Stralcio del Cap. XXIX, pag., 123 - Ai primi di febbraio 1992 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga scioglie il Parlamento prima della scadenza del suo mandato. Pochi giorni dopo, con l’arresto di Mario Chiesa a Milano, inizia l’era di “Tangentopoli”. Il 5 e 6 aprile, in un clima di grande incertezza per il futuro del Paese, si svolgono le elezioni politiche che danno per risultato un sensibile ridimensionamento dei partiti tradizionali e un’affermazione dei nuovi movimenti di protesta come la Lega Nord, la Rete di Orlando e gli ecologisti. Tonino, candidato per il Senato nel Collegio di Teramo del P.D.S. deve impegnarsi non poco, insieme all’intero apparato del partito, per superare le difficoltà create dalla presenza del candidato di Rifondazione comunista che riesce ad ottenere consensi nella stessa area di riferimento politico e ideologico.
LA DIMENSIONE POLITICA DELL'AGIRE
L'itinerario parlamentare di Antonio Franchi
Finito di stampare nel mese di novembre 2003 dalle Grafiche Martintype di Colonnella (TE)
 
 
 
 
Francesco De Lucia (Giulianova 1935) svolge la professione giornalistica da circa un cinquantennio. Negli anni Cinquanta è stato corrispondente di “Eco Riviera”, “Il Giornale d’Abruzzo”, Momento Sera”. Negli anni Sessanta è stato collaboratore de “Il Messaggero d’Italia” e de “Il Tempo”, e redattore capo de “L’Abruzzo domani”. Dopo un triennio svolto presso il quotidiano abruzzese  “Il Mezzogiorno” (in qualità di capo della redazione di Giulianova), ha diretto i periodici “confronto” e “Report”, e la TV locale  “Tele Alba” di Alba Adriatica. In tempi più recenti, è stato collaboratore dei quotidiani “L’Occhio” ed “Il Tempo”, e responsabile della redazione giuliese del quotidiano “Le Notizie”. A partire dagli anni Ottanta, ha scritto (in collaborazione con Gaetano Di Pietro) quattordici volumi sullo sviluppo sociale, economico e culturale di Abruzzo e Marche, ricevendo nel 1989, quale riconoscimento dell’attività svolta, una Targa d’argento da parte del Lions Club di san Benedetto del Tronto. Nel 2002 ha scritto il libro “Quando il vangelo si fa vita”, la storia di Padre serafino Col angeli, fondatore della Piccola Opera Charitas. È stato membro del Consiglio dei probiviri dell’Associazione Stampa Abruzzese.
Francesco De Lucia
 

INTRODUZIONE

 

Quando ho dato inizio alla raccolta dei documenti relativi all’attività parlamentare di Tonino pensavo che tutto fosse facile. In fondo lo conoscevo da tanti anni, sia come amico, sia come cronista delle varie testate giornalistiche nelle quali sono stato impegnato fin dagli anni ‘50. Ma evidentemente mi sbagliavo. Infatti in questi mesi ho potuto constatare, con sorpresa e anche con preoccupazione, che il lavoro da lui svolto in Senato, sul piano legislativo e istituzionale, è stato così intenso e articolato che mi sembrava impossibile riassumerne i contenuti. Indubbiamente è stata decisiva, a questo proposito, la scheda riepilogativa dell’attività svolta da Tonino, elaborata dal Servizio per lo sviluppo e la gestione dell’informatica del Senato, che gli venne inviata in copia dal Segretario Generale, Gaetano Gifuni, attuale consigliere di Stato del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

Seguendo la traccia di questa “scheda, “ mi è stato possibile ricostruire, per sommi capi, l’itinerario parlamentare del Senatore Antonio Franchi. Ma chi è, dunque, Tonino e che cosa ha fatto nei sette anni in cui ha occupato il prestigioso seggio di Palazzo Madama in rappresentanza di una parte rilevante dell’elettorato del collegio di Teramo? Intanto occorre premettere che nel corso delle due legislature (1987-1994 ) sono accaduti episodi eclatanti sul piano della politica interna e internazionale che, per motivi che ho cercato di sintetizzare nel presente volume, lo hanno coinvolto direttamente: la caduta del muro di Berlino, la trasformazione del P.C.I. in PDS, l’era di “Tangentopoli “, la richiesta di impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, l’accusa della Magistratura di Palermo contro il maggiore esponente della D. C., Giulio Andreotti. Ebbene, per una lunga serie di circostanze che i lettori avranno modo di verificare, Tonino si ritrova ad essere, suo malgrado, protagonista di primo piano delle vicende politiche più clamorose dei primi anni ‘90.

