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L’ABRUZZO
dall’Umanesimo
all’età barocca
Con il contributo della Regione Abruzzo.
Con il patrocinio dell’istituto nazionale di Studi crociani
e del Centro nazionale di Studi dannunziani e della cultura in
Abruzzo. |
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ISTITUTO NAZIONALE DI STUDI CROCIANI
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CENTRO NAZIONALE DI STUDI DANNUNZIANI
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L’ABRUZZO
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dall’Umanesimo
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all’età barocca
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a
cura di
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Umberto Russo e Edoardo Tiboni
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L’affascinante viaggio a ritroso nei secoli della nostra storia da noi
avviato nel 1997 con la pubblicazione del volume “L’Abruzzo
nell’Ottocento” e proseguito nel 2000 con l’uscita di un altro volume di
identica consistenza su “L’Abruzzo nel Settecento”, approda ora, dopo un
percorso non privo di ostacoli,fortunatamente superati, al lungo periodo
che muove dalla civiltà rinascimentale per infine pervenire all’età
barocca nella sua fioritura seicentesca.
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La
struttura del volume, anche questo di circa 750 pagine, è simile a
quella dei precedenti. Ad una prima parte che tratta della storia
generale, l’economia, la cultura letteraria, l’arte, la musica, il
teatro ne segue una seconda dedicata alle grandi figure dell’epoca
considerata, dai due grandi santi Giovanni da Capestrano e Camillo de
Lellis a Serafino Aquilano e Alessandro Valignano, da Margherita
d’Austria a Giulio Mazzarino, da Claudio Acquaviva a Muzio Pansa e
Antonio Probi. La parte conclusiva è dedicata alle città maggiori del
tempo ed ogni capitolo è una piccola ma importante monografia dei centri
abruzzesi più significativi e popolati.
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Notevole anche in questo terzo libro l’apparato iconografico
impreziosito da sedici tavole fuori testo a colori. In tutto, trentanove
capitoli che hanno costituito l’impegno generoso di validi studiosi,
testimonianza e garanzia di una costante crescita culturale del nostro
Abruzzo, ai quali va il ringraziamento vivo e cordiale per il loro
qualificante lavoro. Occorrerebbe uno spazio di cui non dispongo per
citarli tutti ma i loro nomi sono nell’indice che apre il volume. A loro
credo debba andare anche la gratitudine dei lettori e degli abruzzesi in
generale per questo nuovo contributo alla conoscenza sempre più
approfondita della nostra storia.
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Il
volume esce per l’impegno editoriale dell’Ediars e con il patrocinio
dell’istituto nazionale di Studi crociani, del Centro nazionale di Studi
dannunziani e della cultura in Abruzzo, della Regione Abruzzo che ha
concesso per la realizzazione dell’opera un consistente contributo. A
loro il più vivo grazie.
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Un
ringraziamento particolare al prof Umberto Russo per il grande
contributo dato all’opera di coordinamento, al prof Giuseppe Papponetti
e alla profssa Gabriella Albertini per i preziosi consigli. Per
l’attenta ed esperta collaborazione grafica un grazie infine a
Gianfranco Zazzeroni e ad Angela Campolieti.
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In
conclusione, che dire se non annunciare l’avventuroso quanto ostinato
proposito di voler proseguire in quest’opera, ponendo mano al quarto
volume, da dedicare al nostro Medioevo?
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Edoardo Tiboni
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Pescara, 4 novembre 2002
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Giulianova
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Sandro Galantini
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Significativo prodotto di una “razionalità superiore”, per dirla alla
maniera di Raffaele Colapietra, la Giulianova rinascimentale rappresenta
— in quell’area medio-adriatica del secolo decimo quinto che non è
estranea a vicende artistiche ed architettoniche di non poco momento —
un episodio urbanistico di assoluto interesse e ancora in parte
leggibile nei suoi caratteri essenziali.
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La
novità del disegno urbano — scrive infatti Mario Bevilacqua —, la
completezza di realizzazione [...], travalicano gli orizzonti locali,
mostrando una diretta connessione col più avanzato dibattito teorico in
corso nei principali centri italiani.
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Compositi significati politico-matematici e filosofici intervengono
potentemente a caratterizzare le scelte progettuali, forse dovute — come
si sostiene da oltre un decennio a questa parte, rigettata precocemente
una iniziale attribuzione a Baccio Pontelli — a quell’autentico genio
dell’architettura rinascimentale che fu Francesco di Giorgio Martini,
oppure, come una recenziore indagine porta a ritenere, ad ambienti
vicini a Leon Battista Alberti.
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Strettamente e intenzionalmente legato all’impianto urbano della nuova
Giulianova è l’imponente Duomo di San Flaviano, realizzato a partire dal
1472. La straordinaria originalità di questa costruzione in laterizio,
originariamente e sino a metà Cinquecento intitolata a S. Maria in
Platea (o S. Maria in Piazza), è immediatamente percepibile dalla
sua peculiare tipologia.
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Come
per il nuovo impianto urbano ci troviamo infatti al cospetto di un vero
esperimento progettuale, rappresentato dalla scelta — chiaramente
influenzata dal Rinascimento toscano ma anche dalle esperienze lombarde
ed umbre — operata in direzione di un organismo edilizio ad impianto
ottagonale, perfettamente uniforme ed accurato in ogni parte e la cui
militaresca solidità, frutto di una scelta intenzionale nel solco del
pragmatismo quattrocentesco, viene accentuata, oltre che dalle poderose
mura spesse oltre due metri e da lesene di rinforzo angolari, dal giro
di beccatelli e caditoie che corona i lati, come negli apparati a
sporgere delle contemporanee fortezze ideate a scopo difensivo: una
tipologia architettonica che, sebbene rintracciabile in alcune località
della regione, tuttavia rende la chiesa di S. Flaviano il primo esempio
del genere (e l’unico per imponenza) nell’Abruzzo adriatico, rimasto
tale per almeno due secoli.
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Trascurando la vexata quaestio relativa all’identità del comunque
geniale progettista, è certo che la nuova città voluta da Giuliantonio
Acquaviva costituisce il meditato e scaltrito risultato di una precisa
volontà finalizzata alla valorizzazione (ma anche al potenziamento)
della posizione strategica del suo “Stato” abruzzese: una
riorganizzazione su basi nuove del territorio di competenza, insomma,
attuata mediante (e a partire da) una grande impresa urbanistica. […]
Stralcio
del capitolo "Giulianova" pag. 635 a cura del Dott. Sandro Galantini, tratto
dal volume "L’ABRUZZO
dall’Umanesimo all’età barocca" |