Vincenzo Bindi con un lascito del 3 ottobre 1927 dota la città di Giulianova di una particolare e significativa pinacoteca. Nelle prime quarantanove pagine del lascito testamentario egli cataloga e spesso presenta criticamente trecentosessantasette opere (altre sono da lui numericamente numerate) appartenenti ad un periodo estesissimo compreso tra il 1600 e il 1920 circa ed elenca centoquindici artisti ad iniziare da J. De Ribera (Lo Spagnoletto) e terminando con la presentazione della monotipia di F. Patella. Una storia dell’arte lunga tre secoli, che potrebbe far apparire discontinuo il lascito, senonché l’unitarietà e la particolarità di questa raccolta sono date da due elementi precisi: il primo è che per la maggior parte le opere censite appartengono ad artisti meridionali formatisi a Napoli o che hanno avuto stretti rapporti culturali con questa città, il secondo è che fondamentalmente tutte le opere e gli studi riconducono ad una piuttura del vero sia per quanto riguarda il paesaggio sia per le opere di genere o i ritratti.

L'Ottocento dei depositi
A cura di Francesco Tentarelli
Finito di stampare dalla "Edigrafital S.p.A." S. Atto di Teramo nel mese di agosto 2003
 

 

L’Ottocento dei depositi
Dipinti inediti della Scuola di Posiflipo
 
MAS Museo d’Arte dello Splendore, Giulianova
9 agosto - 28 settembre 2003
Comitato Scientifico
Francesco Tentarelli
Luisa Gialluca Palma
Stefania Segreti
Ludovico Raimondi
Organizzazione
Comune di Giulianova
Assessorato alla Cultura
In collaborazione con
Regione Abruzzo - Assessorato alla Cultura
Provincia di Teramo - Assessorato alla Cultura
Mostra a cura di
Francesco Tentarelli
Con la collaborazione di
Ludovico Raimondi
Testi di
Ludovico Raimondi
Luisa Gialluca Palma
Stefania Segreti
Francesco Tentarelli
Foto di
Cleto Di Giustino
Assicurazione
RAS Giulianova di Fabrizio Valierani
Impaginazione
Raffaella Benguardato
Realizzazione e stampa
Edigrafital SpA., 5. Atto – Teramo
Uno speciale ringraziamento a:
Padre Serafino Colangeli, Presidente del Museo d’Arte dello Splendore;
Tito Forcellese, Assessore al Bilancio del Comune di Giulianova;
Simonetta Leva, Dirigente del settore cultura del Comune di Giulianova;
Giuseppe Maggi, Funzionario Assessorato Pubblica Istruzione;
Osvaldo De Fabiis, Direttore del Museo d‘Arte dello Splendore;
Luisa De Sanitis, Franca Meo e il personale tutto del Museo d’Arte dello Splendore;
la Cooperativa “Duchessa “per l’apertura straordinaria serale della mostra.
Si ringraziano inoltre per la cortese collaborazione Laura Testoni, Sandra Di Pancrazio, Paolo Fedele, Pasqualino Chiappini

 

 

Egli concentra il suo lascito in un periodo esaltante per la storia dell’arte napoletana compreso tra il 1820 e il 1870, raccogliendo e presentando quasi tutti gli artisti appartenuti alla cosiddetta scuola di Posillipo, per cui gli artisti precedenti presentati non sono che degli anticipatori od epigoni della :scuola medesima. Con una simile catalogazione egli riesce a dare il significato più esteso della scuola di Posillipo, come scuola che praticò la pittura del vero con la perfezione del disegno, con il rispetto dei soggetti rappresentati e l’esatta riproduzione della luce e del colore. A questo genere di pittura egli aggrega anche quegli artisti che negavano la propria appartenenza ad essa, come D. Morelli ed E. Dalbono.
"Maria Maddalena"
Olio su tela cm 61x74.
Scuola di Francesco solimena, seconda metà del XVIII secolo

ARALDICA - Lo stemma del Comune di Giulianova contiene un cavaliere medioevale a cavallo che rappresenta Giulio Antonio Acquaviva, il fondatore della città tardomedioevale. Lo stemma è sormontato da cinque torri che raffigurano le antiche fortificazioni quattrocentesche della città. Giulia Nova o Giulianova, che deve il suo nome, appunto, al fondatore, anticamente si chiamava Castrum Novum, colonia fondata dai romani sulle rive del Batinus, l'odierno Tordino. Dopo la caduta dell’Impero Romano, nel corso del Medioevo, le fu dato il nome di Catel S. Flaviano, in onore delle reliquie del martire che, secondo la leggenda, sarebbero state rinvenute, forse portatevi via mare, in quel sito.

