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- La Chiesa di San Flaviano – Giulianova
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Ubicato nel centro storico di Giulianova in prossimità di Corso
Garibaldi, l’imponente Duomo di San Flaviano è, con la chiesa di S.
Maria a Mare, il monumento più importante della città e tra i più
interessanti e singolari dell’Abruzzo.
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La
sua realizzazione, a partire dal
1472, appare strettamente e intenzionalmente
legata - come hanno evidenziato alcuni recenti studi - ai complessi
significati politico-militari e civili sottesi al coevo impianto urbano
della nuova Giulianova (erede della medievale Castel S. Flaviano), il
cui progetto venne commissionato dal fondatore Giuliantonio Acquaviva ad
un architetto sicuramente geniale, forse il senese Francesco di Giorgio
Martini, una delle menti più brillanti del secondo Quattrocento, oppure,
come di recente si sostiene, ad un progettista legato alla scuola di
Leon Battista Alberti.
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La
straordinaria originalità di questa costruzione in laterizio,
originariamente e sino al ‘600 intitolata a
S. Maria in Platea
(o S.
Maria in Piazza) ma ancora nella prima metà del Novecento popolarmente
chiamata “la Rotonda”, è immediatamente percepibile dalla sua peculiare
tipologia.
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Come
per il nuovo impianto urbano di Giulianova, ci troviamo infatti al
cospetto di un vero esperimento progettuale, rappresentato dalla scelta
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chiaramente influenzata dal Rinascimento toscano ma anche dalle
esperienze lombarde ed umbre - operata in direzione di un organismo
edilizio ad impianto ottagonale, perfettamente uniforme ed accurato in
ogni parte e la cui militaresca solidità, frutto di una scelta
intenzionale nel solco del pragmatismo quattrocentesco, viene
accentuata, oltre che dalle poderose mura spesse oltre due metri e da
lesene di rinforzo angolari, dal giro di beccatelli e caditoie che
corona i lati, come negli apparati a sporgere delle contemporanee
fortezze ideate a scopo difensivo: una tipologia architettonica che,
sebbene rintracciabile in alcune località della regione, tuttavia rende
la chiesa di S. Flaviano il primo esempio del genere nell’Abruzzo
adriatico (e l’unico per imponenza), rimasto tale per almeno due secoli.
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Oltre
all’impianto ottagonale con tutte le implicazioni di simbolismo mistico
ad esso ricollegabili ed i non meno interessanti significati matematico-
filosofici tipicamente martiniani, l’altro e più importante elemento di
originalità della chiesa di S. Flaviano è data dalla elegante, e per
quei tempi audacissima, cupola a calotta semisferica, che riprende
l’esperienza brunelleschiana di S. Maria del Fiore a Firenze.
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La
cupola, poggiante su un tamburo pure ottagonale alto circa due metri con
una finestrella ad ogni lato e concluso
da una cornice dentellata, presenta,
internamente ed esternamente, due aspetti differenti. L’emisfero
interno, tangente ai lati, è raccordato con l’ottagono mediante
pennacchi sferici; il mantello esteriore, invece, è una superficie
generata da una curva composta da due archi di cerchio di raggio
differente, raccordata in modo da apparire slanciata leggermente in
forma di cono fino alla piccola lanterna ottagonale.
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Anche nel
caso della cupola è possibile cogliere particolari significati
politico-sociali ed ideologici.
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Nell’assenza, all’epoca e per molto tempo ancora, di altre eminenze
edilizie, la presenza di questa ardita cupola svettante sull’orizzonte
oltre le mura, in primo luogo funge da “punto di riferimento e di
richiamo anche per quanti, sparsi nei campi, potevano contare su un
rifugio sicuro in casi anche estremi di necessità e di pericolo” .
Questa valenza sembra peraltro confermata dall’originario utilizzo, per
il rivestimento della cupola, di mattonelle smaltate d’azzurro (forse di
provenienza castellana, come lascia pensare la tipologia turchina ),
sventuratamente sostituite da laterizi grezzi di terracotta, la cui
forma ad embrice semicircolare tuttavia dovrebbe riprodurre quella
antica: in tal modo la cupola di San Flaviano, come sosteneva lo storico
Vincenzo Bindi, “illuminata da raggi del sole, splendeva nell’Adriatico
quasi faro luminoso ai più lontani naviganti”, unendo ad un effetto
particolarmente suggestivo la funzione, appunto, tipica del faro,
certamente opportuna in un periodo reso insicuro dalle frequenti
scorrerie turche.
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Insomma,
sembra emergere il disegno di un “territorio forte e omogeneo,
significativamente collocato al confine, o meglio a cavallo fra Regno e
Marche, di faccia ai Turchi e lungo la via litoranea delle invasioni dal
nord, nel punto di attrito e convergenza di opposti interessi”.
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In secondo
luogo la cupola, come punto di convergenza e di incontro per tutto il
paesaggio circostante, assolve anche al compito di unificare
prospetticamente l’abitato come il territorio”, così contribuendo alla
creazione di un’identità comunitaria in un corpo sociale scarsamente
omogeneo perché da poco (e ancora non completamente) trasferitosi dalla
“vecchia” Castel S. Flaviano nella nuova città rinascimentale, che
sebbene non ne ripeta nel nome l’origine, certo ne costituisce la
prosecuzione.
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Si
comprende, dunque, quanti messaggi siano stati affidati a questo
singolare edificio, non casualmente costato agli Acquaviva ben
quarantamila ducati, una somma addirittura superiore all’acquisto delle
città di Teramo e Atri, e la cui stessa posizione è significativa.
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