INTRODUZIONE
Quando ho
dato inizio alla raccolta dei documenti relativi all’attività parlamentare
di Tonino pensavo che tutto fosse facile. In fondo lo conoscevo da tanti
anni, sia come amico, sia come cronista delle varie testate giornalistiche
nelle quali sono stato impegnato fin dagli anni ‘50. Ma evidentemente mi
sbagliavo. Infatti in questi mesi ho potuto constatare, con sorpresa e anche
con preoccupazione, che il lavoro da lui svolto in Senato, sul piano
legislativo e istituzionale, è stato così intenso e articolato che mi
sembrava impossibile riassumerne i contenuti. Indubbiamente è stata
decisiva, a questo proposito, la scheda riepilogativa dell’attività svolta
da Tonino, elaborata dal Servizio per lo sviluppo e la gestione
dell’informatica del Senato, che gli venne inviata in copia dal Segretario
Generale, Gaetano Gifuni, attuale consigliere di Stato del Presidente della
Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Seguendo
la traccia di questa “scheda, “ mi è stato possibile ricostruire, per sommi
capi, l’itinerario parlamentare del Senatore Antonio Franchi. Ma chi è,
dunque, Tonino e che cosa ha fatto nei sette anni in cui ha occupato il
prestigioso seggio di Palazzo Madama in rappresentanza di una parte
rilevante dell’elettorato del collegio di Teramo? Intanto occorre premettere
che nel corso delle due legislature (1987-1994 ) sono accaduti episodi
eclatanti sul piano della politica interna e internazionale che, per motivi
che ho cercato di sintetizzare nel presente volume, lo hanno coinvolto
direttamente: la caduta del muro di Berlino, la trasformazione del P.C.I. in
PDS, l’era di “Tangentopoli “, la richiesta di impeachment nei confronti del
Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, l’accusa della Magistratura
di Palermo contro il maggiore esponente della D. C., Giulio Andreotti.
Ebbene, per una lunga serie di circostanze che i lettori avranno modo di
verificare, Tonino si ritrova ad essere, suo malgrado, protagonista di primo
piano delle vicende politiche più clamorose dei primi anni ‘90.
Ma che
dice il nostro a proposito di questo suo straordinario ruolo di fedele
interprete del dettato istituzionale? “Ho cercato sempre - ripete con
estrema franchezza - di interpretare nel miglior modo possibile la linea
politica del mio partito, del P.C.I. prima, del Pds poi”. Ma è sufficiente
questo per comprendere le ragioni che lo hanno portato ad assumere delle
responsabilità di così elevata valenza politica? Anche quando nella
primavera del 1993 gli fu recapitata una lettera minatoria dagli Stati Uniti
con la quale lo scrivente “avvertiva” il senatore Franchi che “il “Si” al
processo è una vittoria del Pds, perché è stato un complotto del Pds per la
conquista del Governo Italiano... “, non si preoccupò più di tanto,
nonostante il Ministro degli Interni gli assegnasse per sicurezza una scorta
armata. Ed è altresì interessante rilevare come, nonostante i suoi numerosi
impegni in sede di commissioni, nei dibattiti in Aula e nella Giunta per le
autorizzazioni a procedere non abbia mai disatteso le aspettative degli
abruzzesi.
Si può
dire, senza tema di smentita, che non c’è stato problema che riguardasse la
provincia di Teramo e la regione che Tonino non abbia portato all’attenzione
del Parlamento. C’è a questo proposito un episodio significativo che
testimonia questa sua propensione a sostenere in ogni occasione le istanze
degli istituti regionali, con particolare riguardo alla nostra regione.
Nel corso
della discussione del Bilancio di previsione dello Stato per il triennio
1991-1993, così il Ministro per gli affari regionali, Antonio Maccanico,
rispose a Tonino che gli aveva chiesto un maggiore impegno nei riguardi
della Regione Abruzzo: “Ringrazio il senatore Franchi per l’apprezzamento
rivolto al lavoro che sto effettuando al Dipartimento per gli affari
regionali e anche perché mi offre la possibilità di dare qualche indicazione
sulle linee che il Governo intende seguire per sostenere la finanza
regionale”. Dei rapporti avuti da Tonino con i suoi tanti compagni di
partito, ho scritto diffusamente nei capitoli che seguono anche se forse non
ho ricordato il suo forte legame di idealità e amicizia con l’allora
segretario regionale del P.C.I., Renzo Trivelli e con il segretario della
federazione di Teramo, Vinicio Scipioni. Per tornare ai suoi lavori
parlamentari forse la soddisfazione più grande Tonino l’ha avuta quando,
dopo l’intervento conclusivo sul “caso Andreotti”, il Presidente del Senato
Giovanni Spadolini, all’uscita dall’Aula lo prese sottobraccio e con la
serietà e la sincerità che erano proprie di questo grande personaggio della
nostra Repubblica gli disse: “Oggi con il tuo intervento hai dato un grande
contributo alle istituzioni democratiche”.
Una
esperienza per tanti versi entusiasmante quella di Tonino nel Parlamento
italiano che si concluse con la fine anticipata della undicesima
legislatura. Una interruzione della sua attività parlamentare che lasciò
l’amaro in bocca al suoi tanti amici ed estimatori anche di altre tendenze
politiche. Perché una cosa è certa: in tutti i suoi atti politici nel corso
della sua lunga carriera, Tonino non ha mai avuto nemici ma soltanto
avversari che ha sempre rispettato come si conviene ad un uomo politico che
non ha mai dimenticato le sue solide radici cristiane e che conosce bene le
regole principali della vita democratica. Per quanto riguarda l’interruzione
“tecnica” della sua autorevole presenza a Palazzo Madama, ritengo opportuno
citare, per una buona analisi del “caso” in questione, l’interessante
apertura di un articolo pubblicato in prima pagina sull’Unità in data 23
Giugno 2003, a firma di Bruno Gravagnuolo “Secondo Rousseau - scrive il
giornalista dell’Unità - era contro natura che i fanciulli comandassero ai
vecchi, gli imbecilli ai saggi e i viziosi ai virtuosi. Doveva pur esserci
per il ginevrino una giusta proporzione tra differenze e meriti. Ovvero
un‘eguaglianza che tenesse conto delle differenze naturali. Criterio saggio,
condivisibile ancora oggi senza apprezzabili distinguo a destra come a
sinistra. Volto a indicare le basi minime di uno squilibrio di potere
accettabile, stante che persino l’egualitario Rousseau pensava, che le
ineguaglianze di natura fossero ineliminabili e andassero tenute in conto
nella distribuzione dell’onore in società.. .“. Forse se dieci anni or sono
si fossero tenuti in debito conto gli insegnamenti dell’autore del
“Contratto sociale”, vero manifesto della democrazia, Tonino avrebbe potuto
dare un ulteriore contributo di partecipazione alla crescita socio-politica
e culturale del Paese.
Francesco De Lucia