La mostra dei dipinti conservati nei depositi della Pinacoteca Civica “Vincenzo Bindi” può essere considerata uno degli eventi di maggiore rilevanza promossi dall’amministrazione comunale di cui sono sindaco. L’esposizione consente di riportare alla luce la parte riposta del tesoro artistico che il Prof. Vincenzo Bindi, all’atto della sua morte, avvenuta nel 1928, ha inteso lasciare in eredità a beneficio del comune e della collettività. La Pinacoteca, intitolata alla sua memoria, costituisce il bene culturale più prezioso del complesso sistema museale, civico e privato, ma, fin dalla sua istituzione, non ha potuto rendere visibile l’intera collezione bindiana a causa della mancanza di spazi adeguati. L’allestimento della mostra L’OTTOCENTO DEI DEPOSITI, compimento di un progetto che vede protagonista lo storico dell’arte e direttore Tecnico - Scientifico dei musei civici, Francesco Tentarelli, sostenuto con convinzione dall’Assessore alla Cultura Giampiero Di Candido e dalla Giunta, consente di colmare la lacuna. Il nostro obbiettivo deve essere rivolto adesso a fare si che, ristrutturando il monumentale Palazzo Bindi e recuperando alla funzione culturale altri edifici in dotazione del Comune, la piena fruizione del riscoperto patrimonio superi la fase di evento occasionale, che rimane comunque importante. Ringrazio l’Assessore Di Candido per avere colto la grande opportunità, l’Assessore Tito Forcellese, che fin dai tempi della carica di Consigliere Comunale delegato alla cultura è stato propulsore della rinvigorita spinta alla valorizzazione del polo culturale civico, il Dott. Tentarelli per avere proposto e perseguito l’iniziativa, il Dirigente del Settore competente del Comune, Dr.ssa Simonetta Leva, e il suo facente funzioni, Sig. Giuseppe Maggi, il Responsabile del Servizio Cultura e conservatore dei musei civici, Dr. Ludovico Raimondi, e quanti, ai diversi livelli, l’hanno resa attuabile tra non poche ed immaginabili difficoltà.
Un ringraziamento particolare rivolgo al Presidente del Museo d’Arte dello Spendore, Padre Serafino Colangeli per aver posto a disposizione i locali della bellissima struttura museale che ospitano l’esposizione, ed a tutti i suoi collaboratori per la cura e l’entusiasmo con cui hanno accolto l”intrusione”. Una volta di più il connubio con il Mas dimostra la validità e l’utilità dell’intesa tra le nostre istituzioni ai fini dell’interesse comune e collettivo.
 
Giancarlo Cameli
Sindaco di Giulianova
 
Essere riusciti nell’intento di esporre i dipinti della raccolta del Prof. Vincenzo Bindi rimasti da sempre nei depositi della Pinacoteca Civica non può che essere motivo di orgoglio e di grande soddisfazione per l’Amministrazione Comunale e per l’Assessorato alla Cultura al quale sono delegato. La mostra è stata uno dei principali obiettivi del programma di rilancio dei nostri beni culturali. Un motivo in più di soddisfazione è quello di avere portato gli inediti bindiani in esposizione al Museo d’Arte dello Splendore sia perché questo, grazie alla disponibilità di Padre Serafino Col angeli, consolida i rapporti di collaborazione con il MAS. sia perché viene ripagato, con un evento di sicuro spessore artistico, il nostro sforzo di divulgare e di avvicinare sempre di più la cultura al pubblico ed alla collettività. Il trasferimento temporaneo delle opere riposte della Pinacoteca Civica in una sede così moderna ed attrezzata agevola anche lo scopo che ci siamo prefissi e lavoreremo con impegno e convinzione affinché si creino opportunità altrettanto importanti che possano rendere un vantaggio reciproco alle nostre istituzioni ma soprattutto all’intera comunità. Nello stesso tempo, non lasceremo nulla di intentato per fare sì che l’intera raccolta di Bindi possa ritrovare la più degna collocazione permanente ed il massimo splendore nell’ambiente della Pinacoteca “V. Bindi” ad essa più naturale. La mostra l’Ottocento dei depositi ci darà la spinta giusta per procedere nella duplice direzione. Rivolgo un sentito ringraziamento alla Regione, alla Provincia, alla Giunta, agli amministratori ed ai dirigenti comunali che hanno assecondato il progetto ed a tutti coloro che hanno contribuito a realizzarlo. Un ringraziamento particolare al promotore ed al curatore della mostra, il Dott. Francesco Tentarelli, ed al conservatore dei musei civici, il Dott. Ludovico Raimondi, che lo ha sostenuto nell’organizzazione.
 