Ma che dice il nostro a proposito di questo suo straordinario ruolo di fedele interprete del dettato istituzionale? “Ho cercato sempre - ripete con estrema franchezza - di interpretare nel miglior modo possibile la linea politica del mio partito, del P.C.I. prima, del Pds poi”. Ma è sufficiente questo per comprendere le ragioni che lo hanno portato ad assumere delle responsabilità di così elevata valenza politica? Anche quando nella primavera del 1993 gli fu recapitata una lettera minatoria dagli Stati Uniti con la quale lo scrivente “avvertiva” il senatore Franchi che “il “Si” al processo è una vittoria del Pds, perché è stato un complotto del Pds per la conquista del Governo Italiano... “, non si preoccupò più di tanto, nonostante il Ministro degli Interni gli assegnasse per sicurezza una scorta armata. Ed è altresì interessante rilevare come, nonostante i suoi numerosi impegni in sede di commissioni, nei dibattiti in Aula e nella Giunta per le autorizzazioni a procedere non abbia mai disatteso le aspettative degli abruzzesi.

Si può dire, senza tema di smentita, che non c’è stato problema che riguardasse la provincia di Teramo e la regione che Tonino non abbia portato all’attenzione del Parlamento. C’è a questo proposito un episodio significativo che testimonia questa sua propensione a sostenere in ogni occasione le istanze degli istituti regionali, con particolare riguardo alla nostra regione.

Nel corso della discussione del Bilancio di previsione dello Stato per il triennio 1991-1993, così il Ministro per gli affari regionali, Antonio Maccanico, rispose a Tonino che gli aveva chiesto un maggiore impegno nei riguardi della Regione Abruzzo: “Ringrazio il senatore Franchi per l’apprezzamento rivolto al lavoro che sto effettuando al Dipartimento per gli affari regionali e anche perché mi offre la possibilità di dare qualche indicazione sulle linee che il Governo intende seguire per sostenere la finanza regionale”. Dei rapporti avuti da Tonino con i suoi tanti compagni di partito, ho scritto diffusamente nei capitoli che seguono anche se forse non ho ricordato il suo forte legame di idealità e amicizia con l’allora segretario regionale del P.C.I., Renzo Trivelli e con il segretario della federazione di Teramo, Vinicio Scipioni. Per tornare ai suoi lavori parlamentari forse la soddisfazione più grande Tonino l’ha avuta quando, dopo l’intervento conclusivo sul “caso Andreotti”, il Presidente del Senato Giovanni Spadolini, all’uscita dall’Aula lo prese sottobraccio e con la serietà e la sincerità che erano proprie di questo grande personaggio della nostra Repubblica gli disse: “Oggi con il tuo intervento hai dato un grande contributo alle istituzioni democratiche”.

Una esperienza per tanti versi entusiasmante quella di Tonino nel Parlamento italiano che si concluse con la fine anticipata della undicesima legislatura. Una interruzione della sua attività parlamentare che lasciò l’amaro in bocca al suoi tanti amici ed estimatori anche di altre tendenze politiche. Perché una cosa è certa: in tutti i suoi atti politici nel corso della sua lunga carriera, Tonino non ha mai avuto nemici ma soltanto avversari che ha sempre rispettato come si conviene ad un uomo politico che non ha mai dimenticato le sue solide radici cristiane e che conosce bene le regole principali della vita democratica. Per quanto riguarda l’interruzione “tecnica” della sua autorevole presenza a Palazzo Madama, ritengo opportuno citare, per una buona analisi del “caso” in questione, l’interessante apertura di un articolo pubblicato in prima pagina sull’Unità in data 23 Giugno 2003, a firma di Bruno Gravagnuolo “Secondo Rousseau - scrive il giornalista dell’Unità - era contro natura che i fanciulli comandassero ai vecchi, gli imbecilli ai saggi e i viziosi ai virtuosi. Doveva pur esserci per il ginevrino una giusta proporzione tra differenze e meriti. Ovvero un‘eguaglianza che tenesse conto delle differenze naturali. Criterio saggio, condivisibile ancora oggi senza apprezzabili distinguo a destra come a sinistra. Volto a indicare le basi minime di uno squilibrio di potere accettabile, stante che persino l’egualitario Rousseau pensava, che le ineguaglianze di natura fossero ineliminabili e andassero tenute in conto nella distribuzione dell’onore in società.. .“. Forse se dieci anni or sono si fossero tenuti in debito conto gli insegnamenti dell’autore del “Contratto sociale”, vero manifesto della democrazia, Tonino avrebbe potuto dare un ulteriore contributo di partecipazione alla crescita socio-politica e culturale del Paese.

Francesco De Lucia