- Illustri
Giuliesi
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A cura di Vincenzo
Bindi

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Collana
"STORIE"
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Finito di stampare nel
mese di Dicembre 2000 da "Media" editoria, grafica e stampa, Mosciano
S.A.(TE) per conto del Centro di Servizi Culturali della Regione Abruzzo
- Via I. Nievo, 6.
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Tel. 0858003508 - Fax
08580027108
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Perche'gli "Illustri Giuliesi"
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di Aldo Marroni
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La
ristampa del volumetto di Vincenzo Bindi dedicato ai giuliesi ai quali
vanno ascritti meriti cosi elevati da renderli illustri, non risponde
alla richiesta di fondare su basi storiche (e divine?) una pretesa "giuliesità",
metafisica e sovrastorica, che dovrebbe far ascendere il giuliese alle
altezze di una eccellenza e di una singolarità irripetibili. Non vi è
dunque nessuna intenzione di rivendicare a Giulianova una risibile
specificità etnica quasi a fare del giuliese l'archetipo universale del
tipo umano estroso e bugiardo, filantropo e cinico, religioso e
miscredente, appassionato e disincantato, ospitale e sprezzante. Niente
di tutto questo. Il problema riguarda esclusivamente la toponomastica,
per intenderci i nomi dati e da dare alle vie della città.
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Diversi anni or sono ci fu un mio modesto tentativo, in collaborazione
con Francesco Tentarelli, di restituire, alle vie del Centro, Storico
le loro antiche denominazioni (via dell'Asilo, via delle Fosse ecc.) cui
si erano sovrapposte nel tempo le intitolazioni trionfalistiche,
nazionalistiche e pseudoeroiche (via Enrico Toti, via Armando Diaz,
Corso Giuseppe Garibaldi ecc). Quel tentativo è rimasto lettera morta:
o meglio sono rimaste le lapidi che furono installate con l’aggiunta
funerea del tipo "Via Giuseppe Garibaldi già Via del Corso". Negli anni
successivi vi è stato un vero e proprio peggioramento, se non
imbarbarimento, della toponomastica. Facevo parte, durante gli anni '80,
in quanto direttore della gloriosa e bistrattata (da tutti!) Biblioteca
Civica “V.Bindi”, della Commissione Comunale per la Toponomastica,
della quale era membro, non di secondo piano anche l'Avv. Riccardo Cerulli il quale a più riprese cercò di imporre garbatamente il ritorno
agli "illustri giuliesi" di Bindi, che lo storico aveva scritto con lo
scopo di fornire agli amministratori comunali un valido strumento per
la denominazione delle vie della Città. L’eroico tentativo, di Cerulli,
timidamente da me sostenuto, andò a vuoto. Si dovevano intitolare molte
vie tra cui tutte quelle della costruenda Zona Peep: ebbene prevalse una
vera e propria spartizione politica anche della toponomastica, che ora
fa bella mostra di sé tra via Lombardi, via Parri, via Longo, via
Brodolini, via La Malfa e così “via”: girare per credere!
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Ho
sempre sostenuto che ogni comunità, ogni collettività ha qualcosa di
unico, ha una specificità le cui radici affondano nella storia
cittadina, nei beni culturali e letterari, nelle emergenze
architettoniche e urbanistiche: tutto questo contro una mediocrità e un
ottundimento delle coscienze che ci fa essere degli stupidi cittadini
del mondo. Ed è per tale motivo che lo smilzo libretto di Bindi è un
esempio paradigmatico non tanto di un attaccamento alla terra d’origine
perché ritenuta eletta da Dio, ma del rispetto per una genialità
locale che non va soltanto trionfalisticamente sbandierata ma
criticamente indagata, studiata e valorizzata. Intanto l’invito di Bindi, a cui mi permetto di aggiungere quello mio, è di iniziare a
ripulire la città da tutto ciò che storicamente non le appartiene. La
ristampa di “Illustri Giuliesi” non ha altro scopo.
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