Giampiero Di Candido
Assessore alla Cultura
 
 
È con grande soddisfazione che saluto questo evento ideato all’interno di un concreto progetto di rilancio del sistema museale giuliese che già l’anno passato aveva dato grandi risultati per presenze di visitatori e per i rinnovati criteri museografici.
Il polo museale giuliese si è arricchito negli ultimi anni anche di un importante museo archeologico e tra breve, seppure con grandi difficoltà, spero di poter fornire le risorse finanziarie per dare l’avvio al restauro conservativo di palazzo Bindi che, come è noto, contiene l’omonima Pinacoteca.
L’esposizione, dunque, degli ottanta dipinti, tutti di grande importanza, ascrivibili alla Scuola di Posillipo e quindi alla pittura napoletana dell’Ottocento, rimasti per tantissimi anni sacrificati nei depositi della Pinacoteca Civica di Giulianova, si pone come esempio determinante poiché ripropone al grande pubblico e agli addetti ai lavori il problema delle tante opere d’arte relegate da sempre in depositi, a volte inidonei, dei grandi musei abruzzesi mai esposte, che invece potrebbero essere date, per esempio, in comodato ad altre realtà museali in maniera da creare le condizioni per una realtà contrassegnata da quello che oggi viene definito museo diffuso sia esso che presenti opere all’esterno che all’interno di contenitori.
Lo sforzo di questo Assessorato è proprio quello di creare una realtà museale territorialmente integrata che viva in osmosi con strutture anche private, non a caso la presente mostra viene ospitata nei locali del Museo d’Arte dello Splendore, e qui colgo l’occasione per ringraziare Padre Serafino Colangeli, fondatore di questa importantissima struttura, in maniera da rendere sempre più visibile e visitabile il nostro grande patrimonio storico artistico e demoetnoantropologico che, mi si consenta, rappresenta nel panorama italiano un paradigma soprattutto per la sua stratificazione e diffusione all’interno di un altro bene culturale che è quello della natura e dei parchi.
 
Bruno Sabatini
Assessore regionale alla Cultura
 
 
Premessa
 
Il presente catalogo costituisce una integrazione a quello già esistente edito nel 1983, e si pone lo scopo di rifocalizzare l’attenzione sul nostro patrimonio storico artistico.
Va senz’altro detto che l’anno passato una importante mostra si apriva a Torino con il titolo Dal vero. Il paesaggismo napoletano da Gigante a De Nittis e che per tale iniziativa la nostra Pinacoteca ha contribuito con il prestito di due importanti opere: Il bosco di Fontainebleau di Consalvo Carelli e Il porto di Pozzuoli di Raffaele Carelli.
Pertanto si rinvia al catalogo di quell’evento, consapevoli del fatto che ad oggi esso costituisce un punto di riferimento sia per il livello dei saggi ivi contenuti sia per l’esauriente bibliografia.
Ciò però non ci esime dal dare un nostro piccolo contributo con la pubblicazione di brani inediti della Autobiografia di Consalvo Carelli conservata nella Biblioteca Civica “V. Bindi” di Giulianova. che verrà data alle stampe, nella versione integrale, il prossimo anno.
La trascrizione dell’Autobiografia si deve a Luisa Gialluca Palma che la presentò quale appendice alla sua tesi di laurea su Consalvo Carelli e che nel presente catalogo pubblica alcuni passi salienti del suo lavoro incentrati sulla vicenda biografica del pittore partenopeo con riferimenti utilissimi ai fini di una più puntuale ricostruzione degli eventi.
È parso opportuno anche occuparci di Vincenzo Bindi senza il quale non avremmo potuto realizzare questa esposizione. È sua la donazione alla città di Giulianova comprendente, oltre al palazzo, tutte queste importanti opere dipinte, per la maggior parte, dal suocero Consalvo Carelli. Un giusto riconoscimento teorico gli viene tributato da Stefania Segreti studiosa dell’Ottocento napoletano che affronta il Bindi teorico dell’arte nelle sue implicazioni storico-estetiche.
Ed infine il contributo di Ludovico Raimondi qui nella sua qualità di Direttore dei Musei Civici, che ricomprende la storia e le vicende della collezione Bindi e le sue condizioni attuali in relazione agli aspetti museografici e alla nuova mappa del polo museale giuliese nel momento del suo rilancio e valorizzaione.
Infine è doveroso anche porre l’attenzione sullo stato di conservazione delle opere esposte. Queste in alcuni casi presentano dei minimi deterioramenti dovuti oltre al loro tempo vita anche alla fragilità di alcuni materiali e alle condizioni di umidità relativa dei luoghi di deposito.Ovviamente qualche dipinto dovrà essere sottoposto ad operazioni conservative, soprattutto quelli in condizioni pietose, per fortuna pochi, che sono ancora nei depositi della Pinacoteca “V. Bindi”
 
                                                                Francesco Tentarelli