto (e, senz’altro, avrà!) non potevamo non mettere in
cassaforte altra preziosa documentazione del vissuto, di
ciò che è stato, della fatica consumata.
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Lo scopo “storico” ben si attaglia a quello della
vendita del libro, il cui guadagno sarà destinato ad
altre opere, sicuramente meno visibili del porto, ma
altrettanto importanti.
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I racconti delle asprezze di vita marinara per lenire,
un poco, il dolore degli indifesi.
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Pierangelo Guidobaldi
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Presidente
Ente Porto Giulianova
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Prefazione
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La casa sulla riviera
— forse l’opera narrativa più persuasiva, senza dubbio
tra le più coinvolgenti sortite dalle feconde risorse
espressive dello scrittore Lucio Marà — è uno sguardo
pudico ed affettivamente partecipato, per quanto
null’affatto indulgente a sentimentalismi di maniera o a
banalità oleografiche, rivolto ad un “piccolo mondo
antico” in cui innocenza, solide moralità e tenui
sentimenti si amalgamano e si sovrappongono
vicendevolmente nel cerchio di esistenze che
obbediscono, per fedeltà a valori non transeunti e
insieme per intimo convincimento, alle nitide geometrie
postulate dalla cultura d’origine.
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Sulle vicende dei due giovani protagonisti, il giuliese
Peppe Marà e la rosetana Rosolina Petrella, di famiglia
marinara l’uno e contadina l’altra, fa perno l’intero
racconto. Che è resoconto di una tenerissima storia
d’amore, nel quale si registra con vigile attenzione,
secondo un interesse “minimalista” congeniale a Marà e —
grazie al soccorso di una scrittura volutamente sobria —
con straordinaria efficacia e congruenza, ogni pallida
intermittenza, ogni battito e respiro, per così dire.
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Previamente e opportunamente delineando, in una sorta di
biografia in parallelo, l’ambiente di entrambi i
protagonisti (con i tratti peculiari, le inevitabili
differenze ma anche con le analogie delle due realtà
popolari messe a confronto), l’Autore ricompone altresì
la tessitura delle ritualistiche sociali ed espone il
corredo delle piccole costumanze proprie della
generazione che visse in quest’area dell’Abruzzo a
cavaliere tra gli anni venti ed i trenta del secolo
passato.
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Il corteggiamento, quasi giuoco di sguardi discreti,
trasalimenti e sorrisi lievemente accennati tra gli
interstizi di un controllo sociale e familiare assai
penetrante; le rare occasioni d’incontro,
convenzionalmente scandite — nella rigida realtà di
paese — dalle messe festive o dai meno frequenti momenti
collettivi, fossero fiere o feste patronali. E quindi,
sempre in ossequio agli indiscussi codici
comportamentali di una società che oggi non può che
apparirci distantissima per i suoi compressi spazi di
autonomia, ma anche per l’assenza di spregiudicatezza e,
nonostante le imperanti difficoltà economiche, per la
sua genuina gioia di vivere, l’incontro tra le famiglie,
il fidanzamento ufficiale, il matrimonio ed infine la
nascita dei figli. Segmenti di vita, ognuno connotato da
precise regole e retto da peculiari alfabeti e liturgie
che rimandano a caroselli di precorse stagioni rimaste
intatte — o al più leggermente increspate — nella
contemporaneità di quel vivere.
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Storia d’amore, dunque, a cui certo non nuocciono certa
verve umoristica occhieggiante tra le pagine né taluni
gustosi episodi, che semmai valgono a vivacizzare il
racconto e a definire ulteriormente le marcature
emozionali e le psicologie dei protagonisti, così come
idee, abitudini e modi di vita (quindi la pregnante
totalità e le concretezze) di quel mondo richiamato
dalle lontane province della memoria.
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Ma La casa sulla riviera, opera autenticamente
letteraria per quanto robustamente intessuta di elementi
diaristici, ha almeno un altro merito o — se si
preferisce — una ulteriore valenza, che eguaglia in
certo qual modo il lavoro narrativamente assai riuscito
di Lucio Marà.
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Il volume, infatti, grazie alla provvida scelta
dell’Autore focalizza l’attenzione anche su aspetti
interessanti, e pressoché del tutto obliati, della
cultura materiale del tempo: non solo gli strumenti —
con relativa e peculiare nomenclatura — dei pescatori ma
anche gli utensili tipici nel lavoro dei campi e quelli
della vita più propriamente domestica. E poi un
altrettanto dovizioso apparato di tradizionali doni
obnuziali, oggetto peraltro di una ormai vasta
letteratura demo-etno-antropologica volta ad
evidenziarne le valenze apotropaiche. E’ il caso delle
collane di corallo, specialmente diffuse nel Teramano e
con epicentro di produzione a Giulianova, dove sin dal
1884 si impose con i fratelli Migliori una manifattura
destinata a fama internazionale. O, più ancora, della
presentosa, una collana con pendente centrale a
forma stellare che agli aspetti più propriamente magici
(ma anche tipicamente femminili) richiamati dal
crescente lunare, coniugava un chiaro significato di
status, appalesando i due cuori posti al centro del
monile la condizione della donna sentimentalmente
“impegnata”.
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In complesso, dunque, un volume accattivante e se
vogliamo inconsueto, strutturato su più registri e
fortemente caratterizzato sotto il profilo
storico-esistenziale, in cui figure e spazi di una
realtà vissuta acquistano pregnanza di significato e
calore.
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Sandro
Galandni
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Premessa
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Come tutti sanno, la nostra memoria non è fatta solo del
ricordo di immagini o di vicende da noi direttamente
vissute; ma è fatta anche di storie ed avvenimenti,
accaduti ad altri e che da essi abbiamo ascoltato, fin
dalla più tenera età.
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L’insieme di ricordi belli e brutti, di sentimenti e di
sensazioni, di speranze e di delusioni, diventa, allora,
una specie di nostra personale dote, una sorta di carta
d’identità; come dite che siamo quello che ricordiamo.
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Quando, poi, si giunge ad una certa età, si avverte,
quasi dolorosamente, il bisogno di raccontare, di
condividere con quelli che sentano piacere ad ascoltare,
o ne abbiano la pazienza, tutto quello che ricordiamo,
forse in un ingenuo tentativo di trovare giustificazioni
o riconoscimenti al nostro operato. E’ successo ai
nostri nonni; è successo ai nostri genitori; succede
anche a noi: tutti fermamente convinti che il racconto
delle proprie vicissitudini possa essere di aiuto e di
insegnamento agli altri.
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Oltre che raccontare, come faccio di solito, ho voluto,
addirittura, scrivere un libro: questo che avete in
mano.
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Ho scritto di personaggi Veramente esistiti, chiamandoli
con i loro veri nomi; ho descritto luoghi e paesi veri;
ho raccontato storie di vita realmente vissute.
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Nulla ho aggiunto e nulla ho tolto ai miei ricordi; e
se, in qualche punto, il lettore potrà avete la
sensazione che qualcosa suoni falso o inventato, ricordi
che la realtà supera sempre l’immaginazione.
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L’autore
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Lucio Mara’
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